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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


La faglia nella nostra generazione

29 aprile 2007

Il dramma di questi dirigentucoli politici di oggi, che secondo il nostro sondaggio pubblicato in questa home page hanno fatto il partito democratico "per prolungare di dieci anni la loro vita politica", è che hanno capito che devono fare in modo di apparire interessati al ricambio generazionale.

L'esito è che i Ds hanno messo su qualche dozzina di obbedienti segretari locali del partito che abbiano meno di quarant'anni, mentre la meno elastica Margherita pensa di trovare la soluzione inventando una sorta di portaparola da mandare in giro qua e là: si tratta di Matteo Renzi, cooptato da Lapo Pistelli alla presidenza della provincia di Firenze e liberatosi rapidamente del giogo per scegliersi quello più utile di Francesco Rutelli. Che lo ricambia ordinando al portavoce Michele Anzaldi di piazzarlo nel circuito della comunicazione come "simbolo" del rinnovamento della Margherita.

Invasioni Barbariche, Primo Piano, qualche citazione sul Corsera, sempre cose poco memorabili. Matteo non funziona, qualche brutta figura, nessuna incisività. Succede, ai cooptati: non possono permettersi di giocare con l'estro, non devono spiacere a chi li ha piazzati. Arriviamo a un articolo inviato da Renzi a Repubblica, che perfidamente lo pubblica nella rubrica delle lettere. Leggiamo l'elogio della nuova generazione al potere. Matteo fa qualche nome:

"Mediaset è guidata da Piersilvio Berlusconi; Matteo Colaninno, guida i giovani di Confindustria; Luca Garavoglia guida la Campari; John Elkann è da poco diventato presidente di Ifi".

Tranquilli, l'unico che non conoscete, Garavoglia, è il figlio del proprietario della Campari.

Non c'è niente da fare, questa nostra disastrata generazione dei nati negli anni Settanta e Ottanta, è attraversata da una faglia: da una parte i figli di, i cooptati e gli aspiranti tali; dall'altra quelli che pensano che l'unica speranza di affermazione per noi trentenni carichi di idee nuove e ricche è il conflitto con le idee povere e vecchie delle generazioni esauste che c'hanno preceduto e stanno provando a garantirsi ancora un futuro di potere utilizzando qualcuno di noi come utile idiota o come figlio obbediente che non metta in crisi l'assetto oligarchico.

Figli di contro figli di nessuno. Dovremo essere figli di puttana, per farcela, questo sia chiaro. Comunque, diranno che lo siamo. Tanto vale, smettere di fare i bravi ragazzi. Anche Matteo Renzi, una volta, la pensava così.

Ma, attenti, il potere degli altri sa corrompere.

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