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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


A L'Aquila

25 luglio 2009

Oggi vado a L'Aquila per il G1000 organizzato da quella testa pensante di Michele Fina, giovanissimo segretario locale del Pd.

E' la prima uscita ufficiale con Dario Franceschini e ci saranno anche Pierluigi Bersani oltre a Pippo Civati per la mozione Marino. Un'occasione di unità per il Partito democratico.

Ecco intanto il video della mia conferenza stampa con il segretario, quella dell'annuncio del ritiro della candidatura (grazie a Youdem.tv).



Sono molto determinato a combattere la battaglia congressuale, le prime ore con la nuova squadra mi sono piaciute.

Sto con Dario Franceschini

23 luglio 2009

Oggi ho dovuto prendere una decisione importante e necessaria per dare una forza diversa alla decisione di duemiladuecento iscritti al Pd di sostenere la mia candidatura a segretario nazionale. Da soli non avremmo avuto alcuna chances e ho raccolto l'appello che mi è stato inviato questa mattina da Dario Franceschini da Repubblica Tv. Così nel pomeriggio abbiamo tenuto insieme una conferenza stampa. Questa la sintesi di Apcom.

Roma, 23 lug. (Apcom) - Mario Adinolfi ritira la sua candidatura alla segreteria del Pd e annuncia il proprio sostegno a Dario Franceschini. Durante una conferenza stampa insieme allo stesso Franceschini, Adinolfi spiega: "Sono contento di annunciare che per questa campagna congressuale e spero anche dopo darò una mano al tentativo di Dario Francschini di rinnovare e dare forza ad nuova idea di Pd. Ritiro la mia candidatura".

Adinolfi spiega di essersi convinto a ritirare la propria candidatura dopo aver ascoltato le linee programmatiche di Franceschini. "La sua proposta - spiega - riprende temi centrali su cui mi ero impegnato: un partito aperto che non si ripiega sul passato". Inoltre, aggiunge, "Dario ha messo in campo una squadra credibile e questo, anche se solitamente io faccio battaglie solitarie, mi ha convinto ad entrare nella squadra. Mi piace l'idea di poter lavorare con energie nuove fresche come la Serracchiani, la Barracciu, Sassoli".

Franceschini, seduto accanto a Adinolfi, lo ringrazia: "Ci conosciamo da diverso tempo, conosco le sue qualità e la sua propensione a battersi da solo. Sono contento che entri nella squadra, il suo modo non tradizionale di stare nel Pd a ritirare il percorso congressuale". In particolare, dice Franceschini, l'apporto di Adinolfi sarà importante per parlare a tutto quel mondo che vive la politica attraverso forme non convenzionali di partecipazione, fuori dalle sezioni di partito e senza tessere: "La sua presenza a mio sostegno sarà molto importante".

Stasera dalle 23 andrò a SkyTg24 per spiegare in maniera più approfondita le ragioni della mia scelta, di cui mi assumo la ovvia responsabilità politica. E' stata una decisione presa con il conforto di tutti i dirigenti storici di Generazione U e questo mi ha dato tranquillità e senso d'amicizia.

Il gruppo va avanti, con le stesse intenzioni: rinnovare il Pd e attraverso il Pd, la politica italiana, con le nostre idee direttiste. Dario Franceschini è il segretario giusto, con Debora Serracchiani e David Sassoli, con Francesca Barracciu e Renato Soru, per cambiare in meglio il Partito democratico e non farlo tornare ad un passato che dobbiamo lasciare definitivamente alle spalle.


Una litigata televisiva con Amicone

23 luglio 2009

Se volete, qui trovate l'ultima parte della puntata di Omnibus de la7, dove dico come finisce secondo me l'elezione del segretario del Partito democratico.

E, soprattutto, litigo con Luigi Amicone su Berlusconi, menzogne, troie e l'essere cattolici.


Considerazioni militanti sul voto europeo

8 giugno 2009

Qualche considerazione guardando i risultati delle elezioni europee.

1. Berlusconi ha perso le elezioni. Ma, attenzione, non le ha perse il centrodestra. Il presidente del Consiglio paga la sua arroganza, il suo delirio di onnipotenza, il suo malcostume, le minacce dei suoi avvocati. Ma la coalizione da lui guidata cresce. La somma dei voti di Pdl e Lega a queste europee è analoga a quella delle politiche: 46.8% un anno fa, 45.5% oggi. Il centrodestra è sostanzialmente stabile. Ma Berlusconi ha infilato la discesa che lo porterà all'addio. Questo 35.2% gli sarà imputato e Fini comincerà tra qualche settimana a presentare il conto. La Lega al 10.3% ottiene un risultato incredibile.

2. Il Pd ha perso le elezioni. Arretra di sette punti rispetto alle politiche di un anno fa, ma il 26.2% è un risultato che legittima Dario Franceschini a ricandidarsi alla segreteria. A patto, però, che si presenti dimissionario alla prossima direzione nazionale, ammetta l'insufficienza di una percentuale del genere e dichiari che se avesse avuto più tempo avrebbe potuto portare il partito più in alto. In cento giorni, avendo ereditato il disastro veltroniano derivato proprio dall'incapacità di accettare la logica delle cose dimettendosi dopo la sconfitta politica e amministrativa di un anno fa, Franceschini non poteva fare di più. Ora si ricandidi, ma con un progetto di Pd totalmente rinnovato. Certo, l'idea di mandare Giovanna Melandri a commentare i risultati a Porta a Porta dimostra lo stato di confusione mentale di questa inamovibile classe dirigente del Pd. Ancora con la Melandri? Il Pd necessita di un rinnovamento radicale, Franceschini continui a provarci, noi presenteremo comunque la mozione ISCRITTI PROTAGONISTI (per rappresentarla sul territorio inviare una disponibilità a adinolfi2009@gmail.com) ad un congresso che deve essere un congresso vero di cui non avere paura. E lì, rovesceremo finalmente la piramide, che questi faraoni e queste faraone qui sono più che bolliti.

3. Antonio Di Pietro vince ma non stravince. Ricorderà questo 8% come il risultato migliore della sua storia politica. Rispetto a quanto si attendevano al quartier generale dell'Italia dei Valori, l'ex pm sta sotto di più di un punto. Ma comunque Di Pietro si conferma interlocutore importante e necessario per costruire l'alternativa di governo.

4. Le sinistre radicali e i radicali di Marco Pannella stessi restano fuori dal Parlamento europeo e devono mettersi in testa che il loro unico orizzonte politico realistico è l'ingresso come componenti organizzate all'interno del Partito democratico. Ma Diliberto, Ferrero, la Francescato, forse anche Vendola vorranno tenere aperta la loro bottega, condannandosi all'irrilevanza politica.

5. L'Udc cresce dello 0.9% e grida al miracolo, ma il miracolo vero lo fa Raffaele Lombardo in Sicilia, dando due punti di distacco all'Udc stessa nella circoscrizione Italia insulare. Casini finirà il suo percorso in braccio a Berlusconi, il Pd non si faccia illusioni. Siedono nello stesso gruppo al Parlamento europeo. Ma per un paio d'anni ancora toccherà corteggiarlo. E illudersi. Inutilmente.

6. Le destre fasciste italiane sono allo zerovirgola, anche la Destra di Storace resta fuori dall'Europarlamento e questo mentre le destre xenofobe e populiste avanzano in tutta Europa. Una buona notizia. Anche se xenofobia e populismo sono nel Dna di ben altri soggetti politici, qui da noi.

7. Ora c'è il referendum, che mancherà il quorum. C'è la stagione congressuale nel Pd. C'è l'inizio della resa dei conti nel Pdl, con un Berlusconi che diventerà ancora più minaccioso e arcigno, per via della paura. C'è da avviare il gioco delle alleanze nel centrosinistra: invitare Sinistra e Libertà, radicali, comunisti ragionevoli all'interno di un grande e nuovo Partito democratico, con una classe dirigente tutta rifondata (pensionare le Melandri di ogni genere, please, repetita iuvant). Chiudere un'alleanza dialettica con l'Italia dei Valori. Provare l'approccio con l'Udc. Oggi una coalizione di questo genere, basata sull'architrave di un Pd veramente di massa e plurale, avrebbe il 49.5% dei voti. Quattro punti in più dell'attuale coalizione di governo. Vincerebbe le elezioni, insomma. E nessuno avrebbe scommesso sul fatto che una distanza a cifra singola tra Pd e Pdl avrebbe permesso queste considerazioni. In realtà, io ci avevo scommesso sopra cento euro. E oggi vado a incassare il premio, avendo creduto che fosse possibile. L'Italia non chiude le porte alle sue forze migliori. L'Italia non muore.

Ps. Avete cose più intelligenti da dire sul voto europeo? Oggi dalle 10.15 e fino a tutto il pomeriggio conduco uno speciale su Red Tv con ospiti importanti ma ospitando anche la vostra voce in diretta, se volete, basta chiamare il numero verde della televisione.

Ps2. Quando poi ci saremo rotti le scatole abbondantemente di parlare di politica, stasera alle 23.30 su la7 c'è l'ultima puntata di Grazie al Cielo sei Qui stavolta non faccio il monaco buddista, ma il cantante con Luca Telese e Paolo Guzzanti.

Note per il fine settimana lungo

1 maggio 2009

Fine settimana in cui affinare il gusto per la lettura degli scenari futuri. Partiamo dalle elezioni. Manca un mese e sapremo. Sapremo che fine farà il Pd, ad esempio. L'asticella è piazzata a quota 27%. Sotto, cioè sette punti sotto le politiche già infauste, il mio amico e ottimo segretario Dario Franceschini andrà a casa. Sotto il 23% il partito si becca subito una scissione (Rutelli ha già le valigie in mano) e di fatto si ri-trasforma nel Pds. Il dramma è che c'è qualcuno che ha nostalgia di quel partito lì e gufa. Enrico Letta che dice da noi a Red che Goffredo Bettini ora fa a Dario quel che non voleva fosse fatto a Walter, mi pare sia stato perfetto e veritiero. Liberati da Veltroni, adesso che qualcuno ci salvi dai veltroniani.

Altre considerazioni. Tutti guardano a Di Pietro per l'exploit delle prossime europee. Io penso che crescerà, ma poco. Sotto l'8% che si aspettano tutti e molto sotto la doppia cifra di cui è sicuro l'ex pm. La sorpresa sarà invece l'Udc di Casini che, zitta zitta, erode consenso ovunque: dal Pdl, dal Pd, nel sud ne prenderà anche all'Mpa sciaguratamente alleatosi con la destra post-fascista e con quello strano figuro di Francesco Pionati, in un fritto misto condito dai Pensionati di Fatuzzo che fa ridere dallo spavento. Ecco, l'8% lo fa lo scudocrociato e la doppia cifra la farà la Lega o si avvicinerà molto. Aiutata da un voto che le arriverà anche al centro e al sud, stavolta: certo, non un voto oceanico, ma quanto basta per farle scorgere l'ipotesi di una prospettiva da partito nazionale. Disastro in vista per le sinistre alla sinistra del Pd e per i radicali isolazionisti. Non supereranno lo sbarramento. Resta l'incognita Pdl: per me restano al di sotto del 40%, ma ci sono in giro sondaggi mirabolanti e dunque lo dico a bassa voce. Spero però che gli italiani diffidino dal consegnare un potere così immenso ad un uomo solo.

In sintesi, ecco il pronostico per le europee ad oggi.

Pdl 39.5%
Pd  27.5%
Lega 10%
Udc 8%
Idv 7%
Comunisti 3%
Sinistra e Libertà 2%
Destra+Mpa 2%
Radicali 1%

E visto che siamo in vena di pronostici, ecco anche le dieci bancate del weekend (chi gioca nella Scommessa Collettiva, sempre aperta con info da chiedere a adinolfi@gmail.com, sa che la bancata è la "giocata contro", cioè si vince se la squadra indicata non vince): Newcastle, Sochaux, Hearts, Hoffenheim, Nec, Lazio, Tolosa, West Bromwich, Fulham, Borussia M.Gladbach. Ogni singola giocata rende su Betfair (se non avete i codici potete richiedermeli alla stessa email, valgono anche per 30 euro di giocate gratuite) dal 10 al 30 per cento del giocato. Con varie combinazioni (io le giocherò legate a settine) potete alzare un gruzzoletto mica male.

Per tutti, buon fine settimana lungo. Che sia divertente e riposante. Dopo, ci sarà da lottare e manco poco. A proposito, ci sono novità in vista e qui le comunicheremo tempestivamente. Ma ci pensiamo da lunedì.

Per ora, suerte...ne abbiamo tutti bisogno, no?

Duel

29 aprile 2009

A Red Tv (dalle 11.45 anche su www.redtv.it) intervisto Luigi De Magistris, candidato dell'Italia dei Valori oggi aggredito da Filippo Facci sul Giornale. Se volete, lasciate qui delle domande e gliele riferirò in diretta. Intanto, per ingannare l'attesa, beccatevi l'articolo che ho scritto per il Tempo di oggi sul duello mortale in atto tra lista Di Pietro e il mio pericolante Pd. Che resta comunque l'unica alternativa possibile al berlusconismo della mignottocrazia. Mica si può sperare unicamente in Fini e Veronica...

FRANCESCHINI-DI PIETRO, RESISTERA' UNO SOLO
di Mario Adinolfi per il Tempo

C'è del vero nell'intervista rilasciata da Antonio Di Pietro al mio amico Luca Telese (a proposito, caro Luca, molto bello il tuo Tetris in prima serata su la7). C'è del vero soprattutto nei passaggi in cui il leader dell'Italia dei Valori individua nella doppia cifra, prudentemente ritoccata a quota 8%, il limite oltre il quale il suo partito elettoralmente non può spingersi: toccate quelle "colonne d'Ercole", Di Pietro annuncia una trasformazione direttamente concorrenziale con l'offerta politica rappresentata dal Partito democratico di Dario Franceschini: "Farò io il grande partito che il Pd non è riuscito ad essere", annuncia Di Pietro.

Serviva solo questa pubblica ratifica, ma a me lo schema appariva chiaro già a partire dai primi giorni di questa lunghissima campagna elettorale che porterà al voto europeo: il duello tra Tonino e Dario è di quelli mortali. Il 7 giugno, dati alla mano, ne resterà in piedi solo uno. O Franceschini sarà riuscito a convincere l'elettorato democratico a serrare i ranghi, riaffermando come ha fatto anche ieri che "il Pd è l'unica alternativa realistica" allo strapotere del centrodestra berlusconiano, tamponando dunque l'emorragia di voti verso l'ex pm, oppure Di Pietro raccoglierà lo scettro dell'opposizione inevitabilmente consegnato da un Partito democratico in ginocchio. Ci sono, a mio parere, due asticelle da tenere d'occhio la notte del 7 giugno per valutare chi sarà uscito vittorioso dal duello: la doppia cifra per l'Italia dei Valori, il 27% per il Pd. Non possono verificarsi entrambe le condizioni (Udc e sinistra radicale sommate valgono almeno una dozzina di punti e le opposizioni non hanno la metà dei voti nel paese), uno dei due fallirà l'obiettivo.

Un Di Pietro a monocifra resterà un partito rispettabile ma incapace di essere egemone nell'opposizione a Berlusconi. Un Pd che dovesse perdere oltre sette punti rispetto al già non esaltante risultato delle politiche di un anno fa, sarebbe squassato da scissioni interne a da una rissa tutti contro tutti in vista dell'appuntamento congressuale. La scommessa, dunque, vedrà un solo vincitore. In molti oggi scommetterebbero su Di Pietro, sembrerebbe avere il vento in poppa. Ma le sorprese, a mio avviso, devono ancora arrivare. Ritengo, personalmente, che Di Pietro sia già vicino al massimo del suo elettorato potenziale; il Pd ha invece spazi per crescere, innanzitutto recuperando il proprio popolo stanco dell'eterna sconfitta. Certo, liste Pd a dir poco rinunciatarie, con tutti i leader che non hanno voluto essere generosi con il partito per evitare di collezionare un'altra brutta figura rispetto alla valanga di preferenze che sommergerà Berlusconi, non aiutano lo sforzo di un pur brillante Franceschini. Ma il popolo riformista sa sorprendere: magari basteranno Scalfarotto e la Serracchiani, due quarantenni entusiasti e puliti per cui voterei volentieri se fossero nella mia circoscrizione. Quel che è certo è che domenica 7 giugno celebreremo una nascita e un funerale. Vedremo a chi toccherà in sorte di interpretare il ruolo
migliore.


Quell'accordo che pagheremo noi

20 luglio 2007

L'accordo sulle pensioni lo hanno chiuso a quota 95. Se vuoi andare in pensione a 58 anni, puoi. Dal 2013 ci sarà quota 97. La parificazione dell'età pensionabile tra uomini e donne non è stata fatta. I coefficienti verranno rivisti solo nel 2010. I sindacalisti gridano al trionfo ("Sono estremamente soddisfatto", dice quello più in vista). Il governo annuncia i costi dell'accordo: dieci miliardi di euro. Dieci.

Che pagheremo noi.

E, oltre il danno, la beffa delle dichiarazioni: "E' un accordo per i giovani". Prudono le mani. Ma forse ora è un po' più chiaro perché occorre farlo, perché una generazione intera has to stand up for his rights, perché DOBBIAMO candidarci e prendere possesso del Partito democratico.

Perché altrimenti i costi dei loro compromessi ricadranno sempre sulle nostre spalle, fino al disastro finale, quello di un nostro futuro in complessiva povertà. Di cui porteremo la responsabilità, se non saremo scesi in prima persona a difenderci, senza fidarci più.

Io, dopo questo accordo sulle pensioni, proprio non mi fido più. Quota cento. Ora è più chiaro questo punto del programma Cento, due, zero? E' più chiaro quante colossali risorse avrebbe liberato, per ammortizzatori sociali degni di questo nome, per una ristrutturazione del welfare che tenesse in conto anche i bisogni di chi ha meno di quarant'anni e non solo le esigenze di chi ne ha più di sessanta?

Sono triste. Oggi è un brutto giorno per 28 milioni di italiani under 40 a cui è stata fatto fare un passo in più verso il baratro. La risposta non può che essere la lotta. Scrivete a adinolfi2007@gmail.com per dare la disponibilità a entrare nel comitato Si Può Fare.

Ci vediamo domani, sabato, alle 12.30 alla libreria Montecitorio

(grazie Daniele per averci offerto la sala, con il clima che si sta creando non era scontato...e, dopo aver sempre menato, un grazie lo merita anche Dario Franceschini che ha dimostrato fair play esponendo un saluto amichevole alla nostra candidatura sul suo sito, dopo averlo dato alle agenzie di stampa e dopo aver, qualche mese fa, compreso per primo che i blog possono essere straordinari strumenti di lotta politica)

Il giorno di Walter

26 giugno 2007

Per i direttisti, in fondo, è motivo d'orgoglio. Quando Walter Veltroni si giocò tutto alle elezioni del 2001, al primo turno ottenne il 49,6%, Antonio Tajani che lo sfidava si fermò al 45%, ma il vento berlusconiano soffiava "a tutta callara", come si dice a Roma. Democrazia Diretta mi aveva candidato a sindaco, prendemmo cinquemila voti tra comune e municipi, Veltroni con intelligenza e umiltà si fece le scale a piedi della nostra sede di corso Vittorio Emanuele per chiederci quei voti. Ce li chiese anche Tajani, ma noi li demmo a lui, in virtù di un accordo che poi non mantenne, ma in fondo è acqua passata.

Resta l'orgoglio, dicevamo, di aver contribuito da direttisti alla sua scalata al Campidoglio. Si è dimostrato un buon sindaco, senza dubbio migliore di quello che avrebbe offerto la destra. E da lì Veltroni si è dimostrato degno di guidare il costituendo Partito democratico, il sogno della sua vita, mettendo peraltro (quasi) tutti d'accordo.

Sul piano personale conservo il dente avvelenato per l'accordo non mantenuto, ma non bisogna mai confondere i piani. Politicamente c'è una notizia: il centrosinistra ha finalmente un capo.

Da Nessuno Tv trasmetteremo in diretta la giornata di Walter a Torino. Un augurio anche al mio amico Dario Franceschini, che pedalerà sul tandem e sarà nella capitale piemontese.

Poi, dopo la festa, niente sconti. E' arrivato un capo, non è arrivato un messia e quello che noi vogliamo, stavolta, ce lo conquisteremo. Niente accordi: dopo, scendono in campo i Mille.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 26/6/2007 alle 18:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (87) | Versione per la stampa

I Mille per Veltroni?

21 giugno 2007

Il quadro che viene raccontato oggi dai giornali non è proprio incoraggiante: D'Alema e Marini kingmakers della candidatura di Veltroni, con il patto di mandare Fassino a fare il vicepremier costringendo Prodi a un rimpastino, due vicesegretari del Pd uno dei quali sarà Franceschini e l'altro lo scelgono i Ds, a Rutelli viene spiegato di puntare al giro di governo successivo, coprendo intanto l'area moderata.

Risiko di palazzo. Non il modo migliore di cominciare a ri-fare l'Italia, con la ciliegina dell'intervista del Corsera a Dell'Utri, tutta elogi per il sindaco di Roma.

Ora, intendiamoci, dato il mazzo delle carte a disposizione dei partiti, Veltroni è l'asso di cuori, la candidatura migliore anche per noi dei Mille, che pure puntavamo a sparigliare. C'è il progetto, di alcuni di noi, di trasformare dunque la spedizione che doveva ri-fare l'Italia in un sostegno alla candidatura Veltroni, che l'Italia la ri-faccia lui e noi facciamo una lista di sostegno. Un po' come faranno tutti.

Non so se sia la soluzione migliore. Non lo so davvero, esprimo un dubbio che è un dubbio vero, non una certezza, quando ho certezze le proclamo fin troppo nettamente. Per istinto ripeterei il mio mantra di queste settimane ("nessuna mediazione"), ma discutiamone. Basta che l'argomentazione più forte non sia: "Tanto vince lui".

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