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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Veronica-Silvio, non è una vicenda privata

3 maggio 2009

''E' una vicenda personale che mi addolora, che rientra nella dimensione privata, e di cui mi pare doveroso non parlare''. Silvio Berlusconi prova a tappare così la falla aperta nella sua nave corazzata dalla persona che lo conosce di più, sua moglie da diciannove anni e sua compagna da quasi trenta. Veronica Lario dice frasi tremende: "E' una persona che non sta bene, che va con le minorenni, io ho provato ad aiutarlo, ma ora non posso più restargli vicino". Fin qui, forse, si potrebbe pure trattare di un fatto che riguarda le complicate vicende che precedono un divorzio. Poi, però, arriva una frase diversa dalla ex signora Berlusconi, scritta così da Dario Cresto Dina per Repubblica: "Veronica non ce l'ha né con le giovani donne aspiranti europarlamentari né con Noemi. Interpreta la loro parabola quasi epicamente, come 'figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica'. La sconcerta, però, che il metodo da 'ciarpame politico' non faccia scandalo, che quasi nessuno si stupisca, che 'per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore', come racconta a chi le sta vicino".

Ecco, io credo che questa scossa riguardi tutti, riguardi il paese o almeno tutti coloro che si sono stancati di concedere e giustificare ogni cosa all'Imperatore di Cartapesta. Il divorzio di Veronica non è una vicenda privata. E' una questione pubblica e politica. 

Per la prima volta da anni qualcuno dice che il re che è nudo, è inconsistente come un uomo di cartapesta agli occhi di chi gli è stato vicino per trent'anni. In qualsiasi paese del mondo un elemento come questo sarebbe politicamente deflagrante. E' immaginabile un Obama che resista a colpi del genere inferti da Michelle o un Sarkozy colpito così da Carla Bruni senza che ne derivi un pubblico e politico dibattito? In Italia, per pruderie e per timore di vendette, della questione si tende a non discutere archiviandola nella cartella 'tra moglie e marito non mettere dito'. Invece la questione è tutta politica.

Mi auguro un'offensiva del Pd che chieda al paese già in occasione di queste europee di togliere fiducia a Berlusconi, un uomo confuso nella sua vita privata e confuso nel modo megalomane di governare male un paese in profonda crisi, prima di tutto morale. Non dobbiamo avere paura di avviare questo dibattito nel paese.

Dobbiamo farlo noi perché è già partito il coro degli interventi "giustificazionisti" e "rispettosi". Forse è il caso di cominciare ad essere irrispettosi per esorcizzare la "strana alchimia" di cui si stupisce Veronica e io con lei. Possibile che a Berlusconi debba essere concesso proprio tutto?

La crisi morale del paese è la crisi morale del suo presidente del Consiglio: l'una vive e si nutre dell'altra, da decenni a oggi. Questa occasione può essere utile per interrompere il cortocircuito etico che ne deriva.

Un settantreenne accusato dalla moglie di andare a minorenni (ne deriva la mignottocrazia), di essere una persona che non sta bene (ne deriva un governo inefficace da megalomane), di candidare alle elezioni le proprie squinzie andando oltre Caligola e i cavalli (ne deriva un'agghiacciante classe dirigente), non è degno di guidare il paese.

L'Italia, non solo Veronica, merita di liberarsi da un uomo così. Forse è arrivato il momento di spiegarlo efficacemente a tutti i liberi e forti disposti a lottare per veder rinascere democraticamente una nazione.

No, non è una vicenda privata.

Buone notizie in francese

10 giugno 2007

Ora, non staremo qui a sottolineare il quasi ovvio trionfo sarkozista alle legislative francesi, ma due cose le vogliamo celebrare: i fascisti di Le Pen non eleggono neanche un deputato e dall'assemblea parlamentare transalpina scompare il gruppo dei comunisti francesi (servono venti membri, non arriveranno a dieci dopo i ballottaggi).

Una domandina finale a Rutelli: come mai non parla più di Bayrou?

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permalink | inviato da marioadinolfi il 10/6/2007 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa

Femmine

6 maggio 2007

 

Ma poteva mai vincere questa femmina stizzosa e borghese che aveva come principale elemento del curriculum l'essere la donna del segretario del Partito socialista francese?

Visto che oggi è il 6 maggio, anniversario della nascita di Generazione U, so che le nostre Diletta, Bianca e Fabiola, nate dal conflitto e appartenenti a una nuova leva della politica, sono il modello femminile che potrà davvero conquistare il potere.

Senza essere variabili dipendenti di un precedente potere maschile.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 6/5/2007 alle 19:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (109) | Versione per la stampa

Cronache francesi (uno Scalzone qualsiasi)

9 aprile 2007

Non chiedetemi il perché, ma ogni volta che si affaccia qualche giorno di libertà dagli impegni più stringenti, io trovo il modo di scappare in Francia. Sarà perché voglio somigliare a uno Scalzone qualsiasi, sarà perché appena passi il confine a Ventimiglia sai che troverai i quotidiani anche il giorno di Pasquetta, sarà che la baguette è oggettivamente il miglior pane del mondo, sarà che la campagna per le presidenziali ormai è arrivata allo snodo conclusivo. Sarà quel che sarà ma, insomma, almeno un paio di volte l'anno io mi rifaccio francese, come quando da studente di Paris-Sorbonne credevo davvero che sarei tornato in Italia e avrei trovato il modo di migliorarla prendendo a modello l'esempio transalpino. Prima, insomma, di capire che l'Italia è cosa a sé e sostanzialmente irriformabile. Ma torniamo al tema. Le presidenziali viste da vicino, ad esempio.

La piattaforma blog di Nicolas Sarkozy (www.sarkozy.fr), per tutti i francesi che sanno che sarà il loro prossimo presidente già confidenzialmente abbreviato in "Sarko", è uno dei motivi per cui il candidato del centrodestra domina nei sondaggi. L'altro motivo è che ai francesi piace l'ansia di riscatto dei bassi di statura, si sa. Osservando le movenze decisioniste del nanetto, che è l'unico ad essere certo di poter arrivare in carrozza al secondo turno del 6 maggio superando indenne il primo turno tra meno di due settimane, comprendi come i complessi di inferiorità possano generare una freneticità innovativa tutt'altro che disprezzabile. Sulla piattaforma blog di Sarko c'è un vero e proprio canale televisivo (Nstv) e tutta una serie di stuzzichevoli invenzioni internettiane che ne fanno il più avanzato esperimento di web campaign in Europa.

Passiamo dalle parti della sua principale avversaria, l'ennesimo caso di familismo di sinistra: dopo Hillary Clinton e Anna Serafini, Ségolène Royal, che solo azzeccare gli accenti giusti nel nome è già un'impresa. Per rendere il tutto più complicato e radical-chic, la compagna del segreterio del Partito socialista francese ha deciso di affidare il suo messaggio internettiano a tutto un pulviscolo di siti e sitarelli, su cui domina l'esoterica ammiraglia Désirs d'Avenir (www.desirsdavenir.org). Insomma, quando tutto il marketing politico sul web insegna a unificare il messaggio attorno a un simbolo o a un nome, l'imbarazzante candidata socialista ci tira fuori un titoletto da romanzo rosa sui desideri a venire e lasciate stare le battute, che in Francia i comici e Le Canard Enchainè (foglio satirico che andrebbe importato in Italia) le hanno già fatte tutte.

Non resta che ancorarci a François Bayrou (www.bayrou.fr), unica concreta speranza (speranzella, va) che a vincere le presidenziali francesi non sia un aspirante Napoleone come Sarko, che già di suo è di destra e poi per fregare voti a Le Pen s'è messo a fare una campagna elettorale progressivamente sempre più legge-e-ordine. Da ieri in Francia è scattata la par condicio televisiva e i dodici candidati (sono dodici, già, poi ci lamentiamo dei ventidue partiti nostrani) avranno lo stesso identico spazio a disposizione. Molti si lamentano, ma la corsa tra Bayrou e Royal per il secondo posto che dà accesso al ballottaggio del 6 maggio (nei sondaggi stanno 19% a 22% contro il 30% di Sarkozy) sarà determinato da quel 44% di indecisi che, secondo un'indagine di Le Parisien, si informerà e deciderà veramente solo nei prossimi giorni: Libération la chiama, nel titolone d'apertura dell'edizione di Pasquetta, La Grande Esitazione. Io sono andato a seguirmi una splendida esitante assemblea del partito dei cacciatori (esiste, già) che ha un candidato accreditato dal Journal de Dimanche (che il 7 aprile ha pubblicato l'ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto dei francesi alle presidenziali) di un 1,5%. Si chiama Frédéric Nihous e non se lo fila nessuno. In Italia con l'uno e mezzo per cento farebbe come minimo il Guardasigilli. E invece faceva tenerezza mentre sistemava da solo le sedie per una conferenza stampa presidenziale a cui partecipava lui, candidato presidente, il suo capo ufficio stampa (che era stato candidato presidente al giro prima), un giornalista probabilmente pagato per far scena e io in rappresentanza della stampa estera e anche in infradito.

Ma è la democrazia, bellezza. Là, dopo il confine di Ventimiglia, sembra persino una cosa seria.

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