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Né con Rifondazione, né con Cazzola

Il comitato Si Può Fare non sta mai con le mani in mano, deve operare, lo dichiara nel nome. E allora, che siano gli umbri di Timoteo che fanno breccia (e che breccia) sui giornali locali o i toscani di Leonardo che affinano il progetto e-party, che siano i nostri "esuli" all'estero guidati da Fabrizio o la straordinaria presidentessa Michela, questo gruppo fecondo partorisce idee nel nome del fare.

Sulla legge 30 vi avevamo annunciato da qualche giorno una ufficiale presa di posizione. L'ha messa a punto Michela Murgia, con capacità di sintesi e pragmaticità, sposando un'idea buona di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, cervelli di Lavoce.info. L'idea buona è che si possa andare verso contratti a termine a tutela graduale che preveda "un sentiero a tappe verso la stabilità". Ma la parola ora al presidente del comitato Si Può Fare che illustra la proposta delle liste Generazione U e della mia candidatura alla segreteria del Pd in materia di lavoro precario. Lontano da Rifondazione comunista e da Giuliano Cazzola.

L'IDEA BUONA
di Michela Murgia

La legge 30 non è una buona legge sul lavoro. Il motivo evidente è l’assenza di:

- equilibrio contrattuale tra le parti
- di regole sul licenziamento
- di un riferimento salariale minimo
- di limite vero alla rinnovabilità dei contratti
- di un corollario di ammortizzatori sociali per renderla sostenibile

Questi fattori combinati hanno fondato su larga scala la bomba sociale della precarietà professionale, a cui è evidentemente collegata quella esistenziale e tutto il suo corollario di scelte di vita mancate. Le soluzioni che il mondo politico al momento propone non sembrano valide: da un lato certa sinistra vuole abolire la 30 e ad ottobre scenderà in piazza. Dall’altro la destra difende la sua legge e le attribuisce improbabili (e inesistenti) meriti. Vedere vantaggi che non siano dell’imprenditore nella legge 30 è disonestà intellettuale, ma il ritorno al contratto duro e puro senza mediazioni non è una risposta realistica, e forse neanche auspicabile.

L’idea buona è quella degli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi: un contratto unico a tutela graduale che preveda un sentiero a tappe verso la stabilità: la prova, l’inserimento e la stabilità stessa.

Nella loro proposta le cinque assenze della legge 30 vengono colmate stabilendo un rapporto direttamente proporzionale tra durata del periodo lavorativo e tutele per il lavoratore. Nei primi sei mesi si è in prova, da sei mesi a tre anni il lavoratore è tutelato dal licenziamento in misura differente a seconda della causa (discriminatoria e disciplinare: art.18., economica: indennità da 2 a 6 mesi di salario). Dal terzo anno in poi subentra la tutela integrale. A questo i due economisti aggiungono la necessità di un parametro di salario minimo e di contributi previdenziali uniformi per tutti, che spezzino il divario  tra lavori (e future pensioni) di serie A e B. Il dettaglio della loro proposta è qui, chiarissimo anche per i non addetti. Alcuni risvolti necessitano di essere spiegati meglio e per questo li abbiamo interpellati direttamente, ma nel complesso l’idea a noi sembra buona e il suo spirito condivisibile.

Pubblicato il 19/8/2007 alle 17.59 nella rubrica Diario.

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