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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Non bloggo

14 novembre 2007

Cronaca della mia prossima ottantina di ore. Devo andare da Gene Gnocchi a Milano, poi tornare a Roma per presentare il libro di Michele Cucuzza, partecipare all'insediamento della commissione statuto del Pd, correre a Grosseto per un convegno con Daniele Capezzone, rientrare a Roma per il coordinamento di Generazione U domenica.

Dovevo anche andare a Genova, ma la data salta per via della commissione statuto.

Voi capite perché non bloggo, non ho tempo e in questi giorni manco mi va. Però ho scritto su Europa un articolo sulla questione (incredibile) della querela di Mastella a Grillo e ieri è uscito quello sulle elezioni in Danimarca dove i blog cominciano a contare qualcosa. E venerdì per Nessuno Tv intervisto Maria Fida Moro, a seguito dell'intervista di Cazzullo a Cossiga, mentre oggi anche su Radio Città Futura ascolterete la mia intervista a Antonello Caporale, autore del libro che sarà la nuova Casta. Infine sul mio blog su la7 una cosetta forse importante l'ho pure lasciata.

Insomma, non è che se non chiacchiero qui è perché ce l'ho con voi. Da qualche altra parte chiacchiero sempre.


Vogliono solo gli obbedienti?

9 novembre 2007

PERCHE’ NON PROVIAMO A RECUPERARE DANIELE CAPEZZONE?
di Mario Adinolfi per Europa

Pure Robin (quoque tu) nel suo corsivo di ieri su queste pagine non ha resistito alla tentazione di unirsi al coro degli esecratori, avanzando l’ipotesi che il nostro protagonista della rubrica di oggi non abbia abbastanza “sale in zucca”. Insomma lunedì, all'annuncio in aula delle dimissioni di Daniele Capezzone dalla presidenza della commissione Attività Produttive, molti deputati del Partito democratico gioivano e ridevano, manco fossimo a una puntata di Markette. Io considero la possibile perdita di Capezzone, un problema per il centrosinistra tutto intero. Sono l'unico? L’ho scritto sul mio blog (il secondo, quello che tengo su www.la7.it) e lì, almeno lì, si è innescato un dibattito.

Da febbraio Capezzone non vota più la fiducia al governo, senza che mai gli sia arrivato un segnale di attenzione o di volontà di interlocuzione con le sue ragioni. A ogni Lamberto Dini che starnutisce si costruiscono ponti d'oro, Daniele ha la sfortuna di non avere l'età per poter sedere al Senato e dunque il suo dissenso è ignorato. O addirittura irriso, come capita puntualmente quando riceve attenzione dai suoi ex compagni radicali. Ieri a Radio Radicale sono andati a prendere il deputato a lui più vicino, Bruno Mellano, per ottenere una bella dichiarazione che sapeva di lapide:  “Le dimissioni sono la sconfitta di Daniele Capezzone”. Io ritengo che in questo paese ci voglia sempre un particolare coraggio per dimettersi senza annunciare alcunché, per dimettersi e basta. Daniele lo ha fatto, da una posizione di grande prestigio quale la presidenza della commissione Attività produttive della Camera, questo è sufficiente per guadagnarsi la mia stima. Lo fa come conseguenza di valutazioni politiche che io non condivido, ma il gesto si valuta in quanto tale. Non ha fatto come il ministro Bonino o il ministro Mastella, gli esperti delle dimissioni annunciate e mai date in questo governo Prodi. Ma c’è dell’altro.

Possibile che il possibile passaggio al centrodestra del miglior talento nato negli Anni Settanta eletto nel centrosinistra, non turbi nessuno? Io contesto a Daniele tutto quello che ha fatto nell'ultimo anno, errori anche tattici colossali, ma mesi fa sono andato a offrirgli quel poco che avevo, la candidatura a segretario del Pd al posto mio. Lui mi ha raccontato di non aver mai avuto neanche una telefonata dall'intera dirigenza dell'Ulivo. Il silenzio totale. 

Ora si crea una triplice opportunità per Walter Veltroni: l'opportunità di far vedere che non è interessato a recuperare solo i suoi ex compagni Fabio Mussi e sinistra varia, l'opportunità di dimostrare che non valorizza solo gli under 40 obbedienti, l'opportunità di riconoscere i talenti veri, anche se dialettici rispetto alla sua impostazione monocratica di governo del Pd. Tre opportunità con una telefonata. Insomma, caro Walter, telefona a Capezzone. E proviamo a non perdere una risorsa importante, eletta con il centrosinistra e interessante per allargare gli orizzonti politici del Partito democratico.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 9/11/2007 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (45) | Versione per la stampa

Capezzoniade

4 giugno 2007

Sarebbe bello se Daniele trovasse il tempo di rispondere al quesito posto da Lorenzo Casale, altro articolista del nostro blog ormai definitivamente plurifirme.

DANIELE E LA LAICITA'
di Lorenzo Casale* per www.marioadinolfi.it

Il futuro politico di Capezzone è ormai noto essere distinto da quello dei Radicali Italiani. Tuttavia Daniele, nel suo carteggio con un sempre più farneticante Pannella, rivendica una serie di iniziative del tutto in linea con i principi della “casa madre”: il provvedimento “7 giorni per un’impresa”, il sostegno alle liberalizzazioni, gli studi su un Dpef improntato a principi realmente liberali con il gruppo dei Volenterosi ed altro ancora.

Questo elenco tuttavia sembra confermare un’opinione ormai diffusa tra i suoi sostenitori nel derby interno con Pannella - e chi scrive è disposto a farsi trasferte su trasferte per seguire le partite di Daniele - ovvero l’assenza di iniziative indirizzate sull’altro tema caro ai Radicali e a tutti i veri liberali:  la laicità.

Delle mille e mille dichiarazioni che Daniele ripetutamente rilascia alle agenzie ben poche sono quelle su temi quali i Dico, l’eutanasia (caso Welby), le pressioni del Vaticano sulla trasmissione di Santoro o perché no, anche riguardo la moratoria sulla pena di morte.

A questo punto quindi, due domande sorgono spontanee.

La prima: quando Daniele cavalcava battaglie di laicità, lo faceva solamente perché obbligato in un ruolo istituzionale quale la segreteria nazionale dei radicali? E poi, a questo punto, quale sarebbe la differenza politica tra Capezzone e Tabacci, o perché no, Rutelli?



Lorenzo Casale è laureando in Giurisprudenza. Ha scritto per il mensile EcoRoma e ha collaborato con l'Inmi Spallanzani di Roma presso le Relazioni esterne. E' autore del blog atuttiquelliche.ilcannocchiale.it . Nel dicembre 2006, quale internauta e blogger, è stato indiicato dal Time come "Persona dell'anno".



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permalink | inviato da marioadinolfi il 4/6/2007 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (56) | Versione per la stampa

L'ultimo delirio di Pannella contro Capezzone

29 maggio 2007

Sapete che considero Daniele Capezzone un mio amico, dunque sarò forse di parte, ma l'email firmata Marco Pannella che ho appena ricevuto mi pare proprio un delirio, forse l'ultimo, di certo quello che fa da preludio alla "scissione" capezzoniana, invocata ormai dallo stesso anziano guru radicale e da lui provocata.

Nel testo appena giunto alla mia casella di posta elettronica Pannella scrive una requisitoria fiume contro Daniele, rivolgendoglisi direttamente:

"Da tempo, in modo sempre più intenso accentuato esclusivamente vivi e operi politicamente in opposizione (legittima, da noi) anche “esterna” alle scelte ed alla fatica quotidiana del soggetto radicale, e dei singoli soggetti che in quanto tali operano sul fronte della politica italiana. Tutte le tue iniziative sono (quotidianamente e sempre) prese e annunciate con collaborazioni, compagnie, strumenti, decisioni escludenti responsabili e momenti decisionali delle compagne e dei compagni, dei soggetti politici radicali".

E ancora, sempre più delirante e incomprensibile:

"Poiché sembra chiaramente che tu stia passando a forme sempre più evidenti di “scissione” – che mi auguro creativa, di crescita del tessuto radicale – ricordo a me stesso, a tutti, hai la scelta fra molte forme e formalità: scontate, certo, ma che voglio in piccola parte evocare: puoi sostanziare la tua opposizione e lotta contro il centro-sinistra e l’attuale politica radicale annunciando: “Radicali, a noi, a me!” Candidandoti di nuovo al Congresso di RI o creando un “tuo” nuovo soggetto radicale, ipotesi che avrebbero per me e noi il merito di rendere esplicita e democraticamente individuabile, di rendere INTERNA alla galassia radicale oltre che laicamente meglio intellegibile a tutti e meglio responsabile, la tua… politica. Certo, puoi invece continuare come finora. Un solo inconveniente:…. che la tua…politica – finora è di fatto - a mio avviso - ignorata. E’ questo un handicap molto grave, tanto più che questa ignoranza (int! erna e ampiamente esterna al mondo radicale dei suoi militanti vecchi e nuovi) è abilmente provata, creata: insomma “vera” ignoranza, quella, cioè, che è insospettata in primo luogo dagli “ignoranti”, che invece credono di conoscere, di sapere, in scienza e coscienza, scegliere".

Per chiudere, poi, passando all'insulto diretto delegittimante:

"Daniele Capezzone figura all’ultimo posto tra tutti i deputati con 52 presenze nelle 2.458 votazioni* che si sono svolte alla Camera cui avrebbe dovuto partecipare: pari al 2,12%!

Quanto a partecipazione al voto, Daniele Capezzone risulta ultimo tra i Presidenti di Commissione, anche se si escludono le assenze “giustificate” da missioni** (1.221 votazioni), essendo risultato assente “ingiustificato” 1.185 volte, pari al 48,21% delle 2.458 votazioni.

* dati relativi al periodo 28 aprile 2006-3 aprile 2007

** Si badi bene che le “missioni” sono raramente giustificate da effettivi impegni “per incarico avuto dalla Camera” (come dovrebbe essere in base all’art. 46.2 del Regolamento), perchè esse sono di solito autorizzate de plano sulla base di una semplice comunicazione agli Uffici da parte del deputato che chiede di essere messo in missione per “impegni istituzionali”, non sempre “adeguatamente motivati”. Si noti inoltre che l’essere “in missione” consente al deputato di percepire i 200 euro che altrimenti sarebbero detratti dalla diaria quando non si partecipa ad almeno un terzo delle votazioni della giornata".


Ne ho viste tante, in politica, ma un assalto così all'arma bianca e per iscritto tra compagni di partito non lo ricordo. Pannella non sopporta più Capezzone, lo scrive, gli dice che ruba lo stipendio da deputato e in altri passaggi di questa infinita email gli rinfaccia di aver ricevuto "tutta la attuale forza" da lui e dal centrosinistra.

Dunque, zitto e buono e ubbidisci.

Ecco un altro ultrasettantenne che non ha capito di che pasta sono fatti quelli che ne fanno settanta in due.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 29/5/2007 alle 0:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (155) | Versione per la stampa

Parisi e Veltroni e Barbareschi

1 aprile 2007

Parisi: "I congressi si sono svolti in un clima di diffusa illegalità, sono stati solo lotte di potere". Vedete che a forza di picchiare, le crepe si aprono? Daniele Capezzone nella rassegna stampa di Radio radicale ha ricordato che il sassolino l'abbiamo fatto rotolare noi ed ora viene giù la valanga.

Veltroni: "Il Pd deve essere davvero democratico, magari con delle diversità al suo interno ma con dialettica, persone e cultura nuova". E anche questa, non è forse roba nostra? I Trecento non li hanno ancora ammazzati che già si sta formando l'esercito di Platea (andare a vedere il film tratto dal fumetto di Frank Miller sulle Termopili per comprendere il riferimento).

E abbiamo trovato anche il tempo (ore 12 in replica su la7) di far fare brutta figura a Luca Barbareschi che si è messo ad esaltare Mussolini e Franco. Perché forse non l'abbiamo detto abbastanza: anche via Youtube noi andiamo all'attacco contundente dei Fassino e dei Rutelli, che stanno sbagliando tutto perché vogliono un Pd che sia adattato alla mera esigenza di regalarsi altri dieci anni di vita politica, ma non dimentichiamo mai chi sono i nostri veri avversari.

I nostri avversari sono quelli che credono all'Uomo della Provvidenza, che hanno nostalgia di un passato che non dovrà tornare mai, che rimpiangono persino il fascismo, che non vedono l'ora di assegnare una delega in bianco a qualcuno, per sentirsi deresponsabilizzati e continuare le lamentazioni nei bar o in tv.
 
Noi sappiamo che questa democrazia non va, ma vogliamo un partito realmente democratico perché vogliamo dilatarla e dilatarne i confini. Per raggiungere questo obiettivo noi non deleghiamo la nostra responsabilità a nessuno.

E a chi rimpiange i tempi in cui questa responsabilità, che è il vero nome della libertà, veniva conculcata, gliene gridiamo quattro sul muso.

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