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lookologa

Sono andato in Senato con giacca e cravatta, ma solo perché è obbligatoria. Ho detto a tutti che era per seguire i consigli della lookologa...


Sette ragioni per non eleggere Bersani segretario

19 ottobre 2009

1. Premessa. Pierluigi Bersani è una persona seria. E' stato presidente della Regione Emilia Romagna, è stato dirigente locale e nazionale di partito, è stato più volte ministro. Ha sempre fatto bene. Ma nella vita ha fatto sempre e solo politica, mai un lavoro vero: carriera nel Pci di Piacenza, dirigente della comunità montana, amministatore locale, presidente, deputato, ministro. Avviandosi ai sessant'anni, potrebbe accettare l'idea di favorire un ricambio. Invece no, corre per la leadership. E Bersani ha un'altra caratteristica, oltre quella di non aver mai veramente lavorato. Non è un leader.

2. Pierluigi Bersani, se eletto segretario del Pd, intende spostare a sinistra l'asse del partito e ricondurlo verso una schema di partito identitario "radicato sul territorio". In pratica, intende rifare il Pds. Il nucleo duro del Pds degli Anni Novanta a guida dalemiana è attorno a lui in questo progetto. Sarebbe come dire che negli ultimi dieci anni abbiamo solo perso tempo. In un progetto che Massimo D'Alema ha sempre politicamente e culturalmente osteggiato, su cui ora vuole rimettere macchina indietro. Il Pd con Bersani ridiventa Pds e punta a ridare senso a quella storia. Il Pd invece è nato per il futuro.

3. Pierluigi Besani, se eletto segretario del Pd, dopo averlo ritrasformato il Pd in Pds provocherà l'inevitabile fuoriuscita dei moderati dal partito. In molti saranno accompagnati all'uscita, chi resterà si ridurrà a cristiano-sociale. Un Pd identitario di sinistra, egemonizzato dal dalemismo, abbandonerà la vocazione maggioritaria puntando all'alleanza con un soggetto politico di centro che allargherà i suoi confini inglobando molti ex Pd. A quel soggetto politico verranno consegnate le chiavi degli equilibri politici italiani dei prossimi anni. Un errore strategico imperdonabile, che proverà a essere rafforzato anche con una legge elettorale sul modello tedesco. Non a caso Bersani ha indicato come priorità della propria azione appena eletto segretario, la battaglia per la riforma elettorale. Il Pd è altra cosa, è incrocio di culture, non tollera nuclei dure e posizioni egemoniche, è forte nella varietà e nella sua complessità. Con Bersani segretario questa sfida sarà accantonata.

4. Pierluigi Bersani, se eletto segretario del Pd, dopo averlo ritrasformato in Pds e avendo provocato la fuoriuscita dei moderati verso un soggetto politico di centro, non potrà non dare soddisfazione ai tanti potenti alleati della sua mozione che non tollerano il metodo delle primarie. Quelli che dicono che "il segretario devono eleggerlo gli iscritti" ben sapendo che gli iscritti e le tessere si fanno a pacchi in tre-quattro regioni del Mezzogiorno controllate dai soliti signorotti. Si terranno in piedi forse primarie farsa, togliendo il diritto a chiunque di andare a votare riservandolo solamente a chi si iscrive ad appositi "albi degli elettori" del Pd. Eppure le primarie e la democrazia diretta sono nel dna del Pd, cancellarle e riconsegnare il potere ai signori delle tessere impedirà qualsiasi rinnovamento non cooptativo. Solo attraverso le primarie classi dirigenti nuove e giovani sono riuscite ad imporsi, almeno a livello locale, in uno scontro politico con i detentori degli equilibri pre-costituiti. Bersani segretario cancellerà questa occasione, ricalcando un modello novecentesco di partito in cui il giovane dirigente promosso è il dirigente obbediente.

5. Pierluigi Bersani, in questa ottica, ha presentato alla guida delle sue liste alle primarie molti detentori di questa stratificata condizione di potere neofeudale all'interno del partito, i cui simboli sono i governatori meridionali Antonio Bassolino e Agazio Loiero, detentori di paurosi pacchetti di tessere che si contano a decine di migliaia, in luoghi peraltro dove il consenso al Pd è in netto calo. Bersani segretario dovrà pagare le cambiali politiche firmate a questi suoi grandi elettori. Il Pd che ne conseguirà sarà immobile rispetto alla sfida del radicale rinnovamento che invece dovrebbe raccogliere.

6. Pierluigi Bersani può contare su una serie di imbarazzanti sostenitori extra-Pd che vanno da Giovanni Consorte a Riccardo Villari, fino a tutti i leader della destra (Bossi, Calderoli, Brunetta, Mastella, Gasparri, Cl con l'agglomerato di interessi della Compagnia delle Opere e persino Storace hanno apertamente espresso sostegno alla sua candidatura) compreso Giuliano Ferrara che spera nel nuovo segretario per fare un accordo per restaurare l'immunità parlamentare, soluzione già esplicitamente auspicata da bersaniani come Marco Follini. Più in generale, tutti i tifosi bersaniani vicini al berlusconismo sperano nel cambio di segreteria e nell'attitudine di Massimo D'Alema all'inciucio con il premier "per il bene del paese". Di certo Silvio Berlusconi considera Bersani un segretario con cui avviare un "dialogo" per ottenere un'opposizione meno dura al governo.

7. Pierluigi Bersani sarebbe un segretario che non è un leader, riporterebbe il Pd allo schema del partito-bocciofila Pds, annullerebbe la rivoluzione della vocazione maggioritaria e delle primarie, dovrebbe cambiare cambiali politiche ai signori delle tessere, non potrà costruire un radicale rinnovamento non cooptativo del partito, offrirebbe un segnale di disponibilità all'inciucio con Berlusconi. Ma in più c'è un elemento simbolico, che racchiude tutti i limiti dell'aspirazione di Bersani alla segreteria. Nelle liste che sostengono Bersani e il suo candidato alla segreteria regionale del Lazio c'è Salvatore Carai, sindaco già pidiessino di Montalto di Castro. Carai è quel sindaco che nel 2007 anticipò le spese legali agli stupratori di una ragazzina e davanti alle proteste di Anna Finocchiaro la apostrofò con un: "Talebana del cazzo". Carai, in nome della fedeltà ai leader territoriali dalemiani, si è preso una bella rivincita. Anche alle primarie del 2007 era stato messo in lista, ma l'allora segretario dei Ds Piero Fassino lo costrinse a ritirarsi. Stavolta Bersani lo mette in lista, lo ha già eletto alla Convenzione  e lo riabilita. Gli stupratori sono liberi "in prova". Il processo è sospeso e si farà nel 2012. Sono tanti questi due anni passati nel Pd. Ora vogliono cambiarne l'identità. Non consentiamoglielo. Non c'è il bisogno di dare senso a una vecchia storia. Bisogna liberarne il futuro. Per questi motivi so che il popolo democratico non eleggerà Bassolino e Loiero, non eleggerà D'Alema e Latorre, non eleggerà Carai. Non eleggerà Bersani segretario. 




permalink | inviato da marioadinolfi il 19/10/2009 alle 10:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (84) | Versione per la stampa

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