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Quanto vale un congresso così?

La Margherita vara il suo regolamento congressuale. Nell'assise che si terrà nel giugno 2007 potranno votare solo i tesserati. Badate bene: il tesseramento è stato fatto nel 2005, è indubbio che sia stato inquinato e gonfiato come le tette di Simona Ventura, la maggioranza degli iscritti non ha pagato da sé la tessera ma l'ha avuta pagata da terzi. Ma gli organi di garanzia se la cavano cancellando 800 nomi da un elenco di 450.000 tesserati. Tutte le componenti, che hanno partecipato alla drogata corsa alle tessere (con il mal di pancia dei prodiani, che ne hanno fatte meno), si chiudono in una stanza e si mettono rapidamente d'accordo. La sintesi la dà il ministro Fioroni: "Nel partito democratico dobbiamo entrarci tutti e tutti insieme". Riflessi condizionati delle oligarchie.

Avevo proposto i congressi aperti: si va, ci si iscrive, si paga la tessere, si partecipa al dibattito, si vota. Iscritti 2007, che votano nei congressi 2007, pagano la tessera da sé. Tutto semplicissimo, come dovrà avvenire nel partito democratico. Sono i congressi sul modello direttista: persino banali nel loro svolgersi. Ho scritto in materia a tutti, ho parlato con tutti, di ogni componente della Margherita. Mi hanno risposto: sì, ottima idea, non si può fare. Non si può fare? E perché?

La risposta è nella dichiarazione di Fioroni, che tradotta significa: gli equilibri li abbiamo già determinati, nel partito democratico ci entreremo in base a quegli equilibri, i soldi del tesseramento (più di sei milioni di euro) li abbiamo già raccolti dai nostri committenti, come facciamo a chiederne loro altri per pagare nuove tessere agli iscritti? Dunque, la cosa più semplice del mondo (i congressi aperti) non si può fare perché espone gli oligarchi al rischio di non poter più maneggiare le assemblee congressuali. Invece, con il tesseramento fasullo del 2005 come base congressuale, tutti sanno già come andrà a finire: in un grande abbraccio che porterà gli oligarchi dritti dritti e tutti tutti nella fase successiva, quella di un partito democratico che se nasce su queste premesse nasce già morto.

Per evitare questo esito, a questo punto e vista l'arroganza con cui si procede su un cammino democraticamente insostenibile, adotteremo tutti i mezzi a nostra disposizione.

Pubblicato il 27/10/2006 alle 11.35 nella rubrica Diario.

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