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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Democratia versus Veritas?

15 aprile 2007

Papa Ratzinger compie ottant'anni, auguri. Festeggia pubblicando un libro su Gesù e ribadendo la sua tetragona forza intellettuale.

Il nemico di Benedetto XVI è la modernità e, in fondo, l'idea stessa di democrazia. Scriveva Benedetto XV, il papa da cui Ratzinger ha mutuato il nome, nel suo primo messaggio il 1 novembre 1914: "Alcuni, confidando nel proprio giudizio in ispregio dell'autorità della Chiesa, giunsero a tal punto di temerità che non esitarono a voler misurare colla loro intelligenza perfino le profondità dei divini misteri e tutte le verità rivelate, e a volerle adattare al gusto dei nostri tempi. Sorsero di conseguenza i mostruosi errori del Modernismo". Benedetto XVI, idealalmente, sottoscrive. E carica il cattolicesimo integrale di una dimensione di virulenza che è percepibile e francamente preoccupante. Se esiste una Verità Rivelata, la politica può solo adeguarvisi e la democrazia è dunque un orpello tra l'inutile e il dannoso.

Ma cosa si può rispondere? Come si risponde a chi pone il Problema scandaloso dell'unica Verità? Il primo papa del terzo millennio ha davanti un contesto di rovine e ne è consapevole. Giovanni Paolo II diventava pontefice nel 1978, anno di ideologie ancora forti e radicati, anni di altre Verità: il comunismo era un'altra Chiesa laica tetragona, i liberisti vi opponevano formule anch'esse quasi religiose nella loro fede nel Libero Mercato e nella forza progressiva della Storia, esistevano regime totalitari fascisti ancora fortissimi (in particolare in Sud America). Era, insomma, ancora un tempo di Pensieri Forti e la Chiesa di Wojtyla ha dovuto adeguarsi all'idea di uno scontro non frontale con il relativismo: "Se sbaglio, mi corigerete...".

Ora la modernità e con essa la democrazia hanno le ginocchia piegate. Non esiste un'idea, una sola, in grado di reggere il passo con la Verità rivelata del papa cattolico. Che oggi propone anche ai non credenti la ricetta più semplice: "Anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse" (dal discorso del 1 aprile 2005). Al limite ci si concede un'inquietudine che somiglia molto all'impazienza virulenta di cui abbiamo scritto prima: "Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo" (dall'omelia del 18 aprile 2005). La conclusione consequenziale Benedetto XVI la trae nel discorso del 20 aprile 2005: "La Chiesa di oggi deve ravvivare in se stessa la consapevolezza del compito di riproporre al mondo la voce di Colui che ha detto: 'Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita'".

Eccolo, il Problema. Il Problema della Verità. A cui rispondere con una banale esaltazione della legittimità di tutte le opinioni, di tutte "les façons de vivre" pare oggi del tutto insufficiente. Resto progressivamente sempre più convinto che solo un'idea piena di Democrazia come corpo civile e valore in sé, di Democrazia Diretta dunque, possa essere il contraltare forte e realistico di chi contesta la radice della democrazia come sommatoria di opinioni relative. Con il tempo, proverò a formulare insieme a voi una qualche più convincente risposta. Intanto spero che dio, se esiste, benedica questo pontefice.

Le tappe (carriarmati e cerbottane)

4 aprile 2007

Repubblica oggi riprende una metafora che a Generazione U è cara, dopo la notizia che si andrà ad un'elezione a suffragio universale della Costituente del Partito democratico: non vogliamo trovarci in uno scontro tra carriarmati e cerbottane. Forse vale la pena di spiegare.

Circola l'idea che l'assemblea costituente del Pd debba essere eletta e non nominata: è un passo in avanti, figlio delle lotte nostre e di altri che hanno gridato che il metodo della somma delle oligarchie Ds-Margherita portava il progetto complessivo a sbattere contro un muro. Si dovrebbe votare per la costituente il 16 ottobre, evocando in questo quel popolo delle primarie che dovrebbe ripresentarsi alle urne, secondo lorsignori a rilegittimare le decisioni già assunte nei congressi dei partiti.

Per far questo Ds e Margherita si preparano a presentare un listone unico alle elezioni per la costituente del 16 ottobre 2007, simile per logica alla candidatura Prodi alle primarie del 16 ottobre 2005. Immaginate la campagna elettorale, con migliaia di funzionari di partito e denari tutti da una parte, con le associazioni tipo la nostra a doversi fare il porta a porta su base volontaristica. Carriarmati contro cerbottane, appunto.

Alle elezioni per la costituente del 16 ottobre 2007 una lista direttista, figlia di Generazione U-Democrazia Diretta e speriamo di tantissimi altri, ci sarà. Su questo non c'è dubbio. Ma è chiaro che siamo blogger e, anche se qualcuno lo crede perché pensa che viviamo solo nel virtuale, blogger non è sinonimo di coglioni.

Dunque chiediamo regole e condizioni di partenza uguali per tutti. Chiediamo che gli apparati di partito stiano buoni in un angolo, che le risorse economiche siano identiche per ogni competitore, che gli spazi di propaganda siano equamente divisi. Se questo si farà, vorrà dire che si farà sul serio.

E se si farà sul serio noi non faremo mancare il nostro concreto e contundente contributo. Contundente, perché lorsignori dei partiti devono smettere di credere di potersi scegliere qualche utile idota e dirgli: "Tu fai la società civile". Il partito democratico, se è davvero democratico, deve accettare il rischio di una competizione tra opzioni realmente diverse. L'opzione direttista è una di queste: noi chiediamo primarie a tutti i livelli per la selezione delle candidature, referendum interni per la decisione delle principali linee politiche e per la soluzione delle controversie, tessera del pd che sia una smart card che abiliti al voto on line, congressi secondo lo schema dei congressi aperti (ci si può iscrivere anche il giorno del congresso, si paga la quota e si ha diritto al voto, da esprimere anche via web), delega revocabile ai leader a ogni livello attraverso mozione di sfiducia.

Così si fa un partito democratico, questa è la nostra opzione direttista, questa sarà la ragion d'essere di una nostra lista alle elezioni per la costituente del partito democratico del 16 ottobre 2007. Intanto ci alleniamo alle amministrative, prima tappa del percorso: 13 maggio in Sicilia, 27 maggio nel resto d'Italia. In 41 comuni, di 10 regioni diverse, ci saranno le liste con il simbolo direttista.

Prima tappa e prova generale, per le cerbottane che non hanno paura dei carriarmati, ma che non per questo si faranno fregare.

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