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Cronache francesi (uno Scalzone qualsiasi)

Non chiedetemi il perché, ma ogni volta che si affaccia qualche giorno di libertà dagli impegni più stringenti, io trovo il modo di scappare in Francia. Sarà perché voglio somigliare a uno Scalzone qualsiasi, sarà perché appena passi il confine a Ventimiglia sai che troverai i quotidiani anche il giorno di Pasquetta, sarà che la baguette è oggettivamente il miglior pane del mondo, sarà che la campagna per le presidenziali ormai è arrivata allo snodo conclusivo. Sarà quel che sarà ma, insomma, almeno un paio di volte l'anno io mi rifaccio francese, come quando da studente di Paris-Sorbonne credevo davvero che sarei tornato in Italia e avrei trovato il modo di migliorarla prendendo a modello l'esempio transalpino. Prima, insomma, di capire che l'Italia è cosa a sé e sostanzialmente irriformabile. Ma torniamo al tema. Le presidenziali viste da vicino, ad esempio.

La piattaforma blog di Nicolas Sarkozy (www.sarkozy.fr), per tutti i francesi che sanno che sarà il loro prossimo presidente già confidenzialmente abbreviato in "Sarko", è uno dei motivi per cui il candidato del centrodestra domina nei sondaggi. L'altro motivo è che ai francesi piace l'ansia di riscatto dei bassi di statura, si sa. Osservando le movenze decisioniste del nanetto, che è l'unico ad essere certo di poter arrivare in carrozza al secondo turno del 6 maggio superando indenne il primo turno tra meno di due settimane, comprendi come i complessi di inferiorità possano generare una freneticità innovativa tutt'altro che disprezzabile. Sulla piattaforma blog di Sarko c'è un vero e proprio canale televisivo (Nstv) e tutta una serie di stuzzichevoli invenzioni internettiane che ne fanno il più avanzato esperimento di web campaign in Europa.

Passiamo dalle parti della sua principale avversaria, l'ennesimo caso di familismo di sinistra: dopo Hillary Clinton e Anna Serafini, Ségolène Royal, che solo azzeccare gli accenti giusti nel nome è già un'impresa. Per rendere il tutto più complicato e radical-chic, la compagna del segreterio del Partito socialista francese ha deciso di affidare il suo messaggio internettiano a tutto un pulviscolo di siti e sitarelli, su cui domina l'esoterica ammiraglia Désirs d'Avenir (www.desirsdavenir.org). Insomma, quando tutto il marketing politico sul web insegna a unificare il messaggio attorno a un simbolo o a un nome, l'imbarazzante candidata socialista ci tira fuori un titoletto da romanzo rosa sui desideri a venire e lasciate stare le battute, che in Francia i comici e Le Canard Enchainè (foglio satirico che andrebbe importato in Italia) le hanno già fatte tutte.

Non resta che ancorarci a François Bayrou (www.bayrou.fr), unica concreta speranza (speranzella, va) che a vincere le presidenziali francesi non sia un aspirante Napoleone come Sarko, che già di suo è di destra e poi per fregare voti a Le Pen s'è messo a fare una campagna elettorale progressivamente sempre più legge-e-ordine. Da ieri in Francia è scattata la par condicio televisiva e i dodici candidati (sono dodici, già, poi ci lamentiamo dei ventidue partiti nostrani) avranno lo stesso identico spazio a disposizione. Molti si lamentano, ma la corsa tra Bayrou e Royal per il secondo posto che dà accesso al ballottaggio del 6 maggio (nei sondaggi stanno 19% a 22% contro il 30% di Sarkozy) sarà determinato da quel 44% di indecisi che, secondo un'indagine di Le Parisien, si informerà e deciderà veramente solo nei prossimi giorni: Libération la chiama, nel titolone d'apertura dell'edizione di Pasquetta, La Grande Esitazione. Io sono andato a seguirmi una splendida esitante assemblea del partito dei cacciatori (esiste, già) che ha un candidato accreditato dal Journal de Dimanche (che il 7 aprile ha pubblicato l'ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto dei francesi alle presidenziali) di un 1,5%. Si chiama Frédéric Nihous e non se lo fila nessuno. In Italia con l'uno e mezzo per cento farebbe come minimo il Guardasigilli. E invece faceva tenerezza mentre sistemava da solo le sedie per una conferenza stampa presidenziale a cui partecipava lui, candidato presidente, il suo capo ufficio stampa (che era stato candidato presidente al giro prima), un giornalista probabilmente pagato per far scena e io in rappresentanza della stampa estera e anche in infradito.

Ma è la democrazia, bellezza. Là, dopo il confine di Ventimiglia, sembra persino una cosa seria.

Pubblicato il 9/4/2007 alle 10.3 nella rubrica POLITICA ED ECONOMIA.

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