Una dichiarazione e un articolo
27 ottobre 2009
ADINOLFI A BERSANI: NELLA COSA 3 SI FA FATICA A STARE
"Chi festeggia la fuoriuscita di Rutelli mostra un tic antico"
"Francesco Rutelli era il segretario della Margherita, che insieme ai Ds ha dato vita al Partito democratico. Se se ne va il segretario della Margherita, il Pd somiglia un po' di più al Pds". Mario Adinolfi avanza una richiesta al neosegretario: "A Bersani chiedo di farsi carico concretamente della necessità di dimostrare che il suo Pd è una cosa diversa dalla Cosa 3 immaginata da Massimo D'Alema, perché è chiaro che nella Cosa 3 chi ha una radice diversa da quella pidiessina fa fatica a starci. Bersani avrebbe dovuto spendersi di più per trattenere Rutelli, non vorrei che in sostanza la linea di chi ha vinto il congresso sia quella di spingere i 'non omogenei' verso la porta d'uscita del Pd. Ovunque, in rete e non solo, spunta un tic antico e c'è chi festeggia la fuoriuscita di Rutelli. Io lancio un appello al già segretario della Margherita affinché ritorni sui suoi passi. Mi sembra che ad oggi un appello del genere l'abbia lanciato solo io ed è un fatto grave".
COSI' SI FERMA IL RINNOVAMENTO (Mario Adinolfi per il Tempo)
Pierluigi Bersani è il segretario del Partito democratico eletto con
le primarie, il segretario del mio partito, non il segretario per cui
io ho votato. Nel mio circolo di via dei Giubbonari io ho preferito
depositare una scheda azzurra con la preferenza per Dario
Franceschini, sperando di affrancare il Pd dalla sua radice più
marcata, quella postcomunista. Ho notato che a destra invece si
invocava una vittoria di Bersani sperando in una ripresa di dialogo
del centrosinistra con la maggioranza di governo. Credo che
quest'attesa resterà delusa. Ma la vittoria dell'ex ministro di Romano
Prodi è comunque piena di spine.
La prima questione non facile da dirimere è quella delle scissioni.
Bersani ha provato ad esorcizzarla con una dichiarazione secca: "Non
ci saranno scissioni". Due ore dopo Francesco Rutelli ha annunciato il
suo viaggio verso Pierferdinando Casini "non subito e non da solo".
Per i diessini non è una sorpresa e un segmento degli iscritti al Pd
di matrice postcomunista ha festeggiato esplicitamente su Facebook la
dipartita del fu leader della Margherita, mostrando una tendenza
all'egemonia che provoca l'espulsione degli elementi dialettici. Un
impoverimento oggettivo della natura trasversale che aveva
caratterizzato i primi due anni di vita del Partito democratico, resa
plasticamente con l'arrivo alla segreteria nazionale di un figlio
della Democrazia cristiana emiliano-romagnola.
La seconda questione è quella del rinnovamento. Bersani ha la
cassaforte dei consensi (mezzo milione di voti) in due regioni del Sud
come Campania e Calabria dove Antonio Bassolino e Agazio Loiero
risultano essere i veri trionfatori di queste elezioni primarie, alla
faccia di ogni predica sulla necessitò per il Pd di cambiare facce per
essere credibile. Il che è vero sul piano esterno in termini di
competizione con la destra, ma la platea interna al partito sembra
caratterizzata da un istinto alla conservazione che per certi versi
preoccupa. Così Bersani ieri si è lanciato in una dichiarazione
sconfortante sul rinnovamento che andrà compiuto "con la protezione"
dei leader storici, cioè dei soliti noti della nomenklatura, secondo
una preoccupante logica da padrinato cooptativo.
Su tutto questo si innesta la terza e più importante questione: il 29
marzo si vota per le elezioni regionali, potrebbero essere già
elezioni decisive. E la débacle morale del caso Marrazzo rischia di
allungare un'ombra pesante sulla credibilità di una battaglia per
battere la destra di governo. Il Pd è arrivato al terzo segretario
nazionale in due anni. Bersani dovrà dimostrarsi di fibra forte per
reggere per tutta la quadriennale durata del suo mandato. Il suo
fallimento, peraltro, sarebbe la fine del partito. Massimo D'Alema
d'altronde utilizzando la faccia bonaria di Bersani è riuscito a
scippare a Walter Veltroni la creatura-sogno dell'ex sindaco di Roma.
Vedremo se sarà in grado di garantirgli un futuro politico degno.
| inviato da
marioadinolfi il 27/10/2009 alle 15:39 | |