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Democratia versus Veritas?

Papa Ratzinger compie ottant'anni, auguri. Festeggia pubblicando un libro su Gesù e ribadendo la sua tetragona forza intellettuale.

Il nemico di Benedetto XVI è la modernità e, in fondo, l'idea stessa di democrazia. Scriveva Benedetto XV, il papa da cui Ratzinger ha mutuato il nome, nel suo primo messaggio il 1 novembre 1914: "Alcuni, confidando nel proprio giudizio in ispregio dell'autorità della Chiesa, giunsero a tal punto di temerità che non esitarono a voler misurare colla loro intelligenza perfino le profondità dei divini misteri e tutte le verità rivelate, e a volerle adattare al gusto dei nostri tempi. Sorsero di conseguenza i mostruosi errori del Modernismo". Benedetto XVI, idealalmente, sottoscrive. E carica il cattolicesimo integrale di una dimensione di virulenza che è percepibile e francamente preoccupante. Se esiste una Verità Rivelata, la politica può solo adeguarvisi e la democrazia è dunque un orpello tra l'inutile e il dannoso.

Ma cosa si può rispondere? Come si risponde a chi pone il Problema scandaloso dell'unica Verità? Il primo papa del terzo millennio ha davanti un contesto di rovine e ne è consapevole. Giovanni Paolo II diventava pontefice nel 1978, anno di ideologie ancora forti e radicati, anni di altre Verità: il comunismo era un'altra Chiesa laica tetragona, i liberisti vi opponevano formule anch'esse quasi religiose nella loro fede nel Libero Mercato e nella forza progressiva della Storia, esistevano regime totalitari fascisti ancora fortissimi (in particolare in Sud America). Era, insomma, ancora un tempo di Pensieri Forti e la Chiesa di Wojtyla ha dovuto adeguarsi all'idea di uno scontro non frontale con il relativismo: "Se sbaglio, mi corigerete...".

Ora la modernità e con essa la democrazia hanno le ginocchia piegate. Non esiste un'idea, una sola, in grado di reggere il passo con la Verità rivelata del papa cattolico. Che oggi propone anche ai non credenti la ricetta più semplice: "Anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse" (dal discorso del 1 aprile 2005). Al limite ci si concede un'inquietudine che somiglia molto all'impazienza virulenta di cui abbiamo scritto prima: "Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo" (dall'omelia del 18 aprile 2005). La conclusione consequenziale Benedetto XVI la trae nel discorso del 20 aprile 2005: "La Chiesa di oggi deve ravvivare in se stessa la consapevolezza del compito di riproporre al mondo la voce di Colui che ha detto: 'Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita'".

Eccolo, il Problema. Il Problema della Verità. A cui rispondere con una banale esaltazione della legittimità di tutte le opinioni, di tutte "les façons de vivre" pare oggi del tutto insufficiente. Resto progressivamente sempre più convinto che solo un'idea piena di Democrazia come corpo civile e valore in sé, di Democrazia Diretta dunque, possa essere il contraltare forte e realistico di chi contesta la radice della democrazia come sommatoria di opinioni relative. Con il tempo, proverò a formulare insieme a voi una qualche più convincente risposta. Intanto spero che dio, se esiste, benedica questo pontefice.

Pubblicato il 15/4/2007 alle 18.59 nella rubrica Diario.

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