Con la puntata di oggi di Finimondo (ospite Giorgio Ruffolo) taglio un traguardo professionalmente importante, quello delle mille interviste televisive. Da cinquantacinque mesi, dopo essermi dimesso da un posto rilevante e ben pagato nella pubblica amministrazione come direttore della comunicazione, punto tutto su questo mio hobby: chiacchierare con un tipo e ca(r)pirne qualcosa. Da Contro Adinolfi, primo programma tv a mia firma che ha vissuto un tempo eroico (le prime quarantasette puntate) in cui l'intervista si teneva nel salotto di casa con l'ospite che incredulo saliva le scale dopo aver citifonato e si ritrovava un gatto che girava in mezzo ai piedi e il divano letto spesso ancora aperto per via delle visite di mia figlia nel weekend, al periodo iperprofessionalizzato di Pugni in Tasca su Mtv, ora la mia intervista quotidiana a un personaggio si intitola Finimondo.
In questi cinqantacinque mesi la mia vita ha avuto un andamento da montagne russe, è successo di tutto. Ma qualsiasi cosa succedesse, io la mattina andavo a fare la mia brava intervista a qualcuno: è stata la costante vera della mia esistenza. Con dei momenti strepitosi.
Come quando Flavia Vento mi ha dato la sua opinione sulla data di caduta del muro di Berlino:
O quell'altra volta che è venuto a trovarmi Eugenio Scalfari
Per non parlare di Antonio Di Pietro e la sua simpatia
Di Paolo Villaggio e della sua amarezza
di Francesco Cossiga e della sua franchezza
di Jasmine Trinca e della sua bellezza
di Giampiero Mughini e la sua nettezza
di Paolo Guzzanti e il suo coraggio
di quella volta che ho intervistato Piero Marrazzo (e chi avrebbe mai immaginato...)
e della volta, quell'unica volta, che ho pianto in diretta, guardando Gianfranco Funari che dava l'addio cantando (malissimo) "A muso duro", perché quel vecchio con i capelli e la barba bianchi sono io.
Grazie a tutti voi, per l'attenzione di questi anni. Sono stati mille giorni belli.
| inviato da
marioadinolfi il 5/11/2009 alle 10:31 | |