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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Tre numeri, un programma: cento, due e zero

19 luglio 2007

L'impegno a candidarmi m'ha travolto la vita, peggio (molto peggio) di quello che m'aspettavo. Il sindaco Veltroni in più di una riunione ha definito "velleitaria" la candidatura, manifestando la volontà di ostacolarla in ogni modo; i meccanismi elettorali del 14 ottobre sono stati costruiti affinché nessun outsider possa piazzare anche solo un membro dell'assemblea costituente che non passi il vaglio di un accordo preventivo; si voterà in tutti i comuni, nelle sezioni di partito, certo non ci sarà il Viminale a controllare; oggi nella rassegna stampa Massimo Bordin m'ha fatto pagare su Radio Radicale l'amicizia con Daniele Capezzone, invitando i media (senza motivare in alcun modo) ad ignorare la candidatura di un under 40, con brevi considerazioni ai limiti dell'insulto.

Ma abbiamo un patrimonio: noi stessi e le nostre idee.

Noi stessi. Non avete idee di quanti siamo. Avevo in mente di riproporre la metafora dei Trecento contro il milione di Persiani, a me tanto cara perché ha insita un'idea di sacrificio di pochi per una libertà futura di molti. Ma siamo molti di più, avete sommerso l'email adinolfi2007@gmail.com di disponibilità a dare una mano e c'erano anche molti over 40 a cui diamo un caldo benvenuto. Chi non l'ha fatto ieri, lo faccia oggi. Mandate una email con un cellulare, vi richiamerò io stesso o qualcuno di Generazione U che sta costruendo fattivamente l'operatività di questa battaglia, con Marco De Amicis che ha il ruolo ingrato di campaign manager (grazie Marco). A tutti chiederemo di far parte del Comitato Promotore "Si può fare": farà parte del Comitato Promotore chi si impegna a raccogliere trenta firme per la candidatura sugli appositi moduli, entro il 30 luglio. Il Comitato Promotore "Si può fare" sarà l'organismo che deciderà poi le candidature alle segreterie regionali e alle assemblee costituenti del Pd nazionale e regionali. Ci presenteremo in ogni contrada d'Italia, statene certi, a chi c'ha dato dei velleitari oggi, domani forse ci ripenserà. Dipende dalla disponibilità all'impegno di ciascuno di noi. I moduli sono scaricabili da internet, ma prima di fare autonomamente qualsiasi cosa mettetevi in qualche modo in contatto con noi, in maniera da avere le istruzioni precise. Comunque, per tutti, sabato 21 luglio alle 12.30 faremo una riunione organizzativa "fisica" per chi vuole alla libreria Montecitorio di piazza Montecitorio.

Le nostre idee. Le idee di fondo (democrazia diretta, rappresentanza generazionale, rottura degli schemi oligarchici dei partiti, sostegno al referendum elettorale) che hanno animato la candidatura sono contenute nell'appello "In nome di quel che sarà", pubblicato ieri al lancio della candidatura. Ci impegniamo però anche su delle proposte concrete su cui intendiamo orientare il partito democratico, se dovessimo vincere la competizione del 14 ottobre, quella a cui ci presentiamo da "velleitari". Le proposte si articolano su tre numeri: cento, due, zero.

Cento è la quota che consideriamo credibile per sostenere il sistema pensionistico e non avviare la generazione dei nati negli Anni Settanta e Ottanta a pensioni da fame. Quota cento significa sessant'anni di età e quaranta di contributi, sessantacinque anni di età e trentacinque di contributi, e così via, fatti salvi i lavori veramente usuranti, con parificazione dell'età tra uomini e donne, come proposto giustamente da Emma Bonino. A quota cento può diventare credibile che noi trentenni e quarantenni di oggi, dopo aver lavorato quarant'anni, possiamo andare in pensione con uno straccio di assegno che garantisca la sussistenza. Altrimenti, con l'accordo che si profila a quota 96, un'altra ipoteca pesantissima sarà messa sul nostro futuro e, dopo lo scippo del Tfr, ci ritroveremo definitivamente a vederci scippata una vecchiaia almeno vivibile.

Due è la percentuale del Pil italiano che vogliamo sia investita in ricerca scientifica, da subito, partendo dall'assegnazione di strumenti di decenza economica per i giovani ricercatori universitari, svincolandoli dal baronismo e dalla fame in cui versano oggi. Due è anche il numero della coppia, della giovane coppia, che deve essere tutelata in quanto tale se assume l'impegno ad essere un nucleo stabile di amore e lavoro comune all'interno della società, a prescindere dall'orientamento sessuale. Due sono i bisogni primari da soddisfare in questo senso: casa e lavoro. E da qui deriva lo zero.

Zero. Vogliamo zero interessi sugli interessi dei mutui per le giovani coppie che acquistano la prima casa, con risorse pubbliche che si liberano dalla ristrutturazione del welfare attraverso la proposta "quota cento", che potrà prevedere ammortizzatori sociali degni di questo nome, che trasformino la flessibilità in una condizione dell'opportunità, non nella schiavitù che è oggi per milioni di giovani lavoratori precari. Vogliamo zero vincoli all'ingresso nelle libere professioni, che devono essere libere appunto, dopo l'ottenimento dei titoli di studio per esercitarle. Vogliamo zero dubbi sul fatto che lo Stato è laico, laico, laico e lo stesso zero dubbi sul fatto che la Chiesa abbia diritto di esprimere in piena libertà le proprie opinioni, perché il partito democratico è l'occasione storica per abbattere definitivamente un anacronistico steccato. Vogliamo zero discussioni attorno al fatto che l'emergenza ambientale è una questione primaria, che se non recuperata ora nell'agenda delle priorità della politica, rischia di scaricare i suoi prezzi letali su di noi e sui nostri figli. Vogliamo zero costi della politica che dovrebbe essere costruita tutta su base volontaria, come questa candidatura e vogliamo zero caste: azzerare non solo la casta dei politici corrotti, cancellando dalla possibilità di ricandidatura i condannati con sentenze passate in giudicato, ma tutte le caste che dalle loro torri d'avorio hanno trasformato questo splendido paese in una terra del neofeudalesimo. Vogliamo zero vincoli all'accesso alla rete, alla scaricabilità di contenuti in peer to peer per l'utilizzo personale, alla diffusione della banda larga anche attraverso il WiMax, all libertà del web. Zero mafia, zero camorra, zero 'ndrangheta, zero omissis sui misteri d'Italia, zero rispetto per i terroristi, zero trame oscure, zero strapotere delle banche, zero conflitti d'interesse, zero dominio della politica sull'informazione e sulla Rai, zero umiliazioni per i consumatori, zero evasione fiscale, zero riduzione in schiavitù di bambini rom e giovani prostitute, zero disparità e conseguente parità piena della condizione femminile. Zero sfruttamento dell'uomo sull'uomo, in qualsiasi forma, anche in quella moderna di un contratto co.co.pro in un call center a seicento euro al mese.

Ci batteremo per questo, per tutto questo, con nettezza e senza mediazioni possibili. Non è un libro dei sogni, anzi, non è un sogno. E' un progetto per un'Italia libera e forte.

Un progetto per titoli, che sarà riempito dalle idee di ciascuno di voi, che declinerà a suo modo ognuno dei titoli, con gli approfondimenti che riterrà di fare.

Questa è una web conference, il contributo costruttivo di tutti è non solo benvenuto, ma richiesto.

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permalink | inviato da marioadinolfi il 19/7/2007 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (236) | Versione per la stampa

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