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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Né con Rifondazione, né con Cazzola

19 agosto 2007

Il comitato Si Può Fare non sta mai con le mani in mano, deve operare, lo dichiara nel nome. E allora, che siano gli umbri di Timoteo che fanno breccia (e che breccia) sui giornali locali o i toscani di Leonardo che affinano il progetto e-party, che siano i nostri "esuli" all'estero guidati da Fabrizio o la straordinaria presidentessa Michela, questo gruppo fecondo partorisce idee nel nome del fare.

Sulla legge 30 vi avevamo annunciato da qualche giorno una ufficiale presa di posizione. L'ha messa a punto Michela Murgia, con capacità di sintesi e pragmaticità, sposando un'idea buona di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, cervelli di Lavoce.info. L'idea buona è che si possa andare verso contratti a termine a tutela graduale che preveda "un sentiero a tappe verso la stabilità". Ma la parola ora al presidente del comitato Si Può Fare che illustra la proposta delle liste Generazione U e della mia candidatura alla segreteria del Pd in materia di lavoro precario. Lontano da Rifondazione comunista e da Giuliano Cazzola.

L'IDEA BUONA
di Michela Murgia

La legge 30 non è una buona legge sul lavoro. Il motivo evidente è l’assenza di:

- equilibrio contrattuale tra le parti
- di regole sul licenziamento
- di un riferimento salariale minimo
- di limite vero alla rinnovabilità dei contratti
- di un corollario di ammortizzatori sociali per renderla sostenibile

Questi fattori combinati hanno fondato su larga scala la bomba sociale della precarietà professionale, a cui è evidentemente collegata quella esistenziale e tutto il suo corollario di scelte di vita mancate. Le soluzioni che il mondo politico al momento propone non sembrano valide: da un lato certa sinistra vuole abolire la 30 e ad ottobre scenderà in piazza. Dall’altro la destra difende la sua legge e le attribuisce improbabili (e inesistenti) meriti. Vedere vantaggi che non siano dell’imprenditore nella legge 30 è disonestà intellettuale, ma il ritorno al contratto duro e puro senza mediazioni non è una risposta realistica, e forse neanche auspicabile.

L’idea buona è quella degli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi: un contratto unico a tutela graduale che preveda un sentiero a tappe verso la stabilità: la prova, l’inserimento e la stabilità stessa.

Nella loro proposta le cinque assenze della legge 30 vengono colmate stabilendo un rapporto direttamente proporzionale tra durata del periodo lavorativo e tutele per il lavoratore. Nei primi sei mesi si è in prova, da sei mesi a tre anni il lavoratore è tutelato dal licenziamento in misura differente a seconda della causa (discriminatoria e disciplinare: art.18., economica: indennità da 2 a 6 mesi di salario). Dal terzo anno in poi subentra la tutela integrale. A questo i due economisti aggiungono la necessità di un parametro di salario minimo e di contributi previdenziali uniformi per tutti, che spezzino il divario  tra lavori (e future pensioni) di serie A e B. Il dettaglio della loro proposta è qui, chiarissimo anche per i non addetti. Alcuni risvolti necessitano di essere spiegati meglio e per questo li abbiamo interpellati direttamente, ma nel complesso l’idea a noi sembra buona e il suo spirito condivisibile.


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