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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


A magliettate

11 luglio 2008

La scena è andata più o meno così. Esauriti gli interventi alla lettera A (tra cui Adinolfi Mario) e quelli alla lettera B (tra cui Bianchi Diego, detto Zoro), comparso il commissario del popolo Walter Verini che si accertava che tutti quelli che dovevano intervenire dopo fossero bravi ragazzi rispettosi, da dietro il muro della sala grande della sede nazionale Pd di via Sant'Andrea delle Fratte dove i Mille si riunivano per "uccidere il padre", è comparso il padre.

E io mi sono detto: adesso, sai come volano i coltelli, sai che randellate che gli tirano, a Walteri', stavolta so' cavoli tuoi. Invece Ivan e Marco chiamano l'applauso, porgono una maglietta arancione come gentile ricordo e nella terrazza grande della sede nazionale Pd di via Sant'Andrea delle Fratte io girovagavo senza entrare più nella stanza, perché il sangue mi fa senso e immaginavo che l'avrebbero ucciso a magliettate.

Non è andata a finire proprio così, con il padre è finita a linguainbocca, con lui che diceva: "Sì, ammazzate chi vi pare, il padre, il nonno, lo zio e il cugino, però cercate di portare dentro un po' di società". E tutti facevano sì con la testa e grandi applausi e volemose bene che il figliolo s'era perso ed è stato ritrovato a vai con l'ammazzatora, non un vitello grasso magari, un agnellino sì. Che bela e non s'accorge mai di quello che gli sta per accadere.

ps: nel mio intervento ho provato a spiegare che hai voglia a dire che c'abbiamo la faccia feroce, ma se poi andiamo tutti a caccia della prima cooptazione disponibile, non finiremo mai da nessuna parte. Servirebbe una sana e proficua stagione di conflitto politico, non banalmente generazionale, ma fondata sull'idea di democrazia diretta contrapposta al modello oligarchico-personalistico oggi preminente nel Pd. La prima parola del mio intervento è stata "Veltroni" e mi pare di essere stato l'unico a pronunciarla con quell'accento un tantinello aggressivo che abbisognava, non per altre ragioni, ma perché il titolo del convegno mi pareva invitasse a farlo. E ho parlato di accountability per le classi dirigenti, dunque anche per Veltroni, che la parola gliela traducevo e voleva dire: rendere conto. Se si perde, se si cambia linea politica ogni dieci giorni (dialogo con Berlusconi, rottura con Berlusconi, alleanza con Di Pietro, mai con Di Pietro eccetera), se non si riesce a dare un'identità a questo cacchio di partito, se la fiducia nei sondaggi va a picco, se manco sulla sicurezza siamo riusciti a proporre idee alternative convincenti, il concetto di accountability dice che le classi dirigenti rendono conto, rimettono il mandato e vanno in cerca di una rilegittimazione. Attraverso nuove primarie, non attraverso le tessere dei capibastone, ma questa è un'altra storia e la racconteremo dopo la riunione della direzione nazionale di martedì, nella stessa sala dove oggi volevamo uccidere il padre, ma mi sa che la cosa non è riuscita tanto bene, però forse qualcuno adesso spera in una bella cooptazione e non ha capito che sono anni che ci spera e non arriva mai e mica è un caso.




permalink | inviato da marioadinolfi il 11/7/2008 alle 17:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (46) | Versione per la stampa

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