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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Televisione direttista (e non solo)

28 aprile 2008

La mia amica Anna Masera ha scritto ieri su La Stampa che la democrazia diretta è in realtà populismo. L'ha scritto prendendo spunto dal V2-Day di Beppe Grillo che ha riempito in modo straordinario la piazza della città in cui Anna abita e tutta quella gente che grida a comando gli insulti proclamati da un comico, lo ammetto, può far paura.

Resta un problema: se la forma della democrazia diretta rischia di trasformarsi in populismo, in cosa rischia di trasformarsi l'attuale forma della democrazia rappresentativa?

Non darò la stessa risposta di Grillo, che sostiene l'equiparazione tra l'attuale contesto e il fascismo. Io so che c'è una differenza, una differenza significativa, tra qualsiasi forma di totalitarismo e questa forma di democrazia. Ma so allo stesso tempo che questa forma di democrazia è profondamente insufficiente. Lo so da tanti anni, lo scrivo da tanti anni, mi batto in nome della democrazia diretta da tanti anni, dal 2001 abbiamo innalzato un simbolo direttista che è la chiocciola di internet ed ora la battaglia direttista la proseguiamo insieme a tutti coloro che sanno che la democrazia è valore-in-sé e ora questo valore-in-sé è a rischio, perché prevale in molti l'idea che si possa fare a meno della democrazia se questa pregiudica l'efficienza. Ecco, è questa l'anticamera di ogni fascismo.

C'è una porzione politica della battaglia direttista (presenza di Democrazia Diretta in forma autonoma alle elezioni dal 2001 al 2003, lotta direttista con candidatura interne al centrosinistra alle elezioni del 2004 e 2005, costruzione da protagonisti della casa comune del Partito Democratico con Generazione U dal 2006, con il passaggio decisivo delle primarie 2007 e delle elezioni 2008). C'è poi il segmento mediatico di questa battaglia per la consapevolezza, forse il segmento più importante, aperto nel giugno 2003 con l'ingresso dei blogger direttisti nella comunità del Cannocchiale e l'indubbio successo che questa operazione ha avuto trasformando decine di giovani e giovanissimi provenienti da DD e GU in opinion leader autorevoli della blogosfera.

C'è poi un azzardo tutto personale, che ha a che fare con il mio mestiere, che è portare l'idea direttista nella costruzione del mezzo di comunicazione che ha nei presupposti l'approccio opposto: la televisione. Una sorta di "attacco al cuore" del sistema mediatico che procede per meccanismi top-down e punta sullo spettatore come oggetto inerte di un flusso di comunicazione. L'azzardo è trasformare lo spettatore-oggetto in spettatore-soggetto di tale flusso, renderlo centrale nell'azione e nello svolgimento della riflessione televisiva. E' un'operazione che ho sperimentato su Mtv con Pugni in Tasca, di fatto utilizzando il blog come "stazione di scambio" e ricordo ancora con piacere la prima puntata, quella con il ministro Fioroni messo a contatto con gli studenti che lo contestavano.

Ora forzo ancora di più la mano, grazie alla libertà garantita dalla televisione satellitare dove faccio il vicedirettore: per la prima volta nella storia della tv nazionale, la settimana scorsa abbiamo aperto le linee telefoniche ai telespettatori, abbiamo inviato reporter a registrare "l'analisi del voto" dei cittadini comuni, abbiamo mescolato le loro opinioni a quelle dei big della politica. In tv il telespettatore viene utilizzato al massimo come opinionista sportivo o risponditore di quiz idioti, io (tra i dubbi anche di qualche amico e collega) volevo e voglio trarre da lui il meglio della sua capacità di riflessione. La sfida è stata vinta, sono arrivate opinioni di grande qualità da tutta Italia, senza alcuna forma di filtro e senza limiti di tempo per chi interviene, tra una telefonata di Leoluca Orlando e una di Francesco Storace e nessuno ha notato la differenza: tutti sullo stesso piano.

Ripetiamo l'esperimento oggi, allungando il tempo a disposizione di questo esempio di televisione direttista: centocinquanta minuti dalle 17 su Nessuno Tv (canale 890 di Sky, anche in streaming) faremo insieme l'analisi del voto per il Campidoglio e oltre a commentare qui potrete intervenire in diretta chiamando il numero verde 800.19.86.67.

La trasformazione che può regalarci la democrazia diretta è quasi quella della fata di Cenerentola: da oggetti di indifferenza a soggetti del gran ballo. Questo mio approccio alla politica e alla televisione non piace a tutti, il critico televisivo Aldo Grasso a ogni apparizione mi bastona e per sovrappiù mi ha bastonato anche come candidato alle primarie, perché sono "un blogger" e perché ho messo il mio telefono cellulare in rete a disposizione di tutti. Io ho risposto con un "Aldo Grasso non conta più un cazzo", piuttosto maleducato e allora lo invito a prendere quel caffè che ci siamo promessi via Magazine del Corsera, magari uno convince l'altro.

Ma Grasso e Masera e quelli che dicono che "la democrazia diretta è populismo" o "la cultura non la fa il popolo" sono in buona fede, solo una cosa devono spiegarmi: sicuri, proprio sicuri, che una politica o una televisione o una cultura che mantengono la loro dimensione di élite-che-parla-a-una-platea-che-ascolta, stiano dando buona prova di sé? Possibile che il pensiero debba seguire solo la direttrice verticale e non possa invece espandersi più efficacemente (mi verrebbe da dire, più naturalmente) seguendo il percorso orizzontale con eguali opportunità di incidenza per tutti e per ciascuno?

Non è, in fondo, di questa idea di uguaglianza delle opportunità che è intrisa la stessa ragione d'essere della civiltà occidentale? Non ammainiamo questa bandiera di égalité, spingiamone più in là i confini, altrimenti arretreremo drammaticamente e il pericolo dietro l'angolo non è la democrazia diretta e il populismo, ma l'assenza di democrazia e il totalitarismo.

Io, per quel poco che conta, continuerò a dare battaglia. Qui, in politica, sui mezzi di comunicazione, nel contatto interpersonale. Ognuno è decisivo, anche una sola persona, basta che non sia una persona sola.



permalink | inviato da marioadinolfi il 28/4/2008 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (164) | Versione per la stampa

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