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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Un proposta per la Margherita: congressi aperti

18 ottobre 2006

Ieri sono arrivate molte telefonate, anche dai vertici della Margherita. Io continuo a proporre la mia domanda, l'ho ripetuta anche su Europa oggi: chi ha pagato le tessere? Gli iscritti o soggetti terzi? E se sono stati soggetti terzi, perché lo hanno fatto? La risposta che leggo oggi sui giornali e che mi è stata anticipata da qualche colloquio telefonico è risibile: ci sono 440 casi di tessere anomale su 450.000 iscritti. Vabbè. Ho chiesto i commissariamenti, ma m'è stato risposto picche per bocca del coordinatore nazionale, Antonello Soro.

Io faccio un'altra proposta di natura politica, prima di rivolgermi a sedi di altra natura per verificare chi e come ha pagato la stragrande maggioranza delle tessere margheritine. Facciamo i congressi, ma facciamoli aperti. Applichiamo subito quei meccanismi di democrazia diretta per i quali da tanti anni ci stiamo battendo. Cosa vuol dire "congressi aperti"? Semplice. Il giorno in cui è convocato il congresso locale, si va, si firma l'adesione al partito e chi c'è vota. Decide l'assemblea, decide l'agorà e quegli elenchi con le tessere fasulle e pagate da altri li stracciamo. Conta chi si presenta al voto e aderisce alla Margherita lì, in sede congressuale locale, facendo saltare il tavolino delle tessere di carta straccia e carta moneta.

Che ne dite, la richiesta è così folle? Vediamo che risposta otteniamo e dalla risposta capiremo molto.

SUL TESSERAMENTO DELLA MARGHERITA, DA BLOGGER A BLOGGER
di Mario Adinolfi per
Europa

Certezze e sicumera
L’intreccio tra i blog e le pagine di Europa si fa sempre più fecondo. A me, ad esempio, è capitato di riuscire a leggere ieri l’articolo di Roberto Giachetti sul tesseramento della Margherita prima sul suo blog (www.robertogiachetti.com) e solo poi sul quotidiano cartaceo.  Il coordinatore romano del partito di Francesco Rutelli, come sanno quei pochi appassionati alle vicende interne al palazzo, ha ribadito la sua posizione: sul tesseramento di Roma forse ci sono stati errori materiali, c’è un problema complessivo della forma partito, il partito democratico curerà i mali. E’ ovviamente una sintesi, forse piuttosto brutale, ma chi è interessato va sul blog di Roberto e si legge il lunghissimo (e interessante) articolo integrale. E sempre sul suo blog ha aggiunto, in risposta a qualche osservazione polemica: “Non ho le certezze di molti che con grande sicumera sostengono che 50 mila persone sono un esercito di fessi in mano a pochi generali”. Poiché le certezze sono le mie e la sicumera pure, a Roberto ho risposto via blog. Credo che il dibattito che ne è scaturito possa interessare tutta la comunità della Margherita che ne segue le vicende attraverso Europa. E dunque qualche accenno del confronto ritengo sia utile offrirlo qui.

Chi paga e perché?
Roberto è persona seria e onesta, dunque gli offro il beneficio della buona fede. Ma, fossi in lui, abbandonerei immediatamente questa tattica del catenaccio. Il nodo della questione non è negli errori materiali, il nodo della questione non è la privacy dei cittadini e gli elenchi presi chissà dove, il nodo della questione non è neanche nei numeri folli che vedono la Margherita di Roma avere undici volte gli iscritti dei Ds mentre i voti raccolti alle elezioni crollano, il nodo è a monte: chi paga queste decine di migliaia di tessere? Le pagano i singoli iscritti? Roberto lo dichiarerebbe tranquillamente? O, se le pagano soggetti terzi, cos'hanno in cambio? Perché questi soggetti spenderebbero centinaia di migliaia di euro per portare a questi livelli folli il numero degli iscritti? L'interrogativo secco è: chi paga e perché? La risposta migliore me la offre un capogruppo comunale margheritino, Enzo Del Vecchio (www.enzodelvecchio.ilcannocchiale.it): “Chi paga e perché? Mario, da quanto in qua ti interessa scoprire l'acqua calda? Ti risponderebbero tutti come hanno risposto gli imprenditori e le grandi società alla puntata di Report sul finanziamento ai partiti: diamo soldi per il buon funzionamento della democrazia. Ma a te non basta vero?”. No, non mi basta.

Un sistema malato
Le forme dell’organizzazione partitica tradizionale sono malate, la parte dell’articolo di Giachetti che riguardava questo elemento è pienamente condivisibile. Ma la differenza è nelle risposte che si danno. Sul blog mi arrivano decine di segnalazioni: controllate il rapporto tra il numero (crescente) degli iscritti e il numero (decrescente) dei voti alla Margherita in Campania, Puglia, Abruzzo oltre che a Roma. Ma anche dal Nord arrivano dati allarmanti. Dalla Liguria sul blog mi scrivono che a Genova le tessere due anni fa erano 3616, oggi sarebbero 7.279. A La Spezia erano 752, oggi sarebbero 2.808. I voti alla Margherita? In calo. Ce lo vogliamo dire o no che qualcosa davvero non va? Che nei meccanismi aggregativi del consenso si sta annidando un serpente velenoso, che mette a rischio l’intero concetto di democrazia, dopo aver reso sostanzialmente inesistente la democrazia interna ai partiti? Su questo è possibile compiere una riflessione? Oppure si va ai congressi come se niente fosse, convocando l’organo preposto al tesseramento e facendogli dire: “Va tutto bene, madama la Marchesa”?

L’alternativa possibile: la democrazia diretta
Chiunque frequenti i blog, anche Giachetti che ne ha appena aperto uno, sperimenta il modello alternativo di una democrazia aperta e diretta. Roberto posta il suo articolo, raccoglie consensi e dissensi, offre risposte. Dalla forza di quel possibile dialogo senza barriere di protezione emerge una potenziale nuova vita per i partiti. La Margherita è un bel pezzo avanti: Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Gianni Vernetti, Dario Franceschini, Enrico Letta e tanti altri hanno già sperimentato la valenza del confronto democratico diretto via web. Le energie che lì ci sono vanno canalizzate in un modello partito e in un progetto di democrazia innovativo, sarà quello del partito democratico: la Margherita può sperimentarlo per prima. Rutelli dovrebbe guardare all’elenco dei tesserati fasulli e poi gettare un occhio su una pagina che di questo argomento si è occupata: centinaia e centinaia di commenti, spesso contrastanti, ma sempre tendenti all’interesse di una comunità che deve sapersi radicalmente rinnovare. Con le tessere fasulle e pagate da altri, muoiono i partiti e muore, di conseguenza, la democrazia. Un’alternativa è possibile. E’ la vecchia, cara storia di mandare l’immaginazione al potere. Peggio di così non farà.




permalink | inviato da il 18/10/2006 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (86) | Versione per la stampa

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