Del perché non andrò ad ascoltare Veltroni
19 giugno 2008
Andate in giro per la blogosfera, troverete molto dissenso che comincia ad affacciarsi, certo con ragioni che ancora mancano di profondità di analisi politica, che si attaccano a qualche dettaglio organizzativo, ma che alla fine arrivano a una conclusione simile a quella da noi elaborata: questi dirigenti, quelli del tracollo alle politiche, quelli del disastro di Roma, quelli del Pd cancellato in Sicilia (regione più popolosa d'Italia dopo la Lombardia), sono arrivati al capolinea e stanno inventando di tutto con il solo obiettivo di permanere.
E allora, se vogliono permanere e fare giochini di potere interno (l'assemblea costituente del Pd sabato sarà chiamata ad acclamare il solito organismo interno spartito nel caminetto), che se li facciano senza di noi, questi dirigenti asserragliati nel bunker.
Io domani ad ascoltare Veltroni che cambia l'ennesima linea politica alla caccia della permanenza in sella, non ci vado. Andrò dopo, ad ascoltare cos'hanno da dire i delegati. E poi, se ci saranno regole democratiche, a contestare e votare contro l'ennesimo gruppetto di oligarchi nominati e non eletti.
Fin dall'inizio, noi ci siamo spesi senza tregua per il Partito democratico. Per quell'aggettivo continua la nostra battaglia, con ogni mezzo a disposizione e far trovare a Veltroni una bella platea vuota mi sembrerebbe un atto intelligente da parte di un popolo del Pd che credo non ne possa più.
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marioadinolfi il 19/6/2008 alle 17:30 | |