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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Cinque motivi per cui non voto Bersani

21 agosto 2009

Nino Bartoloni Meli sul Messaggero due giorni fa mi ha assegnato la "palma del più cattivo", sui blog circola l'idea che io voglia incattivire il dibattito congressuale nazionale, oggi un quotidiano campano mi ha anche fatto un titolo secondo cui avrei sparato contro Enzo Amendola, su cui non ho detto una parola, anche se spero che perda il congresso regionale per via dei suoi sostenitori.

In realtà trovo il dibattito precongressuale del Pd molto noioso, nessuno che spieghi perché Bersani sta cercando di abbattere Franceschini dalla segreteria del Pd, utilizzando tutti i mezzi e anche qualche mezzuccio. Io invece sul tema ho le idee chiare e provo a dirle senza troppi giri di parole, perché alle primarie è così che si fa, la democrazia diretta è roba tosta e chiunque abbia esperienza di primarie americane ne sa qualcosa.

Io sostengo la candidatura di Dario Franceschini alla segreteria del partito per una serie di motivi che ho elencato in una conferenza stampa di cui, se volete, è disponibile il video. A quel che ho detto lì non ho nulla da aggiungere. Voglio aggiungere invece qualcosa sul perché non voto Bersani e sul perché credo che il popolo del Partito democratico debba bocciare la sua ambizione di scalzare il segretario. Non uso cattiveria, non ne sono capace, di Bersani sul piano personale ho stima. Faccio una valutazione politica e la condivido con voi.

1. Pierluigi Bersani è il candidato preferito dalla destra: ha incassato endorsement espliciti da Umberto Bossi, Gianni Alemanno, Francesco Storace, la Compagnia delle Opere, Clemente Mastella e Comunione e Liberazione. Berlusconi stesso vede Franceschini come il fumo agli occhi, lo teme e i suoi lo attaccano spesso duramente. Il Cavaliere preferisce un ex comunista dell'Emilia Romagna come rivale perché sa che un ex comunista non vincerà mai le elezioni in questo paese.

2, Pierluigi Bersani è sostenuto da Massimo D'Alema e con lui prefigura un disegno politico di un partito a forte identità postcomunista, spostato a sinistra per lasciare libero lo spazio al centro per la nascita di un nuovo soggetto politico neodemocristiano a cui delegare il compito di intercettare voti moderati per costruire successivamente un'alleanza di centro-sinistra con il trattino. Questo schema politico, adatto al contesto dei primi Anni Novanta, è stato superato dall'intuizione prodiana dell'Ulivo prima e dall'idea del Partito democratico dopo. Tornare indietro sarebbe un grave errore oltre che un suicidio politico che consegnerebbe al soggetto centrista un potere enorme e non condizionabile, che probabilmente sarebbe utilizzato non per costruire alleanze a sinistra, anzi.

3. Pierluigi Bersani per rendere possibile il succitato scenario politico con Massimo D'Alema punta a una riforma elettorale sul modello tedesco, che schiaccerebbe il Pd nel ruolo che fu del Pds e, soprattutto, toglierebbe agli elettori il diritto di scegliere da quale maggioranza essere governati, schiudendo le porte alla Grosse Koalition per cui quell'area politica si batte da anni, secondo lo stile dei pizzini di Nicola Latorre in continuità con la Bicamerale dalemiana. Riconsegnare ai giochi di palazzo la scelta dei governi sarebbe un pesantissimo passo indietro per l'Itala.

4. Pierluigi Bersani non crede al partito delle primarie, vuole un "partito-bocciofila" dove pesino soprattutto gli iscritti e di conseguenza i signori delle tessere, che non a caso sono in prima fila a sostenerlo, a partire dai detentori di decennali sistemi di potere nel meridione d'Italia come Antonio Bassolino e Agazio Loiero. Le primarie verrebbero depotenziate con la costruzione del cosiddetto "albo degli elettori", che altro non sarebbe che un sistema di tesseramento. L'intuizione del Pd è stata il consegnarsi alla democrazia diretta, al popolo delle primarie, che dove è stato possibile ha innovato la classe dirigente usando questa leva (non a caso l'apparato osteggiava Matteo Renzi a Firenze, Roberto Balzani a Forlì e tutti gli outsider che a decine hanno vinto primarie locali in questi due anni di vita del Pd).

5. Pierluigi Bersani vuole rompere i rapporti con Antonio Di Pietro, mentre io credo che l'unità delle opposizioni sia assolutamente necessaria e l'Italia dei Valori è un alleato da rispettare.

Non aggiungo nulla sul fatto che l'idea dalemiana di partito è novecentesca (non a caso i rinnovatori come Serracchiani, Sassoli, Barracciu e mettiamoci pure Adinolfi sono con Dario), che il metodo di puntare tutto sull'identità diessina è un errore strategico, che la vocazione maggioritaria è stata l'intuizione più efficace del Pd e ha portato a uno snellimento positivo della politica italiana, che il mescolamento di culture è il meglio che possiamo offrire al paese.

Io credo molto a un partito che va dalla Binetti a Cofferati, perché solo con un partito così si può tornare a governare l'Italia.
 
Il partito-bocciofila serve per rinchiudersi con i vecchi a guardare al tempo che fu, per provare a dare un senso a quella storia, anche se quella storia un senso non ce l'ha e l'unica cosa seria da fare è costruire il futuro.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 21/8/2009 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (74) | Versione per la stampa

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