Blog: http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it

Un proposta per la Margherita: congressi aperti

Ieri sono arrivate molte telefonate, anche dai vertici della Margherita. Io continuo a proporre la mia domanda, l'ho ripetuta anche su Europa oggi: chi ha pagato le tessere? Gli iscritti o soggetti terzi? E se sono stati soggetti terzi, perché lo hanno fatto? La risposta che leggo oggi sui giornali e che mi è stata anticipata da qualche colloquio telefonico è risibile: ci sono 440 casi di tessere anomale su 450.000 iscritti. Vabbè. Ho chiesto i commissariamenti, ma m'è stato risposto picche per bocca del coordinatore nazionale, Antonello Soro.

Io faccio un'altra proposta di natura politica, prima di rivolgermi a sedi di altra natura per verificare chi e come ha pagato la stragrande maggioranza delle tessere margheritine. Facciamo i congressi, ma facciamoli aperti. Applichiamo subito quei meccanismi di democrazia diretta per i quali da tanti anni ci stiamo battendo. Cosa vuol dire "congressi aperti"? Semplice. Il giorno in cui è convocato il congresso locale, si va, si firma l'adesione al partito e chi c'è vota. Decide l'assemblea, decide l'agorà e quegli elenchi con le tessere fasulle e pagate da altri li stracciamo. Conta chi si presenta al voto e aderisce alla Margherita lì, in sede congressuale locale, facendo saltare il tavolino delle tessere di carta straccia e carta moneta.

Che ne dite, la richiesta è così folle? Vediamo che risposta otteniamo e dalla risposta capiremo molto.

SUL TESSERAMENTO DELLA MARGHERITA, DA BLOGGER A BLOGGER
di Mario Adinolfi per
Europa

Certezze e sicumera
L’intreccio tra i blog e le pagine di Europa si fa sempre più fecondo. A me, ad esempio, è capitato di riuscire a leggere ieri l’articolo di Roberto Giachetti sul tesseramento della Margherita prima sul suo blog (www.robertogiachetti.com) e solo poi sul quotidiano cartaceo.  Il coordinatore romano del partito di Francesco Rutelli, come sanno quei pochi appassionati alle vicende interne al palazzo, ha ribadito la sua posizione: sul tesseramento di Roma forse ci sono stati errori materiali, c’è un problema complessivo della forma partito, il partito democratico curerà i mali. E’ ovviamente una sintesi, forse piuttosto brutale, ma chi è interessato va sul blog di Roberto e si legge il lunghissimo (e interessante) articolo integrale. E sempre sul suo blog ha aggiunto, in risposta a qualche osservazione polemica: “Non ho le certezze di molti che con grande sicumera sostengono che 50 mila persone sono un esercito di fessi in mano a pochi generali”. Poiché le certezze sono le mie e la sicumera pure, a Roberto ho risposto via blog. Credo che il dibattito che ne è scaturito possa interessare tutta la comunità della Margherita che ne segue le vicende attraverso Europa. E dunque qualche accenno del confronto ritengo sia utile offrirlo qui.

Chi paga e perché?
Roberto è persona seria e onesta, dunque gli offro il beneficio della buona fede. Ma, fossi in lui, abbandonerei immediatamente questa tattica del catenaccio. Il nodo della questione non è negli errori materiali, il nodo della questione non è la privacy dei cittadini e gli elenchi presi chissà dove, il nodo della questione non è neanche nei numeri folli che vedono la Margherita di Roma avere undici volte gli iscritti dei Ds mentre i voti raccolti alle elezioni crollano, il nodo è a monte: chi paga queste decine di migliaia di tessere? Le pagano i singoli iscritti? Roberto lo dichiarerebbe tranquillamente? O, se le pagano soggetti terzi, cos'hanno in cambio? Perché questi soggetti spenderebbero centinaia di migliaia di euro per portare a questi livelli folli il numero degli iscritti? L'interrogativo secco è: chi paga e perché? La risposta migliore me la offre un capogruppo comunale margheritino, Enzo Del Vecchio (www.enzodelvecchio.ilcannocchiale.it): “Chi paga e perché? Mario, da quanto in qua ti interessa scoprire l'acqua calda? Ti risponderebbero tutti come hanno risposto gli imprenditori e le grandi società alla puntata di Report sul finanziamento ai partiti: diamo soldi per il buon funzionamento della democrazia. Ma a te non basta vero?”. No, non mi basta.

Un sistema malato
Le forme dell’organizzazione partitica tradizionale sono malate, la parte dell’articolo di Giachetti che riguardava questo elemento è pienamente condivisibile. Ma la differenza è nelle risposte che si danno. Sul blog mi arrivano decine di segnalazioni: controllate il rapporto tra il numero (crescente) degli iscritti e il numero (decrescente) dei voti alla Margherita in Campania, Puglia, Abruzzo oltre che a Roma. Ma anche dal Nord arrivano dati allarmanti. Dalla Liguria sul blog mi scrivono che a Genova le tessere due anni fa erano 3616, oggi sarebbero 7.279. A La Spezia erano 752, oggi sarebbero 2.808. I voti alla Margherita? In calo. Ce lo vogliamo dire o no che qualcosa davvero non va? Che nei meccanismi aggregativi del consenso si sta annidando un serpente velenoso, che mette a rischio l’intero concetto di democrazia, dopo aver reso sostanzialmente inesistente la democrazia interna ai partiti? Su questo è possibile compiere una riflessione? Oppure si va ai congressi come se niente fosse, convocando l’organo preposto al tesseramento e facendogli dire: “Va tutto bene, madama la Marchesa”?

L’alternativa possibile: la democrazia diretta
Chiunque frequenti i blog, anche Giachetti che ne ha appena aperto uno, sperimenta il modello alternativo di una democrazia aperta e diretta. Roberto posta il suo articolo, raccoglie consensi e dissensi, offre risposte. Dalla forza di quel possibile dialogo senza barriere di protezione emerge una potenziale nuova vita per i partiti. La Margherita è un bel pezzo avanti: Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Gianni Vernetti, Dario Franceschini, Enrico Letta e tanti altri hanno già sperimentato la valenza del confronto democratico diretto via web. Le energie che lì ci sono vanno canalizzate in un modello partito e in un progetto di democrazia innovativo, sarà quello del partito democratico: la Margherita può sperimentarlo per prima. Rutelli dovrebbe guardare all’elenco dei tesserati fasulli e poi gettare un occhio su una pagina che di questo argomento si è occupata: centinaia e centinaia di commenti, spesso contrastanti, ma sempre tendenti all’interesse di una comunità che deve sapersi radicalmente rinnovare. Con le tessere fasulle e pagate da altri, muoiono i partiti e muore, di conseguenza, la democrazia. Un’alternativa è possibile. E’ la vecchia, cara storia di mandare l’immaginazione al potere. Peggio di così non farà.

Pubblicato il 18/10/2006 alle 10.45 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web