D'Alema lotta: "Quella tv non è affatto mia"
23 febbraio 2010
Sul Corriere della Sera la brava Monica Guerzoni racconta la sorte di Red Tv affermando che mi sono tolto qualche sassolino dalla scarpa. No, non era questo l'intendimento del mio pezzo di ieri. Se volevo solo tirare sassi, prendevo qualche bel macigno e mettevo in moto una valanga. No, io ho scritto quello che ho scritto per due motivi precisi. Il primo: salvaguardare il posto di lavoro, principalmente quello dei miei colleghi, stimolando gli "imprenditori" presenti nella compagine societaria a fare gli imprenditori, cioè a cercare i soldi e evitare a quattordici persone la riduzione allo stato di cassintegrati a zero ore evitando di dire stronzate dal titolo "la cassa integrazione come forma di resistenza". Noi (credo di parlare anche a nome dei miei colleghi) non vogliamo andare in cassa integrazione da lunedì e chiediamo a chi può di fare qualcosa (a partire dal Parlamento, dove sono ore decisive per la battaglia che ci riguarda). Secondo motivo per scrivere quel che ho scritto: avviare un ragionamento sul modo di fare comunicazione televisiva a sinistra.
Il mio era, insomma, un articolo di lotta. Sto lottando insieme ai miei colleghi per il posto di lavoro, sto lottando per un modo diverso di fare tv, meno prono e obbediente, più creativo e fantasioso.
C'è un leader della sinistra, raccontato sempre dal Corriere della Sera, che noi vorremmo in lotta con noi. E' il leader che ha voluto la trasformazione di Nessuno Tv in Red Tv, che ha messo due dei suoi in consiglio d'amministrazione (Matteo Orfini e Andrea Peruzy, segretario generale della Fondazione Italianieuropei), che ha dato il gradimento alla sostituzione del direttore, da Claudio Caprara al più obbediente Francesco Cundari. Si chiama Massimo D'Alema, non lo vediamo da quattro mesi e ieri ha dichiarato al Corriere della Sera, che ci ha fatto giustamente il titolo: "Quella tv non è affatto mia". Come dichiarazione di sostegno ai lavoratori in lotta non c'è male.
Forse mi sono perso qualche passaggio. Forse ci siamo chiamati Red Tv perché ci piaceva il rosso.
(quanto al clima in cui abbiamo lavorato negli ultimi mesi, è stato raccontato da Saverio Raimondo in questa trasmissione di satira su Red. Ovviamente la trasmissione è stata chiusa)
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marioadinolfi il 23/2/2010 alle 11:23 | |