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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Uni e trini - La squadra del Pd under 40

27 luglio 2009

Secondo me sbagliano. Civati e Alicata a sostenere una candidatura bettiniana e monotematica. Orfini e Cundari a non emanciparsi dalla mitologia dalemiana sognando di tornare indietro. Resta il fatto che dobbiamo capire che il Partito democratico di domani se lo giocano tre candidati tra cui ci siamo divisi, ma quello di dopodomani sarà sicuramente il nostro.

Allora alleniamoci a parlare, a confrontarci, a dimostrare che tra noi non ci sono astiosità irrecuperabili e neanche gelosie immotivabili.

Siamo divisi, ma anche uniti. Alleniamoci, che abbiamo meno di quarant'anni e fiato quanto ne vogliamo.

(la squadra del Pd della prossima legislatura, completamente rinnovato come piace a me: Adinolfi in porta, linea difensiva a tre con Cundari, Serracchiani, Mogherini, regista arretrato Orfini, esterni a destra Sarubbi e a sinistra Civati, trequartista Zoro, attaccanti di supporto Alicata e  Madia, centravanti di sfondamento Renzi). 


Orzo

26 luglio 2009




Secondo me Orzo, la tramissione webtelevisiva di Diego Bianchi per Excite, è il programma dell'anno per quanto riguarda il racconto della politica.

Lieto d'essere stato intervistato da uno Zoro meno clownesco del solito: è il suo registro giusto, Diego non è un comico, è uno che capisce di politica e la sa raccontare.

Poi, dovrei mandargli contro una serie di improperi per motivi a lui noti, ma oggi prevale la sincera ammirazione.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 26/7/2009 alle 14:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa

A L'Aquila

25 luglio 2009

Oggi vado a L'Aquila per il G1000 organizzato da quella testa pensante di Michele Fina, giovanissimo segretario locale del Pd.

E' la prima uscita ufficiale con Dario Franceschini e ci saranno anche Pierluigi Bersani oltre a Pippo Civati per la mozione Marino. Un'occasione di unità per il Partito democratico.

Ecco intanto il video della mia conferenza stampa con il segretario, quella dell'annuncio del ritiro della candidatura (grazie a Youdem.tv).



Sono molto determinato a combattere la battaglia congressuale, le prime ore con la nuova squadra mi sono piaciute.

Sto con Dario Franceschini

23 luglio 2009

Oggi ho dovuto prendere una decisione importante e necessaria per dare una forza diversa alla decisione di duemiladuecento iscritti al Pd di sostenere la mia candidatura a segretario nazionale. Da soli non avremmo avuto alcuna chances e ho raccolto l'appello che mi è stato inviato questa mattina da Dario Franceschini da Repubblica Tv. Così nel pomeriggio abbiamo tenuto insieme una conferenza stampa. Questa la sintesi di Apcom.

Roma, 23 lug. (Apcom) - Mario Adinolfi ritira la sua candidatura alla segreteria del Pd e annuncia il proprio sostegno a Dario Franceschini. Durante una conferenza stampa insieme allo stesso Franceschini, Adinolfi spiega: "Sono contento di annunciare che per questa campagna congressuale e spero anche dopo darò una mano al tentativo di Dario Francschini di rinnovare e dare forza ad nuova idea di Pd. Ritiro la mia candidatura".

Adinolfi spiega di essersi convinto a ritirare la propria candidatura dopo aver ascoltato le linee programmatiche di Franceschini. "La sua proposta - spiega - riprende temi centrali su cui mi ero impegnato: un partito aperto che non si ripiega sul passato". Inoltre, aggiunge, "Dario ha messo in campo una squadra credibile e questo, anche se solitamente io faccio battaglie solitarie, mi ha convinto ad entrare nella squadra. Mi piace l'idea di poter lavorare con energie nuove fresche come la Serracchiani, la Barracciu, Sassoli".

Franceschini, seduto accanto a Adinolfi, lo ringrazia: "Ci conosciamo da diverso tempo, conosco le sue qualità e la sua propensione a battersi da solo. Sono contento che entri nella squadra, il suo modo non tradizionale di stare nel Pd a ritirare il percorso congressuale". In particolare, dice Franceschini, l'apporto di Adinolfi sarà importante per parlare a tutto quel mondo che vive la politica attraverso forme non convenzionali di partecipazione, fuori dalle sezioni di partito e senza tessere: "La sua presenza a mio sostegno sarà molto importante".

Stasera dalle 23 andrò a SkyTg24 per spiegare in maniera più approfondita le ragioni della mia scelta, di cui mi assumo la ovvia responsabilità politica. E' stata una decisione presa con il conforto di tutti i dirigenti storici di Generazione U e questo mi ha dato tranquillità e senso d'amicizia.

Il gruppo va avanti, con le stesse intenzioni: rinnovare il Pd e attraverso il Pd, la politica italiana, con le nostre idee direttiste. Dario Franceschini è il segretario giusto, con Debora Serracchiani e David Sassoli, con Francesca Barracciu e Renato Soru, per cambiare in meglio il Partito democratico e non farlo tornare ad un passato che dobbiamo lasciare definitivamente alle spalle.


Una litigata televisiva con Amicone

23 luglio 2009

Se volete, qui trovate l'ultima parte della puntata di Omnibus de la7, dove dico come finisce secondo me l'elezione del segretario del Partito democratico.

E, soprattutto, litigo con Luigi Amicone su Berlusconi, menzogne, troie e l'essere cattolici.


Considerazioni militanti sul voto europeo

8 giugno 2009

Qualche considerazione guardando i risultati delle elezioni europee.

1. Berlusconi ha perso le elezioni. Ma, attenzione, non le ha perse il centrodestra. Il presidente del Consiglio paga la sua arroganza, il suo delirio di onnipotenza, il suo malcostume, le minacce dei suoi avvocati. Ma la coalizione da lui guidata cresce. La somma dei voti di Pdl e Lega a queste europee è analoga a quella delle politiche: 46.8% un anno fa, 45.5% oggi. Il centrodestra è sostanzialmente stabile. Ma Berlusconi ha infilato la discesa che lo porterà all'addio. Questo 35.2% gli sarà imputato e Fini comincerà tra qualche settimana a presentare il conto. La Lega al 10.3% ottiene un risultato incredibile.

2. Il Pd ha perso le elezioni. Arretra di sette punti rispetto alle politiche di un anno fa, ma il 26.2% è un risultato che legittima Dario Franceschini a ricandidarsi alla segreteria. A patto, però, che si presenti dimissionario alla prossima direzione nazionale, ammetta l'insufficienza di una percentuale del genere e dichiari che se avesse avuto più tempo avrebbe potuto portare il partito più in alto. In cento giorni, avendo ereditato il disastro veltroniano derivato proprio dall'incapacità di accettare la logica delle cose dimettendosi dopo la sconfitta politica e amministrativa di un anno fa, Franceschini non poteva fare di più. Ora si ricandidi, ma con un progetto di Pd totalmente rinnovato. Certo, l'idea di mandare Giovanna Melandri a commentare i risultati a Porta a Porta dimostra lo stato di confusione mentale di questa inamovibile classe dirigente del Pd. Ancora con la Melandri? Il Pd necessita di un rinnovamento radicale, Franceschini continui a provarci, noi presenteremo comunque la mozione ISCRITTI PROTAGONISTI (per rappresentarla sul territorio inviare una disponibilità a adinolfi2009@gmail.com) ad un congresso che deve essere un congresso vero di cui non avere paura. E lì, rovesceremo finalmente la piramide, che questi faraoni e queste faraone qui sono più che bolliti.

3. Antonio Di Pietro vince ma non stravince. Ricorderà questo 8% come il risultato migliore della sua storia politica. Rispetto a quanto si attendevano al quartier generale dell'Italia dei Valori, l'ex pm sta sotto di più di un punto. Ma comunque Di Pietro si conferma interlocutore importante e necessario per costruire l'alternativa di governo.

4. Le sinistre radicali e i radicali di Marco Pannella stessi restano fuori dal Parlamento europeo e devono mettersi in testa che il loro unico orizzonte politico realistico è l'ingresso come componenti organizzate all'interno del Partito democratico. Ma Diliberto, Ferrero, la Francescato, forse anche Vendola vorranno tenere aperta la loro bottega, condannandosi all'irrilevanza politica.

5. L'Udc cresce dello 0.9% e grida al miracolo, ma il miracolo vero lo fa Raffaele Lombardo in Sicilia, dando due punti di distacco all'Udc stessa nella circoscrizione Italia insulare. Casini finirà il suo percorso in braccio a Berlusconi, il Pd non si faccia illusioni. Siedono nello stesso gruppo al Parlamento europeo. Ma per un paio d'anni ancora toccherà corteggiarlo. E illudersi. Inutilmente.

6. Le destre fasciste italiane sono allo zerovirgola, anche la Destra di Storace resta fuori dall'Europarlamento e questo mentre le destre xenofobe e populiste avanzano in tutta Europa. Una buona notizia. Anche se xenofobia e populismo sono nel Dna di ben altri soggetti politici, qui da noi.

7. Ora c'è il referendum, che mancherà il quorum. C'è la stagione congressuale nel Pd. C'è l'inizio della resa dei conti nel Pdl, con un Berlusconi che diventerà ancora più minaccioso e arcigno, per via della paura. C'è da avviare il gioco delle alleanze nel centrosinistra: invitare Sinistra e Libertà, radicali, comunisti ragionevoli all'interno di un grande e nuovo Partito democratico, con una classe dirigente tutta rifondata (pensionare le Melandri di ogni genere, please, repetita iuvant). Chiudere un'alleanza dialettica con l'Italia dei Valori. Provare l'approccio con l'Udc. Oggi una coalizione di questo genere, basata sull'architrave di un Pd veramente di massa e plurale, avrebbe il 49.5% dei voti. Quattro punti in più dell'attuale coalizione di governo. Vincerebbe le elezioni, insomma. E nessuno avrebbe scommesso sul fatto che una distanza a cifra singola tra Pd e Pdl avrebbe permesso queste considerazioni. In realtà, io ci avevo scommesso sopra cento euro. E oggi vado a incassare il premio, avendo creduto che fosse possibile. L'Italia non chiude le porte alle sue forze migliori. L'Italia non muore.

Ps. Avete cose più intelligenti da dire sul voto europeo? Oggi dalle 10.15 e fino a tutto il pomeriggio conduco uno speciale su Red Tv con ospiti importanti ma ospitando anche la vostra voce in diretta, se volete, basta chiamare il numero verde della televisione.

Ps2. Quando poi ci saremo rotti le scatole abbondantemente di parlare di politica, stasera alle 23.30 su la7 c'è l'ultima puntata di Grazie al Cielo sei Qui stavolta non faccio il monaco buddista, ma il cantante con Luca Telese e Paolo Guzzanti.

La radio italiana è molto peggio della tv

3 giugno 2009

Non sapete quanto io sia innamorato della radio. I miei programmi migliori li ho fatti lì (Domani è tardi, Settanta in due, Contro Adinolfi) e ho lavorato con questo straordinario mezzo fin dal 1991. Ma avete provato a fare zapping radiofonico ultimamente?

A parte il becerume delle radio romane calcistiche, vi beccate la superficilità estrema e ridanciana del novantacinque per cento dei conduttori, la pretenziosità di alcuni (c'è uno su Radio Incontro che ogni mattina infila parole complicate a caso nel discorso, per darsi un tono, spettacolare, andrebbe ascoltato tutti i giorni come esempio di comicità involontaria continua), il luogocomunismo di quasi tutti, le scelte musicali banali o inutilmente ricercate.

Niente radio popolare, niente approfondimento, niente filo diretto serio con gli ascoltatori. Persino Radio Radicale ormai è solo una radio di propaganda.

La radio poteva salvarci dalla tv. E invece, fatte salve le "ridotte di qualità" su Radiotre e Radio 24 (in particolare la Zanzara di Giuseppe Cruciani, forse il miglior programma radiofonico italiano dell'anno, insieme al sempre comunicativamente perfetto Giuliano Ferrara), la radio nel nostro paese è molto peggio della televisione.

Il Pdl ha deciso: non devo andare in Rai

26 maggio 2009

Incredibile. Un senatore del Pdl sostiene che io, né candidato né parlamentare, parlando di questioni sociali per pochi minuti a Unomattina, abbia violato la par condicio. 

ADINOLFI: "RIDICOLO CHE IL PDL INVOCHI LA PAR CONDICIO"
"Non l'ho fatto, ma se è successo sono orgoglioso di averla violata"

"Lo zelante senatore Fasano sfonda ogni frontiera del ridicolo, invocando la par condicio in Rai per la mia presenza a Unomattina". A parlare è Mario Adinolfi, vicedirettore di Red Tv, ospite oggi nel contenitore del mattino di Raiuno e contestato dal parlamentare Pdl che ha chiesto l'intervento di Masi e Garimberti: "Berlusconi detiene la proprietà di tre reti televisive, il Pdl ha preteso la nomina di direttori 'amici' in piena campagna elettorale al Tg1 e a Raiuno, l'informazione a viale Mazzini presenta le interviste del premier con il simbolo del partito in bella vista e taroccato, ma oggi il senatore Fasano riesce a avere il coraggio di contestare la presenza di un giornalista evidentemente sgradito per qualche minuto in video a Unomattina. Non ho il curriculum dell'ottimo senatore Fasano: non sono stato condannato a due anni di carcere per concussione, non sono parlamentare, non sono neanche candidato alle europee. Non ho affrontato alcun tema politico durante l'intervento a Unomattina, il mio mestiere è fare il giornalista e l'opinionista ma evidentemente le mie opinioni non piacciono. Non ho violato la par condicio, ma se è successo e la cosa ha infastidito soggetti come Fasano, allora sono orgoglioso di averlo fatto. Sarebbe un piccolo atto di resistenza alla prepotenza continua di una parte politica illiberale".


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Non fate cazzate, votate Pd

25 maggio 2009

Vi imploro, non fate cazzate (tipo l'amica Marta che vuole votare Sinistra e Libertà) e votate Pd senza fare troppe storie, è l'unico modo per costruire l'alternativa vera al Frequentatore di Minorenni.

Il Pdl pagherà un prezzo pesante alle tre vergogne berlusconiane: Noemi, Mills, Alitalia.

La Lega si rafforzerà, l'Udc anche, l'Italia dei Valori andrà bene.

Ma tutto dipende dal risultato del Pd.

Niente rifugio nell'astensione, allora, niente voto di protesta alle sinistre inutili o agli ingrati radicali.

Il 6 e 7 giugno si vota Partito democratico.


Caso Noemi: ora chiarimento o dimissioni

24 maggio 2009

In qualsiasi paese del mondo, il vertice istituzionale non avrebbe ignorato le "dieci domande" con cui un quotidiano mette in dubbio la sua onorabilità. In qualsiasi paese del mondo lo scenario aperto dalla richiesta di divorzio di Veronica ("mio marito frequenta le minorenni ed è una persona che non sta bene") avrebbe aperto un dibattito di natura politica che il Partito democratico fa male a non aprire subito. In qualsiasi paese del mondo le dichiarazioni dell'ex fidanzato di Noemi oggi a Giuseppe D'Avanzo avrebbero scatenato un putiferio: si parla del rapporto telefonico diretto tra Berlusconi e la diciassettenne di Portici, dell'invito in Sardegna per dieci giorni a cavallo di Capodanno insieme a altre trenta ragazze in una sorta di harem, delle bugie che Noemi diceva continuamente al povero ragazzo per coprire i suoi viaggi presso l'Imperatore, delle bugie dell'Imperatore stesso al paese in queste settimane.

Poi ci sono le foto. Le foto di Noemi prima e dopo, il prima è un'innocente ragazza carina, il dopo significa zigomi alti, labbra rigonfie, tutto il volto pesantamente truccato e ritoccato e sono le immagini più evidenti di quel che il Cavaliere ha fatto all'Italia.

Berlusconi non risponde alle domande e quando risponde mente. Se dovesse tentare di rivoltare a frittata venendo in Parlamento per il caso Noemi, non varrebbe nemmeno la pena stare in aula ad ascoltarlo.

Sfiduciare questo premier per indegnità e per la sua naturale tendenza a mentire a tutto e tutti, ritoccando la verità e cambiandola come è cambiato il volto di Noemi, mi sembrerebbe un atto politicamente opportuno.

La questione Noemi è questione politica. Il Pd abbandoni il politically correct e spieghi al paese quel che sta accadendo: un presidente del Consiglio che ha paura di dire la verità sui suoi rapporti ambigui con una minorenne è un presidente del Consiglio che non può governare.


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Mario Moore

16 maggio 2009

Voglio fare tutta la campagna delle primarie Pd con il cappellino (e raccontarvi tutte le storture di un sistema politico che non accoglie alcuna reale istanza di rinnovamento non cooptativo).



La foto è stata in realtà scattata al tavolo finale del World Poker Tour, il 10 maggio 2009.

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Iscritti protagonisti: scriviamo la mozione congressuale

14 maggio 2009

Martedì 19 alle 20.45 si terrà la prima riunione del coordinamento operativo della nostra mozione congressuale: "Verso la democrazia diretta: ISCRITTI PROTAGONISTI".

I partecipanti alla riunione definiranno le prime linee di una bozza di mozione che verrà poi sottoposta in modalità wiki all'integrazione da parte di tutti coloro che intendono condividere il nostro percorso per cambiare il Pd. Per dare la disponibilità a rappresentare la mozione sul proprio territorio basta scrivere una email con i propri recapiti e inviarla a: adinolfi2009@gmail.com.

Intanto arrivano i commenti, le pagine di stampa, le inevitabili ironie e i post dei blog degli amici e dei simpatizzanti.
 
Resta il fatto che davanti a tante chiacchiere sul rinnovamento, noi ancora una volta ci mettiamo gambe, braccia a faccia. Nel 2001 facemmo una prima esperienza e ci ritrovammo in 1.580 (voti presi da Democrazia Diretta, il suo simbolo lo vedete ancora in questa home page). Due anni fa eravamo in 5.947 con Generazione U alle primarie.

E' un percorso che cresce, che segue il filo di un discorso che è sempre lo stesso e che ha la tenacia di riproporsi perché si nutre di un'idea. Gli altri chiacchierano, noi ci organizziamo e andiamo in battaglia, perché è così che si fa quando si crede in qualcosa.

(prossimi impegni, per chi magari vuole ascoltare quel che ho da dire o anche solo incontrarmi: oggi a Radio Luiss alle 16, sabato in piazza Navona con Carlo Fayer per presentare il libro di Roberto Alagna)

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Mi candido alla segreteria del Pd

13 maggio 2009

Per dare una mano concreta alla massima mobilitazione in campagna elettorale, per non lasciare l'azione tutta in mano agli ex ds (le candidature annunciate sono quelle di Bersani, Finocchiaro e Marino), per rafforzare l'idea che il ricambio generazionale non arriva mai per via cooptativa (e quando arriva così è dannoso) ma attraverso uno schietto conflitto politico costruito su proposte alternative, per aver constatato che quanto dicevamo due anni fa era non solo sensato ma è stato poi saccheggiato come patrimonio di proposte da tutti, per far rivivere il programma 100.2.0, per mettere al centro del dibattito congressuale la democrazia diretta, le primarie e il protagonismo anche del singolo libero iscritto non assimilabile alle nomenklature dei capibastone, io mi candido alla segreteria nazionale del Partito democratico.

Primo impegno, oggi pomeriggio, alla nuova Fiera di Roma in un convegno organizzato dalla facoltà di Scienze della Comunicazione. Domani, intervista a Radio Luiss.

Ricominciamo.

L'obiettivo di mobilitazione è oggi aggregare 1.500 iscritti al Pd entro la data del 21 luglio per sostenere la candidatura nazionale e cercare potenziali candidati a livello locale. Chiunque abbia voglia di partecipare a questa battaglia deve prima di tutto andarsi a iscrivere al partito, anche se sono molti gli amici che ci raccontano in varie zone d'Italia di un tesseramento non libero o addirittura precluso agli "outsider". Vigileremo su tutto questo è sarà il nostro primo compito: vogliamo un partito che non imbrogli sul tesseramento in fase pre-congressuale. 

Per martedì 19 maggio è convocata la prima riunione organizzativa della nostra mozione congressuale collegata alla candidatura. Proporrò il titolo: "Verso la democrazia diretta: iscritti protagonisti". Scriveremo insieme la mozione, in modalità wiki, utilizzeremo a fondo Facebook, raccoglieremo fondi e ancora una volta daremo battaglia con determinazione per dare il nostro contributo e salvare il Partito democratico da un involuzione che sarebbe un triste ritorno al passato.

Chiunque voglia dare una mano ed essere un iscritto protagonista, può scrivere all'email adinolfi2009@gmail.com gestita dal coordinatore della campagna Marco De Amicis o prendere contatto direttamente con me attraverso il profilo Facebook.

E ora, alla stanga. C'è da dare una mano per immaginare un Pd determinato che sappia persino vincere e battere chi non è degno di governare l'Italia. Si comincia votando Pd alle europee, si continua con il congresso, si prosegue vivendo da democratici e da direttisti. Ciò che noi siamo, ciò che noi vogliamo.


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Il Pd rischia di perdere tutto

12 maggio 2009

Oggi sul Corriere della Sera leggo di Goffredo Bettini e della sua idea di "terzo uomo" per il congresso che non sia né Dario Franceschini né Pierluigi Bersani. Poi avrei da raccontare qualcosa su come Bettini stesso punti molto su una sconfitta del capolista David Sassoli, da far superare nelle preferenze dai suoi De Angelis e Cioffredi, su come D'Alema punti ad ottenere uno stesso risultato con Gualtieri (dopo aver piazzato il tesoriere della fondazione Italianieuropei nel cda dell'Acea puntando il bazooka su Piero Marrazzo, ormai non certo della ricandidatura), su come Zingaretti sia proprio lui il "terzo uomo" e lavori nell'ombra.

Tutto lo stato maggiore diessino si schiera, con lo stile noto dopo la fine del centralismo democratico, cioè il tutti-contro-tutti.

Questo fa malissimo al Pd, lo rende pronto a trasformarsi in Pds, il che sarebbe non un'involuzione ma un dramma. E in questo clima prepara una disfatta elettorale. Serve un colpo di reni, deve provenire dalla base che deve ribellarsi ai soliti giochini della solita dirigenza. Daremo come sempre il nostro contributo come Generazione U in questa direzione. La soluzione è, lo sappiamo da tempo, la democrazia diretta: che ogni iscritto torni protagonista.

L'iscritto, non il solito boiardo. Vecchie e nuove nomenklature sono il cancro di questo Pd. Che non deve perdere le elezioni, sarebbe una tragedia per l'Italia.

C'è stato un momento

11 maggio 2009

C'è stato un momento in cui l'ho proprio pensato. Ho sorriso e ho detto: il titolo del World Poker Tour lo vinco io, con i quattrocentomila euro di premio e il braccialetto da far restare in Italia. E il momento esatto è questo.



In quel momento ero davanti a tutti i sette grandi rimasti a giocarsi il Wpt tra i quattrocento arrivati a Venezia da ogni parte del mondo. Ero chipleader con trecentomila chips di distacco sul secondo e più di un milione e mezzo sul settimo. Ma il poker sa essere evangelico e così l'ultimo, uno svedese, alla fine ha vinto e io sono arrivato sesto portando a casa "solo" sessantaseimilanovecentoquaranta euro.

Ma quel momento lì, quell'istante in cui dopo tanta fatica arrivi in cima, ma proprio in cima in cima, dove l'aria è rarefatta e mette le vertigini, non lo dimenticherò mai.

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Veronica-Silvio, non è una vicenda privata

3 maggio 2009

''E' una vicenda personale che mi addolora, che rientra nella dimensione privata, e di cui mi pare doveroso non parlare''. Silvio Berlusconi prova a tappare così la falla aperta nella sua nave corazzata dalla persona che lo conosce di più, sua moglie da diciannove anni e sua compagna da quasi trenta. Veronica Lario dice frasi tremende: "E' una persona che non sta bene, che va con le minorenni, io ho provato ad aiutarlo, ma ora non posso più restargli vicino". Fin qui, forse, si potrebbe pure trattare di un fatto che riguarda le complicate vicende che precedono un divorzio. Poi, però, arriva una frase diversa dalla ex signora Berlusconi, scritta così da Dario Cresto Dina per Repubblica: "Veronica non ce l'ha né con le giovani donne aspiranti europarlamentari né con Noemi. Interpreta la loro parabola quasi epicamente, come 'figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica'. La sconcerta, però, che il metodo da 'ciarpame politico' non faccia scandalo, che quasi nessuno si stupisca, che 'per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore', come racconta a chi le sta vicino".

Ecco, io credo che questa scossa riguardi tutti, riguardi il paese o almeno tutti coloro che si sono stancati di concedere e giustificare ogni cosa all'Imperatore di Cartapesta. Il divorzio di Veronica non è una vicenda privata. E' una questione pubblica e politica. 

Per la prima volta da anni qualcuno dice che il re che è nudo, è inconsistente come un uomo di cartapesta agli occhi di chi gli è stato vicino per trent'anni. In qualsiasi paese del mondo un elemento come questo sarebbe politicamente deflagrante. E' immaginabile un Obama che resista a colpi del genere inferti da Michelle o un Sarkozy colpito così da Carla Bruni senza che ne derivi un pubblico e politico dibattito? In Italia, per pruderie e per timore di vendette, della questione si tende a non discutere archiviandola nella cartella 'tra moglie e marito non mettere dito'. Invece la questione è tutta politica.

Mi auguro un'offensiva del Pd che chieda al paese già in occasione di queste europee di togliere fiducia a Berlusconi, un uomo confuso nella sua vita privata e confuso nel modo megalomane di governare male un paese in profonda crisi, prima di tutto morale. Non dobbiamo avere paura di avviare questo dibattito nel paese.

Dobbiamo farlo noi perché è già partito il coro degli interventi "giustificazionisti" e "rispettosi". Forse è il caso di cominciare ad essere irrispettosi per esorcizzare la "strana alchimia" di cui si stupisce Veronica e io con lei. Possibile che a Berlusconi debba essere concesso proprio tutto?

La crisi morale del paese è la crisi morale del suo presidente del Consiglio: l'una vive e si nutre dell'altra, da decenni a oggi. Questa occasione può essere utile per interrompere il cortocircuito etico che ne deriva.

Un settantreenne accusato dalla moglie di andare a minorenni (ne deriva la mignottocrazia), di essere una persona che non sta bene (ne deriva un governo inefficace da megalomane), di candidare alle elezioni le proprie squinzie andando oltre Caligola e i cavalli (ne deriva un'agghiacciante classe dirigente), non è degno di guidare il paese.

L'Italia, non solo Veronica, merita di liberarsi da un uomo così. Forse è arrivato il momento di spiegarlo efficacemente a tutti i liberi e forti disposti a lottare per veder rinascere democraticamente una nazione.

No, non è una vicenda privata.

Note per il fine settimana lungo

1 maggio 2009

Fine settimana in cui affinare il gusto per la lettura degli scenari futuri. Partiamo dalle elezioni. Manca un mese e sapremo. Sapremo che fine farà il Pd, ad esempio. L'asticella è piazzata a quota 27%. Sotto, cioè sette punti sotto le politiche già infauste, il mio amico e ottimo segretario Dario Franceschini andrà a casa. Sotto il 23% il partito si becca subito una scissione (Rutelli ha già le valigie in mano) e di fatto si ri-trasforma nel Pds. Il dramma è che c'è qualcuno che ha nostalgia di quel partito lì e gufa. Enrico Letta che dice da noi a Red che Goffredo Bettini ora fa a Dario quel che non voleva fosse fatto a Walter, mi pare sia stato perfetto e veritiero. Liberati da Veltroni, adesso che qualcuno ci salvi dai veltroniani.

Altre considerazioni. Tutti guardano a Di Pietro per l'exploit delle prossime europee. Io penso che crescerà, ma poco. Sotto l'8% che si aspettano tutti e molto sotto la doppia cifra di cui è sicuro l'ex pm. La sorpresa sarà invece l'Udc di Casini che, zitta zitta, erode consenso ovunque: dal Pdl, dal Pd, nel sud ne prenderà anche all'Mpa sciaguratamente alleatosi con la destra post-fascista e con quello strano figuro di Francesco Pionati, in un fritto misto condito dai Pensionati di Fatuzzo che fa ridere dallo spavento. Ecco, l'8% lo fa lo scudocrociato e la doppia cifra la farà la Lega o si avvicinerà molto. Aiutata da un voto che le arriverà anche al centro e al sud, stavolta: certo, non un voto oceanico, ma quanto basta per farle scorgere l'ipotesi di una prospettiva da partito nazionale. Disastro in vista per le sinistre alla sinistra del Pd e per i radicali isolazionisti. Non supereranno lo sbarramento. Resta l'incognita Pdl: per me restano al di sotto del 40%, ma ci sono in giro sondaggi mirabolanti e dunque lo dico a bassa voce. Spero però che gli italiani diffidino dal consegnare un potere così immenso ad un uomo solo.

In sintesi, ecco il pronostico per le europee ad oggi.

Pdl 39.5%
Pd  27.5%
Lega 10%
Udc 8%
Idv 7%
Comunisti 3%
Sinistra e Libertà 2%
Destra+Mpa 2%
Radicali 1%

E visto che siamo in vena di pronostici, ecco anche le dieci bancate del weekend (chi gioca nella Scommessa Collettiva, sempre aperta con info da chiedere a adinolfi@gmail.com, sa che la bancata è la "giocata contro", cioè si vince se la squadra indicata non vince): Newcastle, Sochaux, Hearts, Hoffenheim, Nec, Lazio, Tolosa, West Bromwich, Fulham, Borussia M.Gladbach. Ogni singola giocata rende su Betfair (se non avete i codici potete richiedermeli alla stessa email, valgono anche per 30 euro di giocate gratuite) dal 10 al 30 per cento del giocato. Con varie combinazioni (io le giocherò legate a settine) potete alzare un gruzzoletto mica male.

Per tutti, buon fine settimana lungo. Che sia divertente e riposante. Dopo, ci sarà da lottare e manco poco. A proposito, ci sono novità in vista e qui le comunicheremo tempestivamente. Ma ci pensiamo da lunedì.

Per ora, suerte...ne abbiamo tutti bisogno, no?

Grillo, Santoro, Bordin: chi non s'omologa è perduto?

14 aprile 2009

Diciamolo subito, è ovvio, sono tre casi diversi: Beppe Grillo che va su la7 dopo anni di esilio televisivo e viene aggredito come il peggiore dei malfattori dopo l'intervento dalla politica tutta, per una volta unanime, con in più una spada di Damocle che ora pare pendere sul direttore de la7, il bravo Lillo Tombolini; Michele Santoro che fa una trasmissione controcorrente sul tema del terremoto in Abruzzo e delle lacune della Protezione civile, beccandosi inchiesta interna e strali da destra e sinistra, Pd compreso; Massimo Bordin che prova ad avanzare un sospiro di critica a Marco Pannella sul tema del digiuno, durante la conversazione settimanale su Radio radicale e questa improvvisamente, con tutta probabilità, diventa l'ultima.

Radio, televisione, carta stampata: i media tradizionali sono diventati luogo dove solo chi si omologa resiste? Un pensiero unico, sintetizzabile nel classicissimo "legare l'asino dove vuole il padrone", si è impadronito di tutti i mezzi di comunicazione, con la sola eccezione della rete che non a caso (e ne abbiamo scritto anche ieri su Europa) mai come ora vive un'offensiva di provvedimenti legislativi che vorrebbero limitarne utilizzo e immissione di contenuti.

Ne deriva una sorta di "superiorità" in termini di affidabilità delle informazioni reperibili del web rispetto ai media tradizionali? Comincio a pensare che sì, andare direttamente alla fonte di ciò che accade aiuti a formare il giudizio molto più che seguire le interpretazioni dei professionisti della comunicazione che non sanno più tollerare alcuna voce dissonante. Bisogna dare uno sguardo, in particolare, alla qualità dell'informazione Mediaset ormai incredibilmente appiattita sulla mera cronaca, stando alla larga dall'approfondimento politico.

Il nuovo Matrix senza Enrico Mentana, pur nella tecnicamente ottima conduzione di Alessio Vinci, ha perso ogni capacità di essere luogo di emersione di confronti dissonanti che possano spiacere, anche lì, al padrone dell'asino. Il fatto che tutto questo avvenga (esecrazione per Grillo, messa in mora per Tombolini, insinuazioni contro Bordin, inchieste anti-Santoro, cacciata di Mentana...e sono solo i casi più eclatanti) senza che sostanzialmente scatti alcuna forma di mobilitazione e di solidarietà almeno di un mondo della comunicazione che dovrebbe essere estremamente preoccupato da questa costrizione all'omologazione, agita e non poco il libero confronto sui blog, sui social network, in rete. E' troppo poco? Sì, forse è troppo poco: ma il web è diventato una casamatta della libertà di informare, teniamocela stretta e sviluppiamola con attenzione. Una volta, dopo gli editti di Sofia contro Santoro, Luttazzi e Biagi, almeno si indignavano le menti libere. Ora molte di esse hanno scelto di sopravvivere senza dare più fastidio, cessando di essere libere e di battersi per la tutela anche di opinioni che possono essere non condivise o persino inaccettabili. Questo esercizio di libertà si pratica solo in rete, dove un tg4 sarebbe semplicemente inimmaginabile. Vediamo di far crescere in qualità questo spazio prezioso.

Mezzi di comunicazione e libertà limitata

11 dicembre 2007

Lo spunto lo prendiamo dalla vicenda Ferrara-Luttazzi, è inevitabile. E, soprattutto, dalla lettera del direttore del Foglio a Repubblica, dove spiegava sostanzialmente che la libertà ha dei limiti, anche la libertà di satira, limiti ancor più evidenti quando si sceglie un mezzo come la televisione generalista. Ed è questo il punto che mi interessa discutere con voi: è vero o no che, a seconda del mezzo di comunicazione che si utilizza, il territorio della libertà utilizzabile si allunga o si accorcia?

C'è di mezzo un elemento, che è centrale nella riflessione di Ferrara: il denaro.

Tutto passa attraverso il paradosso di Lenny Bruce, piegato alla strana guerra per bande della televisione nostrana. Scrive l'Elefantino: "Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell´outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l´assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l´ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi". E ancora: "La tv, come i giornali, è uno spazio in cui gli editori investono, e giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo, come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti".
 
E adesso, allontaniamoci un poco dalla vicenda Luttazzi. E proviamo a scorgere le opportunità offerte da un territorio che non è mercificato e, non a caso, non è citato da Ferrara. Che indica in "tv e giornali" lo spazio in cui "gli editori investono", lasciando da parte internet. Lasciando da parte noi. Lasciando da parte i blog.

Rendiamocene conto: questo territorio è libero. In questo territorio, mezzo di comunicazione ambizioso quanto mai nel messaggio che contiene, non c'è editore e non c'è sanzione (se non quella del codice penale). In questo territorio scorre una libertà tecnicamente "senza limiti", perché i limiti sono quelli che ci auto-imponiamo. La soluzione è dunque quella di rinchiuderci nei nostri blog?

Lo spiegavo qualche giorno fa: la risposta è no.

La soluzione è quella di coltivare nei nostri blog la tentazione di una libertà che corroda davvero i residui cardini che tengono insieme un sistema di potere che reagisce tutto unito appena avverte la sensazione di essere concretamente minacciato. Quello che mi impressiona è la reazione unanime di "quelli che contano" alla vicenda Luttazzi. Dal sito senza commenti (dunque un non-blog) di Luca Sofri alle colonne di Aldo Grasso, papa della critica televisiva, che non a caso dei blog scriveva (sempre non a caso sul Foglio, il 22 settembre scorso): "Per millenni la comunicazione è stata verticale: una fonte da cui discendono i fiumi del sapere. La Rete fa saltare le gerarchie, il grande scrittore, il grande giornale, vale come un ragazzino che dice la sua, che fa un copia-incolla da un sito all'altro". Questa "libertà del ragazzino" appare intollerabile.

Invece noi dobbiamo portare questa "libertà del ragazzino" sugli altri mezzi di comunicazione: dobbiamo portarla in televisione, dobbiamo portarla alla radio, dobbiamo portarla sui giornali. E' questa "libertà del ragazzino" che è impagabile, perché non pagata. E dunque libera davvero, libera senza limiti. E va rispettata. Desiderata. Invocata. Persino da un editore, se ce ne fossero di illuminati davvero.

E allora il modello non è la cirrosi solitaria e anarchica di Lenny Bruce, come il modello non è il rinchiudersi nel ghetto della blogosfera. L'obiettivo è prepotentemente rompere gli argini, invadere con questa nostra idea di libertà i luoghi incancreniti del potere: politica e mass media. Noi dobbiamo opporci con nettezza al conformismo di questi vecchi arnesi, con l'avventata profezia della "libertà del ragazzino".

In questo senso, abbiamo un'ambizione da coltivare, di cui prendere ancora pienamente coscienza, ma dobbiamo farlo per non buttare alle ortiche la nostra rivoluzione del web, che è alla sua alba solo in Italia, ma che altrove già ha modificato i ritmi della vita pubblica e del dibattito culturale sull'idea stessa di libertà.

Che è un bene che su queste pagine abbiamo imparato a rendere impagabile. 





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Berlusconi e la sfida della personalizzazione

19 novembre 2007

Ne abbiamo discusso molto ieri durante il coordinamento di Generazione U: il tema è il ruolo della persona, dell'iniziativa individuale e direttista, del racconto di noi stessi, del nostro corpo che si fa azione politica e di conseguenza di tanti blog di singoli e gruppi che diventano progressivamente una storia collettiva. E' un modo del tutto nuovo di attrezzarsi al tempo "adveniente".

Poi è arrivato Berlusconi e il suo partito del popolo. Allora, occorre che io spieghi ulteriormente la mia posizione personale, evidenziata in qualche modo nel post di ieri, ma che forse va completamente esplicitata verso questo potente fatto nuovo, che non va né irriso né sottovalutato.

Io credo che dobbiamo accettare la sfida: riformare la legge elettorale e, come è ovvio dopo una riforma del genere, riportare l'Italia al voto. Per essere chiari, dobbiamo avere una priorità: battere definitivamente Berlusconi. La sua sfida è lanciata e il Partito democratico ha le condizioni per raccoglierla.

Il Partito democratico, se non fa passi indietro sulla strada della democrazia diretta, è attrezzato per vincere e togliere di mezzo l'elemento di blocco della politica italiana: il Cavaliere.

Sabato scorso, quando Veltroni ci ha proposto la nomina a presidente della commissione statuto di Salvatore Vassallo, ho riflettuto sul senso che aveva il voto favorevole a quella sua proposta. Il metodo era inusuale, sono abituato all'idea che un corpo sociale decide votando a scrutinio segreto, dal basso, non semplicemente ratificando una indicazione dall'alto. Eppure ho votato a favore, mentre De Mita ed altri si astenevano.

Perché?

Perché con le primarie del 14 ottobre noi abbiamo radicalmente modificato la democrazia interna ai partiti e abbiamo scelto, con una forma di democrazia diretta iperpartecipata, una piena legittimazione delle decisioni del leader, derivante dal cittadino elettore. Michele Salvati, intervenendo in commissione, divideva felicemente i diversi orientamenti emersi in innovatori e conservatori. Ora gli innovatori devono essere conseguenti e scegliere una forma partito non solo senza tessere, ma anche senza congressi se non programmatici, con primarie e referendum interni e diritti di revoca della delega (anche della delega al leader) al loro posto.

Un partito iperdemocratico fondato sulla democrazia diretta, insomma, e non oligarchico. Ma, allo stesso tempo, con un ruolo forte assegnato alla persona del leader eletto, come avviene in tutto il mondo. Con questo leader e con con questo partito iperdemocratico, non consegnato alle risse interne, noi possiamo affrontare la sfida che ci impone Berlusconi con la nascita del suo partito populista ipodemocratico. Insomma, dobbiamo accettare la sfida della personalizzazione, con il differente processo di legittimazione della persona del leader che costituisce oggi la vera differenza tra sinistra e destra, tra partito democratico e partito populista.


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Partito senza tessere, partito senza congressi

18 novembre 2007

Ieri ho fatto il mio esordio in commissione statuto del Pd, facendo il bravo scolaro, votando disciplinatamente la proposta di presidenza (Salvatore Vassallo) avanzata da Veltroni, restando buono al mio banco senza sbraitare neanche quando De Mita riproponeva la solita metafora medico-paziente (in cui il medico è il politico e il paziente è il cittadino, senza capire che ormai le parti si sono invertite), ascoltandomi sette-ore-sette di interventi il novanta per cento dei quali aveva come succo: "Vabbè, co' le primarie avemo giocato, quando li famo er tesseramento e er congresso?". Tema declinato in tutti i possibili accenti regionali.

Insomma, erano le tre di pomeriggio e io mi sono alzato, chiamato al podio dal presidente, e invece di dire la battuta sulla corazzata Potemkin che sarebbe stata sufficiente, ho articolato un intervento per spiegare come si potesse fare non tanto un partito senza tessere, quanto un partito senza congressi, visto che i congressi che ho vissuto in ventidue anni e mezzo di militanza politica (e sì, il primo era del 1985 e avevo quattordici anni) sono stati tutti congressi che servivano sostanzialmente a misurare i rapporti di forza, costruiti in base a tesseramenti gonfiati o falsi.

Allora, buttiamo a mare i congressi, sostituiamoli con assemblee generali a sola finalità di definizione delle priorità programmatiche (come fanno i partiti europei), e i rapporti di forza tra i gruppi dirigenti misuriamoli con le primarie, cioè con la democrazia diretta e le candidature di chi ha qualcosa da dire: candidature da sottoporre al giudizio del cittadino elettore. All'iscritto lasciamo i poteri di utilizzare gli strumenti della democrazia diretta nella vita interna: indizione di referendum, di proposte di legge di iniziativa popolare, di recall (cioè revoca della delega). Perché l'idea per cui le primarie sono un giochino mediatico, poi tornano in campo i soliti metodi, a me non va per niente.

Nell'intervento sono stato anche troppo analitico, ho chiesto che nello statuto vengano inserite molte cose (tra cui un movimento giovanile del Pd, riconosciuto e ufficiale), tutto veniva ripreso in audiovideo e spero che si possa consultare da qualche parte, altrimenti qui vi annoierei. Ma sappiate che dopo di me è intervenuto Michele Salvati che ha sancito la divisione della commissione tra innovatori e conservatori. E subito dopo di lui una delegata campana che si è tanto arrabbiata e ha detto: "Non è che perché Adinolfi usa internet è un innovatore, mentre io che voglio tessere e congressi sono una conservatrice".

Risultato? Riconvocazione per giovedì, altre sette ore mi sa. Segnalo come straordinario, sulle nostre posizioni, l'intervento di Enrico Morando oltre a quelli di Ivan Scalfarotto e Francesco Sanna. Insomma, siamo minoranza (per ora) ma non siamo soli. E siamo quelli che vogliono fare del Pd una cosa davvero nuova.

Innovatori contro conservatori. Ha ragione Salvati. Dateci una mano, perché siamo sotto, ma ce la possiamo ancora fare.

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Nominato il coordinamento nazionale del Pd

16 novembre 2007

Veltroni ha nominato il coordinamento nazionale del Pd, 40 donne e 37 uomini più alcuni membri di diritto tra cui ci sono anche io come candidato segretario alle primarie. Parte poi ufficialmente il lavoro delle commissioni e ci batteremo in commissione statuto per la nostra idea di partito direttista e senza tessere.

Domenica ore 12.30 coordinamento di Generazione U.

Si comincia a fare sul serio. E sta apparendo chiaro perché abbiamo fatto quel che tutti ci dicevano di non fare. Ora i direttisti dicono la loro e chiamiamo tutti, davvero tutti coloro che vogliono dal mondo della rete e non solo, a collaborare fattivamente alla costruzione possibile del primo partito adatto al ventunesimo secolo.

Noi abbiamo le idee chiare. Eravamo Trecento contro un milione. Ora siamo uno su cento. Rinfrancati dalla sensazione evidente che non stiamo mettendo su un esercizio inutile.

Dimostreremo di aver imparato anche la pazienza.

(Tra i membri di diritto del coordinamento nazionale ci sono Prodi, D'Alema, Rutelli, Bettini, Franceschini, Bindi, Letta...e Adinolfi. Questi invece i nomi dei 77 membri nominati Giulia Abbate, Roberta Agostini, Tersa Armato, Clelia Badolato, Maria Concetta Balestrieri, Franco Bassanini, Giampiero Bocci, Maria Luisa Bossa, Massimo Brutti, Giovanni Burtone, Massimo Cacciari, Giuseppe Caldarola, Simona Campanella, Piera Capitelli, Salvatore Cardinale, Annamaria Carloni, Massimo Carraio, Pierluigi Castagnetti, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati, Paola Concia, Anna Maria Conte, Silvia Costa, Simona Dalla Chiesa, Sandro De Franciscis, Luigina Di Liegro, Maria Falcone, Piero Fassino, Emma Fattorini, Maurizio Fistarol, Marco Follini, Vittoria Franco, Guido Galperti, Maria Pia Garavaglia, Laura Garavini, Francesco Saverio Garofani, Sandro Gozi, Daniela Granuzza, Lilly Gruber, Rosa Iervolino, Marilina Intrieri, Antonio La Forgia, Maria Leddi, Renzo Lusetti, Marina Magistrelli, Alessandro Maran, Mauro Marino, Andrea Martella, Chiara Matterelli, Daniela Mazzucconi, Michele Meta, Margherita Miotto, Franco Monaco, Elena Montecchi, Enrico Morando, Nicodemo Oliverio, Filippo Penati, Pina Picierno, Patrizia Pignocchino, Luciano Pizzetti, Ermete Realacci, Marina Salomon, Michele Salvati, Giuseppina Servodio, Giannicola Sinisi, Alessandra Siragusa, Daniela Storani, Carol Beebe Tarantelli, Irene Tinagli, Diomira Tocci, Patrizia Toia, Tiziano Treu, Luciano Vecchi, Michele Ventura, Marta Vincenzi, Vincenzo Vita, Antonino Zaniboni)

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Breakfast with the Emperor

15 novembre 2007

Ora, non nego un qualche gusto nel bere il cappuccino gentilmente offerto da chi s'è beccato circa quattrocentocinquanta volte i miei voti il 14 ottobre. E c'è stato pure un qualche interesse nell'adoperare il mio simpaticissimo piglio saccente per spiegare la rilevanza del Web 2.0 e altre amenità che mi appassionano sulla democrazia diretta, a uno che è stato eletto Imperatore.

Però, in totale sincerità, potrei quasi ammettere di essere andato volentieri questa mattina praticamente all'alba da Walter Veltroni solo per potermi affacciare da quel balcone.

 

In quella frase veltroniana finale ("il resto è un massacro") risiede un altro pezzo della verità.

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Non bloggo

14 novembre 2007

Cronaca della mia prossima ottantina di ore. Devo andare da Gene Gnocchi a Milano, poi tornare a Roma per presentare il libro di Michele Cucuzza, partecipare all'insediamento della commissione statuto del Pd, correre a Grosseto per un convegno con Daniele Capezzone, rientrare a Roma per il coordinamento di Generazione U domenica.

Dovevo anche andare a Genova, ma la data salta per via della commissione statuto.

Voi capite perché non bloggo, non ho tempo e in questi giorni manco mi va. Però ho scritto su Europa un articolo sulla questione (incredibile) della querela di Mastella a Grillo e ieri è uscito quello sulle elezioni in Danimarca dove i blog cominciano a contare qualcosa. E venerdì per Nessuno Tv intervisto Maria Fida Moro, a seguito dell'intervista di Cazzullo a Cossiga, mentre oggi anche su Radio Città Futura ascolterete la mia intervista a Antonello Caporale, autore del libro che sarà la nuova Casta. Infine sul mio blog su la7 una cosetta forse importante l'ho pure lasciata.

Insomma, non è che se non chiacchiero qui è perché ce l'ho con voi. Da qualche altra parte chiacchiero sempre.


A zappare con Prodi, D'Alema e la Bindi

13 novembre 2007

Immagino sappiate che adoro l'imitazione ma-anchista di Veltroni inventata da Crozza. E allora mi becco il mio schizzo di vetriolo, proprio nelle giornate in cui siamo reduci dalle assemblee regionali del Pd dove Generazione U ha difeso la sua bandiera. Fa ridere da morire, comunque.



"Noi democratici pensiamo che il governo locale del territorio, del paese, della piccola contrada è importante. E' importante come quello della grande politica che si fa a Roma. Ci sono strade da rifare, tanti piccoli lavori agricoli. Ecco noi crediamo che i democratici eletti con le liste di Adinolfi possano fare questi lavori: zappare, ma anche serenamente bonificare le paludi, pacatamente disossare i terreni pietrosi.

Vedete, noi abbiamo di fronte un compito immenso: fare un'Italia nuova. Per fare questo noi abbiamo bisogno di serenità, certo, ma anche (lo dico serenamente, con pacatezza) che D'Alema non ci rompa i coglioni.

Vedete, ora si parla tanto delle sorti del governo Prodi. Ma vedete, noi non abbiamo su questo una pregiudiziale ideologica. Guardate, c'è stato rimproverato di dire spesso 'ma anche', di essere un po' indistinti. Noi non ci curiamo di queste critiche e anzi, se ci sarà da dire 'ma anche' lo diremo. Per esempio lo dico con serenità, con pacatezza, che Prodi può anche andare al mare, ma anche in montagna ma anche a zappare anche lui.

Non si pensi che io non pensi a Rosy Bindi, serenamente con pacatezza, noi vogliamo per Rosy Bindi un ruolo di primo piano nel Partito Democratico, un ruolo importante che Rosy dovrà svolgere con grande impegno che ci spinge a chiedere, perchè Rosy non si dimette da ministro? Perchè non aiuta Adinolfi nei campi?"

Un capolavoro, questo discorso veltroniano di Maurizio Crozza. Più vero del vero?

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I blog come luogo della permanenza

12 novembre 2007

Badate bene a quello che scrivete sul vostro blog, perché sarà quello che resterà di voi.

Se domani un agente di polizia deciderà d'ammazzarvi sparando da una carreggiata all'altra, se finirete in galera perché sarete stati voi ad aver ammazzato una straniera o se un cinquantacinquenne ex ministro degli esteri vi metterà incinta, tutto quello che di voi si saprà è scritto nel vostro blog. Dunque, attenzione. Che sia nera o rosa la cronaca che si occuperà di voi, che stiate in galera o sottoterra o in sala parto, il blog è il luogo della permanenza nella memoria collettiva.

Consolante, per certi aspetti: in fondo sul blog appaiono parole scritte da noi stessi. Letterario, per certi altri: tendiamo a raccontare sulle nostre pagine web una realtà vissuta e già digerita, quindi in qualche modo trasfigurata.

Poi ci sono i blog di denuncia, come quelli tenuti ostinatamente in piedi da una madre. La madre di Federico Aldrovandi, ad esempio. Che ha denunciato chi ritiene abbia ucciso il figlio. Quattro poliziotti sono sotto processo. Sul blog si legge delle intimidazioni che subiscono gli amici di Federico e i testimoni.

E' incredibile. Passeranno decenni e i nostri fatti resteranno a fluttuare nel nulla, pronti ad essere riportati in vita da un colpo di Google. Un'umanità dolente si racconta sui blog ed è tristemente destinata a permanere, a essere illuminata da una giornata di cronaca, a tornare nel dimenticatoio ma non per sempre. Basterà cercare, anche nel 2047, Gabbodj e rileggere quel commento del 12 novembre 2007 in cui una sua amica dice che ora Gabriele è in una discoteca molto più grande, a far ballare gli angeli.

Quel che resterà di noi non sarà ossa e polvere, ma video e parole e denunce e dolori e gioie fatte di bit. Non è l'immortalità, ma un'idea che le si avvicina e comunque è quello che ci siamo inventati, finché non inventeranno di meglio.


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Una buona riforma che non si farà

11 novembre 2007

Da sette anni aspettavo questo momento: lo sdoganamento del proporzionale da parte di tutti quelli che ci spiegavano che solo il maggioritario avrebbe salvato l'Italia, senza capire le cose che ci sono sempre dietro alle parole. Il maggioritario ha prodotto il disastro attuale, mentre il bene da salvaguardare è il bipolarismo, di cui il maggioritario all'italiana era il peggior nemico.

Sette anni fa dopo un lavoro durato mesi e la redazione di un progetto di legge che raccolse centinaia di firme di parlamentari, misi attorno a un tavolo quasi tutti, da Berlusconi a Bossi a Bertinotti e ero a un passo dal raggiungere l'obiettivo del modello tedesco (qui la cronaca di Repubblica di allora) ma il mio sforzo non fu sdoganato dalla sinistra che conta e così perdemmo tanto tempo e arrivammo alla legge elettorale peggiore della storia, che ha il premio di maggioranza come la legge Acerbo, in un'ansia maggioritaria che da ieri finalmente anche dalle parti di via Solferino e dell'ingegner De Benedetti hanno capito essere fatale.

Ora Veltroni ci fa la grazia, propone un modello tedesco "tagliato" con quello spagnolo (ottima scelta, l'ho detto in campagna per le primarie che la soluzione era lì), dunque abbiamo sul tavolo una buona riforma e un referendum depotenziato, il cui quesito decisivo verrà stoppato dalla Corte costituzionale.

Il dramma italiano è che la riforma è buona ma non si farà e allora preparate i sacchi di sabbia per le finestre.

(sulla morte di Gabriele e sul calcio che muore con lui ho scritto qualcosa sul mio blog su la7...io sto con gli ultras)

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Vogliono solo gli obbedienti?

9 novembre 2007

PERCHE’ NON PROVIAMO A RECUPERARE DANIELE CAPEZZONE?
di Mario Adinolfi per Europa

Pure Robin (quoque tu) nel suo corsivo di ieri su queste pagine non ha resistito alla tentazione di unirsi al coro degli esecratori, avanzando l’ipotesi che il nostro protagonista della rubrica di oggi non abbia abbastanza “sale in zucca”. Insomma lunedì, all'annuncio in aula delle dimissioni di Daniele Capezzone dalla presidenza della commissione Attività Produttive, molti deputati del Partito democratico gioivano e ridevano, manco fossimo a una puntata di Markette. Io considero la possibile perdita di Capezzone, un problema per il centrosinistra tutto intero. Sono l'unico? L’ho scritto sul mio blog (il secondo, quello che tengo su www.la7.it) e lì, almeno lì, si è innescato un dibattito.

Da febbraio Capezzone non vota più la fiducia al governo, senza che mai gli sia arrivato un segnale di attenzione o di volontà di interlocuzione con le sue ragioni. A ogni Lamberto Dini che starnutisce si costruiscono ponti d'oro, Daniele ha la sfortuna di non avere l'età per poter sedere al Senato e dunque il suo dissenso è ignorato. O addirittura irriso, come capita puntualmente quando riceve attenzione dai suoi ex compagni radicali. Ieri a Radio Radicale sono andati a prendere il deputato a lui più vicino, Bruno Mellano, per ottenere una bella dichiarazione che sapeva di lapide:  “Le dimissioni sono la sconfitta di Daniele Capezzone”. Io ritengo che in questo paese ci voglia sempre un particolare coraggio per dimettersi senza annunciare alcunché, per dimettersi e basta. Daniele lo ha fatto, da una posizione di grande prestigio quale la presidenza della commissione Attività produttive della Camera, questo è sufficiente per guadagnarsi la mia stima. Lo fa come conseguenza di valutazioni politiche che io non condivido, ma il gesto si valuta in quanto tale. Non ha fatto come il ministro Bonino o il ministro Mastella, gli esperti delle dimissioni annunciate e mai date in questo governo Prodi. Ma c’è dell’altro.

Possibile che il possibile passaggio al centrodestra del miglior talento nato negli Anni Settanta eletto nel centrosinistra, non turbi nessuno? Io contesto a Daniele tutto quello che ha fatto nell'ultimo anno, errori anche tattici colossali, ma mesi fa sono andato a offrirgli quel poco che avevo, la candidatura a segretario del Pd al posto mio. Lui mi ha raccontato di non aver mai avuto neanche una telefonata dall'intera dirigenza dell'Ulivo. Il silenzio totale. 

Ora si crea una triplice opportunità per Walter Veltroni: l'opportunità di far vedere che non è interessato a recuperare solo i suoi ex compagni Fabio Mussi e sinistra varia, l'opportunità di dimostrare che non valorizza solo gli under 40 obbedienti, l'opportunità di riconoscere i talenti veri, anche se dialettici rispetto alla sua impostazione monocratica di governo del Pd. Tre opportunità con una telefonata. Insomma, caro Walter, telefona a Capezzone. E proviamo a non perdere una risorsa importante, eletta con il centrosinistra e interessante per allargare gli orizzonti politici del Partito democratico.


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Il discorso di Milano

29 ottobre 2007

Per chi se lo fosse perso, questo è il mio discorso all'assemblea costituente del Partito democratico.



Milano, 27 ottobre 2007. L'unico dei cinque candidati a parlare completamente a braccio. E adesso mi chiedono la trascrizione: qualcuno si offre per la sbobinatura?

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Diario di un candidato alle primarie - The End

15 ottobre 2007

Ecco il risultato: Walter Veltroni è segretario del Pd con il 75.63%, segue Rosy Bindi con il 12.88, Enrico Letta con il 11.08, Mario Adinolfi con lo 0.17%, Piergiorgio Gawronski con lo 0.06%. Nei 52 collegi in cui eravamo presenti, il nostro risultato è l'1.68%. Il primo passo che volevamo muovere, l'abbiamo mosso.

Se andiamo a guardare il risultato di Generazione U nei singoli collegi, troviamo addirittura il risultato a due cifre di Bari (11%) grazie a Massimo Maiorano, a Biella i ragazzi di Paolo Garizio e Ignazio Freschi portano a casa il 2.5%, ad Ancona è 2.1% per Andrea Gramillano, Roma tiene sotto l'assalto dell'esercito del sindaco a quota 1% con punte del 5% a Pietralata per il gran lavoro del comitato Mare di Stelle e del 6% nel collegio 14 dove Grazia e Piero e Sara (che si è fatta anche otto ore all'Utar del Lazio con Marco e Valentina, grazie ragazzi) hanno fatto lotte e miracoli, Luigi Beccia fa il 5% a Montesilvano, Antonio Iozzi il 2% ad Afragola e altri risultati devono ancora arrivare.

La notte di ieri è stata bella. Perché ci siamo scoperti in tanti: oltre tre milioni di votanti che hanno utilizzato uno strumento di democrazia diretta, un segretario eletto con la forza di due milioni di persone che lo hanno scelto e la piccola gioia personale di scoprire che quattromila persone mi volevano segretario del più importante partito italiano.

La notte di ieri è stata bella perché poi ci siamo ritrovati insieme, in una saletta, con il neosegretario e gli altri ed è sembrato davvero che si potesse provare a cambiare l'Italia.



E' stata una bella notte in cui la tensione si è sciolta. Certo, i tremilionitrecentomila votanti hanno forse abbassato un poco la potenzialità del nostro voto, ma non ci lamentiamo. Meglio essere così tanti ad aver usato uno strumento di democrazia diretta, che ottenere qualche decimale in più che non avrebbe cambiato la sostanza della questione,

Walter Veltroni è il primo segretario del Partito democratico, il più importante partito italiano, l'unico leader votato a suffragio universale e diretto, in un partito che può legittimamente ora porsi a modello per un'apertura alla politica del ventunesimo secolo: quella che sarà direttista o non sarà.

Generazione U ha posto i temi giusti e ha combattuto la buona battaglia. Abbiamo mosso insieme il primo passo, che si è rafforzato con migliaia di voti in tutta Italia. Ora insieme procederemo alle prossime battaglie, senza fare sconti, sapendo che abbiamo contribuito con allegria e determinazione a costruire una casa politica che è a pieno diritto anche casa nostra.

Si poteva fare, lo abbiamo fatto. Continueremo a fare, insieme.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 15/10/2007 alle 2:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (240) | Versione per la stampa

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