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Silvia e Mario presentano la piccola Clara, al suo primo giorno di vita



Verità e bugie su Red Tv

27 agosto 2009

Di tanto in tanto riemerge sui giornali qualche polemica riguardante Red Tv, il posto dove lavoro con il ruolo di vicedirettore. Oggi il quotidiano Il Giornale dedica una mezza pagina alla questione, scrivendo qualche verità e qualche bugia. La novità è la nomina a direttore responsabile di Francesco Cundari al posto di Claudio Caprara, mandato a fare il direttore di rete, cioè da noi poca cosa. Mi dispiace per Claudio, che secondo me ha ben lavorato, ma sa che questi sono gli incerti del mestiere. Mi congratulo con Ciccio, a cui assicuro leale collaborazione se la vorrà. La sua nomina sarà operativa il 1 settembre. Attorno a questa novità gioca l'articolo scritto da Vittorio Macioce, con qualcosa da confutare e qualcosa da confermare, tutto in una botta sola visto che sono in molti a chiedere quel che penso.

1. Non è vero che Red Tv sia la televisione di Massimo D'Alema. Red Tv è la televisione fondata da un gruppo di imprenditori sotto il marchio Nessuno Tv. La Nessuno Tv spa l'anno scorso ha stretto un'alleanza operativa con la Fondazione Italianieuropei, che esprime due consiglieri d'amministrazione di minoranza. La Fondazione ha proposto di rendere più evidente la linea editoriale e il cda ha deliberato all'unanimità nominando Francesco Cundari direttore responsabile della testata giornalistica al posto di Claudio Caprara.

2. Non è vero che la decisione di "commissariare" Claudio Caprara è stata presa nella notte. La delibera è del 22 giugno.

3. E' vero che Francesco Cundari è un amico strettissimo di Matteo Orfini, consigliere d'amministrazione in quota D'Alema. Anche io mi considero amico di Orfini, ma non a sufficienza, mannaggia. Non è vero che Ciccio ha ventinove anni. Ne ha trentuno. Comunque, ne fanno di strada i blogger del Cannocchiale.

4. E' vero che il presidente del cda è Luciano Consoli, che deve provare a tenere insieme capre e cavoli, mestiere ingrato. Ma ha fatto l'editore di Montanelli, se la saprà cavare.

5. E' vero che la redazione ha chiesto lumi alla direzione, Claudio Caprara ha risposto direttamente per iscritto a una persona della redazione che lei era stata informata da mesi. Altri no, io lo sapevo da qualche settimana.

6. Non è vero (spero) che quello in atto sia un tentativo di normalizzazione di Red Tv, credo che se fosse questo bisognerebbe far fuori mezza redazione, visto che se aprissimo un seggio per le primarie da noi sono certo che Bersani non le vincerebbe.

Resta il fatto che sarebbe stato più opportuno fare tutto nella chiarezza, mentre qualche postcomunista da noi coltiva il vizio della doppiezza un po' ambigua e questo non fa bene a nessuno. la trasparenza di solito è un'arma vincente. Una decisione presa il 22 giugno poteva essere comunicata il 22 giugno e non a meno di due mesi dalle primarie, alimentando certamente in qualcuno il sospetto di un'operazione compiuta per fini congressuali. Mi dispiace anche che la selezione del direttore sia avvenuta per la più classica delle vie berlusconian-italiane, cioè scegliendo il giornalista amicalmente più prossimo che infila un "francamente" ogni tre parole e chiude una frase su due con "diciamo". Però va detto che in Italia è sempre così, Red Tv non fa eccezione e il Cundari giornalista (non quello membro della Dalemjugend) è un collega di valore, dovrà imparare qualcosina di tv, ma non è il pupazzo descritto dal Giornale. Andrà giudicato sui fatti.

Potrà soprattutto far conto su una redazione vivace, che ha tirato avanti per anni con pochi soldi e molto entusiasmo e non è mai stata normalizzabile.

Una valutazione la voglio fare anche sul piano politico: mi auguro davvero che non si voglia fare di Red Tv la televisione da usare nel congresso del partito come un maglio. Ho avuto assicurazioni dagli editori in questo senso e voglio fidarmi. A Red Tv proveremo a fare quel che nel centrosinistra italiano non riesce mai: far convivere positivamente anime diverse, talenti diversi, idee e modi di porsi talvolta anche significativamente diversi. Tutto il contrario, sia detto per inciso, del modello dalemiano di partito-bocciofila in cui "è la bocciofila a decidere se si tira a punto o a bocciare" (citazione da Bersani intervistato da Zoro). Io vedo una differenza tra il dalemismo editoriale e culturale, aperto alla dimensione plurale e dialettica, e il dalemismo politico-partitico.

Se la differenza dovesse dimostrarsi un'illusione ottica a Red Tv, se veramente avesse ragione Il Giornale e finissimo "normalizzati", non dovrebbero neanche affaticarsi a cacciarmi. Saprei trarne le conseguenze.


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permalink | inviato da marioadinolfi il 27/8/2009 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa

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