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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Berlusconi e la sfida della personalizzazione

19 novembre 2007

Ne abbiamo discusso molto ieri durante il coordinamento di Generazione U: il tema è il ruolo della persona, dell'iniziativa individuale e direttista, del racconto di noi stessi, del nostro corpo che si fa azione politica e di conseguenza di tanti blog di singoli e gruppi che diventano progressivamente una storia collettiva. E' un modo del tutto nuovo di attrezzarsi al tempo "adveniente".

Poi è arrivato Berlusconi e il suo partito del popolo. Allora, occorre che io spieghi ulteriormente la mia posizione personale, evidenziata in qualche modo nel post di ieri, ma che forse va completamente esplicitata verso questo potente fatto nuovo, che non va né irriso né sottovalutato.

Io credo che dobbiamo accettare la sfida: riformare la legge elettorale e, come è ovvio dopo una riforma del genere, riportare l'Italia al voto. Per essere chiari, dobbiamo avere una priorità: battere definitivamente Berlusconi. La sua sfida è lanciata e il Partito democratico ha le condizioni per raccoglierla.

Il Partito democratico, se non fa passi indietro sulla strada della democrazia diretta, è attrezzato per vincere e togliere di mezzo l'elemento di blocco della politica italiana: il Cavaliere.

Sabato scorso, quando Veltroni ci ha proposto la nomina a presidente della commissione statuto di Salvatore Vassallo, ho riflettuto sul senso che aveva il voto favorevole a quella sua proposta. Il metodo era inusuale, sono abituato all'idea che un corpo sociale decide votando a scrutinio segreto, dal basso, non semplicemente ratificando una indicazione dall'alto. Eppure ho votato a favore, mentre De Mita ed altri si astenevano.

Perché?

Perché con le primarie del 14 ottobre noi abbiamo radicalmente modificato la democrazia interna ai partiti e abbiamo scelto, con una forma di democrazia diretta iperpartecipata, una piena legittimazione delle decisioni del leader, derivante dal cittadino elettore. Michele Salvati, intervenendo in commissione, divideva felicemente i diversi orientamenti emersi in innovatori e conservatori. Ora gli innovatori devono essere conseguenti e scegliere una forma partito non solo senza tessere, ma anche senza congressi se non programmatici, con primarie e referendum interni e diritti di revoca della delega (anche della delega al leader) al loro posto.

Un partito iperdemocratico fondato sulla democrazia diretta, insomma, e non oligarchico. Ma, allo stesso tempo, con un ruolo forte assegnato alla persona del leader eletto, come avviene in tutto il mondo. Con questo leader e con con questo partito iperdemocratico, non consegnato alle risse interne, noi possiamo affrontare la sfida che ci impone Berlusconi con la nascita del suo partito populista ipodemocratico. Insomma, dobbiamo accettare la sfida della personalizzazione, con il differente processo di legittimazione della persona del leader che costituisce oggi la vera differenza tra sinistra e destra, tra partito democratico e partito populista.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 19/11/2007 alle 11:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (95) | Versione per la stampa

Partito senza tessere, partito senza congressi

18 novembre 2007

Ieri ho fatto il mio esordio in commissione statuto del Pd, facendo il bravo scolaro, votando disciplinatamente la proposta di presidenza (Salvatore Vassallo) avanzata da Veltroni, restando buono al mio banco senza sbraitare neanche quando De Mita riproponeva la solita metafora medico-paziente (in cui il medico è il politico e il paziente è il cittadino, senza capire che ormai le parti si sono invertite), ascoltandomi sette-ore-sette di interventi il novanta per cento dei quali aveva come succo: "Vabbè, co' le primarie avemo giocato, quando li famo er tesseramento e er congresso?". Tema declinato in tutti i possibili accenti regionali.

Insomma, erano le tre di pomeriggio e io mi sono alzato, chiamato al podio dal presidente, e invece di dire la battuta sulla corazzata Potemkin che sarebbe stata sufficiente, ho articolato un intervento per spiegare come si potesse fare non tanto un partito senza tessere, quanto un partito senza congressi, visto che i congressi che ho vissuto in ventidue anni e mezzo di militanza politica (e sì, il primo era del 1985 e avevo quattordici anni) sono stati tutti congressi che servivano sostanzialmente a misurare i rapporti di forza, costruiti in base a tesseramenti gonfiati o falsi.

Allora, buttiamo a mare i congressi, sostituiamoli con assemblee generali a sola finalità di definizione delle priorità programmatiche (come fanno i partiti europei), e i rapporti di forza tra i gruppi dirigenti misuriamoli con le primarie, cioè con la democrazia diretta e le candidature di chi ha qualcosa da dire: candidature da sottoporre al giudizio del cittadino elettore. All'iscritto lasciamo i poteri di utilizzare gli strumenti della democrazia diretta nella vita interna: indizione di referendum, di proposte di legge di iniziativa popolare, di recall (cioè revoca della delega). Perché l'idea per cui le primarie sono un giochino mediatico, poi tornano in campo i soliti metodi, a me non va per niente.

Nell'intervento sono stato anche troppo analitico, ho chiesto che nello statuto vengano inserite molte cose (tra cui un movimento giovanile del Pd, riconosciuto e ufficiale), tutto veniva ripreso in audiovideo e spero che si possa consultare da qualche parte, altrimenti qui vi annoierei. Ma sappiate che dopo di me è intervenuto Michele Salvati che ha sancito la divisione della commissione tra innovatori e conservatori. E subito dopo di lui una delegata campana che si è tanto arrabbiata e ha detto: "Non è che perché Adinolfi usa internet è un innovatore, mentre io che voglio tessere e congressi sono una conservatrice".

Risultato? Riconvocazione per giovedì, altre sette ore mi sa. Segnalo come straordinario, sulle nostre posizioni, l'intervento di Enrico Morando oltre a quelli di Ivan Scalfarotto e Francesco Sanna. Insomma, siamo minoranza (per ora) ma non siamo soli. E siamo quelli che vogliono fare del Pd una cosa davvero nuova.

Innovatori contro conservatori. Ha ragione Salvati. Dateci una mano, perché siamo sotto, ma ce la possiamo ancora fare.

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Nominato il coordinamento nazionale del Pd

16 novembre 2007

Veltroni ha nominato il coordinamento nazionale del Pd, 40 donne e 37 uomini più alcuni membri di diritto tra cui ci sono anche io come candidato segretario alle primarie. Parte poi ufficialmente il lavoro delle commissioni e ci batteremo in commissione statuto per la nostra idea di partito direttista e senza tessere.

Domenica ore 12.30 coordinamento di Generazione U.

Si comincia a fare sul serio. E sta apparendo chiaro perché abbiamo fatto quel che tutti ci dicevano di non fare. Ora i direttisti dicono la loro e chiamiamo tutti, davvero tutti coloro che vogliono dal mondo della rete e non solo, a collaborare fattivamente alla costruzione possibile del primo partito adatto al ventunesimo secolo.

Noi abbiamo le idee chiare. Eravamo Trecento contro un milione. Ora siamo uno su cento. Rinfrancati dalla sensazione evidente che non stiamo mettendo su un esercizio inutile.

Dimostreremo di aver imparato anche la pazienza.

(Tra i membri di diritto del coordinamento nazionale ci sono Prodi, D'Alema, Rutelli, Bettini, Franceschini, Bindi, Letta...e Adinolfi. Questi invece i nomi dei 77 membri nominati Giulia Abbate, Roberta Agostini, Tersa Armato, Clelia Badolato, Maria Concetta Balestrieri, Franco Bassanini, Giampiero Bocci, Maria Luisa Bossa, Massimo Brutti, Giovanni Burtone, Massimo Cacciari, Giuseppe Caldarola, Simona Campanella, Piera Capitelli, Salvatore Cardinale, Annamaria Carloni, Massimo Carraio, Pierluigi Castagnetti, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati, Paola Concia, Anna Maria Conte, Silvia Costa, Simona Dalla Chiesa, Sandro De Franciscis, Luigina Di Liegro, Maria Falcone, Piero Fassino, Emma Fattorini, Maurizio Fistarol, Marco Follini, Vittoria Franco, Guido Galperti, Maria Pia Garavaglia, Laura Garavini, Francesco Saverio Garofani, Sandro Gozi, Daniela Granuzza, Lilly Gruber, Rosa Iervolino, Marilina Intrieri, Antonio La Forgia, Maria Leddi, Renzo Lusetti, Marina Magistrelli, Alessandro Maran, Mauro Marino, Andrea Martella, Chiara Matterelli, Daniela Mazzucconi, Michele Meta, Margherita Miotto, Franco Monaco, Elena Montecchi, Enrico Morando, Nicodemo Oliverio, Filippo Penati, Pina Picierno, Patrizia Pignocchino, Luciano Pizzetti, Ermete Realacci, Marina Salomon, Michele Salvati, Giuseppina Servodio, Giannicola Sinisi, Alessandra Siragusa, Daniela Storani, Carol Beebe Tarantelli, Irene Tinagli, Diomira Tocci, Patrizia Toia, Tiziano Treu, Luciano Vecchi, Michele Ventura, Marta Vincenzi, Vincenzo Vita, Antonino Zaniboni)

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Breakfast with the Emperor

15 novembre 2007

Ora, non nego un qualche gusto nel bere il cappuccino gentilmente offerto da chi s'è beccato circa quattrocentocinquanta volte i miei voti il 14 ottobre. E c'è stato pure un qualche interesse nell'adoperare il mio simpaticissimo piglio saccente per spiegare la rilevanza del Web 2.0 e altre amenità che mi appassionano sulla democrazia diretta, a uno che è stato eletto Imperatore.

Però, in totale sincerità, potrei quasi ammettere di essere andato volentieri questa mattina praticamente all'alba da Walter Veltroni solo per potermi affacciare da quel balcone.

 

In quella frase veltroniana finale ("il resto è un massacro") risiede un altro pezzo della verità.

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A zappare con Prodi, D'Alema e la Bindi

13 novembre 2007

Immagino sappiate che adoro l'imitazione ma-anchista di Veltroni inventata da Crozza. E allora mi becco il mio schizzo di vetriolo, proprio nelle giornate in cui siamo reduci dalle assemblee regionali del Pd dove Generazione U ha difeso la sua bandiera. Fa ridere da morire, comunque.



"Noi democratici pensiamo che il governo locale del territorio, del paese, della piccola contrada è importante. E' importante come quello della grande politica che si fa a Roma. Ci sono strade da rifare, tanti piccoli lavori agricoli. Ecco noi crediamo che i democratici eletti con le liste di Adinolfi possano fare questi lavori: zappare, ma anche serenamente bonificare le paludi, pacatamente disossare i terreni pietrosi.

Vedete, noi abbiamo di fronte un compito immenso: fare un'Italia nuova. Per fare questo noi abbiamo bisogno di serenità, certo, ma anche (lo dico serenamente, con pacatezza) che D'Alema non ci rompa i coglioni.

Vedete, ora si parla tanto delle sorti del governo Prodi. Ma vedete, noi non abbiamo su questo una pregiudiziale ideologica. Guardate, c'è stato rimproverato di dire spesso 'ma anche', di essere un po' indistinti. Noi non ci curiamo di queste critiche e anzi, se ci sarà da dire 'ma anche' lo diremo. Per esempio lo dico con serenità, con pacatezza, che Prodi può anche andare al mare, ma anche in montagna ma anche a zappare anche lui.

Non si pensi che io non pensi a Rosy Bindi, serenamente con pacatezza, noi vogliamo per Rosy Bindi un ruolo di primo piano nel Partito Democratico, un ruolo importante che Rosy dovrà svolgere con grande impegno che ci spinge a chiedere, perchè Rosy non si dimette da ministro? Perchè non aiuta Adinolfi nei campi?"

Un capolavoro, questo discorso veltroniano di Maurizio Crozza. Più vero del vero?

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Una buona riforma che non si farà

11 novembre 2007

Da sette anni aspettavo questo momento: lo sdoganamento del proporzionale da parte di tutti quelli che ci spiegavano che solo il maggioritario avrebbe salvato l'Italia, senza capire le cose che ci sono sempre dietro alle parole. Il maggioritario ha prodotto il disastro attuale, mentre il bene da salvaguardare è il bipolarismo, di cui il maggioritario all'italiana era il peggior nemico.

Sette anni fa dopo un lavoro durato mesi e la redazione di un progetto di legge che raccolse centinaia di firme di parlamentari, misi attorno a un tavolo quasi tutti, da Berlusconi a Bossi a Bertinotti e ero a un passo dal raggiungere l'obiettivo del modello tedesco (qui la cronaca di Repubblica di allora) ma il mio sforzo non fu sdoganato dalla sinistra che conta e così perdemmo tanto tempo e arrivammo alla legge elettorale peggiore della storia, che ha il premio di maggioranza come la legge Acerbo, in un'ansia maggioritaria che da ieri finalmente anche dalle parti di via Solferino e dell'ingegner De Benedetti hanno capito essere fatale.

Ora Veltroni ci fa la grazia, propone un modello tedesco "tagliato" con quello spagnolo (ottima scelta, l'ho detto in campagna per le primarie che la soluzione era lì), dunque abbiamo sul tavolo una buona riforma e un referendum depotenziato, il cui quesito decisivo verrà stoppato dalla Corte costituzionale.

Il dramma italiano è che la riforma è buona ma non si farà e allora preparate i sacchi di sabbia per le finestre.

(sulla morte di Gabriele e sul calcio che muore con lui ho scritto qualcosa sul mio blog su la7...io sto con gli ultras)

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Diario di un candidato alle primarie - Day 46

2 settembre 2007

Oggi è il giorno della grande kermesse veltroniana a Bologna, con i suoi compagni alla festa dell'Unità. L'intervista la fa alle 21 Gianni Riotta, Il direttore del Tg1 non ha bisogno di suggerimenti, diciamo che gli affido un messaggio nella bottiglia per il sindaco mio avversario: facciamo un bel confronto televisivo a sei, ricalcato su quello a sette fatto il 23 luglio alla Cnn tra i candidati alle primarie democratiche americane, con gli utenti di YouTube a fare le domande? Un entusiasmante spettacolo televisivo, che ha fatto registrare picchi di ascolto mai visti per la politica. Dai, Walter, si può fare. Anche da noi, basta che tu dici sì.

Intanto noi su YouTube ci alleniamo. Ad esempio con il video della riunione di ieri girato e montato da Cristian Umbro.



Comincia ad esserci una valanga di materiale del Generation Pride Tour, le facce e le storie da raccontare sono moltissime (penso a Gens e allo splendido incontro di Seiano con la Sinistra Giovanile), i blog che aderiscono alla campagna una marea (segnalo oggi quello neonato della lista Generazione U per il collegio 20 di Roma, ha scelto un bel nome, Alba di Domani).

Tra qualche giorno saprete che fine farà tutto questo materiale. E non sarà una fine. Sarà un gran bell'inizio.

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Diario di un candidato alle primarie - Day 34

21 agosto 2007

Oggi è il 21 agosto: data importante perché sedici anni fa ho mollato la casa dei miei genitori per cominciare una strada solitaria e faticosa, perché due anni fa è cominciata la mia convivenza con Amy Jane, perché oggi è nato il figlio di un caro amico. Ci sarebbe da celebrare la grande foto sul Corriere della Sera che mostra i miei progressi dovuti alla palestra (sì, pare vero).

Invece è un giorno importante perché il Sole 24 ore ha pubblicato la prima seria analisi comparata dei siti dei candidati alle primarie. Dove appare chiaro che noi Veltroni, almeno qui sulla rete, lo battiamo sette a zero. Ha fatto quaranta commenti in due settimane, quando da noi si fanno in mezz'ora, anche grazie alla logorrea di alcuni. O al fatto che qui c'è un candidato che, se invitato a dialogare da amici o da screanzati, non si fa negare. Siamo fieri di questo risultato e di questo importante riconoscimento arrivato da una testata prestigiosa. Un riconoscimento simile arriva oggi anche da Blogosfere, che ringraziamo. Ma, intanto, leggiamoci l'articolo del Sole.

da il Sole 24 Ore di martedì 21 agosto 2007

PD, WEB FREDDO SUI CANDIDATI
di Giuseppe Latour

C'è poca partecipazione nelle primarie on line del Partito democratico. Complice il caldo d'agosto, ma anche qualche incertezza dei protagonisti, la corsa alla segreteria a dispetto dell'approccio modernista di alcuni dei candidati, non si sta giocando sul web. I portali che promuovono gli aspiranti leader del Pd sono poco frequentati, lasciando spazi a volte poveri al dibattito e testimoniano uno scarso coinvolgimento. Con poche eccezioni.

La prima è sicuramente
www.marioadinolfi.it. Il "giovane" della competizione ha coltivato fino ad oggi la sua attività politica soprattutto atttraverso il suo blog e può contare su uno zoccolo duro di sostenitori pronti a movimentare le discussioni del sito. Sito che utilizza come principale strumento di comunicazione e promozione. Il suo "diario di un candidato alle primarie" coinvolge decine di blogger che, spesso, si vedono rispondere dallo stesso Adinolfi. L'altra eccezione è www.rosybindi.it. Il sito del ministro si segnala per un dibattito piuttosto vivace, anche se finora non ha fatto registrare grandi numeri: sono circa 500 i messaggi lasciati dai visitatori sul blog in poco più di un mese di vita. E nei giorni scorsi il portale ha ospitato nelle sue pagine uno scambio di battute tra la stessa Bindi e Adinolfi su un possibile "faccia a faccia" tra i sei aspiranti alla segreteria.

Non è altrettanto movimentato il sito di Walter Veltroni
www.lanuovastagione.it. Quello del sindaco di Roma è il portale più ricco: contenuti multimediali, prima piano sulle principali notizie e social network di blogger a sostenere la candidatura. Dal quartier generale della campagna si parla di "diecimila contatti al giorno e oltre duemila messaggi in archivio". Sulla community del sito aperto a inizio mese, dall'8 al 20 agosto compaiono però appena una quarantina di messaggi. Molti dei quali lasciati da blogger riconducibili ai diversi comitati promotori del Pd a livello locale. Particolarmente attivi Fucecchio, Foggia, Borgomanero e Terni. E Fulvion dal sito del comitato Lugo, provincia di Ravenna, commenta: "Finora su questo strumento del social network noto solo una partecipazione indiretta, nel senso che sono pubblicati solo documenti e appunti. Credo che possa essere utilizzato anche come punto di dibattito".

Anche Enrico Letta dalle pagine del suo sito
www.enricoletta.it parla di grandi numeri: "Oltre diecimila persone hanno chiesto di prendere parte alla campagna elettorale e tantissimi mi hanno inviato messaggi di sostegno e incoraggiamento". Nella "Bacheca" (lo spazio riservato alle "vostre idee e alle vostre opinioni") si possono però leggere solo una sessantina di messaggi, quasi tutti biglietti di auguri per il candidato. "Pensa che nei dibattiti (familiari e non) ribadisco sempre che saresti adatto per il Colle" scrive Pietro. Nel blog in 20 giorni di vita sono stati lasciati poco meno di 140 messaggi. E anche i contenuti multimediali, che inizialmente erano sembrati un possibile traino per la candidatura, stanno lasciando freddo il pubblico. Su www.youtube.com il video di "inizio del viaggio" aveva totalizzato quasi 20mila visioni; la "terza tappa del viaggio" (l'intervento di inizio agosto da Tirrenia) si è fermata ad appena 130.

Se la passano male anche i due outsider. Dalle pagine del suo sito
www.gawronski.it/piergiorgio Pier Giorgio Gawronski usa parole infuocate: "Io sono qui per fare la rivoluzione". A seguirlo, però, ci sono poche persone. Fino a ieri nel forum c'erano meno di 90 messaggi e 13 utenti registrati. Martedì 14 agosto alle ore 16.15 è stato raggiunto il picco di utenti in linea: quindici.

Ma il trionfo della solitudine è Jacopo Gavazzoli Schettini. In mancanza di uno spazio dove dialogare direttamente con il suo popolo, dal sito www.jacopo-g-schettini.eu parla agli elettori con video fatti in casa nei quali affronta i temi chiave della sua campagna. Web cam e abiti casual, il quarantenne fiorentino aziona da solo la telecamera per affrontare il tema delle pensioni in 14 secondi e illustrare il suo pensiero in materia di sicurezza in meno di mezzo minuto. Senza sedurre la gente di internet. Da
www.youtube.com Xnovo commenta: "Piccoli Scalfarotti crescono".

Non è una scelta, è un dovere (da Europa)

17 luglio 2007

Sabato scorso mi trovavo a Firenze per partecipare all’iniziativa organizzata dalla coordinatrice regionale toscana di Generazione U, Diletta Rigoli. Si discuteva, inevitabilmente, sul tema “Partito democratico e nuove generazioni” e ho avuto modo di elencare una serie di motivi per cui il mondo degli under 40, e a maggior ragione quel segmento che attraverso la militanza quotidiana su internet ha maturato una piena coscienza di sé, deve necessariamente partecipare alle elezioni primarie del 14 ottobre con un ruolo da protagonista. Sarà utile qui riproporre alcune delle ragioni addotte ad una necessità che pare ogni giorno più impellente.

La questione della trattativa sulla riforma delle pensioni è, in tutta evidenza, la cartina di tornasole di quanto pesi negativamente l’assenza di rappresentanza delle generazioni dei nati negli Anni Settanta e Ottanta in Parlamento e al governo. Il gruppo dell’Ulivo, tra Camera e Senato, conta oltre trecento parlamentari. Sapete quanti sono attualmente gli eletti espressione della generazione sopra indicate? Zero. Nessuno. Neanche un deputato dell’Ulivo ha meno di trentasette anni. Neanche uno, mentre (sia detto per inciso) le destre hanno indicato alla vicepresidenza della Camera una trentenne. Questa assenza totale di rappresentanza politica di chi è nato negli Anni Settanta e Ottanta produce una trattativa sulle pensioni e sull’impiego del surplus di gettito fiscale (il cosiddetto “tesoretto”) tutto piegato alle esigenze di pensionati e lavoratori in odore di scalone. In un tavolo di trattativa sulle pensioni dove, da una parte il governo è libero da qualsivoglia pressione di generazioni politicamente inesistenti, dall’altra i sindacati rappresentano per la stragrande maggioranza iscritti over fifty, è naturale che gli interessi dei più giovani siano totalmente sacrificati. Cosa che sta puntualmente avvenendo.

In questo contesto diventa del tutto evidente la necessità di ottenere rappresentanza politica e di farlo attraverso i pochi strumenti che ormai i partito mettono a disposizione. Il partito democratico offre il 14 ottobre un’occasione che non può non essere colta. E’ evidente, ci sono mille elementi di rischio, ma se non lo si fa ora non si potrà in alcun modo pretendere rappresentanza in futuro. Bisogna rischiare tutto. E rifiutare la più comoda logica della cooptazione.

E’ chiaro che le annunciate liste “giovanili” in appoggio alla candidatura di Walter Veltroni possono essere un modo di risolvere la questione della penuria di giovani nel partito democratico. Non sarebbero però una risposta al problema della rappresentanza politica, che si ottiene solo in base a una competizione franca e leale, che punti alla tutela di interessi non più comprimibili. Ci sono strumenti da utilizzare per questa battaglia politica assai complessa, primo fra tutti la rete, che sono patrimonio delle generazioni che non hanno eletti in Parlamento nell’Ulivo. Dobbiamo utilizzarli e metterci in campo, lanciando una sfida che ormai non è più una scelta, ma un dovere.

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Il giorno di Walter

26 giugno 2007

Per i direttisti, in fondo, è motivo d'orgoglio. Quando Walter Veltroni si giocò tutto alle elezioni del 2001, al primo turno ottenne il 49,6%, Antonio Tajani che lo sfidava si fermò al 45%, ma il vento berlusconiano soffiava "a tutta callara", come si dice a Roma. Democrazia Diretta mi aveva candidato a sindaco, prendemmo cinquemila voti tra comune e municipi, Veltroni con intelligenza e umiltà si fece le scale a piedi della nostra sede di corso Vittorio Emanuele per chiederci quei voti. Ce li chiese anche Tajani, ma noi li demmo a lui, in virtù di un accordo che poi non mantenne, ma in fondo è acqua passata.

Resta l'orgoglio, dicevamo, di aver contribuito da direttisti alla sua scalata al Campidoglio. Si è dimostrato un buon sindaco, senza dubbio migliore di quello che avrebbe offerto la destra. E da lì Veltroni si è dimostrato degno di guidare il costituendo Partito democratico, il sogno della sua vita, mettendo peraltro (quasi) tutti d'accordo.

Sul piano personale conservo il dente avvelenato per l'accordo non mantenuto, ma non bisogna mai confondere i piani. Politicamente c'è una notizia: il centrosinistra ha finalmente un capo.

Da Nessuno Tv trasmetteremo in diretta la giornata di Walter a Torino. Un augurio anche al mio amico Dario Franceschini, che pedalerà sul tandem e sarà nella capitale piemontese.

Poi, dopo la festa, niente sconti. E' arrivato un capo, non è arrivato un messia e quello che noi vogliamo, stavolta, ce lo conquisteremo. Niente accordi: dopo, scendono in campo i Mille.


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I Mille per Veltroni?

21 giugno 2007

Il quadro che viene raccontato oggi dai giornali non è proprio incoraggiante: D'Alema e Marini kingmakers della candidatura di Veltroni, con il patto di mandare Fassino a fare il vicepremier costringendo Prodi a un rimpastino, due vicesegretari del Pd uno dei quali sarà Franceschini e l'altro lo scelgono i Ds, a Rutelli viene spiegato di puntare al giro di governo successivo, coprendo intanto l'area moderata.

Risiko di palazzo. Non il modo migliore di cominciare a ri-fare l'Italia, con la ciliegina dell'intervista del Corsera a Dell'Utri, tutta elogi per il sindaco di Roma.

Ora, intendiamoci, dato il mazzo delle carte a disposizione dei partiti, Veltroni è l'asso di cuori, la candidatura migliore anche per noi dei Mille, che pure puntavamo a sparigliare. C'è il progetto, di alcuni di noi, di trasformare dunque la spedizione che doveva ri-fare l'Italia in un sostegno alla candidatura Veltroni, che l'Italia la ri-faccia lui e noi facciamo una lista di sostegno. Un po' come faranno tutti.

Non so se sia la soluzione migliore. Non lo so davvero, esprimo un dubbio che è un dubbio vero, non una certezza, quando ho certezze le proclamo fin troppo nettamente. Per istinto ripeterei il mio mantra di queste settimane ("nessuna mediazione"), ma discutiamone. Basta che l'argomentazione più forte non sia: "Tanto vince lui".

Giochi

30 maggio 2007

Ci sono i giochi di società, tipo la riunione del comitato dei 45 del Partito democratico. Poi ci sono i giochi di ruolo, tipo il sondaggio di Repubblica per trovare il leader del suddetto (con Veltroni che è primo, l'avreste mai detto, ma invece su quello di Excite è secondo e il vostro blogger preferito è, udite udite, ottavo, dopo Bersani ma prima di Illy).

Infine c'è il poker, che non è gioco, ma violenza pura.

Stasera alle 22 è fissato il mio esordio ai tavoli della Fipos (Federazione italiana poker sportivo), perché il mio vero obiettivo del prossimo biennio non è il rinnovamento generazionale o la leadership del Pd, tutte palle. E' piuttosto andarmi a giocare il titolo mondiale di texana con i migliori del pianeta a Las Vegas.

(a proposito, domani dalle 16 su Nessuno Tv c'è l'ultima puntata dell'anno di Partita Democratica, il programma con cui ho insegnato il poker ai politici e tra una fiche e l'altra gli ho pure fatto dire la verità)

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Parisi e Veltroni e Barbareschi

1 aprile 2007

Parisi: "I congressi si sono svolti in un clima di diffusa illegalità, sono stati solo lotte di potere". Vedete che a forza di picchiare, le crepe si aprono? Daniele Capezzone nella rassegna stampa di Radio radicale ha ricordato che il sassolino l'abbiamo fatto rotolare noi ed ora viene giù la valanga.

Veltroni: "Il Pd deve essere davvero democratico, magari con delle diversità al suo interno ma con dialettica, persone e cultura nuova". E anche questa, non è forse roba nostra? I Trecento non li hanno ancora ammazzati che già si sta formando l'esercito di Platea (andare a vedere il film tratto dal fumetto di Frank Miller sulle Termopili per comprendere il riferimento).

E abbiamo trovato anche il tempo (ore 12 in replica su la7) di far fare brutta figura a Luca Barbareschi che si è messo ad esaltare Mussolini e Franco. Perché forse non l'abbiamo detto abbastanza: anche via Youtube noi andiamo all'attacco contundente dei Fassino e dei Rutelli, che stanno sbagliando tutto perché vogliono un Pd che sia adattato alla mera esigenza di regalarsi altri dieci anni di vita politica, ma non dimentichiamo mai chi sono i nostri veri avversari.

I nostri avversari sono quelli che credono all'Uomo della Provvidenza, che hanno nostalgia di un passato che non dovrà tornare mai, che rimpiangono persino il fascismo, che non vedono l'ora di assegnare una delega in bianco a qualcuno, per sentirsi deresponsabilizzati e continuare le lamentazioni nei bar o in tv.
 
Noi sappiamo che questa democrazia non va, ma vogliamo un partito realmente democratico perché vogliamo dilatarla e dilatarne i confini. Per raggiungere questo obiettivo noi non deleghiamo la nostra responsabilità a nessuno.

E a chi rimpiange i tempi in cui questa responsabilità, che è il vero nome della libertà, veniva conculcata, gliene gridiamo quattro sul muso.

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