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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Come siamo messi

19 giugno 2007

Allora, ricapitoliamo. Sono uscite queste benedette regole. Le firme per presentarsi nel collegio sono minimo cento, i collegi sono proprio i quattrocentosettantacinque del Mattarellum, questo vuol dire che la soglia di raccolta per essere presenti su tutto il territorio nazionale si abbassa a cinquantamila firme. Bene. Si vota anche per il leader, tutto sommato, bene. Votano anche i sedicenni. Bene. Si eleggono cinque costituenti per collegio. Bene pure stavolta, i Mille possono tranquillamente puntare ad eleggere il quinto costituente in ogni collegio: se ce la facessimo, sarebbe la rivoluzione. E, fatemelo dire, davanti a una lista di Rutelli o di D'Alema, di Fassino o di Marini, la lista nostra sarebbe più forte. Sulla carta. Poi serve l'organizzazione.

E qui siamo ancora indietro. Male.

Tanti i post di commento e sostegno all'iniziativa dei Mille, li elenco: Luca Sofri, Marco Simoni, Pennarossa, Emanuela Marchiafava, Ivan Scalfarotto, One More Blog, Progetto Mayhem, Marco De Amicis, il blog di Generazione U, Revanche, Timoteo Carpita, Cristian Umbro, Ricchiuti, Massimiliano Vatiero, Marco Esposito, Pietro Longhi, Galeardabalda, Brodo Primordiale, Claudio Barocci, Mario Castagna, Lorenzo Casale, Abele, Olmo, Pierluigi Tolardo, Daniele Verzetti...e Mario Adinolfi qua e .

Sul piano organizzativo, le disponibilità in vario modo espresse (scrivere a imille07@gmail.com) sono distribuite così:

Piemonte
Maria Cascella
Guido Meak

Liguria
Daniele Verzetti

Lombardia
Mario Berlanda
Monica Borgonovo
Giuseppe Civati
Massimo Giola
Federico Lazzarovich
Emanuela Marchiafava
Maria Grazia Mattei
Marella Reitani
Antonio Santangelo
Ivan Scalfarotto
Luca Sofri
Piero Tieni

Trentino Alto Adige
Francesco Terrasi

Friuli Venezia Giulia
Paolo Valdemarin
Filippo Zuliani

Emilia Romagna
Anna Masutti
Michele Perrella

Marche
Fabiola Santini

Umbria
Michele Burgalossi
Timoteo Carpita

Toscana
Luca Ciccarelli
Alberto Gandolfi
Serena Marzucchi
Antonio Nicita
Emidio Picariello
Antonio Sofi
Massimiliano Vatiero

Lazio
Mario Adinolfi
Claudio Barocci
Bianca Berardicurti
Luana Brasili
Lorenzo Casale
Mario Castagna
Marco De Amicis
Sergio De Ferra
Marco Esposito
Carlo Fayer
Francesco Grillo
Mauro Leoni
Guido Mastrobuono
Valentina Paciucci
Matilde Raspini
Gianluca Ricozzi
Marco Simoni
Carlo Traina
Cristian Umbro

Campania
Sergio Bondi
Marco Giordano
Giuseppe Nenna
Vincenzo Ricchiuti

Puglia
Michele Cuccovillo
Simone De Giuseppe

Calabria
Bruno De Stefano
Marco Surace

Sicilia
Delfo Curcio
Francesco Costa
Luca Fiorito

Sardegna
Luca Mereu

Residenti all'estero
Giancarlo Bruno
Alessandro Pinzani
Francesca Pollastrini

Insomma, in ventiquattro ore abbiamo già nuclei attivi in quindici regioni. Va bene. Ma ora spingiamo. Mancano ottantacinque giorni alla presentazione delle liste. E la mia ambizione è sapere che siamo talmente tanti che io posso pure fare a meno di candidarmi. La condizione politica è ideale: tante liste di leader decotti, poi la nostra.

Vinciamo noi. Vincono i Mille. Partecipate alla spedizione, altrimenti se vincono loro è anche colpa vostra.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 19/6/2007 alle 0:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (92) | Versione per la stampa

Ora le chiacchiere stanno a zero

17 giugno 2007

Bene, ci siamo inebriati e ci siamo congratulati con noi stessi per il coraggio di aver messo in campo spes contra spem la lista dei Mille. Ora, su le maniche. Tanto per fare due conti: dobbiamo raggiungere il livello dei mille candidati, dobbiamo presentarli in quattrocentosettantacinque collegi (quelli del fu Mattarellum per la Camera), per presentarli dobbiamo raccogliere almeno duecento firme a collegio e fanno centomila firme complessive.

La presentazione delle liste sarà fissata al 14 settembre. Abbiamo dunque ottantasette giorni, agosto incluso, per fare tutto. Poco tempo, pochissimo tempo. Insomma, ora le chiacchiere stanno a zero.

C'è bisogno che chi è interessato a ri-fare l'Italia con i Mille alle primarie del Pd del 14 ottobre, dia subito la sua disponibilità a dare una mano, per ora scrivendo a adinolfi@gmail.com, prestissimo avremo un blog collettivo dove si discuterà anche di programma, comunicazione, raccolta fondi e di tutto quel che c'è bisogno. Basta che non si discuta e basta, che qui bisogna fare.

Intanto, per i blogger, mobilitatevi con un post dedicato alla lista dei Mille. Per ora ne hanno scritto: Ivan Scalfarotto, One More Blog, Progetto Mayhem, Marco De Amicis, il blog di Generazione U, Revanche, Timoteo Carpita, Cristian Umbro, Ricchiuti, Massimiliano Vatiero, Marco Esposito, Pietro Longhi, Galeardabalda, Brodo Primordiale. Scrivete e mandateci il link, che questa avventura parta con una grande discussione di tutti noi via blog.

E poi, basta con le chiacchiere, diamoci dentro. Perché lo facciamo per vincere.

(iMille ad oggi sono: Mario Adinolfi, Claudio Barocci, Luana Brasili, Giancarlo Bruno, Timoteo Carpita, Maria Cascella, Giuseppe Civati, Francesco Costa, Marco De Amicis, Sergio De Ferra, Marco Esposito, Carlo Fayer, Alberto Gandolfi, Massimo Giola, Marco Giordano, Francesco Grillo, Federico Lazzarovich, Anna Masutti, Maria Grazia Mattei, Emanuela Marchiafava, Guido Meak, Antonio Nicita, Claudio Perrella, Emidio Picariello, Matilde Raspini, Marella Reitani, Vincenzo Ricchiuti, Ivan Scalfarotto, Marco Simoni, Antonio Sofi, Marco Surace, Francesco Terrasi, Carlo Traina, Carlo Trombetta, Cristian Umbro, Massimiliano Vatiero, Filippo Zuliani...sono rappresentate le regioni: Piemonte, Lombardia, Trentino, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia)

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permalink | inviato da marioadinolfi il 17/6/2007 alle 22:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (35) | Versione per la stampa

Nasce la lista dei Mille, per il partito democratico

16 giugno 2007



Questi sono quelli che hanno resistito fino alla foto ricordo, da consegnare alla storia. Dopo otto ore di estenuante riunione, oggi è nata ufficialmente la lista dei Mille. Sì, si chiamerà proprio così, iMille, come i garibaldini che hanno fatto l'Italia. Noi la ri-faremo, perché c'è davvero bisogno di rifarla, dalle fondamenta. Lo strumento che abbiamo adottato è la lista alle primarie del 14 ottobre per il partito democratico. Le modalità della nostra azione saranno totalmente innovative: apertura assoluta della lista ai contributi e alle candidature di tutti, mutuando i meccanismi di orizzontalità e confronto continui propri dei nostri blog, anche per la definizione degli orizzonti programmatici.

Dai prossimi giorni saranno disponibili un sito web, una struttura per il fund raising, un team di comunicazione e una struttura organizzativa. In particolare di quest'ultima ci faremo carico noi direttisti di Generazione U, setacciando il paese (a partire dalle nostre forze già presenti sul territorio) alla ricerca dei Mille che prenderanno parte a questa spedizione che aspira ad essere storica.

Se l'esistente non vi piace, se la classe dirigente annunciata del futuro Pd vi fa venire l'orticaria, ora non avete più scuse per rintanarvi semplicemente nelle lamentazioni: c'è uno strumento per una battaglia politica lunga poco più di cento giorni. Candidandovi e votando il 14 ottobre per iMille potete scegliere il rinnovamento dei volti, idee nuove (anche le vostre, portatele in rete) e modalità innovative di applicarle.

Il miracolo di mettere insieme tanti volti e tante storie diverse (da Ivan Scalfarotto a Carlo Fayer, da Francesco Grillo a Marco Simoni, da Antonio Sofi a Maria Grazia Mattei, da Francesco Costa a Giancarlo Bruno) c'è riuscito: siamo accomunati da aver già tentato di cambiare le cose, ora abbiamo deciso di farlo tutti insieme. E' una novità non da poco.

Con un obiettivo chiaro: vincere, per il bene dell'Italia, che non si merita di non poter neanche sperare. Che non si merita l'attuale ignobile classe dirigente, per la quale utilizziamo lo slogan di Bob Kennedy.

It's time for them to go.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 16/6/2007 alle 23:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (112) | Versione per la stampa

Contundenti contro lealisti (da "Europa")

12 aprile 2007

La blogosfera che si occupa di politica è scossa in queste settimane dalla decisione di Ivan Scalfarotto di aderire ai Ds, decisione che è curiosamente arrivata proprio nei giorni in cui il fu candidato alle elezioni primarie “contro le oligarchie di partito” chiudeva il suo blog per il restyling, che è finalmente concluso. Sia detto, il lavoro è stato ben fatto e ora il blog di Ivan (www.ivanscalfarotto.info) è davvero migliorato e l’occasione era ghiotta per replicare alle critiche che gli sono piovute sul capo dopo l’annuncio della sua scelta, compiuta attraverso uno zuccheroso scambio di lettere con Piero Fassino. Si dà il caso che Scalfarotto consideri le critiche che gli sono arrivate tramite questa rubrica quelle che “in qualche modo le ha riassunte tutte, per forza e completezza”. E dunque a me risponde, in un lungo e appassionato post che viene ripreso anche da One More Blog (www.onemoreblog.it) un luogo assai autorevole della blogosfera, assunto come campo neutro dove far tenere la nostra sfida. Che non è solo nostra.

C’è infatti chi potrebbe obiettare: ma farvi una telefonata, no? Ce la siamo anche fatta, ma non è questo il punto. Il confronto tra “quelli come noi” e “quelli come Scalfarotto” racconta una faglia che divide in due la blogosfera italiana e non solo nel suo rapporto con il nascente partito democratico. C’è il segmento “lealista”, dove la scelta di Ivan si accompagna ad appelli come quello (leggibile su www.britten.ilcannocchiale.it) dei quaranta consiglieri, capi segreteria, addetti stampa e portaborse dei vari Rutelli, Gentiloni, Lanzillotta, Melandri, Nicolais; poi c’è il segmento “contundente” in cui si colloca l’esperienza di Generazione U insieme ad altri frammenti della blogosfera, ad altri segmenti di società. Da una parte chi sta "dentro" (qualche volta ben comodo), dall'altra chi sta "fuori". Il confronto, talvolta lo scontro, tra lealisti e contundenti genera un’energia che considero tutta positiva se convogliata in un dibattito costruttivo.

Scalfarotto spiega sul blog la sua differenza d’impostazione rispetto a quanto sostenuto da Generazione U, e da me in questa rubrica, così: “Credo che la nostra battaglia sia assolutamente la medesima. Come dice Mario (cito quasi testualmente) quella di contribuire a fondare un partito libero, forte e di massa che vada sotto il nome di Partito Democratico. Su questo siamo assolutamente allineati. Dopodiché Mario pensa che per fare questo si debba provare a creare un movimento che punti allo scontro con le oligarchie dei partiti e che, spaventandole, le costringa ad arrendersi alle nostre condizioni, alzare bandiera bianca e finalmente rinnovare partiti, politica e paese. Pur simpatizzando grandemente - anzi, facendo quasi il tifo - per questa eroica e pure un tantino ottimistica visione da coltello tra i denti, io faccio un po' fatica a sentire mie non certo le finalità dello sforzo, ma gli strumenti che si vorrebbero utilizzare. Saranno l'età, o l’aplomb che mi è rimasto appiccicato addosso dagli anni di Londra, ma a me viene più naturale ispirarmi alla tranquilla perseveranza gandhiana che alle pistolettate e ai baffi a manubrio alla Emiliano Zapata”.

Ora, la spiegazione di Scalfarotto è, a mio avviso, parziale e sbagliata. Non ci stiamo dividendo sul metodo tra gandhiani e zapatisti, questa è ovviamente una caricatura. Ci stiamo dividendo rispetto all’obiettivo, che Ivan dichiara essere comune, di “contribuire a fondare un partito libero, forte e di massa che vada sotto il nome di Partito democratico”. Ma li leggete i sondaggi? Quelli che su Repubblica danno il Pd al 25% e sul Corriere della Sera al 23%? Secondo voi è un dato casuale? O forse il metodo dell’iscriversi “lealmente” ai Ds, di fare l’appello dei quaranta giovani portaborse, del non creare mai un luogo di dibattito e di apertura vero, dove si discuta sul come e sul perché, di accontentarsi dei congressi truccati dove sono già state stabilite tutte le scale gerarchiche della futura oligarchia, con tanto di utili idioti chiamati “a fare la società civile”, non sta facendo fallire tutto il progetto? State direzionando la freccia sull’obiettivo sbagliato, caro Ivan. Pensate che conti solamente chi sta al timone e non dove stia dirigendo la barca. Noi vi stiamo facendo vedere gli scogli, urlando e picchiando, perché è l’unico modo per salvare l’obiettivo comune di vedere il porto.


Scalfarotto si iscrive ai Ds

31 marzo 2007

Io voglio davvero bene a Ivan Scalfarotto e gli ho sempre riconosciuto di essere una persona coraggiosa. Ora però Piero Fassino ha dato alle agenzie di stampa una lettera in cui Ivan scrive: "Desidero sottoporti formalmente la mia richiesta di iscrizione ai Democratici di Sinistra".

Nei giorni in cui, come Generazione U (qui le decisioni assunte oggi dal nostro coordinamento nazionale), abbiamo aperto il fronte nel modo più duro possibile sia con i Ds che con la Margherita per far sì che il partito democratico che noi vogliamo sia diverso da quello che vogliono loro, leggere quella frase è stato come ricevere una coltellata nella schiena.

Ivan, quelli giocano a fotterti e lo sai. Non incatenarti, se sei ancora in tempo, non tradirci. Non permettere loro di esporti come trofeo. Già da oggi, ne sei consapevole, lo hanno fatto.

Loro sono quelli che noi dobbiamo battere. E so che qualcuno ti consiglia: "If you can't beat them, join them". Ma è un'idea sbagliata. Mai come oggi sono convinto che "if you can't beat them, beat them".

Proprio nel momento in cui i Perpetui sembrano imbattibili, fare partito con loro è un errore. E batterli attraverso un'azione continuamente contundente è l'unica opzione accettabile.

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