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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Mezzi di comunicazione e libertà limitata

11 dicembre 2007

Lo spunto lo prendiamo dalla vicenda Ferrara-Luttazzi, è inevitabile. E, soprattutto, dalla lettera del direttore del Foglio a Repubblica, dove spiegava sostanzialmente che la libertà ha dei limiti, anche la libertà di satira, limiti ancor più evidenti quando si sceglie un mezzo come la televisione generalista. Ed è questo il punto che mi interessa discutere con voi: è vero o no che, a seconda del mezzo di comunicazione che si utilizza, il territorio della libertà utilizzabile si allunga o si accorcia?

C'è di mezzo un elemento, che è centrale nella riflessione di Ferrara: il denaro.

Tutto passa attraverso il paradosso di Lenny Bruce, piegato alla strana guerra per bande della televisione nostrana. Scrive l'Elefantino: "Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell´outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l´assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l´ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi". E ancora: "La tv, come i giornali, è uno spazio in cui gli editori investono, e giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo, come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti".
 
E adesso, allontaniamoci un poco dalla vicenda Luttazzi. E proviamo a scorgere le opportunità offerte da un territorio che non è mercificato e, non a caso, non è citato da Ferrara. Che indica in "tv e giornali" lo spazio in cui "gli editori investono", lasciando da parte internet. Lasciando da parte noi. Lasciando da parte i blog.

Rendiamocene conto: questo territorio è libero. In questo territorio, mezzo di comunicazione ambizioso quanto mai nel messaggio che contiene, non c'è editore e non c'è sanzione (se non quella del codice penale). In questo territorio scorre una libertà tecnicamente "senza limiti", perché i limiti sono quelli che ci auto-imponiamo. La soluzione è dunque quella di rinchiuderci nei nostri blog?

Lo spiegavo qualche giorno fa: la risposta è no.

La soluzione è quella di coltivare nei nostri blog la tentazione di una libertà che corroda davvero i residui cardini che tengono insieme un sistema di potere che reagisce tutto unito appena avverte la sensazione di essere concretamente minacciato. Quello che mi impressiona è la reazione unanime di "quelli che contano" alla vicenda Luttazzi. Dal sito senza commenti (dunque un non-blog) di Luca Sofri alle colonne di Aldo Grasso, papa della critica televisiva, che non a caso dei blog scriveva (sempre non a caso sul Foglio, il 22 settembre scorso): "Per millenni la comunicazione è stata verticale: una fonte da cui discendono i fiumi del sapere. La Rete fa saltare le gerarchie, il grande scrittore, il grande giornale, vale come un ragazzino che dice la sua, che fa un copia-incolla da un sito all'altro". Questa "libertà del ragazzino" appare intollerabile.

Invece noi dobbiamo portare questa "libertà del ragazzino" sugli altri mezzi di comunicazione: dobbiamo portarla in televisione, dobbiamo portarla alla radio, dobbiamo portarla sui giornali. E' questa "libertà del ragazzino" che è impagabile, perché non pagata. E dunque libera davvero, libera senza limiti. E va rispettata. Desiderata. Invocata. Persino da un editore, se ce ne fossero di illuminati davvero.

E allora il modello non è la cirrosi solitaria e anarchica di Lenny Bruce, come il modello non è il rinchiudersi nel ghetto della blogosfera. L'obiettivo è prepotentemente rompere gli argini, invadere con questa nostra idea di libertà i luoghi incancreniti del potere: politica e mass media. Noi dobbiamo opporci con nettezza al conformismo di questi vecchi arnesi, con l'avventata profezia della "libertà del ragazzino".

In questo senso, abbiamo un'ambizione da coltivare, di cui prendere ancora pienamente coscienza, ma dobbiamo farlo per non buttare alle ortiche la nostra rivoluzione del web, che è alla sua alba solo in Italia, ma che altrove già ha modificato i ritmi della vita pubblica e del dibattito culturale sull'idea stessa di libertà.

Che è un bene che su queste pagine abbiamo imparato a rendere impagabile. 





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permalink | inviato da marioadinolfi il 11/12/2007 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (117) | Versione per la stampa

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