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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Osservatorio settimanale Voglio la mamma - numero 2.2014

13 aprile 2014

EUTANASIA. Anne, 89 anni, inglese ha chiesto e ottenuto l'eutanasia presso la struttura svizzera Dignitas, specializzata in "dolce morte" a pagamento (ottomila euro il costo dell'operazione). La notizia è rimbalzata sui quotidiani italiani lunedì 7 aprile. Anne non aveva alcuna malattia invalidante, era perfettamente sana. La nipote Linda, 54 anni, che l'ha accompagnata in Svizzera ha raccontato che la signora ha chiesto l'eutanasia perché non non si trovava a suo agio in un mondo così dominato dalla tecnologia, dai computer e dalla televisione. Il medico Michael Irwin che ha sostenuto la decisione della signora mettendola in contatto con la Dignitas ha affermato che altre tre persone inglesi in condizioni simili a quelli della signora Anne hanno già avuto il medesimo destino. La nipote Linda, unica erede perché Anne non era mai stata sposata e non aveva figli, ha compilato i moduli di richiesta alla Dignitas, ha accompagnato come si è detto la signora in Svizzera, l'ha materialmente assistita nel suicidio verificando di persona la sua morte e pochi giorni dopo è entrata in possesso dell'appartamento di Anne descrivendolo in una lettera come "pieno degli elementi della personalità curiosa e interessata alla vita" della zia. Secondo dati recenti almeno tre italiani al mese privi di malattie invalidanti fanno ricorso all'eutanasia a pagamento offerta dalla Dignitas. Tra questi, recentemente, il politico Lucio Magri e il magistrato Pietro D'Amico. Il racconto della storia di Anne è stato fatto dai giornali di tutto il mondo parlando nelle titolazioni di "suicidio" della signora contro la tecnologia e internet, molto raramente nelle titolazioni troverete riferimenti al fatto che questo suicidio sia avvenuto attraverso l'eutanasia a pagamento.


LEGGE 40. La Corte costituzionale mercoledì 9 aprile ha cancellato dalla legge 40 sulla fecondazione assistita il divieto di fecondazione eterologa (cioè con gameti non appartenenti alla coppia). Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha dichiarato di essere intenzionata a portare in Parlamento la questione per evitare il riproporsi del far west procreativo che ha caratterizzato la fase precedente l'introduzione della legge 40, confermata democraticamente con la bocciatura dei referendum abrogativi proposti anche sul punto ora abrogato d'imperio dalla sentenza della Consulta.


UTERO IN AFFITTO. Una donna 54enne milanese è stata assolta con sentenza resa nota martedì 8 aprile dall'accusa di "alterazione di stato", legittimando dunque l'acquisto da parte della stessa di un figlio in India concepito utilizzando un ovocita di una donna locale, fecondato dallo sperma del compagno della 54enne milanese e poi impiantato in un utero affittato di un altra donna indiana. Il gup milanese Gennaro Mastrangelo che ha emesso la sentenza ha affermato nelle motivazioni che "la definizione di maternità è ormai controversa" e il diritto di famiglia "è stato investito dalla dissociazione tra il dato naturale della procreazione e la contrattualizzazione delle forme di procreazione". In Italia, con queste motivazioni, i figli possono essere oggetto di compravendita. Gli uteri, di locazione. Magari, all'italiana, stando accorti di fare le cose all'estero, tanto poi qui si chiude un occhio e si dichiara in sentenza che "il diritto si trova con le spalle al muro".


MATRIMONIO GAY. Il tribunale di Grosseto con sentenza di mercoledì 9 aprile ha ordinato al Comune ''di trascrivere nei registri di stato civile il matrimonio fra due uomini, italiani, celebrato con rito civile nel dicembre 2012 a New York. Secondo il giudice, nel codice civile ''non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie al matrimonio". La sentenza dà ragione delle richieste della coppia gay formata da Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, rispettivamente architetto e giornalista del Corriere della Sera. Nel corso della visita al Salone del Mobile di Milano, due omosessuali hanno interrotto il premier Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa chiedendo quando potranno celebrare il loro matrimonio. Renzi ha risposto con una battuta: "A Grosseto mi hanno detto che si fa presto".


ABORTO. Una donna di 37 anni, già madre di un altro bambino, è morta mercoledì 9 aprile all'ospedale Martini di Torino dopo aver subito un aborto farmacologico via Ru486. Si tratta del ventiseiesimo caso di decesso a seguito di aborto farmacologico, il primo dopo 15mila somministrazioni censite in Italia fino al 2011. Negli Stati Uniti vi sono state 1.590.000 somministrazioni censite di Ru486 con 14 decessi. L'incidenza dei decessi può essere dunque calcolata in un rapporto di uno ogni centomila somministrazioni (dati peraltro confermati da uno studio del New England Journal of Medicine), che è dieci volte superiore a quello dell'aborto chirurgico. Gli abortisti insistono sulla validità della Ru486 per avvalorare l'idea di una possibile interruzione volontaria di gravidanza fai-da-te per via non chirurgica, anche se in Italia sarebbe obbligatorio il ricovero per tre giorni della paziente in una struttura ospedaliera per praticare l'aborto per via farmacologica. La pillola Ru486 viene utilizzata secondo gli ultimi dati (2011) nel 7% dei casi di interruzione volontaria di gravidanza.


OMOGENITORIALITA'. Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, ha esultato sabato 12 aprile perché "una scuola paritaria cattolica" ha "accettato l'iscrizione di un bambino di una coppia omosessuale" in Toscana. Analoghe esultanze per il battesimo a Cordoba del "figlio di una coppia lesbica". I figli delle coppie omosessuali non esistono, i figli sono sempre figli e inevitabilmente nati dall'unione di un uomo e di una donna e come tali vengono e vanno inevitabilmente trattati, in spirito di assoluta eguaglianza. In materia di famiglia è intervenuto con parole chiare venerdì 11 aprile papa Francesco: ""Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del pensiero unico. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: A volte, non si sa se con questi progetti - riferendosi a progetti concreti di educazione - si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione".


TRANSESSUALITA'. Il Movimento identità sessuale (Mit) ha lanciato giovedì 10 aprile la campagna mediatica "Un altro genere è possibile" per chiedere che sia anagraficamente possibile cambiare sesso anche senza sottoporsi all'operazione chirurgica di trasformazione fisica dell'identità sessuale. La campagna del Mit fa seguito alla decisione dell'Alta Corte australiana di riconoscere l'esistenza di un terzo genere sessuale anagraficamente registrabile, il genere neutro, né maschile né femminile.


ABUSI SESSUALI SU MINORI. Un'inchiesta della procura di Catania ha portato all'arresto di 3 persone e a perquisizioni nelle abitazioni di altre 25, accusate di acquisizione e diffusione in peer-to-peer anche via Skype di materiale pedopornografico, con abusi sessuali nei confronti delle vittime in età infantile, spesso con vere e proprie torture nei confronti delle stesse. L'inchiesta, coadiuvata dalla polizia postale, coinvolge molte città italiane.


CRISTIANOFOBIA. Il gesuita olandese padre Francis Van Der Lugt, 72 anni, è stato ucciso a Homs. La notizia è stata diramata lunedì 7 aprile. Il missionario, che si era sempre rifiutato di lasciare la martoriata città siriana rimanendo come ultimo prete cattolico nella zona controllata dai ribelli islamisti, è stato prelevato da uomini armati e mascherati all'interno del monastero di Bustan al-Diwan, selvaggiamente picchiato e poi ucciso con due colpi alla testa.




permalink | inviato da marioadinolfi il 13/4/2014 alle 7:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

Da Cruciani e Parenzo contro lo "scienziato"

12 aprile 2014

SEVERINO ANTINORI, LA ZANZARA: TECNICHE DI RESISTENZA
di Mario Adinolfi 

Da Cruciani e Parenzo ieri sera si è combattuta una battaglia, nel terreno sempre più impervio e faticoso dell'affermazione di dati razionali attorno ai temi essenziali del nascere, dell'amare, del morire. Ospite de La Zanzara a Radio 24 nel giorno del dramma della donna torinese uccisa dalla Ru486 e all'indomani della sentenza antidemocratica della Consulta sulla legge 40, era il "professor" Severino Antinori, ideologo della libertà assoluta in materia di fecondazione assistita, fan dell'eterologa e della clonazione, orgoglioso di aver inseminato una donna di 63 anni. Questo il link dove si può riascoltare la puntata http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&idpuntata=gSLAhTC8e&date=2014-04-11&idprogramma=lazanzara

Al minuto 54.23 ascolterete la mia voce. Sono stato invitato a dibattere con Antinori in un contesto in cui, dichiaratamente, i due conduttori sono favorevoli all'eterologa e antipatizzanti dell'idea che considerano "cattolica e oscurantista" di porre limite alle tecniche di fecondazione assistita. Diciamo, dunque, che giocavo fuori casa. Ho deciso di mettere in pratica le tecniche di resistenza che ho provato a regalare a tutti scrivendo Voglio la mamma e dunque affermando la mia opinione, facendo seguire immediatamente dei dati anche numerici inoppugnabili. Chi ha letto il libro sa che i capitoli sono strutturati così: per ogni tema (aborto, eutanasia, legge 40, sperimentazione sugli embrioni, matrimonio omosessuale, omogenitorialità, transessualità, violazione dei minori ecc.) c'è una parte con affermazioni di principio derivate anche dall'esperienza personale, una seconda parte composta di dati e riferimenti bibliografici per l'approfondimento. Credo sia questo il mix che fa di Voglio la mamma un libro agile e unico, da portare sempre con sé, per chi è interessato ai temi del nascere, dell'amare, del morire. Ricordo sempre che sulla pagina del libro su Facebook i capitoli possono essere letti in forma assolutamente gratuita, mentre chi desidera la versione ebook può scaricarla da Amazon.it, che vende anche la versione cartacea che però può essere più velocemente acquistata inviando una email a adinolfivogliolamamma@gmail.com e verrà consegnata direttamente a domicilio. Ma torniamo a Antinori e a La Zanzara.

Noterete che mi verrà chiesto in trasmissione una opinione su Antinori. Io ho evitato sempre di attaccarlo sul piano personale (a me questa gentilezza non viene mai riservata), preoccupandomi solo di contestare la sua attività che ho definito più volte "senza senso". Poi ho attivato le tecniche di resistenza partendo dai dati di fatto. Antinori diceva che sarebbero nati in Italia cinquantamila bambini in due anni grazie alla sentenza della Consulta che liberalizza l'eterologa? Io ho fatto notare che sarebbero stati più di 100 bambini al giorno, numero non credibile. Antinori ha affermato che due milioni di persone negli Stati Uniti d'America sarebbero nate da gravidanze di donne ultrasessantenni? Io ho fatto notare che sarebbe l'uno per cento quasi della popolazione americana, altro numero non credibile. Antinori difendeva la clonazione? Io ho ricordato che per far nascere la pecora Dolly con la tecnica di clonazione ne sono state fatte nascere altre 277, tutte malformate o abortite in fase gestazionale. Antinori mi dava del "leccaculo" del Vaticano sulla legge 40? Io ho spiegato che la legge 40 è una legge dello Stato, non del Vaticano, votata democraticamente dal Parlamento e confermata per via referendaria, come la legge 194 per esempio. Antinori diceva che il ministro Lorenzin andava denunciata e arrestata? Io ho affermato l'auspicio che il ministro Lorenzin vada in Parlamento per porre un limite al far west procreativo impersonificato da Antinori.

Insomma, ho fatto resistenza all'ideologia dominante, facendo leva su dati inoppugnabili. Il risultato è stato che un Antinori molto infastidito e innervosito, dopo avermi coperto d'insulti, ha lasciato la trasmissione. La razionalità ha vinto. Così si può vincere. Con calma, con precisione, anche con un pizzico di cattiveria quando serve, senza mai scadere nell'insulto alla persona, ma affermando con nettezza la prevalenza della ragione sul caos oggi di moda. E' faticoso, ma è possibile farlo. E' doveroso farlo. Partendo da una profonda consapevolezza sugli elementi di fatto, di diritto e numerici che caratterizzano ogni tema. Voglio la mamma è uno strumento per dare a tutti questa consapevolezza. L'ho scritto per questo. Pago tutti i prezzi possibili, gli insulti a me e persino alla mia famiglia permanenti qui sul web, ma so che questo è ciò che bisogna fare. 

Bisogna continuare e io continuo.



permalink | inviato da marioadinolfi il 12/4/2014 alle 10:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

Sulla donna morta per Ru486 a Torino

11 aprile 2014

LA "RISIBILE QUANTITA'"
di Mario Adinolfi 

La Ru486 fa un'altra vittima, muore una madre torinese 37enne e per molti questa non è occasione per una riflessione, ma per montare su la solita polemica ideologica. Il ginecologo torinese Silvio Viale, ideologo della banalizzazione dell'aborto, neanche fa finta di essere rattristato dalla morte della donna e dice solo che "non bisogna strumentalizzare" il decesso. Parla di "decine di milioni di donne" che avrebbero usato la Ru486 e ci offre il suo proclama: è una "pillola sicura".

Qui un ragionamento si tenta, partendo dai dati, come ho fatto scrivendoVoglio la mamma: alla fine di ogni capitolo ci sono le cifre e i riferimenti bibliografici per spiegare il fenomeno descritto. Altrimenti, davvero, si fa ideologia. Io invece voglio ragionare, nonostante gli insulti dei commentatori al grassone e gli innumerevoli auspici postumi affinché mia madre mi abortisse o comunque un evento per me letale possa essere almeno prossimo. Per ragionare, partiamo dai dati.

Quelli di Viale sono falsi. Non è vero che decine di milioni di donne hanno usato la Ru486. Sono state un milione e mezzo, nel mondo. Non è vero che è un farmaco sicuro: quello di ieri a Torino è il venticinquesimo decesso successivo alla somministrazione della pillola abortiva. Gli ideologi scrivono: "Anche l'aspirina provoca morti, sono più di 25". Vero. Peccato che l'aspirina venga somministrata in decine di miliardi di dosi all'anno. Basta utilizzare quella banale funzione della calcolatrice che vi offre facili facili le percentuali. 

Non sono percentuali mie. Il New England Journal of Medicine ha pubblicato uno studio in cui ha dimostrato che l'aborto via Ru486 è dieci volte più pericoloso per la salute della donna rispetto all'aborto chirurgico. Lo studio ha qualche anno e allora l'incidenza della mortalità era 1 donna ogni 100.000 pillole, contro 1 donna ogni milione di aborti chirurgici. Adesso le cifre con i 25 morti accertati sono ancora più allarmanti, muore 1 donna ogni sessantamila pillole.

Perché insistono tanto i Silvio Viale di turno sulla Ru486? Perché l'obiettivo è banalizzare l'aborto, renderlo facile "come prendere una pillola" appunto, arrivare all'aborto-fai-da-te. In più nelle statistiche, lo scrivo chiaramente in Voglio la mamma, usando la Ru486 si può far vedere che gli aborti chirurgici scendono di anno in anno. Sì ma quante scatole di questo farmaco potenzialmente letale si vendono? Le risposte sono spesso misteriose.

Le 25 madri morte per Ru486 sono state definite da un commentatore una "risibile quantità". Fino a questo punto arriva la violenza ideologica di chi non vuole cogliere neanche l'occasione di una tragedia per ragionare. Tutto si tiene e un giorno dopo l'altro ci viene srotolata la mappa del mondo futuro, dove i figli si vanno a comprare anche a 54anni da un utero affittato in India, i gameti sono oggetto di compravendita e chi se ne fotte se il bambino che nasce è privo di un papà e di una mamma, tanto ci sono i genitori 1 e 2 ormai che grazie al tribunale di Grosseto neanche devono più passare dal Parlamento e dalla democrazia per farsi riconoscere e guai a chi osa contestare, arriva una bella legge antiomofobia e ti manda in galera per istigazione all'odio perché se hai un'idea diversa del diritto di famiglia e dei diritti dei bambini (tra cui quello a nascere) sei come gli antisemiti e i razzisti dunque devi essere zittito per legge.

Ovviamente tutto si tiene e per costoro le 25 madri morte sono solo una "risibile quantità". Per me sono il segno di una tragedia provocata da un piano inclinato pericoloso su cui abbiamo voluto mettere il mondo, che porta l'umanità alla negazione di sé.



permalink | inviato da marioadinolfi il 11/4/2014 alle 10:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

Resistere, resistere, resistere

10 aprile 2014

L'OFFENSIVA SENZA PRECEDENTI
di Mario Adinolfi 

Ho scritto Voglio la mamma perché la vedevo arrivare. Ieri a La Zanzara, ospite di Giuseppe Cruciani e David Parenzo, l'ho gridato in maniera diretta: il mondo che un'offensiva senza precedenti fatto di leggi e sentenze (soprattutto sentenze) sta costruendo non mi piace per niente. La vedevo, è arrivata. L'offensiva senza precedenti.

In due giorni: una sentenza di un giudice milanese ha legalizzato la compravendita di bambini e gli uteri in affitto, accettando che una 54enne si andasse a comprare un bambino figlio di un'altra donna indigente in India e lo dichiarasse figlio suo in Italia; una sentenza della Corte costituzionale ha devastato la legge 40 accettando che possano nascere figli semplicemente dall'unione di un ovocita e uno spermatozoo qualsiasi, negando dunque ai bambini il diritto ad avere un'identità e una radice rintracciabili; un altro giudice ha obbligato a trascrivere nei registri italiani un matrimonio gay celebrato all'estero. E' successo tutto in 48 ore, mentre al Senato progrediva la legge liberticida cosiddetta "antiomofobia". Contro tutto questo ho gridato ieri a La Zanzara.

Negli stessi giorni in cui fregandosene della democrazia e del Parlamento, anzi umiliandolo, i giudici italiani scrivevano il nuovo diritto di famiglia che prevede i matrimoni gay e l'utero in affitto (basta fare tutto all'estero, poi all'italiana chiudiamo un occhio e facciamo valere le conseguenze qui), oltreconfine accadeva che il capo di Mozilla veniva costretto alle dimissioni dalla lobby omosessuale (era reo di aver dato mille dollari sei anni fa a un comitato referendario contrario al matrimonio omosex, referendum peraltro vinto dai cittadini e poi cassato dai giudici, tutto il mondo è paese) e una signora britannica perfettamente sana otteneva l'eutanasia in Svizzera perché il mondo era "troppo tecnologico", nel plauso generale e con le strizzatine d'occhio delle associazionilucacoscioni varie.

Non ho sbagliato racchiudendo in Voglio la mamma tutti i temi essenziali del nascere, dell'amare, del morire: in pochi giorni è emerso in tutta evidenza il filo rosso che unisce l'eutanasia al matrimonio gay, l'utero in affitto alla discriminazione verso chi non si adegua all'ideologia LGBT. I nuovi mali del mondo si affacciano tutti insieme, in un'offensiva senza precedenti. Ora la questione è resistere. Voglio la mamma ad oggi è l'unico testo che con parole semplici, dati inoppugnabili, riferimenti bibliografici precisi spiega perché e come si deve resistere a questa offensiva. Dotatevi di questo strumento, è fondamentale, è piccolo, è facile da leggere e da far leggere, sta in una tasca della vostra giacca. Non è propaganda commerciale, il libro potete anche leggerlo gratis sulla pagina Facebook, ma considero decisivo che chi vuole resistere all'offensiva si doti di una strumento agile per farlo e in giro attualmente non ne vedo altri. Se volete una o più copie a domicilio in pochi giorni scrivete a adinolfivogliolamamma@gmail.com e esiste anche la versione ebook a soli 3.99 euro (il cartaceo a domicilio costa 13 euro) che potete scaricare immediatamente da www.amazon.it e insomma, trovate un modo, ma usate Voglio la mamma per la ragione per cui l'ho scritto. Resistere all'offensiva senza precedenti in atto in questi giorni, in queste ore.

E poi parlate. Commentate. Reagite. Persuadete. Se necessario, gridate. Padroneggiate prima per bene gli argomenti. Poi, resistete con ogni mezzo. Perché il mondo che ci stanno disegnando in queste ore e in questi giorni, passando sopra le nostre teste e sopra la democrazia, umiliando i soggetti più deboli e fottendosene dei loro diritti, a partire dai diritti dei più deboli tra tutti, i bambini, merita il vostro impegno di partigiani resistenti. Io ieri a La Zanzara ho provato a dirla chiara e semplice, anche alzando il tono della voce e chi vuole può riascoltare la puntata (primi venti minuti) a questo linkhttp://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&idpuntata=gSLAKgY1e&date=2014-04-09&idprogramma=lazanzara facendolo anche girare. 

Io credo sia questo il modo di fare. Metto tutto me stesso, la mia faccia, il mio onore in una battaglia complessiva che considero essenziale. Se la consideri essenziale anche tu che stai leggendo in questo momento, diamoci la mano e resistiamo insieme.



permalink | inviato da marioadinolfi il 10/4/2014 alle 5:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

Se l'Italia legittima l'utero in affitto

9 aprile 2014

SU QUEL BIMBO COMPRATO DA UNA MILANESE 54ENNE
di Mario Adinolfi


La Corte costituzionale oggi, con ogni probabilità, devasterà un altro presidio democratico a difesa dei più deboli (i bambini, nati e che devono nascere) sostituendosi al Parlamento repubblicano e cancellando parti decisive della legge 40, confermate anche da un voto referendario. Per sentenza sempre un giudice ieri ha di fatto introdotto in Italia la legalizzazione della compravendita di bambini tramite utero in affitto.

La storia è terrificante ed è stata raccontata come al solito con modalità "glam" da stampa e televisioni. Una 54enne milanese che per ragioni naturali e oggettive, toh, non poteva diventare madre è andata in India a comprarsi un utero prima, un ovocita di un'altra donna poi, infine un bambino appena nato pagandolo decine di migliaia di euro. Si è portata in Italia il "figlio" acquistato e lo ha dichiarato come figlio proprio e presentandolo come tale all'anagrafe. Il giudice ha detto che si può fare perché, testualmente scritto in sentenza, la "definizione di maternità è ormai controversa". Capito donne? Voi partorite con dolore, ma il figlio è di chi se lo compra a suon di quattrini, possibilmente in zone del mondo afflitte dal bisogno. L'utero si può affittare, il bambino si può acquistare, il concetto di maternità non esiste più.

La devastazione della legge 40 acuirà la problematica. Vi piace tutto questo? A me no. Per difendere la donna, il bimbo, il suo diritto ad avere una vera madre senza che questa sia una "definizione controversa", io ho scritto Voglio la mamma. Perché il desiderio insensato della 54enne che madre per ragioni ovvie non poteva esserlo più confligge in maniera palese con il diritto alla dignità della donna indiana che è stata umiliata, violata, comprata dal denaro milanese, per non parlare della violenza compiuta ai danni del bimbo strappato alla madre che lo ha partorito, che sua madre resta anche se lo ha venduto. Se per i giudici italiani comprare e vendere uteri e bambini è legittimo, prepariamoci ad azioni reali e concrete di resistenza.

Ragionate. Perché il sonno della vostra ragione sta generando mostri.




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Non vado da Fazio, meglio Radio Maria

7 aprile 2014

LE PAROLE SPESE PER VOGLIO LA MAMMA
di Mario Adinolfi 

I media non scrivono di un libro fastidio come Voglio la mamma ma lo avevo messo in conto. A venti giorni dall'uscita del volume, solo Avvenire tra i quotidiani nazionali ha dedicato un articolo al racconto di quel che ho scritto, proprio il primo giorno in cui la copertina rossa è arrivata nelle librerie il 19 marzo. Nonostante questo silenzio, la prima edizione di Voglio la mamma è andata a ruba, molte librerie lo hanno esaurito e siamo in ristampa. Come è potuto accadere? Perché con gentilezza molte testate del web hanno dedicato al volume attenzione, perché su Youtube trovate i video delle presentazioni di Roma e Lecce (arriva un tour di 20 date entro fine maggio, tour de force insomma), perché internet è diventata la vera casa di Voglio la mamma e infatti in tanti ordinano la loro copia a adinolfivogliolamamma@gmail.com per averla in pochissimi giorni e non su Amazon.it e Ibs che ci mettono due settimane a consegnare. Questo post è per ringraziare tutti coloro che sul web hanno speso parole per il mio libro, qui qualche link alla rinfusa:

http://www.zenit.org/it/articles/un-libretto-rosso-a-difesa-della-vita-e-della-famiglia-naturale

http://www.aleteia.org/it/societa/interviste/adinolfi-a-sinistra-oggi-difendere-il-debole-crea-turbamento-5888544144883712

http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=12515

https://www.youtube.com/watch?v=tNsjELu10vM (videopuntata di Linea d'Arte di Mirko Bonocore sulla presentazione di Roma con padre Maurizio Botta)

https://www.youtube.com/watch?v=9REokHIR3nk (integrale della presentazione di Lecce)

http://www.zenit.org/it/articles/chi-e-il-piu-debole

http://www.uominibeta.org/articoli/voglio-la-mamma-ma-forse-anche-il-papa/

http://www.campariedemaistre.com/2014/03/se-un-cattolico-di-sinistra-vuole-la.html

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/un-libro-di-mario-adinolfi-deputato-pd-voglio-la-mamma-da-sinistra-contro-i-falsi-miti-di-progresso/

http://fontanavivace.blogspot.it/2014/03/mario-adinolfi-presenta-il-libro-voglio.html

http://www.intelligonews.it/roma-sentinelle-in-piedi-al-pantheon-con-mario-adinolfi-contestazioni/

http://lellamonella.blogspot.it/2014/04/voglio-la-mamma-mario-adinolfi.html

http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/361-roma-pantheon-200-sentinelle-per-la-liberta-d-espressione.html

http://www.ilportaledellafamiglia.org/pls/famigliapiu/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=658

http://costanzamiriano.com/2013/12/23/voglio-la-mamma/

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2014/02/un-libro-di-mario-adinolfi-deputato-pd-voglio-la-mamma-da-sinistra-contro-i-falsi-miti-di-progresso/

http://www.lamanifpourtous.it/sitehome/in-evidenza/mario-adinolfi-voglio-la-mamma-da-sinistra-contro-falsi-miti-di-progresso/

Non è poca cosa tutto questo e davvero ringrazio i molti che si sono dedicati al racconto di Voglio la mamma. La rete batte la comunicazione mainstream. Essere invitati da Fazio e dalla Bignardi non era pensabile comunque sono stato lieto di essere ospite di Morigi a Radio Maria, farcela così regala anche una soddisfazione maggiore. E allora grazie a voi. Ce n'est qu'un début, continuons le combat.



permalink | inviato da marioadinolfi il 7/4/2014 alle 17:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

La newsletter settimanale di Voglio la mamma

6 aprile 2014

Da oggi e ogni domenica sulla pagina di Voglio la mamma troverete la newsletter "Osservatorio settimanale Voglio la mamma" con notizie che riguardano i temi affrontati nei 15 capitoli del volume. Questo il primo numero della newsletter.

OSSERVATORIO SETTIMANALE "VOGLIO LA MAMMA" numero 1.2014

1. I libretti "Educare alla diversità" fatti distribuire dall'Unar nelle scuole, che sostenevano tra l'altro che la famiglia composta da madre-padre-figli sarebbe "uno stereotipo da pubblicità" e il sesso maschile e femminile "un'astrazione", sono stati bloccati. Lo ha comunicato ufficialmente sabato 5 aprile 2014 Il direttore generale del Dipartimento per l’Istruzione del ministero dell'Istruzione, Giovanna Boda, incontrando il Fonags, il Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola. Protestano Arcigay, Arcilesbica, Certi Diritti, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno. 

2. Elementi settimanali di cristianofobia. Martedì 1 aprile 2014 sono stati uccisi quattro cristiani copti al Cairo, tra questi due donne, una delle quali giovanissima e colpevole di portare una piccola croce al collo. Mercoledì 2 aprile il Ceo di Mozilla Brendam Eich è stato costretto alle dimissioni per aver sostenuto nel 2008 con un piccolo finanziamento un referendum contro il matrimonio omosessuale. Sabato 5 aprile sono stati rapiti nel Nord del Camerun da fondamentalisti islamici due sacerdoti italiani e una suora canadese. Sempre sabato 5 aprile un tribunale del Punjab ha condannato a morte due cristiani per blasfemia, avrebbero inviato un sms insultante nei confronti di Maometto; i due risultano semianalfabeti e il cellulare da cui è partito l'sms non è il loro.

3. Un'inchiesta della polizia postale di Genova sulla baby prostituzione maschile ha individuato cinque minorenni con età oscillante tra i 13 e i 17 anni che vendevano prestazioni omosessuali a un gruppo di clienti di età oscillante tra i 40 e i 60 anni. Un genovese 58enne è stato intercettato mentre si lamentava per aver avuto un rapporto con un minore che aveva già "i baffi" e chiedeva "carne fresca". La rete si organizzava tramite un noto sito per incontri omosessuali.

4. Claudio Giorlandino, presidente della fondazione Altamedica e ginecologo, lunedì 31 marzo ha lanciato l'allarme: i test di screening del Dna fetale nel sangue materno danno risultati completamente errati, evidenziando alterazioni cromosomiche o malformazioni assolutamente inesistenti, portando le donne a eventuali decisioni abortive su bambini sanissimi. Al centro delle polemiche test "che si fanno a 11 settimane, al costo di 800-900 euro, attraverso il prelievo di sangue materno che di solito viene inviato all'estero. Prescindendo da tutte le considerazioni scientifiche pro e contro tali test, sento il dovere etico di riferire la mia esperienza che, da sospetto, è divenuta allarme per quel che ho potuto documentare - afferma il ginecologo - Un allarme che presento come persona informata dei fatti sia all'opinione pubblica che alle autorità competenti che volessero prenderne visione". Giorlandino prosegue: "Negli ultimi mesi si sono rivolte a me 8 gestanti che avevano avuto un test positivo per patologia fetale, prevalentemente da un unico centro di genetica, dopo essere state sottoposte a questi test di screening. Ho eseguito il test di conferma con amniocentesi o villocentesi riscontrando, con sbigottimento, che in 6 casi non venivano confermate le patologie: 5 feti sono risultati sani e su uno, verosimilmente anche sano, sono ancora in corso verifiche". Queste pazienti hanno avuto la possibilità di venire a conoscenza dell'errore evitando, così, l'interruzione volontaria della gravidanza che si apprestavano ad eseguire.

5. Mercoledì 2 aprile la presidente francese di Manif pour Tous ha inviato una lettera al presidente francese François Hollande per chiedergli di riflettere sulla lezione che i cittadini gli hanno impartito alle elezioni e di "lasciare in pace le famiglie". Il nuovo premier nominato da Hollande, Manuel Valls, è noto per essere un duro oppositore della Manif e per essere favorevole all'utilizzo degli uteri in affitto. Valls è il responsabile dell'utilizzo dei gas lacrimogeni contro le famiglie radunate in piazza a Parigi il 24 marzo 2013 per protestare contro la legge sul matrimonio omosessuale nota come "mariage pour tous" che ha portato pochi mesi dopo Hollande al disastro elettorale. Alla manifestazione partecipavano migliaia di bambini.

6. Intervenendo mercoledì 2 aprile alla trasmissione "Le Invasioni Barbariche" il sottosegretario Ivan Scalfarotto, relatore della legge cosiddetta antiomofobia, ha frontalmente contestato le iniziative delle Sentinelle in Piedi, paragonandole a quelle dei razzisti e dei segregazionisti americani, affermando che contro le posizioni pro-matrimonio omosessuale degli esponenti LGBT non deve essere previsto alcun contraddittorio, perché sarebbe come garantire il contraddittorio agli antisemiti. La risposta è stata la partecipazione di centinaia di Sentinelle in Piedi alla veglia di piazza del Pantheon sabato 5 aprile a Roma.



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In piedi contro il ddl Scalfarotto

5 aprile 2014

METTI UN POMERIGGIO DA SENTINELLA AL PANTHEON
di Mario Adinolfi 

Devo dire che verso il cinquantunesimo minuto in piedi fermo su un sampietrino del Pantheon dei rumorii alle ginocchia mi hanno fatto pensare: "Era proprio necessaria questa formula?". Poi mi sono guardato i cinque-sei tristissimi contestatori venuti non ho capito a far cosa con i loro triangolini rosa, le barbette d'ordinanza, i sorrisini irridenti tutti identici e ho capito che era proprio questa formula a essere perfetta. Noi, in centinaia, silenziosi, a leggere. Loro, in pochissimi, spiazzati e privi di argomenti per rispondere. Perché noi eravamo là in piedi anche per loro, per la loro libertà.

Le Sentinelle in Piedi - Roma hanno avuto un grande successo, non vedo l'ora di vedere le foto perché con il Pantheon alle spalle la veglia di libertà deve essere stata anche bellissima. Perché eravamo lì? Perché è già stata approvata dalla Camera e ora potrebbe essere approvata dal Senato una legge voluta dal partito di cui sono stato parlamentare fino a un anno fa e scritta da una persona non stupida, Ivan Scalfarotto, che però avrebbe come inevitabile conseguenza la fine della libertà di opinione in Italia in materia di famiglia e di temi etici. Io mi sono affrettato a scrivere un libro su questi temi perché se lo avessi fatto tra qualche mese avrei rischiato la galera e lo stigma sociale. Già due volte per le mie opinioni nel Pd sono stato deferito ai probiviri con l'accusa di omofobia. Se diventasse legge il ddl voluto da Scalfarotto, certamente un magistrato zelante sotto denuncia di qualche gay ostile alle mie idee in tema di famiglia si potrebbe inventare un "incitamento all'odio" omofobico, equipararmi a razzisti e antisemiti, additarmi al pubblico ludibrio, mandarmi in carcere per un anno e mezzo. Non è una chiacchiera. Ho scritto in questi giorni della vicenda di Brendan Eich, ho incontrato ieri Costanza Miriano e mi ha raccontato di come in Spagna sia stata minacciata di arresto e i suoi libri bruciati in piazza. In Italia vorrei veder salvaguardata la libertà d'espressione e la libertà di educazione dei figli. Per questo ho fatto la Sentinella a Roma con Silvia e Clara.

La piazza era belle, piena di giovani, di donne, di libri importanti. Clara leggeva Peppa Pig, testo modello di famiglia naturale. Io un più complesso Gente non comune, di Eric Hobsbawm, uno storico marxista. L'ho portato perché racconta le lotte controvento di molti "uomini ai margini", dai calzolai radicali ai maestri del jazz. Gente non comune, che non si conforma al mainstream: tutti cigni neri. E poi io, che marxista non sono e non sono mai stato, ho voluto dire che quella piazza è di tutti: cattolici, laici, persone di destra e di sinistra; c'erano preti santi e incalliti peccatori, tipo me. Tutti dobbiamo metterci in piedi, fare le sentinelle, per difendere la libertà di espressione. Anche di quelli che ci contestavano. Lo spiegava bene Brecht.

Tra le centinaia di libri che le Sentinelle leggevano ho riconosciuto qualche copertina rossa di Voglio la mamma e mi avete scaldato il cuore. La cosa deve aver fatto bene anche alle ginocchia e sono arrivato in fondo alla prova. La lotta per la libertà costa fatica: mescolare la fatica fisica a quella dell'incomprensione di molti è stato utile. Ci saranno altre veglie in tutta Italia. Non perdetevele, avvistate le Sentinelle nella vostra città. E' una esperienza di gioia e di riflessione non comune. Grazie, ragazzi.



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In difesa di Brendan Eich

4 aprile 2014

SE SONO I GAY I DISCRIMINATORI
di Mario Adinolfi 

Il 4 aprile 1968 veniva ucciso a Memphis il reverendo Martin Luther King. Oggi, 4 aprile 2014 mi trovo ancora a scrivere di una storia di discriminazione che avrebbe meritato un discorso appassionato del leader non violento che ha trasformato la sua vita e la sua morte in un monumento alla lotta contro ogni comportamento discriminatorio.

Presentando insieme a padre Maurizio Botta una settimana fa il mio Voglio la mamma ho avuto l'ardire di affermare che "Rosa Parks siamo noi", citando un'altra persona che con il suo coraggio ha aperto la strada alla fine della discriminazione dei neri negli Stati Uniti. Ne sono nate polemiche. Oggi, nell'anniversario della morte del reverendo Martin Luther King, devo raccontarvi la storia di una Rosa Parks del ventunesimo secolo, secolo in cui tendono a raccontarvi tutto al contrario e io provo a darvi la mia versione dei fatti, controvento.

Il protagonista dei fatti si chiama Brendan Eich ed è unanimemente considerato un genio nel suo campo: l'informatica e il web. Eich è l'inventore del linguaggio Javascript. Meno di un mese fa Brendan veniva nominato amministratore delegato di Mozilla, l'azienda di Firefox per capirci e Firefox è il secondo browser più utilizzato al mondo dopo Chrome di Google. Mozilla è un'azienda importantissima del mondo della rete e sceglie Brendan perché in questo mondo è tra i più bravi in assoluto: non è, per capirci, un posto nel cda della Rai, non funziona come in Italia, non si arriva a quei livelli per chi si conosce, ma per quel che si vale. E Brendan Eich è bravo, bravissimo. Un genio, secondo tutti. La meritocrazia, quando funziona, funziona così.

Brendan Eich ieri si è dovuto dimettere dal posto che si era meritato per il suo valore, per le sue capacità, per la sua storia di persona che ha reso migliore il web negli ultimi vent'anni. Perché si è dovuto dimettere? Per motivi di salute? Per grane giudiziarie (in Italia non si dimettono manco per quello)? Perché aveva taroccato il curriculum?

No. Brendan Eich si è dovuto dimettere perché un sito di accoppiamenti on line in cerca di pubblicità insieme ad alcuni attivisti gay ha "scoperto" che nel 2008 aveva dato un piccolo finanziamento (mille dollari) a sostegno del referendum di chi era contrario ai matrimoni gay in California. Referendum che si tenne e che i proponenti vinsero, nella liberalissima California, stato americano ricco e aperto, lo stato di Hollywood e degli Studios, dove alle presidenziali vincono quasi sempre i democratici. Gli attivisti gay hanno minacciato di boicottare Firefox, hanno preteso le dimissioni di Brendan Eich, lui ha spiegato in un'intervista al New York Times che sapeva tenere distinte le opinioni personali dall'attività lavorativa (ovviamente, che c'entra mai l'opinione sui modelli familiari con la gestione di un browser?), non è bastato. I gay hanno preteso la sua testa, hanno reiterato la minaccia di boicottaggio invitando gli utenti omosessuali a usare Chrome invece di Firefox, è finita che Mozilla ha costretto Brendan Eich alle dimissioni.

Con una surreale lettera pubblicata sul sito la presidente di Mozilla, Mitchell Baker, ha spiegato che le dimissioni a Eich sono state richieste perché "Mozilla crede nell'uguaglianza e nella libertà di parola". Vedete che vi raccontano le cose al contrario? Ma come? Minacciano boicottaggi, fanno perdere il posto di lavoro ad una persona di assoluto valore, lanciano un avvertimento terrorizzante verso tutti coloro che la pensano come Brendan Eich e poi ci dicono pure che lo fanno perché credono nella libertà di parola?

Inutile dirvi che la storia di Brendan Eich l'abbiamo già vissuta in Italia con il linciaggio di Guido Barilla che aveva osato dirsi contrario ai matrimoni gay alla Zanzara di Giuseppe Cruciani e David Parenzo e già ho scritto dell'intervista di Daria Bignardi a Ivan Scalfarotto in cui il sottosegretario spiegava che chi ha una posizione contraria ai matrimoni gay è equiparabile a antisemiti e razzisti dunque non ha diritto ad un confronto in regime di contraddittorio.

Ormai funziona così, l'ho sperimentato sulla pelle dopo aver scritto Voglio la mamma, gli insulti di cui sono stato fatto oggetto da questi "liberali" potete leggerli qui sulla rete e ne ho ricevuti per strada. Se credi che la maternità vada difesa, che Ugo e Pippo non potranno mai essere genitori perché è una legge di natura, che genitore 1 e genitore 2 è un'offesa dei burocrati a madre e padre, allora automaticamente sei un omofobo. E se sei un omofobo c'è una bella legge antiomofobia che ti aspetta e dietro l'angolo c'è la galera, se passa la legge Scalfarotto. E Voglio la mamma diventa un libro che non puoi scrivere per legge e se lo scrivi è da bruciare perché "incita all'odio".

Contro ogni discriminazione domani, sabato, alle 17 mi unirò alle Sentinelle in Piedi per vegliare silenziosamente con un libro in mano contro questo capovolgimento della verità. E' sempre più evidente, Rosa Parks siamo noi. And I have a dream, nel giorno del sacrificio del referendum Martin Luther King: io ho il sogno di poter dire quello che penso sulla famiglia senza rischiare di perdere il posto di lavoro, senza dove essere boicottato, senza dover ascoltare parole di odio.



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Su una puntata delle Invasioni Barbariche

3 aprile 2014

SCALFAROTTO, PIF, BIGNARDI E IL LORO DISPREZZO
di Mario Adinolfi 

Le Invasioni Barbariche sono arrivate alla penultima puntata e ci sarebbe da aggiungere: thanks God. Ieri sera a la7 è stato proposto il campionario del disprezzo militante nei confronti di tutto ciò che non si conformi alla dittatura del pensiero unico radicalschicchistadesinistra, un pensiero debole che ha fatto solo il male della sinistra. Gli assiomi sono stati incarnati da due interviste di Daria Bignardi. Una a Ivan Scalfarotto che ha negato possa esserci diritto al contraddittorio per chi ha posizioni diverse da quelle della comunità LGBT in materia di famiglia e discriminazione; l'altra a Pif che ha proposto l'equazione Democrazia cristiana uguale mafia, indicando in Giulio Andreotti il simbolo della collusione della Dc con Cosa Nostra. Il tutto senza che l'intervistatrice muovesse muscolo, compiaciuta anzi dall'avanzare del messaggio complessivo di cui è portatrice.

L'intervista a Scalfarotto, che peraltro ho convidiso totalmente finché si è parlato di riforme costituzionali, mi è dispiaciuta particolarmente perché stimo Ivan e non mi aspettavo toni così assertivi e surreali da lui. E' arrivato ad affermare che le Sentinelle in Piedi, che sabato a Roma manifesteranno come sempre silenziosamente a favore della libertà d'espressione e contro ogni discriminazione, sono paragonabili a chi in Sud Africa sosteneva l'apartheid o negli Usa la segregazione razziale. E' mancato il parallelo esplicito con il KKK, ma era evidente. D'altronde un altro sodale del sistema Sofri-Bignardi che altrove ho raccontato nel dettaglio, tal Gianluca Neri, quando uscì Voglio la mamma spiegò che avrebbe rimosso dai suoi amici chiunque fosse stato trovato nell'elenco dei sostenitori della pagina Fb del libro, citando chiaramente il parallelo con il KKK, gruppo di persone incappucciate che uccidevano i neri negli Stati uniti. in un altro passaggio dell'intervista Scalfarotto ha esaltato i libretti dell'Unar in distribuzione nelle scuole italiane che avrebbero dovuto ricevere anche il sostegno di Vladimir Luxuria invitata in una scuola di nomina, attaccando il collega sottosegretario Gabriele Toccafondi che aveva chiesto semplicemente che il dibattito avvenisse con un contraddittore del leader trans. Per Scalfarotto le tesi LGBT non vanno espresse in contraddittorio, perché contraddirle sarebbe come contraddire chi si oppone al razzismo e all'antisemitismo. A questo punto davvero tremo se dovesse essere approvato il ddl Scalfarotto cosiddetto "antiomofobia", perché un libro come Voglio la mamma che si oppone all'ideologia LGBT mi porterebbe dritto dritto in galera, equiparato ai razzisti e agli antisemiti. E allora sabato ci vado anch'io tra le Sentinelle in Piedi - Roma a piazza del Pantheon alle 17, mi porto un libro da leggere ed è un libretto rosso. E pazienza se Scalfarotto penserà che siamo come il Ku Klux Klan.

Pazienza anche se Pif pensa che sono un sostenitore di mafiosi poiché sono stato democristiano e ho considero e considero (non da solo) il governo Andreotti 1989-1992 l'unico governo italiano che veramente, duramente, concretamente fatto la guerra a Cosa Nostra. L'intervista di Daria Bignardi a Pif è stata anche qui condita con l'olio del disprezzo, con una serie di insulti reiterati alla memoria del presidente Andreotti che facevano rabbrividire per violenza. Per carità, c'è stato anche spazio per il buonumore, ad esempio quando la Bignardi ha chiesto a Pif perché s'è messo a fare la pubblicità per Telecom e lui ha risposto "per coerenza" e non per la paccata di soldi che legittimamente gli sono stati offerti e legittimamente lui ha preso. Spero che un po' di quei soldi li impieghi per un corso di storia contemporanea in cui leggerà che Andreotti estese il 41 bis ai mafiosi, ne mise in regime di carcere duro oltre quattrocento, confiscò i loro beni e adottò provvedimenti durissimi contro Cosa Nostra, pagati con la vita dal suo amico Salvo Lima. Leggerà che la sentenza del 1999 assolse Andreotti da ogni accusa perché il fatto non sussiste, quella d'appello si inventò la postilla "fino al 1980 era colluso ma va prescritto" e comunque l'omicidio Dalla Chiesa, di cui è mancato poco che Pif indicasse esplicitamente in Andreotti il mandante e comunque si è capito che lo pensava, è di fine 1982. Io nella Dc non sono mai stato andreottiano, ma dopo quello che ha offerto la politica post-andreottiana mi aspettavo da Pif riflessioni meno superficiali, meno da indiani contro cowboys. Non è un film western, è la storia d'Italia. Ah, per inciso: caro Pif, anche Piersanti Mattarella era democristiano.

La Bignardi, Scalfarotto, Pif hanno versato il loro settimanale quintale di disprezzo verso i cattolici italiani, verso chi si oppone all'ideologia LGBT anche da posizioni laiche e di sinistra come il sottoscritto, verso chi è stato democristiano, verso chi non si adegua insomma al nuovo corso del mainstream. Va bene. Ci becchiamo il disprezzo. Ma, ve lo prometto, avranno silenziosa resistenza. Ci si vede sabato, in tanti, al Pantheon alle 17. Tanto per cominciare. Portatevi un libro e la vostra libertà di essere scandalosi e diversi.



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Siamo in classifica, grazie

26 marzo 2014

Top ten di Amazon.it per la categoria Studi culturali e sociali

1. 12 anni schiavo (Solomon Northup, premio Oscar, Newton Compton)
2. E cosí vorresti fare lo scrittore (Giuseppe Culicchia, Laterza)
3. Voglio la mamma (Mario Adinolfi, YOUCANPRINT.IT)
4. Christiane F, la mia seconda vita (Christiane Vera Felscherinow, Rizzoli)
5. Christiane F, noi i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F, Rizzoli)
6. Storia proibita di una geisha (Mineko Iwasaki, Newton Compton)
7. Italia yes Italia no (Caterina Soffici, Feltrinelli)
8. Pensieri lenti e veloci (Daniel Kahneman, premio Nobel, Mondadori)
9. Cristo con il fucile in spalla (Ryszard Kapuscinski, Feltrinelli)
10. I no che aiutano a crescere (Asha Phillips, Feltrinelli)

Tre titoli Feltrinelli, due Rizzoli, due Newton Compton, un Mondadori, un Laterza. Sei autori di best seller mondiali, tra cui un premio Oscar e un premio Nobel. Il migliore giornalista della storia (Kapuscinski). Una saga che dura da un quarto di secolo (Christiane F). E Voglio la mamma. Senza promozione televisiva, giornalistica, radiofonica. Ma io ho voi. Grazie. Ci vediamo alla prima data del tour: 28 marzo, ore 21, via della Chiesa Nuova 3. Poi il 29 a Lecce. Poi in tutta Italia. Ve lo devo. Grazie ancora.



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Nel giorno in cui Hollande è travolto da Le Pen

24 marzo 2014

RENZI, HOLLANDE, IL PSE: NON ACCODARSI, RIFONDARE LA SINISTRA
di Mario Adinolfi 

Da tempo mi occupo dell'identità della sinistra, avendo contribuito a fondarne il partito di gran lunga più rilevante e avendone osservato lo sviluppo in questi sette anni, con il punto di vista privilegiato di chi è stato candidato segretario, membro della commissione che ne ha scritto lo statuto, membro della direzione nazionale e infine pure parlamentare. Il Pd, insomma, ce l'ho nel sangue: è un po' la mia famiglia, conosco tutti da tanti anni, e anche se mi considerano una pecora nera e la tessera quest'anno non l'ho rinnovata e alle elezioni 2013 non l'ho votato e a quelle 2014 non li voterò se non stampigliano il nome RENZI bello grande sull'orrendo simbolo, l'affetto e l'interesse rimangono.

Poi succede che ieri la sinistra francese sia travolta dall'ultradestra semifascista lepeniana, così come la sinistra spagnola è stata spazzata via a sua volta e lo stesso successo hanno avuto i rigorosi tedeschi di Angela Merkel sulla gloriosa Spd, per non parlare dei conservatori britannici sui poveri laburisti inglesi. I quattro partiti cardine del Pse (Psf-Psoe-Spd-Labour) prendono una scanizza dopo l'altra e il mio amico Matteo Renzi ha pensato bene che, dopo sette anni in cui il Pd giustamente teneva una posizione esterna, a queste europee fosse il momento giusto per entrare nel Pse e sostenere platealmente quel fesso di Martin Schulz per la poltrona apicale continentale, sperando di scucirgli qualche soldo in caso di vittoria socialista. La trattativa per questa fenomenata è stata gestita da Federica Mogherini e in premio l'abbiamo pure fatta diventare ministro degli Esteri. Così Renzi è dovuto andare all'Eliseo e leggersi Hollande che sul sito lo descriveva come un ex dirigente del Ppi "partito nato da una costola del Psi di Bettino Craxi". Non un sussulto, non una replica.

Caro Matteo, te lo scrivo ora perché credo tu sia ancora in tempo. Se vai alle europee facendo sapere agli italiani che devono votare socialista, te tu fai il tonfo, come dite a Firenze. Fagliela dimenticare questa bischerata del Pse. Le vecchie facce socialiste europee, persino quelle vecchie sigle, vanno rottamate. Il problema non è che D'Alema è antipatico. Il problema è che D'Alema la pensa come Hollande. Quella sinistra lì non può che perdere, perché dice cose sbagliate, propone soluzioni sbagliate. Per questo volevamo rottamare Bersani, no? Mica era un problema personale e di tua personale ambizione. Era una battaglia politica. E non è che D'Alema e Bersani siano diversi da Schulz e Hollande. Anzi, umanamente a me sono molto più simpatici Massimo e Pierluigi. Ma quella roba lì è invotabile, contro quella roba lì vince pure la Le Pen. 

Caro Matteo, non hai neanche quarant'anni, non perdere la carica innovativa. La sinistra europea va profondamente innovata e il Pd del 2007 aveva quella ambizione, parlava di Partito democratico europeo, sul modello americano: vasto partito popolare di massa, dove ad esempio i pro life e pro choice possono stare insieme. Era il tanto vituperato "ma anche" di Veltroni, che invece era un grande intuizione politica se vuoi avere davvero la vocazione maggioritaria. Invece li avete cacciati tutti: il cofondatore Rutelli, Lusetti, Binetti, Carra, Baio Dossi, De Mita, Vernetti. Avete rinunciato a Castagnetti. Avete sostanzialmente cacciato persino me. Tenetevi allora il mariage pour tous di Hollande e l'aborto libero per le minorenni di Zapatero, costruiteci un'identità sopra e provate a fare del Pd una sorta di Partito radicale come unico elemento identitario, condito con una politica economica socialisteggiante, con due spicci in busta paga mentre il contesto produttivo affonda. Con questa roba qui, caro Matteo, affondi pure tu.

L'unica possibilità perché io ti voti (e, caro Matteo, fidati: se non ti voto io vuol dire che non ti voteranno in tanti, chiedi a Bersani...mica fanno quello che dico io, ma sono un elettore potenziale tipico, non atipico) è chiedere il referendum sul tuo nome. Poiché sei il meno peggio su piazza, ti voterei. La speranza e la fiducia, a tempo, io posso riporle solo in Matteo Renzi. Ma devi chiedermi un voto alla persona. Un voto al Pse, un voto a Schulz, un voto a questo Pd idiota senza identità e un po' furbetto, io non posso darlo. Rifondala la sinistra, ricordati della battaglia per l'uguaglianza tra le generazioni, ricordati delle parole spese sull'innovazione come nuova frontiera, fottitene di questi parrucconi che si pensano riformatori storici se fanno il matrimonio omosessuale, poi sei mesi dopo affondano perché non sanno più ascoltare il sentimento profondo del proprio paese e del proprio continente. 

Se non darai segnali concreti in questa direzione, voterò altro. Avevo pensato alla scheda bianca. Ma ho capito che non si può. La palla però ora sta a te: il tuo nome nel simbolo e silenzio su Schulz e Pse. Queste le richieste. Vedi di accettarle, in fondo si chiede poco.



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Sulla cruciale questione del nome e del simbolo

23 marzo 2014

RENZI E IL SOCIALISMO EUROPEO
di Mario Adinolfi 

Sono a Vienna, il mio albergo a due passi dall'Hofburg mi regala la copia della versione internazionale del New York Times e io adoro poter evitare di leggere i giornaletti del cortile italiano (quelli dove la Russia si annette l'Ucraina e l'apertura è la foto del bottone spaiato di Matteo Renzi quando incontra la Merkel, per capirci) per provare a guardare al nostro malandato paese con l'ottica distaccata di uno straniero.

Non è una copia qualsiasi, peraltro, quella di oggi: in Pakistan la versione internazionale del New York Times è uscita con un enorme buco bianco in prima pagina, perché lo stampatore locale ha materialmente tolto l'articolo di apertura che forniva le prove della protezione offerta dai servizi segreti pakistani a Bin Laden. Poiché il vizio provinciale non mi abbandona, subito ho pensato allo stampatore calabrese quasi costretto a fare lo stesso per quella notizia sul figlio del quasi sottosegretario Antonio Gentile. La Calabria come il Pakistan. Gentile come Musharraf. Vabbè, torniamo a noi.

L'Italia quando leggi i giornali internazionali è quasi sempre dimenticata. E' una lettura che serve a relativizzare i nostri problemi. In Italia i quotidiani aprono sulla cancellazione del Senato che Renzi vuole presentare entro la settimana, nel mondo se ne fottono. Manco una riga, da nessuna parte. Il New York Times che ho in mano in compenso dedica un commento interno ai due grandi malati d'Europa. Indovinate un po'? C'è l'Italia sì. Appaiata alla Francia. Si racconta di Matteo Renzi, del suo piano per cambiare il paese in 100 giorni, ma subito l'editorialista scrive: in Italia le cose cambiano in anni, se non in decenni. Non una grande apertura di credito. Hollande invece viene preso proprio a mazzate: si racconta di come nel 2012 gli investimenti esteri in Francia siano crollati del 77%, si contesta la decisione di mettere 700 milioni di euro governativi nella Peugeot ("è il contrario esatto del modo con cui noi americani abbiamo fatto ripartire il settore dell'auto"), insomma la critica politica è radicale.

E' la critica all'impianto di sinistra tradizionale del socialismo europeo, che alla fine è sempre il tassa-e-spendi. Si fa la tassa sui ricchi (e l'esito è che Depardieu si fa russo e Ibrahimovic si fa pagare dagli emiri, con introiti risibili per le casse dello Stato), si spendono soldi pubblici a palate per far ripartire l'economia. Questo metodo al mondo non piace. Non piace perché non funziona, produce solo debiti e disastri. Renzi ha deciso di appaiarsi in Europa a questi campioni, ha cinguettato con Hollande, è entrato nel Pse, voterà Schulz come presidente della Commissione europea, cioè un rappresentante di quella socialdemocrazia tedesca umiliata dalla leadership della popolare Angela Merkel, vera padrona d'Europa.

Le soluzioni finora individuate da Renzi sono soluzioni socialiste: più soldi ai dipendenti in busta paga, robusta immissione di denaro pubblico nell'economia sotto forma di pagamento di svariate decine di miliardi di debiti della pubblica amministrazione. Il campione del nuovo Pd che vorrebbe affermarsi è Fabrizio Barca e sappiamo che voleva fare una patrimoniale da quattrocento miliardi. Certo è che Renzi ne ha messi almeno un'ottantina in circolo e da qualche parte deve andare a prenderseli. E le pensioni non si toccano perché siamo in campagna elettorale (ma non eravamo quelli dell'uguaglianza generazionale, Matteo?) e nella scuola ci mettiamo un'altra paccata di miliardi perché siamo in campagna elettorale (ma non eravamo a favore della parità effettiva tra scuola pubblica statale e non statale, Matteo, anche per far risparmiare l'erario?), la sanità non si tocca perché siamo in campagna elettorale, Marianna Madia dice pure ai sindacati che lei è contraria al blocco del turnover e vuole assumere altri statali...ci vuoi dire, caro presidente, alla fine chi paga?

Quello che so è che mettersi a ballare il valzer (son pur sempre a Vienna) con i socialisti europei è una follia che dovevi risparmiarti, caro Renzi. Magari ti servirà per scucire qualche soldo all'Europa se Schulz veramente arriverà alla poltrona da presidente, ma politicamente hai sacrificato la ricchezza rappresentata da quella grande anomalia italiana che pure noi del Ppi (noi, io e te, con altri) abbiamo rappresentato: un partito del popolarismo europeo, che però governava da posizione di sinistra. Poteva essere la migliore eredità della tua radice, Matteo, e ti avrebbe reso più forte non più debole. Doveva essere il Pd l'erede di quella anomalia. Invece tu hai fatto scrivere da Hollande nella nota ufficiale dell'Eliseo che ti presentava che il Ppi era nato dal Psi di Bettino Craxi. Che bestemmia.

Vabbè, ormai il danno è fatto. Io per i socialisti europei non voto e cambierei idea solo se mettessi bello grande il nome nel simbolo, come ha proposto il vicepresidente del Pd, Matteo Ricci. Se mi chiedi un voto referendario, con te o contro di te, il 25 maggio allora voto per te a naso turato. Se mi chiedi di votare semplicemente per un partito del socialismo europeo, nel solco di Hollande e Zapatero, per portare quel fesso di Schulz al vertice della costruzione continentale, te lo puoi scordare. Chi ancora ha a cuore il senso della politica, non può votare socialista a queste europee.

Caro Renzi, pensaci: molti italiani, credo, vogliono dare fiducia a te. Ma non se la sentono di fare i socialisti. Voto Renzi, ma non voto Pd.



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Renzi e i temi etici

18 marzo 2014

Presentando alla stampa il mio "Voglio la mamma - da sinistra contro i falsi miti di progresso", mi sono rivolto al presidente del Consiglio. Il libro esce ufficialmente domani (prenotate la vostra copia in libreria o fatene richiesta a adinolfivogliolamamma@gmail.com) spero che Renzi lo legga. E' breve, solo 122 pagine, ma per la prima volta un unico volume contiene tutte le emergenze etiche su cui occorreva dire una parola complessiva, tenendole insieme con un filo. Rosso.

(AGENPARL) - Roma, 18 mar -  "Renzi si occupa ora di economia e fa bene, ma so che ha a cuore anche i temi etici: non li trascuri e li affronti". Mario Adinolfi, presentando alla stampa il suo ultimo libro "Voglio la mamma" dedicato a quelle che definisce "le questioni essenziali del vivere, dell'amare e del morire", chiama in causa il presidente del Consiglio. L'ex parlamentare del Pd, che è stato tra i più accesi sostenitori di Renzi fin dalle primarie 2012, spiega: "Credo di avere una sensibilità comune a Matteo, fin da quando militavamo insieme nel Ppi. Mi è dispiaciuto che sia stato lui a portare il Pd nel Pse e non mi ha sorpreso che Hollande abbia fatto mettere nelle note dell'Eliseo su Renzi che il Ppi era un partito nato dal Psi di Craxi. Ora il presidente del Consiglio deve evitare di sfuggire i nodi etici. Ha fatto bene a cancellare dall'agenda di governo la strumentale apertura che aveva fatto alle primarie sulla stepchild adoption per i gay e ad aver sostanzialmente accantonato i progetti sui cosiddetti diritti civili, utilizzando un gay intelligente come Ivan Scalfarotto alle riforme e ai rapporti con il Parlamento. Nel mio libro però racconto i numeri di un'emergenza etica: 106.000 bambini ogni anno in Italia sono abortiti e sono davvero troppi, in Olanda e Belgio le leggi sull'eutanasia anche pediatrica hanno prodotto 20.000 morti, viene messa in discussione persino la figura materna con l'ottusità burocratica della definizione dei genitori 1 e 2, migliaia di donne vengono sfruttate anche da coppie italiane che mercificano la maternità con la pratica degli uteri in affitto, le norme sull'abuso sessuale nei confronti dei minori sono lasche, gli italiani sono il secondo paese al mondo per inclinazione al turismo sessuale pedofilo. Io sono di sinistra come è di sinistra Matteo: a sinistra si sta con i più deboli. Con i bambini che rischiano di non nascere, con le donne sfruttate che devono vendere persino la sacralità della maternità a italiani ricchi, con i malati piccoli e anziani che devono essere curati e non soppressi, con le madri che hanno diritto a veder riconosciuto il proprio ruolo. Serve una rivoluzione culturale a sinistra, a partire dal mondo del Pd, perché cedere culturalmente alle idee del socialismo radicaleggiante non può essere un'opzione per il Matteo Renzi che conosco io, neanche per calcolo politico, neanche per cercare consenso. Anche perché in Europa proprio Hollande e Zapatero dimostrano che con politiche contro i più deboli sul piano etico, i consensi si perdono e non si conquistano"



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16 marzo, via Fani: al di là degli inutili riti

16 marzo 2014

TEMPI NUOVI S'ANNUNCIANO: ALDO MORO E LE PAROLE 
di Mario Adinolfi 

Aldo Moro, 16 marzo, via Fani, i cinque martiri della scorta. Ogni anno torna quel giorno d'angoscia che mi colpì così tanto da bambino, poi altri 55 giorni, poi via Caetani. Il 16 marzo è sempre un "turning point" nella mia vita: qualcosa cambia, non si dice più inverno, c'è la primavera ma primavera ancora non è. Ci si ferma un attimo, si raccolgono le energie. Moro è stato decisivo per la mia vita: ho amato la politica grazie alla sua lezione, sono diventato democristiano per via del suo sacrificio, dal 1985 a neanche 14 anni ho passato i weekend in sezione e non a spasso a via del Corso, militando nella corrente "morotea" di Roma, con persone che a Moro erano state fortemente legate. Ho sperato di fare il parlamentare fin da bambino per via delle immagini che la piccola tv in bianco e nero della cucina del bilocale in cui vivevamo rimandavano di quei giorni d'angoscia del 1978: la Camera mi sembrava un luogo serio. Quando 34 anni dopo alla fine deputato lo sono diventato davvero, ho visto che a colori Montecitorio fa molto meno effetto.

Di Moro mi colpirono subito le parole. Moro era un uomo di parole, i suoi discorsi erano lunghi e difficili, bisognava essere estremamente concentrati per seguirli e apprezzarli. Il mitico Henry Kissinger, segretario di Stato americano, non sopportava il suo eloquio, una volta durante un colloqui finse di addormentarsi per sottolineare il fastidio. Poi venne via Fani, venne il 16 marzo. Le parole delle lettere dalla prigionia sono durissime. L'ultima lettera scritta poche ore di essere ucciso è di incredibile lucidità e di sconfinata bellezza anche letteraria. Moro capisce perfettamente che è giunta la fine, ma è attonito davanti all'assurdità, non sa capacitarsi per "l’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione". Mitezza e moderazione. La sua enorme lezione politica, in due parole. Poi, l'amore infinito nell'addio ai suoi cari tramite la "dolcissima Noretta", la moglie sempre amata cui è inviata la lettera: "Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta".

Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Riuscite a non commuovervi?

Ma non voglio metterla sul facile. Il 16 marzo 1978, Aldo Moro stava recandosi alla Camera per votare la fiducia al governo Andreotti, il governo della solidarietà nazionale, il governo del compromesso storico con il Pci. Aldo Moro era un politico, era il presidente e leader più rilevante della Democrazia cristiana, l'unico vero partito riformista che l'Italia abbia mai avuto. E allora con le parole di un discorso difficile ma perfetto, tenuto il 21 novembre 1968 al Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, voglio ricordare oggi Aldo Moro. Perché è un discorso profetico, di quelli che restano e illuminano il cammino anche nel presente. Matteo Renzi lo conosce certamente. Nonostante il Pse e qualche altra stupidaggine concessa alle mode correnti, Matteo è quello che voleva mettersi "tra De Gasperi e gli U2". E tra De Gasperi e gli U2, c'è stato Aldo Moro e la sua lezione e il suo sacrificio. Il sacrifico di un uomo politico che aveva visto tempi nuovi annunciarsi, capito che sarebbero stati carichi di violenza, una violenza che avrebbe spazzato via il proprio destino forse, ma che non potevano essere giudicati dalla violenza. Bisognava capire l'essenza del tempo nuovo, la spinta che dai giovani proviene, poi mediare tutto con la politica. Una politica non tiepida. Una politica senza compromessi. Una politica intensamente umana. Aldo Moro, dedicato a Matteo Renzi. Tempi nuovi s'annunciano e avanzano in fretta come non mai. Ora, come allora.

"Tempi nuovi si annunciano ed avanzano in fretta come non mai. Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d’ombra, condizioni d’insufficiente dignità e d’insufficiente potere non siano oltre tollerabili, l’ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze all’intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi ad un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e 1a mettano in crisi, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità. Vi sono certo dati sconcertanti, di fronte ai quali chi abbia responsabilità decisive non può restare indifferente: la violenza talvolta, una confusione ad un tempo inquietante e paralizzante, il semplicismo, scarsamente efficace di certe impostazioni sono sì un dato reale ed anche preoccupante. Ma sono, tuttavia, un fatto, benché grave, di superficie. Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia. Di contro a sconcertanti e, forse, transitorie esperienze c’è quello che solo vale ed al quale bisogna inchinarsi, un modo nuovo di essere nella condizione umana. E’ l’affermazione di ogni persona, in ogni condizione sociale, dalla scuola al lavoro, in ogni luogo del nostro Paese, in ogni lontana e sconosciuta Regione del mondo; è l’emergere di una legge di solidarietà, di eguaglianza, di rispetto di gran lunga più seria e cogente che non sia mai apparsa nel corso della storia. E, insieme con tutto questo ed anzi proprio per questo, si affaccia sulla scena del mondo l’idea che, al di là del cinismo opportunistico, ma, che dico, al di là della stessa prudenza e dello stesso realismo, una legge morale, tutta intera, senza compromessi, abbia infine a valere e dominare la politica, perché essa non sia ingiusta e neppure tiepida e tardiva, ma intensamente umana".

Affinché tutto questo, al di là degli inutili riti di ogni 16 marzo e delle corone di fiori appassiti, non sia mai dimenticato.



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5 modi per aver il mio "Voglio la mamma"

15 marzo 2014

Voglio la mamma è un libro, ma non è un'operazione commerciale. Caso più unico che raro, pubblicheremo nella pagina Fb qui sotto linkata il testo integrale capitolo per capitolo: i primi nove sono stati già inseriti, entro la fine della prossima settimana arriveremo fino al quindicesimo, l'ultimo. Chi vuole dunque può leggersi Voglio la mamma in modalità completamente gratuita, senza neanche fare "mi piace" alla pagina (poi se almeno questo piccolo gesto lo fate ci fa piacere, ma non è obbligatorio).

L'uscita ufficiale del libro è fissata per il 19 marzo, ma un'anteprima in esclusiva è stata riservata in questi giorni alle librerie del circuito Arion. Come si è detto, Voglio la mamma si può leggere anche gratuitamente on line, ma molti scrivono dicendo di volere avere in tasca questo libretto rosso, grande come un bignami ma carico di idee, utile quando si deve affrontare una discussione attorno ai temi etici perché mai prima d'ora si era racchiuso in un'unica opera tutto quel che c'è da sapere sugli argomenti più spinosi che solitamente vengono affrontati singolarmente a seconda delle "fissazioni" dei singoli. Voglio la mamma unisce per la prima volta tutti i temi cucendoli con un filo rosso che culmina nel manifesto de "I 20 punti" che sarà pubblicato la settimana prossima (è il quattordicesimo capitolo del libro).

Molti scrivono: come si fa ad avere materialmente Voglio la mamma? Semplice: i modi sono 5.

1. Fino al 19 marzo si può acquistare il volume in una delle 15 librerie del circuito Arion.

2. Dal 19 marzo il volume sarà disponibile in tutte le librerie. Sarà bene ordinarlo da subito presso la vostra libreria di fiducia. Più ordinativi preventivi ci saranno, più capillare sarà la distribuzione.

3. Per chi vuole una o più copie dedicate e autografate, si può scrivere a adinolfivogliolamamma@gmail.com indicando se si preferisce pagare via bonifico (13 euro) o contrassegno al postino (15 euro, c'è un piccolo contributo alle spese di spedizione).

4. Per i maniaci dell'acquisto on line, Voglio la mamma è presente in tutti i siti specializzati a partire da www.ibs.it anche se per le tempistiche il consiglio è di rivolgersi al sito dell'editore www.youcanprint.it che vi invierà il volume in pochi giorni (Ibs ci mette due settimane, ma c'è un piccolo sconto sul prezzo di copertina).

5. Sempre dal 19 marzo sarà disponibile anche la versione ebook multiformato, pure su Amazon e dunque per Kindle.

Dalla seconda metà di aprile poi partirà un tour di presentazioni in giro per l'Italia e dunque l'incontro con Voglio la mamma sarà fisico, ci saranno una cinquantina di tappe nel corso di tutto il 2014, per richiedere una presentazione scrivere sempre all'email adinolfivogliolamamma@gmail.com dove si cerca di rispondere a tutti nel più breve tempo possibile.

Ogni aggiornamento disponibile sulla pagina Fb della comunità che si sta formando attorno al libro che è linkata qui sotto www.facebook.com/adinolfivogliolamamma



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Un "mi piace" alla pagina Fb del mio libro

4 marzo 2014

"Voglio la mamma" è un libro che è come un cammino, comincia a muovere i suoi primi passi oggi, 4 marzo 2014: il volume è uscito in esclusiva presso le librerie della catena Arion e la cosa equivale ad un primo vagito. Dal 19 marzo sarà in tutte le librerie (andate a prenotarlo nella vostra libreria di fiducia, ne agevolerete le distribuzione) e poi muoverà i suoi primi passi: se ne discuterà, credo; lo presenterò sui giornali, alla radio, in televisione. Ma vivrà soprattutto qui, sui social network, nel confronto quotidiano con ciascuno di voi. Per questo è nata anche la pagina Facebook di "Voglio la mamma", affinché il libro sia sempre meno mio e sempre più posseduto da chi gli vorrà bene. Questa pagina è a disposizione di tutti, sarà priva di limiti e chiunque potrà commentare i temi che verranno sottoposti all'attenzione dei visitatori abituali o occasionali. Di più. Chiunque voglia proporre articoli o commenti estesi sui temi attinenti a "Voglio la mamma" può considerare questa pagina casa propria. Può scrivere a adinolfivogliolamamma@gmail.com e inviare il proprio testo che, se sarà valutato di pubblico interesse e di arricchimento del dibattito, sarà qui proposta all'attenzione di tutti.

"Voglio la mamma" non è un libro facile. L'ho scritto partendo da un'esperienza di militanza politica a sinistra, chi mi conosce sa che sono stato tra i fondatori del Pd, partito del quale sono stato anche membro della direzione nazionale e parlamentare. A sinistra le prese di posizione di "Voglio la mamma" non piacciono a molti. Eppure io considero decisivo e molto "di sinistra" il voler sostenere il diritto del più debole: il bambino che non ha voce perché non è ancora nato o ce l'ha flebile perché è nato malato; l'anziano che è solo e vive il versante finale della propria esistenza: la donna che non può essere umiliata fino a mercificare o addirittura cancellare la sua essenza più intima, l'essere madre; il minore che è oggetto di abuso o vergognoso "turismo" sessuale. 

Di questo e di altri temi complessi si occupa "Voglio la mamma". Il libro però l'ho voluto scrivere in modo molto agile, è quasi un bignami, con argomenti che si chiudono con una serie di dati per la prima volta raccolti in un unico volume: quanti sono i matrimoni omosessuali effettivamente celebrati? Crescono o diminuiscono? Quanti sono i figli che davvero crescono in famiglie "omogenitoriali"? Quante sono le persone che vengono eliminate tramite eutanasia? E tramite eutanasia infantile? Quanti sono i maiali che sistematicamente viaggiano per turismo sessuale? Quante donne affittano il proprio utero e per quanti soldi e a quale ceto sociale appartengono? E gli "acquirenti"? Quanti sono i transessuali? Quanti hanno effettivamente cambiato sesso? Quanti si prostituiscono utilizzando sul mercato la propria condizione artificialmente "ibrida"? Quanti bambini vengono abortiti? Quanti albini nascono da quando esistono le metodologie di diagnosi prenatale o preimpianto?

I numeri, prima delle mie parole, vi convinceranno della folle china verso il burrone su cui l'uomo ha voluto incanalarsi con tutta la sua irrazionalità. "Voglio la mamma" è il tentativo, estremo e complessivo, di arrestare con argomenti razionali questo percorso senza senso. Per la prima volta tutti i temi e tutti i dati sono raccolti in un unico volume, che resta comunque breve e agile e trasportabile in tasca, per dare a ciascuno argomenti immediati di contrapposizione dialettica con i fautori di questa strategia del caos individualista.

Fate conoscere questa pagina e discutiamo di tutto insieme, in libertà. Cliccate e fate "mi piace" se volete su questo link che è la pagina Fb del libro www.facebook.com/adinolfivogliolamamma



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Nota a margine dopo un torneo vinto a poker

2 marzo 2014

Il poker ti insegna la logica dei rapporti di forza. Ci pensavo ieri sera mentre giocavo un torneo e contemporaneamente cercavo di capire dalle notizie confuse del nostro giornalismo sciatto (che sa dire tutto sul passaggio di Gabriele Albertini da Scelta Civica al Ncd di Alfano ma poco o niente delle dinamiche di politica estera) se stesse davvero scoppiando una nuova folle guerra di Crimea. Vedevo le chips diventare montagna davanti a me e mi pareva di capire meglio Putin, la sua aggressività nei confronti della "dead money" rappresentata dall'Unione europea e del "nitty" Barack Obama. La logica dei rapporti di forza spiega tutto, è spietata come una partita a poker. Dove vince il più forte. E il più forte, ieri sera, ero io. Speriamo che Putin incespichi in qualche errore, ma attenti, io non ne ho commessi. Potrebbe non commetterne neanche lui.


Spiegavo a qualche pokerista che inevitabilmente con me al tavolo vuole parlare di politica, che la chiacchiera da bar su Matteo Renzi mi ha stufato. Ovviamente i pokeristi usano per la politica la categoria dell'orecchiato altrove, tendenzialmente non ne capiscono nulla. Parlano di politica un po' come i giornalisti parlano di poker: senza sapere quel che si dice. Anche qui, frequentare questo strano mondo di tavoli verdi, ti spiega tutto: per apprezzare davvero quel che accade nelle dinamiche tra tizi che hanno le carte in mano, devi possedere delle capacità di conoscenza approfondita del gioco. I pokeristi non conoscono il gioco della politica e viceversa. Ma tutti ne vogliono parlare. E allora "secondo me Renzi dura poco" e "a carte ci vuole solo culo". Ora, poiché la prima affermazione l'ha fatta oggi su un grande giornale pure un grande vecchio della sinistra italiana con ambizioni presidenziali frustrate, mentre la seconda è praticamente moneta corrente in tutti i bar di Caracas, possiamo dire che forse nella saggezza da bar si nascondono rivoli di verità. Ma la verità complessiva è sempre molto più sofisticata.


La brava Myrta Merlino mi ha intervistato venerdì e, indovinate un po', mi ha subito chiesto se "Renzi è in all in". Ormai è chiaro a molti che il poker insegna la logica, sicuramente ai più intelligenti: mi è capitato di spiegare il renzismo in salsa pokeristica anche in un'intervista al seriosissimo Fatto Quotidiano (fosse per loro brucerebbero tutti i giocatori che loro chiamano "d'azzardo", sull'incompetenza dei giornalisti vi ho già detto, in un grande falò). Renzi non è in all in, ho detto alla Merlino e lo dico anche a tutti i pokeristi che me l'hanno chiesto: Renzi è all'inizio. Abituatevi, dura vent'anni. E' giocatore di razza e solo chi gioca a poker può capire che torneo meraviglioso ha giocato, paziente quando doveva essere paziente, maniacalmente aggressivo quando doveva bullare il tavolo, fortunato quando era necessario esserlo.


Già, perché dobbiamo pure affrontarlo questo benedetto fattore fortuna. Ieri ho vinto il torneo perché in un all in a tre avevo QQ, ho trovato contro 1010 e 55, le donne hanno retto e praticamente la partita si è chiusa lì. Poteva scendere un 10 o un 5, sarei stato sfortunato. Ma la logica diceva che una Q è maggiore di un 10 che è maggiore di un 5. Io me lo ripeto sempre, nella vita sono stato molto fortunato: mi piaceva la politica e mi sono ritrovato a fare il deputato; volevo fare il giornalista e oggi sono tra quei 7-8 della mia sfigatissima generazione dei nati dopo il 1970 che riconoscete per strada; mi piaceva scrivere libri e tra qualche giorno esce il mio ottavo, con gente che ne discute e si lamenta perché non lo trova ancora in libreria; mi sono innamorato di quella bella ragazza che aveva 15 anni e 100 chili meno di me, alla fine me l'ha data (la figlia, che avete capito, ciao Clara A.); pensavo fosse amore e invece era un calesse ma ne è nata un'altra figlia meravigliosa (bassista. In una rockband. Fidanzata con il chitarrista capellone. Vabbè, non si può avere tutto: ciao Livia A.); ho incontrato la passione per il poker e ho vissuto addirittura due volte l'emozione del final table Wpt; ogni giorno ho la fortuna di interloquire con voi in radio, in tv, via social network, per strada, in viaggio e sui tavoli verdi e per alcune di queste attività vengo persino pagato. Sì, dai, sono un ragazzo fortunato. Poteva scendere un 10 o un 5. Invece le mie donne hanno retto. E i sogni di un bambino si sono più o meno realizzati.


E' la lezione più bella che si possa apprendere a un tavolo da poker e forse solo lì: la conoscenza approfondita delle proprie qualità e dei propri limiti; di quanto siamo disposti a mettere in gioco e di quanto intelligenti siamo nel capire il momento giusto per farlo. Perché il poker insegna la logica dei rapporti di forza, serve a capire meglio quel che succede in Ucraina o con Renzi, senza limitarsi al solito commento da tifoso. Ma i rapporti di forza più importanti da comprendere sono quelli con noi stessi. Questo è il mio piccolo contributo, una nota a margine dopo un torneo vinto a poker.




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La Capitale rinasce così

28 febbraio 2014

MARINO, PRENDI APPUNTI: 5 MOSSE E SI SALVA ROMA
di Mario Adinolfi 

Con un gruppo di amici un po' pazzi proprio alla fine di febbraio del 2001 lanciammo un'idea meravigliosa: diciamo ai romani che queste classi dirigenti stanno producendo solo disastri e aggraveranno la situazione, noi siamo giovani e maneggiamo internet con una qualche maestria, abbiamo capito che la rete trasformerà tutto e renderà tutto meno costoso, chiediamo ai nostri concittadini un'assunzione piena di responsabilità in prima persona. Insomma, presentammo una lista alle elezioni per il comune di Roma e per i 19 municipi in cui è divisa: si chiamava Democrazia Diretta e aveva come simbolo la chiocciola di internet. L'idea piacque a un comico genovese e al suo guru, che se ne appropriò con un copia-incolla, ma questa è un'altra storia. Storia di successo, una dozzina d'anni dopo. La nostra invece fu la storia di un insuccesso, qualche migliaio di romani votò per le nostre liste, io ero candidato sindaco a neanche trent'anni e provai a contaminare con le nostre idee giovani e baldanzose l'amministrazione di sinistra guidata da Walter Veltroni, che al primo turno si era fermato proprio a pochi voti dal 50% e al secondo turno noi votammo per lui. Non mantenne gli impegni, non usò le nostre idee, noi ci ripresentammo anche alle amministrative 2003 poi la gloriosa esperienza di Democrazia Diretta e della Chiocciola venne consegnata alla storia e confluì nel processo che portò alla nascita del Pd.

Questo per dire che non è da oggi che mi interrogo su come salvare la città in cui sono nato e che amo con disperazione, perché vedo con chiarezza tutti i buchi neri da cui non sa mai risollevarsi. Ignazio Marino ha voluto diventarne sindaco probabilmente con tanta beata inconsapevolezza se oggi va a minacciare di "bloccare le città", quando sa bene quello che deve fare invece di andare a pietire i 500 milioni del Salva Roma che gli permetterebbero di vivacchiare un altro anno lasciando tutto così com'è. Renzi sbaglia a dargli quei soldi. Marino faccia quel che deve fare. Se non sa da dove cominciare, prenda carta e penna che glielo spiego io.

1. Marino tiri fuori dal cassetto il piano sul contenimento del costo del lavoro degli impiegati comunali e delle municipalizzate: 62mila persone che hanno un livello di produttività bassissimo (basterebbe prendere qualche servizio delle Iene per dimostrarlo plasticamente, ma l'esperienza dei romani forse basta e avanza). Gli uomini del sindaco avevano scritti un piano di risparmi per 80 milioni di euro, con lievi ritocchi alle indennità di straordinario. Marino se l'è rimangiato in sei ore, appena la Cgil gli ha fatto buh. Ora tiri fuori piano e palle, sbatta i pugni sul tavolo, non minacciando il blocco della città, ma le dimissioni e l'arrivo del commissario se i sindacati non daranno via libera al piano. 80 milioni di euro di risparmio strutturale sul costo del lavoro sono preziosi e decisivi. Altri aiuti in questa direzione arriveranno dal taglio promesso del cuneo fiscale.

2. Marino avvii le procedure per la vendita dell'Atac. Non sarà una vera e propria vendita, dovrà essere regalata. Ma Roma non può sostenere ogni anno un buco di 200 milioni di euro che arriva dal proprio sistema Tpl. Meglio disfarsi dell'Atac, seguendo le procedure di privatizzazione realizzate da Renzi con l'Ataf.

3. Marino ceda il 50% di Acea. Se la compra Caltagirone? Benvenuto Caltagirone. Il 50% di Acea vale 1 miliardo di euro. Per le casse del comune è ossigeno puro.

4. Marino valorizzi il patrimonio immobiliare composto da oltre 43.000 unità del comune di Roma, per il quale incassa in affitti poco più di venti milioni di euro. Può decuplicare questa cifra, allineandosi ai valori mercato nella parte più bassa della forchetta.

5. Marino tagli gli sprechi, dando l'esempio con gli stipendi-monstre di alcuni membri della sua squadra, passando per stipendi e consulenze che conosce bene (ci sono dirigenti che prendono più di trecentomila euro l'anno, i 23 avvocati del comune di Roma i trecentomila euro li prendono di media ciascuno).

Solo con queste 5 mosse Marino si ritroverebbe in cassa i 500 milioni del Salva Roma, non una tantum ma come risparmio strutturale, più il miliardo della vendita del 50% di Acea per alleggerire finalmente la pressione fiscale sui romani, che pagano l'addizionale Irpef più cara d'Italia. 

Caro sindaco, governare è una cosa tosta, ci si fa qualche nemico e non si deve avere paura dell'impopolarità. Bisogna decidere e trovare risorse, non solo fare la questua. Ignazio Marino, fai il tuo dovere perché finora non hai fatto niente. Copia le 5 mosse e mettile subito in pratica. I romani, vedrai, ti ringrazieranno e forse ti rieleggeranno pure.



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E' arrivato "Voglio la mamma" il mio ultimo libro

25 febbraio 2014

Chi segue con più insistenza le mie pagine sui social network o il blog sa che ho passato il 2013 a scrivere un libro complicato, che si intitola "Voglio la mamma". Si tratta di un testo scritto "da sinistra, contro i falsi miti di progresso". Io, Mario Adinolfi, tra i fondatori del Partito democratico, candidato alla segreteria nelle primarie 2007, prima membro della direzione nazionale, poi deputato nella sedicesima legislatura repubblicana, provo a spiegare al mio mondo di riferimento che tutta la paccottiglia para-ideologica con cui si è provato a ricostruire una identità è, in realtà, roba che a sinistra non può avere cittadinanza.

Se essere di sinistra ha ancora un senso, questo essere di sinistra è schierarsi al fianco del più debole: dell'anziano che rischia di essere ucciso anziché essere curato nel dolore pur estremo, del bambino che non viene fatto nascere per una ragione futile, del sedicenne a cui non dai il diritto di votare ma di decidere di non essere salvato sì, della donna indiana o ucraina a cui chiedono di vendere l'intimità della maternità, del figlio a cui negano il diritto ad avere madre e padre perché l'ottusità genera la mostruosità del genitore 1 e genitore 2, del transessuale gettato in un abisso di disperazione per usare la sua sessualità ibrida mercificandola sulle strade, del bambino down o albino che non deve nascere perché l'eugenetica della diagnosi prenatale o pre-impianto impone canoni di idiota "normalità", della bambina thailandese che subisce lo schifo del diventare oggetto di turismo sessuale pedofilo. 

Con "Voglio la mamma" scrivo dei temi decisivi: del vivere e del morire, dell'amare e del relazionarsi, dell'essere famiglia e del saper anche soffrire, della protezione dei minori e dell'opposizione a ogni mercificazione della sessualità. Non è un libro facile. Potete leggere alcuni stralci dei capitoli tra le note del profilo Facebook. Nel volume (in libreria dal 4 marzo, ma copie autografate e dedicate agli amici dei social sono disponibili, basta chiederle a adinolfivogliolamamma@gmail.com e vi arriverà il vostro libro direttamente a casa al costo di 15€ spese incluse) troverete anche molti numeri riguardanti i temi scottanti del matrimonio omosessuale, del mito della omogenitorialità, dell'eutanasia, degli uteri in affitto, del turismo sessuale. "Voglio la mamma" è in questo senso un libro organico e per certi versi definitivo: per la prima volta tutti temi che sono stati affrontati come fossero argomenti diversi e distanti, sono tenuti insieme da un unico filo rosso di denuncia della violenza contro il soggetto più debole, con dati e riferimenti bibliografici di approfondimento che rendono evidente che la china sulla quale ci siamo avviati non lascia immaginare nulla di buono, porta verso un baratro.

Leggetelo e discutiamone. Non sarà tempo perso, credo.



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Sulle parole con cui Renzi ha chiesto la fiducia

24 febbraio 2014

DISCORSO MOLTO CONFUSO, MA UN PO' DI CICCIA C'E'
di Mario Adinolfi 

Matteo Renzi poteva sforzarsi, mettere su un discorso per la richiesta della fiducia all'aula del Senato che avesse la dimensione consona alla storicità del momento. Poteva benissimo farlo a braccio come ha fatto, ma la tonalità scelta non doveva essere quella della confusione che ha mostrato: temi malamente intrecciati, concessioni alla retorica dolorista, aria di sfida bullesca e reiterata verso Grillo e il M5S, confini operativi poco definiti sulle questioni programmatiche pure delineate, citazioni fuori luogo sul proprio partito dimenticando che in quella sede è il presidente del Consiglio dei ministri di una coalizione vasta e di tutti gli italiani, non il capo di una porzione minoritaria del paese.

Fatta questa premessa e scavando come cani da tartufo, in mezzo a tanta confusione che pareva inadeguatezza (forse questo spiega anche la scelta di alcuni ministri), alcuni passaggi importanti nel discorso di Renzi ci sono. Insomma, dai, un po' di ciccia c'è. Intanto, l'esordio: dire ai senatori che era lì per farli sparire, con in mano una riforma che cancella il Senato, aveva sì il suono della sparata di paese, ma dimostra anche grande coraggio politico. Certo, non si è capito bene se sulle riforme terrà fede al percorso delineato dall'accordo del 18 gennaio con Silvio Berlusconi (prima l'Italicum, poi il resto), ma comunque i primi tre minuti di discorso di Matteo Renzi a Palazzo Madama hanno comunque dato il segno della discontinuità. Altra ciccia, al di là delle parole di circostanza poco delineate su scuola e giustizia, è certamente l'annuncio dell'abbattimento del cuneo fiscale "a doppia cifra". Anche qui poteva essere meno confuso: vuol dire che mette 10 miliardi per la diminuzione delle tasse sul lavoro o che esse caleranno almeno del 10%? Non è dato sapere. Ma comunque è un impegno pubblico, solenne, immediato su un punto cruciale. Benissimo. Benissimo anche lo sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese usando la Cassa depositi e prestiti, anche se non ho capito perché Renzi ci riuscirà a tutti gli altri governi sul punto non ci sono riusciti.

Per il resto, ottimo il passaggio sui cosiddetti diritti civili: generico, senza impegni precisi, spiegando subito che bisognerà cercare un compromesso. Insomma, il mariage pour tous che in Francia ha inguaiato Hollande e il matrimonio gay che in Spagna ha cancellato dal panorama politico Zapatero, in Italia Renzi non lo farà. E non farà neanche le civil partnerships e la stepchild adoption, come qualche buontempona lo costringeva a dire durante le varie campagna per le primarie. I miei amici Ivan Scalfarotto e Paola Concia siano renziani rassegnati, gliel'ho sempre spiegato: Matteo è un ragazzo di parrocchia come me, magari siamo peccatori, ma sappiamo che la famiglia è fatta di papà e mamme e non di genitore 1 e genitore 2.

Non si incaponisca Matteo a pensare che lo stile informale sia quello giusto per tutte le occasioni e che chi critica il suo discorso in Senato sia uno che non capisce nulla di modernità. Si fidi, qui la comunicazione la mastichiamo anche e più di lui, oggi non ha innovato: semplicemente, non ha fatto una buona figura. Non è stato un bel modo di iniziare, non è stato adeguato all'occasione storica di vedere finalmente un presidente del Consiglio nato dopo il 1970 parlare alle istituzioni e al paese. Mancava solo il chiodo alla Fonzie e l'aria da bullo di Rignano era completa. Non vuol dire "piegarsi alle logiche di Roma" o "essere cambiati dal potere" assumere un'aria consona al momento, che era solenne. Fa niente, comunque: ci sono elementi che consentono di coltivare buone speranze. Li sviluppi e vada avanti. 

Qui si continua a fare il tifo per lui.



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In difesa del presidente della SS Lazio

24 febbraio 2014

L'IDIOZIA DELLA CONTESTAZIONE: 10, 100, 1000 LOTITO
di Mario Adinolfi 

Claudio Lotito è un uomo coraggioso perché non deve essere facile andare allo stadio e trovarsi quarantamila contestatori dopo che per dieci anni hai fatto di una squadra di calcio la tua vita, pagando il prezzo di minacce personali a te e alla tua famiglia. Tante cose mi sono incomprensibili nel mondo del pallone, ma la contestazione a Lotito le supera davvero tutte.

Dieci anni fa il povero Claudio Lotito ha messo 18 milioni di euro per prendere la Lazio che altrimenti sarebbe fallita, ha avviato una fase di risanamento del colossale debito, ha stretto i cordoni della borsa come era inevitabile e nonostante questo ha vinto due coppe italia, una supercoppa, esattamente gli stessi titoli vinti dalla Roma nello stesso decennio. La Roma ha speso dieci volte quello che ha speso Lotito. Il 26 maggio 2013 i laziali si sono tolti la più bella soddisfazione della loro storia. Contestare in quarantamila il presidente di quel risultato e poi andare in quattromila allo stadio per la partita di Europa League (già, in questi dieci anni Lotito ha avuto il torto di qualificarsi anche molto spesso per le coppe europee, Champions compresa) mi pare segno di fin troppo evidente irrazionalità.

La mia amata città è così. La meravigliosa Roma si scontra con il delirium tremens dei romani quando si tratta di calcio. Per questo mi sono sempre tenuto alla larga dal tifo malato per le squadre della città. Meglio tifare un'idea, come la Juventus, non un campanile che fa andar via di viscere contro ogni razionalità.

Claudio Lotito ha fatto il bene della Lazio, prendendola quando era una squadra finita e rendendola comunque protagonista senza le spese pazze che caratterizzano un'era irripetibile, figlia dell'estro di un truffatore che magari comprava Boksic e Nedved, ma con i soldi fregati agli italiani con la Cirio. 

Non dimenticatelo, cari amici laziali. Meglio un cerbero un po' colorito, che un finto signore che invece rifilava solo fregature. Dovreste essere anche un po' orgogliosi di questi vostri dieci anni di storia. E se li avete avuti, li dovete a Claudio Lotito.

PS: Per inciso, la vostra contestazione è incentrata sul fatto che Lotito dovrebbe vendere. Ma a chi? Ci sono compratori con cento milioni di euro da investire nel mercato? O rimpiangete le cordate alla Giorgio Chinaglia?



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Cinque suggerimenti al nuovo governo

23 febbraio 2014

APPUNTI PER IL DISCORSO DEL PRESIDENTE RENZI
di Mario Adinolfi 

Una delle doti di Matteo Renzi è la capacità di ascolto curioso. Il Matteo che conosco io è una spugna che sa cogliere i contributi di intelligenza da ovunque provengano. Poi mette tutto nel frullatore e tira fuori qualcosa di proprio. Con l'intenzione di infilare pubblicamente qualche cibo proteico nel suo frullato, invio da qui al presidente Renzi cinque punti di cui spero di trovare eco nel suo discorso programmatico di richiesta di fiducia alle Camere.

Premessa. Finora Renzi si è mosso con prudenza nelle condizioni date: ha accettato i compromessi dettati dal vincolo di coalizione con Alfano, i diktat di Napolitano sul ministero dell'Economia e i niet su quello della Giustizia. Ha scelto i ministri residui secondo il criterio dell'aurea mediocritas, di modo che gli siano totalmente fedeli e non creino condizioni dialettiche o di contrasto imbarazzanti. E' chiaro che su una posizione di politica estera, se Renzi vuol far prevalere il proprio punto di vista contro quello del titolare della Farnesina, meglio avere come ministro la Mogherini che la Bonino; sulla riforma della pubblica amministrazione meglio avere "l'inesperienza" della Madia che la competenza di Ichino, se si vuole far da sé. L'elenco è lungo e ci siamo capiti. Renzi non ha voluto renziani tra i ministri, con l'eccezione della bella Boschi. Degli otto ministri del Pd, sette alle primarie 2012 hanno votato Bersani. Tutti i nomi dei papabili renziani "della prima ora" pur presenti nei vari totoministri (Morando, Reggi, Clementi, Recchia, Richetti, Ceccanti, Vassallo) sono stati spietatamente cassati. Se c'era da pescare una donna per fare la parità di genere, meglio l'inquietante Lanzetta che dieci giorni prima gli aveva votato contro in direzione, che la Bonafé o la Bonaccorsi, renziane di ferro da sempre. Perché? Ovvio. Non devono esistere intermediari tra Renzi e il suo popolo. Il governo è di Renzi e basta, nessuno potrà provare a sapere cosa vuole fare Renzi senza chiederlo a lui direttamente. Lui si gioca tutto e a lui si deve fare riferimento, nessun delfino deve crescere. Ha fatto esperienza e sa che i figli uccidono i padri. L'ha fatto lui stesso, con Lapo Pistelli. Ha accanto Alfano nella foto di rito dopo il giuramento. Sa bene come funziona. Fai crescere qualcuno di cui ti fidi ciecamente e quello prima o poi punterà a prendere il tuo posto. A scanso di equivoci, non cresca nessuno. Nel governo c'è una sola Biancaneve, gli altri sono nani.

Questa premessa serve a dire che Renzi non ha alibi. Deve fare e fare subito e non potrà invocare ostacoli esterni che ne limitino l'azione. Si è fatto il governo a propria immagina e somiglianza, ora lo faccia lavorare. E porti a casa cinque punti, da enunciare nel discorso programmatico da fare alle Camere.

1. SOLDI IN TASCA AGLI ITALIANI. La priorità delle priorità non è nelle riforme istituzionali, del fisco, del lavoro. La priorità sono i soldi. Ai venti e rotti milioni di occupati italiani ne devono arrivare di più in tasca a da subito. Come? Non credo agendo sulla leva fiscale, riformare l'Irpef è cosa lunga e complicata. Credo si possa agire sugli oneri sociali, partendo dai contributi pensionistici. Grazie alla odiata Fornero e al lavoro dell'altro odiato Mastrapasqua, i conti della previdenza italiana sono più che in ordine, anzi garantiranno da qui ai prossimi anni risparmi per decine di miliardi di euro. Si alleggerisca la pressione contributiva e immediatamente le buste paga (e anche i redditi reali dei tanti che lavorano a partita Iva) si faranno più pesanti. Abolire l'Irap ridurrebbe ancora di più il cuneo fiscale. Si può fare subito.

2. EQUITA' GENERAZIONALE: PAGHINO I PENSIONATI. Le risorse da recuperare per agire sul cuneo fiscale dove si trovano? Renzi lo sa bene, glielo spiegammo nel 2007 quando con Generazione U attraversammo l'Italia presentando libro e candidatura di un gruppo di giovani presbiti (vedevamo bene solo ciò che era lontano) alla guida del nascente Pd. I soldi subito si prendono dalle tasche dei pensionati, che assorbono 300 miliardi di euro l'anno degli 800 che compongono la spesa pubblica italiana. Lasciando intonse, anzi rivalutandole, le pensioni fino a tre volte il minimo, si deve intaccare pesantemente (fino al 50%) il surplus di tutte le pensioni superiori ai 1.500 euro al mese per la parte generata dal sistema retributivo. E' una questione di equità tra le generazioni e non starò a spiegarne le ragioni per l'ennesima volta. In sintesi: il tempo della grande rapina dei padri ai danni dei figli deve finire. Un presidente del consiglio "dei nostri" nato dopo il 1970 serve a questo, altrimenti non è cambiato nulla.

3. PRIMA LA RIPRESA: SOLO LA RIPRESA GENERA IL LAVORO. Concentrarsi subito sul Jobs Act, cioè sulla riforma delle norme del mercato del lavoro, senza aver incentivato la ripresa sarebbe un clamoroso errore di inversione della priorità dei problemi. Per generare lavoro bisogna prima dare una spinta alla produzione e alla possibilità di fare impresa in questo paese. Incentivare le srl degli under 30 e quelle ad alto contenuto di innovazione, con una sostanziale defiscalizzazione, servirebbe a immettere benzina nel motore italiano. E ad attrarre significativi investimenti dall'estero. Gli IDE (Investimenti Diretti Esteri) sono la chiave di volta per la nostra ripresa. Durante il governo Letta sono crollati, da 24 a 12 miliardi di euro nel 2013. La costruzione di processi di defiscalizzazione per le aziende giovani o ad alto contenuto di innovazione tecnologica è la leva con cui invertire la rotta.

4. AMBIENTE, CULTURA, TURISMO: IL NOSTRO PETROLIO. Due ministri emiliani, Galletti e Franceschini, detengono la responsabilità dei settori chiave per il rilancio del paese: tra green economy e valorizzazione del panorama turistico e culturale italiano, ci giochiamo molto delle nostre opportunità di ripartenza. Ma è possibile che si faccia la guerra sull'Imu, per l'abolizione della quale ogni famiglia ha risparmiato in media 280 euro, poi non si faccia nulla per il risparmio energetico nelle abitazioni e le dispersioni di calore che costano ad ogni famiglia 1.550 euro in media? E ancora: si può continuare a subire il degrado del patrimonio artistico più importante del mondo, rassegnandoci all'incuria che ne devasta il valore, potenzialmente salvifico per il libro dei conti dell'Italia? Possibile che l'Italia sia l'unico paese europeo che nel 2013 vede arretrare il flusso turistico dai paesi extraeuropei? Invertire queste tendenze è una priorità assoluta dell'azione di governo, per creare ricchezza. Il 2 marzo, giorno in cui speriamo che l'Italia sia glorificata nel mondo grazie all'Oscar alla Grande Bellezza, avviamo una grande campagna di promozione turistica dell'Italia. E sosteniamola per tutto l'anno.

5. LE RIFORME: NON TRADIRE I PATTI. Renzi si è già caratterizzato come uomo capace di tradire con spregiudicatezza parole e patti, la vicenda Letta ha lasciato il segno. Non faccia lo stesso errore con Berlusconi. Porti a casa la riforma della legge elettorale detta Italicum, con i tempi e le caratteristiche indicate nell'intesa della "profonda sintonia" del 18 gennaio. Poi si impegni nella riforma più complessiva della architettura costituzionale che mi sembra francamente meno praticabile. Non accetti il giochino dell'Italicum che entra in vigore solo dopo l'approvazione dell'intero pacchetto. Sarebbe una spada di Damocle che condizionerebbe tutta la sua azione. Invece lui deve portare a compimento i punti sopra elencati sapendo che dovrà porre spesso l'aut aut: o fate come dico o si va alle elezioni subito. E almeno per i primi trenta mesi di governo questa frase magica gli aprirà tutti i cancelli. La stragrande maggioranza dei parlamentari approverà qualsiasi cosa pur di non rischiare di dover tornare a lavorare.

Resi operativi questi cinque punti, il governo Renzi avrà fatto il suo. E sarà considerato positivamente da commentatori, mercati, Unione europea. Avrà il consenso, credo, della maggioranza degli italiani. Non si attardi il presidente del Consiglio su questioni marginali tipo i cosiddetti "diritti civili": con la maggioranza arlecchinata che ha potrebbe tirar fuori al massimo un pateracchio che scontenterebbe tutti. Troppo poco per i LGBT, troppo comunque per i difensori della famiglia tradizionale. Davvero qualche ampliamento della legittima nel testamento e il diritto di visita in ospedale, non vale la candela, visto che comunque reversibilità della pensione e adozioni non può neanche sognare di concederli (per fortuna), figuriamoci l'equiparazione al matrimonio. Meglio nessuna riforma che una cattiva riforma solo di bandiera e comunque sbagliata.

Buon lavoro presidente, si dia da fare. L'Italia ha bisogno e se lei non ce la fa non so veramente quale possa essere il futuro.



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Breve commento a caldo alla nascita del Renzi I

21 febbraio 2014

Un dalemiano all'Economia, le coop al Lavoro invece di Ichino e tutti i ministri del Pd (tranne la Boschi) un anno fa votavano Bersani. Uhm.



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Sullo streaming tra Matteo e Beppe

20 febbraio 2014

RENZI RESTA IN PIEDI E VINCE
di Mario Adinolfi per il Tempo

Avete presente quegli incontri di boxe in cui il campione affronta la sfidante quasi con indolenza e quello fa tanto casino ma colpisce solo l'aria? Matteo Renzi contro Beppe Grillo è durato quanto due riprese di boxe. Tre minuti di studio, tre minuti di colpi caotici schivati dal giovane campione, con il vecchio pugile capace ancora di farsi voler bene dal pubblico pagante per l'impegno profuso, ma il titolo e con esso il potere restano a Renzi. Per vincere il match il quasi ex sindaco e quasi premier ha scelto la strada più breve: restare fermo. Fermo sulle sue posizioni, dritto sulla sua linea, senza chiedere nulla, senza cercare mai di compiacere la delegazione grillina. E ha prevalso.

Attenzione, sono solo le prime due riprese. Il match sarà lungo e tosto, prossima tappa tra meno di cento giorni alle elezioni europee del 25 maggio. Ma intanto queste riprese d'assaggio erano importanti perché erano giocate fuori casa: lo streaming aveva ridicolizzato Bersani e per seppellire l'ex segretario era bastato un Vito Crimi qualsiasi. Stavolta era arrivato Beppe Grillo in persona, uno che ha capito molto se non tutto e sa che il suo unico vero competitor, colui che può fargli franare il terreno sotto i piedi, è quello che lui chiama l'Ebetino di Firenze e invece ebete non è per niente. È riuscito a far quello che Beppe prometteva: mandarli a casa. Da D'Alema al povero Letta la strada del Cannibale di Firenze, così dovrebbe essere chiamato Renzi almeno da chi (come chi scrive) lo conosce da più tempo, è lastricata di cadaveri politici abbattuti in tempo brevissimo.

Ora resta sullo sfondo la grande sfida tra questi due "eversori" di sistema. Matteo Renzi e Beppe Grillo sono in realtà simili, si somigliano, per questo si odiano. Solo uno dei due può restare in piedi. E sfidare nella partita finale l'eversore più forte di tutti: Silvio Berlusconi. I mandarini di tutti gli schieramenti, abituati ai tocchi felpati e ipocriti del potere che fu, guardano questa guerra cruenta affascinati. Perché, ha ragione Grillo, questa è una guerra. Ma ieri, in streaming, ha cominciato a perderla.




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Il governo che vorrei, nelle condizioni date

19 febbraio 2014

FOSSI RENZI
di Mario Adinolfi

Fossi Renzi, presenterei agli alleati e al presidente della Repubblica questa lista dei ministri, con la nota postilla: prendere o lasciare e se lasciate, elezioni.
PDC: Matteo Renzi
VicePDC e Guardasigilli: Angelino Alfano 
Economia: Enrico Morando
Esteri: Lapo Pistelli
Interni: Dario Franceschini (poi quando a fine giugno va al Quirinale ritrattiamo)
Lavoro e Welfare: Pietro Ichino
Sanità: Beatrice Lorenzin 
Difesa: Roberta Pinotti
Istruzione: Andrea Oliverio 
Università e Ricerca: Irene Tinagli
Cultura: Gianni Cuperlo
Infrastrutture: Maurizio Lupi
Sviluppo Economico: Davide Serra
Agricoltura: Paola De Micheli 
Affari regionali: Mercedes Bresso 
Riforme: Roberto D'Alimonte
Politiche comunitarie: Sandro Gozi
Sport e Turismo: Josefa Idem 
Rapporti con il Parlamento: Maria Elena Boschi
Sottosegretario PDC: Graziano Delrio



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E di Fabrizio Barca non parlateci più

17 febbraio 2014

IL REGALO DI CRUCIANI: ECCO LA SINISTRA DA DIMENTICARE 
di Mario Adinolfi 

Fabrizio Barca nel suo monologo con l'imitatore di Nichi Vendola ci regala lo spaccato di tutto ciò che della sinistra tradizionale è francamente insopportabile. Per questo non saremo mai abbastanza grati a Giuseppe Cruciani, per aver inventato questo scherzo in una giornata storica e terribile, in cui si cerca di voltare pagina. Matteo Renzi è l'incarnazione di questo tentativo, ci arriva attraverso un passaggio cruento e su questo ci si può esercitare nei più svariati giudizi, ma nessuno può negare che il futuro della sinistra risieda nelle mani del più giovane presidente del Consiglio della storia italiana. Il passato, invece, è tutto nella telefonata rubata a Fabrizio Barca: quella è la sinistra da dimenticare.

Una sinistra sostanzialmente vanesia e velata di ipocrisia, che vede con terrore l'avanzata della giovane leadership e prova ad esorcizzarla con la maldicenza, condendo il tutto con l'invenzione del complotto plutocratico teso a minare la virtù del duro e puro. E' la sinistra che vuole fare "una patrimoniale da quattrocento miliardi", che non ha ancora capito niente di questo paese stremato dalle tasse e vuole tartassarlo ancora. E' la sinistra che si bea per un sondaggio di internet (ve lo ricordate #vincecivati?), che si sente individualmente indispensabile, che pensa che tutto ruoti intorno a questi quattro terrazzari che si parlano solo tra loro, che cianciano di catoblepismo e intanto mettono la sorella assessore nella giunta del sindaco amico.

Ci voleva proprio una zanzara per questi palloni gonfiati. Almeno sappiamo che per un po' di Fabrizio Barca e delle sue doti politiche taumaturgiche non avremo più notizie. Poi tra trenta giorni ne riparliamo, Fabrì...



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Contro l'idiozia della Moretti sull'hate speech

10 febbraio 2014

Io non modero i commenti, non blocco i commentatori, ho le pagine più libere d'Italia qui sul blog e sui social network dove si può dialogare o ci si può sfogare (anche contro di me), becco la mia razione quotidiana di insulti più qualche minaccia e so che la rete è così. La rete è la più grande operazione di educazione alla libertà mai immaginata dall'uomo. E questi (queste, tipo Alessandra Moretti) vogliono mettere i bavagli al web e lo chiamano legge sull'hate speech? E sono del Pd? Nel tempo del trionfo del M5S? 

Quanto possono essere stupidi?



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Idee su Renzi, Letta, Grillo, Silvio, Napolitano

9 febbraio 2014

PARTITA A POKER: ENRICO E' ACCORTO, MATTEO UN MANIAC AGGRESSIVE
Intervista a Mario Adinolfi del Fatto Quotidiano (di Tommaso Rodano)

"Per Renzi e Letta si avvicina lo showdown: il momento di mostrare le carte che hanno in mano". La fase politica si presta a un paragone con il tavolo verde e la persona giusta per spiegare la partita a carta tra i due toscani è Mario Adinolfi: giornalista, ex deputato del Pd di scuola democristiana come i duellanti (che conosce bene) e professionista di texas hold'em, variante "texana" del poker tradizionale.

Che pokeristi sono Renzi e Letta?
Sono molto diversi. Nel lessico del poker sportivo, il premier si definisce un giocatore "tight". Uno prudente, accorto, che gioca di rimessa. Renzi è il contrario. Mi pare un tipico "manica aggressive". Sempre all'attacco: punta all'aggressione di ogni singola mano, di ogni piatto. Questo tipo di giocatore rischia tanto: può vincere molto, ma perdere tutto all'improvviso.

Pare sia arrivato il momento della verità, in cui si fanno vedere le carte. Chi ha il punto migliore?
Tutte le partite finiscono, non possono essere eterne. L'inerzia in questo momento è a favore di Renzi. Mi sembra difficile che Letta possa resistere nella sua posizione. Ma non bisogna mai pensare che un giocatore sia morto solo perché gioca poche mani. Credo comunque che la prevalenza di uno non escluda l'altro: ci può essere anche una sorta di diarchia. Con Letta un po' defilato, in Europa, con un ruolo "alla Monti".

Pensa a un cambio della guardia a Palazzo Chigi?
Credo che per Renzi sarebbe un errore accettare di diventare premier senza passare per le elezioni. Ma qui entra in campo un altro giocatore fondamentale: Giorgio Napolitano. Quello di Renzi e Letta non è un heads up, una sfida a due. Ci sono altri attori importanti.

Qual è il ruolo di Napolitano?
Il capo dello Stato ha un potere fondamentale. Restando nella metafora pokeristica, si definisce blocking bet: fare puntate d'anticipo che servono a fermare le giocate degli altri. Se Napolitano ritiene che non si debba andare ad elezioni, Renzi rischia di rimanere bloccato. A quel punto o va a uno scontro duro con il presidente della Repubblica oppure è costretto ad accettare l'incarico.

Che altri giocatori ci sono?
E' un tavolo a sei. Ci sono Berlusconi e Grillo. Poi Alfano insieme ai partiti piccoli, tra cui metto anche la minoranza di Cuperlo. Anche loro hanno qualche fiches da giocar: la partita è la riforma elettorale. Possono ancora fermarla. Si possono aggrappare all'emendamento Lauricella, che lega l'Italicum alla riforma del Senato. 

Berlusconi come lo vede?
E' uno straordinario bluffer. Lo dico in senso positivo: nel poker - come in politica - per riuscire a bluffare serve un'abilità straordinaria. Lui in questa fase non ha buone carte (la condanna, il partito da reinventare, la mancanza di un leader alternativo, l'espulsione dal Senato) ma rimane sempre un avversario pericolosissimo.

E Grillo?
E' un altro giocatore forte. Renzi non deve sottovalutarlo né demonizzarlo. Commetterebbe un errore imperdonabile.

La posta in palio è altissima: l'Italia. Chi si prende il "piatto"?
Non sono un osservatore imparziale, faccio il tifo per Matteo.



permalink | inviato da marioadinolfi il 9/2/2014 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

Lottare contro l'ideologia LGBT

6 febbraio 2014

L'OSSESSIONE DI DEMOLIRE LA CHIESA
di Mario Adinolfi 

Tra pochi giorni esce "Voglio la mamma" e dunque sarà che sono come una partoriente, ipersensibile a tutto ciò che riguarda questa nuova nascita, ma mi pare davvero di vivere giorni in cui l'ossessione di demolire l'orizzonte di senso custodito dalla Chiesa cattolica per miliardi di essere umani abbia preso un vigore mai visto. Ripeto, scrivo queste righe da laico, peccatore indefesso e per niente bacchettone (sperando che la misericordia divina abbia maglie larghe, larghissime). Ma le scrivo anche da cristiano che prova a spiegarsi il perché di tanto accanimento contro la propria Chiesa. Dal rapporto Lunacek approvato dall'Europarlamento che impone l'ideologia LGBT ai paesi Ue (votato purtroppo anche da molti miei amici ex Ppi oggi eurodeputati Pd, ma ho apprezzato l'assenza in aula del capogruppo David Sassoli) al rapporto Onu che ha messo la Chiesa sul banco degli imputati per il tema della pedofilia, fuori tempo massimo visto che è dal papato di Benedetto XVI che centinaia di sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale proprio per aver commesso quei crimini, cercando di imporre al Vaticano addirittura elementi dottrinali, dal matrimonio gay approvato in Scozia alla continua messa in discussione della legge 40, democraticamente approvata in tutte le salse possibili, mi sembra che l'obiettivo della demolizione sopraccitata sia perseguito con uno spiegamento di mezzi senza precedenti.

Poi, però, ci sono le persone. Da una parte freddi burocrati e qualche politicante, dall'altra ci sono le persone. Quelle che vanno in piazza in Francia e bloccano i folli progetti di riforma del diritto di famiglia transalpino, quelle che in Spagna fanno scrivere una legge che riconduce la tragedia dell'aborto dentro quest'ambito, che è quello appunto della tragedia, dopo la sbornia e le norme senza senso di Zapatero, spazzato via non a caso dalla scena politica come sta per accadere anche a Hollande, padre dello sciagurato "mariage pour tous".

Leggo però le due pagine che oggi il Corsera dedica alla trasformazione del diritto di famiglia italiano, leggo di quei moduli in cui altri burocrati cretini hanno cancellato la parola "madre" e penso che contro l'idiozia non c'è speranza. Mi viene però tanta voglia di lottare anche perché ho visto che altrove la lotta vince e contro i cretini e i burocrati non può che essere una buona battaglia. 

Ce n'est qu'un début.



permalink | inviato da marioadinolfi il 6/2/2014 alle 6:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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