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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Poker e politica

30 giugno 2008



Verrebbe da dire: cavolo, è un anno intero che facciamo cose di una discreta rilevanza e che costano un terribile impegno (18 luglio-14 ottobre 2007 candidatura Generazione U alle primarie, con libro annesso, poi Pugni in Tasca a Mtv, poi tutta la stagione della campagna elettorale che si è conclusa il 14 aprile a un passo dalla Camera, infine il dibattito avviato da noi nel Pd su una linea di opposizione a Veltroni con tanto di iniziativa pubblica il 7 giugno, la conferma della settimana scorsa nella direzione nazionale del Pd nonostante la durezza della posizione assunta, nel mentre ovviamente duecento puntate di Contro Adinolfi, duecentocinquanta articoli per Europa, le dirette speciali pomeridiane su Nessuno Tv, Streetcam...) poi uno si prende un paio di settimane di vacanza dedicandole al proprio lato ludico e finisce sulle home page di Repubblica e Corriere.

Va bene, è il circo mediatico, c'è qualche inesattezza qua e là, ma il divertissement lo accettiamo (e ringraziamo, ci mancherebbe), è estate per tutti.

E poi il poker e la politica hanno molto in comune, non solo la desinenza iniziale e io sono un politico e un giocatore di poker (e anche un giornalista o uno scrittore) orgoglioso delle attività che pratico. Delle mie qualità di giocatore, poi, faccio un vanto. Mi servono a capire meglio la vita. Spiego.

Quando inizi una mano di poker non sai come finirà, potrà essere innocua e ordinaria amministrazione oppure il momento in cui ti devi giocare tutto, devi assumere il massimo dei rischi. Per vincere a poker verrà sempre l'attimo del rischio assoluto, del dentro o fuori. I nostri politici sono invece dei giocatori estremamente "tight" (gergale per "chiusi"), non vogliono mai sentirsi dire "player out" (sei fuori) e per loro l'importante è tenere vivo il posto al tavolo, anche se il trascorrere del tempo erode le loro chips e li consegna all'inevitabile inazione.

Veltroni m'è apparso colui che meglio di altri sapeva gestire i rilanci, ora ha perso una grossa mano, è "short" (ha poche chips rimaste) e dovrebbe essere estremamente coraggioso se sapesse giocare a poker. Lo "short" che prova a gestire poche chips invece di giocarsi tutto ("all in") con coraggio è semplicemente condannato all'eliminazione. Può essere che sia eliminato lo stesso, ma almeno ha tentato di rinascere.

D'Alema, Marini, Bindi, Letta, Parisi, Rutelli, Fassino: tutti giocatori vecchi e prevedibili, quindi ormai sconfitti in partenza. L'imprevedibilità e la freschezza sono doti decisive al tavolo da poker, non a caso i ragazzini di vent'anni formati on line stanno facendo faville qui a Las Vegas.

C'è Napolitano a fare il dealer (mazziere), Fini che mi sembra un metodico che perde gli heads up finali (sfida testa a testa che determina il vincitore del titolo di campione di un torneo), Berlusconi che è Phil Hellmuth (un caciarone a cui non daresti una lira e invece è quello che ha collezionato più titoli da campione del mondo - bracelets in gergo - in assoluto), Bossi che mi pare Doyle Brunson (vecchia gloria che ha fatto la storia del poker, ora un po' stanco).

Un giro da queste parti a Las Vegas non farebbe male a nessuno dei nostri politici, mentre si giocano i mondiali. Io mi alleno e imparo a tenere botta, a subire la bad beats (colpi sfortunati) e a continuare a sfidare il mondo, perché vivere in un altro modo mi sarebbe impossibile e morire di noia nell'orizzonte oscuro di una carriera dove sia abolita la parola "rischio" non fa per me.

Noi abbiamo imparato, anche al tavolo da poker, quanto valgono le nostre idee e quanto siamo disposti a giocarci per esse.

Tutto, siamo disposti a giocarci tutto. La vita o almeno quel che ne resta. Poi, un giorno, speriamo che gli approfondimenti dei giornali siano dedicati a queste idee su cui abbiamo imperniato questo blog e non alla curiosità di una permanenza estiva a Las Vegas. E, comunque, va bene anche così. Sappiate solo che tutto si tiene e non potrebbe essere altrimenti.

Nessun esercizio inutile è tollerato da queste parti.



permalink | inviato da marioadinolfi il 30/6/2008 alle 19:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (80) | Versione per la stampa

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