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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Bloggare è di sinistra

17 gennaio 2006

LUTTAZZI CHIUDE, LA DESTRA NON APRE
di Mario Adinolfi per Europa

Cartina di tornasole
Tutto mi è diventato chiaro. L'ideuzza albergava in me da tempo, lo ammetto. Ci rimuginavo sopra da anni, da quando quel profeta che va sotto il nome di Howard Dean quasi si arrampicava fino alla presidenza degli Stati Uniti, partendo da una campagna la cui spina dorsale era costituita dai blogger. Insomma, lasciatemi semplificare: il blog è di sinistra, può essere solo di sinistra, è della sinistra che in prospettiva vince, mette paura a destra. Di più: il blog è il simbolo della nuova sinistra, quella laburista e non postcomunista, quella democratica e non di nomenklatura, quella moderna e non filocastrista, quella attenta ai diritti e mai giustizialista. Io mi fido di chi blogga. Molto meno di chi chiude i blog. Per niente di chi i blog non si sogna proprio di aprirli. Bloggare è una cartina di tornasole: chi blogga bene, governerebbe bene. Perché governerebbe democraticamente ed è naturalmente portato all'ascolto, anche delle opinioni più insulse. E' allenato agli esercizi di libertà, di tutti, non solo dei propri. Ci sono i blogger che filtrano i commenti, che utilizzano le blacklist (espulsioni dai commenti per gli sgraditi), che addirittura non consentono di commentare: diffidate di costoro, sono preda della
sindrome berlusconiana io-non-sbaglio-mai. Poi ci sono quelli che non interagiscono: lasciano commentare, ma non dialogano. Attenti anche a loro, sono i marchesi del Grillo (nomen omen) del blogging. Ma attenti, più di tutti, a chi i blog li apre e poi li chiude. Hanno timore della libertà altrui.

Luttazzi, perché?
Per esempio, Daniele Luttazzi. Apre il suo blog (http://news.danieleluttazzi.it). E' un grande successo, da decine di migliaia di accessi al giorno. Ma un blog è anche questo: che chiunque può commentare quello che tu scrivi. E la cosa a Daniele non piace. Così si mette a filtrare i commenti. Poi pubblica delle regole, la cui divertente sintesi è in questa frase: "Non si deve abusare della libertà". Il che, detto da uno che ha mangiato cacca e annusato mutande appena tolte in televisione, suona almeno paradossale. Ma non è il peggio. Il peggio arriva il 12 gennaio quando Luttazzi comunica ai suoi web-lettori che bisogna "rompere le righe". Daniele chiude il
blog, ne apre uno "slow", cioè un sito vetrina non interattivo. Perché? Lo spiega in maniera confusa, ma anche qui c'è una frase rivelatrice: "Ho notato che un blog tende ad assecondare le derive populistiche". Traduzione: sui blog il popolo parla. Non è come un teatro, dove tu stai sotto le luci del palcoscenico, la gente è nel buio, ti applaude e ti paga pure. No, sui blog veri (quelli senza filtri) ognuno si prende il diritto di uscire dalla platea plaudente e si mette sotto le luci insieme a te. Capisco che a chi non è abituato all'idea che la libertà è soprattutto la libertà altrui, questo concetto possa apparire terrorizzante.

Non è l'unico
Luttazzi ha quindi chiuso il blog, come fece (lo ricordate?) Ivan Scalfarotto dopo essersi autoproclamato "candidato di Internet". Anche a lui non piacevano le critiche che subiva via web, dunque ha riaperto (www.ivanscalfarotto.info) solo dopo aver appreso da Luca Sofri (www.wittgenstein.it) la lezione del blogging senza commenti. Cioè del sito vetrina delle proprie opinioni. Che è il modello, guarda caso, che piace alla destra. Mentre alcuni governanti di centrosinistra hanno accettato la sfida del blogging libero e aperto (tra i primi, Sergio Cofferati e Antonio Bassolino) il comune denominatore della destra sul web è il sito vetrina, con l'impossibilità di inviare commenti. Ci si può solo iscrivere a mailing list e ricevere la propaganda del singolo candidato o del partito.

La destra non dialoga
Gli esempi più lampanti sono quelli dei ministri candidati a sindaco di Roma. Mario Baccini (www.baccinisindaco.it) non offre alcun elemento di interattività, ma offre solo una email dove proporsi per fondare un indispensabile comitato "per Baccini sindaco". Gianni Alemanno (www.alemannosindaco.it) ci informa di aver sottoscritto un decisivo documento comune con Antoniozzi e Cutrufo, ma col cavolo che ci offre uno spazio dove dire la nostra opinione. Ma l'apoteosi dei siti vetrina si raggiunge dalle parti di Forza Italia con i vari Motore Azzurro (www.motoreazzurro.it), Meno Tasse per Tutti (www.menotassepertutti.it) e Ragion Politica (www.ragionpolitica.it) dove bisogna sorbirsi la ripubblicazione degli editoriali di Gianni Baget Bozzo. Puri siti vetrina, mera propaganda, incapace peraltro di smuovere anche un solo voto. La lezione di Internet non è stata colta. I blog sono luoghi dove si muovono consensi fluidi, che però possono essere attratti solo da chi accetta la sfida della libertà. Certo, ci si becca gli insulti, perché se apri un microfono poi chiunque può sputarci dentro la sua parolaccia. Ma anche quella è una richiesta di dialogo. Chi lo offrirà, vincerà. Per gli altri, per coloro che si mettono in vetrina e amano solo la libertà propria, c'è una certezza: il web non è roba per loro. Ma, in un futuro non remoto, chi starà fuori dal web starà fuori dalla democrazia.



permalink | inviato da il 17/1/2006 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (70) | Versione per la stampa

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