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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


E' stato concepito, come nascerà?

23 aprile 2007

Il partito democratico è stato concepito. Un uomo chiamato Ds e una donna chiamata Margherita, dopo un accoppiamento non so quanto piacevole, hanno ora nel grembo l'embrione. Il bambino, come nascerà? Da cosa dipende il successo del parto?

Io ho una risposta, ma devo dire che sono piuttosto curioso di conoscere le vostre.

La mappa dei blogger per il Pd - 3

20 aprile 2007

Abbiamo raccontato nelle due puntate precedenti il mare magnum della blogosfera italiana interessata alla nascita del Pd, quello in cui si agita un magma piuttosto denso: dall'esperienza strutturata di Generazione U a quella più personalizzata di Ivan Scalfarotto, dalla tribù variegata di Pennarossa alla piattaforma del Cannocchiale, fino ad arrivare agli aggregatori Kilombo e Margo. Chiudiamo oggi la nostra mappatura dando un'occhiata all'agitarsi nel web e nei blog dei soggetti protagonisti del lungo fine settimana congressuale che sta dando il via al processo di formazione del Partito democratico. Insomma, ministri e leader ed esponenti di spicco della "società politica" che hanno deciso di farsi un bagno rigeneratore nelle acque (spesso però agitate) di internet.

Uno dei primissimi ad avviare la sua esperienza nella blogosfera è stato Paolo Gentiloni (www.paologentiloni.it), che ha avuto il merito di farlo in una fase non di immediata battaglia politica o di campagna elettorale. Da quasi due anni solca il mare della rete con una qualche timidezza: da quando è ministro gli aggiornamenti si sono fatti piuttosto rarefatti, ma ci sono. Questa la sua riflessione preparatoria alle giornate congressuali, pubblicata sul blog: "Molte critiche alla qualità del dibattito congressuale dei partiti sono giustificate. E altrettanto comprensibile è l'invito a non ridurre la nascita del partito nuovo e un cocktail Margherita-Ds. Ma critiche ed auspici devono migliorare la qualità del dibattito e aprire il percorso a forze reali della società, invece di limitarsi ad allungare un'ombra di scetticismo su passaggi e decisioni che vanno prese molto sul serio. Nei giorni scorsi si è giunti perfino ad addebitare al partito democtatico le responsabilità di un certo calo di consensi nei sondaggi che invece dipende da difficoltà della nostra azione di Governo (visto che il calo è identico se si misura il Partito democatico o Ds e Margherita separati). Io sono convinto più che mai della importanza della scelta partito democratico, anche perchè misuro ogni giorno l'insostenibile leggerezza della nostra politica frammenata e l'assoluta necessità di dar vita a una forza capace di essere il perno della coalizione. E sono anche moderatamente ottimista. Quando il processo così a lungo annunciato lascerà il mondo degli scenari e dei convegni ed entrerà nella concreta realtà politica, quella che oggi appare una prova di nuoto sincronizzato diventerà una bella partita. Tra due settimane". Attenderemo fiduciosi.

Altri ministri hanno il loro blog, da Linda Lanzillotta (www.lindalanzillotta.it) ad Antonio Di Pietro (www.antoniodipietro.it), che dei ministri blogger è la vera star per via dei Consigli dei ministri raccontati via filmato su YouTube, avendo addirittura fondato una sezione dell'Italia dei Valori su
Second Life (non senza polemiche, per la verità). Il ministro Di Pietro ha manifestato peraltro, proprio in un'iniziativa organizzata insieme a noi blogger di Generazione U, l'intenzione di spendersi da lunedì per la costruzione del Partito democratico da un ambito "terzo" rispetto a quello di Ds e Margherita. Un'energia in più da giocare sul tavolo della costituente del Pd, affiancata a quella di Willer Bordon, anch'egli appena sbarcato nella blogosfera, primo parlamentare italiano ad aver aperto una propria pagina su My Space.

Sul fronte dei leader vanno segnalate anche le esperienze web molto ricche di Dario Franceschini (www.dariofranceschini.it) e Antonio Bassolino (www.antoniobassolino.it) che ha in assoluto il blog più commentato tra quelli dei politici interessati al percorso del Partito democratico. Ma il presidente dei deputati dell'Ulivo e il governatore della Campania sono la punta di un iceberg, rappresentato da una miriade di blog di parlamentari, sottosegretari, amministratori locali che hanno deciso di utilizzare stabilmente la rete per comunicare con i cittadini. Cosa manca, allora? Perché da questa rubrica e dalla dimensione di impegno di Generazione spesso arriva da chi scrive un atteggiamento che viene definito "contundente" rispetto al processo di formazione del Partito democratico? Manca l'apprendimento della lezione. La rete, i blog, non sono un semplice mezzo di comunicazione: sono un messaggio, un messagggio politico, un modello politico. Sono un mezzo che contiene un messaggio e persino un modello organizzativo. Se oggi in Italia undici milioni di persone scrivono e leggono i blog (dati dell'ultima ricerca Nielsen/Netratings) è perché trovano in questo mezzo d'espressione un protagonismo che la politica rifiuta loro: trovano una struttura del linguaggio e del confronto effettivamente orizzontale, effettivamente democratica, senza piedistalli e primogeniture. In rete un ministro e il diciottenne di Generazione U che con il suo blog coordina un pezzo di territorio sono veramente uguali, nelle condizioni di partenza, per costruire il loro confronto con la cittadinanza. Ecco, la richiesta è solo questa: apritevi pure i blog, cari politici, ma poi apprendetene la lezione. E la lezione è che, in un partito democratico, niente piramidi. Perché la rete è lì a raccontarvi che la piramide, ormai, è rovesciata.

(3. fine)

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permalink | inviato da marioadinolfi il 20/4/2007 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa

La mappa dei blogger per il Pd - 2

20 aprile 2007

Abbiamo passato in rassegna alcuni dei principali soggetti plurali, organizzati per un progetto politico favorevole al Partito democratico nella blogosfera italica: da Generazione U agli scalfarottiani alla tribù di Pennarossa. Ma quali sono i luoghi dove poi tutti questi soggetti, insieme ad altri interessati allo stesso percorso, si aggregano e si ritrovano in rete? Dobbiamo inevitabilmente raccontare delle piattaforme e degli aggregatori.

La piattaforma dove certamente è più densa la presenza di blogger interessati al traguardo del Pd è quella del Cannocchiale (www.ilcannocchiale.it), nata come emanazione del quotidiano Il Riformista nel marzo del 2003 e oggi completamente autonoma, nella gestione della Dol di Emanuele Fini e Stefano Peppucci, noti nel mondo della blogosfera con i nicknames di Nutella e Jabal. Il Cannocchiale comprende oggi quasi trentamila blogger e non a caso è stata la piattaforma dove si è strutturata l'esperienza più forte e articolata del mondo della rete per il Partito democratico, quella di Generazione U. Ma sulla piattaforma del Cannocchiale girano anche i blog di alcuni protagonisti piuttosto noti della dialettica interna al Pd: dai parlamentari diessini Gianni Cuperlo e Gianni Pittella all'animatore dell'esperienza di Qualcosa di Riformista, Pierluigi Regoli, dal coordinatore nazionale dei Giovani della Margherita, Luciano Nobili (insieme ad Andrea Bernardi impegnato nel blog Mario e Mario) al direttore di Nessuno Tv, Claudio Caprara. E sono moltissimi proprio i giornalisti "di area" che hanno il loro blog sul Cannocchiale: da Stefano Cappellini del Riformista (Cappeblog il suo nickname) a Aldo Torchiaro, volto noto di Nessuno Tv, fino a Fabrizio D'Esposito, sempre del Riformista, che sul Cannocchiale si fa chiamare Uqbar, vai a capire il perché.

Se Il Cannocchiale è la piattaforma dell'affinità elettiva tra il processo di formazione del partito democratico e la blogosfera italiana, l'aggregatore di riferimento è invece Kilombo (www.kilombo.it) che però ha i suoi confini anche ben al di là del Pd, avendo l'ambizione di essere "Il metablog delle sinistre", secondo la definizione molto in sinistrese (e dunque comprensibile a pochi) che compare sulla home page. Intanto andrà spiegata ai profani la differenza tra piattaforma e aggregatore: la piattaforma (come Il Cannocchiale) è un luogo della rete dove chiunque può aprire un suo blog, in pochi minuti e con strumenti ("tools" in gergo) molto semplici e standard a disposizione di tutti; l'aggregatore è un luogo della rete dove blogger già esistenti si aggregano, appunto, a secondo di alcuni interessi in comune. L'aggregatore principale di sinistra è Kilombo, l'aggregatore di destra è Tocqueville (www.tocque-ville.it). Su Kilombo si possono trovare ripubblicati i post di alcuni blogger importanti nella web-dialettica sul Pd: Valerio Pieroni, gli Studenti Democratici di Nuova Via, Officina Democratica, il geniale Ricchiuti e moltissimi altri.

Un altro aggregatore, meno vasto di Kilombo e riferito solo all'area della Margherita è quello di Margo (www.blogperlamargherita.it), animato da Francesco Soro e Manuela Grasso, che riprende gli interventi dei blogger rutelliani, da Ermanno Lombardo a Paolo Zocchi, consigliere del ministro Lanzillotta noto nella blogosgera come Britten. Ma poi vanno segnalate tante esperienze di blogger anche singoli che sempre "arano il campo" del futuro Pd con le loro opinioni e con la loro militanza: da Marta Meo di Campo dell'Unione a Francesco Costa di Progetto Mayhem, da Massimo Preziuso degli Innovatori Europei a Laura Petrazzuolo detta la Sposa, da Revanche a Oldman (due blogger del Cannocchiale a identità ancora ignota, ma molto attivi nel dibattito sul Pd), dal pugliese Enzo Delvecchio al "diarista congressuale" Roberto Giachetti. Insomma, un mare magnum in cui non bisogna far altro che tuffarsi.

(2. continua)

Cos'è, uno scherzo?

18 aprile 2007

Mi arriva una email in cui veniamo convocati dalla Commissione Federale di Garanzia della Margherita, per discutere il nostro ricorso che, lo ricordo, è stato presentato da Generazione U in prima istanza il 15 marzo 2007.

Per quando veniamo convocati?

Per il 24 aprile 2007, due giorni dopo la fine del congresso nazionale, a giochi tutti fatti.

Adesso chiedo la vostra collaborazione per il testo con cui dovremo rispondere a questa ridicola convocazione.

(troviamoci tutti a piazza Montecitorio, alle 16, mi pare chiaro che non c'è altra strada che costituire la Terza Area per la costruzione del Partito democratico: la Convenzione dei Cittadini è l'unica possibilità, poi ci ritroveremo insieme agli altri nel Pd...continuons le combat)

La Terza Area

16 aprile 2007

Non ci aspettavamo tante reazioni autorevoli all'iniziativa che per mercoledì 18 aprile abbiamo messo in campo insieme ad altri. Insieme a tutti noi che vogliamo la Convenzione dei Cittadini per il Partito democratico e che per questo abbiamo deciso di radunarci a piazza Montecitorio alle 16, ci saranno moltissimi esponenti di rilievo anche della "società politica". L'elenco dei parlamentari aderenti è impressionante: Willer Bordon, Antonio Di Pietro, Marco Boato, Nello Formisano, Natale D'Amico, Roberto Manzione e l'elenco pare arriverà alla fine a trenta tra deputati, senatori e uomini di governo.

Mercoledì nasce la Terza Area. Ci sono i Ds, c'è la Margherita e poi ci siamo noi. Con una novità: da noi non è tutto apparecchiato, come ai congressi dei due partiti. Da noi si viene e si partecipa, ma sul serio: blogger e deputati, senatori e cittadini, ministri e militanti, tutti sullo stesso piano. Si partecipa alla costruzione di una grande avventura, di un modello di partito veramente democratico.
 
Io non so se ce la faremo. So che ci stiamo provando, con tutte le nostre forze. A mercoledì.

Non vogliamo partecipare, vogliamo decidere

13 aprile 2007

Oggi è uscito su Europa questo mio articolo a cui tengo molto, perché segnala la differenza sostanziale al "tavolo della trattativa" a una settimana dai congressi di Ds e Margherita: ci offrono luoghi di partecipazione, non hanno capito che noi vogliamo luoghi di decisione. Partecipare per ratificare decisioni prese da altri non è solo inaccettabile sul piano logico, è anche totalmente inutile.

In molti si chiedono perché non ci sia entusiasmo attorno alla nascita del Partito democratico. La ragione può essere ricercata nel motivo per cui non c’è entusiasmo attorno ad un innovativo tentativo di e-democracy messo a punto dalla Regione Toscana, un tentativo che si lega alla stesura della nuova legge sulla partecipazione, primo testo in Italia su quella che viene pomposamente definita “inclusione democratica”. È stato infatti messo a punto un blog, raggiungibile all’indirizzo
www.regione.toscana.it/partecipazione, con cui si intende stimolare commenti e opinioni dei cittadini attorno alla nuova normativa. Sul sito tal Agostino Fragai, assessore regionale alle Riforme Istituzionali, al rapporto con gli Enti Locali e alla partecipazione dei cittadini, spiega il senso di una normativa che nasce proprio dalla volontà di trovare nuove connessioni tra il cittadino e la politica, e in questo senso l'utilizzo della rete per un testo del genere apparirebbe del tutto naturale. Di più. Secondo Fragai il blog è un modo in più "per continuare a rendere partecipata la stesura di questa legge". Ora Fragai e altri si stanno chiedendo perché dal 4 aprile, data in cui è apparso sul blog un primo post che descrive il senso dell'iniziativa online, nessuno ha risposto. Eppure tutto sembrerebbe andare nella direzione sempre anche da noi invocata. Se non fosse per due dettagli: che in rete il meccanismo verticale (dall’alto verso il basso, dalle istituzioni verso il “pubblico”) non funziona quasi mai. E che della concessione del diritto a partecipare, on line e altrove, non ce ne facciamo niente, nel senso che è garantito dalla Costituzione, non è graziosamente concesso da questa o quella istituzione. Non è una novità, insomma. Il diritto a partecipare c’è sempre, è quello a decidere che vogliamo. On line e altrove. Su questo si combatte la battaglia anche di questi giorni nel cantiere che dovrà costruire il Partito democratico.

L’esperienza della blogosfera che si interessa di politica ha visto saltare tutte le mediazioni e ha costruito un luogo della decisione, dell’auto-organizzazione, dell’auto-determinazione. Ridurre tutte queste esperienze a una mera concessione di diritto alla partecipazione, risulterebbe poco interessante. Gli strumenti che dal web vengono reclamati sono assai più cogenti e di fatto possono essere riassunti in due parole: democrazia diretta. In termini più articolati si può dire che il modello di partito a cui si punta è quello totalmente orizzontale sperimentato nella dialettica via blog: pari condizioni di partenza, l’autorevolezza screma “il grano dal loglio” e costituisce presupposto per la determinazione delle leadership.

In rete ci si interroga anchesugli strumenti: primarie per le candidature a tutti i livelli, come è ovvio. Ma anche la necessità di fare della tessera del Partito democratico una smart card per partecipare a votazioni on line sia sulla determinazione delle cariche che, cosa più importante, sulle grandi scelte programmatiche che il partito sarà chiamato ad assumere. Decisioni condivise, che sarebbero così pienamente legittimate, secondo lo schema del “socialismo ciudadano” che è l’elemento forse migliore e più moderno dello zapaterismo spagnolo.

Da questo punto di vista sono d’accordo con il ministro Paolo Gentiloni quando sull’ultimo post del suo blog (www.paologentiloni.it), facendo riferimento allo sciopero della fame del deputato-blogger Roberto Giachetti (www.robertogiachetti.it) scrive: “Il metodo di lotta non violenta va preso dunque sul serio. E visto che l'obiettivo è giusto (fare presto col partito democratico) approfittiamo anche dell'impegno di Giachetti per fissarla questa benedetta data della Costituente. Fissandola (spero si decida  prima dei congressi ds e dl) avremo una certezza in più sul percorso del partito democratico. E soprattutto diremo a tutte le persone interessate al nuovo partito che questo non si esaurisce nella casa dei partiti esistenti e che una volta sciolta ogni riserva da parte dei congressi di Ds e Margherita comincerà davvero una pagina nuova. I Congressi dei partiti sono la premessa, ma la novità vera deve venire dalla Costituente”. Tutto vero e tutto giusto: allora, diteci la data. Ma le regole sarà bene scriverle insieme. Altrimenti ancora una volta la verticalità dei processi oltre alla confusione tra concessione del diritto a partecipare e necessario riconoscimento del diritto a decidere, potrebbero compromettere la novità e la serietà di tutto il percorso.

Il 18 aprile i nostri Stati Generali per il Pd

12 aprile 2007



Loro fanno i congressi, noi il giorno prima ci ritroviamo in piazza Montecitorio per gli Stati Generali verso la Costituente dei cittadini per il Partito democratico. Senza bandiere, senza simboli, senza primogeniture da vantare, senza firme, neanche la nostra di Generazione U che con altri si sobbarca la fatica di lavorare alla fase organizzativa.

Sarà quanto di più simile noi immaginiamo al Partito democratico, quello vero. Venga chi vuole, da ogni parte d'Italia, di ogni colore politico, soprattutto quelli tenuti fuori dalla porta della liturgia congressuale di Ds e Margherita. Venga la rete, vengano i blogger, anche quelli non iscritti a Generazione U.

Sarà un altro 6 maggio, allora portammo centinaia di persone a firmare la prima tessera del Pd, ora insistiamo nella lotta e costruiamo insieme un luogo dove la discussione sia franca, libera, aperta, senza gerarchia. Democratica, mi verrebbe da dire. Per un vero Partito democratico.

Scommettiamo che saremo anche più di Trecento?



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permalink | inviato da marioadinolfi il 12/4/2007 alle 11:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (46) | Versione per la stampa

Contundenti contro lealisti (da "Europa")

12 aprile 2007

La blogosfera che si occupa di politica è scossa in queste settimane dalla decisione di Ivan Scalfarotto di aderire ai Ds, decisione che è curiosamente arrivata proprio nei giorni in cui il fu candidato alle elezioni primarie “contro le oligarchie di partito” chiudeva il suo blog per il restyling, che è finalmente concluso. Sia detto, il lavoro è stato ben fatto e ora il blog di Ivan (www.ivanscalfarotto.info) è davvero migliorato e l’occasione era ghiotta per replicare alle critiche che gli sono piovute sul capo dopo l’annuncio della sua scelta, compiuta attraverso uno zuccheroso scambio di lettere con Piero Fassino. Si dà il caso che Scalfarotto consideri le critiche che gli sono arrivate tramite questa rubrica quelle che “in qualche modo le ha riassunte tutte, per forza e completezza”. E dunque a me risponde, in un lungo e appassionato post che viene ripreso anche da One More Blog (www.onemoreblog.it) un luogo assai autorevole della blogosfera, assunto come campo neutro dove far tenere la nostra sfida. Che non è solo nostra.

C’è infatti chi potrebbe obiettare: ma farvi una telefonata, no? Ce la siamo anche fatta, ma non è questo il punto. Il confronto tra “quelli come noi” e “quelli come Scalfarotto” racconta una faglia che divide in due la blogosfera italiana e non solo nel suo rapporto con il nascente partito democratico. C’è il segmento “lealista”, dove la scelta di Ivan si accompagna ad appelli come quello (leggibile su www.britten.ilcannocchiale.it) dei quaranta consiglieri, capi segreteria, addetti stampa e portaborse dei vari Rutelli, Gentiloni, Lanzillotta, Melandri, Nicolais; poi c’è il segmento “contundente” in cui si colloca l’esperienza di Generazione U insieme ad altri frammenti della blogosfera, ad altri segmenti di società. Da una parte chi sta "dentro" (qualche volta ben comodo), dall'altra chi sta "fuori". Il confronto, talvolta lo scontro, tra lealisti e contundenti genera un’energia che considero tutta positiva se convogliata in un dibattito costruttivo.

Scalfarotto spiega sul blog la sua differenza d’impostazione rispetto a quanto sostenuto da Generazione U, e da me in questa rubrica, così: “Credo che la nostra battaglia sia assolutamente la medesima. Come dice Mario (cito quasi testualmente) quella di contribuire a fondare un partito libero, forte e di massa che vada sotto il nome di Partito Democratico. Su questo siamo assolutamente allineati. Dopodiché Mario pensa che per fare questo si debba provare a creare un movimento che punti allo scontro con le oligarchie dei partiti e che, spaventandole, le costringa ad arrendersi alle nostre condizioni, alzare bandiera bianca e finalmente rinnovare partiti, politica e paese. Pur simpatizzando grandemente - anzi, facendo quasi il tifo - per questa eroica e pure un tantino ottimistica visione da coltello tra i denti, io faccio un po' fatica a sentire mie non certo le finalità dello sforzo, ma gli strumenti che si vorrebbero utilizzare. Saranno l'età, o l’aplomb che mi è rimasto appiccicato addosso dagli anni di Londra, ma a me viene più naturale ispirarmi alla tranquilla perseveranza gandhiana che alle pistolettate e ai baffi a manubrio alla Emiliano Zapata”.

Ora, la spiegazione di Scalfarotto è, a mio avviso, parziale e sbagliata. Non ci stiamo dividendo sul metodo tra gandhiani e zapatisti, questa è ovviamente una caricatura. Ci stiamo dividendo rispetto all’obiettivo, che Ivan dichiara essere comune, di “contribuire a fondare un partito libero, forte e di massa che vada sotto il nome di Partito democratico”. Ma li leggete i sondaggi? Quelli che su Repubblica danno il Pd al 25% e sul Corriere della Sera al 23%? Secondo voi è un dato casuale? O forse il metodo dell’iscriversi “lealmente” ai Ds, di fare l’appello dei quaranta giovani portaborse, del non creare mai un luogo di dibattito e di apertura vero, dove si discuta sul come e sul perché, di accontentarsi dei congressi truccati dove sono già state stabilite tutte le scale gerarchiche della futura oligarchia, con tanto di utili idioti chiamati “a fare la società civile”, non sta facendo fallire tutto il progetto? State direzionando la freccia sull’obiettivo sbagliato, caro Ivan. Pensate che conti solamente chi sta al timone e non dove stia dirigendo la barca. Noi vi stiamo facendo vedere gli scogli, urlando e picchiando, perché è l’unico modo per salvare l’obiettivo comune di vedere il porto.


Diteci cosa dobbiamo fare

11 aprile 2007

Oggi si riunisce la commissione di garanzie congressuali della Margherita. E' il giorno decisivo per la nostra battaglia cominciata nell'ottobre del 2006 con una serie di articoli su Europa e di post su questo blog. La prima fase si chiuse con una lettera aperta a Francesco Rutelli, pubblicata il 19 ottobre 2006 su Europa, che contestava i metodi del tesseramento e i congressi che di lì a pochi mesi si sarebbero aperti, articolando anche alcune proposte a nostro modo di vedere risolutive. Non ci è stata data risposta.

Qualche parlamentare ci disse: aspettate i congressi, vedrete che partecipazione, i vostri dubbi si dissiperanno. Abbiamo atteso i congressi, non molto convinti: un tesseramento falsato, gonfio di milioni di euro fatti piovere chissà da dove, visto che in pochissimi hanno pagato l'iscrizione alla Margherita da sé, ci sembrava un presupposto viziato su cui basare qualsiasi processo. Ma per senso di responsabilità abbiamo atteso per vedere e verificare.

I direttisti di Generazione U sono andati poi armati delle loro "mazzafionde virtuali" (blog, videofonini, accessi bluetooth, account su YouTube) ai congressi locali. Abbiamo verificato quello di Roma, quarantanovemila iscritti, meno del dieci per cento dei quali hanno votato, lo stato maggiore del partito fa finta di niente e dichiara oltre quindicimila votanti. Ma noi c'eravamo. Filmiamo con i nostri cellulari il vuoto mentre parla Francesco Rutelli, il vuoto assoluto durante il cosiddetto dibattito. Ci fidiamo ancora di chi vuole farci tenere la nostra mobilitazione all'interno del partito e presentiamo ricorso alla commissione garanzie congressuali, che in effetti considera ricevibile il nostro ricorso e chiede i verbali ai dirigenti. Li chiede tre volte, per tre volte i dirigenti fanno orecchie da mercante e i verbali non li consegnano. Sarebbero verbali falsi, chi controfirmasse la presenza di oltre quindicimila votanti compirebbe un falso palese, nessuno si azzarda a farlo. Ma si fa come se tutto fosse stato regolare.

Si tengono i congressi regionali, anche se pendono altri quarantaquattro ricorsi come il nostro, sui congressi svolti in quindici regioni. Altre centinaia di ricorsi vengono respinti, ma quarantaquattro sono pendenti. Oggi la commissione di garanzie congressuali si riunisce e delibera.

Tira una brutta aria. C'è chi sosterrà la nostra battaglia di questi mesi, ma l'accordo tra popolari e rutelliani produrrà una decisione a maggioranza che annullerà la nostra sete di legalità democratica. Il Pd partirà con un vulnus: il congresso della Margherita è falsato da un tesseramento totalmente irregolare ed economicamente gestito in maniera ambigua (chi ha messo i soldi? Con quali finalità? Come li riotterrà indietro?), da congressi locali illegittimi anche rispetto al morbido regolamento che il partito s'era dato, da delegati che sono stati espressi da un percorso semplicemente a-democratico.

Cosa dobbiamo fare ora? Ditecelo voi.

I direttisti di Generazione U attendono una parola. A questo punto, di Francesco Rutelli. Una parola che azzeri i congressi illegittimi e convochi l'assemblea federale in sede congressuale, lasciando a questo organo il potere di sciogliere in partito in vista del Partito democratico. Vogliamo il riconoscimento politico delle nostre ragioni e non faremo sconti. Altrimenti?

Altrimenti faremo quel che ci direte di fare e quel che sappiamo, presso tutte le sedi, compresa quella giudiziaria con procedura d'urgenza per bloccare lo svolgimento di un congresso nazionale della Margherita palesemente illegittimo. Il Partito democratico non può nascere da un'assenza di democrazia, un partito nuovo non può nascere dalla somma di tutti i peggiori vizi dei partiti vecchi. Non possiamo lasciar passare l'esercito persiano senza opporci.

Le tappe (carriarmati e cerbottane)

4 aprile 2007

Repubblica oggi riprende una metafora che a Generazione U è cara, dopo la notizia che si andrà ad un'elezione a suffragio universale della Costituente del Partito democratico: non vogliamo trovarci in uno scontro tra carriarmati e cerbottane. Forse vale la pena di spiegare.

Circola l'idea che l'assemblea costituente del Pd debba essere eletta e non nominata: è un passo in avanti, figlio delle lotte nostre e di altri che hanno gridato che il metodo della somma delle oligarchie Ds-Margherita portava il progetto complessivo a sbattere contro un muro. Si dovrebbe votare per la costituente il 16 ottobre, evocando in questo quel popolo delle primarie che dovrebbe ripresentarsi alle urne, secondo lorsignori a rilegittimare le decisioni già assunte nei congressi dei partiti.

Per far questo Ds e Margherita si preparano a presentare un listone unico alle elezioni per la costituente del 16 ottobre 2007, simile per logica alla candidatura Prodi alle primarie del 16 ottobre 2005. Immaginate la campagna elettorale, con migliaia di funzionari di partito e denari tutti da una parte, con le associazioni tipo la nostra a doversi fare il porta a porta su base volontaristica. Carriarmati contro cerbottane, appunto.

Alle elezioni per la costituente del 16 ottobre 2007 una lista direttista, figlia di Generazione U-Democrazia Diretta e speriamo di tantissimi altri, ci sarà. Su questo non c'è dubbio. Ma è chiaro che siamo blogger e, anche se qualcuno lo crede perché pensa che viviamo solo nel virtuale, blogger non è sinonimo di coglioni.

Dunque chiediamo regole e condizioni di partenza uguali per tutti. Chiediamo che gli apparati di partito stiano buoni in un angolo, che le risorse economiche siano identiche per ogni competitore, che gli spazi di propaganda siano equamente divisi. Se questo si farà, vorrà dire che si farà sul serio.

E se si farà sul serio noi non faremo mancare il nostro concreto e contundente contributo. Contundente, perché lorsignori dei partiti devono smettere di credere di potersi scegliere qualche utile idota e dirgli: "Tu fai la società civile". Il partito democratico, se è davvero democratico, deve accettare il rischio di una competizione tra opzioni realmente diverse. L'opzione direttista è una di queste: noi chiediamo primarie a tutti i livelli per la selezione delle candidature, referendum interni per la decisione delle principali linee politiche e per la soluzione delle controversie, tessera del pd che sia una smart card che abiliti al voto on line, congressi secondo lo schema dei congressi aperti (ci si può iscrivere anche il giorno del congresso, si paga la quota e si ha diritto al voto, da esprimere anche via web), delega revocabile ai leader a ogni livello attraverso mozione di sfiducia.

Così si fa un partito democratico, questa è la nostra opzione direttista, questa sarà la ragion d'essere di una nostra lista alle elezioni per la costituente del partito democratico del 16 ottobre 2007. Intanto ci alleniamo alle amministrative, prima tappa del percorso: 13 maggio in Sicilia, 27 maggio nel resto d'Italia. In 41 comuni, di 10 regioni diverse, ci saranno le liste con il simbolo direttista.

Prima tappa e prova generale, per le cerbottane che non hanno paura dei carriarmati, ma che non per questo si faranno fregare.

Venticinque

3 aprile 2007

Il partito democratico della sommatoria oligarchica Ds-Margherita viene dato al 25% dal sondaggio di oggi di Repubblica. La sommatoria Forza Italia-An è al 40%. E ancora qualcuno ci dice che l'azione di Generazione U è "distruttiva e non costruttiva".

I distruttori sono loro, quelli che vogliono raccontarsi come padri fondatori. Di quello che, se continua così, sarà semplicemente un disastro.

Rodotà, Serafini, la Margherita e noi

29 marzo 2007

Avrei voluto stare buono per una settimana, perché sabato è previsto il coordinamento nazionale dei blogger di Generazione U (via del Quirinale 26, ore 12) e avrei voluto riservare a quella sede, dove arrivano persone da molte parti d'Italia, le parole per un dibattito originale che hanno diritto a non vedere svolto prima sulle pagine del web. Alcuni elementi di urgenza però costringono ad anticipare almeno qualche questione. Domani si apre infatti il cosiddetto congresso regionale della Margherita del Lazio e noi, poco o per nulla apassionati alle beghe locali di valvassori e valvassini, avremmo avuto tutta l'intenzione di evitare di metterci bocca. Se non fosse che attendevamo una risposta che non è arrivata. Forse occorre spiegare cosa è accaduto.

Sui nostri blog e attraverso Youtube avevamo denunciato l'incredibile svolgimento del congresso della Margherita di Roma, prendendolo a spunto e ad esempio di un percorso viziato che sta conducendo alla nascita (a questo punto viziata anch'essa) di quel partito che per paradosso qualcuno si ostina a definire "democratico". Quarantanovemila iscritti, tra i tre e i quattromila votanti effettivi (meno del 10%), quindicimila dichiarati. Senza farci prendere da furori eccessivi abbiamo presentato un ricorso alla commissione di garanzia? Cosa è accaduto?

E' accaduto l'incredibile.

La commissione di garanzia ha considerato il ricorso e di conseguenza ha richiesto alla Margherita romana le carte e i verbali del congresso, che non sono mai stati consegnati. Nessuno si assume la responsabilità di firmare un falso palese, è chiaro, ma comunque i 174 delegati del congresso romani saranno presenti al congresso regionale, di fatto delegittimandolo. Non esiste una carta che certifichi che il limite minimo del 30% di partecipazione al congresso romano, già basato su un tesseramento da tutti ma proprio tutti considerato fasullo. Eppure si fa finta di nulla e Rutelli parteciperà all'assise.

A noi cosa resta da fare?

Ci ragioneremo. Certo che questo potere corazzato fa apparire come inutili cerbottane i nostri blog. Abbiamo esempi a bizzeffe. Dalla Bloggeria di Europa ho avuto l'ardire di criticare l'ex garante per la privacy, Stefano Rodotà, per proporre uno scambio tra la privacy dei nostri politici e il potere che detengono e gestiscono, chiedendo che imparino a vivere in una "casa di vetro". Il professore Rodotà pensa bene di andare da Fabio Fazio e replicare affermando che "la casa di vetro è un'idea nazista".

Anna Serafini se l'è presa perché in un'occasione pubblica ho detto al marito segretario dei Ds che la prossima volta potrebbero fare la conta in famiglia per lasciare libero un posto da parlamentare da riservare a un giovane. Da allora annuncia propositi di vendetta in ogni colloquio in cui s'affronti la questione.

Insomma, il ceto politico si sente onnipotente e insindacabile. I congressi (peraltro fondativi di un processo che si vorrebbe essere nuovo e democratico) sono fasulli? Proponi un rapporto diverso tra rappresentanti e rappresentati? Chiedi che gli oligarchismi tramontino e apri su questo un fronte politico-generazionale? La risposta è brutale e quasi violenta nella sproporzione dei mezzi. Apparati partitici, televisioni, reti di rapporti contro i nostri blog. Eppure, testardamente, continuiamo a pensare che alla fine la spunteremo noi.

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