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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


A Cristiana, ai Piombini e poi basta così

5 luglio 2009

Mi ha fatto quasi male leggere le frasi scritte sulla candidatura Marino da Cristiana Alicata, forse la leader under 40 più applaudita al Lingotto, da cui mi divide molto ma non l'idea della democrazia. Cristiana è venuta ad ascoltare la mia presentazione al circolo Pd della Muratella, pur essendo animata da un pre-giudizio negativo sul mio conto. Abbiamo discusso ed è stato bello così.

Oggi Cristiana scopre l'ovvio, quello di cui abbiamo scritto qui per giorni, provando ad avvertire i cosiddetti "Piombini" di molti dei quali mi considero sinceramente amico: insomma, il padrinato di Goffredo Bettini sulla candidatura di Ignazio Marino non poteva non pesare. I Piombini lombardi non se ne rendono conto, ma Cristiana ed io siamo romani e sappiamo cosa significa "sistema di potere" in questa città negli ultimi quindici anni. Andatevi a rivedere la puntata di Report sui palazzinari e così ne avrete un'idea anche voi.

L'introduzione a Cristiana la lascio a Diego Bianchi, alias Zoro, che racconta così la serata della presentazione di Marino: "Se per tutta l'intervista parli del valore della squadra, di quanto sia importante ascoltarla, di quanto sia imprescindibile averla, e al momento di fare i nomi di questa squadra invece che da Civati (il nome fino a quel momento associato in ticket a Marino) cominci da Bettini, padre fondatore del Partito (nominato più di ogni altro), per poi proseguire con Michele Meta (rodato quadro del partito romano da circa 30 anni), arrivando a Civati  quasi per inerzia, la cosa dispiace, il ticket che sapeva di nuovo viene mediaticamente stracciato dopo un solo giorno di vita, e il peso politico del regista diventa palese e ingombrante anche in un semplice elenco di nomi. Se poi a questa spiacevole sensazione s'aggiunge il siparietto descritto all'inizio con tanto di sfoggio del proprio ruolo di Geppetto da parte di Bettini, il disagio civilmente aumenta".

Ora Cristiana scrive sul suo blog: "Marino ieri ha fatto uno scivolone. Si è dimenticato per un attimo che era il campione del Lingotto e si è messo sotto l’ala protettiva di quella parte di apparato romano che è una delle cose che vogliamo cambiare, archiviare, superare". E ancora: "Caro Marino,le mie condizioni, quelle dei molti sms e mail (di giovani, di coordinatori di circolo, di militanti romani e NON solo) che ho ricevuto da ieri sono che la tua campagna elettorale a Roma sia gestita da quelli che si riconoscono nelle tue parole. Da quelli che ti hanno chiesto di candidarti e ti hanno in qualche modo lanciato al Lingotto. Lì c’erano i giovani, i circoli, i militanti. Non c’erano i vesuviani. Ti chiedo di chiedere all’apparato che ti appoggia di fare un passo indietro".

Qui scatta la piccola, tenera, risata? Ma Cristiana e i Piombini pensano che quegli apparati, che peraltro hanno ostinatamente ricercato prima di scegliere come battersi nella contesa congressuale, appoggino Marino "aggratise"? E che cavolo di apparati sono, apparati di filantropi? Puntano al potere. Ora rassicureranno Cristiana, Civati, Marino stesso: sanno farlo benissimo. Due pacche sulla spalla, due sorrisi. Già l'abbiamo vista questa storia a Roma, ricordate Piero Marrazzo? Che autonomia ha avuto nella gestione della Regione Lazio? Il potere non fa nulla gratis. Per cambiare radicalmente il Pd occorre batterne proprio le camarille di potere.

Qui c'è la distanza che separa da due anni il nostro gruppo e alcuni "ideologi" dei cosiddetti Piombini, che credono di doversi consolidare come élite cercando l'appoggio di altre élites, utilizzandole strumentalmente. Non capiscono che così facendo saranno strumenti loro stessi, perché Bettini e Meta non si fanno guidare da Sofri e Civati.

Noi direttisti pensiamo da anni che la soluzione sia solo nel tentare il colpo d'anca e buttare al tappeto gli apparati di potere, attraverso una chiamata diretta e priva di mediazioni oligarchiche ad iscritti ed elettori del partito, per restituirlo a loro rovesciando la piramide e governandolo con i sistemi di democrazia diretta, che peraltro rafforzano e rendono estremamente efficiente la leadership, che è la principale necessità del Pd nel conflitto politico con Berlusconi e le destre populiste.

ll nostro proposito è di più difficile realizzazione, che in Italia mettersi controvento comporta sempre prezzi pesanti da pagare, ma è l'unico che nel medio periodo può portare il Pd (e di conseguenza il paese) a cambiare radicalmente e per davvero. Le altre sono gattopardesche illusioni di cambiamento a cui spero le energie più libere e giovani del Pd sapranno sottrarsi.

Cari amici dei Mille, dei Piombini, del Lingotto, o di come vi piace di più essere chiamati (non postveltroniani, spero) quello che avevo da dirvi l'ho ripetuto ora fin troppe volte in questi due anni. Non fatevi fregare. Uniamoci in una battaglia vera di liberazione del partito dagli apparati di potere. Altrimenti avrete scelto, con Bettini ci stavate pure nel 2007, e allora è tutto chiaro e basta così.



permalink | inviato da marioadinolfi il 5/7/2009 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa

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