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Vogliono solo gli obbedienti?

PERCHE’ NON PROVIAMO A RECUPERARE DANIELE CAPEZZONE?
di Mario Adinolfi per Europa

Pure Robin (quoque tu) nel suo corsivo di ieri su queste pagine non ha resistito alla tentazione di unirsi al coro degli esecratori, avanzando l’ipotesi che il nostro protagonista della rubrica di oggi non abbia abbastanza “sale in zucca”. Insomma lunedì, all'annuncio in aula delle dimissioni di Daniele Capezzone dalla presidenza della commissione Attività Produttive, molti deputati del Partito democratico gioivano e ridevano, manco fossimo a una puntata di Markette. Io considero la possibile perdita di Capezzone, un problema per il centrosinistra tutto intero. Sono l'unico? L’ho scritto sul mio blog (il secondo, quello che tengo su www.la7.it) e lì, almeno lì, si è innescato un dibattito.

Da febbraio Capezzone non vota più la fiducia al governo, senza che mai gli sia arrivato un segnale di attenzione o di volontà di interlocuzione con le sue ragioni. A ogni Lamberto Dini che starnutisce si costruiscono ponti d'oro, Daniele ha la sfortuna di non avere l'età per poter sedere al Senato e dunque il suo dissenso è ignorato. O addirittura irriso, come capita puntualmente quando riceve attenzione dai suoi ex compagni radicali. Ieri a Radio Radicale sono andati a prendere il deputato a lui più vicino, Bruno Mellano, per ottenere una bella dichiarazione che sapeva di lapide:  “Le dimissioni sono la sconfitta di Daniele Capezzone”. Io ritengo che in questo paese ci voglia sempre un particolare coraggio per dimettersi senza annunciare alcunché, per dimettersi e basta. Daniele lo ha fatto, da una posizione di grande prestigio quale la presidenza della commissione Attività produttive della Camera, questo è sufficiente per guadagnarsi la mia stima. Lo fa come conseguenza di valutazioni politiche che io non condivido, ma il gesto si valuta in quanto tale. Non ha fatto come il ministro Bonino o il ministro Mastella, gli esperti delle dimissioni annunciate e mai date in questo governo Prodi. Ma c’è dell’altro.

Possibile che il possibile passaggio al centrodestra del miglior talento nato negli Anni Settanta eletto nel centrosinistra, non turbi nessuno? Io contesto a Daniele tutto quello che ha fatto nell'ultimo anno, errori anche tattici colossali, ma mesi fa sono andato a offrirgli quel poco che avevo, la candidatura a segretario del Pd al posto mio. Lui mi ha raccontato di non aver mai avuto neanche una telefonata dall'intera dirigenza dell'Ulivo. Il silenzio totale. 

Ora si crea una triplice opportunità per Walter Veltroni: l'opportunità di far vedere che non è interessato a recuperare solo i suoi ex compagni Fabio Mussi e sinistra varia, l'opportunità di dimostrare che non valorizza solo gli under 40 obbedienti, l'opportunità di riconoscere i talenti veri, anche se dialettici rispetto alla sua impostazione monocratica di governo del Pd. Tre opportunità con una telefonata. Insomma, caro Walter, telefona a Capezzone. E proviamo a non perdere una risorsa importante, eletta con il centrosinistra e interessante per allargare gli orizzonti politici del Partito democratico.

Pubblicato il 9/11/2007 alle 14.39 nella rubrica POLITICA ED ECONOMIA.

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