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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Aiutare Mentana a non sentirsi stocazzo

9 maggio 2013

Chicco Mentana scappa da twitter stufo di insulti e troll. Scatta l'applauso dei media tradizionali che odiano la rete, dell'élite alla Giuliano Amato che irride "la democrazia dei 140 caratteri" e si lamenta per essere stato maltrattato per via dei 31mila euro al mese di pensione pubblica, dei guru alla Aldo Grasso che hanno sempre considerato il web un luogo per segaioli che disturbavano i custodi del sapere e della cultura (ben protetti dal patto di sindacato Rcs, ma, oibò, scricchiola pure quello ormai).

Insomma, il lamento di Mentana è il lamento di un ragazzo che faceva il vicesegretario del movimento giovanile del partito di Craxi, da Craxi è stato piazzato a fare il vicedirettore del Tg2 a ventisei anni, da Berlusconi poi portato a dirigere il Tg5 e da lì notorietà e soldi e apprezzamenti perché, va detto, il ragazzo è capace e molto davanti alla telecamera. Però il suo cursus honorum è fatto di relazioni, oltre che di capacità: con le stesse capacità e senza le stesse relazioni, Mentana non sarebbe stato Mentana.

Quel tipo di relazioni lì le conosco bene: sono melliflue, felpate, è vietato usarsi scortesie almeno in faccia, alle spalle poi ci si dice di tutto. L'ultracinquantenne Mentana è abituato alle conseguenze che quelle relazioni tradizionali consegnano a chi ha successo: l'omaggio del cosiddetto "uomo della strada". Ai volti noti accade molto raramente di essere insolentiti in pubblico. Si viene più abitualmente riconosciuti, salutati, adulati. Per strada l'uomo della strada si piega davanti al volto noto e il volto noto trae piacere dall'oggettivo squilibrio di condizione. Si sente fortunato, appagato, qualche volta orgoglioso di essere riuscito a venir fuori dalla massa informe degli uomini della strada.

Sul web la condizione è diversa. La persona di successo, il volto noto, si becca l'ondata di invidia che lo squilibrio di condizione inevitabilmente crea. E poiché ogni volto noto non è mai privo di elementi di contraddizione, questi vengono sezionati e analizzati con ferocia. Il mix di troll e anonimi che insultano chiunque abbia un minimo di notorietà è un dato di fatto ineliminalbile del web.

Tutti i cosiddetti vip si mettono così a moderare i commenti alle loro pagine, cancellano quelli sgraditi, provano a bannare i petulanti. Errore grave. Come può uno scoglio arginare il mare?

Consiglio il mio metodo: libertà assoluta di commentare, mai censurare e mai farsi intimidire. Si dice quel che si ha da dire e si lascia che gli altri si approfittino di noi. Insomma, sul web resiste solo chi ha il fisico. Che deve essere ben temprato, perché ad aver fatto il giro da Craxi a Berlusconi, da Della Valle a Cairo, si rischia di arrivare mollicci alla meta e a farsi spaventare da quattro insulti. Che sono la prova, ricordiamolo sempre, della enorme libertà della rete.

Ognuno della propria libertà fa quel che sa, più spesso quel che può. E allora è naturalmente più facile che si scriva l'insulto piuttosto che "bravo, che bella cosa intelligente che hai scritto". E' nella natura delle cose. Ma rinunciare al rapporto con la straordinaria e anarchica libertà della rete, pensando come scrive Gramellini che è inutile e praticamente squalificante trasformarsi in "millepiedi" per dialogare con tutto il brulicante mondo del web, è un gravissimo errore. Impedisce di comprendere bene quel che sta accadendo e probabilmente quel che accadrà.

Caro Mentana, torna a immergerti in Twitter senza pretese di immunità: beccati i tuoi insulti e si ti va rispondi. Se hai qualcosa da dire, quel qualcosa resterà e più insulti si ricevono più è chiaro che la comunicazione è stata efficace. Sul web, funziona così. Può non essere gradevole ma aiuta anche a non sentirsi stocazzo (questa chiusa a Gramellini, Grasso, al patto di sindacato Rcs, Della Valle e forse anche a Mentana non piacerebbe, è maleducata, ma il web è maleducato e a me piace così: libero, senza censure e spesso screanzato).



permalink | inviato da marioadinolfi il 9/5/2013 alle 15:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

Grazie ragazzi per lo scudetto e non solo

5 maggio 2013

IO SONO JUVENTINO di Mario Adinolfi

Io sono juventino perché sono nato a Testaccio. Testaccio è il quartiere in cui il romanismo è come l'islam radicale, gli juventini sono infedeli contro cui scatenare la Jihad, dal gol-di-Turone si pronunciano fatwe che manco i Versetti satanici. Io sono juventino perché quando la Roma vinse lo scudetto dell'83 a piazza Santa Maria Liberatrice bruciarono una zebra. Io sono juventino perché Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi. E Platini. E Trapattoni. E Lippi. Io sono juventino perché Buffon, Camoranesi, Cannavaro, Grosso, Zambrotta, Del Piero, Iaquinta. E Thuram e Trezeguet. Io sono juventino perché in quel 2006 in cui Moratti si vendicò come si vendicano i miliardari, schiantando con i soldi e le leve del potere un ex capostazione di Civitavecchia coriaceo e tosto che vinceva sempre e lo umiliava senza usare i miliardi che non aveva, noi avevamo la squadra più forte di sempre e Fabio Capello e tutta la finale della Coppa del Mondo. Io sono juventino perché Juventus non è un nome di città e il calcio è universale come la Chiesa, bello come il latino, forte come la gioventù. Non un pretesto per sfogare frustrazioni cretine in nome di un campanile. Io sono juventino perché la notte dell'Heysel potevo facilmente essere sotto le bestie di Liverpool e quando hanno provato a far pace io ero con gli ultras con le spalle voltate al campo. Io sono juventino perché non c'è mai stato niente di meglio dei colori semplici, dei colori non colori, del bianco e del nero, che uniscono l'operaio calabrese fuggito al Nord e il suo padrone di sempre. Io sono juventino perché quando è stata alzata da Vialli e Conte la Coppa con le orecchie sotto la Curva Sud, quella Curva Sud era bianconera. Io sono juventino perché non me ne è mai fregato niente di essere antipatico. Io sono juventino perché Andrea Fortunato aveva la mia età. Io sono juventino perché voi fate i cori su Pessotto e li farete ancora, lo so, perché questo siete. Il poco davanti al molto. La parte davanti al tutto. L'insulto davanti alla storia. Io sono juventino perché la Juve mi ha fatto felice, da bambino e oggi. Anche quando piangevo per un gol dell'Arsenal all'ultimo minuto, anche quando schiumavo per l'ingiustissima serie B. Lacrime e rabbia che sono amore. Io sono juventino e la Juventus è il mio amore che non appassisce mai. Io sono juventino e dico grazie ad Antonio Conte e ai ragazzi che ci hanno regalato queste imprese. Fatto 30, hanno fatto 31. Io sono juventino e so che se l'Italia fosse la Juve, sarebbe un'Italia capace di vincere. Invece.



permalink | inviato da marioadinolfi il 5/5/2013 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

Non morirete democristiani, ma giovani dc

30 aprile 2013

Il governo Letta-Alfano è il governo del MGDC, il Movimento Giovanile della DC, che conosco bene essendone stato un iscritto a partire dal 4 marzo 1985 e un dirigente dalla fine degli Anni Ottanta alla sua trasformazione nel movimento dei Giovani Popolari (1993).

Insomma, tranquilli, non morirete democristiani. Ma giovani democristiani.

Enrico Letta era il leader dei giovani Dc europei, Alfano guidava quelli di Agrigento, Dario Franceschini dirigeva la rivista del movimento ("Nuova Politica") e aveva la barba oggi come allora. Nel mezzo, un ventennio da glabro. Renzo Lusetti era il "delegato" nazionale, Lapo Pistelli che farà il viceministro agli Esteri era l'enfant prodige insieme a Roberto Di Giovan Paolo che è stato senatore come quel Mario Adinolfi che è stato deputato. C'erano Francesco Saverio Garofani (deputato), Francesco Sanna (deputato).

Poi venne la nidiata della generazione successiva, guidata dallo stesso Sanna nella trasformazione da MGDC a Giovani Popolari, di cui poi sono stato presidente nazionale facendo crescere una serie di persone oggi tutte parlamentari Pd: Francesco Russo, Marco Meloni, Alessia Mosca, Stefano Graziano (mio successore come presidente nazionale Gp e come me lasciato a casa in questa legislatura dopo un giro da deputato).

Segretario nazionale dei GP fiorentini sapete chi era? Già. Matteo Renzi.

Tra i 46 anni di Letta, i 43 di Alfano e i 38 di Renzi (dunque in una sola generazione) c'è tutto il futuro della politica italiana. Il MGDC-GP, l'ultima grande scuola di formazione politica è ora alla guida del paese. Se non fosse per l'assurdità della condizioni che si trova a dover governare, sarei certo che farebbe un gran bene. 

Non morirete democristiani. Ma sarebbe per voi una gran fortuna, datemi retta, essere governati a lungo da questi giovani democristiani. Tutti cavalli di razza, figli di una formazione politica di cui si è perso lo stampino.

Il problema è che ho paura che a comandare davvero siano altri. Ma questa è un'altra storia. 



permalink | inviato da marioadinolfi il 30/4/2013 alle 17:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

Lettera aperta a Matteo Renzi

10 aprile 2013

MATTEO, E' ORA DI ANDARE
di Mario Adinolfi

La vicenda della mancata elezione di Matteo Renzi a rappresentante regionale toscano per l'elezione del Capo dello Stato è grave per una infinita serie di motivi, ma è anche perfettamente naturale: scritta nelle cose. Il Pd se deve scegliere tra Matteo Renzi, 38enne punta di diamante del rinnovamento e di un futuro di possibili vittorie, e Alberto Monaci, deputato della decima legislatura che va per i 73 anni e ha attraversato tutte le tristi vicende del Mps, vota e sceglie Monaci. E' l'ennesima incredibile prova di come il corpaccione del Pd non abbia minimamente capito quanto l'Italia sia stravolta. Ma l'errore è sorprendersi.

Ho cominciato a capire che la grande avventura renziana sarebbe stata stritolata da questo Pd il 6 ottobre 2012. Data decisiva, che in pochi ricordano. Il 6 ottobre venne convocata l'Assemblea nazionale in cui si votarono le regole delle primarie. E' l'Assemblea del "mi fido di Bersani". La sera prima Matteo spiega a me e ad altri che avremmo alla fine accettato il regolamento proposto, magari si fingeva un po' d'ammuina, ma alla fine si accettava. Io preferii allora non presentarmi in Assemblea. Sapevo che ci avrebbero fatto bere un papocchio che preparava la sconfitta e che noi avevamo una sola arma per evitarlo: mettere sul tavolo la pistola carica della rottura definitiva. Se il 6 ottobre avessimo detto "o ci date primarie aperte, con le regole di sempre, o noi ce ne andiamo" avremmo cambiato la storia d'Italia: avremmo o ottenuto le primarie con le regole normali (quelle di Prodi e di Marino per capirci) e Matteo le avrebbe vinte a mani basse, oppure Renzi si sarebbe candidato premier direttamente chiedendo il consenso del paese e avrebbe vinto le elezioni, salvato l'Italia dallo stallo dei perditempo, evitato l'aggressione della speculazione internazionale che tra poco si abbatterà sul paese. Renzi avrebbe ridotto in cenere Berlusconi e pure Bersani, ridimensionando Grillo. Invece, il 6 ottobre Renzi in nome dell'unità del Pd chiese ai suoi di accettare regole burocratiche folli che favorivano solo Bersani con il suo tortello magico e la storia è andata come sapete.

L'azione di logoramento del Pd su Renzi prosegue e rischia di risucchiare il miglior campione dell'ultimo possibile rinnovamento della politica dentro un gorgo da cui uscirà troppo tardi: Bersani e Berlusconi si metteranno d'accordo contro di lui, il congresso del Pd verrà convocato contro di lui, le auspicate primarie per la premiership saranno rinviate almeno di un anno. All'appuntamento Matteo arriverà già decotto, gli toccherà al massimo un altro mandato da sindaco di Firenze e poi si dovrà acconciare a diventare uno dei tanti che avevano in mano il biglietto della lotteria e l'hanno perso.

Caro Matteo, è ora di andare, di sparigliare per davvero. Questo Pd, più che mai il Pd con i gruppi parlamentari bersanizzati dalle primarie farlocche di Natale (quelle in cui si è chiesto a Franco Dalia di votare Stefano Fassina e ce le hanno raccontate come prova del consenso dei giovani turchi), non sarà mai il partito che potrai guidare alle elezioni. La tua coalizione è composta dei ventinove milioni di italiani nati dopo il 1970 che sono stati mandati al disastro da classi dirigenti inamovibili e marce, che credono solo alle tre P: Permanenza, Potere, Privilegio. Per spazzarle via l'operazione di partito non funziona: l'hai tentata, ma non funziona. Ti preferiranno sempre un Alberto Monaci, perché Alberto Monaci è uno di loro, tu non lo sarai mai.



permalink | inviato da marioadinolfi il 10/4/2013 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

4 marzo 1985-4 marzo 2013

4 marzo 2013

Il 4 marzo 1985 entravo per la prima volta in una sezione, decidevo di dedicare il mio tempo appassionato alla politica. Oggi, 4 marzo 2013, da parlamentare della Repubblica ancora in carica ma ormai travolto dallo tsunami e dunque uscente, posso considerare quel tempo concluso. Ventotto anni in cui è accaduto di tutto. Sono una storia, nella Storia. Voglio raccontarla, serve per stilare un bilancio. Non sarà un post breve.

Lo tsunami è il MoVimento 5 Stelle, è Beppe Grillo, è la grande novità di cesura tra un'epoca e un'altra. Ne ho vissute altre di condizioni parimenti drammatiche. Quando neanche quattordicenne mi donai con tanta innocenza a un partito, quel partito mi mandò a studiare: per più di due anni ho frequentato corsi di formazione densi, bellissimi, che a un adolescente di oggi apparirebbero surreali. Tra i docenti, c'era sempre Roberto Ruffilli. Lo fecero inginocchiare nella sua casa di Forlì (città che, coincidenza, è diventata decisiva nella mia vita e dove è nata la mia ultima figlia) e gli spararono alla nuca. Era la stagione del terrorismo, la sua coda. Fu battuto.

Poi ci fu il triennio dei referendum e di Tangentopoli, delle monetine contro Craxi e del suo esilio, di un sistema totalmente travolto: se non era uno tsunami quello! Crollò tutto in meno di trenta mesi, ne approfittarono due soggetti paradossalmente legati a doppio filo con chi più tragicamente pareva travolto: il craxiano Silvio Berlusconi, i comunisti Occhetto. Io pensai di impegnarmi nella terra di mezzo. Martinazzoli mi chiamò come più giovane padre costituente del Ppi e divenni poi il presidente nazionale del suo movimento giovanile.

Voglio dirlo subito, dalla politica ho avuto tanto, ma alla politica ho dato tutto. Fin da quella prima campagna elettorale studentesca a Roma nel 1988, in cui portai gli studenti cattolici incredibile a surclassare comunisti e fascisti, di gran lunga più di moda di una lista denominata "Presenza cristiana". Curiosità: furono elezioni molto particolari, io studentello figlio di uno statale e di una casalinga proveniente da una piccola scuola con cento studenti, contrapposto ai colossali leader delle scuole bene della sinistra, Virgilio e Visconti. I loro candidati? Miguel Gotor, Giulio Napolitano, figlio del futuro re Giorgio, già allora principe di notevole rilevanza. I leader della Fgci? A Roma Andrea Scrosati e Luca Telese, a livello nazionale Gianni Cuperlo e Luca Zingaretti. Li battemmo, presi più preferenze di Gotor e Napolitano, era come se la Sanbenedettese avesse battuto la Juventus. Devo aver maturato in quel contesto la percezione che a sinistra prevalesse un atteggiamento ipocrita: a chiacchiere progressisti e con gli ultimi, in realtà conservatori e bene attenti a tutelare un'antimeritocrazia che garantisse sempre i già tutelati di una élite definita di amici degli amici.

Dalla politica, dicevo, ho avuto tanto dopo quella elezione vinta. Rapidamente: dirigente nazionale del Mgdc, costituente del Ppi, presidente nazionale dei Giovani popolari, consigliere nazionale del Ppi e membro dell'esecutivo nazionale, candidato sindaco per Democrazia Diretta, candidato alla segreteria nazionale del Pd, poi membro della commissione statuto e della direzione nazionale, infine deputato della Repubblica. Una corsa lunga ventotto anni, senza mai andare a caccia di una poltrona (l'unica retribuita è stata quella da parlamentare), ma facendo lo spacciatore di idee.

Se ho una qualità è quella, in realtà, dell'analista. Vedo prima quello che succederà, studiando con passione e profondità i dati della realtà. Non mi interessa quasi mai quel che accade, voglio capire quel che accadrà. L'ho fatto tutta la vita. Da ragazzino (1989) teorizzavo l'implosione della Dc sotto il dramma della questione morale (l'Unità mi usava in titoli durissimi, perché da dirigente del giovanile democristiano avevo l'abitudine di impallinare i comportamenti non cristallini di assessori a dir poco compromessi) e un paio d'anni dopo scoppiava Tangentopoli; votavo contro lo scioglimento del Ppi (2000) nella Margherita perché ero certo che avrebbe significato la fine del cattolicesimo politico e mi pare che così è andata; mi candidavo (2001) a sindaco di Roma con un gruppo di trecento giovanissimi sotto le insegne della chiocciola di Internet del movimento Democrazia Diretta, teorizzando "una testa un voto" e il ritorno all'agorà (elettronica, dati i tempi) e sappiamo che un comico ha avuto un certo successo con questi temi; mi impegnavo con gli amici di Generazione U nella folle corsa delle prime primarie del Pd (2007) per chiedere una cesura totale con il passato, lo sganciamento della sinistra dalla piattaforma sociale conservatrice della Cgil e il radicale rinnovamento della classe dirigente che andava rottamata e pare che quella parola d'ordine sia andata poi piuttosto di moda; imploravo il segretario del Pd di ammettere Beppe Grillo alle primarie (2009) perché avendo frequentato i meetup fin dal primo VDay e avendo scritto su Europa decine di articoli di analisi, avevo visto l'onda che si stava alzando e credevo nel metodo di Aldo Moro e del suo "tempi nuovi si annunciano".

Ho fatto, insomma, lo spacciatore di idee. Non sono di quelli che rivendicano un "l'avevo detto". No, io l'avevo fatto. Un po' troppo in anticipo. Si può immaginare che internet avrebbe spazzato via la politica tradizionale, spiegare la fine del ruolo del mediatore in ogni campo e dunque anche quello del politico professionista, l'avvento del (bi)sogno della democrazia diretta. Ma se lo fai nel 2001, quando in pochi in Italia sanno cos'è il web e non ci sono neanche i blog, ti puoi togliere giusto lo sfizio della profezia se ti candidi alle elezioni con quella piattaforma. Dodici anni dopo quelle sono le idee del primo partito italiano.

Mi dispiace? Forse, un po'. Ma le idee vivono e questo è più che consolante. Le analisi erano corrette e questo spiega anche perché sono stato l'unico a scrivere che Grillo sarebbe stato il primo partito alle elezioni, che Bersani sarebbe arrivato alla maggioranza alla Camera solo grazie ai voti di coalizione, che il Senato sarebbe stato ingovernabile. Oggi hanno recuperato un mio tweet alla collega Myrta Merlino in cui scrivevo, il 4 dicembre 2012, che il Pd di Bersani avrebbe preso il 25%. Erano i giorni in cui i sondaggi più malevoli lo davano al 36%. E al collega Andrea Scanzi che mi chiedeva "davvero pensi che Grillo possa essere il primo partito?", ho risposto assegnandogli una percentuale: il 25,4%. Ho sbagliato di un decimo di punto.

Ho la palla di vetro? No. Mi butto a indovinare? Nemmeno. Amo la politica, la so leggere. E' stato sempre il mio lavoro, perché di politica politicante non ho vissuto mai. Ne ho scritto, da giornalista iscritto all'albo fin dal 1991 perché ai corsi di formazione di partito ci spiegavano sempre: primo, laurearsi; poi, cercarsi un lavoro. La politica viene dopo. Così il dirigente di partito ho potuto farlo sempre gratis, mentre quelli di sinistra diventavano fin da giovanissimi funzionari di partito stipendiati. Una differenza decisiva. Difficile avere libertà di pensiero quando il tuo mutuo è pagato dall'obbedienza ai pensieri dei capi. Quando poi questi capi producono duemila miliardi di debito pubblico, la spesa pubblica peggio ripartita d'Europa, disoccupazione giovanile oltre il 35%, salari bassi, precariato, pressione fiscale insostenibile, allora si può obbedire e incensare solo a pagamento. Sport molto diffuso, basta sbirciare tra i miei critici.

Bisogna fare politica sempre con la massima libertà e privi di bisogni materiali. Altrimenti si fa come le centinaia di colleghi che ho incontrato in Parlamento, per cui la chiave decisiva era solo la rielezione e l'obiettivo solo lo stipendio da privilegiato: è chiaro che con questi scopi smetti di pensare e se vuoi avere un'opinione, la chiedi al capo. Il drammatico impoverimento della qualità delle classi dirigenti nasce da qui, da un cortocircuito tra politicanti ignoranti/incompetenti e una libera stampa "embedded" in cui il giornalista fa carriera dimostrandosi affabile verso la pochezza del politicante e indulgente verso le sue colossali lacune. Le fortune di alcuni cronisti, che puntano alla permanenza come e più dei politici, così. Ovviamente la qualità di una democrazia così disegnata non può che essere scadente.

C'è il lavoro di parlamentare che io ho provato a fare nei pochi mesi che mi sono stati assegnati, con precisione e dedizione. Sono orgoglioso dei miei discorsi in aula sulla Siria, sulla strage di Bologna, sulla legge comunitaria europea, sull'inutilità dell'acquisto degli F35. Sono molto orgoglioso di aver sbloccato con caparbietà e una interpellanza parlamentare la vicenda della regolamentazione delle srl a 1 euro per gli under 35, grazie alla segnalazione che mi è arrivata tramite social network da un ragazzo interessato: oggi sono centinaia di migliaia di i giovani imprenditori che lavorano grazie a questa nuova formula. Ho presentato poi una legge di riforma costituzionale per l'inserimento del diritto di accesso a internet nella Carta. Non è stato approvato, ma è una novità assoluta che è agli atti del Parlamento. Spero sia ripreso e ripresentato dai grillini. Mi è piaciuto poi occuparmi da relatore o "emendatore" di una miriade di leggi ingiustamente considerate minori, da quella sui gas serra a quella sui condomini. E' bello quando un tuo emendamento viene approvato e vedi che hai concretamente cambiato le cose. E' il bello del lavoro di parlamentare fatto con coscienza. Io l'ho fatto con coscienza.

Le vicende politiche hanno reso impossibile la mia ricandidatura. Bersani ha chiesto a Renzi di "fucilare" i suoi colonnelli che si erano esposti in prima linea e Renzi per provare la sua fedeltà al partito ha acconsentito: da Roberto Reggi a Giorgio Gori, da Stefano Ceccanti a Andrea Sarubbi, da Fausto Recchia a Salvatore Vassallo, per tutti la sorte è stata segnata. A maggior ragione la mia. La scelta era di far prevalere una linea ben precisa nel gruppo parlamentare: vecchia sinistra conservatrice, radice pidiessina, rapporto stretto con le ricette politiche della Cgil. Era un'espulsione di fatto. Non me ne lamento, è il gioco della democrazia interna a questi partiti, lo conoscevo bene: la cosca vincente prende tutto o accetti l'affiliazione e ti cospargi il capo di cenere, o muori. Sentenza accettata.

Da espulso, tornato cittadino libero privo di doveri di militanza, ho votato secondo coscienza: alla Camera per Monti del quale da deputato ho sostenuto i provvedimenti, al Senato per il M5S contando che lo scossone definitivo alle fondamenta del sistema travolgesse tutti i conservatorismi. Oggi mi auguro che questo mio voto assuma ancora più senso e che Grillo tenga Monti a Palazzo Chigi con il governo che rassicura anche i contesti internazionali, mentre in Parlamento l'attivismo del M5S produca il cambio di sistema necessario passando attraverso il nodo della cancellazione dei soldi ai partiti: senza denari, muoiono. Vivono di quelli, vivono per quelli, fanno politica con quelli. La straordinaria lezione della rete, di un M5S che vince elezioni senza stampare neanche un manifesto, spiega che è tutto cambiato. Ora però servono leggi che sanciscano la novità: neanche un euro ai partiti. E la rottamazione sarà cosa fatta. Ma occhio al sistema dell'informazione: si sta schierando per salvare il sistema, teme di crollare insieme ai politici. Accanto a una politica finalmente non tradizionale serve un sistema dell'informazione non tradizionale.

Cosa farò ora? Quel che ho sempre fatto. Sono già tornato al lavoro, in radio, tutte le mattine a raccontare quel che accade e soprattutto a dirivi quel che accadrà. Non cerco nulla, non mi devo accreditare verso nessuno, non cerco né ruoli né poltrone, ho fatto tutto quello che da bambino sognavo di fare, ho realizzato molto di quello che il 4 marzo 1985 avevo in mente. E' il 4 marzo 2013, lo tsunami è arrivato e mi ha travolto. Bene così, ho tirato fuori la testa e scoperto che attorno a me tutto è diverso, lo scenario ad alcuni pare devastato, a me sembra stia semplicemente offrendo la grande possibilità di costruire qualcosa di completamente nuovo e insieme di profondamente antico: il ritorno all'agorà, alle origini della democrazia. Inventiamo il nostro domani, è il tempo della rete, del nuovo corpo mistico civile, della democrazia diretta. Crediamoci con impegno, senza nulla a pretendere: ancora una volta, non sarà un esercizio inutile. 

Mario Adinolfi
deputato della Repubblica italiana

Tempi nuovi si annunciano ed avanzano in fretta come non mai. Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d’ombra, condizioni d’insufficiente dignità e d’insufficiente potere non siano oltre tollerabili, l’ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze all’intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi ad un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e 1a mettano in crisi, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità. Vi sono certo dati sconcertanti, di fronte ai quali chi abbia responsabilità decisive non può restare indifferente: la violenza talvolta, una confusione ad un tempo inquietante e paralizzante, il semplicismo, scarsamente efficace di certe impostazioni sono sì un dato reale ed anche preoccupante. Ma sono, tuttavia, un fatto, benché grave, di superficie. Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia. Di contro a sconcertanti e, forse, transitorie esperienze c’è quello che solo vale ed al quale bisogna inchinarsi, un modo nuovo di essere nella condizione umana.

E’ l’affermazione di ogni persona, in ogni condizione sociale, dalla scuola al lavoro, in ogni luogo del nostro Paese, in ogni lontana e sconosciuta Regione del mondo; è l’emergere di una legge di solidarietà, di eguaglianza, di rispetto di gran lunga più seria e cogente che non sia mai apparsa nel corso della storia. E, insieme con tutto questo ed anzi proprio per questo, si affaccia sulla scena del mondo l’idea che, al di là del cinismo opportunistico, ma, che dico, al di là della stessa prudenza e dello stesso realismo, una legge morale, tutta intera, senza compromessi, abbia infine a valere e dominare la politica, perché essa non sia ingiusta e neppure tiepida e tardiva, ma intensamente umana.

Aldo Moro



permalink | inviato da marioadinolfi il 4/3/2013 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

Grillo si candidi sindaco di Roma

27 febbraio 2013

Nel 2001 con 300 amici mi candidai a sindaco di Roma con una lista da noi fondata: Democrazia Diretta, simbolo la chiocciola di Internet. Prima dei blog e prima dei social network predicavamo l'idea che il web avrebbe cambiato tutto e spazzato via i partiti tradizionali fondati su politici professionisti: chiedevamo che tutto il potere venisse restituito ai cittadini, che le assemblee elettive venissero riprese da webcam e rese interattive, chiedevamo il referendum propositivo e l'iniziativa di legge popolare con obbligo di discussione parlamentare. Nel 2003 ci ripresentammo alle elezioni, mi feci da parte come candidato per dare spazio ad uno più giovane di me (che allora avevo da poco superato i trent'anni) il grande Stefano Scartozzi?. 

Prendemmo poche migliaia di voti e decidemmo progressivamente di confluire nella fase embrionale del Partito Democratico e allora con Marco Esposito? Cristian Umbro? Timòteo Carpìta? Marco De Amicis e tanti altri fu il tempo di Generazione U. Chiedevamo il radicale rinnovamento generazionale, sull'onda delle fallimentari elezioni del 2006. Con quella proposta mi candidai alle primarie 2007 e proprio da candidato alle primarie partecipai al primo V-Day: scandalo. Scrissi una serie di articoli spiegando che quelle piazze avrebbero travolto il sistema, in nome della democrazia diretta. Quando alle primarie 2009 Grillo sembrava si volesse candidare segretario del Pd scrissi altri articoli (li trovate tutti su Europa, sono decine, come ha ricordato il direttore Stefano Menichini? solo lui mi permetteva sui giornali quelle cose) e implorai l'allora segretario del Pd mio amico Dario Franceschini? di fare quello che avrebbe fatto Aldo Moro: accettare la candidatura di Grillo per "costituzionalizzarlo". Non mi diedero retta, anzi Piero Fassino gli consigliò di fondarsi un proprio partito. Grillo lo ha fatto ed è nato il M5S.

Da allora ho provato a spiegare con qualche altra decina di articoli e con la battaglia politica che lo scontro tra una proposta basata sulla democrazia diretta, sul cittadino qualunque contrapposto al politico professionista che si propone come élite mediatrice intramontabile, aveva un solo esito possibile: il tracollo dell'ancien regime, come in ogni dialettica storica tra forze innervate di futuro e forze ancorate al passato.

Vennero così le recenti battaglie per la rottamazione in appoggio a Matteo Renzi e, infine, il mio voto al M5S per provocare quello che una dozzina d'anni di battaglie volevano ottenere: la sconfitta definitiva di una classe dirigente vecchia che ha fatto il male dell'Italia e in particolare delle generazioni dei nati dopo il 1970, per ottenere l'unico beneficio del proprio mantenimento nella condizione di potere e privilegio. Sapevo che sarebbe successo e credo di essere stato l'unico politico e giornalista italiano a scrivere che le elezioni 2013 si sarebbero chiuse con M5S primo partito oltre il 25% e con la contemporanea vittoria di Pirro della coalizione di centrosinistra senza maggioranza al Senato. Non sono preveggente: l'analisi della realtà, se le cose si guardano con attenzione, è una scienza e offre dati di valutazione inoppugnabile. Bisogna solo saperli leggere.

Ora l'azione dei ragazzi del M5S e di Grillo stesso non provoca in me alcun timore: faranno bene in Parlamento e sono lieto di uscire anche io dalla Camera dei Deputati sapendo che il mio scranno sarà occupato da uno di loro. Quasi mi diverte essere uno dei "travolti" dallo tsunami.

Ho una ultima proposta per Beppe Grillo, ovviamente collegata ai miei 12 anni di battaglie, per concluderli in maniera ellittica: caro Beppe, candidati a sindaco di Roma. Verrai eletto con il 70% dei voti a furor di popolo e governando la Caput Mundi, come volevo fare io da ragazzino nel 2001 in nome degli ideali della democrazia diretta, dimostrerai a tutta la terra che si può mettere concretamente in atto il sistema direttista, che rifiuta l'idea della mediazione del politico professionista, che si è dimostrato un vecchio e inutile arnese. Me compreso. Che mi sono rimesso subito a lavorare, che posti non ne cerco e non ne voglio, ho solo il desiderio di veder vincere le idee giuste per dare una chance di salvezza a questa Italia che danza sul baratro. Se Grillo sarà sindaco di Roma, allora tutto davvero non sarà più come prima, alla faccia di chi già lavora allo "scouting" e pensa di potere diventare premier avendo straperso le elezioni. Le fondamenta sono state scosse, ora buttiamo giù il bunker in cui i vecchi arnesi si stanno stupidamente trincerando invece di prendere atto che è finita.

Poi, completata la rottamazione, sarà entusiasmante la stagione della ricostruzione per veder ripartire l'Italia. 



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Sono deputato uscente, preferisco lo tsunami

22 febbraio 2013

Domenica voto Monti (Scelta Civica) alla Camera e M5S al Senato. Sono un deputato uscente, ho conosciuto bene i colleghi di Pd, Pdl, Udc, Fli, Lega, Idv e frazioncine varie: ritengo sia giusto votare per le due liste che non presentano parlamentari, i parlamentari attuali sono per il 90% degli incapaci. Lo dico per esperienza diretta ormai: sono un branco di ignoranti e nullafacenti, con l'aggiunta di molti inetti e qualche mignotta. Un 10% si fa carico del lavoro di tutti: in sei mesi da deputato totalmente neofita sono stato in commissione quattro volte relatore e due volte membro del Comitato dei Nove anche per leggi fondamentali come la comunitaria. Il motivo? A nessuno va di fare un cazzo. Mi spiegavano che una volta il deputato subentrante doveva aspettare sei mesi anche solo per chiedere la parola. Io sono stato caricato di lavoro fin dalla seconda seduta e ho fatto il relatore anche pochi giorni fa sui gas serra, sempre per lo stesso motivo: per il Pd sono un rinnegato, ma se bisogna lavorare non se ne trova uno che abbia voglia di fare niente. E allora il relatore lo fa il rinnegato.

L'unico lavoro di quel 90% pare sia dimostrare di essere fedele al capoclan che poi ti deve mettere in lista. Capannelli transatlantici, pranzi, cene, fantomatiche riunioni: una vita di gregariato per permanere nel privilegio acquisito. Credo sia utile smettere di pensare. In Parlamento molti lo fanno agevolmente.

Non dico nulla che non si sappia, ripassatevi qualche puntata delle Iene. Basta fare una domanda di cultura generale a un parlamentare e lo vedi entrare nel panico: non sa niente, non legge mai un libro, non conosce manco gli articoli fondamentali della Costituzione. Parla molto di calcio, passatempo poco impegnativo in cui fa sfoggio di competenze tutte da comprovare. Ecco, questi parlamentari non possono salvare il paese, i partiti che li presentano meno che mai. Per non parlare dei governanti: nei vent'anni della Seconda Repubblica Berlusconi ha fatto il premier per dieci, Bersani il ministro di materie economiche per otto. Hanno governato Fini e Casini, Meloni e Larussa, Di Pietro e Maroni. Davvero volete rivotarli? Non ci credo. Io no. Dopo averli visto da vicino, proprio no.

Voto Monti, ha una cultura vera, capisce di economia, sa farsi rispettare in Europa, ha uno splendido e perfido senso dell'umorismo. Una persona di enorme spessore, come molti del suo governo: quando i ministri entravano in commissione sentivi soffiare un vento d'odio. E certo, il branco di ignoranti non sopportava che arrivasse qualcuno con una laurea e qualche idea. Gli ignoranti votavano i provvedimenti borbottando, senza capirci nulla. Io ho sostenuto il governo, ho fatto da relatore ai pareri favorevoli in commissione per le sue leggi, Monti mi sembra incommensurabilmente superiore al branco. Come professore e come persona. Come politico, un disastro: ha affidato le liste al Senato al marpione Casini, che da trent'anni si fa eleggere in Parlamento sempre in questo modo, stavolta si candida capolista in cinque circoscrizioni e ha ucciso il progetto di Monti. Io al Senato non voto Monti, voterei il branco.

Al Senato voto M5S. Vi sveglierete la settimana prossima con il M5S oltre il 25% e vi chiederete come sia potuto accadere. Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio hanno lavorato a un capolavoro di cui parleranno in ogni angolo della Terra. Prendere un centinaio di persone comuni (casalinghe, studenti, impiegati, disoccupati, piccoli imprenditori) e trasformarli in parlamentari della Repubblica, coma la maga di Cenerentola fa con zucca e topolini. Meritano il mio voto?

Non lo so. Li voto. Il motivo? Ho visto da vicino gli altri, quelli che secondo giornali e vulgata di regime sono la politica affidabile contrapposta all'antipolitica. Ho visto i miei colleghi parlamentari e peggio non possono fare. I dati del disastro italiano sono chiari e testimoniali. La gente comune non parlamentare, i nobiluomini di Scelta Civica e i plebei del M5S che diventeranno un caso clamoroso nel mondo, non faranno peggio del branco di incapaci che hanno prodotto un debito pubblico oltre i duemila miliardi di euro. Votare gli incapaci sarebbe essere complici. Io non ho niente da guadagnare da questo annuncio, mi becco anzi le critiche di chi dice "voltagabbana, hai sputato nel piatto dove hai mangiato". Per sei mesi ho avuto i soldi del parlamentare, non ho alcun vitalizio (l'hanno abolito ma solo per gli eletti dopo il 1 gennaio 2012, dunque solo per me, gli altri se lo prendono), ho l'istinto dell'essere libero. Mi sono battuto per rottamarli, non ci sono riuscito ma non mi metto a reggere la loro coda in attesa di un futuro migliore. Ho ancora l'idea che rottamarli sia giusto, non per sfizio, ma per il male che questa classe dirigente disastrosa ha fatto all'Italia. Meglio averli tutti nemici e dire chiaro cosa penso.

Votate M5S o, se avete un animo meno rivoluzionario, Scelta Civica. Non siate complici dei politici che hanno portato l'Italia nel baratro. Io li ho visto da vicino: non meritano neanche uno dei vostri voti. Liberatevi. Parola di un deputato uscente che attende lo tsunami che intende spazzarlo via. Ma hanno ragione loro e allora tsunami sia.



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Assolto per non aver commesso il fatto

21 febbraio 2013

Sono stato sotto processo penale per sette anni. Sette lunghi anni e la cosa ha avuto molte conseguenze. Private (non avete idea quanto costa un processo lungo sette anni) e pubbliche: risultare prima rinviato a giudizio, poi imputato ha comportato pesanti limitazioni per la mia vita politica anche nelle scelte recenti che mi hanno riguard...ato.

Sono stato sotto processo penale per sette anni in attesa di giudizio di primo grado, in una vicenda kafkiana. Non me ne sono mai lamentato: per chi finisce nel girone dantesco della giustizia italiana il mio consiglio resta quello di evitare le lagne. Si combatte per il proprio onore e basta, costi quel che deve costare.

Il mio capo di imputazione era "diffamazione". Il movimento Forza Nuova, il cui leader ha un fratello avvocato e dunque non sopporta costi per questo suo temerario attivismo giudiziario, querela sistematicamente ogni giornalista che si esprima nei suoi confronti in termini non elogiativi. Siamo a decine: giornalisti processati per aver detto che i fascisti sono fascisti. Pensate, un paio sono stati anche condannati.

La tecnica di Forza Nuova: avviare il processo per intimidire, poi chiedere soldi per chiudere la questione. I tipi sanno che sette anni di processo costano tanto anche solo di avvocato, quindi chiedono qualche migliaio di euro per ritirare la querela. Qualcuno lo fa. Io non ho voluto neanche parlarci.

Il pm dell'antiterrorismo che ha istruito la fase preliminare del mio processo aveva chiesto l'archiviazione, tanto era ovvia la mia innocenza. Beccammo una giudice delle indagini preliminari che poi venne persino arrestata, diciamo molto particolare e un po' di destra: niente archiviazione, supplemento di indagini e folle rinvio a giudizio.

Dopo anni di chiacchiere inutili e di richieste di soldi da parte di Forza Nuova, l'indolente pm del processo ha interpretato il suo ruolo in modo un po' automatico chiedendo la mia condanna. Per fortuna pare ci sia sempre un giudice a Berlino. Sentenza ieri: assolto per non aver commesso il fatto.

Ho pagato un prezzo pesante, ma sappiano i fascisti che possono provare a intimidirmi per tutta la vita: che siano Mambro e Fioravanti, che siano CasaPound o Forza Nuova. Da qui non passano.

Io resisto.



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Voto Monti alla Camera, M5S al Senato

18 febbraio 2013

Non voglio farla troppo lunga, ma mi sento in dovere di scrivere due parole sulla mia scelta alle prossime elezioni. Voterò da cittadino libero non militante. Certo, sono ancora e formalmente fino al 15 marzo formalmente un parlamentare della Repubblica, quindi avverto una responsabilità nell'esprimere questo ragionamento, ma in politica ho sempre scelto di fottermene di appartenenze e schieramenti da tifoso, privilegiando la fedeltà alle idee ai servilismi di convenienza.

Sono stato durissimo con la segreteria Bersani. Ho combattuto contro la sua elezione alle primarie 2009, quelle in cui il ruolo determinante è stato svolto da Filippo Penati, che di Bersani è stato poi capo della segreteria politica prima di essere spedito all'oblio. Ho continuato ad avversare quel gruppo dirigente fino all'impegno nella battaglia per la rottamazione complessiva di quell'esperienza, che considero dannosa per il governo del paese. Avrei voluto un Pd completamente diverso, quello che ho sognato presentandomi alle primarie fondative del 2007: un partito aperto, popolare e di massa. Ho combattuto finché è stato ragionevole farlo, la sconfitta di Renzi e la sua successiva resa (con l'applauso di chi oggi lo usa e ieri lo voleva morto) mi ha reso evidente che il Pd non cambierà. E' definitivamente il Pds, con l'aggiunta della Bindi capolista in Calabria e un altro paio di sopravvissuti. Quelli che volevano il partito blairiano ora si beccano un bell'Old Labour controriformista che pensa che la soluzione sia in un bel tradizionale e socialista tassa-e-spendi, con il rubinetto della spesa pubblica riaperto alla grande. Follie, che porteranno l'Italia al disastro. Non avranno il mio voto.

Sul perché non voterò Berlusconi o Ingroia neanche mi dilungo. Facce pessime di una stessa medaglia.

Negli ultimi vent'anni la contrapposizione berlusconiani-antiberlusconiani ha portato l'Italia al disastro. Dieci anni di governo di centrodestra imperiale e otto anni di governo di centrosinistra isterico, hanno prodotto classi dirigenti poverissime e incapaci, con il conseguente dramma che il paese vive sulla pelle. Il fatto che gli italiani si apprestino a consegnare ancora una volta la maggioranza assoluta dei voti validi e dei seggi a queste persone agghiaccianti, focalizzate solo sui propri interessi, che già hanno dimostrato che nulla sanno e nulla sanno fare, mi getta nell'angoscia. Davvero siete pronti a dare il 50-60 per cento dei voti a questo centrodestra e questo centrosinistra? Li ho visti da vicino lavorando in Parlamento: sono incapaci. Ripeteranno i disastri degli ultimi vent'anni. Non votateli, per favore.

Restano Monti, M5S, Fare per fermare il declino. Cominciamo da questi ultimi. Apprezzo Oscar Giannino, condivido molto del suo programma, ma non dimentico che è stato un fervente sostenitore e collaboratore di Giulio Tremonti, responsabile principe del disastro economico italiano con la sua finanza creativa, per cui per le ragioni già evidenziate non lo voterò.

Voterò Scelta Civica alla Camera e M5S al Senato. Le uniche due liste che presentano cittadini comuni mai stati parlamentari alle elezioni. Avrei votato Monti anche al Senato, ma la lista del Lazio ha Casini capolista, altri tre parlamentari uscenti una delle quali finiana nei primi sei posti e io volevo rottamare Bersani non per trovarmi a votare Casini e Fini. Credo che Mario Monti sia una persona coraggiosa e molto seria, che ha fatto bene all'Italia e il cui governo ho sostenuto con convinzione da deputato. Pagherà un prezzo alto alla sua inesperienza politica e Casini gestirà al Senato la pattuglia centrista, condannando Monti a un ruolo marginale. Il premier avrà il mio voto alla Camera, ma non al Senato dove voterò M5S.

Nel 2001 con Democrazia Diretta mi candidai sindaco di Roma: eravamo un gruppo di giovanissimi convinti che internet avrebbe cambiato totalmente la politica (la chiocciola del web era il nostro simbolo) e scrivemmo un programma tutto fondato sulla democrazia diretta, sul referendum propositivo, sulle assemblee elettive interattive e riprese via webcam, sull'abolizione dei finanziamenti ai partiti, sull'obbligo di calendarizzazione delle proposte di legge di iniziativa popolare. Prendemmo poche migliaia di voti alle amministrative 2001 e ci ripresentammo a quelle 2003, poi nacque Generazione U e provammo a portare quelle idee nel percorso che portò al Pd (inserimmo noi nello statuto la possibilità di tenere referendum interni, articolo mai concretamente applicato). Insomma, fummo un M5S ante-litteram. Non avevamo Beppe Grillo. Piccolo e decisivo particolare. Oggi il comico genovese si appresta a fare entrare nel Palazzo almeno cento parlamentari: casalinghe, precari, disoccupati, impiegati, piccoli imprenditori, studenti. Ne parlano tutti con un certo disprezzo, nei partiti e nei giornali. Ma, vi assicuro, li ho visti da vicino: la media dei parlamentari è di un'ignoranza talmente crassa che può far pari solo con il loro cinismo. Ben venga le gente comune nel Palazzo. Per questo ho sostenuto le anomalie: Monti al governo, Renzi nel Pd, M5S prima addirittura che esistesse. Perché i notabili li conosco e so che l'Italia non cambia se permangono, se non vince un'anomalia. Io stesso mi sono sempre considerato tale: un anomalo, un alieno quando sono arrivato in Parlamento per vie opposte a quella delle appartenenze. Ho goduto di un piccolo e breve privilegio, voglio restituire analoga opportunità a cittadini che come me per il Palazzo saranno vissuti come alieni.

Sintetizzo così: voterò per la gente comune. Gente diversa. Per i nobiluomini di Scelta Civica e per i plebei del M5S. Spero possano generare un mix capace di costituire un'alternativa ai notabili di sempre di Pd, Pdl, Udc, Fli, Lega, Idv, Prc, Sel. E sapere che Grillo rinuncerà a cento milioni di euro di finanziamento che potrebbe gestire nella legislatura come vuole, mi pare un atto eroico. Per un genovese, poi...

Votate per chi non ha portato l'Italia al disastro, facendo il premier per dieci anni o il ministro di materie economiche per otto. Io di loro non mi fido. Li ho combattuti. Ho perso, anche malamente. Volevo la rottamazione, la ritenevo salutare per il paese. Continuo la battaglia in questo senso. Fidatevi solo di chi non ha già comandato, non fatevi fregare ancora. Affidate il vostro voto a cittadini comuni, che abbiano avvertito sulla pelle la prepotenza del Palazzo, non a chi ci abita comodo e non vuole altro che permanere nella condizione di estremo privilegio che conosco, avendola vissuta per qualche mese. 

Votate per cambiare. Se ripeterete gli errori degli ultimi vent'anni, votando sempre gli stessi, sarete complici. Io voglio affidare il mio voto a un'idea di futuro che non transiti dalle mani di chi ha gestito il passato.



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Ma quale Masterchef, è ora di Mastergnam

1 febbraio 2013

Ma quale Masterchef. Mastergnam. Cucinare è complicato, mangiare semplicissimo. 10 consigli a meno di 10 euro.

1. Pizza calda romana al crudo da Passi a Testaccio

2. Gelato di San Crispino meringato alla nocciola tonda e gentile a piazza della Maddalena

3. Pastrami al bar del Cappuccino di via Arenula

4. Tartine alla coda d'aragosta da Antonini a via Sabotino

5. Manzo croccante piccante da Ruyi a via Valadier

6. Cornetti, danesi e girelle al bar Linari di via Zabaglia

7. Perciatellini alle vongole veraci al ristorante di via della Pigna

8. Patate fritte fresche abruzzesi da Fortunato al Pantheon

9. Hamburger deluxe della T-Bone station anche portato a casa da Justeat.it

10. Pizza tonda con salsiccia sbriciolata e uovo all'occhio cotta in forno a legna da Baffetto a via del Governo Vecchio

Sono consigli solo per chi vive a Roma, la città dove con meno di 10 euro si mangiano i migliori piatti del mondo e dove se spendi 50 euro hai un'ottima probabilità di prendere una sòla.

Ma quale Masterchef. Mastergnam. Fottetevene di sapere cucinare come Cracco. Quel che conta è sapere mangiare come me.



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Partiti e coalizioni delle elezioni 2013

22 gennaio 2013

Dovrete scegliere tra Berlusconi (Pdl, Lega, Grande Sud-Mpa, Fratelli d'Italia, Partito Pensionati, Mir, Intesa Popolare, Liberi da Equitalia), Bersani (Pd, Centro democratico, Psi, Sel, Megafono di Crocetta, Svp), Monti (Udc, Fli, Scelta civica con Monti per l'Italia), Grillo (M5S), Giannino (Fare per Fermare il declino) e Ingroia (Rivoluzione civile). Sì, magari ho semplificato segnalando solo le coalizioni presenti su tutto il territorio nazionale, ma la sostanza della scelta è questa. Fatemi sapere chi preferite (persona e lista) e perché. Se vi va.



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Sulle capacità di giudizio di Berlusconi

3 gennaio 2013

Berlusconi dubita delle "capacità di giudizio" di Monti? 

Gli italiani sulle capacità di giudizio di Berlusconi dubbi non ne hanno più.



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Per il riformismo, no ai turcosocialisti

2 gennaio 2013

La guida turcosocialista del Pd sarà disastrosa per chi lottava per un riformismo serio, per questo appoggio Monti e qui lo spiego




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I partiti sono mezzi, non fini. Il fine è salvare l'Italia

29 dicembre 2012

SOLO MONTI SALVA L'ITALIA, ORA SCELGANO GLI ITALIANI
di Mario Adinolfi

Nel corso della mia attività politica e del mio mandato parlamentare
mi sono battuto per tutelare in particolare bisogni e interessi dei
ventinove milioni di italiani nati dopo il 1970: è stata una scelta
essenziale di tutela dei più deboli, dei non garantiti dai sistemi di
welfare, dei precarizzati a vita, dei privati di qualsivoglia solidità
abitativa, dei marginalizzati dal sistema previdenziale. Ho usato
sempre l'immagine di una grande rapina compiuta dai padri ai danni dei
figli. La mezza Italia nutrita dalle politiche irresponsabili di
innalzamento del debito ha scaricato tutti i costi sulle generazioni
successive. Ora noi nati dopo il 1970 paghiamo il conto. L'azione del
governo Monti in appena un anno di vita ha provato a invertire la
tendenza e con un approccio riformista ha meritato il mio voto alla
Camera su provvedimenti che hanno cambiato in concreto il cammino del
paese, arrivato all'orlo del baratro e portato almeno a distanza di
sicurezza dal burrone.

Come parlamentare del Pd ho sostenuto l'esecutivo con convinzione,
registrando in molti miei vicini di banco continui mal di pancia. Dopo
le primarie il quadro politico è drasticamente cambiato: nel Pd è
stata compressa un'area che era arrivata ad avere il consenso del 40%
della coalizione di centrosinistra esprimendo una speranza di vero
cambiamento che aveva il volto di Matteo Renzi e molte idee di Pietro
Ichino (nelle quali da sempre mi riconosco al cento per cento). Con
l'operazione delle primarie-farsa per i parlamentari fissate al 30
dicembre si completa un'operazione di consegna del Pd agli apparati di
partito. La politica economica è stata appaltata alle idee di Stefano
Fassina che sono opposte sia a quelle di Ichino che a quelle di Monti,
di cui pure abbiamo votato tutti i provvedimenti. Il Pd ha dunque
mutato natura e pelle, si è ripreso la "s": ha completato l'operazione
avviata nel 2009 di abbandono delle ragioni riformiste del Lingotto
per recuperare l'antica veste socialdemocratica del Pds. E' un errore
grave, perché una sinistra così non serve all'Italia e in Europa è
temuta.

Il quadro politico è cambiato radicalmente con l'impegno diretto di
Mario Monti nell'agone elettorale. Un impegno che ha sorpreso molti
osservatori e anche me. E' una scelta estremamente coraggiosa quella
del presidente del Consiglio, ha interrogato nel profondo la mia
coscienza. Cosa serve di più all'Italia? Lo spirito controriformista
del Pd conquistato da Fassina o dare continuità all'azione riformista
di Monti, l'unico capace di restituire dignità e credibilità al paese
in Europa? La novità rappresentata dall'impegno diretto e coraggioso
di Monti merita di essere sostenuta. E' stato rimproverato per un anno
perché non aveva avuto il voto degli italiani per arrivare a Palazzo
Chigi. Bene, ora assumendosi ogni rischio e certamente avendone più
svantaggi che benefici, Monti chiede il voto ai suoi concittadini. Il
mio lo avrà insieme credo a quello di moltissimi tra i ventinove
milioni di italiani nati dopo il 1970, che magari si erano rifugiati
nell'astensione ma ora nell'azione del suo governo hanno visto l'unica
possibilità di salvezza per un'Italia vicina al baratro. Monti avrà il
mio voto insieme a quello di tanti che alle primarie del Pd hanno
votato o avrebbero voluto votare Matteo Renzi, nella speranza
risultata vana di sganciare il Pd dal risucchio nel vecchio schema di
gioco della sinistra novecentesca, che in questa delicatissima fase
può portare danno all'Italia sul piano della credibilità in Europa.

La mia scelta l'ho compiuta, non senza fatica emotiva, ma con assoluta
convinzione. L'Italia grazie al coraggio di Monti ora può scegliere:
c'è un'alternativa forte e credibile al vecchio schema
Berlusconi-contro-la-sinistra. Ha il volto serio e coraggioso del
presidente del Consiglio, le idee dell'Agenda Monti per l'Italia. Ora
scelgano gli italiani e facciano vincere l'unica opzione riformista in
campo. Pensando ai ventinove milioni di italiani nati dopo il 1970,
alla mezza Italia che paga il conto di decenni scellerati.



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Sosterrò la lista Monti

28 dicembre 2012

ADINOLFI: SOSTENGO ICHINO E LA LISTA MONTI
"Decisivo garantire continuità all'azione dal presidente del Consiglio"

"E' mia intenzione sostenere alle prossime elezioni, in continuità con
le battaglie svolte insieme nel Pd, le idee di Pietro Ichino e
l'agenda Monti". Mario Adinolfi dichiara la sua adesione al progetto
del presidente del Consiglio: "Alle prossime elezioni mi batterò per
il successo della lista che farà riferimento diretto al capo del
governo, considero decisivo garantire continuità all'azione del
presidente Monti, per la credibilità che ha garantito all'Italia in
Europa. Lo spostamento dell'asse del Pd verso le posizioni
rappresentate da Fassina e Vendola, l'opzione controriformista su
pensioni e lavoro, mi convincono che alle prossime elezioni occorre
dare forza a chi intende far proseguire lo sforzo di risanamento,
rigore e crescita del paese messo in moto da questo governo di cui ho
votato in Parlamento con convinzione tutti i provvedimenti".



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Le ragioni di Ichino, il silenzio di Bersani

27 dicembre 2012

Oggi su Europa trovate questo mio articolo a sostegno delle idee portate avanti da Pietro Ichino


Mi pare chiaro che il segretario del Pd debba delle risposte, non possa barcamenarsi: le idee del Pd devono essere nette e a mio avviso coerenti con il voto che io alla Camera ho sempre dato a favore del governo Monti e dei suoi provvedimenti.



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Con il pensiero alle donne

24 dicembre 2012

Il primo pensiero va alle donne, troppe donne vittime della violenza maschile. Perché è la Vigilia di Natale: è il giorno delle donne, di mia madre e Silvia che cucinano, di Livia e Clara. E di Maria. Ave Maria http://t.co/EBirddSH



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Per Roma appoggio Paolo Gentiloni

11 dicembre 2012

Con questa dichiarazione ho deciso di uscire dal valzer dei nomi per le troppo affollate primarie del centrosinistra per il Campidoglio. E' una riaffermazione di impegno, non certo un abbandono, come potete leggere.

(AGENPARL) - Roma, 11 dic - "Voglio raccogliere l'invito della segreteria del Pd e contribuire alla semplificazione, nel giorno in cui altri tre nomi spuntano nelle primarie per il Campidoglio: ritiro dunque la mia candidatura a sindaco di Roma, ribadendo la convinzione che la scelta del candidato debba essere affidata alle primarie". Mario Adinolfi, deputato del Pd vicino alle posizioni di Matteo Renzi, abbandona così il campo della sfida romana per l'esponente del centrosinistra che punterà a conquistare la poltrona oggi detenuta da Gianni Alemanno: "Voglio sfuggire al gioco della girandola dei nomi e rispondo così all'esigenza del popolo del centrosinistra che ci chiede compattezza: credo che in campo attualmente per le primarie ci siano nomi di assoluto prestigio, dal capodelegazione in Europa David Sassoli al capogruppo al Comune Umberto Marroni passando per l'unica donna in campo, l'assessore Patrizia Prestipino. Per quanto mi riguarda, poi, sono convinto che Paolo Gentiloni sarebbe un ottimo sindaco di Roma e io da oggi appoggio la sua candidatura, ha l'esperienza e insieme la freschezza di spirito per rappresentare la pagina nuova di cui la Capitale ha bisogno. Avrei voluto rappresentare un elemento di drastica rottura, ma affiderò la squadra che mi ha accompagnato in queste settimane e il programma in otto punti prioritari che avevamo delineato per Roma all'intelligenza di Gentiloni, che saprà farne buon uso. Per quanto mi riguarda mi concentrerò sulle necessarie primarie per i parlamentari, cercherò di meritarmi la riconferma sul campo, avendo credo dimostrato passione politica e abnegazione nel lavoro in aula e in commissione: siano i cittadini a scegliere su queste basi i propri rappresentanti. Il Pd garantisca loro luoghi adeguati di decisione, visto che la sciagurata conferma del Porcellum glieli ha negati".



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Irresponsabili

9 dicembre 2012

L'irresponsabilità della decisione di Berlusconi di mettere in crisi il governo Monti è gravida di conseguenze, tutte nefaste.

Non so come faremo fronte a tutto questo, non resta che unirci e prepararci alla battaglia.



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Ai vecchi tipo Eugenio Scalfari

2 dicembre 2012

Ai tanti "vecchi militanti" tipo Eugenio Scalfari che oggi anche ai seggi fanno la paternale perché noi non siamo di sinistra: la vostra generazione si è mangiata la torta lasciando alle generazioni di chi è nato dopo il 1970 briciole fatte di disoccupazione giovanile al 35%, precariato, lavoro sottopagato, attenzione solo ai diritti degli inclusi facendo pagare tutto il prezzo agli esclusi...non 
è un caso che il principale sindacato di questo paese abbia la maggioranza assoluta dei propri iscritti appartenente alla categoria dei pensionati e la stragrande maggioranza degli altri sono lavoratori a tempo indeterminato. Noi vorremmo ritornare a dividere equamente la torta, perché siamo di sinistra, molto più di chi difende lo status quo e gli equilibri prestabiliti. Noi siamo di sinistra e crediamo nell'uguaglianza, per questo, per dire basta alla rapina perpetua nei confronti delle giovani generazioni, ci siamo ritrovati in più di un milione a votare Matteo Renzi. Se non lo capite affari vostri, ma basta con i paternalismi e le lezioncine di sinistrismo, che io francamente non sopporto più.



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Ci siamo battuti come leoni

1 dicembre 2012

CI SIAMO BATTUTI COME LEONI, ORA VOTATE PER CAMBIARE
di Mario Adinolfi 

Il voto a Matteo Renzi è il voto a un uomo estremamente coraggioso. L'ha dimostrato lui, l'abbiamo dimostrato noi che abbiamo deciso di sostenerlo "controvento": praticamente in tutte le città italiane (anche a Firenze) il segretario del nostro partito invitava esplicitamente non solo a votare Bersani, ma anche a votare contr
o Renzi agitandolo come spauracchio e indicandolo come corpo estraneo, con un'implicita scomunica che ricadeva anche su chi gli esprimeva solidarietà e consenso. 

Nel gruppo parlamentare (oltre trecento membri tra Camera e Senato) il voto a Renzi è stato scambiato come sintomo di eccentricità, tanto il conformismo del tuttiperBersani è stato diffuso, nella convinzione che la tutela degli equilibri costituiti si difendesse mostrando deferenza al segretario, senza capire che gli equilibri sono saltati in aria da tempo, perché è cambiato il paese.

C'è stata poi la vicenda delle regole che ha il contorno grottesco ma inevitabile, date le premesse poste all'assemblea di ottobre, di lasciare fuori dai nostri seggi centinaia di migliaia di italiani a cui da lunedì chiederemo invece di votarci alle politiche.

In tutto questo si è mosso Matteo, ci siamo mossi noi che lo abbiamo sostenuto. Io ho avuto due privilegi: quello di girare l'Italia per (rap)presentare le sue idee in un dialogo che è stato meraviglioso con tanti cittadini, moltissimi giovani, che vogliono cambiare radicalmente questo paese; e quello di vedere Renzi in azione da vicino. 

Lo conosco da tanti anni, non mi meraviglia la sua contagiosa energia, ne è sempre stato dotato. Ma Matteo da questo giro d'Italia, da questa esperienza di possibile candidato alla guida del paese, è un Matteo trasformato: è un leader, con tempistiche e capacità decisionali di un leader, con la pazienza davanti agli innumerevoli attacchi di un leader, con la resistenza in battaglie di lungo periodo di un leader. In tv ha stravinto i confronti, ha dimostrato doti comunicative uniche, ha usato internet e i social network come nessuno mai nella storia dei partiti di questo paese. E' un leader con "lo sguardo dritto e aperto nel futuro". Uno che le cose le dice a muso duro, guardando dritto in faccia l'interlocutore. E ne ha dette, senza tirarsi indietro, fino alle "20 differenze" che rappresentano il manifesto politico delle idee per si è battuto come un leone.

Noi, con lui, ci siamo battuti come leoni. Anzi, è più adatta l'immagine di Daniel Pennac: quando siamo scaraventati nella fossa dei leoni, quelli come noi si mangiano i leoni.

Ora si va a casa con le famiglie che abbiamo trascurato, anche per ricordarci che c'è vita anche dopo il 2 dicembre. Per me ci sarà la serata televisiva per commentare i risultati a Mediaset (TgCom), la mattina dopo in Rai (Agorà) e subito dopo a la7. Qualsiasi sia il risultato avrete dunque il modo di scrutare il mio volto: sarà, ve lo dico subito, un volto affaticato, ma sereno. Quello che dovevamo fare, l'abbiamo fatto. Battendoci con coraggio fino alla sfinimento, poi servirà qualche giorno di riposo e si ripartirà per la battaglia finale, quella delle politiche, a sostegno di chiunque vinca. Ma sarebbe giusto e bello vedere vincere Matteo Renzi che è diventato la bandiera di un'ansia di radicale cambiamento che ogni italiano respira e noi abbiamo provato a respirare a quel ritmo.

Basta parole, ancora una croce su un nome, ancora una scelta. Che sia quella giusta. Un abbraccio a tutti, veramente a tutti, partendo come sempre da chi non la pensa come me.



permalink | inviato da marioadinolfi il 1/12/2012 alle 19:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

Perché voto Matteo

24 novembre 2012

VIVO L'ITALIA VIVA E VOTO MATTEO RENZI
di Mario Adinolfi 

Siamo arrivati, ormai parleranno le urne in elezioni primarie che (caso unico nella storia) saranno più importanti delle elezioni politiche. Chi vuole cambiare l'Italia si munisca di documento e tessera elettorale, vada a fare la fila per ottenere il certificato e depositi poi la scheda con la sua scelta. Io, per cambiare l'Italia adesso, sceglierò Matteo Renzi.

Non ho scoperto oggi che una classe dirigente politica, che ha prodotto la condizione disastrosa in cui l'Italia versa, debba essere assolutamente battuta. Ho improntato tutta la mia vita pubblica da decenni alla battaglia contro le sclerosi dei partiti, che impedendo il rinnovamento impedivano l'aggancio al treno dell'innovazione. Già alla fine del secolo scorso non sopportavo chi proponeva ricette novecentesche,  in particolare a sinistra, figurarsi oggi in cui tempi nuovi necessitano idee nuove che devono camminare su gambe nuove. Mi sono mosso con troppo anticipo parlando di democrazia diretta, candidando centinaia di giovani sotto il simbolo della chiocciola di internet, poi partecipando alle primarie fondative del Pd come candidato segretario di Generazione U che proponeva appunto istanze di radicale cambiamento. Ai tanti ragazzi che allora come oggi sono con me in battaglia, mi viene da dire che avevamo ragione: eravamo davvero i Trecento che si sacrificavano alle Termopili, per rendere possibile e vincente la battaglia di Platea, quella degli uomini liberi.

Matteo Renzi è l'uomo che può rendere sensato e concreto il percorso dei tanti (anche dei "velleitari" come me) che si sono battuti per il cambiamento necessario. Lo può fare dall'alto della sua esperienza di amministratore pubblico, nel solco della tradizione di centrosinistra, ma con una carica innovativa che fa coincidere la sua affermazione con l'atto di nascita di una nuova sinistra in Italia: una nuova sinistra che non ha paura di dire che si possono tagliare 30-40 miliardi di spesa pubblica improduttiva, che il finanziamento dello Stato ai partiti non va ridotto ma va abolito, che la pressione fiscale è insostenibile e non si può ulteriormente alzare, che i diritti civili vanno garantiti a tutti e resi concreti, che innovazione e ricerca sono temi centrali, che donne e giovani e over 55 devono godere di interventi determinati per l'inglobamento nel mercato del lavoro, che l'Europa è il nostro orizzonte e non si possono spendere 100 miliardi di fondi europei in mezzo milione di progetti diversi, che la meritocrazia non è una bestemmia, che il numero di parlamentari va dimezzato e ogni vitalizio abolito.

Io non ho l'automobile, non la possiedo per scelta, mi muovo sempre con i mezzi pubblici. Straordinaria occasione di ascolto. Con il mio look spesso ben al di là del casual o per qualche apparizione tv che mi ha reso volto familiare per alcuni, divento oggetto di attenzione e si innesca facilmente un dialogo su ogni autobus su cui quotidianamente viaggio. Si finisce in queste settimane inevitabilmente a parlare di Matteo e per la stragrande maggioranza delle persone Matteo è quello della "rottamazione". Un concetto rude, che ha spaventato un po' di ceto politico, ma entusiasmato molti cittadini.

L'Italia viva non vuole una politica morta. Matteo Renzi si è posizionato su un particolare "incrocio dei venti": quello tra la possibilità di riscatto della politica dei partiti e l'ansia di innovazione radicale vissuta dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ogni giorno vivo l'Italia viva e l'Italia viva vuole Matteo Renzi alla guida di un paese da rinnovare completamente.

Per questi motivi, per tante battaglie combattute in passato e perché ormai non abbiamo più tempo per aspettare e sbagliare, io non solo voto Matteo Renzi, ma invito tutti a farlo e a invitare gli amici alla grande festa della democrazia  delle primarie del centrosinistra. Altre occasioni per produrre il cambiamento vero non ne avremo. Bisogna farlo adesso.

Change is now. 



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Con Renzi, per una nuova sinistra

19 novembre 2012

Il 25 novembre voterò per Matteo Renzi. Le ragioni le ho riassunte in un discorso alla Leopolda e in un articolo su Europa. Eccoli.




LO SPIRITO DELLA LEOPOLDA
di Mario Adinolfi per Europa

Ho letto con attenzione l'articolo di Stefano Menichini sulla doppia
battaglia di Matteo Renzi, secondo il direttore una vinta (quella
della "frontiera contro la rabbia" grillina), l'altra no (quella della
linea liberal). Chi respira l'aria che dalla Leopolda sta
attraversando tutto il segmento del Pd che sostiene la sfida del
sindaco di Firenze credo possa rispondere, come proverò a fare io, che
la percezione di Menichini è sbagliata.

Mi è capitato in queste settimane di sostegno militante a Matteo di
attraversare molti stati d'animo: dal fastidioso senso di isolamento
che si vive nel "palazzo" (faccio parte di un gruppo parlamentare che
conta più di duecento membri, apertamente a sostegno di Renzi siamo
meno di dieci) all'esaltazione del rapporto con i cittadini, con le
piazze, con i teatri sempre strapieni che qualsiasi iniziativa del
sindaco di Firenze ha prodotto in chi l'ha vissuta da vicino. Culmine
di questo percorso, la tre giorni che stiamo vivendo alla stazione
Leopolda. L'analisi di Menichini pecca per un elemento: valuta
correttamente lo spirito appassionato dei cittadini, in gran
maggioranza giovani, che si riavvicinano alla politica grazie alla
battaglia di Matteo, sfuggendo così alla tentazione populista di
Grillo; non spiega invece perché nelle quattro mura recintate del Pd,
dei suoi dirigenti e rappresentanti istituzionali, la diffidenza verso
Renzi sia così plateale.

Il direttore di Europa, come molti osservatori, pensa che la
diffidenza derivi da mere questioni relative a equilibri di potere
infranti dalla sola presenza della candidatura di Matteo Renzi. Non è
così. Quel che mette paura al corpaccione della dirigenza democratica
è proprio l'istanza politica che arriva dalla Leopolda: un'istanza che
trasformerebbe in tutta evidenza la natura stessa del Partito
democratico e a questa trasformazione il tradizionalismo antico che
definirei proprio tradeunionista del Pd oppone la sua naturale
resistenza.

Durante il confronto televisivo Matteo Renzi è stato l'unico a parlare
esplicitamente di abbassamento della pressione fiscale, mentre gli
interventi di Bersani e Vendola puntavano tutto sull'attacco ai ceti
medio alti; Matteo Renzi si è detto esplicitamente d'accordo con la
riforma Fornero delle pensioni, non è un mistero che la maggioranza
bersaniana del gruppo parlamentare del Pd punta a una controriforma
per tornare alle quote; Matteo Renzi ha usato la parola chiave del
"merito" per tutta la sua campagna di queste primarie, quando a
Bersani è stato chiesto esplicitamente di parlare di meritocrazia ha
voluto subito precisare che per lui il valore cardine è l'uguaglianza
ed è noto che per l'area dei giovani turchi la meritocrazia è valutata
come una bestemmia in Chiesa; Matteo Renzi ha parlato con la finanza,
tra gli interventi di apertura alla Leopolda c'è stato quello di
Davide Serra, da Bersani e Vendola sono arrivati insulti; sempre alla
Leopolda ha parlato Pietro Ichino e Matteo Renzi ha twittato che c'è
più sinistra nelle ricette sul lavoro di Ichino che in mille convegni.
Potrei continuare in materia di politiche culturali, di spinta alla
ricerca e all'innovazione tecnologica, di gestione delle risorse
pubbliche, di rapporto con l'Europa e i suoi fondi: in ogni territorio
programmatico Matteo Renzi ha proposto e ripetuto e quasi gridato
ricette politiche estremamente innovative rispetto al mortorio della
sinistra tradizionale tradeunionista.

Io il 25 novembre non voterò Matteo Renzi perché ha proposta la
rottamazione o perché in qualche momento girando con lui per le piazze
d'Italia mi sono emozionato e riappassionato alla politica. Sarebbero
ragioni importanti ma superficiali. Io il 25 novembre voterò Matteo
Renzi perché la sua proposta politica per il paese è la più adeguata
ai tempi e trasforma radicalmente in meglio il modo di intendere la
parola "sinistra". La sua sfida è legata alla radice originaria
profonda dell'intuizione del Pd del 2007. La sua vittoria la
realizzerà pienamente.


(su Europa per ragioni di spazio è andata in stampa una versione un po' stagliuzzata, questa è la versione originale dell'articolo)



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Election Night

6 novembre 2012

Mi piace sempre trascorrere sveglio le nottate elettorali. Una volta ogni quattro anni tocca all'election night americana e oggi conduco la diretta di Radio Ies (99.800 fm) in attesa di sapere se Barack Obama sarà o meno confermato alla Casa Bianca. Dalle 2 fino all'alba. Fatemi compagnia, si può intervenire in diretta telefonando allo 06.65796348



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Il mio programma per Roma in 8 tweet

26 ottobre 2012

Mi sono candidato alle primarie del centrosinistra per carica di sindaco di Roma e come sempre non ho accompagnato la candidatura con chiacchiere generiche, ma sono voluto partire da un confronto programmatico che ha coinvolto i 70mila che frequentano i miei vari profili sui social network. 

Ho presentato così un programma per Roma in 8 tweet, che evidenzi dunque nell'immediatezza dei 140 caratteri le mie priorità nell'azione amministrativa. Il mezzo scelto ovviamente obbliga alla sintesi, ma la ricchezza della discussione con i cittadini ha reso più approfonditi i titoli che ho scelto come prioritari.

Eccoli.

8 punti programmatici in 8 giorni. Primo. Basta consumare suolo, riconvertiamo il già costruito. A Roma stop al cemento. Difendo l'ambiente

Il mio programma per Roma, punto 2: mobilità. Investimento massivo nel car sharing, centro chiuso al traffico privato, metro fino alle 24

Programma per Roma, punto tre: in rete. Wi-Fi cittadino con accesso libero e gratuito sfruttando la tecnologia Lte, incentivo al telelavoro.

Auguri al comune di Roma, nato il 21.10.1144. Quarto punto del programma: valorizzare la nostra storia, è la nostra ricchezza. E' il futuro.

Quinto punto del mio programma per Roma. Il risparmio energetico. Partendo dalle tecnologie Led per l'illuminazione, bolletta dimezzata.

Programma per Roma, sesto punto: serietà sui rifiuti. Differenziata in città al 75% e per la discarica Monti dell'Ortaccio è unica soluzione

Il mio programma per Roma, punto sette: via i partiti dalle municipalizzate, basta CdA, solo amministratori unici che rispondono al sindaco

Ottavo e ultimo punto del mio programma: Roma città aperta, Roma città sicura. Massima accoglienza agli immigrati, tolleranza zero sui reati





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Rendiconto quadrimestrale dell'attività parlamentare

14 ottobre 2012

A scuola dopo ogni quadrimestre arriva la pagella. Io sono parlamentare da quattro mesi e sento il dovere di sottoporre l'operato al giudizio dei cittadini elettori. Quel che segue è il resoconto sintetico di quel che ho fatto in centoventi giorni a Montecitorio.

Nel quadro generale della linea politica del gruppo del Partito democratico al quale appartengo, ho sostenuto il governo Monti votando a favore dei provvedimenti proposti dall'esecutivo. Con convinzione ho detto sì alla riforma del lavoro, al fiscal compact, alla delega fiscale e ad altre importanti normative approvate dalla Camera. Nell'ambito della mia attività individuale di parlamentare mi sono battuto per tutti i provvedimenti a favore dei 29 milioni nati dopo il 1970. Ho presentato in questo senso una interpellanza urgente, sollecitata anche da chi mi segue sui social network, per sbloccare la possibilità per gli under 35 di costituire srl semplificate anche con un solo euro di capitale e senza spese notarili. Il 25 giugno 2012 ho presentato l'interpellanza al governo, il 14 agosto è apparso in Gazzetta Ufficiale il modello di statuto che ha permesso dal 29 agosto di costituire operativamente le società.

Sempre nello stesso solco va la mia produzione legislativa. Ho presentato come primo firmatario un disegno di legge di riforma costituzionale per inserire nella Carta il diritto universale all'accesso a internet, mentre come co-firmatario ho depositato proposte di legge per l'istituzione del fondo per la non autosufficienza, per il divieto finanziamento alle aziende produttrici di mine antiuomo, per l'istituzione di un giurì per la correttezza dell'informazione.

Ho presentato con altri colleghi una mozione per lo studio del suicidio, una serie di interpellanze su particolari condizioni di difficoltà dei lavoratori (dalla Fiat alla Riello al settore aerospaziale), un'interpellanza e una interrogazione su un increscioso episodio di omofobia, una interrogazione sulla strage di Sant'Anna di Stazzema, un'altra per chiedere di andare subito ad elezioni nel Lazio senza tenere più in carica la giunta Polverini e il consiglio di cui fa vergognosamente parte "Batman" Fiorito e gli altri suoi degni compari. Mi sono impegnato poi in aula sulla nuova normativa che regolerà i condomini, presentando otto emendamenti a mia firma e cofirmandone uno. Due sono stati approvati e serviranno ad eliminare molte inutili liti che potevano nascere da interpretazioni ambigue della lettera della legge.

Oltre al lavoro d'aula, ho speso attivamente la mia quotidiana attività di membro della XIV Commissione permanente della Camera (Politiche dell'Unione europea). Sono stato relatore del parere in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici e ho avuto l'onore di far parte del Comitato dei Nove per il varo della Legge Comunitaria, il provvedimento più importante di competenza della commissione, intervenendo in aula a nome del Partito democratico nel corso della discussione generale per quello che è stato di certo il mio discorso politicamente più importante di questo quadrimestre di attività. La Legge Comunitaria è stata approvata dalla Camera a larga maggioranza ed è ora al Senato.




Dagli atti parlamentari chi fosse interessato può poi trarre tutti i testi degli altri miei interventi da quello in difesa delle popolazioni civili massacrate in Siria a quello in ricordo delle vittime della strage di Bologna insultate dagli stragisti condannati e da tempo liberi. Ho votato in dissenso dal gruppo nel 2.97% delle 572 votazioni a cui ho partecipato. Cito ad esempio il voto sull'accordo Italia-Cina sulla cinematografia, in cui ho ritenuto non tollerabile la censura preventive che il governo cinese intende effettuare sulle sceneggiature da co-finanziare. Sono intervenuto in dissenso dal gruppo in commissione sull'art.7 e l'art.8 del decreto Balduzzi in materia di sanità, sia per il trattamento inutilmente punitivo e confuso riguardante gli skill games sia per quanto riguarda la percentuale di frutta nei succhi che avrei voluto veder aumentata alla soglia minima del 20%. Mi sono comunque nel caso specifico uniformato per disciplina di partito al voto del Pd.

Oltre l'attività parlamentare c'è stata una intensa attività politica nel quadrimestre costituita da incontri pubblici (con i direttisti all'Hotel Nazionale, poi in Campania con i ragazzi dei call center organizzati dal sindacalista Gigi Mercogliano, con il Partito democratico a Genova per il convegno di chiusura della Festa democratica) e da scritti o interviste apparsi su vari quotidiani e periodici: ho esplicitato lì le mie idee per un Pd trasformato in partito rete, il manifesto direttista, il decalogo per fronteggiare l'offensiva di un M5S la cui portata a mio avviso non viene percepita, il sostegno alle istanze di rinnovamento radicale all'interno della grande occasione delle primarie, la lettura di un Matteo Renzi "neodegasperiano" che costituisce la prima opportunità per le classi dirigenti rappresentanti i 29 milioni di italiani nati dopo il 1970 di concorrere per il governo del paese in termini non cooptativi, l'istanza per non trasformare il Pd in un luogo dove vinca l'opzione controriformista nei confronti dell'azione riformatrice del governo Monti.

Fare tutto questo in quattro mesi (uno dei quali è agosto) significa lavorare duramente sedici ore al giorno anche perché come sapete a questa attività ho accompagnato un confronto vorrei dire aperto minuto per minuto con chiunque voglia entrare in contatto con me, tramite i novanta minuti quotidiani su Radio Ies che faccio a telefoni aperti o tramite internet, YouTube e i social network, senza mai un attimo di tregua. Il dialogo è costante, privo di censure, ognuno può dire quel che pensa e chi pensa male è accolto nella massima libertà come chi invece vuol magari rivlgere un complimento. L'importante è che il percorso sia compiuto insieme.

Da domani parte il mio secondo quadrimestre in cui lavorerò ancora più che nel primo. Dietro l'angolo c'è una decisione da prendere riguardo alle primarie per la carica di sindaco di Roma e anche quella la prenderemo insieme. Ogni cittadino può valutare quanto ho compiuto in questo primo quadrimestre e spero che voglia commentare positivamente questo rendiconto. Questo davvero non è un esercizio inutile.



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Sul Foglio che scrive dei cattolici nel Pd

10 ottobre 2012

Sul Foglio si risponde a Cerasa sui cattolici nel Pd. Articoli di Letta, Fioroni, Reggi, Tonini, Geloni. E pure il mio. Questo.

IL NEODEGASPERIANO RENZIANO E' UNO SPAZIO VINCENTE PER I NUOVI DEM
di Mario Adinolfi per il Foglio

Non credo che il conflitto in atto tra le diverse generazioni dei democratici d'ispirazione cristiana (preferisco questa definizione a quella ormai troppo ambigua di "cat
tolici democratici" o "ex popolari") sia a bassa intensità, come scrive Claudio Cerasa. E' piuttosto il nodo di uno scontro diventato politico con la candidatura a premier di Matteo Renzi, che ho avuto la fortuna di vedere crescere nel movimento dei Giovani Popolari degli anni Novanta di cui sono stato presidente nazionale e lui leader fiorentino. Quel movimento, autonomo dal Ppi e nato persino prima del partito, ha forgiato un nucleo di dirigenti politici confluiti oggi nel Pd di cui Matteo è interprete e ormai campione.

Cerasa coglie il punto descrivendo il gruppo di vertice di quel Ppi come composto ormai da una serie di "figurine" trasformate in foglia di fico utilizzate per coprire la matrice sostanzialmente socialista del Pd emerso dalle primarie 2009. Con la sconfitta di Dario Franceschini nella contesa con Pier Luigi Bersani veniva ammainato l'ultimo tentativo di resistere alla tentazione egemonica dei pidiessini. Ma in realtà i vari Marini e Castagnetti, Bindi e Letta, avevano ripiegato la bandiera all'inizio del secolo, quando dichiararono chiusa l'esperienza del Ppi.

L'essersi formati tra i Giovani Popolari consegnava invece alla generazione successiva dei nati dopo il 1970 una determinazione identitaria diversa, che ha sempre considerato inaccettabile la resa prima di tutto culturale all'egemonia socialista da noi ritenuta inadatta a interpretare i bisogni presenti e futuri in particolare delle giovani generazioni. Renzi è figlio di quella determinazione e basta vedere qualche registrazione reperibile su internet delle trasmissioni in cui l'ho invitato negli anni successivi alla fine del Ppi per presentare il suo libro più eloquente per rendersene conto. Il titolo? Tra De Gasperi e gli U2.

E qui c'è il punto pienamente colto da Cerasa. Renzi è un degasperiano nel respiro e nella visione politica. I dossettiani, colpevoli di essere tiepidi e timidi, sono stati travolti. Non è qualcosa che sta accadendo oggi con le primarie 2012: è già accaduto. Il neodegasperismo di Renzi è invece vivace e vincente, a patto di non definirlo banalmente come "liberismo". Lasciamo questa semplificazione rozza a Stefano Fassina e a chi incredibilmente crede ancora nel partito di classe legato ai bisogni dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato (i giovani turchi direbbero "gli operai"). Il neodegasperismo renziano parte da un principio: non è lo Stato a determinare ciò che è pubblico, le opzioni stataliste sono deboli, il pubblico deve essere efficiente e può benissimo beneficiare del privato. Le tre parole chiave degli show di Renzi in giro per l'Italia ("Europa, futuro, merito") sono una declinazione neodegasperiana, non liberista ma di certo in conflitto con la visione turco-socialista per il quale la meritocrazia è una bestemmia, l'Europa un pericolo, il futuro un rischio inutile perché il passato è la lezione migliore. Matteo Renzi, nipote di De Gasperi e figlio del tempo della rete (il nuovo corpo mistico paolino, ma qui il discorso ci porterebbe lontano), declina uno spazio politico praticabile e vincente per i democratici d'ispirazione cristiana che hanno al centro della propria visione i bisogni della persona e non delle masse indistinte che per fortuna non esistono più.



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L'Europa non è il male

1 ottobre 2012

Oggi sono intervenuto in aula alla Camera a nome del gruppo del Partito democratico nella discussione generale sulla legge comunitaria. E sull'Europa mi sono infervorato (capirete il perché anche ascoltando il minutino del leghista che precede il mio discorso...)





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A Ivan, Pippo e Debora: uniti, adesso

18 settembre 2012

Ci siamo battuti fin dalle primarie 2005 per il rinnovamento. Se non lo volevamo solo a chiacchiere, ora dobbiamo stare uniti. Anzi. Adesso. 




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De Magistris e Civati su Grillo e Favia

11 settembre 2012

Ho voluto fare due chiacchiere con Luigi De Magistris su Grillo e Casaleggio, perché il sindaco di Napoli li conosce bene. Parla anche della lista "arancione"





Pippo Civati invece candiderebbe volentieri Favia nel Pd. Ma non riesco a stanarlo su Renzi e le primarie, fa il vago.





permalink | inviato da marioadinolfi il 11/9/2012 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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