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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Rapida analisi sulle elezioni regionali

24 novembre 2014

Renzi si prende anche la Calabria e conferma l'Emilia Romagna. La finiamo qui? Secondo Francesco Nicodemo, più che geniale responsabile comunicazione del Pd, dovremmo finirla qui. Invece.

Invece l'esito di queste elezioni regionali racconta molte cose. Accennerò solo al dato dell'affluenza, clamorosamente bassa, sotto il 40% in Emilia Romagna e appena più alto in Calabria. Ci sono varie ragioni: schifo e noia, certo. Delusione, certo. Ma anche la straripante forza di Matteo Renzi, che dal 25 maggio è stato eletto Imperatore d'Italia senza rivali. E le assenze di rivalità non stimolano la passione politica. Non si va a vedere un film di cui si conosce già il finale. Erano elezioni scontate, in molti non hanno votato perché non stimolati dall'idea che l'esito potesse dipendere dal proprio voto. E comunque in democrazia decide chi vota, l'astensione è un dato buono per le analisi dei sociologi, non dei politologi, che sanno che l'uomo più potente della Terra, il presidente degli Stati Uniti, viene eletto con una percentuale di votanti simile a quella dei partecipanti alle regionali di ieri. Dunque, parliamo di politica.

I punti evidenti sono cinque:

1. IL PARTITO DEMOCRATICO VINCE MA ARRETRA. Vasco Errani era stato eletto presidente dell'Emilia Romagna con il 63% nel 2005 e con il 52% nel 2010. Stefano Bonaccini nel 2014 si deve fermare tre punti sotto, la sua aura funzionariale non lo aiuta. Alle europee di sei mesi fa il Pd prese il 52.5, ora è al 44.5% in Emilia Romagna. Che vincessi caro Matteo era piuttosto scontato, che si andasse sotto il 50 con il candidato presidente e si perdessero otto punti sul partito in sei mesi no. Ammetterlo e ragionarci su non ti farà male. Il discorso è identico per la Calabria: vittoria scontata e regione portata a casa, il voto alla lista Pd passa dal 36 (europee sei mesi fa) al 24 (regionali).

2. SALVINI E' IL NUOVO LEADER DEL CENTRODESTRA. Piazzando la Lega poco sotto il 20% in Emilia Romagna e inchiodando Forza Italia all'8% Matteo Salvini è da stanotte il nuovo leader del centrodestra, Silvio Berlusconi è ufficialmente pensionato. Chiedeva "un voto in più" del partito vintage dell'ex Cavaliere, ha finito per doppiarlo e oltre: "l'altro" Matteo con l'opzione lepenista all'italiana (che fagocita Fratelli d'Italia e altri brandelli sparsi del centrodestra) ora si siede al tavolo dell'alternativa a Renzi con i muscoli di chi comanda. E' vero che in Calabria la Lega non esiste e lì Forza Italia arriva al 12%, ma è evidentemente un partito al tracollo. L'impressione è che però l'opa leghista al centrodestra italiano consegni questa coalizione a una condizione di opposizione permanente. Salvini trionfa su Berlusconi, ma il suo candidato alla presidenza della Regione, Alan Fabbri, perde più di 6 punti rispetto ad Anna Maria Bernini che per il centrodestra sfidò Errani alle regionali precedenti. Insomma, la Lega vince ma la coalizione arretra, la Lega non è vista come forza di governo con questa forte chiave movimentista. Non possono essere escluse correzioni di rotta, comunque.

3. IL M5S E' IN DIFFICOLTA' MA TIENE. La difficoltà del M5S è evidente, arretra in Emilia Romagna e quasi sparisce in Calabria con un'emorragia di voti sia rispetto alle regionali di sei mesi fa che alle politiche del 2013. Va comunque detto che rispetto alle Regionali del 2010 i pentastellati quasi raddoppiano la percentuale di consenso (dal 7 di allora a oltre il 13 di stanotte) confermandosi un partito che c'è. Peraltro dimostrando che per i dissidenti e i fuoriusciti non c'è futuro politico possibile. Giovanni Favia, che dopo essere stato il "figlio prediletto" di Grillo e Casaleggio era stato convinto a tradirli con un finto fuorionda in una trasmissione televisiva, ha sponsorizzato una lista alternativa al M5S che ha raccolto un triste uno per cento di consensi. In Calabria il 5% portato a casa dal candidato M5S non è un risultato esaltante, anzi, ma assicura comunque una presenza in Consiglio. Il partito di Grillo è in grande difficoltà che definirei "esistenziale", non sa bene che fare e cosa vuole essere, ma continua a catalizzare porzioni non trascurabili di consenso.

4. L'OPZIONE CENTRISTA ESISTE SOLO AL SUD. Come era già stato chiaro alle elezioni europee, l'aggregazione centrista tra Ncd, Udc e altre sigle ha un orizzonte di consenso solo al Meridione. Così il partito di Alfano conferma un non esaltante 8% sul proprio candidato alla presidenza della Regione in Calabria, ma fallisce anche solo l'ingresso in Consiglio in Emilia Romagna, restando sotto la soglia del 3% avendo peraltro schierato un candidato piuttosto incolore. Una riflessione anche sugli aspetti identitari di un'aggregazione che pare più una sommatoria di classe dirigente allo sbando che un vero e proprio progetto politico, andrà prima o poi svolta. Non si coltivano enormi speranze che la cosa produca clamorosi risultati, anche se da queste parti si è convinti che un'opzione neopopolare avrebbe margini di raccolta di consenso molto significativi. A patto di smantellare un armamentario confuso, polveroso e triste che attualmente rappresenta il limite più evidente dell'offerta finora messa in campo.

5. LE ELEZIONI POLITICHE SI ALLONTANANO. Questi risultati allontanano l'idea di elezioni politiche a stretto giro. A Renzi non conviene imbarcarsi in un'avventura alle urne ora che ha misurato una fase di calo dei suoi livelli di consenso, gli converrà far leva su parlamentari che non vogliono essere mandati a casa e farsi votare ogni sfizio possibile e immaginabile, plasmando la prossima battaglia elettorale con provvedimenti da riformatore vero e non da chiacchierone inconsistente. Salvini premerà per massimizzare i livelli di consenso ottenuti dalla Lega, ma anche lui avrà bisogno di un po' di tempo per sbarazzarsi del pensionato Berlusconi, sempre capace di colpi di coda e con una forza parlamentare intatta. A Grillo poi le elezioni ora davvero non convengono e non convengono ai "piccoli" (penso ai poveri Fratelli d'Italia, fregati prima dal M5S e poi dalla Lega sulle proprie parole d'ordine e condannati a percentuali da irrilevanti). Alfano e i suoi vedono le urne come fumo agli occhi e dunque non si trova chi possa premere per andare al voto. Ci terremo questo Parlamento di buoni a nulla ancora per un po'.

Ora si sta tranquilli fino a primavera, quando un'altra ondata di amministrative ci farà scrivere un'altra analisi del voto. Chissà se voteremo anche per eleggere il nuovo sindaco di Roma. Personalmente, me lo auguro.




permalink | inviato da marioadinolfi il 24/11/2014 alle 7:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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