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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Capezzoniade

4 giugno 2007

Sarebbe bello se Daniele trovasse il tempo di rispondere al quesito posto da Lorenzo Casale, altro articolista del nostro blog ormai definitivamente plurifirme.

DANIELE E LA LAICITA'
di Lorenzo Casale* per www.marioadinolfi.it

Il futuro politico di Capezzone è ormai noto essere distinto da quello dei Radicali Italiani. Tuttavia Daniele, nel suo carteggio con un sempre più farneticante Pannella, rivendica una serie di iniziative del tutto in linea con i principi della “casa madre”: il provvedimento “7 giorni per un’impresa”, il sostegno alle liberalizzazioni, gli studi su un Dpef improntato a principi realmente liberali con il gruppo dei Volenterosi ed altro ancora.

Questo elenco tuttavia sembra confermare un’opinione ormai diffusa tra i suoi sostenitori nel derby interno con Pannella - e chi scrive è disposto a farsi trasferte su trasferte per seguire le partite di Daniele - ovvero l’assenza di iniziative indirizzate sull’altro tema caro ai Radicali e a tutti i veri liberali:  la laicità.

Delle mille e mille dichiarazioni che Daniele ripetutamente rilascia alle agenzie ben poche sono quelle su temi quali i Dico, l’eutanasia (caso Welby), le pressioni del Vaticano sulla trasmissione di Santoro o perché no, anche riguardo la moratoria sulla pena di morte.

A questo punto quindi, due domande sorgono spontanee.

La prima: quando Daniele cavalcava battaglie di laicità, lo faceva solamente perché obbligato in un ruolo istituzionale quale la segreteria nazionale dei radicali? E poi, a questo punto, quale sarebbe la differenza politica tra Capezzone e Tabacci, o perché no, Rutelli?



Lorenzo Casale è laureando in Giurisprudenza. Ha scritto per il mensile EcoRoma e ha collaborato con l'Inmi Spallanzani di Roma presso le Relazioni esterne. E' autore del blog atuttiquelliche.ilcannocchiale.it . Nel dicembre 2006, quale internauta e blogger, è stato indiicato dal Time come "Persona dell'anno".



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permalink | inviato da marioadinolfi il 4/6/2007 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (56) | Versione per la stampa

Napolitano non può dire: non c'entro

4 giugno 2007

L'esperimento continua, questo blog è sempre più plurifirme.

L'ARBITRO ZOPPO
di Pier Luigi Tolardo* per www.marioadinolfi.it

Chi non ha dimenticato l'episodio di Pertini e i controllori di volo? Eravamo in uno dei momenti più bui, frequenti e fonte, già allora, di interminabili dibattiti, negli anni '80, di massima sfiducia dei cittadini nella politica e, niente di nuovo sotto il sole, dei suoi costi. Allora i controllori di volo, anche per i voli civili, erano militari dell'Areonautica, impossibilitati  non solo a scioperare ma anche a protestare, criticare, un maresciallo ed un capitano facevano lo stesso lavoro ma il secondo era pagato molto più del primo solo per le stellette in più. Chiedevano da tempo di essere smilitarizzati, come già era avvenuto negli altri Paesi europei, ma la politica non ci sentiva e allora decisero di incrociare le braccia, decisione gravissima se assunta da militari, un reato da Codice Penale  Militare allora ancora non riformato. Prima che si aprisse un conflitto gravissimo tra politica e Forze Armate Pertini, forte del ruolo che gli dava la Costituzione, convocò premier e ministri, rappresentanti degli avieri e comandanti: i controllori furono smilitarizzati in quattro e quattro otto.

Si gridò anche, da più parti, ad un eccesso di interventismo del Presidente della Repubblica, oppure più moderatamente ad un ruolo di supplenza a cui la crisi delle istituzioni lo costringeva ma il prestigio di cui godeva Pertini, la consapevolezza che nessuno, tantomeno il suo partito di provienza guidato con polso di ferro da Craxi, lo poteva controllare, la popolarità incredibile in confronto all'impopolarità, altrettanto incredibile(ma poi scese ancora) di governo e politici fece sì che il coro generale fosse di lodi fin troppo sperticate per l'abitante del Quirinale che, per la prima volta, usciva, agli occhi degli italiani, da un ruolo puramente decorativo di mittente di telegrammi e inauguratore di fiere, per assumere un ruolo concreto e positivo.

Il ruolo del Presidente in materia era definito dalla Costituzione: "capo delle Forze Armate e presidente del Consiglio Supremo di Difesa", non sempre ben definito ma, comunque, abbastanza chiaramente perchè su un conflitto grave politica-militari il Presidente non avesse titolo per dare un contributo e dire la sua con un'autorevolezza di nessun altro.

E oggi? Napolitano preferirebbe un ruolo notarile come ha dimostrato nella gestione della prima crisi del governo Prodi in cui si è limitato a registrare le posizioni dei gruppi parlamentari anche se ha dichiarato in innumerevoli occasioni che vuole essere uno strumento ed un mezzo per favorire il dialogo tra maggioranza ed opposizione, per realizzare in Italia un bipolarismo meno muscolare, più maturo e rispettoso che non allontani la gente dalla politica. Non manca poi di intervenire, concretamente, cercando di rispettare il principio del dialogo su questioni molto concrete: la sicurezza del lavoro e gli infortuni, la necessità di ascoltare la Chiesa  ma anche di tutelare i diritti dei conviventi, perfino la "monnezza" che invade la sua Napoli, cercando di portare pace tra Bertolaso, i sindaci, la popolazione e Bassolino, compito non facile per nessuno.

Appare difficile comprendere perciò la sua richiesta di essere lasciato fuori dal "caso Guardia di Finanza" dove invece Berlusconi lo vuole tirare dentro. Non si comprende politicamente essendo il punto più alto di rapporti impossibili fra governo ed opposizione su una questione delicatissima come il governo della polizia tributaria italiana, dopo che sembrava ormai consolidata, anche nel nostro difficile bipolarismo, una prassi vrtuosa di decisioni e nomine bipartizan su cui si torna indietro.

Non si comprende dal punto di vista delle regole costituzionali: la Guardia di Finanza è un corpo armato, il suo Comandante Generale è sempre stato scelto, finora, fra i generali dell'esercito con il concerto del Ministro della Difesa e del suo Capo di Stato Maggiore, fa parte delle Forze Armate tanto è vero che i suoi uomini lavorano nel Sismi, come il famoso generale Pollari, l'ordinamento delle Forze Armate deve ispirarsi a principi democratici che prevedono i militari sottostare ai politici ma senza minacce, abusi, favoritismi e discriminazioni e il Presidente della Repubblica ne deve essere garante.

Oltretutto, se Speciale volesse potrebbe, come tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione, bidelli o semplici finanzieri che siano, ricorrere, al Capo dello Stato contro la sua rimozione: in questo caso Napolitano dovrebbe rispondere e verrebbe tirato in ballo in una misera questione burocratica mentre si è messo da parte in una questione politico-istituzionale.

La crisi di oggi della Seconda Repubblica appare perfino più grave di quella della Prima: allora un Presidente, un po' guascone e abbastanza anziano e fuori dai giochi per non essere schiavo dei partiti, poteva stendere la sua ombra di credibilità e proteggere così le istituzioni, oggi, invece anche l'Arbitro supremo appare debole e titubante.



* Pier Luigi Tolardo, 43 anni, è un redattore di Zeusnews.it, newsletter che si occupa di informatica e tlc, ma non ama scrivere solo di quello.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 4/6/2007 alle 0:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (124) | Versione per la stampa

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