Regionali, ora si deve uscire dallo stagno
3 gennaio 2010
L'Italia dei Valori ha proposto il mio nome, insieme a quello del senatore Ignazio Marino, per un ticket con il partito dipietrsta alla presidenza della Regione Lazio. Condivido l'esigenza, espressa pubblicamente dal senatore Stefano Pedica (coordinatore regionale Idv), di spingere il Pd ad accelerare sulla strada dell'indicazione del nome del candidato che sfiderà Renata Polverini. Pedica, segnalando le ipotesi di candidatura Marino e Adinolfi, ha anche fatto un passo in più: immaginare un ticket tra Pd e Idv. Questo, al di là dei nomi, mi pare un importante sviluppo.
L'idea che la sfida alla Polverini sia lanciata da un'accoppiata, unendo magari un giovane con un personaggio di maggiore esperienza e peso politico, non mi sembra sbagliata.
Di sicuro il Partito democratico deve rapidamente uscire dallo stagno. Ogni sassata nell'acqua, in questo senso, è utile. Bisogna fare presto. Il mio nominativo, ovviamente, è a disposizione del mio partito e della coalizione di centrosinistra. Io sono un militante del Pd che sul territorio del Lazio ha speso la sua azione politica e se posso essere utile darò una mano, almeno a chi la chiede. Continuo a ritenere che ci sia bisogno di una candidatura forte e, di fronte al'indisponibilità di Nicola Zingaretti (più che comprensibile) credo che il candidato migliore per battere Renata Polverini sia Paolo Gentiloni.
Se però il Lazio continua ad essere semplicemente un territorio dipendente da ciò che accade in Puglia, allora davvero abbiamo fatto giganteschi passi indietro. Appena due anni fa qui governavamo la regione, il sindaco di Roma si chiamava Walter Veltroni, il presidente della provincia Enrico Gasbarra. Vincevamo ogni elezione e sembrava una stagione destinata a durare. Possibile che in appena due anni il disastro sia stato tale da costringerci al ruolo di territorio dipendente da quel che accadrà in un'altra regione?
Spero che i dirigenti del Pd del Lazio, ma soprattutto la segreteria nazionale che se ne sta muta, ora prenda coraggio e parli, sciogliendo i nodi. Occorre coraggio e rapidità nelle decisioni. Consegnare anche il governo delle regioni a queste destre, significherebbe una disfatta senza precedenti: governo nazionale, sindaci delle principali città (Roma e Milano), maggioranza assoluta delle regioni sarebbero in mano a Silvio Berlusconi.
Sarebbe un disastro tale che la classe dirigente del Pd che l'ha prodotto potrebbe solamente presentare insieme dimissioni collettive e lettera di scuse. Per evitarlo dobbiamo fare presto e dobbiamo avere fantasia, guardando al tempo che cambia, ricordando che siamo nel secondo decennio del ventunesimo secolo e occorre raccoglierne la sfida.
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marioadinolfi il 3/1/2010 alle 23:4 | |