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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Sono geloso di voi

6 giugno 2007

Cavolo, ho aperto l'esperimento di blog plurifirme e mi fate duecentottantuno commenti su tre articoli vostri e non miei? E uno fatica quattro anni e poi un Tolardo mi va da solo a centoventicinque commenti? Meno male che ieri ho messo le cose a posto, ne faccio sempre di più io. Comunque, sono geloso di voi.

UN CREDO DA ARIA DI RIVOLUZIONE
di Timoteo Carpita* per www.marioadinolfi.it

Ve le ricordate le parole di Ivan Benassi (Stefano Accorsi) in Radiofreccia (per rientrare nelle 3000 battute vi rimando a youtube).

Molti staranno pensando “che accozzaglia di luoghi comuni, che mediocrità, Neri Marcorè lo imita proprio bene l’autore di queste frasi, Luciano Ligabue: uno che vuole fare la morale e gli riesce male.”

Forse si. Io non voglio elogiare per nulla Ligabue.

Dico solo che a prescindere dal cantautore di Correggio che l’ha scritte, queste parole comunicano molto con una semplice formula, e hanno scosso il me di allora 11enne(correva l’anno 1998). E da allora me le porto dietro. Magari un po’ riviste, su misura per me.

Così io, da un eventuale RadiOnda:

“Oggi ho avuto l’ennesima discussione con un amico. Lui è uno di quelli bravi, bravi a credere che viviamo in un paese di merda in cui tutto fa schifo. E che è inutile credere che si possa cambiare qualcosa. A cominciare dalla politica. Chi ci crede non crede in niente.

Beh non è vero. Anche io credo.

Credo nell’estro di Roberto Baggio, e nei precetti musicati di Franco Battiato

Credo alla suoneria particolare che mi dice che mi sta chiamando mio padre cui ancora dipendo economicamente. E penso in parte anche a causa di questo paese.

Credo che anche tutti quei bambini uccisi in fasce dai proprio genitori in presa al delirio si meritavano una vita terrena. E credo che lo stato debba studiare questa società degenerata oltre ogni limite per cercare di curarla.

Credo che un Milan come quello di Maldini, Seedorf, Inzaghi abbia vinto molto. E sia ora di ringiovanirlo.

Anche io credo che non sia tutto qua e che bisogna fare i conti con quello che c’è qua. Ma prima di tutto credo che bisogna trovare un centro di gravità permanente.

Credo che se mai avrò una famiglia, sarà dura tirare avanti con 900 euro al mese; però credo anche non molto remota un’emigrazione all’estero se non riesci a cambiare le cose senza leccare culi.

Credo che c’è un senso di rabbia dentro, ma anche che, i Bluvertigo e similia, qualche b(u)on amica (e non Federica), il calcio, il mare, le stronzate con gli amici, qualche soddisfazione all’università, beh ogni tanto questa rabbia me la placano.

Credo che la voglia che ho avuto di scappare da un paese con 20mila abitanti, ha significato che ho avuto voglia di scappare da me stesso. E credo che da me non ci sarei scappato nemmeno se fossi stato Marco Pantani.

Credo che per credere in certi momenti ti serve molta energia. Come nel credere nel partito democratico che stanno costruendo.

Credo che pensando al politikòn italiano attuale, più di ogni altra cosa voglio che questi si tolgano dai coglioni. E credo che questi che in media da trent’anni non schiodano il loro culo dalle poltrone, non lo faranno mai spontaneamente.

Credo che affinché ciò avvenga bisogna essere in tanti.

Credo che il nostro futuro passi da un partito democratico , ma che sia realmente tale.

Per questo credo che ci dobbiamo battere da subito per questa causa.

Credo che quest’estate ci giochiamo una gran fetta del nostro futuro.”

E forse, ciò detto, avrei messo, anche io come Freccia, Rebel Rebel di David Bowie(1974).

Anzi no. Avrei messo Aria di rivoluzione di Franco Battiato (1989).



Timoteo Carpita ha vent'anni e studia Economia politica alla Luiss. Diviso tra la verdeggiante umbria e lo stretto di Messina a causa di una madre umbra e un padre siciliano, vive ormai da un anno a Roma. Ama più di ogni altra cosa il mare, e poi il pallone e annusare quotidiani e libri (oltre che leggerli)




permalink | inviato da marioadinolfi il 6/6/2007 alle 8:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (70) | Versione per la stampa

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