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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Voglio la mamma in tutta Italia

1 ottobre 2014

CI FARANNO CONTINUARE IL TOUR DEI CENTO GIORNI?
di Mario Adinolfi

Domani, giovedì, da Bergamo riparte il tour dei cento giorni di Voglio la mamma. Ci troviamo alle 20.45 all'Auditorium della Casa del Giovane di via Gavazzeni, sempre che la gazzarra annunciata con manifesti violenti dagli Lgbt (una immagine mia con gli occhi cavati e insanguinati e la scritta "Adinolfi, no grazie) ci permetta di esporre le nostre idee. Venerdì saremo invece prima a Trieste alle 18 alla Piccola Fenice di via San Francesco 5 alle 18, poi a Pordenone alle 21 alla Sala Consiliare della Provincia a largo San Giorgio, anche qui i circoli VLM hanno dovuto fronteggiare polemiche perché c'era chi non voleva che parlassimo in una sede istituzionale. Il 4 ottobre a rappresentare le posizioni dell'associazione VLM sarà a Matera il grande Mirko De Carli, poi l'8 e il 9 ottobre ci saranno le nostre due iniziative piemontesi, in risposta a chi con un atto prepotente ha imposto la cancellazione della presentazione di Voglio la mamma nel circolo del Partito democratico di Ciriè dove eravamo stati invitati. L'8 saremo a Fossano, poi con una grande mobilitazione il 9 a Torino a via Sostegno 50 alle 20.45. Per far capire che noi prepotenze non ne subiremo, torneremo a Torino anche il 14 novembre in piazza dei Mestieri. Per un evento cancellato a Ciriè, ne facciamo tre nel torinese in poco più di trenta giorni. Il 10 ottobre VLM fa tappa a Monza alla sala conferenze de "Il Cittadino" in via Longhi, il 15 il circolo Voglio la mamma organizza a Cremona una mobilitazione straordinaria, con il patrocinio del Comune e in collaborazione con l'ufficio della pastorale familiare della diocesi, che ci vedrà insieme dalle 21 a Palazzo Cittanova. Il giorno dopo si prende un aereo e si va a Cagliari e la sera si parla nell'aula magna della facoltà teologica della Sardegna, poi magicamente poche ore dopo, il 17 ottobre, spunteremo a Bolzano con manovre ai limiti del dono dell'ubiquità. Sarà poi la volta di due grandi eventi con i Quattro Moschettieri (Costanza Miriano, Marco Scicchitano, padre Maurizio Botta) una a Roma a Centocelle per mantenere la promessa fatta all'Antonianum di portare le nostre parole contro i falsi miti di progresso anche in periferia, un'altra a Ancona rispettivamente il 23 e il 26 ottobre. Il 27 ancora un aereo e stavolta si vola a Genova per parlare alle 18 alla Sala Quadrivium di piazza Santa Marta. Il 28 ottobre esageriamo e faremo ben tre incontri a Casale Monferrato (due all'Auditorium San Filippo, uno alla chiesa Cuore Immacolato di Maria) per poi chiudere il mese con due eventi in Toscana, il 29 a Castelfiorentino e il 31 ottobre a Pontedera. Poi si passa a novembre, su cui comunicheremo i dettagli a inizio mese. Il tour dei cento giorni proseguirà per tutto dicembre, quando poi tireremo un po' il fiato perché il 13 gennaio ci aspetta la nuova tappa di questo viaggio: l'uscita in edicola del primo numero del quotidiano La Croce.

Chiunque voglia prenotare una data del tour può scrivere una proposta da inserire in calendario a adinolfivogliolamamma@gmail.com (la stessa email dove potete ordinare copie se ne avete bisogno) ovviamente tenendo presente le date già impegnate. Speriamo di poter svolgere il nostro tour con serenità, anche se già da domani a Bergamo sono annunciate contestazioni. Non le temiamo, ma sappiamo che ormai dobbiamo allertare la Digos ad ogni appuntamento e i circoli VLM sul territorio si sono dovuti abituare a queste procedure. Mi pare incredibile che per noi, come per i ragazzi di Manif pour tous e di Sentinelle in Piedi (a proposito, tutti i circoli sono mobilitati il 5 ottobre a sostegno della loro iniziativa nazionale), si pongano sempre problemi di ordine pubblico dovuti al fatto che c'è gente che vuole toglierci addirittura il diritto di parola. Mi pare davvero troppo per soggetti che dichiarano di essere contro le discriminazioni. Gli Lgbt sono contro le discriminazioni, ma discriminano e addirittura tentano di non far svolgere le iniziative di chi non la pensa come loro. Un paradosso che dovrebbe far riflettere tutti.

Ok, bando alle ciance, ho una valigia perenne da preparare. Ciao, ci si vede in giro.

2 ottobre: Bergamo 
3 ottobre: Trieste
3 ottobre: Pordenone
4 ottobre: Matera (Mirko De Carli)
5 ottobre: Mobilitazione in tutta Italia con le Sentinelle in Piedi
8 ottobre: Fossano
9 ottobre: Torino 
10 ottobre: Monza 
15 ottobre: Cremona
16 ottobre: Cagliari
17 ottobre: Bolzano
23 ottobre: Roma (evento con Costanza MirianoMarco Scicchitano e padre Botta)
26 ottobre: Ancona (idem, evento Contro i falsi miti di progresso)
27 ottobre; Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato
29 ottobre: Castelfiorentino
31 ottobre: Pontedera
4 novembre: Napoli 
6 novembre: Campobasso
7 novembre: Pescara
8 novembre: Teramo
9 novembre: Family Day (Modena)
14 novembre: Torino 
16 novembre: Agropoli 
16 novembre: Salerno 
22 novembre: Montevarchi
28 novembre: Chiusi




permalink | inviato da marioadinolfi il 1/10/2014 alle 5:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

Se essere "cattolica" diventa un insulto

30 settembre 2014

QUEL VERGOGNOSO ATTACCO DI LUXURIA A AGNESE RENZI
di Mario Adinolfi

La novità di giornata è Vladimir Luxuria che in un'intervista al Fatto Quotidiano santifica Francesca Pascale ("è una donna coraggiosa") e malmena Agnese Renzi perché "è una cattolica osservante" e dunque va ascritta al campo dei "bigotti" nemici del progresso.

Premessa. Io non conosco Agnese Renzi. Conosco Matteo, ma non la moglie, che dai giornali appare una persona discreta e concreta, madre di tre figli avuti in giovane età, impegnata a gestire una famiglia non comune. Che la logica sia capovolta è provato dal fatto che Luxuria trovi disdicevole il modo d'essere di una madre composta e autorevole, di una giovane moglie che mai ha avuto un comportamento fuori posto, mentre consideri esaltante una ragazzina che da Telecafone è passata a "fidanzarsi" a ventotto anni con un uomo entrato ieri nel settantanovesimo anno d'età per motivazioni che francamente si fa fatica a immaginare dettate da amore disinteressato. Ma il mondo ormai è capovolto e dal suo punto d'osservazione capovolto anch'esso Luxuria può lanciarsi all'arma bianca contro Agnese, che peraltro è talmente schiva da non essere mai entrata neanche in mezza discussione di carattere pubblico, mentre si coccola le puttanate espresse dalla neopensatrice della destra italiana Francesca Pascale. Il tutto perché "forse" Agnese è contraria al matrimonio gay (non l'ha mai detto, non ha mai pronunciato mezza parola sull'argomento, lo ripeto).

La vera colpa di Agnese Renzi per Luxuria? Essere "una cattolica osservante". La Pascale invece che è? Mordiamoci la lingua, va. Attenzione, badate bene. In più di una intervista Luxuria ha ribadito di considerarsi in piena osservanza dei precetti del cattolicesimo, tanto da ricevere l'Eucaristia direttamente dalle mani del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ai funerali di don Gallo.

Ma si sa, la confusione regna sovrana nelle menti di coloro che si sono persi. Per cui Luxuria usa l'espressione "cattolica osservante" come insulto contro Agnese Renzi e poi alla prossima photo opportunity andrà cercando di nuovo la Comunione da sbandierare a mezzo stampa. Speriamo trovi un prete che si ricordi di questa intervista in cui insultava una madre di tre figli e esaltava la favorita del Sultano.




permalink | inviato da marioadinolfi il 30/9/2014 alle 15:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

I Quattro Moschettieri tornano a Roma

30 settembre 2014

Save the date.




permalink | inviato da marioadinolfi il 30/9/2014 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Ecco come opera la lobby Lgbt

27 settembre 2014

Volete sapere come lavora la liberticida lobby Lgbt? Dovete leggere Enrico. Ve lo racconta per filo e per segno questo esponente dei Giovani democratici di Torino che ha dato una mano a organizzare l'evento a Ciriè che poi le pressioni degli impauriti sono riusciti ieri sera a far cancellare. Vi racconta le mezze tacche, i portaborse, i donabbondio, la violenza di quelli con mezz'etto di potere, i prepotenti, i vigliacchi che pubblicano i post di insulti e poi li cancellano, i caporali che scrivono sull'Huffington e i kapò finiti per caso all'Europarlamento, i deputati, i loro addetti stampa e l'intero circo conseguente: questa è la lobby Lgbt che ha agito per far sì che Voglio la mamma non fosse presentato al circolo Pd di Ciriè, ventimila anime l'8 ottobre. E noi allora lo presenteremo a Fossano l'8 e poi a Torino in una location da mille persone il 9. Alla faccia di questi censori senza qualità, di questi piccoli burocrati di partito, di questi generali di una battaglia senza popolo, fatta solo da un club di carrieristi. Eppure tutta insieme questa umanità mediocre, che è anche una umanità dolente, suscita in noi solo grande tenerezza, non riusciamo a volerle male. Un piccolo libro li atterrisce. Vuol dire che veramente le loro insicurezze sono immense. 

Grazie allora ad Enrico che ci ha raccontato quel che è accaduto a Ciriè per far sì che VLM non fosse presentato, affermando da giovane democratico coraggioso: "La cosa sorprendente è però questa, che in tutta la valanga di pubblicità che è stata fatta all'evento poi annullato (forse è per questo che hanno chiesto di annullarlo, ci sarebbe andata troppa gente, infatti non se ne farà più uno, ma due l'8 e il 9) non esiste una che sia una argomentazione sul perchè quel libro debba essere censurato ed etichettato come omofobo e misogino! L'avete letto quel libro? Sapete cosa c'è scritto dentro? Sapete cosa pensa Adinolfi e MOLTISSIMI altri militanti del PD che andrebbero espulsi? Io sono un GD di Torino e la penso uguale uguale uguale a Mario Adinolfi e sono fiero di poterlo andare a sentire (dopo tra l'altro aver letto il suo bellissimo libro di cui vi consiglio la lettura)". 

Che fate, cari kapò Lgbt, chiederete l'espulsione di Enrico ora?

http://kikocara.blogspot.it/2014/09/biofobia-cristianofobia-e-diaforofobia.html



permalink | inviato da marioadinolfi il 27/9/2014 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

I 322 morti al mese della Chiesa

26 settembre 2014

COSI' E' MORTO GIOVEDI' MATTINA ZAFAR IL CRISTIANO
di Mario Adinolfi

Doveva essere una vigilia di speranza, questo 25 settembre per Zafar il cristiano, rinchiuso da due anni in una cella pakistana per aver "inviato sms offensivi nei confronti della madre del profeta Maometto" e dunque passibile per la legge di Islamabad di condanna a morte. Per la verità Zafar divideva la cella con Muhammad che la condanna a morte per blasfermia già l'aveva subita e stava attendendo solo il giorno dell'esecuzione, rallentato per via della fortuna di essere cittadino britannico. Zafar no. Zafar era solo un cristiano, in Pakistan. Domani, 26 settembre, sarebbe apparso davanti ai giudici e avrebbe tentato di far valere le sue ragioni: quegli sms contro la madre di Maometto non li aveva mai mandati, qualcuno che voleva fargli del male si era impadronito del suo telefono e poi lo aveva denunciato. Le autorità pakistane sono solerti quando c'è da arrestare un cristiano.

Zafar era innocente, lo sapevano tutti. Anche le guardie della prigione. Che per questo lo odiavano di più. Lo odiavano perché era cristiano e lo odiavano perché probabilmente domani sarebbe uscito e un secondino incattivito odia la libertà ritrovata del detenuto.

Zafar aspettava in cella e studiava le carte del suo processo. A un certo punto la porta con le grate e la finestrella si spalanca e una guardia gli scarichi addosso un intero caricatore. Una pioggia di proiettili, alcuni dei quali feriscono anche Muhammad, il compagno di prigionia. Per settimane Zafar era stato fatto oggetto di minacce di morte da parte degli altri detenuti e dei secondini. Gli avvocati di Zafar avevano denunciato questo clima. Niente, nessun esito. E alla vigilia della seduta che avrebbe potuto liberarlo, Zafar il cristiano è stato ucciso dal suo secondino.

Ogni mese mediamente vengono uccisi 322 cristiani, senza contare l'immane e non ancora contabilizzata strage di cristiani compiuta dall'Isis a Mosul e dintorni. Vengono uccisi per la loro fede, spesso vengono psicologicamente e fisicamente torturati per ottenere un'apostasia, loro resistono e muoiono stringendo in mano la croce. Voi ne sareste capaci? Io ammetto la mia paura e credo di no.

Di questa strage silenziosa non sapete quasi nulla, Zafar non è un'orsa e dunque non se ne parlerà né in tv, né sui giornali, né ci sarà alcuna ondata di emozione qui sui social e sul web. Sarà solo uno dei 322 cristiani uccisi a settembre, nell'indifferenza generale. Così, al volo, come si chiamavano le tre suore italiane uccise in Burundi? Non ve lo ricordate. Ricordate invece come si chiamava l'orsa.

Queste storie noi le racconteremo, ogni giorno, sul quotidiano "La Croce", in edicola dal 13 gennaio 2015. Perché questi martiri siano testimonianza e rendano meno fiacche le nostre debolezze.




permalink | inviato da marioadinolfi il 26/9/2014 alle 9:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa

Ecco come sarà il quotidiano "La Croce"

24 settembre 2014

COME SARA' "LA CROCE"
di Mario Adinolfi

Quando ho cominciato a scrivere Voglio la mamma decisi che i primi passi del libro sarebbero stati pubblici: raccontai della decisione di mettermi a lavorare a quel volume e poi i primi capitoli abbozzati finirono qui sui social. Per carità, si aprirono le cataratte del cielo e venne giù il mondo (cominciò allora la sequela di insulti degli haters del web che da allora mi accompagna incessantemente ad ogni ora del giorno e della notte), ma se il libro ha scosso più di qualcuno lo devo anche a quella decisione di un work in progress messo da subito in comune.

Con "La Croce", il quotidiano con cui dal 13 gennaio saremo in edicola per intraprendere il nostro corpo-a-corpo ogni giorno sui temi essenziali del nascere-amare-morire, faremo insieme lo stesso percorso. Anche perché la notizia dell'uscita di questo giornale incuriosisce tanti per i più svariati motivi, mi scrivete in privato in centinaia e io non ho il tempo fisico di rispondere a tutti anche se ci provo. Stasera peraltro sarò a Pavia nell'aula magna dell'università (che onore) a presentare VLM, domani sarò a Siena e dunque il tempo per il direct messaging è davvero ridotto. Spero che capirete e vi "accontenterete" di queste info pubbliche.

Insomma, come sarà "La Croce"? Intanto, dal punto di vista estetico, avrà il formato che il gergo giornalistico chiama broadsheet: formato 43x58, il più grande che una rotativa possa tollerare. Dal punto di vista sostanziale, punta ad essere un "primo giornale", che sempre nel gergo del mio mestiere significa che offrirà tutte le notizie, anche quelle dell'attualità più stretta, con l'obiettivo di sostituirsi all'acquisto di un quotidiano tradizionale: puntiamo a farvi mollare la lettura di Repubblica, Corriere della Sera o Giornale. Su "La Croce" troverete tutto quello che serve, anche i programmi della tv e le notizie di cronaca. Ma l'attenzione e l'approfondimento saranno dedicati a ciò che è essenziale. Ribalteremo le priorità ma vorremmo essere l'acquisto esclusivo in edicola. Per questo non usciremo la domenica, che è tradizionalmente il giorno di massima vendita di Avvenire, perché vorremmo che quel giorno il ruolo di primo giornale sia del quotidiano ufficiale della Chiesa italiana. Ma avendo allenato un segmento di cittadini all'idea che non serve leggere una stampa che è astiosa e mistificatrice sui temi della dignità della vita e della famiglia. Credo che farà bene anche a quella stampa lì, sarà obbligata a approfondire, a smettere di essere superficiale con le sue tirate a favore di qualsiasi obbrobrio, di qualsiasi falso mito di progresso.

La prima pagina dunque conterrà tutte le principali notizie del giorno e fotografie che spero vi colpiranno e una vignetta che spero vi farà sorridere e speriamo anche un piccolo box di pubblicità, che aiuti "La Croce" tutti i giorni a compiere la fatica del coprire i costi. Pagina due e tre approfondiranno i temi essenziali: racconteremo quel che accade rispetto alle questioni che i lettori di Voglio la mamma ormai conoscono bene. Ci saranno poi tante storie. Il racconto delle storie del bello di chi sceglie sempre la vita e dell'orrore di chi vuole portare l'umanità sul crepaccio della negazione di sé. A pagina quattro ci occuperemo di attualità e politica italiana, a pagina cinque di attualità e cronaca internazionale con particolare attenzione alla persecuzione dei cristiani nel mondo, a quella strage silenziosa che provoca 322 morti mediamente ogni mese uccisi perché amano la croce. La testimoniano fino al martirio e nessuno ne parla. Noi sì. A pagina sei ci occuperemo di economia e lavoro, in particolare condurremo campagne a favore di un fisco favorevole alla famiglia con figli e di sostegno alla donna che vuole essere madre, racconteremo le storture di un mercato disumanizzato, indicheremo tutti i giorni le aziende che assumono e le modalità operative per trovare un'occupazione, pubblicando gratuitamente gli annunci delle imprese che cercano personale. Pagina sette sarà dedicata alla Chiesa: seguiremo tutti i giorni Papa Francesco (il Papa si ama e si rispetta, non ci annovereranno mai tra i suoi detrattori, siamo pecore umili del suo gregge e avremo analogo sguardo d'amore per il pastore Papa Benedetto, di cui ripercorreremo passaggi del suo straordinario Magistero), così come racconteremo le dinamiche vaticane e della Cei, oltre alla Chiesa del quotidiano, Ogni giorno visiteremo una parrocchia cominciando da quelle di Roma e fotograferemo anche la bellezza, perché nelle chiese è contenuto il più colossale patrimonio artistico dell'umanità ed entrare in una chiesa significa entrare anche gratuitamente in uno straordinario museo, solo che in pochi lo sanno. Io stesso entrando nella chiesa che è più prossima a casa mia, quella di Santa Maria sopra Minerva, ho scoperto solo pochi anni fa la presenza di un affresco straordinario di Melozzo da Forlì, di cui esistono pochissime opere visibili. Facendo altri pochi passi a San Luigi dei Francesi porto sempre i miei amici a osservare tre splendidi Caravaggio che farebbero la fortuna di qualsiasi museo. Sono lì, gratis, pochissimi lo sanno. Con "La Croce" scoprirete anche questi tesori, accanto al testo del Vangelo del giorno e alla vita del Santo del giorno. Spesso sono vite incredibili, straordinarie, racconti cinematografici. Noi ve li offriremo. La pagina otto infine sarà la nostra "ricreazione": sport e spettacoli. Vi parleremo quotidianamente di quel grande romanzo popolare che è il calcio, recensiremo trasmissioni televisive e opere cinematografiche, sì ci sarà anche l'elenco dei programmi tv accompagnati dalle nostre valutazioni.

Vi piace il vostro nuovo giornale? A mezzanotte gli abbonati lo riceveranno nella propria casella di posta o potranno leggerlo sul sito attraverso i codici. Avranno così gli strumenti per affrontare la giornata in cui in ufficio o a scuola si discuteranno i temi essenziali essendo stati aiutati ad avere le parole per dirlo: per dirlo che la vita viene prima, la famiglia è una ed è quella, le persone non sono cose, i figli non si pagano. A ogni ennesimo caso di falso mito di progresso narrato come conquista dell'umanità, spiegheremo puntualmente perché non lo è, ma con parole semplici e comprensibili a tutti, con moltissimi dati incontrovertibili e tanti link per chi su internet vorrà procedere con ulteriori approfondimenti. Chi comprerà in edicola il quotidiano cartaceo o chi sarà abbonato avrà uno strumento fisico per il corpo-a-corpo. Con lo sguardo rivolto alla Croce, a questa umanità dolente e sofferente che nella Croce si specchia, alla ricerca di un senso che va semplicemente riscoperto, perché un senso c'è. Il senso c'è.

Tra 109 giorni "La Croce" sarà in edicola. Le cose da fare per arrivarci sono innumerevoli, non immaginate neanche quante e quanto complicate. Ma con il vostro aiuto ce la faremo. Intanto dite: vi piace il vostro nuovo giornale?




permalink | inviato da marioadinolfi il 24/9/2014 alle 6:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

Dal 13 gennaio in edicola

23 settembre 2014

PERCHE' "LA CROCE"
di Mario Adinolfi

Dal 13 gennaio il gruppo di Voglio la mamma, cioè quelle ragazze e quei ragazzi che hanno dato vita a una realtà associativa figlia di un piccolo libro dedicato ai temi essenziali del nascere-amare-morire, manderà in edicola e sui vostri computer o tablet uno strumento quotidiano di informazione intitolato "La Croce". Perché?

Perché è necessario. Perché non passa giorno senza che non venga tirata una picconata potenzialmente mortale alla dignità della persona umana. Si propone la trasformazione della persona in cosa, se ne propone l'acquistabilità e la vendibilità, la deteriorabilità e dunque l'eliminabilità, lo si fa in maniera garrula e spiegandoci che è tutto bello e buono e giusto: un nascituro è down e lo si uccide "per il suo bene", un anziano malato è faticoso da curare e allora lo si sopprime "per il suo bene", si eliminano gli imperfetti per il loro bene e si vuole creare una generazione di perfetti selezionati eugeneticamente con pratiche a pagamento da reparto nazista. Si mina la famiglia, se ne propone la caricatura, si dissolve la figura materna, si spiega che siamo figli di un genitore 1 e genitore 2 impedendo scientemente persino l'uso della parola mamma, perché solo se bombardi fino allo sfinimento il ruolo della madre puoi immaginare possibile che un bambino nasca da due padri. Cosa che non accade mai. Diremo che due più due fa quattro, le pagine de "La Croce" serviranno a dare ogni giorno le parole per dirlo. Perché scegliere le parole giuste per dirlo, quotidianamente e efficacemente rispondendo ai casi concreti e alle storie che la quotidianità ci sottopone, è insieme difficilissimo e decisivo.

Perché ci chiameremo "La Croce"? Perché vogliamo smettere di vergognarci della croce. Perché nel giorno in cui i terroristi dell'Isis proclamano che arriveranno a Roma per spezzare le nostre croci e prendersi le nostre donne, con le nostre donne ne innalziamo una per dire con forza: noi non abbiamo paura. Noi non abbiamo paura a dirci cristiani, noi non ci camuffiamo. Noi siamo convinti che solo in quel simbolo si trova riparo al nostro infinito dolore.

L'umanità è dolente, l'umanità soffre e nella croce si guarda allo specchio. L'umanità che abbiamo davanti, l'umanità che affitta gli uteri e seleziona gli embrioni, l'umanità delle cantanti con la barba all'Eurofestival e delle centinaia di migliaia di aborti l'anno, l'umanità che vuole sopprimere i propri anziani malati o dissolvere persino la parola "mamma" per legittimare i propri desideri che chiama diritti, non è un'umanità felice. Al contrario. E' un'umanità che sprofonda in un abisso di dolore e annaspando in qualche modo chiede aiuto. La nostra coscienza quotidianamente addolorata e affaticata cerca luoghi in cui fraternamente ritrovarsi per ritrovare un senso.

Un gruppo di peccatori che per questo non vi faranno mai la morale, di persone certamente piene di contraddizioni, ma animate dalla sincera volontà di provare a raccontare che una prospettiva sensata c'è ancora, basta osservare la realtà e essere disposti ad ammettere che le foglie sono verdi d'estate, ogni giorno metterà su carta quel che accade e quel che è. Vi daremo le parole per dirlo, in maniera semplice e diretta, in maniera speriamo efficace. Per non dovervi camuffare lo faremo nel segno della croce, perché solo da quel segno troviamo l'ispirazione e la forza per sottoporci a questo ulteriore sforzo immane, costosissimo e faticoso. Ma necessario.

Quel simbolo che qualcuno odia al punto da volerlo cancellare dalla faccia della terra, che altri più modestamente vorrebbero togliere da ospedali e aule scolastiche, che altri ancora irridono o di cui alcuni (persino cristiani) si vergognano, per noi sarà scudo e pungolo. Tenteremo di essere, laicamente e senza confessionalismi di cui proprio non siamo capaci, degni dell'ispirazione che ci siamo scelti. Ma solo da quell'ispirazione può arrivare una risposta complessiva e sensata al mare di dolore del nostro tempo terribile che spinge l'umanità fino al crepaccio della negazione di sé.

"La Croce" dal 13 gennaio sarà in edicola perché se non ci fosse sentiremo di non aver risposto alla voce che ci ha chiamati. Balbetteremo le nostre parole. Voi aiutateci a dire.




permalink | inviato da marioadinolfi il 23/9/2014 alle 5:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

Sui dettagli del Sinodo sulla famiglia

21 settembre 2014

SU DIVORZIATI RISPOSATI, SCALFARI E PROSSIMO SINODO
di Mario Adinolfi

Se ne scrive il bigamo Eugenio Scalfari, ateo e disinteressato all'Eucaristia, posso scriverne anch'io che sono solo divorziato e risposato, ma cristiano e interessatissimo alla comunione con Gesù e la mia Chiesa. Insomma oggi su Repubblica il "papa laico" si lancia in un'omelia di duecento righe per dettare la linea al prossimo sinodo sulla famiglia che, drammaticamente, è diventato per i media solo una riunione in cui si dovrà decidere se dare o meno l'ostia ai divorziati come me. I giornali si sono già inventati le cordate di cardinali l'una contrapposta all'altra, i tifosi delle varie squadre e Scalfari ci tiene a far sapere che anche San Pietro aveva abbandonato la propria moglie, dunque era un divorziato ante litteram. Poi si mette a parlare del grado di parentela con Gesù di San Giacomo, sul ruolo di Paolo che s'è "inventato" apostolo, sulle persecuzioni dei cristiani che non ci sono state (se non una "piccola" sotto Nerone) e tutta una serie di castronerie miste a dicerie e a qualche verità, dettate però con il tono del Rivelatore. Ovviamente Scalfari vuole vedere la Chiesa dilaniata dallo scontro all'arma bianca tra cardinali e tifa per l'ammissione al Sacramento dei divorziati risposati.

Io spero due cose. La prima è che il prossimo Sinodo sulla famiglia si occupi della famiglia e non si faccia condizionare da queste trombonate mediatiche. Il tema è talmente decisivo che stare concentrati solo su un dettaglio, perché dare la comunione o no ai divorziati è un dettaglio se paragonato alla vastità dei problemi che riguardano oggi la famiglia, mi parrebbe non aver compreso quanto pericoloso sia l'attacco di chi vuole semplicemente distruggere la cellula base su cui si fonda il tessuto connettivo della società.

La seconda è che sul dettaglio, se proprio si dovrà decidere qualcosa, non si ceda alla tentazione dell'escamotage. Leggo sui giornali che l'idea sarebbe di rendere "più snelle" le procedure che portano alla possibilità di annullare i matrimoni contratti in Chiesa, sì da poter procedere poi ad un nuovo matrimonio pienamente valido anche per il contesto ecclesiastico.

Non lo so, non mi convince. Io ho contratto matrimonio davanti a Dio che ero molto giovane, in una fase della mia vita estremamente complessa, sicuramente se mi presentassi davanti alla Rota Romana potrei sperare di ottenere l'accertamento della nullità del mio vincolo matrimoniale, se le procedure dovessero essere "snellite" la probabilità diventerebbe quasi certezza. Eppure.

Eppure l'impressione che ho è che semplificare in questa fase le procedure per ottenere l'annullamento del matrimonio potrebbe essere una grave errore. Io non ho mai chiesto l'annullamento perché sono convinto che giurare fedeltà davanti a Dio e poi spergiurare sia peccato indelebile, che resta marchiato a fuoco. La sanzione è l'allontanamento dall'eucaristia. E' una sanzione che in un cattolico provoca dolore, che in me provoca dolore. Ad ogni Santa Messa quando si forma la fila di chi va a ricevere l'Eucaristia e parte il canto e io sono costretto nel mio banco e non mi posso muovere, quel dolore si rinnova, solo in parte consolato dal pensiero delle mie due figlie meravigliose nate dai due diversi matrimoni e dalle parole che pronuncio qualche istante prima: "O Signore non sono degno di partecipare alla Tua mensa, ma di' soltanto un parola ed io sarò salvato". Quel dolore (e anche quell'imbarazzo) sono la mia sanzione per aver spergiurato e per aver diviso quel che Dio aveva voluto unire, pur in una mia condizione personale di immaturità. Ma non bisogna cercare scusanti. L'errore c'è, deve esserci la sanzione. Così come c'è la certezza di essere accolto comunque con amore nella mia Chiesa, dai miei fratelli e dalle mie sorelle, dai miei pastori, che mi amano e non mi giudicano. L'idea di aggirare però errore e sanzione con un escamotage mi pare in questo tempo complicato carica di conseguenze pericolose pur sapendo che le storie sono diverse, caso per caso.

Voleva questo essere il mio piccolo contributo, da soggetto interessato, ad una questione che spero resterà assolutamente marginale rispetto alla vastità dei temi che dovranno essere affrontati nel Sinodo che si apre il 5 ottobre. Però, ho pensato, se ne parla Scalfari il bigamo forse ho diritto a parlarne anch'io. 

Qualsiasi cosa deciderà poi la mia Chiesa, io obbediente la recepirò. Il Magistero detterà le regole, le regole vanno seguite, se si infrangono si incorre in sanzioni. Poi, sul piano personale, per i miei errori (che non camufferò mai) mi affido alla Sua misericordia. Sua di Dio, non di Scalfari.



permalink | inviato da marioadinolfi il 21/9/2014 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa

Grazie, Costanza Miriano

19 settembre 2014

Poi un giorno capita che scriva di te la migliore penna in circolazione e resti senza parole. Grazie, Costanza Miriano.


Scrivono di alcuni progetti anche su Libero, su Dagospia, sul Giornale...ma, potrete notarlo, con parole povere.




permalink | inviato da marioadinolfi il 19/9/2014 alle 4:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

Ministro Lorenzin, lo scambio di gameti si può fare?

18 settembre 2014

L'ETEROLOGA INCROCIATA, BIMBI NATI DA UN CLUB PER SCAMBISTI
di Mario Adinolfi 

Alla ricerca di effetti speciali sempre più spettacolari per attirare clienti al supermarket della genesi umana, all'ospedale di Cattolica hanno trovato una nuova attrazione per il circo (anche mediatico): l'eterologa incrociato. Cos'è? Di fatto è come trasformare le sale asettiche di un centro di fecondazione assistita in un club per scambi di coppia. Ci si scambia i gameti come ci si scambierebbe i partner. Lui non "funziona"? L'altro marito ci mette lo sperma. Per non esser da meno lei regala un suo ovocita all'altra e così si fa conto pari. Nasceranno due bimbi che saranno geneticamente gemelli. Ma non si conosceranno mai. Una delle mamme dice garrula: "Il codice genetico non è così importante". Testuale, nella consueta intervista a Repubblica. Non è così importante? E cosa cazzo è più importante per capire la radice e la unicità di un essere umano?

Con l'assoluta superficialità che è loro propria, la giornalista di turno di Repubblica domanda lieve: "I bambini saranno gemelli dal punto di vista genetico, non le fa impressione?". Proprio così, parla così. La mamma dice che no, nessuna impressione, i figli sono di chi li cresce, la genetica non è importante, ma che poi glielo dirà al bimbo che ha un gemello in giro per il mondo, ma non sa quando.

Così un bimbo nascerà e non sarà chi è il vero padre, un altro nascerà dall'ovulo di un'altra madre, madri e padri si saranno scambiati i gameti, i figli cresceranno e saranno gemelli ma non potranno mai incontrarsi, sapranno e si struggeranno nel sapere di un essere identico a sé in giro per il mondo, tutto questo con un bel timbro di Stato e il beneplacito della coscienza progressista incarnata da Repubblica. Un altro mito di progresso realizzato.

Piccolo particolare. Tutto questo non è ancora avvenuto. E' progettato all'ospedale di Cattolica, dovrebbe avvenire tra un mese. Ministro Lorenzin, lei ha niente da dire?



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Il Policlinico Gemelli non farà l'eterologa

18 settembre 2014

C'E' CHI DICE NO
di Mario Adinolfi 

Il Policlinico Gemelli di Roma ha detto che non farà l'eterologa. Pur essendo tra i 21 centri autorizzati dalla Regione Lazio a tutte le pratiche di fecondazione artificiale, l'importante struttura della Capitale ha detto sì solo alla omologa, non praticherà né l'eterologa né la Fivet. Insomma, non farà mercato dei gameti, non venderà figli con genitore inconoscibile, non si piegherà alla moda corrente. E' una delle realtà sanitarie più rinomate d'Europa, quindi non diventerà una fabbrica di bambini purchessia.

C'è ancora chi dice no e lo noto con un sospiro di sollievo. Non è obbligatorio adeguarsi al pensiero unico e questa risposta è anche la nostra di Voglio la mamma e dei suoi circoli. Per ribadire il nostro no a una cultura mortifera della persona come cosa, come merce acquistabile, manipolabile, eliminabile; per ribadire il nostro sì alla vita e alla famiglia, alla gioia dello stare insieme in un progetto sensato ripartiamo con il nostro tour dei 100 giorni di VLM: oggi a Roma dalle 18 al teatro don Orione di via Tortona, venerdì 19 all'Auditorium della Parrocchia di San Pio X in viale Fratelli Rosselli a Massa, sabato 20 a Verona alle 11 alla Basilica di Santa Teresa del Bambino Gesù in via Volturno e a Rovereto alle 20.45 all'Auditorium della Fondazione Cassa di Risparmio in piazza Rosmini, mercoledì 24 alle 21 nell'aula magna dell'Università di Pavia, giovedì 25 a Siena a Palazzo Patrizi alle 21 in via di Città 75.

Il tour continuerà fino a dicembre, ricordo sempre che l'email adinolfivogliolamamma@gmail.com è a disposizione per chi voglia aprire circoli VLM sul proprio territorio, ordinare copie del libro, proporsi per l'organizzazione di date del tour nella propria città. Nei limiti delle umane possibilità cercheremo di andare ad abbracciare tutti ovunque, perché questa è una battaglia per la dignità dell'uomo che non si combatte comodamente nel virtuale con qualche chiacchiera su Facebook, ma ha bisogno della fatica e dell'incontro, di guardarci negli occhi e di abbracciarci per darci forza. Solo così, insieme e fisicamente, diventiamo capaci di sostenere il soggetto più debole resistendo al pensiero unico e alle mode correnti. Come hanno fatto al Policlinico Gemelli, dicendo un no che è anche un sì. Un sì al diritto del bambino ad avere un papà e una mamma, conoscibili. Un sì all'importanza decisiva dell'avere delle radici, di non negarle per un gioco di società a pagamento.



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Il coraggio di Galantino e le parole per dirlo

17 settembre 2014

Ieri sera con grande coraggio mons. Galantino, segretario generale della Cei, in prima serata da Floris ha voluto introdurre (non richiesto) il tema della tutela della vita nascente contro l'avanzare di una tecnologia cieca. Il conduttore, dichiarando che avrebbe dovuto lanciare la pubblicità ma preferiva cogliere la palla al balzo, gli chiedeva il più classico dei "che male c'è": che male c'è se due persone dello stesso sesso si amano e vogliono vivere insieme? Domanda surrettizia, Floris non aveva il coraggio di pronunciare la parola "matrimonio", mons. Galantino avrebbe voluto dire (si è capito) la contrarietà della Chiesa al matrimonio gay, ma gli sono mancate le parole giuste per dirlo ed è uscita una risposta confusa. 

Ecco, con grande umiltà, Voglio la mamma e i circoli VLM sono nati per questo: per dare, con parole semplici e immediate, risposte su questi delicatissimi temi. Se due si vogliono bene non c'è niente di male, se vivono insieme non c'è niente di male. Ma il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna, non va confuso con altro genere di legame. Solo dall'unione di un uomo e di una donna nascono figli, questa è una verità incancellabile dettata dall'esperienza di ciascuno di noi. Due persone dello stesso sesso non possono avere figli, è un limite di natura invalicabile. Possono comprarseli, questo sì, con meccanismi che negano diritti ai bambini che vanno dalla fecondazione eterologa all'oscenità dell'utero in affitto. Ma le persone non sono cose e i figli non si pagano. Non è progresso riportare l'umanità a duemila anni fa, quando un uomo in croce spiegò che ogni persona ha dentro la dignità di Dio, è libera e non può essere comprata, venduta, uccisa, eliminata perché "deteriorata". Quella rivoluzione progressista che spazzò via la schiavitù si chiama cristianesimo e l'Occidente su quella rivoluzione è fondato. Con parole semplici anche Floris avrebbe capito.

VLM e il quotidiano La Croce che sarà in edicola dal 13 gennaio sono questo: strumenti per dare a tutti le parole per rispondere, che ognuno possa agevolmente comprendere. Accompagnando così al proprio coraggio e alla propria sapienza, mons. Galantino ne ha più di noi, anche una capacità comunicativa efficace che sappia instillare dubbi di verità persino in chi ha pregiudizi e fa domande con malizia. Ci si vede domani alla presentazione di Voglio la mamma a Roma, al teatro don Orione di via Tortona. E venerdì a Massa. E sabato prima a Verona e poi a Rovereto. E si continua ad andare, sapendo che vogliamo con umiltà ritrovarci ovunque in tanti per darci forza.



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Il corpo a corpo, anche a La Zanzara

16 settembre 2014

Chi ha seguito anche solo una tappa del tour di Voglio la mamma sa che quando parlo degli strumenti da adottare per contrastare la marea montante della paccottiglia LGBT io affermo che sono due: lo strumento dell'informazione-formazione (libri come VLM da diffondere, il prossimo quotidiano La Croce che manderemo in edicola dal 13 gennaio, le occasioni di incontro sul territorio) e quello che io chiamo del corpo a corpo. Il corpo a corpo avviene nei luoghi di lavoro con i nostri colleghi, a scuola con i genitori dei compagni di classe dei figli e con i docenti, nelle istituzioni con coloro che ci rappresentano. Il corpo a corpo è una battaglia d'amore, è un far l'amore con l'altro intrecciando le idee e non i genitali. Con fermezza, affermando le proprie: le persone non sono cose, i figli non si pagano. Le nostre risposte a chi ci dice: che male c'è?


Ieri il "che male c'è" riguardava la trascrizione dei sedicenti "matrimoni gay" al comune di Bologna, voluta dal sindaco e resa nulla dal prefetto. Con il sindaco costretto ad ammettere la carnevalata: "Sono atti senza effetto legale". Abbiamo adottato un doppio strumento: quello di informazione-formazione scrivendo subito dell'argomento e diffondendo lo scritto grazie alla capacità di condivisione che ognuno di voi sta dimostrando, avendo compreso dunque in maniera piena la potenzialità dell'uso del social network. Condividete, condividete, condividete. E le idee si diffonderanno.


Poi c'è stato un corpo a corpo un po' particolare, con due colleghi, in una condizione in cui sembrava impossibile spuntarla: i colleghi sono David Parenzo e Giuseppe Cruciani, la trasmissione è la Zanzara su Radio 24, che mi hanno accolto con un bel "califfo Al Adinolf", una foto sul sito Facebook della trasmissione che ha provocato 119 commenti su quanto io sia ciccione, una vignetta che mi rappresentava con un clericalissimo Papinolfi, oltre all'urlo di Cruciani "dillo che ti fanno schifo i froci".


No, non mi fanno schifo. Non ho alcun problema di natura omofoba. Ma poiché tra le tre (sì, tutto 'sto casino per tre dicasi tre sedicenti matrimoni gay) coppie che si sono fantaregistrate a Bologna c'è anche una composta da un senatore del Pd che ha comprato a suon di migliaia di euro un bambino con la pratica dell'utero in affitto, pratica illegale in Italia e oscena da ogni punto di vista, affermando che lui è genitore di quel bambino quando è solo l'acquirente (sperma e anagrafe dicono che è figlio del compagno), io ho voluto ribadire che sono contrario al matrimonio gay perché le persone non sono cose e i figli non si pagano.


E' stato un corpo a corpo complicato e giocato totalmente fuori casa (la trasmissione è la loro, la conducono loro, i toni sono scivolosissimi, è difficile uscirne in piedi) ma credo completamente vinto. Sapete come? Ricordando a Giuseppe Cruciani sua figlia. Parlando, come ha detto un ascoltatore, da padre a padre.


Il corpo a corpo si combatte così. Con durezza e con tanta umanità. Ascoltate il podcast qui  http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&idpuntata=gSLAHzWal&date=2014-09-15&idprogramma=lazanzara (il confronto è tutto nella prima mezz'ora di trasmissione) e datemi la vostra opinione. Per me è importante. 




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La carnevalata di Merola a Bologna

15 settembre 2014

QUELLA SERA A PIACENZA, QUEL PREFETTO A BOLOGNA
di Mario Adinolfi 

Felicità è la lotta, scriveva Karl Marx. Visto che noi stiamo lottando potremmo dichiararci persino felici dopo una sera come quella passata a Piacenza, con una piazza piena per Voglio la mamma, il battesimo del circolo cittadino, il vescovo della città a introdurci e il sindaco (del Pd) rimasto tutte le due ore ad ascoltare e qualche volta pure ad applaudire. E' la prima volta che accade in una grande città. Prima volta in piazza, prima volta con il vescovo, prima volta con il sindaco. Ho condiviso il palco volentieri con Egle e Mario Sberna. Conoscevo Mario come parlamentare popolare, ho scoperto un uomo di una dolcezza e di una tenacia straordinarie, innamorato della moglie come trent'anni fa, con tanti figli e tante storie diverse da raccontare per ogni figlio. La cornice era la Festa della Famiglia a Piacenza, a introdurci Carlo Dionedi, dell'Associazione famiglie numerose, quelle che pagano il prezzo più alto. Perché hai voglia a dire sulle discriminazioni, chi paga concretamente e di tasca propria è la famiglia che ha tanti figli: l'ho scritto in Voglio la mamma, è ingiusto che un single che sfama con il suo stipendio solo se stesso e un padre che con lo stesso stipendio sfama sette o otto persone paghino le stesse tasse. Questa è la vera discriminazione.

Dopo la tappa di Piacenza in tour dei 100 giorni di VLM si prepara alle nuove tappe: giovedì a Roma, venerdì a Massa, sabato mattina a Verona, sabato sera a Rovereto, domenica a Milano per una prima serata televisiva, poi mercoledì 24 a Pavia e giovedì 25 a Siena. Sette eventi in otto giorni. L'ultima data di settembre sarà a Latina (28), ottobre partirà da Bergamo (2) e una doppietta Trieste-Pordenone (il 3). Teniamo un ritmo faticosissimo e peraltro inseriamo due nuove date per le Marche, regione ancora non toccata da VLM: 8 novembre a Loreto e una straordinaria trasferta con Costanza Miriano, padre Maurizio Botta e Marco Scicchitano il 26 ottobre a Ancona.

Perché facciamo tutto questo? Perché felicità è la lotta. E noi lottiamo per far emergere una opinione pubblica laica e cristiana che è maggioranza assoluta nel paese ma che è rimasta timida e silente per troppo tempo sui temi nevralgici della vita, della famiglia, del diritto dei più deboli a partire dal nascituro e dal malato, dal moribondo e dall'affetto da grave disabilità, dal bisognoso e da tutte le mamme bistrattate da legislazioni lesive della loro diginità. Per questo siamo in tour, per questo abbiamo scritto Voglio la mamma e abbiamo visto spuntare circoli in tutta Italia, per questo dal 13 gennaio manderemo in edicola il quotidiano La Croce. Perché l'opinione pubblica non è solo quella rappresentata da Repubblica e Fabio Fazio, dal Tg3 e da Roberto Saviano. Perché persino a sinistra abbiamo aperto un dibattito che non si aspettavano.

Ed è vero che il sindaco a Bologna da oggi fa trascrivere i cosiddetti "matrimoni gay", ma sempre oggi il prefetto della stessa città scrive al Comune affinché ritiri il provvedimento "non previsto dall'ordinamento italiano". E il sindaco è costretto ad ammettere la carnevalata: "La trascrizione non ha effetti legali". Insomma, c'è sempre un giudice a Berlino e per fortuna anche un prefetto a Bologna. Anche riempiendo teatri e piazze come quella di Piacenza facciamo sapere al prefetto di Bologna, Ennio Maria Sodano, che non è solo. Parla a nome di tutti noi.



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I dieci libri che

12 settembre 2014

Il mio amico Ugo mi "nomina" in questo nuovo giochino della rete, i-dieci-libri-che. Odio le catene di Sant'Antonio, non nominerò altri per spezzare anche questa, ma ho già rifiutato di gettarmi l'acqua gelata in testa. Insomma, non voglio sembrare snob e poi Ugo è un amico e allora obbedisco. Non ho ancora capito bene cosa voglia 'sta catena da me. Devo indicare i dieci libri che mi sono piaciuti di più? I dieci libri meglio scritti? I dieci libri che porterei su un'isola deserta? Nel dubbio irrisolto vi indicherò i dieci libri che hanno inciso in maniera piuttosto significativa sulla mia vita, invitandovi a leggerli per vedere se incideranno in maniera significativa anche nella vostra.

1. La Bibbia (autori vari), non credo debba spiegarvi il perché.
2. Il giocatore (Fedor Dostoevsky), e pure qui...
3. Pensieri (Blaise Pascal), in particolare per il pensiero 233
4. Alexis (Marguerite Yourcenar), perché parla della lotta vana
5. Il Mito di Sisifo (Albert Camus), perché immagina Sisifo felice 
6. Filumena Marturano (Eduardo de Filippo), perché i figli non si pagano
7. La versione di Barney (Mordechai Richler), perché finirò così
8. Film (Samuel Beckett), perché è la sceneggiatura di un film con una sola parola
9. Macbeth (William Shakespeare), perché spiega come il potere faccia impazzire
10. Enrico IV (Luigi Pirandello), perché racconta che il potere può essere simulato e irriso

Avendo più spazio avrei voluto inserire anche tutta la storia d'Italia di Indro Montanelli, tutta la produzione di Emilio Salgari, l'Igiene dell'assassino di Amélie Nothomb, i libri di Gilbert Keith Chesterton e di Costanza Miriano, qualche Andrea Camilleri, Cuore di Tenebra di Joseph Conrad perché il mio professore di filosofia al liceo diceva che ero il colonnello Kurtz. Si sbagliava, ma quella definizione me la sono portata a lungo per strada. Considero infine lavoro di grande scrittura che ha inciso sul mio immaginario la sceneggiatura di Zelig (Film, Woody Allen), Lost (Serie tv, JJ Abrahms) e The Big Bang Theory (Sitcom, Chuck Lorre).

Dimmi cosa hai letto e ti dirò chi sei. Se non hai letto niente, non sei niente.



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Il disco per Iris, la mamma di Bono

10 settembre 2014

U2 E LE CANZONI DELL'INNOCENZA
di Mario Adinolfi 

Non volevo crederci. Mi pareva impossibile, mi pareva che anche il mio inglese fosse improvvisamente diventato renziano, che avessi capito fischi per fiaschi. Stavo seguendo in diretta la presentazione dell'iPhone 6 (molto fiacca, sembra che improvvisamente alla Apple si siano messi a copiare il Samsung Galaxy: stessa scocca arrotondata in plastica, stesso padellone da cinquepolliciemezzo, stesso abbinamento all'orologio che i coreani chiamano Gear e ieri chiamavano iWatch) che tutto d'un colpo s'è materializzato il miracolo. Ripeto, mi pareva d'aver perso la padronanza della lingua d'Albione, ma lì dal palco il pallido e imbarazzante imitatore di Steve Jobs nell'annunciare gli U2 presenti live aveva proprio detto che il nuovo attesissimo loro cd sarebbe stato immediatamente disponibile per i possessori di iTunes in maniera totalmente gratuita. Capito? Un disco che aspettavamo da sei anni, che nessuno sapeva quando cacchio avrebbe visto la luce ed aveva avuto una genesi raccontata come laboriosissima, era già nei nostri iPhone. Bastava cliccare: download. Ho cliccato.

Era tutto vero. Gli undici brani avvolti in una copertina eterea, completamente bianca, il titolo scritto come su un vinile: Songs of innocence. Canzoni dell'innocenza. Tutte completamente gratis per tutti sul web come fossero un Voglio la mamma qualsiasi (a proposito, vedete che si può fare, non è una follia?). Decine di milioni di fans sfamati in un'istante in ogni angolo del globo. Gratis et amore dei.

Così ho passato la notte attaccato a queste canzoni. Sono andato a giocare a poker, sono uscito dal circolo, mi sono appoggiato a una macchina e ho fatto sgorgare dal mio iPhone nel cuore di una Roma spettrale e infinitamente buia la voce di Bono e la chitarra di The Edge. Non sono un musicologo, anzi considero la musica un'arte minore nella sua declinazione contemporanea, ma loro mi hanno rubato il cuore da ragazzino mettendo in musica il salmo 40 (Fourty) e raccontando la lotta dolorosa dei cattolici in Irlanda del Nord (Sunday Bloody Sunday), scrivendo la più bella canzone su Dio (One, no, non è una canzone d'amore, non in senso canzonettistico classico) e quella sul dolore infinito di chi si suicida (Stay), Io sono fedele alle mie passioni da ragazzino. E come un ragazzino mi sono riascoltato dieci volte l'intero disco.

Un disco che si apre con la parola "Miracolo" e si chiude con la parola "Problemi". Tra The Miracle e The Troubles, canzone uno e canzone undici del cd, quasi un'ora di esplosioni di inventiva. Non è The Joshua Tree (l'immenso album che rivelò più di un quarto di secolo fa la forza religiosa e profetica degli U2 al mondo decretandone l'immortalità) ma è veramente qualcosa da ascoltare con attenzione.

C'è la straordinaria Iris (Hold me close), la canzone dedicata da Bono a sua madre, cavolo 'sta mamma torna sempre, in cui le ripete una dozzina di volte che la vita di lei è in lui. Iris Rankin, madre di Paul Hewson oggi noto al mondo come Bono, morì il 10 settembre 1974. Esattamente quarant'anni fa. Morì colpita da un aneurisma cerebrale il giorno del funerale del padre, il nonno di Bono. Lui aveva quattordici anni. 

C'è la canzone intitolata con la via della casa natia, Cedarwood Road, e c'è la canzone che ricorda come un'autobomba l'abbia sfiorato da bimbo, Raised by Wolves; c'è la canzone (dura) per far dormire sonni tranquilli, Sleep like a baby tonight e poi c'è Song for someone. La canzone per qualcuno. Quella che impareremo a memoria, la nuova ballata.

Io ho avuto l'impressione che fosse una canzone per me. Comunque, questo disco è un regalo. Piovuto dal cielo.



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Due parole su una serata bresciana

6 settembre 2014

Quando dopo l'uscita di Voglio la mamma cominciarono a nascere i circoli VLM un po' a sostegno dei temi trattati nel libro e un po' per farmi sentire meno solo nel fronteggiare la marea urlante degli haters che quotidianamente potete leggere qui o su twitter, in molti mi chiesero: ma a che servono questi circoli? Diciamo che ieri i circoli lombardi di VLM, guidati da Massimiliano Esposito, a Brescia hanno dato la risposta. Servono a ritrovarci tutti insieme in ogni città per celebrare la festa della vita e della libertà di pensiero.


E' inutile che racconti la sorpresa nel trovare il teatro Paolo VI preso d'assalto, più di cinquecento persone che sono entrate in una sala da trecento posti, trenta persone che sono rimaste fuori ad ascoltare di fatto solo l'audio senza poter vedere niente (a cui va un ringraziamento particolare, eroici). No, non credevo che la prima data del tour dei 100 giorni organizzata dai circoli VLM a Brescia potesse avere questa risposta così massiccia. Mi avete sorpreso e mi avete scaldato il cuore. Mi è piaciuto come avete ascoltato con l'attenzione dello scolaro più diligente la lezione importantissima del prof. Massimo Gandolfini sulle due parole che a noi piacciono tanto: mamma e papà. Su come il bimbo immediatamente li riconosca, su quanta violenza ci sia nel negargli deliberatamente il rapporto con un genitore.


Poi mi è piaciuto l'affetto che avete riversato sui quaranta minuti del mio intervento, mi sono piaciute le vostre risate e i momenti di silenzio attonito, mi sono piaciute le innumerevoli vostre domande, anche quelle "puntute" nei confronti di un uomo di sinistra come me che ha chiesto persino al mondo cattolico di svegliarsi, m'è piaciuto ascoltare l'intervento di una diciottenne carica di timidezza e curiosità come le tirate più sicure di molte figure storiche dell'associazionismo bresciano. Mi è piaciuto avere in platea il presidente del Consiglio comunale e un assessore, entrambi del Pd, oltre che una figura forte del civismo locale. M'è dispiaciuto che non ci fosse il mio amico sindaco Emilio Del Bono, martinazzoliano storico, ma forse non voleva imbarazzi. M'è dispiaciuto che il Giornale di Brescia abbia ignorato l'avvenimento, perché se il giornale-cardine della città fa finta che non esistano oltre cinquecento persone che fanno mezzanotte in un teatro, non fa il suo mestiere. M'è piaciuto che BresciaOggi, il quotidiano rivale, abbia dato grande attenzione sia alla vigilia dell'avvenimento che oggi in sede di cronaca, pur partendo da posizioni evidentemente ostili.


Queste poche righe sono di ringraziamento per avermi incitato: battersi per i diritti dei più deboli, dei bambini e delle mamme, dei malati e degli anziani, non è un esercizio inutile. Dire a quelli come Roberto Saviano che ci dipingono come "retrogradi" e "bigotti" e "barbari", che la regressione è la loro perché vogliono portarci a duemila anni fa, quando un uomo morto sulla Croce spiegò al mondo che le persone non sono cose, non si potevano vendere e comprare, usare e fare schiave e poi eliminare, ma ognuno è un miracolo e come tale va trattato, forse ha davvero senso. Dotarci di strumenti per andare in battaglia contro questi regressisti (VLM è uno, dal 13 gennaio avremo anche il quotidiano "La Croce" a cui per la prima volta a Brescia ho fatto cenno in pubblico) serve a dire che non ci arrendiamo. 


Grazie Brescia, la città di Mino Martinazzoli e Paolo VI, del mio maestro politico e del mio primo papa, mi ha emozionato. Non succede facilmente. Il tour dei cento giorni continua. Lunedì sera ci vediamo a Modena. Sempre con la valigia in mano e con tanta gratitudine nel cuore




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Se Saviano scrive di stepchild adoption

3 settembre 2014

IN RISPOSTA A ROBERTO SAVIANO
di Mario Adinolfi

Caro Roberto, negli anni ci siamo sfiorati, annusati, scritti. In qualche modo abbiamo pensato di avere una qualche sintonia, ci siamo ritrovati a discutere persino di poker. Oggi voglio tornare a interloquire con te, stavolta in pubblico, stavolta da scrittore a scrittore. Certo, tu hai scritto Gomorra e io ho scritto Voglio la mamma?, tu hai venduto milioni di copie, io meno, però sono sicuro che condividiamo un punto di partenza: vediamo lo sfacelo attorno a noi, il tempo tragico toccato alla nostra generazione e combattiamo per porvi rimedio. Rifiutiamo entrambi una cultura di morte e siamo convinti che le nostre parole, i nostri racconti, possano servire a indicare una via. Siamo entrambi, insomma, piuttosto presuntuosetti.

La pensiamo invece in maniera diametralmente opposta in materia di "genitorialità gay". Ieri tu hai scritto a favore della "stepchild adoption", io ieri in tv a Raitre mi sono anche alterato perché con un filmato promozionale hanno provato a vendere l'utero in affitto come una grande conquista di civiltà. Tu dici che quelli che la pensano come me sono vittime di "reazionaria miopia", io mi considero un uomo di sinistra e ritengo reazionaria e regressista una cultura che vuole trasformare le persone in cose, cioè in oggetti acquistabili, desiderabili, eventualmente eliminabili se il "prodotto" non raggiunge certi standard.

Vedi Roberto, io credo che il reazionario sia tu: tu che dici che chi si oppone a "nuove forme di amore familiare" agisce solo "per bigottismo e paura"; tu che citi uno "studio" dell'università di Melbourne (dove insegnano persino due ricercatori italiani che sono ben oltre la cultura dell'aborto, sono favorevoli anche all'infanticidio del neonato con gravi problemi di salute) senza capire che quel tipo di "studi" sono esercitazioni a tesi, dove prima viene la tesi da dimostrare, poi si prova a appiccicare sopra un campione da analizzare che corrisponda ai criteri necessari all'obiettivo; tu che dici di "rispettare chi crede nella famiglia tradizionale" e quindici righe sopra scrivi che questo tipo di opinione "è una barbarie".

Siamo barbari Roberto? Siamo barbari perché sappiamo che novantanove volte su cento la stepchild adoption nelle coppie gay è richiesta per coprire una situazione illegale di affitto dell'utero e non per una adozione di un bimbo rimasto senza un genitore? Siamo barbari perché riteniamo intollerabile che il corpo delle donne sia violato da gente ricca che paga per bombardarlo di ormoni e prendergli gli ovuli, paga per il suo utero, paga per stappare dal suo seno il figlio che ha appena partorito con una violenza indicibile nei confronti del neonato? Siamo barbari se ti diciamo che queste pratiche vedono protagonisti ricchi occidentali che sfruttano così lo stato di bisogno di donne povere spesso in paesi in via di sviluppo? Siamo barbari noi, Roberto, o tu che senza rifletterci segui l'onda del pensiero debole e facile, dando la tua benedizione a una pratica vergognosa?

Caro Roberto, se nell'atto più sacro (anche civilmente sacro) che è il dare la vita inseriamo elementi di mercimonio (un bimbo generato attraverso l'affitto di un utero costa almeno centomila euro, se non ci si rivolge al discount delle "fabbriche di neonati" in India), la persona diventa una cosa. E se la persona è una cosa, la cultura occidentale regredisce di duemila anni. I retrogradi e i reazionari siete voi che non ve ne rendete conto e inseguite solo l'applauso facile. 

Ti so meno banale di così. Spero tu possa riflettere, capire che la questione di cui stiamo discutendo è enorme, vale cento volte la tua Gomorra per gravità delle implicazioni, dunque studiala di più e meglio. Poi, scrivi di nuovo. Non è necessario che tu risponda a me, ma scrivi dopo aver studiato il tema, conoscendolo nel profondo, così come hai avuto conoscenza assoluta dei fenomeni che hai descritto nei tuoi libri. Non apprezzeresti la superficialità in chi se ne dovesse occupare per un articoletto o un post su Facebook che riguardi camorra, mafia o 'ndrangheta. Io non ho apprezzato la tua superficialità nel sentenziare su argomenti che evidentemente non padroneggi.

So che farai meglio, la prossima volta. Senza essere permaloso. Non serve, io cerco sempre di non esserlo. Aiuta.



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Forza Juventus

30 agosto 2014

Ripartiamo da qui, dal mio grande amore e dall'ennesima impresa leggendaria che racconteremo ai nipotini, dai 102 punti e dal terzo scudetto consecutivo di mister Conte. Non sono ottimista, non credo che rivinceremo, ma sono tifoso e dunque da oggi sempre e solo forza Juventus. La Roma si illude, non vincerà lo scudetto. Mi piace molto la Fiorentina se ritrova un Rossi in piena efficienza. Mi incuriosisce l'Inter, Osvaldo e Icardi è una coppia gol feroce. Chissà il Milan con Torres. Avrei detto Napoli per lo scudetto, fino alla notte di Bilbao. Troppo imbarazzante. Mi farà piacere se Lotito avrà una stagione importante, la nuova Lazio mi piace. Ma comunque, ballerete sempre attorno a noi, andrete a guardare sempre quel che abbiamo fatto noi, odierete noi e spererete di far meglio di noi. Cosa, peraltro, impossibile. Voi con i vostri rossi, i vostri azzurri, i vostri gialli. Noi con il nostro bianco e il nostro nero: i colori assoluti, che tutti li contengono e li annullano. Buon campionato a tutti e forza ragazzi. Vi voglio bene e sempre grazie per le gioie che mi avete regalato, fa niente se quest'anno non sarete un rullo compressore: la gratitudine resta immensa.



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Ci si vede in teatri, auditorium e piazze

29 agosto 2014

SEI MESI FA VLM NON ESISTEVA
di Mario Adinolfi

Sei mesi fa Voglio la mamma non esisteva. Il 19 marzo è uscito ufficialmente il libro. Il 28 marzo lo abbiamo presentato al pubblico a Roma, con padre Maurizio Botta. Poi è partito il primo tour: Lecce, Cisternino, Palagiano...i mitologici viaggi in Smart rossa per vedere l'effetto che fa e se c'entravo. Poi le date sono diventate venti, trenta, quaranta, ci sono state le esperienze dei Quattro Moschettieri "contro i falsi miti di progresso" (con un grazie speciale a Costanza Miriano e Marco Scicchitano oltre al già citato padre Maurizio deiCinque Passi) e questo mio piccolo libro l'avete amato, odiato, studiato, sezionato, insultato, contestato. Qualcuno l'ha pure comprato (parecchi, racconta Il Foglio qui http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/119827/rubriche/crisi-editoria-adinolfi.htm e ve ne sono grato), anche se basta cliccare sulle note del mio profilo per leggerlo tutto e gratis. Sono nati i circoli VLM, in tutta Italia: i pionieri di Lorenzo Ciampoli e Voglio La Mamma - Roma, i meridionali orgogliosi di Luigi Mercogliano che dirige Vlm Napoli, i lombardi attivissimi di Massimiliano Max Esposito con Voglio La Mamma - Lombardia,Voglio la mamma - BergamoVoglio La MAMMA Cremona-MantovaVoglio la mamma - Brescia, i preziosi amici di Mirko De Carli con Circolo Voglio La MAMMA - Ravenna, di Andrea Tosini con Circolo Voglio la mamma - Ferrara, del giovanissimo e brillante Federico Ferrara con Voglio la mamma - Torino e ancora fatemi citare Voglio la Mamma - VeneziaVoglio la mamma - VeronaVoglio la mamma - Parma scusandomi con chi ho dimenticato. E non ho dimenticato Luigi Martina che guida gli studenti diVoglio la Mamma Universitari, il gruppo in assoluto più forte, alla soglia delle 1.500 unità.

In tanti hanno fatto tanto per scaldarmi il cuore, visto che per gli argomenti e le idee esposti in VLM ho subito attacchi di una violenza incredibile. Ora voglio restituire qualcosa di questa vostra generosità. E allora per i prossimi cento giorni girerò l'Italia per incontrare tutti gli amici dei circoli e non solo (per aprire un circolo VLM basta scrivere a adinolfivogliolamamma@gmail.com dove potete anche ordinare copie del libro o chiedere le modalità per organizzare una presentazione) che mi hanno ricoperto d'affetto e si sono resi disponibili a una battaglia di persone coraggiose per la vita e la libertà, contro la cultura della morte e del conformismo illiberale.

Sono affezionato alla prima parte del tour, ci siamo visti in librerie e piccoli luoghi di realtà associative. E' stato un contatto molto intimo. Il tour dei cento giorni che sta per partire sarà diverso, perché sei mesi fa VLM non esisteva, ora siamo davvero tanti e allora ci ritroveremo in teatri, auditorium, piazze. Si parte il 5 settembre dal teatro Paolo VI di piazza Arnaldo a Brescia, poi l'8 settembre ci si vede a Modena al teatro Sacro Cuore, il 10 a Pistoia all'Auditorium Bcc di via IV novembre 108 (località Quarrata), l'11 a Piacenza in piazza Sant'Antonino (se piove ci spostiamo all'auditorium di via Garibaldi 17), il 18 ci si rivede a Roma all'auditorium Inps di via Ballarin 42. Andremo avanti fino all'inizio di dicembre e poi a questa vita con l'eterna valigia in mano dirò basta per un po'. Ma prima avrò avuto modo di abbracciare tanti di voi ed esprimervi tutta la mia gratitudine.

Queste le date del tour dei cento giorni fino ad oggi fissate:

5 settembre: Brescia
8 settembre: Modena
10 settembre: Pistoia (Quarrata)
11 settembre: Piacenza
18 settembre: Roma
19 settembre: Massa
20 settembre: Verona (mattina)
20 settembre: Rovereto (sera)
24 settembre: Pavia 
25 settembre: Siena 
28 settembre: Latina 
2 ottobre: Bergamo 
3 ottobre: Trieste
4 ottobre: Matera 
9 ottobre: Torino 
10 ottobre: Monza 
15 ottobre: Cremona
16 ottobre: Cagliari
17 ottobre: Bolzano
27 ottobre; Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato
29 ottobre: Castelfiorentino
31 ottobre: Pontedera
6 novembre: Campobasso
7 novembre: Pescara
9 novembre: Family Day (Modena)
28 novembre: Chiusi



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I mezzucci di largo Fochetti (attento Francesco)

19 agosto 2014

REPUBBLICA, ETEROLOGA, POLIAMORI, CROCE E PUBBLICITA'
di Mario Adinolfi 

Voglio la mamma ha per fortuna un Osservatorio attivo anche quando io vado in ferie, che segnala dai quotidiani nazionali e internazionali (cartacei e on line) notizie meritevoli dell'attenzione dell'opinione pubblica. Oggi la notizia non è nel quotidiano, è il quotidiano stesso: la Repubblica.

Sappiamo tutti che il giornale fondato da Eugenio Scalfari e diretto da Ezio Mauro ha avuto sempre una linea giacobina e anticristiana, ma confesso che la consuetudine che recentemente si è instaurata con Papa Francesco pensavo portasse con sé un minimo di rispetto in più per una riflessione che dai cattolici ormai si sta espandendo anche in molti segmenti del laicato di sinistra sui principi fondanti dell'esistenza che noi di VLM abbiamo sintetizzato nella frase: le persone non sono cose e i figli non si pagano. Invece.

Invece siamo sempre all'anno zero e allo schema consolidato. A pagina 17 Repubblica coglie l'occasione di due ordinanze gemelle del tribunale di Bologna su due casi di fecondazione assistita per un primo titolo ideologico: "Il giudice sdogana l'eterologa: si può partire". A nulla serve che il presidente del tribunale di Bologna, Francesco Scutellari, dichiari: "Queste due ordinanze valgono solo per i casi reali e concreti ai quali si riferiscono, non in assoluto". Per Repubblica i principi del diritto sono un optional, le regole della democrazia pure. Il Parlamento deve legiferare in materia di eterologa, il ministro Lorenzin ha detto che non si può partire prima della legge, il presidente del Tribunale dice che le ordinanze valgono solo per i due casi specifici. Niente, Repubblica sente l'associazione Luca Coscioni del Partito radicale, sente la coppia che ha avuto l'ordinanza favorevole e, capolavoro, sente "i direttori" dei centri di fecondazione assistita che a suon di decine di migliaia di euro hanno praticato l'eterologa alle due coppie che hanno ottenuto l'ordinanza bolognese. Strana dichiarazione queste da "i direttori", non citati, di Tecnobios e Sismer, i due centri che hanno incassato soldi per fare l'eterologa. Perché non ne fa i nomi? Perché la dichiarazione virgolettata viene assegnata a "i direttori"? Hanno parlato all'unisono?

Per la risposta, come in un giallo, basta sfogliare le pagine e andare avanti nella lettura. A pagina 22 di Repubblica mezza pagina di pubblicità a pagamento (a occhio e croce diecimila euro di costo commerciale), fantomaticamente intitolata "Procreazione assistita: la ricerca è made in Italy". L'inserzione pubblicitaria si apre con la frase: "Con la decisione della Corte costituzionale dello scorso 9 aprile la fecondazione eterologa è una strada nuovamente percorribile anche in Italia". Segue lunga intervista sempre all'interno dell'inserzione pubblicitaria indovinate a chi? A Andrea Borini. E chi è Andrea Borini? Avete indovinato, è il misterioso direttore di Tecnobios di Bologna non nominato a pagina 17. Piccolo ulteriore particolare: fare pubblicità in questa forma a strutture sanitarie è vietato dalla legge ed è ribadito persino dal codice deontologico dello stesso Ordine dei Medici che al punto secondo delle sue linee guida scrive esplicitamente che "non è ammessa la pubblicazione di notizie che rivestono i caratteri di pubblicità personale surrettizia, artificiosamente mascherata da informazione sanitaria". 

Ricapitoliamo. Repubblica titola su un fantomatico via libera alla fecondazione eterologa per via di due ordinanze del tribunale di Bologna, il presidente del tribunale di Bologna nega valenza assoluta e nazionale alle ordinanze e precisa che sono valide solo per i due casi specifici, Repubblica se ne fotte e dice che valgono per tutti, intervista senza contraddittorio a sostegno della tesi falsa: i radicali, la coppia che ha ottenuto l'ordinanza favorevole e il medico che dirige il centro che ha incassato i soldi facendo l'eterologa, ne omette il nome poi però sfogli il giornale e trovi mezza pagina a pagamento con la pubblicità del centro privato di quel medico e con intervista al medico, pubblicità che legalmente e deontologicamente non si può fare. 

Poi a pagina 18 mettono un'altra articolessa contro gli insegnanti di religione che sarebbero troppi, con una bella foto di una croce che "opprime" un'aula scolastica e si chiude in bellezza con un'intervista delirante dell'economista francese Jacques Attali intitolata: "Addio monogamia, benvenuto poliamore". Una pagina intera di cretinate stimolata da domande come "La fedeltà è un valore reclamato con violenza nella coppia, come testimonia la cronaca nera quotidiana" che offrono il destro a risposte di questo tenore: "In analogia con il networking ci sarà il netloving: un circuito amoroso in cui si potranno avere relazioni simultanee e trasparenti con più individui, che a loro volta avranno molti partner. Il poliamore rappresenterà la punta più avanzata delle società sviluppate".

Ebbi modo di gridarlo in una puntata de "La Zanzara" che forse qualcuno di voi ha ascoltato: a voi piace un mondo così? A me fa cagare un mondo così. Un mondo (e una informazione) fatto di figli comprati e venduti, di medici avidi, di giornali e giornalisti marchettari, di cretinate spacciate per grandi idee innovative e progressiste, di simboli religiosi di liberazione spacciati per mezzi d'oppressione.

Fossi Papa Francesco, prima di dare la prossima intervista a Repubblica (e di costringere padre Lombardi alla solita precisazione e smentita), ci penserei bene. O, almeno, chiederei conto.



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La mia generazione ha vinto

18 agosto 2014

LA MIA GENERAZIONE HA VINTO
di Mario Adinolfi 

Non so se ve ne siete accorti, ma nell'anno di grazia 2014 la mia generazione, quella dei nati negli anni Settanta, ha vinto. Il simbolo fin troppo evidente è il potere imperiale assegnato a Matteo Renzi (1975) non tanto da Napolitano a febbraio quando l'ha nominato presidente del Consiglio, quanto dai cittadini che l'hanno plebiscitato alle elezioni di maggio, consegnandogli insieme alla carta bianca anche il Parlamento più tremebondo della storia, con senatori tanto impauriti di perdere la loro poltrona da votare in massa per la cancellazione della stessa. Un piccolo capolavoro di divertente violenza.

Sì, per carità, è una generalizzazione. Ogni discorso generazionale lo è. Ed è vero che ogni generazione prima o poi coglie il suo momento. Nessuna però dopo lo scontro all'arma bianca con il sistema più gerontocratico del mondo che è quello italiano. Far saltare il "tappo" ci ha costretto a una lotta feroce, forse ci ha anche incattivito.

Chi è nato nel 1970 ha oggi 44 anni, chi è nato nel 1979 ne ha 35. Siamo stati i fanti mandati al macello. Quando penso alla mia generazione penso a quei soldati che devono sbarcare in Normandia (sono i nostri nonni, sono quasi tutti morti, è l'unica generazione precedente che stimo). Siamo stati come quei ragazzi della prima ondata raccontata perfettamente dal film Salvate il soldato Ryan: le navi da sbarco ci hanno portato sulla spiaggia, si sono aperti i portelloni e pum pum pum, pioggia di piombo nazista. Sopravvivere era un'impresa. Ma chi è sopravvissuto ha vinto.

Anche per noi si sono aperti i portelloni e siamo stati esposti a una pioggia di fuoco: siamo stati la prima generazione esposta alla precarizzazione di massa, senza che nessuno si occupasse di pensare a tutele che solo oggi vengono immaginate; siamo stati la prima generazione obbligata al contributivo integrale, pagando in termini previdenziali tutto il prezzo delle pensioni ricche e giovani che i nostri padri hanno continuato a prendersi. Niente casa di proprietà, niente lavoro stabile, niente futuro sereno garantito dalla pensione. Il tfr se lo sono preso e ce l'hanno messo nei fondi. Pure quando volevamo far l'amore ci siamo beccati l'incubo dell'Aids, prima generazione terrorizzata da quell'alone viola della pubblicità che diceva sesso uguale morte. Mica c'erano i farmaci retrovirali. Siamo stati la prima generazione a pagare il prezzo delle leggi dissolutorie della famiglia: divorzio (1970) e aborto (1978). Siamo stati la prima generazione a vedere i rapporti interpersonali e molti mestieri cannibalizzati da internet. Pum pum pum. Spari in faccia, nessuna protezione. Tutto nuovo, tutto da inventare, tutto più difficile, molto più difficile.

Per difenderci da quegli spari abbiamo alzato lo scudo. Mi ha sempre impressionato la dichiarazione di Paolo Sorrentino (1970) secondo cui l'essere rimasto orfano di entrambi i genitori a 17 anni per uno stupido incidente con il riscaldamento in una casa di montagna, ha trasformato la sua vita: "Avrei fatto il bancario, invece da quella tragedia ho trovato l'incoscienza di provare a fare il regista". Questa è una generazione forgiata in un fuoco particolare. E Sorrentino in quest'anno di grazia 2014 ha portato l'Italia sul tetto del mondo, con l'Oscar a La Grande Bellezza.

La mia generazione ha vinto con Gomorra che non è più solo il capolavoro scritto da Roberto Saviano (1979) e non devo aggiungere molto sul tipo di fuoco anche amico a cui lo scrittore è stato sottoposto, ma anche la serie televisiva che sta lasciando a bocca aperta il mondo intero voluta dall'uomo che sta dietro a tutte le produzioni più importanti d'Italia, il vicepresidente di Sky Andrea Scrosati (1972).

La mia generazione ha vinto con Luca Medici (1977) che ha sbancato i botteghini facendo storcere la bocca ai critici parrucchini, con numeri che il cinema italiano non ha mai visto e salutateci Benigni. Stessa bocca storta riservata dalla giornalista agée e signora-mia di Repubblica e Francesco Mandelli (1979) e Fabrizio Biggio (1974) per la loro geniale satira targata I Soliti Idioti. Per non parlare di quello che dicono di Fabio Volo (1972) e Benedetta Parodi (1972) che però continuano a farli soffrire vendendo milioni di copie dei loro libri.

La mia generazione ha vinto con tutti leader di partito che, ognuno a modo suo, hanno dovuto uccidere i padri da Matteo Salvini (1973) a Giorgia Meloni (1977), da Angelino Alfano (1970) a Matteo Orfini (1974). E la politica estera italiana la fa la bistrattata Federica Mogherini (1973), che corre per l'incarico più prestigioso della Commissione europea, così come se in Forza Italia ogni tanto si alza qualche schiena si trova l'intelligenza anch'essa troppo spessa insultata di Mara Carfagna (1975) e Daniele Capezzone (1972).

La mia generazione ha vinto con il direttore di giornale più bravo e silenzioso, Mario Calabresi (1970), che sarebbe ora di vedere al timone del Corriere della Sera dopo tanti anni a La Stampa. E ha vinto con il genio produttivo di Lorenzo Mieli (1973) a cui dobbiamo il racconto più preciso che c'è dell'Italia ed è la serie tv Boris, con Pietro Sermonti (1971) e Caterina Guzzanti (1976); un Mieli che si appresta a sbarcare anche in America lì dove la serialità televisiva è una religione, con The Young Pope, diretto da Sorrentino. A proposito di religione, vince anche lì con una serie di sacerdoti di impressionante bravura che posso unificare in padre Maurizio Botta (1975) e guardate questa intervista a Le Iene http://vimeo.com/66649497per capire come un pensiero possa essere cristallino e urticante, un po' come quello di Costanza Miriano (1970) che con i suoi libri cristianamente ispirati ha rischiato di finire in carcere in Spagna, ma ha ora ovunque un successo travolgente. Un po' come quello di Andrea Scanzi (1974) e Selvaggia Lucarelli (1974) che magari non apprezzeranno il parallelo (Scanzi poi non condivide l'assunto di questo articolo, lui dice che la nostra generazione ha perso, ma è troppo gaberiano anche se io lo stimo anche per questo), ma la forza di questa vittoria è anche qui: è una vittoria di persone diverse unite in una generazione, non di gente generazionalmente massificata che si è data bordone perché hanno fatto il Sessantotto e altri disastri insieme, tradendo poi tutti gli ideali di cui andavano borbottando.

La mia generazione ha cominciato a vincere una sera a Berlino, quando scese in campo dopo aver subito mesi di cannonate con tanto di ministri che chiedevano che non si presentassero ai mondiali per la vergogna. E invece Gigi Buffon (1978), Alessandro Del Piero (1974), Fabio Cannavaro (1973), Andrea Pirlo (1979) e Fabio Grosso (1977) insieme a tutti gli altri scesero in campo, vinsero, fecero impazzire di gioia l'Italia. Per ringraziarli li mandarono in serie B. Gli undici che entrarono in campo all'Olympiastadion a Berlino contro la Francia erano tutti nati negli anni Settanta. E fu Francesco Totti (1976) a toglierci la castagne dal fuoco contro l'Australia quando tutti avevano paura a tirare quel rigore contro l'Australia e fu Marco Materazzi (1973) a essere il capocannoniere azzurro di quel mondiale, segnando in finale e provocando Zidane fino a farsi dare la capocciata in pieno sterno, fu Rino Gattuso (1978) a rappresentare anche plasticamente l'anima umile e di acciaio di cui erano fatti quei ragazzi, di cui siamo fatti noi. Riguardatevi i mondiali in Brasile, pensate a Mario Balotelli, capirete facilmente la differenza.

La mia generazione ha vinto con la clamorosa novità rappresentata dal Movimento Cinque Stelle, certo inventato dalla forza di Grillo e Casaleggio, ma oggi imperniato su volti noti di Alessandro Di Battista (1978) e Federico Pizzarotti (1973), Roberta Lombardi (1973) e Vito Crimi (1972). La mia generazione ha vinto con la perfidia carica d'umanità dei racconti per immagini di Pif (1972) e Valerio Mastandrea (1972). La mia generazione ha vinto perché vorreste tutti farvi intervistare per il Corriere della Sera da Vittorio Zincone (1971). La mia generazione ha vinto anche se Mentana, Santoro e Vespa sono sempre lì, ma intanto alla conduzione dei programmi di approfondimento sono arrivati Luca Telese (1970), Gianluigi Paragone (1971) e Salvo Sottile (1973), mentre a dirigere il telegiornale più obiettivo e pervasivo d'Italia, in onda 24 ore su 24 su Sky, c'è Sarah Varetto (1972) e persino nel calcio, universo tipicamente maschile, si è affermata su quella rete la forza di rompere lo schema di Ilaria D'Amico (1973). E in radio dominano Alessandro Milan (1970), David Parenzo (1976) e Rossella Brescia (1971).

La mia generazione ha vinto anche se non abbiamo Gaber, De André e Guccini ma dobbiamo accontentarci di J Ax (1972), dei Negramaro di Giuliano Sangiorgi (1979) e dei milioni di dischi venduti da Laura Pausini (1974). La mia generazione ha vinto anche se a X Factor vince sempre Morgan (1972). La mia generazione ha vinto anche se non usa più il talento di Andrea Pezzi (1973). La mia generazione ha vinto anche se ne faccio parte io, Mario Adinolfi (1971), che ho dedicato alla "generazione invisibile" il mio primo romanzo ("Email) e poi però qualche idea alla necessità di riscatto conflittuale dei miei coetanei ho provato ad apportarla, con l'intuizione di Democrazia Diretta che è stata d'ispirazione per il M5S, con Generazione U e con quella fucina di idee che è stata il settimanale The Week, che portava persino nella testata la dedica ai "nati dopo il 1970", fino al tentativo di ragionamento sui temi essenziali di Voglio la mamma.

La mia generazione ha vinto, ma non ha ancora convinto. Il nostro limite è di apparire una generazione "leggera", incapace di complessità, forse superficiale. Dobbiamo ragionarci sopra, non rifiutare sdegnosamente l'accusa, per recuperare densità. Dobbiamo migliorare ed essere più credibili, studiare forse di più, leggere certamente di più, anche scrivere di più, per fare meglio. Abbiamo sulle spalle una responsabilità immensa. Vogliamo cambiare profondamente l'Italia, riscriverne la Costituzione, modificarne i parametri persino dell'immaginario, raccontarla senza pietà per poterla trasformare meglio e in meglio. 

Possiamo farcela perché, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, siamo stati i primi a stare peggio dei nostri padri e a dover avere a che fare con condizioni di sopravvivenza feroci. Diciamolo bene: i nostri padri ci hanno consegnato un'Italia peggiore di quella che hanno avuto in eredità dai nostri nonni, non ne hanno avuto cura, si sono mangiati tutto e ci hanno lasciato solo briciole e disastri. Il minimo che si sono meritati è la rottamazione. Ricordiamocelo. Noi non dobbiamo fare lo stesso. Dobbiamo caricarci i sacrifici, per consegnare un'Italia splendida ai nostri figli e alle nostre figlie.

Solo così avremo vinto davvero.



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Venti per Ryanair, 11mila per XFactor

16 agosto 2014

Mi ha sconvolto la notizia secondo cui qualche giorno fa a Bologna a una selezione per hostess e steward da assumere in Ryanair si siano presentati in 20. Bologna è una città ancora ricca, ma in cui la disoccupazione avanza con dati che cominciano a essere clamorosi: 98mila persone cercano lavoro, almeno sulla carta. Una buona parte di costoro hanno affollato tra il 7 e il 9 giugno i provini per far parte del cast della trasmissione X Factor: 11mila persone si sono messe in fila e hanno animato l'Unipol Arena di Casalecchio per inseguire il proprio sogno. Erano quasi tutti tatuati o col piercing.


Particolare non irrilevante perché alla selezione di Ryanair la presenza di tatuaggi era causa ostativa: una ragazza con un cuoricino tatuato sul braccio è stata subito esclusa. Meno uno. Diciannove. Poi è stata testata la conoscenza della lingua inglese. Altro disastro. Alla fine i selezionatori se ne sono andati sconsolati: "Mai vista così poca gente a una selezione per hostess e steward". Danno appuntamento a Bergamo per una nuova occasione per i giovani italiani. Sapranno coglierla?.


La questione l'aveva posta bene Riccardo Illy in un'intervista a luglio andata un po' sotto silenzio: "Conosco genitori che hanno preferito tenere a casa i figli pasticcieri o camerieri piuttosto che farli alzare alle cinque ogni mattina o farli stancare troppo. Per non parlare dei neet, quelli che non studiano e non lavorano. Il problema va affrontato con nonni e genitori che li mantengono: un ragazzo che arriva a 30 anni senza aver studiato o lavorato ma chi lo assumerà mai?”. John Elkann è stato crocifisso per aver detto: "Se guardo a molte iniziative che ci sono non vedo nei giovani la voglia di cogliere queste opportunità perchè da un lato non c’è una situazione di bisogno oppure non c’è l’ambizione a fare certe cose". Eppure il dato è statisticamente certificato dall'Istat: due milioni di giovani italiani sono "inattivi per scelta", cioè non hanno voglia di fare un cazzo. Giovanni Pagotto di Arredo Plast, gruppo che fattura 230 milioni di euro, dà lavoro a migliaia di operai e dicono che la paga è molto buona. Ormai assume solo stranieri. E i ragazzi italiani? "Uno che viene al colloquio di lavoro accompagnato dalla mamma, l’altro che, al telefono, ti risponde che è interessato ma non prima di tre mesi perché sta studiando per la patente. Ma si può?. Rifiutano di lavorare sui tre turni, rifiutano di lavorare il sabato e la domenica, ma le macchine non si possono mai fermare. Io a 16 anni facevo 60 chilometri al giorno in bicicletta per andare a lavorare alla Zanussi".


Nel mio piccolo, era l'agosto di 23 anni fa quando decisi di andar via da casa dei miei genitori. Avevo 20 anni e già lavoravo da tre. Piccole cose nel giornalismo, trecentomila lire di stipendio medio raccolto, facendo servizi radiofonici a trentamila lire a pezzo, spesso ne spendevo ventimila per far tutto quello che bisognava per far uscire bene il lavoro (telefonate, viaggi sul posto ecc.). Per quasi nove anni nella professione ho fatto "l'abusivo", cioè niente contratto e paga da fame, nelle redazioni trattato da schiavo. Per quaranta mesi consecutivi in una di queste non ho mai avuto un giorno di ferie o di malattia, ho lavorato dodici ore al giorno, tutti i giorni, con il solo riposo domenicale. La mia prima casa era un posto letto con un materassaccio di gomma piuma insieme a altri dieci animali. Il posto letto costava duecentosettantamila lire e con le trecentomila di stipendio avanzavano mille lire al giorno: mangiavo scatolette di lenticchie o fagioli (480 lire, della De Rica, ottima qualità) condite con olio d'oliva rubato ai coinquilini e due rosette (100 lire). Tutti i giorni, per un anno. Da quel 1991 non ho mai chiesto una lira ai miei o a nessun altro, mai. Ho campato con le sole mie forze, nel 1993 mi sono sposato, nel 1996 sono diventato padre e sul sagrato della chiesa in cui avevo appena battezzato mia figlia mi telefonò il direttore del giornale per cui lavoravo (è il giornale dei quaranta mesi, sì) per licenziarmi. Maniche rimboccate, bocca cucita per non far preoccupare la giovanissima famiglia e nessun aiuto chiesto. Ho ricominciato praticamente da zero e eccomi qui. Non è andata malaccio. Peraltro ricordo l'anno delle lenticchie e del materasso di gomma piuma come uno tra i più felici della mia vita. Il momento del licenziamento no, quello fu molto doloroso. Ma succede.


Ora incontro decine di ragazzi ogni anno che mi chiedono come diventare giornalisti. Li dissuado. Li vorrei accompagnare al McDonald dove implorai una direttrice di assumermi come cameriere anche se non ero militesente e esserlo era tra i requisiti. La convinsi, era una selezione tipo quella di Ryanair a Bologna ed eravamo una marea. Ragazzi, andate via di casa. Il welfare familiare all'italiana è alla base del disastro del nostro paese, che non produce più, non innova più, non fatica più. La dittatura della paghetta rammollisce e genitori e nonni con casa di proprietà, doppio stipendio e pensioni riversa risorse sulle giovani generazioni che non mordono più la vita. Si fanno i tatuaggi (non tatuatevi, è causa ostativa per una marea di mestieri) e pensano al lavoro come fatica. Hanno ragione, il lavoro è estremamente faticoso. Lo è quello di chi si deve "alzare alle cinque", per dirla con Illy, come quello di una mamma che deve crescere un bambino e dedicarsi a lui h24. Risultato? Non lavoriamo e non facciamo più figli. 


Abbiamo i livelli occupazionali giovanili e il tasso di natalità più bassi d'Europa: sono i due fattori che uccidono il futuro di questo paese. Come se ne esce? Riscoprendo il gusto del sacrificio. Della fatica assoluta, della paura di non farcela, ma dell'obbligo di dovercela fare per forza. Perché c'è una famiglia da sostenere. Non da cui essere sostenuti. Lavorate tanto, sposatevi e fate figli. L'Italia ripartirà solo se vi alzate da quel divano, ragazzi miei. Lasciate perdere X Factor e tutte le similari cazzate. Disponetevi al sacrificio. Amatelo. Pensate che c'è una ragione per cui lo fate.




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Ho barcollato, non ho mollato

14 agosto 2014

NEL MEZZO DEL CAMMIN
di Mario Adinolfi 

Tra qualche ora saranno 43, non è una gran notizia per voi, non lo è in fondo neanche per me, ma noi nati a Ferragosto abbiamo questo complesso del compleanno nel giorno della diaspora vacanziera per eccellenza. Due pensierini si fanno, perché la sensazione che si abbiano ormai più anni vissuti che da vivere si affaccia e dunque si gioca a fare il bilancio anno dopo anno. L'abbiamo fatto scorrere inutilmente o decentemente?

Non è stato un anno qualsiasi quello che si è appena chiuso, bisognava ristrutturarsi mentalmente dopo la fine dell'impegno da parlamentare. Intanto ho preso una decisione importante: basta con la politica attiva. E pur avendo affetto per il partito che ho contribuito a far nascere, di cui sono stato fondatore, dirigente e rappresentante alla Camera, ho deciso che la tessera del Pd non l'avrei più presa. Non avevo votato Pd alle elezioni, non condividevo come è noto in alcun modo la linea di Bersani che volevo rottamare, trovavo molto poco convincente l'azione del governo Letta. E dunque, dopo aver avuto una tessera di partito in tasca fin dal 1985 quando avevo 14 anni, quest'anno per la prima volta ho deciso che il tempo dell'appartenenza era finito. Per chi non ha familiarità con la passione politica può sembrare una decisione da poco. Chi ne ha forse ne capisce l'enormità. Ma serviva riprendersi una completa libertà di elaborazione e di pensiero.

L'ho messa a disposizione dei miei quotidiani ascoltatori a Citofonare Adinolfi, costruendo un luogo radiofonico che mi ha riempito di soddisfazione e di affetto, così come del pubblico più saltuario dei miei interventi televisivi. Soprattutto, mi è servita per portare a compimento il lavoro di Voglio la mamma, un libro che era seduto nelle retrovie della mia mente da anni e a cui finalmente ho potuto dare la luce libero da considerazioni di "opportunità politica". VLM è stato eppure il mio libro più politico, più capace di prendere alle viscere una comunità politica che finalmente si è sentita interrogata sui temi essenziali del nascere, dell'amare, del morire, sui temi della vita messi in antagonismo a una cultura della compravendita e della morte. Ho finalmente potuto affermare che "le persone non sono cose e i figli non si pagano" ponendo questa affermazione come un pugno sul tavolo, con un'irruenza che talvolta è stata pure eccessiva, ma che era comunque necessaria. La nascita dei circoli VLM e le settanta date del tour in tutta Italia per presentare il libro mi hanno poi dato una gioia che non vivevo da anni, con un contatto diretto con migliaia e migliaia di persone che condividevano angosce simili alle mie sulla direzione di marcia dell'umanità. La cosa più bella è stata capire che non ero solo e incontrare nuovi amici. Amici veri, con un'intensità di rapporto che non provavo forse dai tempi del liceo. 

Il bad boy che è in me comunque ha continuato a vivere, così ho passato qualche settimana a Sin City, la meravigliosa Las Vegas, così come ho girato l'Europa per le varie tappe del poker tour continentale. Ho portato a casa due trionfi che mi mancavano nel palmares, la vittoria in un evento Ipt (side a Saint Vincent) e una bandierina Wsop: ora ho iscritto il mio nome in tutti e quattro i circuiti più importanti (Ept, Wpt, Ipt e Wsop) e sono tra i cento giocatori italiani più vincenti di tutti i tempi secondo l'All Time Money List. E' la cosa di cui sono più grato al Signore: da bambino avevo il sogno di fare politica e mi ha portato fino al Parlamento, volevo fare il giornalista e nel mio mestiere sono tra i cinque volti nati dopo il 1970 che riconoscete se incontrate per strada, speravo di fare lo scrittore e quest'anno il mio ottavo libro è stato in classifica al fianco di colleghi delle corazzate editoriali, ho giocato a poker e mi ha fatto vincere tanto. E poi mi chiedono perché gioco con un'immagine di Papa Wojtyla sul tavolo. Davvero non è chiaro il perché? E' semplice gratitudine, la tengo lì per baciarla quando vengo eliminato da un torneo.

Io ho scommesso, continuo a scommettere, scommetterò sempre. Me lo ha insegnato la lettura di Blaise Pascal. Ma bisogna scommettere per vincere e sempre Pascal mi ha insegnato quale scommessa è per forza e sempre vincente. Quest'anno ho anche riunito la mia famiglia sotto lo stesso tetto, le mie due figlie vivono con me, con tutti i problemi splendidi e diversi di una diciottenne e di una quattrenne. L'incredibile Silvia Pardolesi che davvero non so dove trovi la forza di amare un tipo burbero, complicato, giramondo e sempre perso dietro alle parole come me, regola il traffico con gentilezza e attenzione. La ringrazio per tutto quello che fa per la famiglia, dimostrando come la donna sia l'architrave attorno a cui tutto si costruisce, se si vuole costruire una casa solida.

Nel mezzo del cammin di mia vita, credo d'essere uscito dalla selva oscura. Ho barcollato, non ho mollato. E ora vedo il cammino davanti a me. Non so se sarà breve, lungo o magari lunghissimo. So che la vita va e qualcosa bisogna farne. So che ci sarà dolore e ci sarà gioia, ma mi sono attrezzato per la buona e la cattiva sorte. So che serve ogni tanto fermarsi a pensare: che sto combinando? Una riflessione su noi stessi è il miglior regalo di compleanno. E' quello che io faccio anche a voi, che grazie a mister Zuckerberg e a questo mio scritto vi ricorderete che compio 43 anni a Ferragosto e con gentilezza mi farete gli auguri. Auguri anche a voi e grazie. Ricordatevi di scommettere sempre, di correre il rischio. Senza rischio, la vita è noiosa. E ricordatevi che la scommessa sempre vincente è una sola.

Buon Ferragosto, festa dell'Assunzione di Maria, a tutti.



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Su Tavecchio ha vinto il presidente della Lazio

11 agosto 2014

ELOGIO DI CLAUDIO LOTITO
di Mario Adinolfi 

Vive sotto scorta perché gli hanno minacciato anche la famiglia, mentre toglieva privilegi a "tifosi" o negava speranze a cordate che erano semplicemente gruppi di malavitosi, molti dei quali oggi abitano le patrie galere. Viene costantemente preso per il culo mediaticamente, accolto sempre da sorrisini (quando gli va bene), solo quando intervistano lui i giornalisti sportivi solitamente pecore dal belato facile scoprono una qualche verve polemica. Ha un modo di comunicare pessimo, il suo eloquio ha punte di ridicolo, ma intanto ogni domenica va allo stadio e si subisce la sua bisettimanale contestazione con urla e insulti da parte di una tifoseria nel ruolo del marito che per far dispetto alla moglie si taglia i noti gioielli.

Non è un eroe senza macchia e senza paura Claudio Lotito, il trionfatore vero della battaglia su Tavecchio presidente Figc. E' un imprenditore e si fa banalmente gli affari suoi. Solo che è bravissimo a farseli. Vuole, pensa un po' te, trarre profitto dall'impiego di denari suoi nel mondo del calcio. La tifoseria laziale non lo sopporta e invoca Cragnotti. Non aggiungo altro. Mettono in croce quel vecchio per una frase che razzista era e razzista resterà, ma era solo una frasaccia. Lotito lo difende contro tutto e contro tutti, quando tutti i pezzi da novanta si sfilano (Agnelli, la Roma degli americani, Cairo, Della Valle ecc.) lui intigna di più. Per i suoi interessi, sia chiaro. Ma deve fronteggiare una marea che sembra impossibile da fronteggiare, con i giornali che scrivono di tutti, soprattutto quelli che hanno a che fare con gli interessi economici citati. Ma lui, l'imprenditore delle pulizie che parla latino, non molla e vince. 

E' alla Lazio da dieci anni, negli ultimi dieci anni la Lazio è stata la quarta squadra più titolata (dopo Juve, Inter e Milan) a pari merito con la Roma, con la differenza che alla Roma ha "alzato la coppa in faccia" l'anno scorso. Un miracolo, se si pensa alla storia della Lazio, che ha vinto una scudetto leggendario nel 1974 e uno grazie ai soldi rubati del citato truffatore nel 2000. Nel palmares complessivo delle società italiane la Lazio è all'undicesimo posto, nel decennio di Lotito è quarta. Lo chiamano Lotirchio ma ha sotto contratto da anni uno dei pochissimi giocatori che hanno fatto la storia del calcio, il tedesco Klose e ha appena comprato un forte e giovane titolare dell'Olanda che ha fatto vedere il più bel calcio in Brasile. Nella finale del Maracanà la Lazio era la società italiana più rappresentata in campo nei 22 titolari (il citato Klose e l'argentino Biglia).

Ora con la resistenza su Tavecchio il ruolo di Lotito nel Palazzo del calcio cresce. Fossi un laziale sarei contento. Da juventino non ho mai pensato che fosse un male che la società per cui tifo si preoccupasse anche di non farsi calpestare e esprimesse una dirigenza muscolare. E' dovere di un dirigente, di qualsiasi comparto, non essere una mammoletta. Lotito non lo è. Ha vinto e ha dimostrato tenacia. Prima o poi qualcuno smetterà di trattarlo con i sorrisetti, di guardarlo dall'alto in basso, di contestarlo ogni domenica lasciando persino vuoto lo stadio, di contestargli il diritto che da imprenditore ha di voler guadagnare con la sua impresa. Forse qualcuno gli andrà pure a chiedere come si fa e mica farebbe male.



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Diventare automaticamente favorevoli alla morte

7 agosto 2014

CULTURAME E REDAZIONAME
di Mario Adinolfi 

Dopo l'articolo di oggi di Camillo Langone sul Foglio mi state scrivendo in troppi e allora provo a raggruppare le risposte in un unico post:

1. No, non conosco Camillo Langone. Non ci siamo mai incrociati, credo neanche per sbaglio. Ovviamente conosco i suoi scritti.

2. Sì, sono lieto che Langone si sia occupato di Voglio la mamma perché trovo la sua penna geniale e urticante, lo inserisco tra i dieci migliori polemisti italiani in circolazione. A chi mi ha inviato suoi scritti, anche dell'analoga rubrica oggi dedicata al mio libro, oggettivamente strepitosi nella loro brutalità chiedendomi se li condividevo o meno, rispondo che invidio molto la nettezza del tratto delle sue opinioni.

3. Per quanto il parallelo tra me e Giuliano Ferrara sia un tormentone da un paio di decenni (il primo articolo su Adinolfi come "il Giuliano Ferrara del Ppi" è del 1995 e uscì sull'Espresso), io non vedo grandi somiglianze né nella formazione, né nelle appartenenze politiche, né nella dimensione culturale. Il giochino sulla dimensione fisica lo lascio a voi. Ci tengo a dire che io non sono un ateo devoto: non sono ateo e dicono che non sia granché bravo in nessuna forma di devozione. Detto questo ritengo che il Foglio sia uno dei tre giornali italiani che vale la pena comprare in edicola (soprattutto per quel che scrive Giuliano Ferrara) e sono molto onorato che abbia trovato uno spazio per parlare del mio libro.

4. Sì, è vero, molti editori italiani hanno rifiutato VLM e alla fine ho scelto di usare lo strumento di self publishing di Youcanprint. Per onestà devo ammettere che ho presentato il manoscritto accompagnato da due condizioni: il libro doveva essere pubblicato integralmente sul web anche più volte a mia completa discrezione per la lettura gratuita di chi non avesse la possibilità di acquistarlo; volevo il controllo totale non solo del testo (a cui ovviamente non doveva essere toccata una virgola) ma anche dei dettagli del prodotto (copertina, formato, tipo di carta, formati ebook ecc.). Fanculo gli editor, mi bastava un correttore di bozze. Non ho ancora capito se il libro sia stato bocciato dagli editori più per via della prima o della seconda condizione.

5. Sì, è vero, il libro ha venduto abbastanza. Meno della metà comunque dei libri di Costanza Miriano che è brava il doppio di me e così di Sposati e sii sottomessa ha venduto più di ottantamila copie. Sappiate comunque che con i libri non si diventa ricchi. Grazie al self publishing ho preso come diritti più di quanto mi avrebbe dato un editore tradizionale, ma comunque più dell'ottanta per cento del fatturato finisce a editore (che pur non essendo tradizionale, c'è), distributore e libraio (fisico o on line). Su quel che resta paghi le tasse e alla fine a conti fatti resta uno stipendio da impiegato, manco da quadro, meno che mai da dirigente. I libri si scrivono perché hai qualcosa da dire, scrivere libri per farci i soldi è da scemi. Anche per questo ho voluto che VLM fosse in lettura gratuita per tutti su internet. Certo, i dieci scrittori che in Italia vendono più di duecentocinquantamila copie, ci si arricchiscono. Ma sono dieci, appunto.

6. Sì, mi stanno contattando ora molti editori chiedendo quali progetti librari io abbia per il futuro. Li ho accennati qui già nelle scorse settimane, li rivelo pienamente ora. Come ha scritto Langone, sono impegnato con delle ulteriori presentazioni, una trentina di date fino a metà novembre. A fine novembre uscirà una edizione aggiornata di VLM, con tre capitoli nuovi a cui sto lavorando e la riscrittura di molte parti, che si intitolerà "Voglio la mamma 2015". Da dicembre partirà un tour di VLM 2015 che occuperà tutto l'inverno. Poi in primavera conto di finire il mio prossimo romanzo: il mio ultimo, "La ricerca della costante", è del 2010. Questo si intitola "La totale indifferenza" e sarà in libreria per l'estate. Ricevo molte proposte da editori anche importanti, ma sto considerando l'ipotesi di continuare con il self publishing. Le due condizioni non le modificherò: sui miei libri voglio il totale controllo e mi sembra giusto pubblicarli in lettura gratuita sul web per chi non può permetterseli. Non credo troverò un editore disposto ad accettare queste condizioni. E allora viva il self publishing.

7. L'articolo di Langone è centrato sulla cecità di "culturame e redazioname". Espressione felicissima. Con il pezzo del Foglio sono tre i quotidiani che si sono occupati di VLM, nessun settimanale, una testata radiofonica, la tv non ha dedicato al libro neanche un minuto. Nonostante questo, nonostante culturame e redazioname abbiano fatto muro, io ho avuto voi che mi avete letto. In tanti comprando il libro ordinandone anche trenta copie a botta a adinolfivogliolamamma@gmail.com o prendendolo su Amazon o partecipando a una presentazione o intignando con il libraio, in tantissimi leggendone i capitoli gratis qui sul web. Siete stati quasi mezzo milione. Una moltitudine intensamente umana, che culturame e redazioname non sanno neanche vedere. Sono ciechi, veramente.

8. In molti hanno scritto di Voglio la mamma, moltissimo ne ho scritto io. Nessuno però ne ha centrato l'essenza come Camillo Langone: "Voglio la mamma è un libro contro l’abortismo, l’omosessualismo, lo schiavismo dei ventri in affitto, pertanto favorevole alla vita, mentre in Italia, chissà perché, basta prendere una laurea, leggere due libri e correggere tre bozze per diventare automaticamente favorevoli alla morte". Bellissimo. Grazie. Per leggere l'articolo del Foglio il link è questo http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/119827/rubriche/crisi-editoria-adinolfi.htm



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Il Foglio e Camillo Langone su VLM

7 agosto 2014

Oggi il Foglio si occupa di Voglio la mamma con la penna pregevole di Camillo Langone. Da leggere. Buongiorno http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/119827/rubriche/crisi-editoria-adinolfi.htm



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Questi gay che non sopportano la verità

6 agosto 2014

ALL'IRACONDO COMPAGNO DEL SENATORE LO GIUDICE
di Mario Adinolfi 

Voglio la mamma è stato accompagnato fin dal vagito delle prime pagine pubblicate qui sul web da valanghe quotidiane di insulti, a cui ovviamente sono stato accomunato io più come persona che come autore. Non mi sono mai attardato a rispondere, ma forse oggi è il caso di spiegare qualcosa al giovane compagno del cinquantaquattrenne senatore del Pd, Sergio Lo Giudice, che in un post si è lasciato andare ad una sequela di insulti attorno a me e al mio "libro vomitevole" (ipse dixit). A provocare tutto ciò, secondo il tipo, un inciso di una riga e mezzo nel mio post pubblicato sulla pagina Fb di VLM riguardo alla triste vicenda del bimbo down Gammy rifiutato dai genitori australiani che avevano usato in Thailandia un utero in affitto. Nell'inciso ricordavo che tale pratica è stata utilizzata in Italia dal sen. Lo Giudice e dal suo compagno, a suon di decine di migliaia di dollari e stigmatizzavo la compravendita.

Dopo aver letto VLM un amico parlamentare del Pd che mi giudica da sempre troppo scapestrato per poter stare in una organizzazione politica, mi ha detto: "Ti potevano perdonare tutto, ma non ti perdoneranno mai di aver scritto la verità". Si riferiva ai compagni di partito. Evvabbè, pazienza, farò parte per me stesso e morrò pecora nera. La tessera del Pd non l'ho ripresa, ma resto convinto che a sinistra di questa roba si debba discutere. Su Sergio Lo Giudice e sul suo compagno ho scritto solo la verità, in quell'inciso di una riga e mezza: hanno speso una montagna di soldi, si sono comprati un bimbo, l'hanno deliberatamente strappato a chi l'ha partorito e privato della madre. Io ho scritto Voglio la mamma, dunque è abbastanza noto che io sia contrario a tale disumana pratica. Si affastellano vicende che danno i brividi (Gammy, gli embrioni del Pertini ormai nascituri, il bimbo acquistato e rifiutato dalla conduttrice tv Sherri Shepherd) e dovrebbero crescere almeno i dubbi. Io, che il Pd l'ho fondato e di cui sono stato parlamentare mentre Lo Giudice lo contestava, continuo a scrivere e a pensare che in particolare una persona di sinistra debba provare orrore per una pratica di compravendita di un essere umano indifeso e di sfruttamento di una donna in stato di bisogno. Voglio almeno discuterne. Invece no. Il ragazzo del senatore, forte dei soldini e dell'immunità del compagno, viene a scrivere che Voglio la mamma è un "libro vomitevole". Che mi "augura il peggio". Poi arrivano i suoi amici a dargli conforto.

Per il suo amico Marco Saladini io sarei "un deficiente psicotico con gravi problemi di fondo a livello psicofisico". Per Vittorio Palumbo sarei "un opinionista di merda" (Severino Antinori più efficacemente qualche settimana fa aveva usato per me l'espressione "sacco di merda", oggi però è nei guai con i Nas). Per Nicola Gandolfi sono "un cesso col parrucchino" e minaccia bestemmie e denunce. Più prudentemente Michela Angelina auspica che "un giorno" io sia "denunciabile". Gianluigi Amadei in un'articolata filippica afferma che io rappresenterei "l'omofobia espressa a livello gastrico" che in una società moderna "non ha diritto di cittadinanza" (scritto in maiuscolo, a sottolineare) e che nel Pd sono stato "un'infestazione virale" ma, tranquilli, "ci sono anticorpi che stanno facendo pulizia". Ma la tirata che al ragazzo del senatore Lo Giudice è piaciuta di più, e l'ha sottolineata con un tenero cuoricino, l'ha scritta tal Myo Sotis per cui io sarei un "quaquaraquà oversize" che dovrebbe "vivere come le anatre obese nelle pozzanghere" anzi manco quello perché non vado bene "per il fois gras, per via del fegato steatosico".

Forse davvero a questa sinistra al fois gras non bisognerebbe rispondere, a questi lottatori contro le discriminazioni che attaccano sull'aspetto fisico toccherebbe regalare indifferenza, a questi campioni della libertà di pensiero che vogliono denunciarci, zittirci, impedirci di parlare e di scrivere dovremmo offrire solo uno schifato silenzio. Continueremo a farlo, come abbiamo fatto per mesi quotidianamente, nonostante la pioggia di insulti dalle prime ore del mattino a notte inoltrata. Solo una cosa ancora voglio dire al ragazzotto che s'è fatto comprare il figlio dal compagno ricco e potente: ragiona prima di scrivere. Perché se mi rimproveri di voler fare pubblicità al libro (sono reo confesso, ho scritto VLM perché volevo fosse letto, forse per questo ho pubblicato subito tutti i capitoli gratis su internet e per chi se li era persi da poco li ho ripubblicati) occhio a non andare oltre, occhio a non superare persino lo sloganismo dei pubblicitari, occhio a non scrivere due righe dopo #lucahaduepapà. Primo perché non è vero. Luca ha un papà solo, sei tu, anche per l'anagrafe ed ha comunque una mamma. Secondo perché chi accusa un altro di farsi pubblicità non trasforma suo figlio in un hashtag. Terzo perché i figli non si pagano. E se non lo sai tu che sei iracondo, se non lo sanno i tuoi amici insultatori, lo sa il senatore Sergio Lo Giudice, che di te si fa scudo ma se è davvero una persona di sinistra sa che affittare l'utero di una donna che se lo vende è una pratica vergognosa, comprarsi il figlio che partorisce è una pratica vergognosa, privarlo per contratto del decisivo contatto con la mamma è una pratica vergognosa e che tutto questo si faccia perché dei soggetti forti hanno potere e denaro e altri soggetti deboli sono costretti a subire è un insulto a due secoli di storia della sinistra, è un insulto all'umanità.

Potete anche avere il giornalista di Repubblica inginocchiato a cui con il ditino alzato fate scrivere che "non bisogna dire utero in affitto" e lui subito si pente e corregge (vedi intervista a Lo Giudice del 25 maggio 2014). Ma noi vi ripeteremo in faccia e senza paura delle vostre minacce e dei vostri insulti che gli uteri non si affittano, le persone non sono cose, i figli non si pagano. 

Senza astio personale, senza odio, volendo comunque bene a voi due e dando un abbraccio al piccolo Luca, a cui auguro davvero tutto il bene possibile, anche se tu a me caro Michele hai augurato il peggio.



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Sul bambino down rifiutato

5 agosto 2014

NOMI E NUMERI ATTORNO A GAMMY
di Mario Adinolfi 

Voglio la mamma, chi ha letto il libro lo sa, è stato scritto con una vera e propria ossessione per i numeri. Sì, per carità, ci sono le mie opinioni dentro ma se quel volume ha una qualità che è stata apprezzata veramente da tutti è che è zeppo di dati e riferimenti puntuali, con fonti certe citate. Anche per questa maniacalità ho voluto aspettare qualche giorno per dire la mia attorno alla vicenda di Gammy, il bambino down ordinato da una coppia australiana in Thailandia e poi rifiutato perché "difettoso", dopo che alla donna che lo aveva in grembo assieme alla sorellina gemella era stato chiesto di abortirlo selettivamente.

Oggi posso rivelarvi il nome, finora tenuto nascosto, dei due genitori australiani capaci di tanta oscenità: si tratta di David e Wendy Farnell, vivono a Bunbury, una piccola città di 57mila abitanti nel Western Australia, la parte occidentale del paese, a 175 chilometri da Perth. Lui è un ultracinquantenne con tre figli già grandi, lei è la seconda moglie cinese ultraquarantenne sposata nel 2004. Dieci anni senza figli, poi la scelta dell'utero in affitto (in Cina è di gran moda nella classe media, diecimila l'anno i bimbi nati così, terrificante la recentissima inchiesta del New York Times su questo boom), la decisione di usare la Thailandia che pubblicizza non solo gravidanze low cost ma anche la possibilità di scegliersi il sesso del nascituro. Sedicimila dollari pagati e vai con il contratto che prevede anche l'obbligo di abortire eventuali figli "malformati".

Il bimbo doveva essere solo uno, ma la natura non rispetta i contratti e alla prima ecografia si scopre che i figli sono due. La gestante, la ventunenne signorina Pattharamon proveniente da un poverissimo villaggio thailandese, viene informata della richiesta della coppia di genitori biologici di abortire uno dei due gemelli che la diagnosi prenatale rivela affetto da sindrome di Down e malformazioni cardiache. La donna rifiuta (c'è chi arriva a dire che rifiutando viene meno a una clausola contrattuale e il contratto è da ritenersi nullo), collocandosi così in una ristretta cerchia di donne coraggiose. Nel mondo il 97% dei bambini cui la diagnosi prenatale indichi la sindrome di Down viene abortito. Ma la donna thailandese, anche per via di convinzioni religiose profonde, non sente ragioni. La gravidanza si fa stressante e il parto avviene con due mesi d'anticipo sulla data prestabilita.

Un amico di famiglia di David e Wendy Farnell parlando al Bunbury Mail ha dichiarato che alla coppia è stato detto che Gammy avrebbe avuto solo un giorno di vita e che per questo lo hanno abbandonato. In realtà i due hanno dovuto aspettare un mese che anche la bambina, perfettamente sana ma nata prematura, potesse lasciare l'incubatrice. Dunque sapevano bene che Gammy aveva superato il fatidico singolo giorno di vita. Fatto sta che la coppia se ne torna a Bunbury solo con la sorellina. Ora i due vogliono far credere che la signorina Pattharamon stia strumentalizzando il caso di Gammy a fini economici. In effetti sono arrivati duecentoventimila dollari di donazioni in pochi giorni per curare il piccolo, affetto anche da una grave infezione polmonare. La disputa è tutto sommato poco interessante, i fatti sono evidenti: la bimba sana è con David e Wendy Farnell a Bunbury, Western Australia. Gammy è malconcio e malato con la sua madre non biologica, con la povera donna di cui era stato affittato l'utero e che gli ha salvato la vita.

I numeri dicono che tutti fanno a gara di commozione per il down Gammy, ma il 97% dei Gammy vengono abortiti. I numeri dicono anche che nel mondo ogni anno nascono con la pratica dell'utero in affitto circa ventimila bambini: gli acquirenti sono coppie eterosessuali con problemi e sempre di più coppie omosessuali. Diecimila nascono in Cina, duemila in India in vere e proprie "fabbriche dei bambini" che caratterizzano ormai l'economia di intere città, millecinquecento negli Stati Uniti (il 54enne senatore Pd Sergio Lo Giudice ha speso lì i suoi 150mila dollari per dotare il compagno trentenne di un bimbo nuovo di zecca), un migliaio in Thailandia e altrettanti in Ucraina, il resto in tanti paesi poveri dove neanche vengono censiti. Nel mondo nascono circa 75 milioni di bambini l'anno, dunque l'utero in affitto è ancora una pratica da zerovirgolazeroqualcosa, una pratica marginale. Sarà il caso di metterla politicamente, culturalmente, moralmente al bando prima che i numeri crescano esponenzialmente? Leggo che persino sull'Osservatore Romano si fa una piccola confusione, si dice che tutto questo nasca dal concetto di "diritto al figlio". No, il problema è più profondo: tutto questo nasce dalla riduzione della persona a cosa. E' dalla riduzione della persona a cosa che nascono tutti i drammi dell'epoca contemporanea: aborto, eutanasia, utero in affitto, pedofilia, turismo sessuale, fecondazione eterologa, neoeugenetica. E come si evidenzia questo passaggio della riduzione della persona a cosa? Dalla presenza del denaro. Io per generare le mie due splendide figlie ho fatto l'amore, in un impeto naturale. I figli nascono così. I figli non si pagano. Se nella procedura di genesi di una vita umana si inserisce un passaggio di denaro (gli ipocriti riescono anche a chiamarlo in Italia "rimborso spese") allora un figlio diventa semplicemente una cosa, un prodotto da acquistare. Ovviamente, se il prodotto è difettoso viene rifiutato, rispedito al mittente. Questo e non altro hanno fatto David e Wendy Farnell da Bunbury, Western Australia. Cent'anni in due, senza aver capito che le persone non sono cose e i figli non si pagano.



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Il 2 agosto degli assassini in libertà

1 agosto 2014

La notizia delle ultime ore è che la fantomatica "pista palestinese sulla strage di Bologna" si è dimostrata per quel che è: una bufala, costruita ad arte per far digerire l'indigeribile. E non far ricordare alla gente quel che è stato accertato da ben cinque processi e una miriade di giudici: gli assassini di Bologna sono Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. E gli assassini sono in libertà.


Questo povero paese senza giustizia, dove uccidere nella maniera più vigliacca con una bomba alla stazione anche donne e bambini è reato punito con una quindicina d'anni effettivi di carcere, perché basta un'intervista al Corriere della Sera ("Loro al governo, noi all'ergastolo", dopo che nel 1994 Gianfranco Fini portò il Msi al governo) per uscire di galera, oggi si deve ricordare anche di essere un paese senza giornalisti. Ancora il Corriere della Sera, vent'anni dopo a insistere. Infatti oggi Giovanni Bianconi, l'iniziatore della santificazione di Mambro e Fioravanti con il libro "A mano armata", chiude così il suo pezzo: "Un altro pezzo di inchiesta è chiuso. L'esigenza e la ricerca della verità, ancora no". 


I magistrati per la verità ripetono che la pista palestinese non esiste, che tutte le altre piste messe in campo in questi 34 anni sono inconsistenti e non c'è nessuna ipotesi alternativa alla responsabilità penale accertata degli attentatori Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, insieme a un altro esponente dei Nar, l'allora minorenne Luigi Ciavardini, anch'egli glorificato da apposito libro innocentista scritto da Gianluca Semprini. Ma Ciavardini ha una mobilitazione mediatico-politica meno efficace, per cui è ancora in semilibertà, mentre Mambro e Fioravanti sono completamente liberi.


Badate bene, la libertà è arrivata a Mambro e Fioravanti senza contropartita: non si sono pentiti, non si sono dissociati, non hanno mai fatto un nome, non hanno mai detto la verità. Hanno ammesso una serie infinita di omicidi, ferimenti, delitti di vario genere di cui sono stati responsabili. Hanno negato la responsabilità sulla strage di Bologna e l'hanno fatta franca, incredibilmente, nonostante le condanne passate in giudicato per il più tremendo crimine della storia italiana. Restando muti come pesci hanno avuto la libertà, si sono sposati, hanno avuto la gioia di avere una figlia, hanno avuto entrambi un lavoro ovviamente da un partito politico, da lì hanno continuato a tessere le loro relazioni (sono stati più volte intercettati al telefono con Gennaro Mockbel, sì quello dei 70 milioni di euro spariti, sì quello il cui braccio destro Enzo Fanella è stato appena ammazzato a pistolettate da un commando di "neri", all'interno del quale c'era un ex esponente di Casa Pound, sì quello che ha detto di aver speso due milioni di euro per corrompere magistrati per ottenere la liberazione di Mambro e Fioravanti).


In questo povero paese senza giustizia, gli assassini sono in libertà e scrivono su di loro libri agiografici.


E allora leggete bene chi sono veramente Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, condannati con sentenza passata in giudicato per la strage alla stazione di Bologna come esecutori materiali, 85 morti e 200 feriti. Liberi, nonostante abbiano compiuto quello e questi altri terribili crimini. Leggeteli, soffermatevi. Che almeno con la nostra lettura e memorizzazione di fatti ai più sconosciuti, si possano onorare le vittime di quei mostri sanguinari, visto che non viene resa loro giustizia da uno Stato infame.

28 febbraio 1978. Giusva Fioravanti ed altri notano due ragazzi seduti su una panchina che dall'aspetto (capelli lunghi e giornali) identificano come appartenenti alla sinistra. Fioravanti scende dall'auto, si dirige verso il gruppetto e fa fuoco: Roberto Scialabba, 24 anni, cade a terra ferito e Fioravanti gli monta a cavalcioni sulle spalle, lo schiaccia a terra, gli punta la pistola alla nuca e lo uccide con un colpo a bruciapelo. Poi, si gira verso una ragazza che sta fuggendo urlando e le spara senza colpirla. 

9 gennaio 1979. Fioravanti ed altre tre persone assaltano la sede romana di Radio città futura dove è in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. I terroristi fanno stendere le donne presenti sul pavimento e danno fuoco ai locali. L'incendio divampa e le impiegate tentano di fuggire. Sono raggiunte da colpi di mitra e pistola. Quattro rimangono ferite, di cui due gravemente. 

16 giugno 1979. Fioravanti guida l'assalto alla sezione comunista dell'Esquilino, a Roma. All'interno si stanno svolgendo due assemblee congiunte. Sono presenti più di 50 persone. La squadra terrorista lancia due bombe a mano, poi scarica alla cieca un caricatore di revolver. Si contano 25 feriti. Dario Pedretti, componente del commando, verrà redarguito da Fioravanti perché, nonostante il ricco armamentario "non c'era scappato il morto". Che Fioravanti fosse colui che ha guidato il commando è accertato dalle testimonianze dei feriti e degli altri partecipanti all'azione, e da una sentenza passata in giudicato. Ciononostante, Fioravanti ha sempre negato questo suo pesante precedente stragista. 

17 dicembre 1979. Fioravanti assieme ad altri vuole uccidere l'avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi Concutelli, leader carismatico dell'eversione neofascista. Fioravanti non ha mai visto la vittima designata, ne conosce solo una sommaria descrizione. L'agguato viene teso sotto lo studio dell'avvocato, ma a perdere la vita è un inconsapevole geometra di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e colpevole di essersi voltato al grido "avvocato!" lanciato da Fioravanti. 

6 febbraio 1980. Fioravanti uccide il poliziotto Maurizio Arnesano che ha solo 19 anni. Scopo dell'omicidio, impadronirsi del suo mitra M.12. Al sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981, Cristiano Fioravanti - fratello di Valerio - dichiarerà: "La mattina dell'omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli avrebbe dato un mitra; io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi rispose: "gratuitamente"; fece un sorriso ed io capii". 

23 giugno 1980. Su ordine di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Gilberto Cavallini uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando "alla visione di una verità d'assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi". L'omicidio di Mario Amato avviene 40 giorni prima della strage di Bologna. Mambro e Fioravanti la sera dell'omicidio festeggiano ad ostriche e champagne. 

9 settembre 1980. Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna. 

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l'imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un'auto, "Spara, spara!". 

30 settembre 1981. Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un "infame delatore". Del commando omicida fa parte Mambro. 

21 ottobre 1981. Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all'agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L'efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: "La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell'encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello". Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell'eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell'agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni. 

5 marzo 1982. Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. Mambro sostiene che Caravillani sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo. Viene condannata come esecutrice dell'assassinio. Un cortometraggio che illustra un'altra versione di questo omicidio, con la Mambro che scambia il manico di un ombrello del ragazzo come l'impugnatura della pistola e gli spara a bruciapelo in testa dopo averlo ferito, è stato girato dal cugino di Alessandro Caravillani nel 2012. Francesca Mambro ne ha chiesto ai giudici il sequestro e il divieto di diffusione sul territorio nazionale.

Questi sono Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, assassini. Liberi e protetti. In qualsiasi altro paese al mondo sarebbero in carcere o almeno avrebbero dovuto dire tutto quello che sanno, per ottenere qualche sconto di pena. Invece sono stati capaci persino di insultare recentemente il presidente dell'associazione delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, che io da solo mi alzai a difendere con un intervento in Parlamento nell'agosto 2012. Che l'Italia più accorta almeno sappia chi sono Mambro e Fioravanti, cosa hanno fatto, quanti segreti conservano. E quanto, evidentemente, questi segreti valgono.




permalink | inviato da marioadinolfi il 1/8/2014 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

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