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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Non muore mai (auguri)

15 dicembre 2010


Da domani arriva in edicola il nuovo numero di The Week e sono felice di anticiparti qui sotto la copertina in esclusiva. C'è il 75enne Berlusconi, che non muore mai. E continua a dominare l'Italia, che non è un paese per giovani.


Intanto che aspetti il nuovo numero, oggi c'è ancora in edicola il numero cardine di The Week intitolato "l'Italia che faremo", quello che (come hai letto nel post precedente) enuncia le 25 proposte per cambiare davvero e subito l'Italia, dal punto di vista degli under 40. Non puoi perderlo. Il terzo numero di The Week completa la trilogia di lancio del settimanale degli italiani nati dopo il 1 gennaio 1970 va assolutamente letto per dieci motivi:

 

1. Dopo l'inchiesta sulla gerontocrazia e i 25 grandi vecchi, dopo l'analisi sulla grande rapina con cui in Italia i padri hanno depredato i loro figli, noi figli abbiamo partorito la fase propositive: 25 proposte per un manifesto sull'Italia che faremo, proposte concrete e fattibili dopo una disamina su dieci punti di intervento immediato per cambiare davvero l'Italia. Partendo da tematiche istituzionali e modifiche costituzionali, fino all'abolizione delle pensioni di anzianità per far spazio alle pensioni di vecchiaia per tutti a 67 anni (con l'eccezione di chi fa lavori usuranti). Proposte concrete perché si possono realizzare in un anno e con la copertura economica prevista, per far ripartire subito il paese e farlo appartenere al futuro.

2. Pubblichiamo oltre 9.600 occasioni per lavorare davvero e in grandi aziende o nella pubblica amministrazione nel 2011.

3. Continuiamo con l'inchiesta sul "bamboccione" che prova ad emanciparsi: dopo aver visto le difficoltà per cercare un mutuo, in questo numero verifichiamo le difficoltà per la ricerca di un affitto.

4. C'è il referendum sull'under 40 dell'anno in 5 categorie diverse: politici, imprenditori, giornalisti, scrittori, sportivi. Si vota solo con il talloncino che trovate sul giornale. Lo abbiamo chiamato: premio Ciuccio d'Oro.

5. Spieghiamo i meccanismo del venture capital all'italiana, per coloro che sperano di trovare finanziamenti alle proprie idee imprenditoriali.

6. Chiediamo che ad Assange e Wikileaks sia assegnato il premio Pulitzer e spieghjamo perché.

7. Raccontiamo il mondo underground dell'hip hop italiano.

8. Stampiamo in esclusiva un capitolo del libro appena uscito di Mariano Sabatini "L'Italia s'è mesta".

9. Invochiamo la rinascita del gioco live nella sezione Poker Week, per riaprire i circoli sul territorio, unendo i giocatori dentro Italian Poker Players.

10. Vi presentiamo chi sono gli uomini che nei partiti italiani scrivono le proposte di politica economica.

Per questi dieci motivi va assolutamente acquistato il terzo numero di The Week, in edicola nelle grandi città o attraverso l'abbonamento.

 

Se ancora non ci conosci puoi chiedere il pdf di un numero di The Week gratis a ginevravalletto@gmail.com per valutare l'opportunità di abbonarti.

 

Ecco le tre diverse formule con cui ci si può abbonare a The Week, regalando(si) un anno di lettura al settimanale degli italiani nati dopo il 1 gennaio 1970, sostenendo così un progetto editoriale indipendente che non prende un euro di finanziamento pubblico e dunque vive del rapporto costante di fiducia con i suoi lettori.

 

ABBONAMENTO CARTACEO SOSTENITORE: 250 numeri, 1000 euro Si paga il prezzo pieno di The Week e lo si riceve a casa per 5 anni, con un contributo alle spese di spedizione: è un modo per non perdersi un numero del settimanale e di dare un sostegno concreto alla causa di un giornale indipendente che non prende un euro di finanziamento pubblico, vivendo solo del rapporto con i propri lettori. I più generosi sostengano la nostra lotta, non è una lotta di poco conto.

 

ABBONAMENTO CARTACEO ANNUALE: 50 numeri, 150 euro Si riceve a casa in busta chiusa personalizzata "a prova di condominio" (nessuno ruberà la vostra copia, non visibile all'esterno) ogni numero di The Week con uno sconto sul prezzo di copertina del 17%.

 

ABBONAMENTO ON LINE PDF ANNUALE: 50 numeri, 50 euro Si riceve via email o attraverso il sito www.thedailyweek.it il pdf del numero in edicola, il giorno prima che arrivi all'edicola. E' l'abbonamento più conveniente e utile, perché carta volant, pdf manent...

 

MODALITA' DI PAGAMENTO: ci si abbona inviando un bonifico per l'importo pari all'abbonamento prescelto al conto intestato a Democrazia Diretta, di seguito l'IBAN: IT 16 T 01030 03241 000000038064 oppure con una ricarica Postepay presso qualsiasi ricevitoria Sisal, sempre dell'importo dell'abbonamento prescelto, sulla carta 4023 6005 8520 5356

 

Si attiva l'abbonamento inviando via email a ginevravalletto@gmail.com gli estremi dell'avvenuto pagamento (codice Tid e orario versamento in caso di ricarica postepay, codice Cro e intestatario del conto bonificante in caso di bonifico) oppure comunicandoli via telefono allo 06.96043498. Sempre telefonando a questo numero si può richiedere il pagamento in contrassegno per i soli abbonamenti cartacei, nelle mani del postino alla ricezione del primo numero. Scegli il tuo abbonamento, regalati The Week per Natale. E viviamo insieme uno splendido 2011. Auguri a tutti i nostri lettori. E auguri speciali ai nostri abbonati, che danno forza a un giornale piccolo ma assolutamente indipendente, finanziato solo dalla fiducia di chi ci segue. E la libertà è il regalo più grande, a Natale e ogni giorno dell'anno.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 15/12/2010 alle 8:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

Una litigata televisiva con Amicone

23 luglio 2009

Se volete, qui trovate l'ultima parte della puntata di Omnibus de la7, dove dico come finisce secondo me l'elezione del segretario del Partito democratico.

E, soprattutto, litigo con Luigi Amicone su Berlusconi, menzogne, troie e l'essere cattolici.


Considerazioni militanti sul voto europeo

8 giugno 2009

Qualche considerazione guardando i risultati delle elezioni europee.

1. Berlusconi ha perso le elezioni. Ma, attenzione, non le ha perse il centrodestra. Il presidente del Consiglio paga la sua arroganza, il suo delirio di onnipotenza, il suo malcostume, le minacce dei suoi avvocati. Ma la coalizione da lui guidata cresce. La somma dei voti di Pdl e Lega a queste europee è analoga a quella delle politiche: 46.8% un anno fa, 45.5% oggi. Il centrodestra è sostanzialmente stabile. Ma Berlusconi ha infilato la discesa che lo porterà all'addio. Questo 35.2% gli sarà imputato e Fini comincerà tra qualche settimana a presentare il conto. La Lega al 10.3% ottiene un risultato incredibile.

2. Il Pd ha perso le elezioni. Arretra di sette punti rispetto alle politiche di un anno fa, ma il 26.2% è un risultato che legittima Dario Franceschini a ricandidarsi alla segreteria. A patto, però, che si presenti dimissionario alla prossima direzione nazionale, ammetta l'insufficienza di una percentuale del genere e dichiari che se avesse avuto più tempo avrebbe potuto portare il partito più in alto. In cento giorni, avendo ereditato il disastro veltroniano derivato proprio dall'incapacità di accettare la logica delle cose dimettendosi dopo la sconfitta politica e amministrativa di un anno fa, Franceschini non poteva fare di più. Ora si ricandidi, ma con un progetto di Pd totalmente rinnovato. Certo, l'idea di mandare Giovanna Melandri a commentare i risultati a Porta a Porta dimostra lo stato di confusione mentale di questa inamovibile classe dirigente del Pd. Ancora con la Melandri? Il Pd necessita di un rinnovamento radicale, Franceschini continui a provarci, noi presenteremo comunque la mozione ISCRITTI PROTAGONISTI (per rappresentarla sul territorio inviare una disponibilità a adinolfi2009@gmail.com) ad un congresso che deve essere un congresso vero di cui non avere paura. E lì, rovesceremo finalmente la piramide, che questi faraoni e queste faraone qui sono più che bolliti.

3. Antonio Di Pietro vince ma non stravince. Ricorderà questo 8% come il risultato migliore della sua storia politica. Rispetto a quanto si attendevano al quartier generale dell'Italia dei Valori, l'ex pm sta sotto di più di un punto. Ma comunque Di Pietro si conferma interlocutore importante e necessario per costruire l'alternativa di governo.

4. Le sinistre radicali e i radicali di Marco Pannella stessi restano fuori dal Parlamento europeo e devono mettersi in testa che il loro unico orizzonte politico realistico è l'ingresso come componenti organizzate all'interno del Partito democratico. Ma Diliberto, Ferrero, la Francescato, forse anche Vendola vorranno tenere aperta la loro bottega, condannandosi all'irrilevanza politica.

5. L'Udc cresce dello 0.9% e grida al miracolo, ma il miracolo vero lo fa Raffaele Lombardo in Sicilia, dando due punti di distacco all'Udc stessa nella circoscrizione Italia insulare. Casini finirà il suo percorso in braccio a Berlusconi, il Pd non si faccia illusioni. Siedono nello stesso gruppo al Parlamento europeo. Ma per un paio d'anni ancora toccherà corteggiarlo. E illudersi. Inutilmente.

6. Le destre fasciste italiane sono allo zerovirgola, anche la Destra di Storace resta fuori dall'Europarlamento e questo mentre le destre xenofobe e populiste avanzano in tutta Europa. Una buona notizia. Anche se xenofobia e populismo sono nel Dna di ben altri soggetti politici, qui da noi.

7. Ora c'è il referendum, che mancherà il quorum. C'è la stagione congressuale nel Pd. C'è l'inizio della resa dei conti nel Pdl, con un Berlusconi che diventerà ancora più minaccioso e arcigno, per via della paura. C'è da avviare il gioco delle alleanze nel centrosinistra: invitare Sinistra e Libertà, radicali, comunisti ragionevoli all'interno di un grande e nuovo Partito democratico, con una classe dirigente tutta rifondata (pensionare le Melandri di ogni genere, please, repetita iuvant). Chiudere un'alleanza dialettica con l'Italia dei Valori. Provare l'approccio con l'Udc. Oggi una coalizione di questo genere, basata sull'architrave di un Pd veramente di massa e plurale, avrebbe il 49.5% dei voti. Quattro punti in più dell'attuale coalizione di governo. Vincerebbe le elezioni, insomma. E nessuno avrebbe scommesso sul fatto che una distanza a cifra singola tra Pd e Pdl avrebbe permesso queste considerazioni. In realtà, io ci avevo scommesso sopra cento euro. E oggi vado a incassare il premio, avendo creduto che fosse possibile. L'Italia non chiude le porte alle sue forze migliori. L'Italia non muore.

Ps. Avete cose più intelligenti da dire sul voto europeo? Oggi dalle 10.15 e fino a tutto il pomeriggio conduco uno speciale su Red Tv con ospiti importanti ma ospitando anche la vostra voce in diretta, se volete, basta chiamare il numero verde della televisione.

Ps2. Quando poi ci saremo rotti le scatole abbondantemente di parlare di politica, stasera alle 23.30 su la7 c'è l'ultima puntata di Grazie al Cielo sei Qui stavolta non faccio il monaco buddista, ma il cantante con Luca Telese e Paolo Guzzanti.

Non fate cazzate, votate Pd

25 maggio 2009

Vi imploro, non fate cazzate (tipo l'amica Marta che vuole votare Sinistra e Libertà) e votate Pd senza fare troppe storie, è l'unico modo per costruire l'alternativa vera al Frequentatore di Minorenni.

Il Pdl pagherà un prezzo pesante alle tre vergogne berlusconiane: Noemi, Mills, Alitalia.

La Lega si rafforzerà, l'Udc anche, l'Italia dei Valori andrà bene.

Ma tutto dipende dal risultato del Pd.

Niente rifugio nell'astensione, allora, niente voto di protesta alle sinistre inutili o agli ingrati radicali.

Il 6 e 7 giugno si vota Partito democratico.


Caso Noemi: ora chiarimento o dimissioni

24 maggio 2009

In qualsiasi paese del mondo, il vertice istituzionale non avrebbe ignorato le "dieci domande" con cui un quotidiano mette in dubbio la sua onorabilità. In qualsiasi paese del mondo lo scenario aperto dalla richiesta di divorzio di Veronica ("mio marito frequenta le minorenni ed è una persona che non sta bene") avrebbe aperto un dibattito di natura politica che il Partito democratico fa male a non aprire subito. In qualsiasi paese del mondo le dichiarazioni dell'ex fidanzato di Noemi oggi a Giuseppe D'Avanzo avrebbero scatenato un putiferio: si parla del rapporto telefonico diretto tra Berlusconi e la diciassettenne di Portici, dell'invito in Sardegna per dieci giorni a cavallo di Capodanno insieme a altre trenta ragazze in una sorta di harem, delle bugie che Noemi diceva continuamente al povero ragazzo per coprire i suoi viaggi presso l'Imperatore, delle bugie dell'Imperatore stesso al paese in queste settimane.

Poi ci sono le foto. Le foto di Noemi prima e dopo, il prima è un'innocente ragazza carina, il dopo significa zigomi alti, labbra rigonfie, tutto il volto pesantamente truccato e ritoccato e sono le immagini più evidenti di quel che il Cavaliere ha fatto all'Italia.

Berlusconi non risponde alle domande e quando risponde mente. Se dovesse tentare di rivoltare a frittata venendo in Parlamento per il caso Noemi, non varrebbe nemmeno la pena stare in aula ad ascoltarlo.

Sfiduciare questo premier per indegnità e per la sua naturale tendenza a mentire a tutto e tutti, ritoccando la verità e cambiandola come è cambiato il volto di Noemi, mi sembrerebbe un atto politicamente opportuno.

La questione Noemi è questione politica. Il Pd abbandoni il politically correct e spieghi al paese quel che sta accadendo: un presidente del Consiglio che ha paura di dire la verità sui suoi rapporti ambigui con una minorenne è un presidente del Consiglio che non può governare.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 24/5/2009 alle 13:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (77) | Versione per la stampa

Veronica-Silvio, non è una vicenda privata

3 maggio 2009

''E' una vicenda personale che mi addolora, che rientra nella dimensione privata, e di cui mi pare doveroso non parlare''. Silvio Berlusconi prova a tappare così la falla aperta nella sua nave corazzata dalla persona che lo conosce di più, sua moglie da diciannove anni e sua compagna da quasi trenta. Veronica Lario dice frasi tremende: "E' una persona che non sta bene, che va con le minorenni, io ho provato ad aiutarlo, ma ora non posso più restargli vicino". Fin qui, forse, si potrebbe pure trattare di un fatto che riguarda le complicate vicende che precedono un divorzio. Poi, però, arriva una frase diversa dalla ex signora Berlusconi, scritta così da Dario Cresto Dina per Repubblica: "Veronica non ce l'ha né con le giovani donne aspiranti europarlamentari né con Noemi. Interpreta la loro parabola quasi epicamente, come 'figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica'. La sconcerta, però, che il metodo da 'ciarpame politico' non faccia scandalo, che quasi nessuno si stupisca, che 'per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore', come racconta a chi le sta vicino".

Ecco, io credo che questa scossa riguardi tutti, riguardi il paese o almeno tutti coloro che si sono stancati di concedere e giustificare ogni cosa all'Imperatore di Cartapesta. Il divorzio di Veronica non è una vicenda privata. E' una questione pubblica e politica. 

Per la prima volta da anni qualcuno dice che il re che è nudo, è inconsistente come un uomo di cartapesta agli occhi di chi gli è stato vicino per trent'anni. In qualsiasi paese del mondo un elemento come questo sarebbe politicamente deflagrante. E' immaginabile un Obama che resista a colpi del genere inferti da Michelle o un Sarkozy colpito così da Carla Bruni senza che ne derivi un pubblico e politico dibattito? In Italia, per pruderie e per timore di vendette, della questione si tende a non discutere archiviandola nella cartella 'tra moglie e marito non mettere dito'. Invece la questione è tutta politica.

Mi auguro un'offensiva del Pd che chieda al paese già in occasione di queste europee di togliere fiducia a Berlusconi, un uomo confuso nella sua vita privata e confuso nel modo megalomane di governare male un paese in profonda crisi, prima di tutto morale. Non dobbiamo avere paura di avviare questo dibattito nel paese.

Dobbiamo farlo noi perché è già partito il coro degli interventi "giustificazionisti" e "rispettosi". Forse è il caso di cominciare ad essere irrispettosi per esorcizzare la "strana alchimia" di cui si stupisce Veronica e io con lei. Possibile che a Berlusconi debba essere concesso proprio tutto?

La crisi morale del paese è la crisi morale del suo presidente del Consiglio: l'una vive e si nutre dell'altra, da decenni a oggi. Questa occasione può essere utile per interrompere il cortocircuito etico che ne deriva.

Un settantreenne accusato dalla moglie di andare a minorenni (ne deriva la mignottocrazia), di essere una persona che non sta bene (ne deriva un governo inefficace da megalomane), di candidare alle elezioni le proprie squinzie andando oltre Caligola e i cavalli (ne deriva un'agghiacciante classe dirigente), non è degno di guidare il paese.

L'Italia, non solo Veronica, merita di liberarsi da un uomo così. Forse è arrivato il momento di spiegarlo efficacemente a tutti i liberi e forti disposti a lottare per veder rinascere democraticamente una nazione.

No, non è una vicenda privata.

Note per il fine settimana lungo

1 maggio 2009

Fine settimana in cui affinare il gusto per la lettura degli scenari futuri. Partiamo dalle elezioni. Manca un mese e sapremo. Sapremo che fine farà il Pd, ad esempio. L'asticella è piazzata a quota 27%. Sotto, cioè sette punti sotto le politiche già infauste, il mio amico e ottimo segretario Dario Franceschini andrà a casa. Sotto il 23% il partito si becca subito una scissione (Rutelli ha già le valigie in mano) e di fatto si ri-trasforma nel Pds. Il dramma è che c'è qualcuno che ha nostalgia di quel partito lì e gufa. Enrico Letta che dice da noi a Red che Goffredo Bettini ora fa a Dario quel che non voleva fosse fatto a Walter, mi pare sia stato perfetto e veritiero. Liberati da Veltroni, adesso che qualcuno ci salvi dai veltroniani.

Altre considerazioni. Tutti guardano a Di Pietro per l'exploit delle prossime europee. Io penso che crescerà, ma poco. Sotto l'8% che si aspettano tutti e molto sotto la doppia cifra di cui è sicuro l'ex pm. La sorpresa sarà invece l'Udc di Casini che, zitta zitta, erode consenso ovunque: dal Pdl, dal Pd, nel sud ne prenderà anche all'Mpa sciaguratamente alleatosi con la destra post-fascista e con quello strano figuro di Francesco Pionati, in un fritto misto condito dai Pensionati di Fatuzzo che fa ridere dallo spavento. Ecco, l'8% lo fa lo scudocrociato e la doppia cifra la farà la Lega o si avvicinerà molto. Aiutata da un voto che le arriverà anche al centro e al sud, stavolta: certo, non un voto oceanico, ma quanto basta per farle scorgere l'ipotesi di una prospettiva da partito nazionale. Disastro in vista per le sinistre alla sinistra del Pd e per i radicali isolazionisti. Non supereranno lo sbarramento. Resta l'incognita Pdl: per me restano al di sotto del 40%, ma ci sono in giro sondaggi mirabolanti e dunque lo dico a bassa voce. Spero però che gli italiani diffidino dal consegnare un potere così immenso ad un uomo solo.

In sintesi, ecco il pronostico per le europee ad oggi.

Pdl 39.5%
Pd  27.5%
Lega 10%
Udc 8%
Idv 7%
Comunisti 3%
Sinistra e Libertà 2%
Destra+Mpa 2%
Radicali 1%

E visto che siamo in vena di pronostici, ecco anche le dieci bancate del weekend (chi gioca nella Scommessa Collettiva, sempre aperta con info da chiedere a adinolfi@gmail.com, sa che la bancata è la "giocata contro", cioè si vince se la squadra indicata non vince): Newcastle, Sochaux, Hearts, Hoffenheim, Nec, Lazio, Tolosa, West Bromwich, Fulham, Borussia M.Gladbach. Ogni singola giocata rende su Betfair (se non avete i codici potete richiedermeli alla stessa email, valgono anche per 30 euro di giocate gratuite) dal 10 al 30 per cento del giocato. Con varie combinazioni (io le giocherò legate a settine) potete alzare un gruzzoletto mica male.

Per tutti, buon fine settimana lungo. Che sia divertente e riposante. Dopo, ci sarà da lottare e manco poco. A proposito, ci sono novità in vista e qui le comunicheremo tempestivamente. Ma ci pensiamo da lunedì.

Per ora, suerte...ne abbiamo tutti bisogno, no?

Duel

29 aprile 2009

A Red Tv (dalle 11.45 anche su www.redtv.it) intervisto Luigi De Magistris, candidato dell'Italia dei Valori oggi aggredito da Filippo Facci sul Giornale. Se volete, lasciate qui delle domande e gliele riferirò in diretta. Intanto, per ingannare l'attesa, beccatevi l'articolo che ho scritto per il Tempo di oggi sul duello mortale in atto tra lista Di Pietro e il mio pericolante Pd. Che resta comunque l'unica alternativa possibile al berlusconismo della mignottocrazia. Mica si può sperare unicamente in Fini e Veronica...

FRANCESCHINI-DI PIETRO, RESISTERA' UNO SOLO
di Mario Adinolfi per il Tempo

C'è del vero nell'intervista rilasciata da Antonio Di Pietro al mio amico Luca Telese (a proposito, caro Luca, molto bello il tuo Tetris in prima serata su la7). C'è del vero soprattutto nei passaggi in cui il leader dell'Italia dei Valori individua nella doppia cifra, prudentemente ritoccata a quota 8%, il limite oltre il quale il suo partito elettoralmente non può spingersi: toccate quelle "colonne d'Ercole", Di Pietro annuncia una trasformazione direttamente concorrenziale con l'offerta politica rappresentata dal Partito democratico di Dario Franceschini: "Farò io il grande partito che il Pd non è riuscito ad essere", annuncia Di Pietro.

Serviva solo questa pubblica ratifica, ma a me lo schema appariva chiaro già a partire dai primi giorni di questa lunghissima campagna elettorale che porterà al voto europeo: il duello tra Tonino e Dario è di quelli mortali. Il 7 giugno, dati alla mano, ne resterà in piedi solo uno. O Franceschini sarà riuscito a convincere l'elettorato democratico a serrare i ranghi, riaffermando come ha fatto anche ieri che "il Pd è l'unica alternativa realistica" allo strapotere del centrodestra berlusconiano, tamponando dunque l'emorragia di voti verso l'ex pm, oppure Di Pietro raccoglierà lo scettro dell'opposizione inevitabilmente consegnato da un Partito democratico in ginocchio. Ci sono, a mio parere, due asticelle da tenere d'occhio la notte del 7 giugno per valutare chi sarà uscito vittorioso dal duello: la doppia cifra per l'Italia dei Valori, il 27% per il Pd. Non possono verificarsi entrambe le condizioni (Udc e sinistra radicale sommate valgono almeno una dozzina di punti e le opposizioni non hanno la metà dei voti nel paese), uno dei due fallirà l'obiettivo.

Un Di Pietro a monocifra resterà un partito rispettabile ma incapace di essere egemone nell'opposizione a Berlusconi. Un Pd che dovesse perdere oltre sette punti rispetto al già non esaltante risultato delle politiche di un anno fa, sarebbe squassato da scissioni interne a da una rissa tutti contro tutti in vista dell'appuntamento congressuale. La scommessa, dunque, vedrà un solo vincitore. In molti oggi scommetterebbero su Di Pietro, sembrerebbe avere il vento in poppa. Ma le sorprese, a mio avviso, devono ancora arrivare. Ritengo, personalmente, che Di Pietro sia già vicino al massimo del suo elettorato potenziale; il Pd ha invece spazi per crescere, innanzitutto recuperando il proprio popolo stanco dell'eterna sconfitta. Certo, liste Pd a dir poco rinunciatarie, con tutti i leader che non hanno voluto essere generosi con il partito per evitare di collezionare un'altra brutta figura rispetto alla valanga di preferenze che sommergerà Berlusconi, non aiutano lo sforzo di un pur brillante Franceschini. Ma il popolo riformista sa sorprendere: magari basteranno Scalfarotto e la Serracchiani, due quarantenni entusiasti e puliti per cui voterei volentieri se fossero nella mia circoscrizione. Quel che è certo è che domenica 7 giugno celebreremo una nascita e un funerale. Vedremo a chi toccherà in sorte di interpretare il ruolo
migliore.


Berlusconi e la sfida della personalizzazione

19 novembre 2007

Ne abbiamo discusso molto ieri durante il coordinamento di Generazione U: il tema è il ruolo della persona, dell'iniziativa individuale e direttista, del racconto di noi stessi, del nostro corpo che si fa azione politica e di conseguenza di tanti blog di singoli e gruppi che diventano progressivamente una storia collettiva. E' un modo del tutto nuovo di attrezzarsi al tempo "adveniente".

Poi è arrivato Berlusconi e il suo partito del popolo. Allora, occorre che io spieghi ulteriormente la mia posizione personale, evidenziata in qualche modo nel post di ieri, ma che forse va completamente esplicitata verso questo potente fatto nuovo, che non va né irriso né sottovalutato.

Io credo che dobbiamo accettare la sfida: riformare la legge elettorale e, come è ovvio dopo una riforma del genere, riportare l'Italia al voto. Per essere chiari, dobbiamo avere una priorità: battere definitivamente Berlusconi. La sua sfida è lanciata e il Partito democratico ha le condizioni per raccoglierla.

Il Partito democratico, se non fa passi indietro sulla strada della democrazia diretta, è attrezzato per vincere e togliere di mezzo l'elemento di blocco della politica italiana: il Cavaliere.

Sabato scorso, quando Veltroni ci ha proposto la nomina a presidente della commissione statuto di Salvatore Vassallo, ho riflettuto sul senso che aveva il voto favorevole a quella sua proposta. Il metodo era inusuale, sono abituato all'idea che un corpo sociale decide votando a scrutinio segreto, dal basso, non semplicemente ratificando una indicazione dall'alto. Eppure ho votato a favore, mentre De Mita ed altri si astenevano.

Perché?

Perché con le primarie del 14 ottobre noi abbiamo radicalmente modificato la democrazia interna ai partiti e abbiamo scelto, con una forma di democrazia diretta iperpartecipata, una piena legittimazione delle decisioni del leader, derivante dal cittadino elettore. Michele Salvati, intervenendo in commissione, divideva felicemente i diversi orientamenti emersi in innovatori e conservatori. Ora gli innovatori devono essere conseguenti e scegliere una forma partito non solo senza tessere, ma anche senza congressi se non programmatici, con primarie e referendum interni e diritti di revoca della delega (anche della delega al leader) al loro posto.

Un partito iperdemocratico fondato sulla democrazia diretta, insomma, e non oligarchico. Ma, allo stesso tempo, con un ruolo forte assegnato alla persona del leader eletto, come avviene in tutto il mondo. Con questo leader e con con questo partito iperdemocratico, non consegnato alle risse interne, noi possiamo affrontare la sfida che ci impone Berlusconi con la nascita del suo partito populista ipodemocratico. Insomma, dobbiamo accettare la sfida della personalizzazione, con il differente processo di legittimazione della persona del leader che costituisce oggi la vera differenza tra sinistra e destra, tra partito democratico e partito populista.


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Berlusconi assolto

27 aprile 2007

Processo Sme. Berlusconi assolto per non aver commesso il fatto. Mettiamoci l'anima in pace.

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Le pagine della nostra vergogna

10 aprile 2007

Quelle che stiamo vivendo sono le pagine della nostra vergogna. L'Italia stritolata dalla sua ipocrisia, dall'incapacità delle sue classi dirigenti, dal ricatto reciproco che vince. Sulla vicenda dell'uccisione di Adjmal l'imbarazzo è totale. Quando Prodi è imbarazzato utilizza sempre l'accusa di "follia" in chi chiede banali chiarimenti. Il Polo attacca, vuole che si riferisca in Parlamento, ma il Professore ha il suo asso nella manica e lo dichiara al suo cantore che scrive su Repubblica nei momenti in cui serve, Marco Marozzi, embedded personale del premier: "Noi siamo un libro aperto, vorrei che fosse altrettanto per tutti gli altri casi del genere". E D'Alema: "Siamo pronti a dar vita ad una commissione d'inchiesta su tutti i sequestri avvenuti in Afghanistan e in Iraq. Anche eliminando il segreto di Stato".

L'avvertimento è partito, Berlusconi bagna le polveri ai suoi in nome del "buon nome dell'Italia", l'unico che non si fa condizionare è Gino Strada che racconta dei quattro miliardi di vecchie lire pagati dal governo per avere Torsello libero, come direbbe Karzai "per salvare il governo".

Oggi è il 10 aprile, un anno è passato dalla strana notte elettorale che strappava il governo a Berlusconi e lo consegnava a Prodi. E' cambiato poi molto?

In me cresce la sensazione di disgusto e la convinzione che l'unica salvezza sia in una palingenesi che azzeri questa classe dirigente vecchia, inaffidabile, ipocrita, menzognera, ricattata e ricattatoria, arrogante, delegittimata. Sempre la stessa da trent'anni, la stessa del piattino spiritico di Gradoli e la stessa dei miliardi piovuti chissà da dove per costruire un impero economico poi imperniato sul dominio dei media e della televisione, la stessa dei riscatti pagati e delle liberazioni di terroristi, se c'è da evitare che muoia un italiano e con esso il fragile equilibrio che sulla politica estera tiene insieme il governo. Quanto agli afghani, che muoiano o vengano incarcerati, poco importa.

Non chiedeteci ancora di credere in loro. Non gli crediamo più, non crediamo più. Tanto è chiaro che la verità non ce la raccontano mai.

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