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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Mokbel, Mambro, Fioravanti: la centrale nera

8 marzo 2010

Io ho conosciuto Gennaro Mokbel. Quando esattamente nove anni fa, nel marzo 2001, fondammo con un gruppo di amici Democrazia Diretta (con una premonitrice chiocciola di internet nel simbolo) con l'obiettivo di competere alle amministrative di quella primavera in totale autonomia, si avvicinò al nostro movimento questo strano personaggio. Noi avevamo tutti meno di trent'anni, la caratteristica di DD era questo: giovanissimi e teorici del rapporto diretto con i cittadini attraverso il web senza mediazioni. L'arrivo di Mokbel era anomalo: aveva più di quarant'anni e di internet non capiva nulla. Partecipò a un paio di riunioni e si appassionava solo agli elementi organizzativi. Poi un giorno mi diede un appuntamento in un bar di piazza del Gesù e mi fece uno strano discorso che mi portò a diventare sospettoso. Chiesi in giro di lui e un amico mi informò dei rapporti di Mokbel con l'eversione di destra e la banda della Magliana. Il mio istinto non aveva tradito. Non risposi più alle sue telefonate e il rapporto tra Mokbel si esaurì così.

In queste settimane ho letto, come tutti coloro che comprano i giornali, le intercettazioni di Mokbel e ho visto emergere il quadro che mi aveva atterrito: questo personaggio è un arrogante con una tendenza alla violenza verbale e fisica, che aveva insieme sete di denaro e di potere, mescolata a un vittimismo tipico degli ambienti dell'eversione nera. Soprattutto, però, emerge la tendenza a costruire una rete di rapporti che tuteli da ogni rischio: altro elemento tipico degli ambienti eversivi di destra. E così spuntano i rapporti con la massoneria al massimo livello ("Alle quattro e mezzo aspetto un trentatreesimo grado"), le infiltrazioni nelle forze dell'ordine ("Ho ottanta agenti a libro paga"). l'idea della politica come copertura perfetta ("Mi devo inventare un partito e poi facciamo come cazzo ci pare"), il legame con i vecchi camerati dell'eversione nera più dura.

E qui spunta un altro elemento, molto preoccupante, della vicenda Mokbel. Un elemento stranamente ignorato dai mass media, che lo relegano nelle pagine interne e senza titoli evidenti. Mokbel nelle intercettazioni afferma di aver speso un milione e duecentomila euro per "tirare fuori di galera" Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. E effettivamente, a riscontro di questa affermazione, intercorrono telefonate molto partecipi tra Mambro, Fioravanti, Mokbel e la di lui moglie Giorgia Ricci.

Nelle carte dell'inchiesta Fioravanti e Mambro vengono considerati veri e propri consulenti di Mokbel e della sua Alleanza Federalista. Fioravanti chiama la Ricci e gli indica la fondazione, tramite Oliviero Beha, di una lista civica nazionale. Francesca Mambro offre i suoi parenti per il tesseramento del nuovo partito e si spinge a proporre a Gennaro Mokbel di prendere una rubrica fissa sul quotidiano l'Opinione, diretto da Arturo Diaconale e infestato dagli scritti di Fioravanti e della stessa Mambro.

Rimettiamo in ordine i tasselli. Giusva Fioravanti e Francesca Mambro sono incredibilmente liberi, nonostante abbiano sulle spalle la condanna all'ergastolo per il più grave atto criminale mai compiuto nell'Italia repubblicana (la strage di Bologna) e complessivamente nove ergastoli per aver ucciso poliziotti, carabinieri, magistrati, ignari passanti, minorenni e camerati che potevano incastrarli. Gennaro Mokbel dice di aver speso un milione e duecentomila euro per tirarli fuori di prigione. Gennaro Mokbel ha legami con la massoneria, infiltra le forze dell'ordine, ha un senatore come "schiavo" e gli stessi Mambro e Fioravanti gli dimostrano deferenza, amicizia, gratitudine. Le telefonate intercettate tra le due coppie sono decine.

C'è da dormire sonni tranquilli? Io da anni vado scrivendo che esiste un grumo cancerogeno che ha attraversato trent'anni di storia italiana facendo stragi, uccidendo politici scomodi e non solo, autotutelandosi presso le istituzioni utilizzando anche una strana connivenza della stampa. Questo grumo accomuna eversione nera, massoneria, settori deviati dello Stato e quella storia tutta particolare e (de)scritta bene per ora solo nei romanzi che è la storia della banda della Magliana. Apriamo e chiudiamo parentesi: Mokbel ha finanziato e coperto la latitanza di Antonio D'Inzillo, il boss della Magliana e del sequestro di Emanuela Orlandi che uccise il Capo dei Capi della banda stessa, Renatino de Pedis. Due anni fa arrivò la notizia che D'Inzillo era morto in Brasile per epatite fulminante. Quando le autorità italiane chiesero due giorni dopo di vedere il corpo, la risposta fu che era impossibile perché era stato cremato a tempo di record.

Mokbel era a capo di una vera e propria centrale nera dell'eversione ancora attiva, ricchissima grazie al riciclaggio e capace di influenzare la politica, l'economia, la giustizia italiane? Questo è il punto di domanda. Giusva Fioravanti, temendo di ritrovarsi nei guai dopo le decine di telefonate intercettate, l'ha subito bollato come un "mascalzoncello di quartiere". Una definzione alla Bettino Craxi dopo l'arresto di Mario Chiesa. Io domando: può un "mascalzoncello di quartiere" organizzare il riciclaggio del secolo che inguaia Silvio Scaglia e Fastweb, determinare l'elezione di un senatore, esprimere un padrinato su un altissimo manager nominato da Alemanno (Stefano Andrini, anche lui terrorista nero, condannato per tentato duplice omicidio negli anni Novanta), finanziare la latitanza del più pericoloso boss ancora in vita della banda della Magliana (anche lui ex terrorista dei Nar), avere milioni di euro nascosti in diamanti e opere d'arte, senza che questo scuota le coscienze di un paese che ha ancora paura di quel grumo?

E' arrivato il momento di smantellare la centrale nera. E di verificare tutto ciò che va verificato. Mokbel non è un mascalzoncello di quartiere. E questa storia non è una storia da pagine interne. Questa è la Storia del paese. Quella ancora non raccontata.
 
(questo lungo articolo è stato scritto per il quotidiano Europa, uscirà diviso in tre puntate)



permalink | inviato da marioadinolfi il 8/3/2010 alle 18:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (33) | Versione per la stampa

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