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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Risultati parziali dal congresso Pd

10 settembre 2009

Arrivano i dati dai primi venticinque circoli in cui s'è votato per il congresso Pd, prima della tornata del week end.

I risultati parziali sono:

Bersani 50,6%

Franceschini 46,2%

Marino 3,2%

Se questi fossero i risultati conclusivi della sfida tra gli iscritti, firmerei subito. Dario vincerebbe a spasso poi le primarie tra gli elettori democratici.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 10/9/2009 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa

Cinque motivi per cui non voto Bersani

21 agosto 2009

Nino Bartoloni Meli sul Messaggero due giorni fa mi ha assegnato la "palma del più cattivo", sui blog circola l'idea che io voglia incattivire il dibattito congressuale nazionale, oggi un quotidiano campano mi ha anche fatto un titolo secondo cui avrei sparato contro Enzo Amendola, su cui non ho detto una parola, anche se spero che perda il congresso regionale per via dei suoi sostenitori.

In realtà trovo il dibattito precongressuale del Pd molto noioso, nessuno che spieghi perché Bersani sta cercando di abbattere Franceschini dalla segreteria del Pd, utilizzando tutti i mezzi e anche qualche mezzuccio. Io invece sul tema ho le idee chiare e provo a dirle senza troppi giri di parole, perché alle primarie è così che si fa, la democrazia diretta è roba tosta e chiunque abbia esperienza di primarie americane ne sa qualcosa.

Io sostengo la candidatura di Dario Franceschini alla segreteria del partito per una serie di motivi che ho elencato in una conferenza stampa di cui, se volete, è disponibile il video. A quel che ho detto lì non ho nulla da aggiungere. Voglio aggiungere invece qualcosa sul perché non voto Bersani e sul perché credo che il popolo del Partito democratico debba bocciare la sua ambizione di scalzare il segretario. Non uso cattiveria, non ne sono capace, di Bersani sul piano personale ho stima. Faccio una valutazione politica e la condivido con voi.

1. Pierluigi Bersani è il candidato preferito dalla destra: ha incassato endorsement espliciti da Umberto Bossi, Gianni Alemanno, Francesco Storace, la Compagnia delle Opere, Clemente Mastella e Comunione e Liberazione. Berlusconi stesso vede Franceschini come il fumo agli occhi, lo teme e i suoi lo attaccano spesso duramente. Il Cavaliere preferisce un ex comunista dell'Emilia Romagna come rivale perché sa che un ex comunista non vincerà mai le elezioni in questo paese.

2, Pierluigi Bersani è sostenuto da Massimo D'Alema e con lui prefigura un disegno politico di un partito a forte identità postcomunista, spostato a sinistra per lasciare libero lo spazio al centro per la nascita di un nuovo soggetto politico neodemocristiano a cui delegare il compito di intercettare voti moderati per costruire successivamente un'alleanza di centro-sinistra con il trattino. Questo schema politico, adatto al contesto dei primi Anni Novanta, è stato superato dall'intuizione prodiana dell'Ulivo prima e dall'idea del Partito democratico dopo. Tornare indietro sarebbe un grave errore oltre che un suicidio politico che consegnerebbe al soggetto centrista un potere enorme e non condizionabile, che probabilmente sarebbe utilizzato non per costruire alleanze a sinistra, anzi.

3. Pierluigi Bersani per rendere possibile il succitato scenario politico con Massimo D'Alema punta a una riforma elettorale sul modello tedesco, che schiaccerebbe il Pd nel ruolo che fu del Pds e, soprattutto, toglierebbe agli elettori il diritto di scegliere da quale maggioranza essere governati, schiudendo le porte alla Grosse Koalition per cui quell'area politica si batte da anni, secondo lo stile dei pizzini di Nicola Latorre in continuità con la Bicamerale dalemiana. Riconsegnare ai giochi di palazzo la scelta dei governi sarebbe un pesantissimo passo indietro per l'Itala.

4. Pierluigi Bersani non crede al partito delle primarie, vuole un "partito-bocciofila" dove pesino soprattutto gli iscritti e di conseguenza i signori delle tessere, che non a caso sono in prima fila a sostenerlo, a partire dai detentori di decennali sistemi di potere nel meridione d'Italia come Antonio Bassolino e Agazio Loiero. Le primarie verrebbero depotenziate con la costruzione del cosiddetto "albo degli elettori", che altro non sarebbe che un sistema di tesseramento. L'intuizione del Pd è stata il consegnarsi alla democrazia diretta, al popolo delle primarie, che dove è stato possibile ha innovato la classe dirigente usando questa leva (non a caso l'apparato osteggiava Matteo Renzi a Firenze, Roberto Balzani a Forlì e tutti gli outsider che a decine hanno vinto primarie locali in questi due anni di vita del Pd).

5. Pierluigi Bersani vuole rompere i rapporti con Antonio Di Pietro, mentre io credo che l'unità delle opposizioni sia assolutamente necessaria e l'Italia dei Valori è un alleato da rispettare.

Non aggiungo nulla sul fatto che l'idea dalemiana di partito è novecentesca (non a caso i rinnovatori come Serracchiani, Sassoli, Barracciu e mettiamoci pure Adinolfi sono con Dario), che il metodo di puntare tutto sull'identità diessina è un errore strategico, che la vocazione maggioritaria è stata l'intuizione più efficace del Pd e ha portato a uno snellimento positivo della politica italiana, che il mescolamento di culture è il meglio che possiamo offrire al paese.

Io credo molto a un partito che va dalla Binetti a Cofferati, perché solo con un partito così si può tornare a governare l'Italia.
 
Il partito-bocciofila serve per rinchiudersi con i vecchi a guardare al tempo che fu, per provare a dare un senso a quella storia, anche se quella storia un senso non ce l'ha e l'unica cosa seria da fare è costruire il futuro.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 21/8/2009 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (74) | Versione per la stampa

Una litigata televisiva con Amicone

23 luglio 2009

Se volete, qui trovate l'ultima parte della puntata di Omnibus de la7, dove dico come finisce secondo me l'elezione del segretario del Partito democratico.

E, soprattutto, litigo con Luigi Amicone su Berlusconi, menzogne, troie e l'essere cattolici.


Considerazioni militanti sul voto europeo

8 giugno 2009

Qualche considerazione guardando i risultati delle elezioni europee.

1. Berlusconi ha perso le elezioni. Ma, attenzione, non le ha perse il centrodestra. Il presidente del Consiglio paga la sua arroganza, il suo delirio di onnipotenza, il suo malcostume, le minacce dei suoi avvocati. Ma la coalizione da lui guidata cresce. La somma dei voti di Pdl e Lega a queste europee è analoga a quella delle politiche: 46.8% un anno fa, 45.5% oggi. Il centrodestra è sostanzialmente stabile. Ma Berlusconi ha infilato la discesa che lo porterà all'addio. Questo 35.2% gli sarà imputato e Fini comincerà tra qualche settimana a presentare il conto. La Lega al 10.3% ottiene un risultato incredibile.

2. Il Pd ha perso le elezioni. Arretra di sette punti rispetto alle politiche di un anno fa, ma il 26.2% è un risultato che legittima Dario Franceschini a ricandidarsi alla segreteria. A patto, però, che si presenti dimissionario alla prossima direzione nazionale, ammetta l'insufficienza di una percentuale del genere e dichiari che se avesse avuto più tempo avrebbe potuto portare il partito più in alto. In cento giorni, avendo ereditato il disastro veltroniano derivato proprio dall'incapacità di accettare la logica delle cose dimettendosi dopo la sconfitta politica e amministrativa di un anno fa, Franceschini non poteva fare di più. Ora si ricandidi, ma con un progetto di Pd totalmente rinnovato. Certo, l'idea di mandare Giovanna Melandri a commentare i risultati a Porta a Porta dimostra lo stato di confusione mentale di questa inamovibile classe dirigente del Pd. Ancora con la Melandri? Il Pd necessita di un rinnovamento radicale, Franceschini continui a provarci, noi presenteremo comunque la mozione ISCRITTI PROTAGONISTI (per rappresentarla sul territorio inviare una disponibilità a adinolfi2009@gmail.com) ad un congresso che deve essere un congresso vero di cui non avere paura. E lì, rovesceremo finalmente la piramide, che questi faraoni e queste faraone qui sono più che bolliti.

3. Antonio Di Pietro vince ma non stravince. Ricorderà questo 8% come il risultato migliore della sua storia politica. Rispetto a quanto si attendevano al quartier generale dell'Italia dei Valori, l'ex pm sta sotto di più di un punto. Ma comunque Di Pietro si conferma interlocutore importante e necessario per costruire l'alternativa di governo.

4. Le sinistre radicali e i radicali di Marco Pannella stessi restano fuori dal Parlamento europeo e devono mettersi in testa che il loro unico orizzonte politico realistico è l'ingresso come componenti organizzate all'interno del Partito democratico. Ma Diliberto, Ferrero, la Francescato, forse anche Vendola vorranno tenere aperta la loro bottega, condannandosi all'irrilevanza politica.

5. L'Udc cresce dello 0.9% e grida al miracolo, ma il miracolo vero lo fa Raffaele Lombardo in Sicilia, dando due punti di distacco all'Udc stessa nella circoscrizione Italia insulare. Casini finirà il suo percorso in braccio a Berlusconi, il Pd non si faccia illusioni. Siedono nello stesso gruppo al Parlamento europeo. Ma per un paio d'anni ancora toccherà corteggiarlo. E illudersi. Inutilmente.

6. Le destre fasciste italiane sono allo zerovirgola, anche la Destra di Storace resta fuori dall'Europarlamento e questo mentre le destre xenofobe e populiste avanzano in tutta Europa. Una buona notizia. Anche se xenofobia e populismo sono nel Dna di ben altri soggetti politici, qui da noi.

7. Ora c'è il referendum, che mancherà il quorum. C'è la stagione congressuale nel Pd. C'è l'inizio della resa dei conti nel Pdl, con un Berlusconi che diventerà ancora più minaccioso e arcigno, per via della paura. C'è da avviare il gioco delle alleanze nel centrosinistra: invitare Sinistra e Libertà, radicali, comunisti ragionevoli all'interno di un grande e nuovo Partito democratico, con una classe dirigente tutta rifondata (pensionare le Melandri di ogni genere, please, repetita iuvant). Chiudere un'alleanza dialettica con l'Italia dei Valori. Provare l'approccio con l'Udc. Oggi una coalizione di questo genere, basata sull'architrave di un Pd veramente di massa e plurale, avrebbe il 49.5% dei voti. Quattro punti in più dell'attuale coalizione di governo. Vincerebbe le elezioni, insomma. E nessuno avrebbe scommesso sul fatto che una distanza a cifra singola tra Pd e Pdl avrebbe permesso queste considerazioni. In realtà, io ci avevo scommesso sopra cento euro. E oggi vado a incassare il premio, avendo creduto che fosse possibile. L'Italia non chiude le porte alle sue forze migliori. L'Italia non muore.

Ps. Avete cose più intelligenti da dire sul voto europeo? Oggi dalle 10.15 e fino a tutto il pomeriggio conduco uno speciale su Red Tv con ospiti importanti ma ospitando anche la vostra voce in diretta, se volete, basta chiamare il numero verde della televisione.

Ps2. Quando poi ci saremo rotti le scatole abbondantemente di parlare di politica, stasera alle 23.30 su la7 c'è l'ultima puntata di Grazie al Cielo sei Qui stavolta non faccio il monaco buddista, ma il cantante con Luca Telese e Paolo Guzzanti.

Il Pdl ha deciso: non devo andare in Rai

26 maggio 2009

Incredibile. Un senatore del Pdl sostiene che io, né candidato né parlamentare, parlando di questioni sociali per pochi minuti a Unomattina, abbia violato la par condicio. 

ADINOLFI: "RIDICOLO CHE IL PDL INVOCHI LA PAR CONDICIO"
"Non l'ho fatto, ma se è successo sono orgoglioso di averla violata"

"Lo zelante senatore Fasano sfonda ogni frontiera del ridicolo, invocando la par condicio in Rai per la mia presenza a Unomattina". A parlare è Mario Adinolfi, vicedirettore di Red Tv, ospite oggi nel contenitore del mattino di Raiuno e contestato dal parlamentare Pdl che ha chiesto l'intervento di Masi e Garimberti: "Berlusconi detiene la proprietà di tre reti televisive, il Pdl ha preteso la nomina di direttori 'amici' in piena campagna elettorale al Tg1 e a Raiuno, l'informazione a viale Mazzini presenta le interviste del premier con il simbolo del partito in bella vista e taroccato, ma oggi il senatore Fasano riesce a avere il coraggio di contestare la presenza di un giornalista evidentemente sgradito per qualche minuto in video a Unomattina. Non ho il curriculum dell'ottimo senatore Fasano: non sono stato condannato a due anni di carcere per concussione, non sono parlamentare, non sono neanche candidato alle europee. Non ho affrontato alcun tema politico durante l'intervento a Unomattina, il mio mestiere è fare il giornalista e l'opinionista ma evidentemente le mie opinioni non piacciono. Non ho violato la par condicio, ma se è successo e la cosa ha infastidito soggetti come Fasano, allora sono orgoglioso di averlo fatto. Sarebbe un piccolo atto di resistenza alla prepotenza continua di una parte politica illiberale".


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Non fate cazzate, votate Pd

25 maggio 2009

Vi imploro, non fate cazzate (tipo l'amica Marta che vuole votare Sinistra e Libertà) e votate Pd senza fare troppe storie, è l'unico modo per costruire l'alternativa vera al Frequentatore di Minorenni.

Il Pdl pagherà un prezzo pesante alle tre vergogne berlusconiane: Noemi, Mills, Alitalia.

La Lega si rafforzerà, l'Udc anche, l'Italia dei Valori andrà bene.

Ma tutto dipende dal risultato del Pd.

Niente rifugio nell'astensione, allora, niente voto di protesta alle sinistre inutili o agli ingrati radicali.

Il 6 e 7 giugno si vota Partito democratico.


Caso Noemi: ora chiarimento o dimissioni

24 maggio 2009

In qualsiasi paese del mondo, il vertice istituzionale non avrebbe ignorato le "dieci domande" con cui un quotidiano mette in dubbio la sua onorabilità. In qualsiasi paese del mondo lo scenario aperto dalla richiesta di divorzio di Veronica ("mio marito frequenta le minorenni ed è una persona che non sta bene") avrebbe aperto un dibattito di natura politica che il Partito democratico fa male a non aprire subito. In qualsiasi paese del mondo le dichiarazioni dell'ex fidanzato di Noemi oggi a Giuseppe D'Avanzo avrebbero scatenato un putiferio: si parla del rapporto telefonico diretto tra Berlusconi e la diciassettenne di Portici, dell'invito in Sardegna per dieci giorni a cavallo di Capodanno insieme a altre trenta ragazze in una sorta di harem, delle bugie che Noemi diceva continuamente al povero ragazzo per coprire i suoi viaggi presso l'Imperatore, delle bugie dell'Imperatore stesso al paese in queste settimane.

Poi ci sono le foto. Le foto di Noemi prima e dopo, il prima è un'innocente ragazza carina, il dopo significa zigomi alti, labbra rigonfie, tutto il volto pesantamente truccato e ritoccato e sono le immagini più evidenti di quel che il Cavaliere ha fatto all'Italia.

Berlusconi non risponde alle domande e quando risponde mente. Se dovesse tentare di rivoltare a frittata venendo in Parlamento per il caso Noemi, non varrebbe nemmeno la pena stare in aula ad ascoltarlo.

Sfiduciare questo premier per indegnità e per la sua naturale tendenza a mentire a tutto e tutti, ritoccando la verità e cambiandola come è cambiato il volto di Noemi, mi sembrerebbe un atto politicamente opportuno.

La questione Noemi è questione politica. Il Pd abbandoni il politically correct e spieghi al paese quel che sta accadendo: un presidente del Consiglio che ha paura di dire la verità sui suoi rapporti ambigui con una minorenne è un presidente del Consiglio che non può governare.


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Mario Moore

16 maggio 2009

Voglio fare tutta la campagna delle primarie Pd con il cappellino (e raccontarvi tutte le storture di un sistema politico che non accoglie alcuna reale istanza di rinnovamento non cooptativo).



La foto è stata in realtà scattata al tavolo finale del World Poker Tour, il 10 maggio 2009.

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Iscritti protagonisti: scriviamo la mozione congressuale

14 maggio 2009

Martedì 19 alle 20.45 si terrà la prima riunione del coordinamento operativo della nostra mozione congressuale: "Verso la democrazia diretta: ISCRITTI PROTAGONISTI".

I partecipanti alla riunione definiranno le prime linee di una bozza di mozione che verrà poi sottoposta in modalità wiki all'integrazione da parte di tutti coloro che intendono condividere il nostro percorso per cambiare il Pd. Per dare la disponibilità a rappresentare la mozione sul proprio territorio basta scrivere una email con i propri recapiti e inviarla a: adinolfi2009@gmail.com.

Intanto arrivano i commenti, le pagine di stampa, le inevitabili ironie e i post dei blog degli amici e dei simpatizzanti.
 
Resta il fatto che davanti a tante chiacchiere sul rinnovamento, noi ancora una volta ci mettiamo gambe, braccia a faccia. Nel 2001 facemmo una prima esperienza e ci ritrovammo in 1.580 (voti presi da Democrazia Diretta, il suo simbolo lo vedete ancora in questa home page). Due anni fa eravamo in 5.947 con Generazione U alle primarie.

E' un percorso che cresce, che segue il filo di un discorso che è sempre lo stesso e che ha la tenacia di riproporsi perché si nutre di un'idea. Gli altri chiacchierano, noi ci organizziamo e andiamo in battaglia, perché è così che si fa quando si crede in qualcosa.

(prossimi impegni, per chi magari vuole ascoltare quel che ho da dire o anche solo incontrarmi: oggi a Radio Luiss alle 16, sabato in piazza Navona con Carlo Fayer per presentare il libro di Roberto Alagna)

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Mi candido alla segreteria del Pd

13 maggio 2009

Per dare una mano concreta alla massima mobilitazione in campagna elettorale, per non lasciare l'azione tutta in mano agli ex ds (le candidature annunciate sono quelle di Bersani, Finocchiaro e Marino), per rafforzare l'idea che il ricambio generazionale non arriva mai per via cooptativa (e quando arriva così è dannoso) ma attraverso uno schietto conflitto politico costruito su proposte alternative, per aver constatato che quanto dicevamo due anni fa era non solo sensato ma è stato poi saccheggiato come patrimonio di proposte da tutti, per far rivivere il programma 100.2.0, per mettere al centro del dibattito congressuale la democrazia diretta, le primarie e il protagonismo anche del singolo libero iscritto non assimilabile alle nomenklature dei capibastone, io mi candido alla segreteria nazionale del Partito democratico.

Primo impegno, oggi pomeriggio, alla nuova Fiera di Roma in un convegno organizzato dalla facoltà di Scienze della Comunicazione. Domani, intervista a Radio Luiss.

Ricominciamo.

L'obiettivo di mobilitazione è oggi aggregare 1.500 iscritti al Pd entro la data del 21 luglio per sostenere la candidatura nazionale e cercare potenziali candidati a livello locale. Chiunque abbia voglia di partecipare a questa battaglia deve prima di tutto andarsi a iscrivere al partito, anche se sono molti gli amici che ci raccontano in varie zone d'Italia di un tesseramento non libero o addirittura precluso agli "outsider". Vigileremo su tutto questo è sarà il nostro primo compito: vogliamo un partito che non imbrogli sul tesseramento in fase pre-congressuale. 

Per martedì 19 maggio è convocata la prima riunione organizzativa della nostra mozione congressuale collegata alla candidatura. Proporrò il titolo: "Verso la democrazia diretta: iscritti protagonisti". Scriveremo insieme la mozione, in modalità wiki, utilizzeremo a fondo Facebook, raccoglieremo fondi e ancora una volta daremo battaglia con determinazione per dare il nostro contributo e salvare il Partito democratico da un involuzione che sarebbe un triste ritorno al passato.

Chiunque voglia dare una mano ed essere un iscritto protagonista, può scrivere all'email adinolfi2009@gmail.com gestita dal coordinatore della campagna Marco De Amicis o prendere contatto direttamente con me attraverso il profilo Facebook.

E ora, alla stanga. C'è da dare una mano per immaginare un Pd determinato che sappia persino vincere e battere chi non è degno di governare l'Italia. Si comincia votando Pd alle europee, si continua con il congresso, si prosegue vivendo da democratici e da direttisti. Ciò che noi siamo, ciò che noi vogliamo.


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Il Pd rischia di perdere tutto

12 maggio 2009

Oggi sul Corriere della Sera leggo di Goffredo Bettini e della sua idea di "terzo uomo" per il congresso che non sia né Dario Franceschini né Pierluigi Bersani. Poi avrei da raccontare qualcosa su come Bettini stesso punti molto su una sconfitta del capolista David Sassoli, da far superare nelle preferenze dai suoi De Angelis e Cioffredi, su come D'Alema punti ad ottenere uno stesso risultato con Gualtieri (dopo aver piazzato il tesoriere della fondazione Italianieuropei nel cda dell'Acea puntando il bazooka su Piero Marrazzo, ormai non certo della ricandidatura), su come Zingaretti sia proprio lui il "terzo uomo" e lavori nell'ombra.

Tutto lo stato maggiore diessino si schiera, con lo stile noto dopo la fine del centralismo democratico, cioè il tutti-contro-tutti.

Questo fa malissimo al Pd, lo rende pronto a trasformarsi in Pds, il che sarebbe non un'involuzione ma un dramma. E in questo clima prepara una disfatta elettorale. Serve un colpo di reni, deve provenire dalla base che deve ribellarsi ai soliti giochini della solita dirigenza. Daremo come sempre il nostro contributo come Generazione U in questa direzione. La soluzione è, lo sappiamo da tempo, la democrazia diretta: che ogni iscritto torni protagonista.

L'iscritto, non il solito boiardo. Vecchie e nuove nomenklature sono il cancro di questo Pd. Che non deve perdere le elezioni, sarebbe una tragedia per l'Italia.

Veronica-Silvio, non è una vicenda privata

3 maggio 2009

''E' una vicenda personale che mi addolora, che rientra nella dimensione privata, e di cui mi pare doveroso non parlare''. Silvio Berlusconi prova a tappare così la falla aperta nella sua nave corazzata dalla persona che lo conosce di più, sua moglie da diciannove anni e sua compagna da quasi trenta. Veronica Lario dice frasi tremende: "E' una persona che non sta bene, che va con le minorenni, io ho provato ad aiutarlo, ma ora non posso più restargli vicino". Fin qui, forse, si potrebbe pure trattare di un fatto che riguarda le complicate vicende che precedono un divorzio. Poi, però, arriva una frase diversa dalla ex signora Berlusconi, scritta così da Dario Cresto Dina per Repubblica: "Veronica non ce l'ha né con le giovani donne aspiranti europarlamentari né con Noemi. Interpreta la loro parabola quasi epicamente, come 'figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica'. La sconcerta, però, che il metodo da 'ciarpame politico' non faccia scandalo, che quasi nessuno si stupisca, che 'per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore', come racconta a chi le sta vicino".

Ecco, io credo che questa scossa riguardi tutti, riguardi il paese o almeno tutti coloro che si sono stancati di concedere e giustificare ogni cosa all'Imperatore di Cartapesta. Il divorzio di Veronica non è una vicenda privata. E' una questione pubblica e politica. 

Per la prima volta da anni qualcuno dice che il re che è nudo, è inconsistente come un uomo di cartapesta agli occhi di chi gli è stato vicino per trent'anni. In qualsiasi paese del mondo un elemento come questo sarebbe politicamente deflagrante. E' immaginabile un Obama che resista a colpi del genere inferti da Michelle o un Sarkozy colpito così da Carla Bruni senza che ne derivi un pubblico e politico dibattito? In Italia, per pruderie e per timore di vendette, della questione si tende a non discutere archiviandola nella cartella 'tra moglie e marito non mettere dito'. Invece la questione è tutta politica.

Mi auguro un'offensiva del Pd che chieda al paese già in occasione di queste europee di togliere fiducia a Berlusconi, un uomo confuso nella sua vita privata e confuso nel modo megalomane di governare male un paese in profonda crisi, prima di tutto morale. Non dobbiamo avere paura di avviare questo dibattito nel paese.

Dobbiamo farlo noi perché è già partito il coro degli interventi "giustificazionisti" e "rispettosi". Forse è il caso di cominciare ad essere irrispettosi per esorcizzare la "strana alchimia" di cui si stupisce Veronica e io con lei. Possibile che a Berlusconi debba essere concesso proprio tutto?

La crisi morale del paese è la crisi morale del suo presidente del Consiglio: l'una vive e si nutre dell'altra, da decenni a oggi. Questa occasione può essere utile per interrompere il cortocircuito etico che ne deriva.

Un settantreenne accusato dalla moglie di andare a minorenni (ne deriva la mignottocrazia), di essere una persona che non sta bene (ne deriva un governo inefficace da megalomane), di candidare alle elezioni le proprie squinzie andando oltre Caligola e i cavalli (ne deriva un'agghiacciante classe dirigente), non è degno di guidare il paese.

L'Italia, non solo Veronica, merita di liberarsi da un uomo così. Forse è arrivato il momento di spiegarlo efficacemente a tutti i liberi e forti disposti a lottare per veder rinascere democraticamente una nazione.

No, non è una vicenda privata.

Duel

29 aprile 2009

A Red Tv (dalle 11.45 anche su www.redtv.it) intervisto Luigi De Magistris, candidato dell'Italia dei Valori oggi aggredito da Filippo Facci sul Giornale. Se volete, lasciate qui delle domande e gliele riferirò in diretta. Intanto, per ingannare l'attesa, beccatevi l'articolo che ho scritto per il Tempo di oggi sul duello mortale in atto tra lista Di Pietro e il mio pericolante Pd. Che resta comunque l'unica alternativa possibile al berlusconismo della mignottocrazia. Mica si può sperare unicamente in Fini e Veronica...

FRANCESCHINI-DI PIETRO, RESISTERA' UNO SOLO
di Mario Adinolfi per il Tempo

C'è del vero nell'intervista rilasciata da Antonio Di Pietro al mio amico Luca Telese (a proposito, caro Luca, molto bello il tuo Tetris in prima serata su la7). C'è del vero soprattutto nei passaggi in cui il leader dell'Italia dei Valori individua nella doppia cifra, prudentemente ritoccata a quota 8%, il limite oltre il quale il suo partito elettoralmente non può spingersi: toccate quelle "colonne d'Ercole", Di Pietro annuncia una trasformazione direttamente concorrenziale con l'offerta politica rappresentata dal Partito democratico di Dario Franceschini: "Farò io il grande partito che il Pd non è riuscito ad essere", annuncia Di Pietro.

Serviva solo questa pubblica ratifica, ma a me lo schema appariva chiaro già a partire dai primi giorni di questa lunghissima campagna elettorale che porterà al voto europeo: il duello tra Tonino e Dario è di quelli mortali. Il 7 giugno, dati alla mano, ne resterà in piedi solo uno. O Franceschini sarà riuscito a convincere l'elettorato democratico a serrare i ranghi, riaffermando come ha fatto anche ieri che "il Pd è l'unica alternativa realistica" allo strapotere del centrodestra berlusconiano, tamponando dunque l'emorragia di voti verso l'ex pm, oppure Di Pietro raccoglierà lo scettro dell'opposizione inevitabilmente consegnato da un Partito democratico in ginocchio. Ci sono, a mio parere, due asticelle da tenere d'occhio la notte del 7 giugno per valutare chi sarà uscito vittorioso dal duello: la doppia cifra per l'Italia dei Valori, il 27% per il Pd. Non possono verificarsi entrambe le condizioni (Udc e sinistra radicale sommate valgono almeno una dozzina di punti e le opposizioni non hanno la metà dei voti nel paese), uno dei due fallirà l'obiettivo.

Un Di Pietro a monocifra resterà un partito rispettabile ma incapace di essere egemone nell'opposizione a Berlusconi. Un Pd che dovesse perdere oltre sette punti rispetto al già non esaltante risultato delle politiche di un anno fa, sarebbe squassato da scissioni interne a da una rissa tutti contro tutti in vista dell'appuntamento congressuale. La scommessa, dunque, vedrà un solo vincitore. In molti oggi scommetterebbero su Di Pietro, sembrerebbe avere il vento in poppa. Ma le sorprese, a mio avviso, devono ancora arrivare. Ritengo, personalmente, che Di Pietro sia già vicino al massimo del suo elettorato potenziale; il Pd ha invece spazi per crescere, innanzitutto recuperando il proprio popolo stanco dell'eterna sconfitta. Certo, liste Pd a dir poco rinunciatarie, con tutti i leader che non hanno voluto essere generosi con il partito per evitare di collezionare un'altra brutta figura rispetto alla valanga di preferenze che sommergerà Berlusconi, non aiutano lo sforzo di un pur brillante Franceschini. Ma il popolo riformista sa sorprendere: magari basteranno Scalfarotto e la Serracchiani, due quarantenni entusiasti e puliti per cui voterei volentieri se fossero nella mia circoscrizione. Quel che è certo è che domenica 7 giugno celebreremo una nascita e un funerale. Vedremo a chi toccherà in sorte di interpretare il ruolo
migliore.


Referendum

17 aprile 2009

Io il referendum lo farei pure fare, ma credo che gli esiti sarebbero disastrosi per il Partito democratico. Roba da opposizione ventennale, in uno schema bipartitico.

Ma a quello schema comunque dovremmo tendere. Per il bene del paese e sperando nel miracolo che prima o poi dovrà pure accadere (e quel miracolo si chiama primarie, democrazia diretta, finalmente un Obama).

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permalink | inviato da marioadinolfi il 17/4/2009 alle 8:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa

Berlusconi e la sfida della personalizzazione

19 novembre 2007

Ne abbiamo discusso molto ieri durante il coordinamento di Generazione U: il tema è il ruolo della persona, dell'iniziativa individuale e direttista, del racconto di noi stessi, del nostro corpo che si fa azione politica e di conseguenza di tanti blog di singoli e gruppi che diventano progressivamente una storia collettiva. E' un modo del tutto nuovo di attrezzarsi al tempo "adveniente".

Poi è arrivato Berlusconi e il suo partito del popolo. Allora, occorre che io spieghi ulteriormente la mia posizione personale, evidenziata in qualche modo nel post di ieri, ma che forse va completamente esplicitata verso questo potente fatto nuovo, che non va né irriso né sottovalutato.

Io credo che dobbiamo accettare la sfida: riformare la legge elettorale e, come è ovvio dopo una riforma del genere, riportare l'Italia al voto. Per essere chiari, dobbiamo avere una priorità: battere definitivamente Berlusconi. La sua sfida è lanciata e il Partito democratico ha le condizioni per raccoglierla.

Il Partito democratico, se non fa passi indietro sulla strada della democrazia diretta, è attrezzato per vincere e togliere di mezzo l'elemento di blocco della politica italiana: il Cavaliere.

Sabato scorso, quando Veltroni ci ha proposto la nomina a presidente della commissione statuto di Salvatore Vassallo, ho riflettuto sul senso che aveva il voto favorevole a quella sua proposta. Il metodo era inusuale, sono abituato all'idea che un corpo sociale decide votando a scrutinio segreto, dal basso, non semplicemente ratificando una indicazione dall'alto. Eppure ho votato a favore, mentre De Mita ed altri si astenevano.

Perché?

Perché con le primarie del 14 ottobre noi abbiamo radicalmente modificato la democrazia interna ai partiti e abbiamo scelto, con una forma di democrazia diretta iperpartecipata, una piena legittimazione delle decisioni del leader, derivante dal cittadino elettore. Michele Salvati, intervenendo in commissione, divideva felicemente i diversi orientamenti emersi in innovatori e conservatori. Ora gli innovatori devono essere conseguenti e scegliere una forma partito non solo senza tessere, ma anche senza congressi se non programmatici, con primarie e referendum interni e diritti di revoca della delega (anche della delega al leader) al loro posto.

Un partito iperdemocratico fondato sulla democrazia diretta, insomma, e non oligarchico. Ma, allo stesso tempo, con un ruolo forte assegnato alla persona del leader eletto, come avviene in tutto il mondo. Con questo leader e con con questo partito iperdemocratico, non consegnato alle risse interne, noi possiamo affrontare la sfida che ci impone Berlusconi con la nascita del suo partito populista ipodemocratico. Insomma, dobbiamo accettare la sfida della personalizzazione, con il differente processo di legittimazione della persona del leader che costituisce oggi la vera differenza tra sinistra e destra, tra partito democratico e partito populista.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 19/11/2007 alle 11:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (95) | Versione per la stampa

Partito senza tessere, partito senza congressi

18 novembre 2007

Ieri ho fatto il mio esordio in commissione statuto del Pd, facendo il bravo scolaro, votando disciplinatamente la proposta di presidenza (Salvatore Vassallo) avanzata da Veltroni, restando buono al mio banco senza sbraitare neanche quando De Mita riproponeva la solita metafora medico-paziente (in cui il medico è il politico e il paziente è il cittadino, senza capire che ormai le parti si sono invertite), ascoltandomi sette-ore-sette di interventi il novanta per cento dei quali aveva come succo: "Vabbè, co' le primarie avemo giocato, quando li famo er tesseramento e er congresso?". Tema declinato in tutti i possibili accenti regionali.

Insomma, erano le tre di pomeriggio e io mi sono alzato, chiamato al podio dal presidente, e invece di dire la battuta sulla corazzata Potemkin che sarebbe stata sufficiente, ho articolato un intervento per spiegare come si potesse fare non tanto un partito senza tessere, quanto un partito senza congressi, visto che i congressi che ho vissuto in ventidue anni e mezzo di militanza politica (e sì, il primo era del 1985 e avevo quattordici anni) sono stati tutti congressi che servivano sostanzialmente a misurare i rapporti di forza, costruiti in base a tesseramenti gonfiati o falsi.

Allora, buttiamo a mare i congressi, sostituiamoli con assemblee generali a sola finalità di definizione delle priorità programmatiche (come fanno i partiti europei), e i rapporti di forza tra i gruppi dirigenti misuriamoli con le primarie, cioè con la democrazia diretta e le candidature di chi ha qualcosa da dire: candidature da sottoporre al giudizio del cittadino elettore. All'iscritto lasciamo i poteri di utilizzare gli strumenti della democrazia diretta nella vita interna: indizione di referendum, di proposte di legge di iniziativa popolare, di recall (cioè revoca della delega). Perché l'idea per cui le primarie sono un giochino mediatico, poi tornano in campo i soliti metodi, a me non va per niente.

Nell'intervento sono stato anche troppo analitico, ho chiesto che nello statuto vengano inserite molte cose (tra cui un movimento giovanile del Pd, riconosciuto e ufficiale), tutto veniva ripreso in audiovideo e spero che si possa consultare da qualche parte, altrimenti qui vi annoierei. Ma sappiate che dopo di me è intervenuto Michele Salvati che ha sancito la divisione della commissione tra innovatori e conservatori. E subito dopo di lui una delegata campana che si è tanto arrabbiata e ha detto: "Non è che perché Adinolfi usa internet è un innovatore, mentre io che voglio tessere e congressi sono una conservatrice".

Risultato? Riconvocazione per giovedì, altre sette ore mi sa. Segnalo come straordinario, sulle nostre posizioni, l'intervento di Enrico Morando oltre a quelli di Ivan Scalfarotto e Francesco Sanna. Insomma, siamo minoranza (per ora) ma non siamo soli. E siamo quelli che vogliono fare del Pd una cosa davvero nuova.

Innovatori contro conservatori. Ha ragione Salvati. Dateci una mano, perché siamo sotto, ma ce la possiamo ancora fare.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 18/11/2007 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (81) | Versione per la stampa

Nominato il coordinamento nazionale del Pd

16 novembre 2007

Veltroni ha nominato il coordinamento nazionale del Pd, 40 donne e 37 uomini più alcuni membri di diritto tra cui ci sono anche io come candidato segretario alle primarie. Parte poi ufficialmente il lavoro delle commissioni e ci batteremo in commissione statuto per la nostra idea di partito direttista e senza tessere.

Domenica ore 12.30 coordinamento di Generazione U.

Si comincia a fare sul serio. E sta apparendo chiaro perché abbiamo fatto quel che tutti ci dicevano di non fare. Ora i direttisti dicono la loro e chiamiamo tutti, davvero tutti coloro che vogliono dal mondo della rete e non solo, a collaborare fattivamente alla costruzione possibile del primo partito adatto al ventunesimo secolo.

Noi abbiamo le idee chiare. Eravamo Trecento contro un milione. Ora siamo uno su cento. Rinfrancati dalla sensazione evidente che non stiamo mettendo su un esercizio inutile.

Dimostreremo di aver imparato anche la pazienza.

(Tra i membri di diritto del coordinamento nazionale ci sono Prodi, D'Alema, Rutelli, Bettini, Franceschini, Bindi, Letta...e Adinolfi. Questi invece i nomi dei 77 membri nominati Giulia Abbate, Roberta Agostini, Tersa Armato, Clelia Badolato, Maria Concetta Balestrieri, Franco Bassanini, Giampiero Bocci, Maria Luisa Bossa, Massimo Brutti, Giovanni Burtone, Massimo Cacciari, Giuseppe Caldarola, Simona Campanella, Piera Capitelli, Salvatore Cardinale, Annamaria Carloni, Massimo Carraio, Pierluigi Castagnetti, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati, Paola Concia, Anna Maria Conte, Silvia Costa, Simona Dalla Chiesa, Sandro De Franciscis, Luigina Di Liegro, Maria Falcone, Piero Fassino, Emma Fattorini, Maurizio Fistarol, Marco Follini, Vittoria Franco, Guido Galperti, Maria Pia Garavaglia, Laura Garavini, Francesco Saverio Garofani, Sandro Gozi, Daniela Granuzza, Lilly Gruber, Rosa Iervolino, Marilina Intrieri, Antonio La Forgia, Maria Leddi, Renzo Lusetti, Marina Magistrelli, Alessandro Maran, Mauro Marino, Andrea Martella, Chiara Matterelli, Daniela Mazzucconi, Michele Meta, Margherita Miotto, Franco Monaco, Elena Montecchi, Enrico Morando, Nicodemo Oliverio, Filippo Penati, Pina Picierno, Patrizia Pignocchino, Luciano Pizzetti, Ermete Realacci, Marina Salomon, Michele Salvati, Giuseppina Servodio, Giannicola Sinisi, Alessandra Siragusa, Daniela Storani, Carol Beebe Tarantelli, Irene Tinagli, Diomira Tocci, Patrizia Toia, Tiziano Treu, Luciano Vecchi, Michele Ventura, Marta Vincenzi, Vincenzo Vita, Antonino Zaniboni)

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permalink | inviato da marioadinolfi il 16/11/2007 alle 22:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (34) | Versione per la stampa

Il discorso di Milano

29 ottobre 2007

Per chi se lo fosse perso, questo è il mio discorso all'assemblea costituente del Partito democratico.



Milano, 27 ottobre 2007. L'unico dei cinque candidati a parlare completamente a braccio. E adesso mi chiedono la trascrizione: qualcuno si offre per la sbobinatura?

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permalink | inviato da marioadinolfi il 29/10/2007 alle 19:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (62) | Versione per la stampa

Diario di un candidato alle primarie - Day 12

30 luglio 2007

Non vorrei farvi sentire le parole che ho speso, più o meno qui le conoscete già. Vi avrei regalato un film muto, per far risuonare una parola sola.

Grazie.

Ripetuto 2314 volte (in dodici diversi dialetti regionali).

 

Dalle 2.20 di questa mattina, la mia candidatura a segretario politico del partito democratico è ufficialmente ratificata.

PD: ACCOLTE SEI CANDIDATURE, COLOMBO CON RISERVA, 5 FUORI
NO AD ANDREONI, CANGINI, RUTIGLIANO, PANNELLA E DI PIETRO (ANSA) - ROMA, 31 LUG - L'ufficio tecnico-amministrativo del Pd, si legge nella nota diffusa al termine della riunione di stanotte, ha esaminato le documentazioni presentate a sostegno delle candidature a segretario nazionale del Partito democratico e ha accolto quelle di Walter Veltroni, Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, Piergiorgio Gawronski e Jacopo Gavazzoli Schettini. Inoltre, ha accolto con riserva la candidatura di Furio Colombo, concedendogli ulteriori 48 ore per integrare la documentazione presentata.
L'ufficio tecnico-amministrativo, infine, ha dichiarato l'inammissibilita' delle candidature di Enrico Andreoni, Lucio Cangini e Amerigo Rutigliano ai sensi dell'articolo 7 comma 8 del regolamento (insufficienza del numero dei sottoscrittori) e di Marco Pannella e di Antonio Di Pietro ai sensi dell'articolo 1 comma 2 e dell'articolo 7 comma 4 (leader riconosciuti di forze politiche nazionali delle quali non hanno dichiarato lo scioglimento in modo esplicito ed impegnativo).
I candidati che hanno viste respinte le loro richieste, hanno ora 48 ore di tempo per presentare ricorso. (ANSA).

PNZ 31-LUG-07 02:20 NNNN



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permalink | inviato da marioadinolfi il 30/7/2007 alle 19:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (143) | Versione per la stampa

If you can't beat them, beat them

12 luglio 2007

C'è un vecchio adagio che recita: if you can't beat them, join them. Se non puoi batterli, unisciti a loro.

Hanno fatto un regolamento per le primarie del 14 ottobre tutto trappole e trabocchetti:

1. per votare bisognerà pagare 5 euro, così certamente andranno a votare solo gli apparati;

2. per presentare la candidatura a segretario bisogna raccogliere migliaia di firme certificate da eletti, in cinque regioni diverse e presentarle entro quindici giorni, operazione che solo i partiti possono compiere in così breve tempo;

3. seppure si riesce a raccogliere le firme in così breve tempo, poi devono essere raccolte anche almeno venticinque liste nei collegi (da cento a centocinquanta firme a collegio) per "validare" la candidatura;

4. per essere presenti con le liste in tutti i collegi bisogna raccogliere come minimo cinquantamila firme certificate, in piena estate, altra operazione praticabile solo per i partiti;

5. lungi dall'utilizzare la proporzionale pura, è spuntato persino una sbarramento regionale del 5% per partecipare al riparto dei resti, così le liste autonome dai partiti sono scoraggiate a presentarsi perché rischiano di non avere neanche un eletto;

6. tutti i collegi di garanzia e gli uffici tecnici saranno in mano a personale di partito;

7. non è stato immaginato alcun meccanismo riequilibratore tra chi può contare sulle decine di milioni di finanziamento pubblico e su centinaia di funzionari stipendiati e chi invece...

Eppure, per tutti questi motivi, mi viene da ripetere la mia riscrittura dell'adagio.

If you can't beat them, beat them.

E' proprio quando sembra impossibile batterli, che diventa assolutamente necessario farlo.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 12/7/2007 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (72) | Versione per la stampa

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