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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Grillo, Santoro, Bordin: chi non s'omologa è perduto?

14 aprile 2009

Diciamolo subito, è ovvio, sono tre casi diversi: Beppe Grillo che va su la7 dopo anni di esilio televisivo e viene aggredito come il peggiore dei malfattori dopo l'intervento dalla politica tutta, per una volta unanime, con in più una spada di Damocle che ora pare pendere sul direttore de la7, il bravo Lillo Tombolini; Michele Santoro che fa una trasmissione controcorrente sul tema del terremoto in Abruzzo e delle lacune della Protezione civile, beccandosi inchiesta interna e strali da destra e sinistra, Pd compreso; Massimo Bordin che prova ad avanzare un sospiro di critica a Marco Pannella sul tema del digiuno, durante la conversazione settimanale su Radio radicale e questa improvvisamente, con tutta probabilità, diventa l'ultima.

Radio, televisione, carta stampata: i media tradizionali sono diventati luogo dove solo chi si omologa resiste? Un pensiero unico, sintetizzabile nel classicissimo "legare l'asino dove vuole il padrone", si è impadronito di tutti i mezzi di comunicazione, con la sola eccezione della rete che non a caso (e ne abbiamo scritto anche ieri su Europa) mai come ora vive un'offensiva di provvedimenti legislativi che vorrebbero limitarne utilizzo e immissione di contenuti.

Ne deriva una sorta di "superiorità" in termini di affidabilità delle informazioni reperibili del web rispetto ai media tradizionali? Comincio a pensare che sì, andare direttamente alla fonte di ciò che accade aiuti a formare il giudizio molto più che seguire le interpretazioni dei professionisti della comunicazione che non sanno più tollerare alcuna voce dissonante. Bisogna dare uno sguardo, in particolare, alla qualità dell'informazione Mediaset ormai incredibilmente appiattita sulla mera cronaca, stando alla larga dall'approfondimento politico.

Il nuovo Matrix senza Enrico Mentana, pur nella tecnicamente ottima conduzione di Alessio Vinci, ha perso ogni capacità di essere luogo di emersione di confronti dissonanti che possano spiacere, anche lì, al padrone dell'asino. Il fatto che tutto questo avvenga (esecrazione per Grillo, messa in mora per Tombolini, insinuazioni contro Bordin, inchieste anti-Santoro, cacciata di Mentana...e sono solo i casi più eclatanti) senza che sostanzialmente scatti alcuna forma di mobilitazione e di solidarietà almeno di un mondo della comunicazione che dovrebbe essere estremamente preoccupato da questa costrizione all'omologazione, agita e non poco il libero confronto sui blog, sui social network, in rete. E' troppo poco? Sì, forse è troppo poco: ma il web è diventato una casamatta della libertà di informare, teniamocela stretta e sviluppiamola con attenzione. Una volta, dopo gli editti di Sofia contro Santoro, Luttazzi e Biagi, almeno si indignavano le menti libere. Ora molte di esse hanno scelto di sopravvivere senza dare più fastidio, cessando di essere libere e di battersi per la tutela anche di opinioni che possono essere non condivise o persino inaccettabili. Questo esercizio di libertà si pratica solo in rete, dove un tg4 sarebbe semplicemente inimmaginabile. Vediamo di far crescere in qualità questo spazio prezioso.

A chi sta antipatica Carlà

29 gennaio 2009

Oggi a Red abbiamo provocato un mezzo caso diplomatico, con il viceministro degli Esteri che ha ammesso sbuffando che Carla Bruni gli sta antipatica. Che poi non si capisce perché contro Lula sul caso Battisti il governo stia facendo 'sto popò di casino, mentre sullo stesso caso contro la Francia non fece niente.

Detto questo, mi dissocio dall'esecutivo Berlusconi, a me Carlà sta simpaticissima. E, quando canta, resta the most exciting woman in the world. Scusate se è poco.




permalink | inviato da marioadinolfi il 29/1/2009 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (80) | Versione per la stampa

Inauguration days (a me la tv piace faziosa)

19 gennaio 2009

Siamo arrivati, nella Capitale dell'Impero arriva il presidente che cambierà il mondo e forse l'ha già cambiato.



Il giorno dopo, sempre da quelle parti, altra grande inaugurazione: parte la quinta stagione di Lost, il Guerra e Pace dei nostri tempi, anzi l'Odissea, come è ovvio. Quanto di più bello abbia mai proposto la television.




Lost è qualcosa che la televisione italiana non solo non produrrebbe mai per mancanza di risorse, ma non immaginerebbe mai per mancanza di senso del racconto. Noi ci teniamo la tv al cloroformio, la politica al cloroformio e cloroformio anche in altri territori. Per fortuna ci sono le tramissioni faziose, quelle mi piacciono, anche se viene maltrattata una persona che stimo.



Detto per inciso (e per quel poco che conta) anche io al posto di Lucia mi sarei alzato per l'insulto ricevuto, ma prima di andare via mettevo le mani addosso a chi s'era permesso di darmi del prezzolato. Detto questo, Santoro ha fatto una trasmissione necessaria, perché il mutismo dell'informazione televisiva italiana sulla tragedia vissuta dal popolo palestinese era oltraggioso.

E ora, vai con Obama. Che il nostro tempo sia il suo e che tutto cambi, ce n'è bisogno.



permalink | inviato da marioadinolfi il 19/1/2009 alle 11:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (121) | Versione per la stampa

Contro le élites

15 ottobre 2008

YOUDEM, ALDO GRASSO E LA TV MORTA SENZA WEB
di Mario Adinolfi per Europa

Due premesse
Devo necessariamente premettere, per prima cosa, che io lavoro per la "concorrenza". Youdem la guardo anche perché faccio il vicedirettore a Nessuno Tv e l'esordio dei "cugini" (da noi diciamo "i laziali") non può non incuriosirmi. A me è sembrato un ottimo esordio, in linea con quanto promesso da Veltroni alla presentazione e con le idee di fondo, che conosco bene, di Bruno Pellegrini che la realizza insieme a Luciano Vanni e Andrea Soldani. Una televisione di flusso, basata sugli user generated contents, cioè sui contenuti generati dagli utenti democratici. Il modello è la Current Tv di Al Gore, che non è solo una grande idea di comunicazione innovativa, ma anche un business di proporzioni potenzialmente colossali. A me Youdem piace, ad Aldo Grasso no che l'ha stroncata con un intervento in voce sul sito del Corriere della Sera. Qui, la seconda premessa doverosa: Aldo Grasso ha un pregiudizio colossale verso la rete e i blogger, ne ho fatto le spese personalmente beccandomi stroncature a ogni passo e la cosa ha costruito una forte reciproca antipatia. Però, come io ho riflettuto su alcune cose scritte da Grasso nei miei confronti, traendone beneficio, spero che lui possa provare a riflettere su qualche idea che gli regalo qui. Le antipatie personali resteranno intatte, ma forse qualcosa si smuoverà anche nel pensiero tetragono di colui che si considera il papa della critica (televisiva e non solo).

Il mondo analogico delle élites novecentesche
Aldo Grasso rappresenta il mondo analogico delle élites novecentesche, di quelli che pensano che il percorso di ogni idea sia: un gruppo di eletti (per censo e casta) pensa, attraverso i mezzi di comunicazione l'idea viene elaborata, dibattuta, trasmessa al popolo. Ogni allargamento eccessivo della base di coloro che pensano e trasmettono, è deleterio. Toglie potere alle élites e dunque va combattuto. Nella critica contro Youdem trasmessa ieri attraverso il sito del Corriere, Grasso diceva testualmente: "Ben vengano le televisioni. A noi quando hanno chiuso la Tv delle Libertà della Brambilla, francamente ci è dispiaciuto". Passi l'errore di grammatica ("a me mi" non si dice, lo insegnano da piccoli, ma qui non si è pedanti). Il divertente è l'uso del "pluralis maiestatis". Grasso, voi che siete dispiaciuti per la Brambilla, chi siete? E, ormai, quanti siete?

L'abbattimento delle barriere
La rete abbatte la barriere: toglie potere alle élites, redistribuendolo. Youtube, i social network, i blog non sono solo luoghi per giovani perditempo, come prova a dire Grasso da anni. Sono un nuovo modello rivoluzionario di distribuzione dei contenuti, che quasi azzera anche i costi di produzione e potenzialmente apre praterie alle idee di chiunque. Sì, di chiunque. Ed è nell'indeterminatezza di questo "chiunque" che risiede la forza rivoluzionaria del modello. Ad oggi del tutto potenziale, d'accordo, siamo agli albori: le idee sono ancora poche e raffazzonate. Ma si raffineranno. Noi siamo piccoli. Ma cresceremo. E allora virgola, ce la vedremo.

Basta con le cricche
La potenzialità più affascinante è la fine della logica delle cricche, che in Italia raggiunge il suo apice. Grasso ha usato la settimana scorsa una paginata del Magazine del Corriere della Sera per una ripicca in linguaggio cifrato contro Giovanna Salza, direttore della comunicazione di Air One, per una questione di mancato accesso alla sala vip. Ma è mai possibile che in questo paese il giornalismo delle élites si sia ridotto ormai a pura guerra tra clan? No, non è possibile. Qualcosa di nuovo è alle porte e la rete lo sta rendendo possibile: è la rivoluzione dei contenuti generati dagli utenti (per inciso, domani alla Casa del Cinema di Roma alle 20 ne discuteremo con Luca Sofri e anche con il direttore di Corriere.it in un evento organizzato da Current Tv e Warner Bros). Per ora, è una questione di quantità: le élites si restringono e si arroccano, la marea della rete conta miliardi di individui pensanti. Occorre lavorare sulla qualità e la rivoluzione sarà compiuta. E anche per la tv, come per ogni forma di comunicazione top-down, sarà la morte, se non sposerà la logica reticolare del web.




permalink | inviato da marioadinolfi il 15/10/2008 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (127) | Versione per la stampa

Che dite, vado al reality di Mediaset?

31 agosto 2008

Il giornale per cui scrivo quotidianamente da anni una rubrica che forse qualcuno di voi segue, ha accettato di pubblicare in prima questo mio appello al dibattito attorno all'idea che io partecipi alla prossima edizione de La Talpa, reality show in onda su Italia 1 dal prossimo 9 ottobre. I quesiti sono validi anche per voi, democratici o no che siate, perché in fondo fondo noi narcisisti morettiani "de sinistra" stiamo sempre lì a chiedere: Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Ora a voi la parola e provate a non fare solo casino.

CHE DITE, VADO AL REALITY?
di Mario Adinolfi per Europa

Cari lettori, ferie concluse? Andato tutto bene? Divertiti? Sì, grazie, divertito anche io. Adesso che siete freschi e riposati, aiutatemi a prendere una decisione. È una decisione importante, ne va del rapporto con voi che mi leggete tutti i giorni, di quel poco di stima che magari mi regalate.
Insomma, facciamola breve: mi hanno proposto di partecipare a un reality show che partirà in autunno su Mediaset.

Vado o non vado? Ditemelo, alla maniera che conoscete: email, commenti sul blog, lettere a Europa. Gli autori di questo reality hanno puntato gli occhi su di me, ragazzone oversize con il gusto per la polemica e per il gioco, capace forse di qualche pensierino fuori schema. Premessa d’obbligo: li ringrazio per la loro attenzione e per la professionalità con cui mi hanno condotto all’interno di un mondo che non conoscevo, lasciandomi una sensazione di riposante leggerezza. Io alla proposta ho reagito istintivamente chiudendomi a riccio, dicendo un bel no rotondo alla fine della prima fase della trattativa, finendo invece ammorbidito da un loro corteggiamento serrato.

Questione di soldi? Sì, l’offerta economica è buona: niente di trascendentale, non cambia la vita, ma è buona. Ora ci sarebbe da andare a firmare il contratto, tornano tutti dalle vacanze e mica si può star lì a cincischiare, a ottobre bisogna andare in Sud Africa e a Mediaset vogliono chiudere tutte le carte e partire con la fase di pre-produzione. E prima di andare negli uffici della casa madre del “nemico” vorrei sapere che ne pensate voi, perché io un’idea me la sono fatta, ma ho questo gusto maledetto per il confronto con tutti e allora torno alla domanda: voi, cari (e)lettori democratici, andreste mai a un reality show prodotto da Mediaset? Io sono orientato verso il sì perché mi sono rotto le scatole di pensare che il nostro dialogo con i cittadini si limiti al dibattito attorno all’arguzia dei calembour di Michele Serra, a quanto sarà fico il nuovo programma di Serena Dandini, a quando Nanni Moretti finirà di scrivere il prossimo film. Io sono orientato verso il sì perché mi spunta il gusto di fare qualcosa che la stragrande maggioranza del popolo di centrosinistra considererà un tradimento, mentre secondo me “traditore” è spesso l’epiteto con cui i pavidi etichettano il semplice desiderio di esplorazione di un territorio nuovo. Io sarei orientato per il sì perché le sfide mi tentano sempre, quelle controverse e che espongono al rischio oggettivo di irritare i benpensanti, ancora di più.

Io sarei orientato per il sì perché mi pagano bene ma, vi giuro, non è il principale dei motivi.
Vorrei conoscere l’opinione dei lettori e non siate banali, che io provo a non esserlo mai e in questo tempo in cui dobbiamo inventarci un modo nuovo per esistere da Democratici nella società, la puzza sotto al naso proprio non possiamo permettercela. Ma forse sbaglio e se mi spiegate bene il perché vi assicuro che mi metterò lì a pensare alle vostre parole. Voi, intanto, riflettete un po’ anche sulle mie, magari non avete molto di meglio da fare.



permalink | inviato da marioadinolfi il 31/8/2008 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (298) | Versione per la stampa

Gli insopportabili

17 agosto 2008

L'intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Michele Serra mi ha ricordato perché la sinistra non vince più e non vincerà nei prossimi venti anni. Perché dice senza ridere che Carlin Petrini, quello dello slow food, è "uno dei pochi leader mondiali che abbiamo in questo paese" e a riprova porta il fatto che "frequenta Carlo d'Inghilterra". Perché la colpa di tutto è sempre del Vaticano, nuovo sfogatoio per la frustrazione radical-chic, dunque il Pd non va votato perché "c'è una spina che non si può inghiottire: la Binetti". Perché questi insopportabili maitre-à-penser ci rifilano sempre le loro belle serate atticiste: "Ogni tanto mi chiedo se non sto frequentando troppi giornalisti, professori, urbanisti, architetti, scrittori". Colpo finale, finto egualitarista, ancora più insopportabile: "Avrei bisogno di frequentare idraulici".

Non abbiamo proprio capito, noi democratici, che il problema non è frequentare idraulici o candidare singoli operai, ma esserlo davvero?

Tornare ad essere figli del popolo, mescolati ad esso, senza spocchia o senso di superiorità e anzi, con un pizzico di vergogna per essere arrivati fin qui senza mai lavorare sul serio. La nostra sconfitta ha questa radice: Veltroni e D'Alema non hanno neanche la laurea, eppure mai un giorno di lavoro vero, tonnellate di chiacchiere in Fgci e poi tutti dietro da più di trent'anni a battere loro le mani. E Serra a dire che Veltroni è tanto bravo, D'Alema tanto intelligente (Bertinotti no perché frequenta i salotti e lì c'è il capolavoro dell'intellettuale organico), così il coro è sempre alimentato e parte un altro giro di giostra.

Dovremmo smontargliela davvero.



permalink | inviato da marioadinolfi il 17/8/2008 alle 13:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (57) | Versione per la stampa

Hanno una televisione?

31 luglio 2008

Nei commenti al mio post precedente un lettore mi ha gentilmente riferito d'aver trovato il mio nome in un articolo di Repubblica e in uno del Magazine del Corriere della Sera, per due motivi differenti. La cosa ha vinto la mia inenarrabile pigrizia da vigilia agostana e mi ha spinto fino all'edicola, per vedere di cosa si trattava. Del Magazine discuteremo in altra sede, che anche su quelle parole qualcosa da dire ce l'ho. Prendiamo prima di petto la questione posta da Repubblica.

Ora, qualcuno di voi sa che tra le tante cose combinate in questi anni, c'è anche il ruolo di vicedirettore di quell'esperienza televisiva particolare denominata Nessuno Tv. Lo sa Repubblica e lo scrive e scrive anche che Nessuno Tv sta per diventare Red Tv, cioè la televisione di D'Alema e ci snocciola in mezza pagina tutto il futuro palinsesto. Ora, si dà il caso che da quaranta mesi io metta la faccia più o meno tutti i santi giorni davanti a quelle telecamere e insieme a me ci mettano faccia, intelligenza, fatica e qualche goccia di sudore una quarantina tra ragazze e ragazzi che fanno di tutto per tenere in piedi la baracca e produrre decine di ore di televisione a settimana, guadagnando quattro spiccioli.

Ora, io ritengo che far sapere a queste persone e anche far sapere a me che la televisione a cui abbiamo lavorato con tanto impegno per anni sta per diventare la tv personale di un oligarca, che ci cambia il nome e ci manda il suo segretario a comunicare a mezzo Repubblica (e un mese fa lo stesso segretario, che non sta nella pelle, aveva abbozzato il racconto a mezzo Espresso) come sarà il nostro palinsesto da qui a un mese, sia una mancanza di tatto e anche una mancanza di intelligenza (di intelligenza politica e di intelligenza tout court).

Ho letto che il nostro direttore dalemiano ha smentito. Se magari la prossima volta, prima di smentire, evita di dare i virgolettati a un bravo giornalista come Goffredo De Marchis che sa fare benino il suo mestiere, ci evitiamo tutti una brutta figura.



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Famiglia precaria

28 luglio 2008

 

E così si impara, il Cav, a far approvare quello schifo di norma sui precari (roba da scendere in piazza con il pugno ben serrato e invece qui ci si beve tutto senza fiatare, lo dico anche al mio partito che doveva svegliarsi in commissione, non strillare a cose fatte, che ce l'abbiamo a fare un governo ombra?).

Adesso si tiene la famiglia precaria, tutti incazzati a doversene andare in giro con lui a Portofino, manco un sorriso dei fidi Piersilvio e Marina, per non parlare di Veronica che pare in deciso declino, peraltro incazzata come una vipera pronta a mordere.
 
Consolamose così.





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No

25 luglio 2008

Oggi ho detto ufficialmente di no a un invito a partecipare a un reality show su Mediaset a settembre. La proposta era molto ben pagata e ringrazio comunque chi ha pensato a me: la sfida mi ha inizialmente incuriosito, poi le opinioni di chi mi vuole bene hanno avuto la meglio.

Dire no, comunque, è sempre un modo di liberarsi. Ho tentennato a lungo e nel tentennamento vedo l'affacciarsi di un qualche segno di invecchiamento.



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Vai, Sabina

9 luglio 2008

E ora fatemi parlare da mero uomo di comunicazione, che lo so anch'io che le sue parole sul papa erano intollerabili, che la tirata sulla Carfagna aveva germi di maschilismo e che con manifestazioni come quella di ieri le elezioni le rivinceremo tra duecento anni.

Però.

Dal punto di vista semplicemente comunicativo, l'intervento di Sabina Guzzanti ieri è stato fe-no-me-na-le. E tra l'oscenità di una politica senza ritegno, che vara leggi incredibili e non sa più dare significato alla parola "democrazia", e l'oscenità delle parole di questa showgirl un po' sciroccata ma coraggiosissima (che non so quanto le costerà di querele e blacklist-televisiva-eterna questo giro sul palco di piazza Navona), io so con chi stare.

Vai, Sabina.



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L'ultima sigla

14 giugno 2008



Questa è la sigla di Streetcam, ultima mia fatica televisiva che andrà in onda con una seconda puntata sperimentale martedì prossimo. La pubblico perché è il solito lavoro di gruppo, dove per altro sono citate persone belle e di grande qualità che creano un piccolo prodotto che prova di nuovo a calcare strade non battute.

E' l'ultima sigla, l'ultimo segno di un anno vissuto pericolosamente: dal 18 luglio 2007, data di annuncio della candidatura alle primarie, a oggi.

E' accaduto di tutto e io adesso ho tanta voglia di riposare. Il 25 giugno parto per gli Stati Uniti e vediamo cos'altro ci riserva il destino. Intanto grazie a tutti coloro, e sono veramente tanti, che hanno percorso con me almeno un pezzo di strada in quest'anno comunque meraviglioso.

Ogni incontro è stato prezioso.



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Streetcam e l'Italia che affonda

10 giugno 2008

Oggi parte un nuovo capitolo del mio lavoro televisivo, con un numero zero in onda, in diretta su Nessuno Tv (canale 890 di Sky, visibile anche in streaming web) dalle 18.30.

Il programma si intitola Streetcam, nasce dalla collaborazione con un bel gruppo di autori della Link University coordinati dall'autore di Unomattina Maurizio Gianotti. Per me è un un altro tassello del mosaico del giornalismo partecipativo a cui ho dedicato la mia vita professionale: studio con pubblico e ospiti, interventi di giovanissimi inviati armati di telefonino, servizi realizzati con i telefonini stessi. Talk show e interazione visiva all'avanguardia, comunicazione da Web 2.0 non in una logica di puro flusso (tipo Current Tv), ma di racconto corale.

E' un esperimento e oggi parliamo dell'Italia sconfitta, di calcio parrebbe, ma non solo. Ovviamente questo blog e i vostri commenti saranno parte integrante della trasmissione.

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La destra è di sinistra?

3 giugno 2008

Oggi nella piccola televisione dove lavoro sono tutti contenti, perché non devono pagare più il parcheggio nelle strisce blu, il ricorso dei cittadini è stato vinto e Alemanno non ha presentato appello al Consiglio di Stato, da domani tornerà a far pagare la sosta ai cittadini, solo in centro però. Per il resto, si vedrà.

Ieri a casa da mio padre e mia madre per montare loro la linea Adsl flat, si discuteva del fatto che se la potranno pagare per cinque anni grazie al risparmio di un solo anno di Ici. E' il mese di giugno e grazie al primo provvedimento del governo Berlusconi, questo mese di giugno non si paga più la tassa sulla casa.

Ora, io non ho né automobili né case, si sa che vivo come un francescano e me ne fotto. Poi so pure ragionare, sempre sul filo dell'eleganza, e ho quindi gli elementi per capire che il cetriolo alla fine sempre nderposto all'ortolano va. Ma a quanti milioni di nostri concittadini questo governo delle destre, nel paese e nella città dove abito, sembrerà un governo di sinistra? E perché noi, che abbiamo governato il paese per sette degli ultimi dodici anni e la città negli ultimi tre lustri, siamo sembrati quelli che toglievano anche l'aria per respirare ad un paese in apnea?

La destra è di sinistra?

(commenti on line graditissimi, se poi avete cose sull'argomento da far sentire all'universo mondo, linee aperte per parlare senza filtri in televisione in diretta - numero verde 800.198.667 - dalle 15 alle 17, su Nessuno Tv dove questo blog si fa programma televisivo, visibile sul canale 890 di Sky e anche in streaming web)




permalink | inviato da marioadinolfi il 3/6/2008 alle 11:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (82) | Versione per la stampa

Così italiani

26 maggio 2008

 Manca il racconto. Sì, il racconto dell'Italia moralmente devastata di questo inizio di millenno, il racconto di un paese senza appigli e senza approdi, che procede come zattera alla deriva. Se non avessimo avuto Dante, per raccontare il caos italiano di inizio Trecento, ci saremmo appesi almeno a un Cecco Angiolieri, senza Pirandello ci saremmo serviti di un Petrolini, senza Eduardo forse bastava Totò, senza il genio neorealista e il sogno di Fellini, la crisi dei decenni immediatamente precedenti a questo l'avrebbe disegnata solo Alberto Sordi.

E noi, per colmo della sfiga, nel tempo agghiacciante di un paese agghiacciante in cui ci è stato dato di vivere, non abbiamo né un Dante né un Pirandello, né un Eduardo né un Fellini. Allora c'è chi ci dice che la narrazione di quel che stiamo vivendo dobbiamo andarla a cercare nei film di Vanzina o nei Cesaroni, che saranno loro a rimanere.

Invece, guardate Boris. Boris sta all'Italia come Lost sta all'America. La nostra farsa contro la loro tragedia, le nostre mignottelle in Parlamento contro il loro 11 settembre, il nostro culto della mediocrità contro la loro idea western della realtà dei buoni contro i cattivi.

Boris è quello che un tempo avremmo definito un "telefilm" a lunga serialità, è arrivato alla seconda stagione e va in onda il lunedì sera su Fox. E' un racconto metatelevisivo (televisione nella televisione, nella narrazione del dietro le quinte della realizzazione della fiction "Gli occhi del cuore", con evidente rimando al pirandelliano teatro nel teatro, virato in farsa). Ma ovviamente è molto di più. E' l'Italia allo specchio. Anzi. Guardare una puntata di Boris è come piazzare sullo specchio una striscia di cocaina, tirarla su ed è lo stesso effetto: euforizzante all'inizio, deprimente nel down, comunque dà dipendenza neuronale se non fisica.

Prendete questo spezzone. Quello in cui il regista della fiction René Ferretti (interpretato da uno strepitoso Francesco Pannofino che oggi sarà mio ospite a Contro Adinolfi, su Nessuno Tv canale 890 di Sky in diretta alle 12.45 anche in streaming video o su Radio Città Futura) impone la mediocrità al più grande attore italiano, per adeguarlo al livello dei suoi colleghi attori incapaci.



In questa richiesta a Roberto Herlitzka di fare la faccia "a cazzo di cane" si annida il male dell'Italia.

Guardate Boris, guardatevi allo specchio. L'affresco è colossale, è una Cappella Sistina deformata, ci siamo dentro tutti come in un giudizio universale.

Ci sono la nostra guerra tra poveri, il potere che opprime e i kapò sensibili.




C'è la creatività ridotta a cinica e cialtrona serialità.




C'è la nuova lotta di classe di un neoproletariato brutale e privo di ogni idealità o speranza.




C'è l'unico modo di dire la verità. Sbattendo il potere al muro.




E si ride. Per non piangere, si ride.




permalink | inviato da marioadinolfi il 26/5/2008 alle 11:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (36) | Versione per la stampa

De Gregori, uno di noi

24 maggio 2008

Non ditemi che l'ha cantata per caso, in chiusura, da Fazio.



Nel giorno in cui Veltroni ci comunica da Milano che tra cinque anni pensa di riprovarci lui e di vincere per sovrappiù, forza Francesco, uno di noi.

(dall'intervista rilasciata da De Gregori ad Aldo Cazzullo sotto primarie: "Veltroni si presenta come un uomo nuovo, ma lo è fino a un certo punto. Veltroni è uomo navigato. Ha percorso abilmente la politica italiana degli ultimi trent'anni. Ora la sua candidatura è stata avanzata e sostenuta da poteri forti e consolidati, sempre gli stessi degli ultimi decenni. Non è l'homo novus tanto atteso". Poi, profetico: "Tutti parlano di modello Roma. Ma Roma mi pare sempre più una città che cerca di nascondere lo sporco sotto il tappeto. I grandi problemi di una grande città — traffico, sicurezza, legalità — sembrano più spesso elusi, che affrontati e risolti. Roma è raffigurata come il fantabosco. Non è così. La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta. Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine")



permalink | inviato da marioadinolfi il 24/5/2008 alle 23:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (51) | Versione per la stampa

Sobrio a Ballarò

21 maggio 2008

Ogni martedì sera, vi prego, inventatevi qualcosa. Telefonatemi (ma una telefonata lunga), organizzate trappole, giochiamo a calcetto, pizza e cinemino, quello che volete voi, ma inventatevi qualcosa e così mi risparmierete le casse di Maalox che servono a digerire le performance Pd a Ballarò.

Che già la settimana scorsa c'erano stati i commenti senza se e senza ma di Enrico Letta sul discorso del Cavaliere, ma ieri, dico ieri, l'avete visto anche voi o me lo sono sognato?

L'avete visto anche voi Walter Veltroni dire che poverini, lui e Berlusconi erano attaccati per la loro scelta inciucista come erano stati attaccati Moro e Berlinguer? E non si capiva bene se intendeva dire che lui è la sintesi dei due supremi personaggi citati o semplicemente la reincarnazione di Enrico, nel qual caso il paragone tra Moro e Berlusconi rimanda al video pubblicato in testata da questo blog.

Il tutto accadeva senza che nessuno, neanche uno del pubblico, manco Formigoni o la Polverini (e la Polverini ormai Floris ce l'ha parcheggiata dentro casa, ce la dobbiamo sorbire una settimana sì e l'altra pure), alzasse la mano e piazzasse una replica.

Un commento sobrio, tipo: "Walter, che cazzo stai a di'?".



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Idee o potere, il Pd con chi sta?

11 maggio 2008

Non credo che il Pd debba accodarsi necessariamente al linciaggio politico di Marco Travaglio e Fabio Fazio, anzi, se devo scegliere tra loro e Renato Schifani io so con chi sto.

Alla senatrice Finocchiaro dico che non è proprio necessario correre in soccorso della maggioranza in ogni occasione, per rendere sempre più evidente che la nostra opposizione è morbida e amichevole. Noi difendiamo il diritto anche di Travaglio, per il quale non provo un'istintiva simpatia, a far ascoltare le proprie riflessioni attorno ad un figura delle istituzioni. Sono certo che nei meccanismi mediatici asserviti che caratterizzano la condizione di giornali e tv in Italia, non mancheranno a Schifani occasioni per la beatificazione. Credo che noi democratici dobbiamo difendere la libera circolazione delle idee, anche quando critica magari duramente gli uomini del potere.



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Televisione direttista (e non solo)

28 aprile 2008

La mia amica Anna Masera ha scritto ieri su La Stampa che la democrazia diretta è in realtà populismo. L'ha scritto prendendo spunto dal V2-Day di Beppe Grillo che ha riempito in modo straordinario la piazza della città in cui Anna abita e tutta quella gente che grida a comando gli insulti proclamati da un comico, lo ammetto, può far paura.

Resta un problema: se la forma della democrazia diretta rischia di trasformarsi in populismo, in cosa rischia di trasformarsi l'attuale forma della democrazia rappresentativa?

Non darò la stessa risposta di Grillo, che sostiene l'equiparazione tra l'attuale contesto e il fascismo. Io so che c'è una differenza, una differenza significativa, tra qualsiasi forma di totalitarismo e questa forma di democrazia. Ma so allo stesso tempo che questa forma di democrazia è profondamente insufficiente. Lo so da tanti anni, lo scrivo da tanti anni, mi batto in nome della democrazia diretta da tanti anni, dal 2001 abbiamo innalzato un simbolo direttista che è la chiocciola di internet ed ora la battaglia direttista la proseguiamo insieme a tutti coloro che sanno che la democrazia è valore-in-sé e ora questo valore-in-sé è a rischio, perché prevale in molti l'idea che si possa fare a meno della democrazia se questa pregiudica l'efficienza. Ecco, è questa l'anticamera di ogni fascismo.

C'è una porzione politica della battaglia direttista (presenza di Democrazia Diretta in forma autonoma alle elezioni dal 2001 al 2003, lotta direttista con candidatura interne al centrosinistra alle elezioni del 2004 e 2005, costruzione da protagonisti della casa comune del Partito Democratico con Generazione U dal 2006, con il passaggio decisivo delle primarie 2007 e delle elezioni 2008). C'è poi il segmento mediatico di questa battaglia per la consapevolezza, forse il segmento più importante, aperto nel giugno 2003 con l'ingresso dei blogger direttisti nella comunità del Cannocchiale e l'indubbio successo che questa operazione ha avuto trasformando decine di giovani e giovanissimi provenienti da DD e GU in opinion leader autorevoli della blogosfera.

C'è poi un azzardo tutto personale, che ha a che fare con il mio mestiere, che è portare l'idea direttista nella costruzione del mezzo di comunicazione che ha nei presupposti l'approccio opposto: la televisione. Una sorta di "attacco al cuore" del sistema mediatico che procede per meccanismi top-down e punta sullo spettatore come oggetto inerte di un flusso di comunicazione. L'azzardo è trasformare lo spettatore-oggetto in spettatore-soggetto di tale flusso, renderlo centrale nell'azione e nello svolgimento della riflessione televisiva. E' un'operazione che ho sperimentato su Mtv con Pugni in Tasca, di fatto utilizzando il blog come "stazione di scambio" e ricordo ancora con piacere la prima puntata, quella con il ministro Fioroni messo a contatto con gli studenti che lo contestavano.

Ora forzo ancora di più la mano, grazie alla libertà garantita dalla televisione satellitare dove faccio il vicedirettore: per la prima volta nella storia della tv nazionale, la settimana scorsa abbiamo aperto le linee telefoniche ai telespettatori, abbiamo inviato reporter a registrare "l'analisi del voto" dei cittadini comuni, abbiamo mescolato le loro opinioni a quelle dei big della politica. In tv il telespettatore viene utilizzato al massimo come opinionista sportivo o risponditore di quiz idioti, io (tra i dubbi anche di qualche amico e collega) volevo e voglio trarre da lui il meglio della sua capacità di riflessione. La sfida è stata vinta, sono arrivate opinioni di grande qualità da tutta Italia, senza alcuna forma di filtro e senza limiti di tempo per chi interviene, tra una telefonata di Leoluca Orlando e una di Francesco Storace e nessuno ha notato la differenza: tutti sullo stesso piano.

Ripetiamo l'esperimento oggi, allungando il tempo a disposizione di questo esempio di televisione direttista: centocinquanta minuti dalle 17 su Nessuno Tv (canale 890 di Sky, anche in streaming) faremo insieme l'analisi del voto per il Campidoglio e oltre a commentare qui potrete intervenire in diretta chiamando il numero verde 800.19.86.67.

La trasformazione che può regalarci la democrazia diretta è quasi quella della fata di Cenerentola: da oggetti di indifferenza a soggetti del gran ballo. Questo mio approccio alla politica e alla televisione non piace a tutti, il critico televisivo Aldo Grasso a ogni apparizione mi bastona e per sovrappiù mi ha bastonato anche come candidato alle primarie, perché sono "un blogger" e perché ho messo il mio telefono cellulare in rete a disposizione di tutti. Io ho risposto con un "Aldo Grasso non conta più un cazzo", piuttosto maleducato e allora lo invito a prendere quel caffè che ci siamo promessi via Magazine del Corsera, magari uno convince l'altro.

Ma Grasso e Masera e quelli che dicono che "la democrazia diretta è populismo" o "la cultura non la fa il popolo" sono in buona fede, solo una cosa devono spiegarmi: sicuri, proprio sicuri, che una politica o una televisione o una cultura che mantengono la loro dimensione di élite-che-parla-a-una-platea-che-ascolta, stiano dando buona prova di sé? Possibile che il pensiero debba seguire solo la direttrice verticale e non possa invece espandersi più efficacemente (mi verrebbe da dire, più naturalmente) seguendo il percorso orizzontale con eguali opportunità di incidenza per tutti e per ciascuno?

Non è, in fondo, di questa idea di uguaglianza delle opportunità che è intrisa la stessa ragione d'essere della civiltà occidentale? Non ammainiamo questa bandiera di égalité, spingiamone più in là i confini, altrimenti arretreremo drammaticamente e il pericolo dietro l'angolo non è la democrazia diretta e il populismo, ma l'assenza di democrazia e il totalitarismo.

Io, per quel poco che conta, continuerò a dare battaglia. Qui, in politica, sui mezzi di comunicazione, nel contatto interpersonale. Ognuno è decisivo, anche una sola persona, basta che non sia una persona sola.



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L'analisi del voto. Insieme in tv

22 aprile 2008

Oggi provo un esperimento televisivo, mi piace giocare con questa scatoletta, provare a sondare territori nuovi e vediamo che succede.

Avrete notato che in questa settimana non ho scritto la classica "analisi del voto", non l'ho fatto qui e non l'ho fatto neanche sul giornale per cui scrivo. Motivi? Quasi mi rifarei al classicissimo Ennio Fantastichini di Ferie d'Agosto ("nun c'avete capito 'n cazzo, ma da mo'") o più semplicemente bisogna far decantare anche qualche dimensione emotiva legata all'avvenimento.

Va bene, basta chiacchiere inutili. Oggi l'analisi del voto la facciamo insieme, in diretta televisiva per due ore. Su Nessuno Tv aprirò le linee telefoniche (numero verde 800.19.86.67) e dalle 15 alle 17 chiunque potrà dire la sua su quanto avvenuto il 14 aprile e su quanto avverrà il 28 aprile. Berlusconi durerà cinque anni? La Lega farà pesare i suoi voti fino ad una rottura o sarà un alleato tosto ma leale? E Fini, che farà Fini? E i comunisti senza Parlamento? E Walter senza governo? E il Pd reggerà la traversata del deserto? E al ballottaggio Rutelli ja-a fa o nun ja-a fa? E se nun ja-a facesse che accadrebbe?

Soprattutto: perché i democratici hanno perso così di brutto e le destre hanno vinto così brillantemente?

Insieme, grande seduta di autoanalisi collettiva, in diretta dalle 15 alle 17 sul canale 890 di Sky (visibile anche in streaming web dal sito di Nessuno Tv) dove verranno letti anche i commenti pubblicati qui sul blog. Prologo alle 12.45 a Contro Adinolfi con Paolo Bonaiuti che viene a chiacchierare con me per far pesare le ragioni dei vincitori.



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Due luoghi per (con)vincere: rete e tv pop

11 febbraio 2008

Due settimane fa ci siamo dilettati a indicare quattro possibili mosse per vincere le elezioni e mi fa piacere notare che il programma secco che partisse dai salari oltre che la coalizione snella e coesa sono punti presenti nella strategia veltroniana delineata nel discorso all'Italia di domenica (con questo dettaglio dei radicali, che io vorrei dentro e Walter vuole fuori, ma è un dettaglio, mica la questione universale che ci vogliono far credere Massimo Bordin e Adriano Sofri).

Ora, si pone la questione dei luoghi. Gli spin doctor di Veltroni sono convinti di questa strategia da bella cartolina-inquadratura inaugurata a Spello. Il cielo vero contro il cielo finto. la platea silenziosa di giovani, il borgo del buen retiro degregoriano e molti altri ingredienti che fanno tanto roma-bene-desinistra-cinquantenne. Ecco, io sono convinto come gli spin doctor che la questione dei luogi sia importante, ma a differenza loro eviterei l'aria pulita e l'ansia mulinobianchesca, che non ci portano un voto. Preferirei vedere la campagna elettorale del "Si può fare" concentrata in luoghi decisivi, dove si annida l'attenzione delle due fasce di votanti che possono portarci davvero a vincere il 14 aprile: giovani e donne.

La maggior parte dei giovani "veri" e delle donne "vere" hanno in comune una cosa: sono poco appassionati di politica. Non guardano i telegiornali e dunque non se ne fanno nulla della bella inquadratura umbra, non passano un minuto né su Porta a Porta né su Ballarò, per loro Otto e Mezzo è solo l'ora di cena. Come comunicare con loro, cioè con il segmento di elettorato mobile che può consegnarci il governo del Paese? Ma, soprattutto, dove farlo?

I luoghi sono due: internet per i giovani, la tv pop per le donne. Vanno dunque immaginate due campagne ad hoc: una sulla rete, che tenga presente la necessità di chi la frequenta di essere protagonista e non spettatore, generatori di contenuti e non ragazzo pon pon. Il nuovo sito del Pd, in questo senso, è concepito come strumento di propaganda e non di coinvolgimento. Forse con l'avvio dei forum tematici si farà un passo avanti, ma bisognerà saperli utilizzare senza timori.

La tv pop è terreno più delicato, per via delle rigide normative della par condicio, ma bisogna far irrompere la politica nei contenitori più seguiti del mattino e del pomeriggio: Aldo Grasso ha giustamente citato Unomattina e Domenica In come luoghi cruciali della partita, io ci inserirei anche la Vita in Diretta e l'Italia sul Due. In particolare il programma di Michele Cucuzza è seguito quotidianamente da una platea sterminata di milioni di signore curiose, a cui sarà bene spiegare che la vita è anche la politica o, meglio, che la politica può migliorarla. Se cambia davvero.



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Sanremo e politica

9 gennaio 2008

Sul mio blog su la7 mi ero divertito qualche giorno fa a sfotticchiare Pippo Baudo e il suo "istinto" proporzionalista (vecchia radice democristiana, che non muore mai e non so se è del tutto un male). La lista dei venti partecipanti al prossimo festival di Sanremo mi pareva costruita proprio così.

Quanto Pippo Baudo sia l'Italia che sempre torna, l'Italia prima repubblica che forse non è così da buttare, l'Italia del proporzionale che ora piace a tutti gli homines novi partoriti dal maggioritario, è dimostrato dalla playlist del prossimo Sanremo. E solo a Pippo Baudo "il proporzionalista" poteva venire in mente e poi riuscire di mettere insieme Frankie Hi Nrg che canterà "Rivoluzione" e Little Tony che si esibirà in una attesissima (ma anche no) "Non finisce qui". Immaginiamo il possibile duetto. Insomma Frankie Hi Nrg fa il Bertinotti, Little Tony è Andreotti, Toto Cutugno inevitabilmente Cossiga (italiano vero). Amedeo Minghi? Lo vedo bene come Emilio Colombo, che la Rita Levi Montalcini la farà Loredana Bertè, senatrice a vita della canzone italiana. Che poi la quadriglia (Little Tony-Cutugno-Bertè-Minghi) faccia due secoli e mezzo in quattro, ci fa ricordare quanto l'altra quadriglia (Napolitano-Prodi-Marini-Bertinotti), quella che conta, sia accomunata da analoga senescenza. E allora Pippo Baudo è davvero l'Italia e i Finley saranno una Giorgia Meloni, c'è pure Anna Tatangelo in quota Mara Carfagna, Eugenio Bennato che è tipo il fratello di Pecoraro Scanio (parlamentare anch'egli), Zampaglione in Gerini che è un Tiromancino molto Pd, d'altronde Sanremo è profetico e l'anno scorso vinse Cristicchi, che canta come canterebbe Veltroni.

Oggi apro il Corriere della Sera e scopro che Povia si lamenta perché in realtà il festival è di sinistra, quindi tutto questo mio testo-divertissement se ne va a puttane, perché io volevo cazzeggiare e ora invece si discute seriamente su una pagina intera del principale quotidiano italiano se Edoardo Vianello è di Alleanza nazionale o no.
 
Dunque, io ripeto da anni che la musica è un'arte minore, che non emoziona e non riempie mai veramente, serve solo a consolarci dalla quotidianità terrificante per rifugiarci in un altrove identificativo da treminutietrenta, ma la musica di Sanremo è altra cosa, è specchio fedele dell'Italia che va (a puttane anch'essa, come è ovvio) e finirà che il festival lo vincerà il bravo Sergio Cammariere, non per altro, ma perché ha un cognome che evoca qualcosa di tranquillizzante per un potere che vuole tutto, anche le canzonette.

Io, comunque, tifo per Tricarico. Quello che cantava: "Puttana puttana / puttana la maestra".




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Violenza

28 dicembre 2007

Stasera a Pugni in Tasca (Mtv, ore 21) parliamo di violenza: della violenza ultras e della violenza agli ultras, del rugby dove ci si fa violenza sul campo ma con rispetto e lealtà, della guerra e di chi diserta. Ne parliamo in studio e anche sul blog (qui e su quello del programma, che viene replicato anche domani alle 22.45).

E' la mia ultima trasmissione televisiva del 2007, dopo centinaia di puntate di Contro Adinolfi, dopo gli speciali-maratona di Nessuno Tv, dopo le chiacchierate alle Invasioni Barbariche, a Omnibus, a Tetris, a Artù, a Unomattina, all'Italia sul Due, a Otto e Mezzo, da Funari, a Trl e dopo le intervistine telegiornalistiche per via della candidatura alle primarie.

Ho fatto tanta, tanta televisione in questo anno. Forse troppa. Qualche volta sono riuscito nell'intento di portare lo spirito che anima questo blog in quella scatola che parla ancora a molti italiani, qualche volta ci sono riuscito meno. L'anno prossimo voglio riuscirci di più.

Datemi una mano.

Ah, la pausa dura poco. Il 4 gennaio 2008 comincia il mio nuovo anno in tv. Quando a Pugni in Tasca parleremo di gay.



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La rivoluzione del blog fa prigionieri

27 dicembre 2007

Il Natale fa venire il diabete, allora ricominciamo con una bella polemica tosta, contro 'sti vecchi arnesi che ancora pontificano e non capiscono che il loro tempo sta tramontando, con il blog power che s'affermerà e la carta su cui scrivono per i loro giornali privi di qualsiasi libertà, che tornerà presto buona solo per i cessi. 

FERRARA SCRIVE SU UN BLOG, GRASSO CI PENSI
di Mario Adinolfi per Europa

Abbiamo fatto un prigioniero
Per noi fissati del blogging c'è una notizia divertente ed è questo Giuliano Ferrara che prende a prestito uno spazio nel blog di Christian Rocca per raccontare il suo digiuno natalizio per appoggiare la propria campagna per la "moratoria sull'aborto". Il direttore del Foglio deve essersi appassionato parecchio allo strumento, visto che nella giornata festiva per eccellenza ha scritto tre post e altri tre alla vigilia: sei post in ventiquattro ore, quanto neanche un blogger di stazza come il sottoscritto ha mai fatto in anni e anni di gestione del proprio sito. La lettura è interessante, ci sono i refusi e c'è lo stile diverso, confidenziale, direi intimo, che il blog permette e la grande carta paludata proprio no. Insomma, abbiamo fatto un prigioniero.

La sottovalutazione
In questi giorni un intelligente collaboratore delle pagine web de la7, Damiano Crognali, sta scrivendo la sua tesina per l'esame da giornalista e mi ha gentilmente intervistato sul futuro del blogging, comunicandomi una serie di dati che fanno il paio con altri che arrivano dalla rivista americana Forbes. Non starò a farla lunga, ma la sintesi è che paragonando "persone note" (vip, per semplificare) e "blogger" (very normal people che hanno un sito sul web) il ruolo di formatori dell'opinione pubblica si sta lentamente spostando a favore dei blogger. Insomma, conta più il parere dei blogger che quello dei vip, per formare la coscienza di una comunità. E i vip che si fanno blogger non sempre hanno successo, anzi, accade raramente. In Italia verso la rivoluzione dei blog (ormai milioni anche nel nostro paese) le cosiddette élites intellettuali stanno a metà tra il compatimento e la sottovalutazione. Ma adesso, abbiamo fatto un prigioniero.

Aldo Grasso e il potere
Il simbolo di queste élites spocchiose assise su un trono in disfacimento è il critico televisivo Aldo Grasso, a cui sono legato da una sorta di riconoscenza. Quando mi sono candidato alle primarie mi ha sdoganato sui media scrivendo una paginata per dire: "E' un blogger, non lo voterò mai". A lui piacciono i potenti, potenti veri, potenti all'italiana: di cricca, di clan, con il cognome che in uno, massimo due gradi di separazione conduce dritto a un luogo dell'élite. Come si permette un blogger incapace di affiliazione, di infilarsi in una sfida tra potenti veri? Così a settembre parte una sparata contro i blog (ovviamente pubblicata dal Foglio) rei di aver interrotto il processo top-down della comunicazione, dal potente al volgo. Ma poiché il potere prima ignora, poi irride, i pochi voti raccolti consentono a Grasso una sparata ottobrina contro il blogger candidato, che poi si mette pure a condurre trasmissioni in prima serata e allora (terza fase della lotta del potere contro gli outsider dopo ignorare e irridere) eccoci alla delegittimazione: il blogger non può condurre trasmissioni, Grasso la patente non la concede. Ma Grasso non conta più un cazzo. E poi, noi abbiamo fatto un prigioniero.

Una guerra in corso
Nei media c'è una guerra in corso. C'è chi crede che questi giornali e questa tv in mano a pochi, pochissimi, con un pubblico ancora numericamente prevalente, ma che va sempre più riducendosi, continueranno a dominaro lo scenario e ad esprimere autorevolezza e potere; c'è invece chi ha scoperto, nel pubblico, di potersi riappropriare del proprio ruolo di essere pensante facendosi media egli stesso, senza intermediari. E' un conflitto mediatico e, ovviamente, un conflitto politico. Da una parte ci sono i sessantenni alla Aldo Grasso, dall'altra milioni di under 40 che credono nella democrazia diretta e stanno facendo prigionieri nel campo avversario. Vedremo, alla fine, chi vince
.




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Se Corleone mette il dito in culo a Cosa Nostra

22 dicembre 2007

Piazza Falcone e Borsellino piena, piena di ragazzi di Corleone, accanto a me il figlio ventenne di Antonio Montinaro, il caposcorta devastato da trecento chili di tritolo a Capaci. Non ho retto e m'è venuto da alzare il dito medio in diretta, contro ogni mafia. Ho detto anche una parolaccia, io che in centinaia di ore di televisione non ne avevo mai dette. Poi, la sera, a Pugni in Tasca ne sono uscite altre. Il Male Assoluto della nostra Italia se le merita tutte. Stasera alle 22.30 su Mtv c'è la la replica di Pugni in Tasca e, se volete, qui si discute della puntata, qui si scarica il podcast e sul mio blog su la7 ho piazzato uno spezzone del programma. Ma, intanto, ecco il racconto di quanto avvenuto nel pomeriggio a Trl a Corleone, anche se la cronaca migliore l'ha scritta oggi Annalisa Siani sul Resto del Carlino e sulla Nazione, con tanto di splendida foto a tutta pagina, che non esistono in versione web. 

Apc-TV/ FABRI FIBRA AI RAGAZZI DI CORLEONE: BRAVI, COMBATTETE MAFIA
Prosegue speciale di 'Trl' in diretta dalla Sicilia

Roma, 21 dic. (Apcom) - Prosegue lo speciale contro la mafia di 'Trl - Total Request Live'. Il programma di Mtv Italia, abitualmente in diretta da Piazza Duomo a Milano, si è trasferito, per l'occasione, in Piazza Falcone e Borsellino a Corleone, luogo storicamente simbolo della criminalità organizzata. La puntata è stata aperta dalla diretta telefonica del rapper Fabri Fibra: "Non sono potuto arrivare oggi come annunciato per problemi di caos nei cieli - ha dichiarato - ma vi prometto che saró a Corleone con voi domani perch‚ ci tengo davvero e non posso mancare ad un appuntamento cosí importante di cui tutti stanno parlando. Tutta l'Italia sta sostenendo questa iniziativa di Mtv e anch'io vi dico bravi, perch‚ liberare le città colpite dalla mafia significa fare bene non solo a quelle città e al sud, ma a tutta l'Italia".

L'altro ospite della puntata è stato Mario Adinolfi, il giornalista e politico conduttore di `Pugni In Tasca', il talk show in onda stasera alle 21.00 su Mtv dedicato in questa prima puntata alla Mafia, con ospite in studio il giudice Raffele Cantone che ha presentato sul palco di TRL Gaetano Montinaro, ossia il figlio del capo della scorta di Falcone. "Bisogna non andare via dalla Sicilia ma tornare e restare. La mia famiglia, io, mia madre, lo facciamo ogni giorno, andando nelle scuole, togliendo la 'roba' alla mafia e - sottolinea Montanaro - cercando di far capire che è meglio combattere che subire.Bisogna far cambiare la testa alla gente e soprattutto ai giovani". Un invito subito raccolto da Adinolfi che, senza esitazione, ha intonato un `vaffa' alla mafia, raccolto dal pubblico con cori e applausi.

La sensazione è che "la mia generazione è preparata / a un mondo nuovo / a una speranza appena nata". E conto sul fatto che non sia solo una corleonese sensazione episodica.




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Mtv

21 dicembre 2007

Dopo la "prova generale" del 16 ottobre (lo speciale sulla scuola), oggi comincia la mia avventura a Mtv. Prendo un aereo e volo a Corleone, per un pomeriggio a Trl, in piazza contro la mafia con Elena Santarelli e Alessandro Cattelan. Poi alle 21, entro nella mia arena: parte Pugni in Tasca. Tutti i venerdì, fatemi compagnia.




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Blogger and aspiring lawmaker

13 dicembre 2007

Il New York Times piazza oggi in prima pagina una lunga, approfondita, bella e vera analisi sulla condizione italiana. A Ian Fisher e ai suoi colleghi che mi hanno intervistato sull'argomento ho offerto la mia opinione, che riporto sul mio blog su la7.

Devo ringraziarli, però, per un'altra questione. La questione della definizione. Dopo anni di "giovane", "giovane politico", "giornalista", "giornalista e scrittore", "giornalista e blogger", "opinionista", "polemista", Ian Fisher mi regala sul più importante quotidiano del mondo una bella definizione da pulita lingua anglosassone.

Mario Adinolfi, 36 anni, "blogger and aspiring lawmaker". Perfetto. Ho un blog, attraverso cui passa tutto quel che faccio anche per "campare la famiglia", e aspiro a scrivere leggi. Le leggi della democrazia diretta, della ri-presa di coscienza e di potere di una generazione condannata altrimenti al disastro, della ri-consegna della cosa pubblica al governo vero della comunità.

Ho raccontato al New York Times della necessità di rendere tutto questo in forma di lotta: "fight" è la parola inglese che ho utilizzato. E' quasi un corpo a corpo e se leggerete con attenzione l'articolo del Nyt, vi convincerete ancor di più che è un corpo a corpo rabbioso da ingaggiare subito.

Per salvare l'Italia.

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Anteprima

12 dicembre 2007

Venerdì 21 dicembre alle 21 va in onda la prima puntata del mio nuovo programma per Mtv. Il mio esordio alla conduzione nella prima serata della televisione "generalista" in chiaro, quella che secondo tutti è l'unica tv che conta. In anteprima, il logo della trasmissione.



Abbiamo aperto un blog sul sito di Mtv in cui chiediamo le tre cose che ci fanno più incazzare. Perché questo è un programma sulla rabbia. Un'indagine attorno alle sue ragioni, alle scelte che provoca, alle conseguenze che causa.

Io sono un incazzato. E i miei tre motivi principali sono che: tra i tanti paesi in cui potevo nascere sono nato in quello sbagliato, il merito qui non conta una beneamata mazza, la Juve è terza e l'Inter vincerà lo scudetto.

Ovviamente i vostri tre motivi di inkazzatura sono benaccetti anche qui.



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Giuliano versus Daniele

8 dicembre 2007

Vengo raggiunto a Londra dagli echi insistenti (email, telefonate, sms) di uno scontro tra Ferrara e Luttazzi che avrebbe portato alla chiusura della trasmissione di Daniele. Mi raccontate un po'?

E, soprattutto, chi ha ragione?

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Viva la televisione

3 dicembre 2007

Per questo blog ho scritto oltre cinquemila post, gli articoli che ho visto pubblicare a mia firma sulla carta stampata sono anche di più (cavolo, a febbraio fanno diciannove anni dal mio primo pezzo su un quotidiano), anche in radio ho accumulato migliaia di ore davanti a un microfono. Poi, ho fatto televisione. E nulla incide quanto la televisione. Sarà così ancora per una decina d'anni, poi verrà l'età della compiuta integrazione di tutti i mezzi nel web e allora comincerà un'altra era. Ma, per ora, nulla forma la coscienza degli individui quanto la televisione.

E allora viva la televisione.

Viva la televisione della puntata di Report ieri sera, straordinario viaggio non tanto dentro lo scandalo dell'intreccio tra moda, lavoro nero ed editoria, quanto spiegazione plastica esplicitata da una delle giornaliste intervistate: "Siamo tutti commercianti". E nella dialettica se questo sia vero o no risiede l'essenza non tanto del nostro mestiere quanto delle nostre esistenze.

Viva la televisione delle tre ore che chiuderanno stasera la terza stagione di Lost, vero Guerra e Pace dei nostri tempi, pietra miliare del percorso artistico del genere umano. Un colossale affresco del dramma del rapporto tra l'uomo e il destino, tra il sé e l'altro-da-sé. Qualcuno ricorderà il post in cui raccontavo dei Quattro Pilastri che regolano la mia esistenza: la Parola, l'Azione, il Gioco, gli Altri. Se avessi voluto edificare su questi quattro pilastri una forma di narrazione, nulla sarebbe stato anche solo avvicinabile a Lost, perfetta rappresentazione di quel che non avrei saputo raccontare. Con quei personaggi dal nome di filosofi (Hume, Locke, Rousseau, padre del direttismo, ma anche Bakunin e il suo anarchismo), con quel conflitto con il padre, con il dramma della morte delle donne incinte: coscienza, caos, risecchimento della radice, fine della fecondità. Per questo ci si perde e Lost lo spiega benissimo.

Viva la televisione, allora, che ci prende per mano e ci racconta la vita. Ce la rende chiara, ci costringe a sospendere la lotta insensata alla nostra quotidianità, ci spinge a pensare, tutti insieme, nello stesso momento in cui quelle immagini vengono afferrate dal nostro nervo ottico.

Ho frequentato il mezzo televisivo, sempre con entusiasmo, fin da quando a quattordici anni feci il concorrente a Doppio Slalom, ineguagliato quiz condotto da Corrado Tedeschi, che non ha mai fatto niente di meglio, si è fermato lì. Poi è venuta per me la stagione della Rai, sei anni tutto sommato spesi non male, poi l'avventura della costruzione da zero di Nessuno Tv, altri anni a inventare trasmissioni (Contro Adinolfi, Polifemo, Partita Democratica). Mi è piaciuto anche fare le venti puntate del Tornasole e regalare qualche opinione alle trasmissioni che me le chiedevano.

Tra diciotto giorni vedrete in onda il mio nuovo racconto televisivo: è un lavoro massiccio, di squadra, profondamente narrativo e insieme giornalistico. Vorrei fosse Report e Lost insieme. Storie e storia, sei venerdì che trascorreremo insieme in prima serata su Mtv. Ci sto mettendo tutto me stesso ed è un lavoro colossale, lo discuteremo via web, se avrete la bontà di accendere la televisione, voi che la tenete spenta come me pensando che vi basti internet. E invece internet non basta, per ora non basta.

Se vogliamo parlare a tutti, per ora non basta.

(sul mio blog su la7, intanto, qualche parola su Putin e Chavez)



permalink | inviato da marioadinolfi il 3/12/2007 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (48) | Versione per la stampa

Se un politico va a mignotte...?

29 novembre 2007



Sul mio blog su la7 c'è la parte "colta" di questo discorso, a mio avviso rilevante, affrontato nell'ultima puntata di Tetris (la parte sul rapporto tra internet, sesso e politica, per capirci).

Ora, poiché quella puntata è stata blobbata e raccontata un po' come la puntata dell'incazzatura di Bruno Vespa sulle intercettazioni, un po' come quella del dipinto con Montezemolo a pisellone di fuori, io vorrei provare a recuperare invece i due minuti centrali della nostra discussione televisiva di qualche giorno fa: quelli in cui ci si domandava qualcosa sulla moralità dei nostri politici.

La risposta pare essere sempre uguale: ogni società ha i politici che si merita. Una società che ruba ha i politici ladri, quelli che invocano moralità nella politica poi sono i primi a chiedere le raccomandazioni ecc. ecc..

Eppure io continuo ad essere convinto che assumere un ruolo pubblico comporti alcuni prezzi da pagare: una limitazione forte della privacy, la necessità di un surplus di moralità, che non viene richiesta per vezzo "bacchettonico", ma perché i politici devono essere i migliori tra noi, non la nostra banale e becera fotografia.

Dobbiamo esigerlo.



permalink | inviato da marioadinolfi il 29/11/2007 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (61) | Versione per la stampa

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