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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Risultati parziali dal congresso Pd

10 settembre 2009

Arrivano i dati dai primi venticinque circoli in cui s'è votato per il congresso Pd, prima della tornata del week end.

I risultati parziali sono:

Bersani 50,6%

Franceschini 46,2%

Marino 3,2%

Se questi fossero i risultati conclusivi della sfida tra gli iscritti, firmerei subito. Dario vincerebbe a spasso poi le primarie tra gli elettori democratici.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 10/9/2009 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa

Cinque motivi per cui non voto Bersani

21 agosto 2009

Nino Bartoloni Meli sul Messaggero due giorni fa mi ha assegnato la "palma del più cattivo", sui blog circola l'idea che io voglia incattivire il dibattito congressuale nazionale, oggi un quotidiano campano mi ha anche fatto un titolo secondo cui avrei sparato contro Enzo Amendola, su cui non ho detto una parola, anche se spero che perda il congresso regionale per via dei suoi sostenitori.

In realtà trovo il dibattito precongressuale del Pd molto noioso, nessuno che spieghi perché Bersani sta cercando di abbattere Franceschini dalla segreteria del Pd, utilizzando tutti i mezzi e anche qualche mezzuccio. Io invece sul tema ho le idee chiare e provo a dirle senza troppi giri di parole, perché alle primarie è così che si fa, la democrazia diretta è roba tosta e chiunque abbia esperienza di primarie americane ne sa qualcosa.

Io sostengo la candidatura di Dario Franceschini alla segreteria del partito per una serie di motivi che ho elencato in una conferenza stampa di cui, se volete, è disponibile il video. A quel che ho detto lì non ho nulla da aggiungere. Voglio aggiungere invece qualcosa sul perché non voto Bersani e sul perché credo che il popolo del Partito democratico debba bocciare la sua ambizione di scalzare il segretario. Non uso cattiveria, non ne sono capace, di Bersani sul piano personale ho stima. Faccio una valutazione politica e la condivido con voi.

1. Pierluigi Bersani è il candidato preferito dalla destra: ha incassato endorsement espliciti da Umberto Bossi, Gianni Alemanno, Francesco Storace, la Compagnia delle Opere, Clemente Mastella e Comunione e Liberazione. Berlusconi stesso vede Franceschini come il fumo agli occhi, lo teme e i suoi lo attaccano spesso duramente. Il Cavaliere preferisce un ex comunista dell'Emilia Romagna come rivale perché sa che un ex comunista non vincerà mai le elezioni in questo paese.

2, Pierluigi Bersani è sostenuto da Massimo D'Alema e con lui prefigura un disegno politico di un partito a forte identità postcomunista, spostato a sinistra per lasciare libero lo spazio al centro per la nascita di un nuovo soggetto politico neodemocristiano a cui delegare il compito di intercettare voti moderati per costruire successivamente un'alleanza di centro-sinistra con il trattino. Questo schema politico, adatto al contesto dei primi Anni Novanta, è stato superato dall'intuizione prodiana dell'Ulivo prima e dall'idea del Partito democratico dopo. Tornare indietro sarebbe un grave errore oltre che un suicidio politico che consegnerebbe al soggetto centrista un potere enorme e non condizionabile, che probabilmente sarebbe utilizzato non per costruire alleanze a sinistra, anzi.

3. Pierluigi Bersani per rendere possibile il succitato scenario politico con Massimo D'Alema punta a una riforma elettorale sul modello tedesco, che schiaccerebbe il Pd nel ruolo che fu del Pds e, soprattutto, toglierebbe agli elettori il diritto di scegliere da quale maggioranza essere governati, schiudendo le porte alla Grosse Koalition per cui quell'area politica si batte da anni, secondo lo stile dei pizzini di Nicola Latorre in continuità con la Bicamerale dalemiana. Riconsegnare ai giochi di palazzo la scelta dei governi sarebbe un pesantissimo passo indietro per l'Itala.

4. Pierluigi Bersani non crede al partito delle primarie, vuole un "partito-bocciofila" dove pesino soprattutto gli iscritti e di conseguenza i signori delle tessere, che non a caso sono in prima fila a sostenerlo, a partire dai detentori di decennali sistemi di potere nel meridione d'Italia come Antonio Bassolino e Agazio Loiero. Le primarie verrebbero depotenziate con la costruzione del cosiddetto "albo degli elettori", che altro non sarebbe che un sistema di tesseramento. L'intuizione del Pd è stata il consegnarsi alla democrazia diretta, al popolo delle primarie, che dove è stato possibile ha innovato la classe dirigente usando questa leva (non a caso l'apparato osteggiava Matteo Renzi a Firenze, Roberto Balzani a Forlì e tutti gli outsider che a decine hanno vinto primarie locali in questi due anni di vita del Pd).

5. Pierluigi Bersani vuole rompere i rapporti con Antonio Di Pietro, mentre io credo che l'unità delle opposizioni sia assolutamente necessaria e l'Italia dei Valori è un alleato da rispettare.

Non aggiungo nulla sul fatto che l'idea dalemiana di partito è novecentesca (non a caso i rinnovatori come Serracchiani, Sassoli, Barracciu e mettiamoci pure Adinolfi sono con Dario), che il metodo di puntare tutto sull'identità diessina è un errore strategico, che la vocazione maggioritaria è stata l'intuizione più efficace del Pd e ha portato a uno snellimento positivo della politica italiana, che il mescolamento di culture è il meglio che possiamo offrire al paese.

Io credo molto a un partito che va dalla Binetti a Cofferati, perché solo con un partito così si può tornare a governare l'Italia.
 
Il partito-bocciofila serve per rinchiudersi con i vecchi a guardare al tempo che fu, per provare a dare un senso a quella storia, anche se quella storia un senso non ce l'ha e l'unica cosa seria da fare è costruire il futuro.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 21/8/2009 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (74) | Versione per la stampa

Una litigata televisiva con Amicone

23 luglio 2009

Se volete, qui trovate l'ultima parte della puntata di Omnibus de la7, dove dico come finisce secondo me l'elezione del segretario del Partito democratico.

E, soprattutto, litigo con Luigi Amicone su Berlusconi, menzogne, troie e l'essere cattolici.


Iscritti protagonisti: scriviamo la mozione congressuale

14 maggio 2009

Martedì 19 alle 20.45 si terrà la prima riunione del coordinamento operativo della nostra mozione congressuale: "Verso la democrazia diretta: ISCRITTI PROTAGONISTI".

I partecipanti alla riunione definiranno le prime linee di una bozza di mozione che verrà poi sottoposta in modalità wiki all'integrazione da parte di tutti coloro che intendono condividere il nostro percorso per cambiare il Pd. Per dare la disponibilità a rappresentare la mozione sul proprio territorio basta scrivere una email con i propri recapiti e inviarla a: adinolfi2009@gmail.com.

Intanto arrivano i commenti, le pagine di stampa, le inevitabili ironie e i post dei blog degli amici e dei simpatizzanti.
 
Resta il fatto che davanti a tante chiacchiere sul rinnovamento, noi ancora una volta ci mettiamo gambe, braccia a faccia. Nel 2001 facemmo una prima esperienza e ci ritrovammo in 1.580 (voti presi da Democrazia Diretta, il suo simbolo lo vedete ancora in questa home page). Due anni fa eravamo in 5.947 con Generazione U alle primarie.

E' un percorso che cresce, che segue il filo di un discorso che è sempre lo stesso e che ha la tenacia di riproporsi perché si nutre di un'idea. Gli altri chiacchierano, noi ci organizziamo e andiamo in battaglia, perché è così che si fa quando si crede in qualcosa.

(prossimi impegni, per chi magari vuole ascoltare quel che ho da dire o anche solo incontrarmi: oggi a Radio Luiss alle 16, sabato in piazza Navona con Carlo Fayer per presentare il libro di Roberto Alagna)

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permalink | inviato da marioadinolfi il 14/5/2009 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa

Rodotà, Serafini, la Margherita e noi

29 marzo 2007

Avrei voluto stare buono per una settimana, perché sabato è previsto il coordinamento nazionale dei blogger di Generazione U (via del Quirinale 26, ore 12) e avrei voluto riservare a quella sede, dove arrivano persone da molte parti d'Italia, le parole per un dibattito originale che hanno diritto a non vedere svolto prima sulle pagine del web. Alcuni elementi di urgenza però costringono ad anticipare almeno qualche questione. Domani si apre infatti il cosiddetto congresso regionale della Margherita del Lazio e noi, poco o per nulla apassionati alle beghe locali di valvassori e valvassini, avremmo avuto tutta l'intenzione di evitare di metterci bocca. Se non fosse che attendevamo una risposta che non è arrivata. Forse occorre spiegare cosa è accaduto.

Sui nostri blog e attraverso Youtube avevamo denunciato l'incredibile svolgimento del congresso della Margherita di Roma, prendendolo a spunto e ad esempio di un percorso viziato che sta conducendo alla nascita (a questo punto viziata anch'essa) di quel partito che per paradosso qualcuno si ostina a definire "democratico". Quarantanovemila iscritti, tra i tre e i quattromila votanti effettivi (meno del 10%), quindicimila dichiarati. Senza farci prendere da furori eccessivi abbiamo presentato un ricorso alla commissione di garanzia? Cosa è accaduto?

E' accaduto l'incredibile.

La commissione di garanzia ha considerato il ricorso e di conseguenza ha richiesto alla Margherita romana le carte e i verbali del congresso, che non sono mai stati consegnati. Nessuno si assume la responsabilità di firmare un falso palese, è chiaro, ma comunque i 174 delegati del congresso romani saranno presenti al congresso regionale, di fatto delegittimandolo. Non esiste una carta che certifichi che il limite minimo del 30% di partecipazione al congresso romano, già basato su un tesseramento da tutti ma proprio tutti considerato fasullo. Eppure si fa finta di nulla e Rutelli parteciperà all'assise.

A noi cosa resta da fare?

Ci ragioneremo. Certo che questo potere corazzato fa apparire come inutili cerbottane i nostri blog. Abbiamo esempi a bizzeffe. Dalla Bloggeria di Europa ho avuto l'ardire di criticare l'ex garante per la privacy, Stefano Rodotà, per proporre uno scambio tra la privacy dei nostri politici e il potere che detengono e gestiscono, chiedendo che imparino a vivere in una "casa di vetro". Il professore Rodotà pensa bene di andare da Fabio Fazio e replicare affermando che "la casa di vetro è un'idea nazista".

Anna Serafini se l'è presa perché in un'occasione pubblica ho detto al marito segretario dei Ds che la prossima volta potrebbero fare la conta in famiglia per lasciare libero un posto da parlamentare da riservare a un giovane. Da allora annuncia propositi di vendetta in ogni colloquio in cui s'affronti la questione.

Insomma, il ceto politico si sente onnipotente e insindacabile. I congressi (peraltro fondativi di un processo che si vorrebbe essere nuovo e democratico) sono fasulli? Proponi un rapporto diverso tra rappresentanti e rappresentati? Chiedi che gli oligarchismi tramontino e apri su questo un fronte politico-generazionale? La risposta è brutale e quasi violenta nella sproporzione dei mezzi. Apparati partitici, televisioni, reti di rapporti contro i nostri blog. Eppure, testardamente, continuiamo a pensare che alla fine la spunteremo noi.

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