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I Quattro Pilastri

Ho fatto lo sbaglio di accennare in un commento ai Quattro Pilastri che regolano la mia vita. Così, sarà che sono in sciopero e dunque non mi va di commentare la finanziaria come fossi uno che lavora al Giornale, mi libero di qualche curiosità di troppo che mi sono attirato addosso e vi racconto di che si tratta.

La mia vita si basa e si edifica su Quattro Pilastri: la Parola, l'Azione, il Gioco, gli Altri.

La Parola è il mio alfa e il mio omega. La frase che porterei tatuata sulla pelle, se trovassi accettabile subire la tortura del tatuatore, sarebbe quella che apre il vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio". La Parola è il mio cibo, non solo perché il mio lavoro ruota attorno alle parole tra giornali e libri e blog e radio e tv, ma perché tutta la mia passione è piena di parole, parole che hanno appreso i meccanismi ironici e maieutici di Socrate, raccontati così bene nei dialoghi di Platone. La Parola è il presupposto di quel Supremo Principio che è la Democrazia, valore in sé, che si realizzerà solo quando sarà Democrazia Diretta, fitta foresta di parole. Di me resterà, alla fine di tutto, della polvere e molte parole.

L'Azione è figlia della Parola. E' l'idea che non ci si può fermare all'enunciazione: se quell'enunciazione non si fa concreta, non si rende corporea, non diviene, appunto, Azione, resta nei luoghi dell'insensatezza. L'Azione per eccellenza, in questo senso, è la Politica: attività connaturata al nostro essere, come ci ha insegnato Aristotele. L'Azione è ciò che si salva quando stiamo per innamorarci della Parola in sé, provando il gusto della paralisi che mascheriamo da estasi meditativa. E' un rischio da fuggire come la Morte, perché alla Morte somiglia. Io direi di esserci riuscito e quando non agirò più e parlerò soltanto portatemi direttamente al mio caro cimitero romano di Testaccio dove già si sa quale sarà la mia tomba.

Il Gioco è la sfida all'Infinito. La Parola e l'Azione, il ragionamento e la battaglia, ci insegnano che siamo esseri finiti. La percezione di questa nostra finitezza ci precipiterebbe nella disperazione, se non avessimo il Gioco. Il Gioco è la sfida dell'uomo mortale al caos immortale, al caso che non esiste, la Juventus ne è la prova. Nel calcolo raffinato delle probabilità, che ci fa sapere che tirando due dadi è più facile che esca un sette che un dodici, troviamo sollievo alla nostra condizione. E' il Sisifo di Albert Camus, che solo per questa sfida trova sopportabile la sua fatica, anzi dobbiamo immaginarlo felice: prova a pensare che quel masso, in fondo, è come una palla che rotola da portare in goal infinite volte.

Gli Altri sono la mia religione. Un esistenzialista francese come Jean Paul Sartre scriveva che "l'inferno sono gli Altri". Anche nel telefilm più bello della storia del piccolo schermo, Lost, gli Altri sono visti inizialmente come il Male Assoluto. Eppure la nostra salvezza è in loro. Gli Altri non sono solo gli Amici, quelli di cui ci fidiamo perché c'erano quando non era facile esserci, l'Amore, cioè la Donna che è il Prezioso Bene di cui non si può proprio fare a meno, i Compagni di squadra o di lotta, i Genitori e i Figli e tutti coloro che ci circondano nelle varie fasi della nostra esistenza. Gli Altri sono anche quelli che non vedremo mai, anche quelli che non sopportiamo. Gli Altri sono il Corpo Civile che è come il Corpo Mistico di Paolo: gli Altri, tutti gli Altri, sono quel di cui ci occupiamo e pre-occupiamo. Gli Altri sono Dio. Ognuno, alla fine, è Dio. 

Pubblicato il 30/9/2006 alle 22.21 nella rubrica Diario.

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