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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


E Fioravanti firma autografi

18 maggio 2007



Ieri è accaduto l'incredibile: terroristi di destra e di sinistra ad autocelebrarsi attorno all'ennesimo libro che vuole incensare Francesca Mambro e Giusva Fioravanti che, ricordo, sono stati condannati all'ergastolo con sentenza passata in giudicato per il peggior crimine stragista della storia d'Italia (la bomba alla stazione di Bologna) e camminano tranquilli e liberi.

Questo fotomontaggio di Dagospia mostra Giusva che firma autografi, la Mambro in posa pensosa, Valerio Morucci con la mano sulla bocca, Adriana Faranda con la borsa a tracolla. Qualche giornalista, qualcuno anche mio amico, ride felice perché fare salotto con i terroristi è terribilmente alla moda e noi che li vorremmo magari non in galera, ma assolutamente silenziosi, siamo retrogradi. Il giornalista comunista dorme. L'avvocato postfascista è attento. C'è il consigliere di Prodi. C'è la figlia di Cossiga, che non s'è fatta fotografare.

Anche a voler credere alla tesi innocentista sulla strage di Bologna (ma per i familiari delle vittime, gli unici che hanno seguito ogni giorno tutti i processi per evidente sete di verità, sono stati proprio loro) Mambro e Fioravanti ferito e ucciso decine di persone. Condannati complessivamente a tredici ergastoli, sono liberi. Faranda e Morucci hanno fatto strage di servitori dello Stato a via Fani, sono stati nella banda che ha rapito e ucciso Aldo Moro. Condannati all'ergastolo, sono liberi.

Cos'altro si deve fare in un paese per essere guardati con esecrazione e finire nel silenzio?

Questo fotomontaggio-affresco, nel giorno in cui Napolitano e la parata ipocrita di Stato ricordano il sacrificio di Luigi Calabresi, ci spiega in che razza di Italia di fango e farisea siamo costretti a vivere.

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