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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Buone notizie in francese

10 giugno 2007

Ora, non staremo qui a sottolineare il quasi ovvio trionfo sarkozista alle legislative francesi, ma due cose le vogliamo celebrare: i fascisti di Le Pen non eleggono neanche un deputato e dall'assemblea parlamentare transalpina scompare il gruppo dei comunisti francesi (servono venti membri, non arriveranno a dieci dopo i ballottaggi).

Una domandina finale a Rutelli: come mai non parla più di Bayrou?

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permalink | inviato da marioadinolfi il 10/6/2007 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa

Contundenti contro lealisti (da "Europa")

12 aprile 2007

La blogosfera che si occupa di politica è scossa in queste settimane dalla decisione di Ivan Scalfarotto di aderire ai Ds, decisione che è curiosamente arrivata proprio nei giorni in cui il fu candidato alle elezioni primarie “contro le oligarchie di partito” chiudeva il suo blog per il restyling, che è finalmente concluso. Sia detto, il lavoro è stato ben fatto e ora il blog di Ivan (www.ivanscalfarotto.info) è davvero migliorato e l’occasione era ghiotta per replicare alle critiche che gli sono piovute sul capo dopo l’annuncio della sua scelta, compiuta attraverso uno zuccheroso scambio di lettere con Piero Fassino. Si dà il caso che Scalfarotto consideri le critiche che gli sono arrivate tramite questa rubrica quelle che “in qualche modo le ha riassunte tutte, per forza e completezza”. E dunque a me risponde, in un lungo e appassionato post che viene ripreso anche da One More Blog (www.onemoreblog.it) un luogo assai autorevole della blogosfera, assunto come campo neutro dove far tenere la nostra sfida. Che non è solo nostra.

C’è infatti chi potrebbe obiettare: ma farvi una telefonata, no? Ce la siamo anche fatta, ma non è questo il punto. Il confronto tra “quelli come noi” e “quelli come Scalfarotto” racconta una faglia che divide in due la blogosfera italiana e non solo nel suo rapporto con il nascente partito democratico. C’è il segmento “lealista”, dove la scelta di Ivan si accompagna ad appelli come quello (leggibile su www.britten.ilcannocchiale.it) dei quaranta consiglieri, capi segreteria, addetti stampa e portaborse dei vari Rutelli, Gentiloni, Lanzillotta, Melandri, Nicolais; poi c’è il segmento “contundente” in cui si colloca l’esperienza di Generazione U insieme ad altri frammenti della blogosfera, ad altri segmenti di società. Da una parte chi sta "dentro" (qualche volta ben comodo), dall'altra chi sta "fuori". Il confronto, talvolta lo scontro, tra lealisti e contundenti genera un’energia che considero tutta positiva se convogliata in un dibattito costruttivo.

Scalfarotto spiega sul blog la sua differenza d’impostazione rispetto a quanto sostenuto da Generazione U, e da me in questa rubrica, così: “Credo che la nostra battaglia sia assolutamente la medesima. Come dice Mario (cito quasi testualmente) quella di contribuire a fondare un partito libero, forte e di massa che vada sotto il nome di Partito Democratico. Su questo siamo assolutamente allineati. Dopodiché Mario pensa che per fare questo si debba provare a creare un movimento che punti allo scontro con le oligarchie dei partiti e che, spaventandole, le costringa ad arrendersi alle nostre condizioni, alzare bandiera bianca e finalmente rinnovare partiti, politica e paese. Pur simpatizzando grandemente - anzi, facendo quasi il tifo - per questa eroica e pure un tantino ottimistica visione da coltello tra i denti, io faccio un po' fatica a sentire mie non certo le finalità dello sforzo, ma gli strumenti che si vorrebbero utilizzare. Saranno l'età, o l’aplomb che mi è rimasto appiccicato addosso dagli anni di Londra, ma a me viene più naturale ispirarmi alla tranquilla perseveranza gandhiana che alle pistolettate e ai baffi a manubrio alla Emiliano Zapata”.

Ora, la spiegazione di Scalfarotto è, a mio avviso, parziale e sbagliata. Non ci stiamo dividendo sul metodo tra gandhiani e zapatisti, questa è ovviamente una caricatura. Ci stiamo dividendo rispetto all’obiettivo, che Ivan dichiara essere comune, di “contribuire a fondare un partito libero, forte e di massa che vada sotto il nome di Partito democratico”. Ma li leggete i sondaggi? Quelli che su Repubblica danno il Pd al 25% e sul Corriere della Sera al 23%? Secondo voi è un dato casuale? O forse il metodo dell’iscriversi “lealmente” ai Ds, di fare l’appello dei quaranta giovani portaborse, del non creare mai un luogo di dibattito e di apertura vero, dove si discuta sul come e sul perché, di accontentarsi dei congressi truccati dove sono già state stabilite tutte le scale gerarchiche della futura oligarchia, con tanto di utili idioti chiamati “a fare la società civile”, non sta facendo fallire tutto il progetto? State direzionando la freccia sull’obiettivo sbagliato, caro Ivan. Pensate che conti solamente chi sta al timone e non dove stia dirigendo la barca. Noi vi stiamo facendo vedere gli scogli, urlando e picchiando, perché è l’unico modo per salvare l’obiettivo comune di vedere il porto.


Diteci cosa dobbiamo fare

11 aprile 2007

Oggi si riunisce la commissione di garanzie congressuali della Margherita. E' il giorno decisivo per la nostra battaglia cominciata nell'ottobre del 2006 con una serie di articoli su Europa e di post su questo blog. La prima fase si chiuse con una lettera aperta a Francesco Rutelli, pubblicata il 19 ottobre 2006 su Europa, che contestava i metodi del tesseramento e i congressi che di lì a pochi mesi si sarebbero aperti, articolando anche alcune proposte a nostro modo di vedere risolutive. Non ci è stata data risposta.

Qualche parlamentare ci disse: aspettate i congressi, vedrete che partecipazione, i vostri dubbi si dissiperanno. Abbiamo atteso i congressi, non molto convinti: un tesseramento falsato, gonfio di milioni di euro fatti piovere chissà da dove, visto che in pochissimi hanno pagato l'iscrizione alla Margherita da sé, ci sembrava un presupposto viziato su cui basare qualsiasi processo. Ma per senso di responsabilità abbiamo atteso per vedere e verificare.

I direttisti di Generazione U sono andati poi armati delle loro "mazzafionde virtuali" (blog, videofonini, accessi bluetooth, account su YouTube) ai congressi locali. Abbiamo verificato quello di Roma, quarantanovemila iscritti, meno del dieci per cento dei quali hanno votato, lo stato maggiore del partito fa finta di niente e dichiara oltre quindicimila votanti. Ma noi c'eravamo. Filmiamo con i nostri cellulari il vuoto mentre parla Francesco Rutelli, il vuoto assoluto durante il cosiddetto dibattito. Ci fidiamo ancora di chi vuole farci tenere la nostra mobilitazione all'interno del partito e presentiamo ricorso alla commissione garanzie congressuali, che in effetti considera ricevibile il nostro ricorso e chiede i verbali ai dirigenti. Li chiede tre volte, per tre volte i dirigenti fanno orecchie da mercante e i verbali non li consegnano. Sarebbero verbali falsi, chi controfirmasse la presenza di oltre quindicimila votanti compirebbe un falso palese, nessuno si azzarda a farlo. Ma si fa come se tutto fosse stato regolare.

Si tengono i congressi regionali, anche se pendono altri quarantaquattro ricorsi come il nostro, sui congressi svolti in quindici regioni. Altre centinaia di ricorsi vengono respinti, ma quarantaquattro sono pendenti. Oggi la commissione di garanzie congressuali si riunisce e delibera.

Tira una brutta aria. C'è chi sosterrà la nostra battaglia di questi mesi, ma l'accordo tra popolari e rutelliani produrrà una decisione a maggioranza che annullerà la nostra sete di legalità democratica. Il Pd partirà con un vulnus: il congresso della Margherita è falsato da un tesseramento totalmente irregolare ed economicamente gestito in maniera ambigua (chi ha messo i soldi? Con quali finalità? Come li riotterrà indietro?), da congressi locali illegittimi anche rispetto al morbido regolamento che il partito s'era dato, da delegati che sono stati espressi da un percorso semplicemente a-democratico.

Cosa dobbiamo fare ora? Ditecelo voi.

I direttisti di Generazione U attendono una parola. A questo punto, di Francesco Rutelli. Una parola che azzeri i congressi illegittimi e convochi l'assemblea federale in sede congressuale, lasciando a questo organo il potere di sciogliere in partito in vista del Partito democratico. Vogliamo il riconoscimento politico delle nostre ragioni e non faremo sconti. Altrimenti?

Altrimenti faremo quel che ci direte di fare e quel che sappiamo, presso tutte le sedi, compresa quella giudiziaria con procedura d'urgenza per bloccare lo svolgimento di un congresso nazionale della Margherita palesemente illegittimo. Il Partito democratico non può nascere da un'assenza di democrazia, un partito nuovo non può nascere dalla somma di tutti i peggiori vizi dei partiti vecchi. Non possiamo lasciar passare l'esercito persiano senza opporci.

Parisi e Veltroni e Barbareschi

1 aprile 2007

Parisi: "I congressi si sono svolti in un clima di diffusa illegalità, sono stati solo lotte di potere". Vedete che a forza di picchiare, le crepe si aprono? Daniele Capezzone nella rassegna stampa di Radio radicale ha ricordato che il sassolino l'abbiamo fatto rotolare noi ed ora viene giù la valanga.

Veltroni: "Il Pd deve essere davvero democratico, magari con delle diversità al suo interno ma con dialettica, persone e cultura nuova". E anche questa, non è forse roba nostra? I Trecento non li hanno ancora ammazzati che già si sta formando l'esercito di Platea (andare a vedere il film tratto dal fumetto di Frank Miller sulle Termopili per comprendere il riferimento).

E abbiamo trovato anche il tempo (ore 12 in replica su la7) di far fare brutta figura a Luca Barbareschi che si è messo ad esaltare Mussolini e Franco. Perché forse non l'abbiamo detto abbastanza: anche via Youtube noi andiamo all'attacco contundente dei Fassino e dei Rutelli, che stanno sbagliando tutto perché vogliono un Pd che sia adattato alla mera esigenza di regalarsi altri dieci anni di vita politica, ma non dimentichiamo mai chi sono i nostri veri avversari.

I nostri avversari sono quelli che credono all'Uomo della Provvidenza, che hanno nostalgia di un passato che non dovrà tornare mai, che rimpiangono persino il fascismo, che non vedono l'ora di assegnare una delega in bianco a qualcuno, per sentirsi deresponsabilizzati e continuare le lamentazioni nei bar o in tv.
 
Noi sappiamo che questa democrazia non va, ma vogliamo un partito realmente democratico perché vogliamo dilatarla e dilatarne i confini. Per raggiungere questo obiettivo noi non deleghiamo la nostra responsabilità a nessuno.

E a chi rimpiange i tempi in cui questa responsabilità, che è il vero nome della libertà, veniva conculcata, gliene gridiamo quattro sul muso.

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