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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Diario di un candidato alle primarie - Day 20

7 agosto 2007

Leggete bene i giornali, che c'è da divertirsi. Io oggi ho fatto notare una chicchetta con una dichiarazione, eccola:

PD/ ADINOLFI: IN QUESTI GIORNI DI VELENI D'ALEMA DOVE STA?
07-08-2007 10:46
Esiste rissa sotterranea tra veltroniani e dalemiani...

Roma, 7 ago. (Apcom) - "In questi giorni di veleni Massimo D'Alema dove sta? Non credo sia alle Maldive con Veltroni, dunque, dopo aver visto il dalemiano Umberto Ranieri schierato in prima fila con Letta, arriva l'altro dubbio: ma l'asse tra D'Alema e Veltroni esiste?". Se lo chiede Mario Adinolfi, candidato alla guida del partito democratico, nel corso di un'iniziativa nel terzo municipio di Roma del comitato Si Può Fare, presieduto da Michela Murgia.

"Leggo oggi un'intervista interessante di Goffredo Bettini, il senatore che invitava a non spargere veleni. Il kingmaker di Veltroni - sottolinea Adinolfi - ha qualche sasso da togliersi dalle scarpe e, costruendo un paragone con le classi dirigenti del passato, se la prende con 'chi, tra noi, ha la pretesa di parlare ai posteri, nani con la convinzione di poter esercitare poteri monocratici', evidenziando che 'Veltroni, Bindi e Letta possono voltare pagina'. Sono l'unico a leggere nelle parole di Bettini una pesante chiamata in causa del rivale di sempre, Massimo D'Alema? E, a proposito, D'Alema in questi giorni di veleni dove sta? Non credo sia alle Maldive con Veltroni, dunque, dopo aver visto il dalemiano Umberto Ranieri schierato in prima fila con Letta, arriva l'altro dubbio: ma l'asse tra D'Alema e Veltroni esiste?".

"Questi scenari - prosegue il giovane blogger - non c'interessano più di tanto, perché il Pd deve servire ad andare oltre la solita zuffa tra i compagni di scuola, per citare Andrea Romano. A noi interessa parlare di temi concreti, come quello indicato dalla presidente del nostro comitato, Michela Murgia, che prova da settimane a spiegare che l'accordo sulle pensioni, che costerà 10 miliardi di euro, verrà pagato in prevalenza dall'aumento dei contributi ai parasubordinati. Cioè meno soldi a chi lavora nei call center, dove ha lavorato Michela raccontando l'inferno e traendone unlibro best seller che sta diventando un film. I nostri problemi veri e concreti sono questi, per questo ci battiamo con una candidatura alternativa, per questo proponiamo quota 100 come nostra riforma della previdenza. Ma certo la rissa sotterranea tra veltroniani e dalemiani è uno spettacolo che dà un certo gusto, specie se azionata da chi invita a non spargere veleni".

Quello che conta veramente è questo paragrafo finale, con Michela che ci regala la sua esperienza per fotografare la grande ingiustizia di questo paese: far pagare il diritto ad andare in pensione oggi a 58 anni, prelevando soldi dalle tasche di chi sta peggio, cioè dai parasubordinati. E' il primo approfondimento sul punto programmatico decisivo di Cento, due, zero. Questo il messaggio di oggi della nostra presidente del comitato Si Può Fare:

Quando è uscito l’accordo pensionistico di cui Letta è stato mediatore, ho letto da dove intendevano prendere le risorse per far fronte a una esigenza di DIECI miiardi di euro in dieci anni, e sono rimasta di sasso. La principale “risorsa interna al sistema pensionistico” risultava infatti essere l’aumento annuo da uno fino a tre punti percentuale della contribuzione nei contratti parasubordinati. I precari pagheranno più contributi, e la cosa viene presentata come miglioramento della prestazione pensionistica per i giovani parasubordinati. A parte che i parasubordinati ce ne sono di ogni età e pensarli solo giovani denuncia una posizione ideologica - chiamarlo miglioramento è un atto di ipocrisia. E’ vero in linea di principio che aumentando i contributi aumenterà anche il monte versamenti per la pensione, ma in questo caso è uno specchietto per le allodole.

I contributi dei precari da ora risultano indispensabili per mantenere l’irresponsabile promessa di pagare pensioni a una generazione intera per un tempo statisticamente pari o superiore alla metà della vita lavorativa. E se sono indispensabili, significa che i precari servono, e serve che restino tali per almeno dieci anni per poter mantenere un accordo altrimenti insostenibile. E’ evidente che questo comporterà l’assenza di qualunque politica seria indirizzata a ridurre sia il numero dei precari attuali che il fenomeno del precariato in crescita. E’ anzi più conveniente per il sistema pensionistico che i precari aumentino. E’ evidente che non si può considerare quello un buon accordo e allo stesso tempo fare promesse ai precari.

Ma i candidati cosa hanno detto in merito?

Bindi:  L'accordo sulle pensioni e' una pagina di riformismo equo.
Letta:  Aver scommesso sulla fatica della concertazione era un rischio calcolato ma positivo.  
Veltroni: La positiva conclusione del confronto sulle pensioni è un primo passo importante del nuovo patto tra le generazioni che credo sia la principale sfida dei prossimi anni.

Michela Murgia
presidente del comitato Si Può Fare


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