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Famiglia contro famiglie

In molti mi chiedono cosa farò sabato, quale piazza sceglierò, se starò con la famiglia cattolica o con le famiglie laiche. Diciamo che avrei il curriculum per stare sia a San Giovanni che con il Coraggio Laico: sposato a vent'anni, padre a venticinque, separato a ventotto, traditore piuttosto incallito ma ormai invecchiato. Insomma, ho avuto la famiglia e sono stato parte delle famiglie. Non coltivo però in materia nessun approccio ideologico. E mi sembra che sia dietro il Family Day che dietro l'appuntamento di piazza Navona ci sia lo stesso tentativo di diktat.

Con una differenza.

La famiglia tradizionale, quella madre-padre-figli, rappresenta il tessuto connettivo vero della nostra società. Numericamente non c'è paragone e sabato la questione verrà resa plasticamente evidente. A piazza San Giovanni ci sarà mezzo milione di persone, a piazza Navona sì e no ventimila e vi spiegheranno che il problema è che la Chiesa ha speso molti più soldi. Invece bisogna guardare i numeri: la popolazione italiana è composta da ventidue milioni di nuclei familiari, tolte le persone sole, restano sedici milioni e mezzo di coppie sposate. Trentatre milioni di individui, più i figli. Poi esistono cinquecentomila coppie stabili che vivono sotto lo stesso tetto e non sono coniugate. Ecco perché sabato una piazza sarà strapiena e nell'altra si proverà a far montare il gusto di essere minoranza. Ma la verità è che l'Italia vera, quella profonda, è imperniata sulla famiglia tradizionale. Verso di essa, politicamente, deve essere rivolta la maggiore attenzione. Il Partito democratico, ad esempio, non può essere equidistante. Oggi persino il quotidiano su cui scrivo, Europa, ha voluto mettere in prima pagina tre editoriali con tre posizioni diverse: Federico Orlando per piazza Navona, Enzo Carra per il Family Day, Roberto Giachetti per il né-né. Un grave errore, a mio avviso.

Non possiamo continuare questo balletto degli equivoci, il Partito democratico deve darsi una linea, principalmente in materia di famiglia e questa linea non può che essere la più vicina possibile, anche in termine di risorse impiegate, ai bisogni della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, sull'impegno assunto in forma stabile di fronte alla società.

Poi, io non sono contrario ai Dico o a cose che riconoscano diritti a coppie omosessuali o di fatto, ma è evidentemente un problema di tutt'altra (e sostanzialmente minima) portata, buono per appassionare quella solita platea di radical chic che si sente figa a impegnarsi in battaglie marginali che non costano nulla e fanno sentire tanto "de sinistra".

E allora sabato, se proprio non avrò di meglio da fare, metto in programma un giretto a piazza San Giovanni, così, solo per far innervosire i fighetti delle battaglie alla moda.

Pubblicato il 8/5/2007 alle 8.22 nella rubrica POLITICA ED ECONOMIA.

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