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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Andrea Rivera, il giullare di Dio

14 maggio 2007

Andrea Rivera, il giullare di Dio, si intitola così questo primo ritratto dei trentenni italiani più noti, realizzato dalla Cellphone Production. Difendere la libertà di Rivera di dire quello che crede, anche se non lo si condivide, è diventato sinonimo di difendere la libertà d'espressione in un paese che la tollera sempre meno e che pare aver dimenticato l'articolo 21 della Costituzione.

Anche qui, però, ho detto ad Andrea che le critiche che devono spaventarlo non sono quelle (oggettivamente fuori tono) dell'Osservatore Romano, che fa tutto sommato il suo mestiere. Deve spaventarlo il coro unanime dei sindacati che gli hanno dato dell'ubriaco, del direttore di Raitre che l'ha delegittimato, di Serena Dandini che non gli ha fatto manco una dichiarazione di sostegno.

Il problema, ancora una volta, è la sinistra che non c'è. E ne sento la mancanza io, che di sinistra non sono, anche se sono sempre stato convinto che il popolarismo a cui mi richiamo (anche nella declinazione direttista che propagandiamo da qui) fosse un pezzo del segmento progressista di questo paese.

Il disastro alle amministrative siciliane, con la triste fine pure dell'orlandismo, forse si può spiegare anche con questa assenza

Dunque viva Andrea Rivera, anche nelle cose che dice che non condivido.

E poi, è l'unica vera reincarnazione der Monnezza, Tomas Milian, come prova questo ritratto (sempre sia resa lode al mio nuovissimo cellulare Nokia N95, che mi permette di inondarvi di filmati ogni giorno, notare la clamorosa qualità audiovideo ed è pure compresso).


Mare nero a piazza San Giovanni

12 maggio 2007

Sono stato a piazza San Giovanni e ho provato brividi che voglio razionalizzare prima di raccontare: lo farò con due minifilm, uno dalla manifestazione cattolica e uno da piazza Navona (sì, sono passato anche lì).

Li avrete domani, oggi solo un antipasto con qualche idea che m'è frullata in testa e ho messo in questo primo video. Insieme alla nostalgia per la Dc, che avrebbe impedito lo scontrarsi di queste due piazze, perché sapeva fare politiche per la famiglia e allo stesso tempo firmare le leggi su divorzio e aborto, promulgandole.

Spero che il Partito democratico finisca per somigliarle, avendo per progetto quel che dico alla fine di questo primo minifilm, pena consegnare la marea di piazza San Giovanni per sempre alla destra.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 12/5/2007 alle 22:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa

Famiglia contro famiglie

8 maggio 2007

In molti mi chiedono cosa farò sabato, quale piazza sceglierò, se starò con la famiglia cattolica o con le famiglie laiche. Diciamo che avrei il curriculum per stare sia a San Giovanni che con il Coraggio Laico: sposato a vent'anni, padre a venticinque, separato a ventotto, traditore piuttosto incallito ma ormai invecchiato. Insomma, ho avuto la famiglia e sono stato parte delle famiglie. Non coltivo però in materia nessun approccio ideologico. E mi sembra che sia dietro il Family Day che dietro l'appuntamento di piazza Navona ci sia lo stesso tentativo di diktat.

Con una differenza.

La famiglia tradizionale, quella madre-padre-figli, rappresenta il tessuto connettivo vero della nostra società. Numericamente non c'è paragone e sabato la questione verrà resa plasticamente evidente. A piazza San Giovanni ci sarà mezzo milione di persone, a piazza Navona sì e no ventimila e vi spiegheranno che il problema è che la Chiesa ha speso molti più soldi. Invece bisogna guardare i numeri: la popolazione italiana è composta da ventidue milioni di nuclei familiari, tolte le persone sole, restano sedici milioni e mezzo di coppie sposate. Trentatre milioni di individui, più i figli. Poi esistono cinquecentomila coppie stabili che vivono sotto lo stesso tetto e non sono coniugate. Ecco perché sabato una piazza sarà strapiena e nell'altra si proverà a far montare il gusto di essere minoranza. Ma la verità è che l'Italia vera, quella profonda, è imperniata sulla famiglia tradizionale. Verso di essa, politicamente, deve essere rivolta la maggiore attenzione. Il Partito democratico, ad esempio, non può essere equidistante. Oggi persino il quotidiano su cui scrivo, Europa, ha voluto mettere in prima pagina tre editoriali con tre posizioni diverse: Federico Orlando per piazza Navona, Enzo Carra per il Family Day, Roberto Giachetti per il né-né. Un grave errore, a mio avviso.

Non possiamo continuare questo balletto degli equivoci, il Partito democratico deve darsi una linea, principalmente in materia di famiglia e questa linea non può che essere la più vicina possibile, anche in termine di risorse impiegate, ai bisogni della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, sull'impegno assunto in forma stabile di fronte alla società.

Poi, io non sono contrario ai Dico o a cose che riconoscano diritti a coppie omosessuali o di fatto, ma è evidentemente un problema di tutt'altra (e sostanzialmente minima) portata, buono per appassionare quella solita platea di radical chic che si sente figa a impegnarsi in battaglie marginali che non costano nulla e fanno sentire tanto "de sinistra".

E allora sabato, se proprio non avrò di meglio da fare, metto in programma un giretto a piazza San Giovanni, così, solo per far innervosire i fighetti delle battaglie alla moda.

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