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Se si diventa "pedofili" chattando con una sedicenne

BENE IL GOVERNO SUI BLOG, ORA ATTENTI AL PACCHETTO SICUREZZA
di Mario Adinolfi per Europa

Modi meno arcaici
Ho letto ieri con soddisfazione sulle agenzie di stampa che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Ricky Levi, ha solennemente proclamato davanti alla commissione parlamentare competente che  intende aggiungere al suo ddl di riordino dell'editoria una formula secondo cui si 'esclude dall'obbligo di iscrizione al registro degli operatori di comunicazione i siti personali o a uso collettivo che non costituiscono frutto di organizzazione industriale del lavoro'. Apprezzo la correzione di rotta dell'esecutivo per evitare ai blog l'iscrizione al Roc, ma si potevano trovare modi meno arcaici per dirlo.

Segnale importante, ma non basta
Come Generazione U siamo soddisfatti per la correzione di rotta che abbiamo invocato. E’ un segnale importante, in particolare è un segnale di attenzione alla reazione praticamente unanime del mondo dei blog italiani (con qualche eccezione dettata dalla volontà di provare l’ebbrezza, di tanto in tanto, di cantare fuori dal coro: un esercizio che si dovrebbe tenere sempre vivo, non per il gusto di épater les bourgeois). Probabilmente il segnale da solo non basta e di certo noi continuiamo a ritenere che sarebbe stato meglio abolire l'articolo 7 del progetto di legge e lasciare la rete fuori da qualsiasi burocratizzazione, in assenza di finalità lucrative.

Bisogna seguire l’iter parlamentare
Un passo alla volta, c'è un iter parlamentare da seguire e mi auguro che alla fine si approvi un testo che eviti le ambiguità. Levi oggi ha detto che non si voleva inserire la parola 'blog' nel testo di legge. E perché mai? Quando invochiamo il ricambio delle classi dirigenti, lo facciamo anche per consentire al governo italiano di avere al suo interno qualcuno che pensi in digitale in un luogo dove tutti sembrano andare avanti in analogico.

Un problema scottante: la questione pedofilia
Basta pensare al pacchetto sicurezza che contiene nuove norme anti-pedofilia, anche quelle scritte in tutta evidenza da chi non conosce affatto la rete. Fa solo ridere, infatti, l'idea che un diciottenne che si intrattenga in chat sul web con una sedicenne rischi l'accusa di essere pedofilo, quando le norme consentono ai quattordicenni di avere una libera vita sessuale. Sono le incongruenze di una politica che ha il terrore della rete, semplicemente perché non la vive e non la conosce. La demonizzazione dell’interazione in chat, l’elevazione del limite di età ai sedici anni per poter tranquillamente avere relazioni in rete, fanno parte di un sistema mentale di timori che si trasformano in morbosità. Criminalizzare le chat, costringere chiunque a verificare preventivamente (e come mai si potrà fare on line, dove le identità sono spesso mascherate e comunque mascherabili) l’età della persona con cui si sta dialogando, per evitare di vedersi accusare del più infamante dei reati, mettere un ragazzo e una ragazza che magari sono “fidanzati” nella condizione di non poter dialogare via web se uno frequenta il quinto di scuola superiore e l’altra il terzo anno, sarebbero gli effetti ridicoli di una norma che martedì prossimo dovrebbe essere votata. Spero davvero che il Consiglio dei ministri approvi le modifiche, riallineando i limiti d’età a quelli previsti dalle leggi per la normale vita sessuale. Punendo i pedofili, quelli veri e risparmiando morbosità inutili e da legulei ai ragazzi che anche via internet si innamorano.

Pubblicato il 24/10/2007 alle 19.8 nella rubrica Diario.

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