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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Le pagine della nostra vergogna

10 aprile 2007

Quelle che stiamo vivendo sono le pagine della nostra vergogna. L'Italia stritolata dalla sua ipocrisia, dall'incapacità delle sue classi dirigenti, dal ricatto reciproco che vince. Sulla vicenda dell'uccisione di Adjmal l'imbarazzo è totale. Quando Prodi è imbarazzato utilizza sempre l'accusa di "follia" in chi chiede banali chiarimenti. Il Polo attacca, vuole che si riferisca in Parlamento, ma il Professore ha il suo asso nella manica e lo dichiara al suo cantore che scrive su Repubblica nei momenti in cui serve, Marco Marozzi, embedded personale del premier: "Noi siamo un libro aperto, vorrei che fosse altrettanto per tutti gli altri casi del genere". E D'Alema: "Siamo pronti a dar vita ad una commissione d'inchiesta su tutti i sequestri avvenuti in Afghanistan e in Iraq. Anche eliminando il segreto di Stato".

L'avvertimento è partito, Berlusconi bagna le polveri ai suoi in nome del "buon nome dell'Italia", l'unico che non si fa condizionare è Gino Strada che racconta dei quattro miliardi di vecchie lire pagati dal governo per avere Torsello libero, come direbbe Karzai "per salvare il governo".

Oggi è il 10 aprile, un anno è passato dalla strana notte elettorale che strappava il governo a Berlusconi e lo consegnava a Prodi. E' cambiato poi molto?

In me cresce la sensazione di disgusto e la convinzione che l'unica salvezza sia in una palingenesi che azzeri questa classe dirigente vecchia, inaffidabile, ipocrita, menzognera, ricattata e ricattatoria, arrogante, delegittimata. Sempre la stessa da trent'anni, la stessa del piattino spiritico di Gradoli e la stessa dei miliardi piovuti chissà da dove per costruire un impero economico poi imperniato sul dominio dei media e della televisione, la stessa dei riscatti pagati e delle liberazioni di terroristi, se c'è da evitare che muoia un italiano e con esso il fragile equilibrio che sulla politica estera tiene insieme il governo. Quanto agli afghani, che muoiano o vengano incarcerati, poco importa.

Non chiedeteci ancora di credere in loro. Non gli crediamo più, non crediamo più. Tanto è chiaro che la verità non ce la raccontano mai.

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