Sanità. la puntata di Report tutta sbagliata
3 maggio 2010
Ho visto come molti la puntata di Report di ieri dedicata al sistema sanitario lombardo, firmata da Alberto Nerazzini. Farò una premessa di tipo personale: mio padre è in queste ore sotto operazione per un triplice bypass coronarico in un ospedale pubblico romano, dopo essere stato ricoverato d'urgenza a seguito di dolori alla spalla e al petto con respiro corto. Li lamentava da settimane e, a seguito di regolari visite presso il sistema pubblico e privato compresi un cardiologo (che gli ha fatto anche l'ecocardiogramma) e un angiologo, gli erano stati diagnosticati nell'ordine: dolori reumatici, fuoco di sant'antonio, possibile microembolia polmonare, soffio al cuore. Martedì notte non ce l'ha fatta più, si è ricoverato e analisi più approfondite hanno rilevato che nelle ultime settimane era stato colpito da due infarti. I medici dell'ospedale pubblico romano l'hanno tenuto sotto osservazione mercoledì e giovedì annunciandoci la necessaria operazione per via delle coronarie molto compromesse, venerdì mattina dicevano a me e mia madre che volevano vedersi stabilizzare i valori, venerdì pomeriggio ci comunicavano che l'avrebbero operato come secondo lunedì mattina ("sa, domani è primo maggio, poi il 2 è domenica), venerdì sera capivano che la situazione era critica e dunque graziosamente promettevano di passarlo a primo in sala operatoria lunedì mattina, nella notte di sabato la situazione di mio padre precipitava per una crisi ischemica, in queste ore è sotto i ferri tra la vita e la morte, se sopravviverà verrà trasferito in una sala di terapia intensiva post-operatoria che sembra ricavata da un'area destinata a seminterrato-magazzino, con un ascensore di ferraglia cigolante che durante la discesa agli inferi stampa in bella vista nella memoria di chiunque la scritta in pennarello nero: PORCO DIO!!!.
Ho visto la puntata di Report con questa condizione psicologica domenica sera e ho aggiunto la lunga premessa per spiegare al lettore che potrei essere non sereno nelle valutazioni seguenti, anche se sinceramente ritengo di aver coltivato idee di questo genere fin dalla mia adolescenza e alla fine spiegherò perché. Insomma, il pezzo di Nerazzini, introdotto da Milena Gabanelli con una premessa che sembrava una excusatio non petita ("noi andiamo a vedere quel che non va") era un pezzo a tesi che voleva dimostrare:
1. che l'ingresso del privato nel sistema sanitario pubblico era una scelta criminogena;
2. che in Lombardia la politica fa le nomine nella sanità, privilegiando gli appartenenti a Comunione e Liberazione;
3. che il privato nella sanità pubblica significa una mercificazione della salute, con conseguente imbarbarimento della professione medica.
A questi tre punti chiave, Nerazzini ha aggiunto svolazzi ideologici tipici della sinistra alla Manifesto (lunghi incisi fuori tema su Calvi, la P2, Marcinkus, i poteri forti, il Corriere della Sera ecc.) e l'ovvio per quanto implicito attaco a Roberto Formigoni e alla Lega.
Il tema chiave l'ha introdotto a mio avviso Milena Gabanelli a inizio puntata: la sanità in Lombardia sostanzialmente funziona e si regge sul fatto che nelle altri regioni d'Italia invece questo funzionamento non c'è. Il successo lombardo si regge sul disastro italiano. Ed è esattamente così. Il modello lombardo, per chi ha avuto l'occasione di sperimentarlo con mano, è una punta di eccellenza. Si regge sul fatto che il cittadino può scegliere se farsi curare in un ospedale pubblico o in uno privato "accreditato". Il servizio sanitario nazionale non viene smantellato, anzi: la sanità resta gratuita per tutti, ma c'è anche la possbilità di scelta.
Questa della libertà di scelta è un'opzione politica che abbiamo lasciato tutta a Berlusconi. Ed è un errore strategico per il Pd e per la sinistra, vittima del riflesso condizionato per cui pubblico è buono e solidale, privato è profitto e mercato. Senza capire che il futuro è dei sistemi pubblici integrati. Citavo la mia esperienza da adolescente in una scuola che amavamo definire "pubblica non statale". Cioè in una scuola privata: mai un giorno di sciopero, formazione di primo livello, esami di maturità sostenuti insieme ad un'analoga classe di scuola pubblica statale, da noi nove dei ventiquattro diplomandi si sono maturati con il massimo dei voti, da loro neanche uno. Da allora il dubbio: perché a questa scuola eccellente ho potuto accedere solo perché i miei hanno pagato? Non sarebbe "di sinistra" permettere a tutti di poter scegliere, adottando metodi come quelli del "buono scuola"? Siamo così sicuri che per essere progressisti bisogna adorare il Dio-sistema-stale senza capire che il sistema virtuoso è quello pubblico che unisce il servizio pubblico statale a quello pubblico non statale?
Nerazzini motiva il suo servizio a tesi con due esempi: il chirurgo di Comunione e Liberazione che fa il primario in provincia di Brescia e sembrerebbe essere un cattivo chirurgo (però poi non trova neanche uno disposto a dirlo alle telecamere mettendoci la faccia); il chirurgo dell'Humanitas che operava tantissimo e di conseguenza aveva uno stipendio altissimo, grazie a un sistema di incentivi. Insomma: questo sistema non premia i migliori e rischia di far arricchire chi ci marcia, rendendo appunto la salute una "merce" comunque alla mercé della politica.
Obiezioni deboli davanti alla comprovata efficienza del sistema sanitario, che io baratterei volentieri con quello romano, quello in cui mio padre non viene operato perché "è il primo maggio", in cui due infarti vengono confusi con il fuoco di sant'antonio, in cui si fa un ecocardiogramma e si diagnostica "un lieve soffio al cuore". In un sistema sanitario meritocratico (e sì, nei sistemi meritocratici il medico cane finisce ai margini perché non fa guadagnare la struttura e a me va bene così) questo non potrebbe accadere. I sistemi meritocratici sono sistemi dove se sei bravo ci guadagni qualcosa, anzi ci guadagni molto e magari ti ci compri pure la Ferrari e fai il coatto al Billionaire. Mi fa schifo, ma non mi interessa dal punto di vista del cittadino che chiede un servizio a un professionista e pretende che tale servizio sia compiuto al suo meglio.
Il Pd (e la sinistra tutta) deve capire che va aperta la propria cultura politica all'idea dei sistemi integrati, anche in territori tabù come quelli della sanità e dell'istruzione. Se il medico, se il professore vengono traformati in impiegati statali che nuilla più hanno da chiedere una volta ottenuto il faticoso "posto", si porta il sistema pubblico all'imbarbarimento e alla decadenza che già è sotto l'occhio di tutti. Occorre coltivare un'idea di libertà che anche in questi territori tabù è libertà di scelta.
Se nel Lazio fossimo stati liberi di scegliere, senza dover aspettare mesi per una visita specialistica pubblica, forse mio padre sarebbe stato curato meglio. Questa è la mia impressione, questo il mio sospetto, questo genera alcune idee che possono essere buone per il futuro.
| inviato da
marioadinolfi il 3/5/2010 alle 13:0 | |